martedì 31 luglio 2018

E scatenò l'inferno per tenerlo con sè: tornano B.B. Reid e il suo tenebroso Angel Knight

Se è vero che esistono infinite sfumature di rosa, è altrettanto vero che spero le più scure non sono le più popolari. Nonostante il successo (relativo) sul web di romanzi d'amore a tinte fosche, dove alla passione si affiancano violenza, dolore e paura
E proprio di passione, violenza, dolore e paura si ciba la tormentata storia d'amore di Mian ed Angel, - coppia creata dalla penna di B.B. Reid - che trova una sua conclusione in Knight (Always Publishing), da poco in libreria.

Se Bandit riusciva nel difficile intento di conquistare e mantenere viva l'attenzione delle lettrici nello svelare poco a poco i complicati meccanismi che regolavano le attività della famiglia di Angel, Knight è invece pieno di rivelazioni, soprattutto sulle vite personali degli ombrosi personaggi che popolano le sue pagine.

Conosciamo davvero chi abbiamo accanto?
Su questa premessa sono stati costruiti più o meno la totalità dei thriller usciti in libreria negli ultimi tre anni, ma B.B. Reid fa un passo ulteriore, lasciando la sua eroina, Mian, ad affrontare le conseguenze di una duplicità non facile da gestire, e un uomo che ama, sì, ma che non riconosce più.
Se era facile per le lettrici vedere nella figura di Angel un uomo tormentato e trasformato dal dolore, è altresì facile coglierne una sfumatura decisamente malevola, e sempre più difficile considerarlo una vittima.
Si legge velocemente, Knight, e non solo per scoprire se, oscurità o no, Mian ed Angel avranno un loro personale lieto fine (per quanto possibile): si legge velocemente perchè trascinati dalla prosa accattivante di B.B. Reid, e dal suo gestire splendidamente una tensione narrativa degna di questo nome.
Una storia di vendetta, ma anche di perdono, e di amori capaci di sanare le ferite del cuore, offrendo una nuova possibilità. Attraverso il dolore.
E che dire della sensualità di quella che, senza ombra di dubbio, è una coppia capace di relegare Christian Grey e la sua insipida Anastasia Steele in un angolo?

Dimenticate E.L. James ed Audrey Carlan, e in valigia infilate B.B. Reid.
Non ve ne pentirete.
Uscita: 26 Luglio
Brossura - 13,90€
Knight è il volume conclusivo della duologia Il duetto rubato, edita Always Publishing.
Trovate la recensione di Bandit, primo volume della serie, qui.

mercoledì 25 luglio 2018

"La ragazza dei tulipani": un adattamento a cinque stelle per il romanzo di Deborah Moggach

Non è un caso che la febbre dei tulipani, e il suo lasciare migliaia di cittadini olandesi sul lastrico, sia
qualcosa di pienamente comprensibile oggi.
Secoli di bolle finanziarie dopo, e il fervore della borsa clandestina olandese (non è improprio chiamarla così: il termine "borsa" in vigore ancora oggi deriva proprio dall'insegna presente ad Amsterdam sul palazzo in cui avveniva una primitiva vendita di titoli ed emissione di cambiali, legati sostanzialmente ai carichi che i mercanti avrebbero potuto portare indietro dai loro viaggi verso l'America e l'India, ndr) suona quanto mai familiare.
Ridicolo impegnare i risparmi di una vita in un bulbo? Forse.
Ma in fondo abbiamo fatto di peggio con i fondi pensione a inizio anni Duemila.

Detto questo, "La ragazza dei tulipani" non solo coglie e racconta splendidamente il momento di fermento e benessere vissuto dalla città di Amsterdam a metà degli anni Trenta del Seicento (la bolla dei tulipani sarebbe esplosa definitivamente nel 1637, ndr): è anche una storia di amore e passione, che conquista il pubblico e lo tiene ancorato allo schermo dall'inizio alla fine.

Ottima prova per Christoph Waltz, nei panni del ricco commerciante Cornelis Sandvoort sposato all'orfana decisamente più giovane di lui Sophia (Alicia Vikander): abile nel portare sullo schermo la personalità multisfaccettata di un uomo che sogna un erede e ama sua moglie, dal carattere orgoglioso e un po' vanesio ma anche profondamente buono.
Meno convincente la Vikander, vittima del magnetismo di Dane DeHaan che, nel ruolo del giovane pittore Jan Van Loos assunto da Cornelis per ritrarre la coppia, le ruba i riflettori in ogni scena.
Il giovane attore di Chronicle e Kill Your Darlings è cresciuto, ed è cresciuto decisamente bene, scegliendo ruoli sempre diversi e - magicamente - sempre a lui congeniali: non è da meno stavolta, dando vita al tormentato artista che perde testa e cuore per la sposa di Cornelis (ricambiato), arrivando a concepire insieme alla donna un piano folle quanto temerario per avere un suo personale, romantico lieto fine.

105' dopo la prima apparizione della spiaggia sullo schermo, gli splendidi costumi curati da Michael O'Connor e le scenografie impeccabili di Simon Elliott lasciano il posto ai titoli di coda, e se il finale non è tragico come si sarebbe potuto temere o gioioso come si sarebbe potuto sperare, una cosa è certa: si lascia la sala con il sorriso sulle labbra, perchè "La ragazza dei tulipani" un lieto fine lo dona al personaggio che, tradizionalmente, avrebbe solo attraversato le scene senza mai godere di un ruolo da protagonista.
È alla domestica Maria (Holliday Grainger) che spetta (a sorpresa solo per i meno attenti) il ruolo di eroina, alla stessa domestica che, nel 1600, avrebbe avuto ben poca voce in capitolo in società e nella sua stessa casa e che invece è qui voce narrante e piena protagonista: un'ottima interpretazione anche per la Grainger, che potreste ricordare per il suo ruolo in Bel Ami - Storia di un seduttore nel 2012.

Un adattamento riuscito del romanzo "Tulip Fever" di Debora Moggach, uscito per la prima volta nel 1999 e portato in Italia nel 2017 da Sperling & Kupfer in occasione della trasposizione cinematografica: un romanzo appassionante al quale è stata regalata nuova vita: le lettura perfetta per un'estate all'insegna delle gonne fruscianti, dei tulipani in fiore e dell'amore che sfida ogni regola.

lunedì 23 luglio 2018

«Cambiare non vuol dire ricominciare, ma proseguire in una direzione più giusta»: la lezione (anzi, nove) di Filomena Pucci

«Come facevano le altre, quelle che riuscivano a essere felici con il loro lavoro?
Cosa dovevo fare più che investire tutta me stessa, ogni giorno, nella mia passione?
E come potevo trasformarla in un bonifico mensile sul mio conto?
Insomma, cosa dovevo inventarmi per vivere la mia vita ed essere felice?»

Proprio da queste domande parte la riflessione di Filomena Pucci, che da anni racconta la passione al femminile, sul web e attraverso workshop, consulenze, panel sul tema.
In libreria è arrivato proprio quest'estate "Quello che ti piace fare è ciò che sai fare meglio. Come ogni donna può far fiorire (e fruttare) la propria passione" (Fabbri Editori)
Nove lezioni e un vero percorso alla scoperta di sè, del proprio talento e dei propri desideri, per poter fare della propria passione la propria attività: per iniziare bastano un quaderno, una penna e un blocchetto di post-it, oltre alla voglia di dare una svolta alla propria vita e, chissà, magari anche il bisogno di avere di più: più soddisfazione, più felicità, più stabilità (bisogna ammetterlo: nella maggior parte dei casi, a decantare con entusiasmo i vantaggi di un mondo del lavoro più flessibile e meno strutturato sono persone assunte dagli anni Ottanta, con buona pace dei Millennials che invece sono costretti a essere funamboli e giocolieri senza grande possibilità di scelta).

Leggere le 185 pagine di questo libro è di per sè una vera e propria coccola per l'anima stanca, ma è quando si iniziano a fare gli esercizi suggeriti da Filomena Pucci che la magia ha inizio.
Una magia fatta di domande (agli amici, ai colleghi e all'interlocutore più difficile: noi stesse), di risposte magari inaspettate, di pensieri appuntati su carta, per scoprire che fare ciò che piace non solo è possibile, ma è anche la scelta migliore da compiere per essere pienamente se stesse e vivere bene. Dentro ogni donna si nasconde un talento in attesa di essere svelato seguendo gli indizi del piacere, 
quel piacere che si deve imparare a riconoscere e a seguire senza esitazione.
È quella del piacere e del benessere, la strada giusta da seguire: è quella la strada che porta alla soddisfazione professionale e personale, e alla felicità.

«Tutte le esperienze che abbiamo fatto nella nostra vita fino ad oggi contengono un germe del futuro che vogliamo. Cambiare non vuol dire ricominciare, ma proseguire in una direzione più giusta» insegna Filomena Pucci, ed è impossibile non ritrovare questi concetti nella vita di tutti coloro che (uomini e donne, nessuno escluso) sono riusciti a fare della propria passione la loro attività, così come in quella di tutti coloro che si sono trovati con un'idea vincente in testa e hanno lottato fino a vederla realizzata.
E forse non è un caso che questo libro veda la luce prima dell'estate, periodo di mente sgombra e meno affaticata: quale momento migliore per fare il punto e, magari, decidere di ripartire in modo diverso il prossimo autunno?
"Quello che ti piace fare è ciò che sai fare meglio.
Come ogni donna può far fiorire (e fruttare) la propria passione"
di Filomena Pucci, edito Fabbri Editori (brossura con alette, 15€)

giovedì 19 luglio 2018

Sei decisioni importanti da prendere oggi (per stare bene domani)

Dimenticate la dieta bikini, quel mese scarso di privazioni volto a perdere chili che, a Settembre, tornano immancabilmente a farvi visita: è il momento di fare sul serio, pensando non solo ai selfie da postare in vacanza ma al vostro benessere.

Ci sono sei decisioni da prendere oggi stesso per stare bene già da domani, e quindi bando ai propositi di inizio autunno ("A settembre mi iscrivo in palestra!") o a quelli di inizio anno ("Quest'anno berrò di meno!"), e strada spianata ai piccoli accorgimenti nel quotidiano.

Primo tra tutti, quello di dare la priorità all'idratazione.
Al di là dei benefici dell'acqua tiepida con succo di limone (più presunti che concreti), iniziare ogni giornata bevendo un bicchiere d'acqua è importante per reidratare l'organismo dopo otto ore di sonno.
Ignorate pure il limone, anche se un po' di vitamine in più non fanno mai male, ma tenete sul comodino un bicchiere e una bottiglietta d'acqua, a prova di pigrizia.

E a proposito di pigrizia, la parola chiave è movimento.
Inutile lamentarsi del metabolismo lento se non si fa nulla per stimolarlo: alzatevi ogni volta che potete, fosse anche per camminare pochi minuti, e non solo il metabolismo, ma anche la circolazione, vi ringrazierà. Vi sentirete più lucidi, e a fine giornata dormirete meglio.

Vivere di verdure non è obbligatorio, ma consumare frutta e verdura a ogni pasto sì: aggiungere invece di togliere fa sì che non scatti il senso di privazione che accompagna ogni dieta-lampo, e una dieta ricca di frutta e verdura è anche ricca di vitamine, sali minerali e fibre, utili per garantire la regolarità.

Mindfulness non è solo una parola: è uno stato mentale. Non solo consapevolezza di sè, ma prestare attenzione al momento presente, con intenzione e in modo non giudicante. Questa è la definizione più accreditata e riconducibile a Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio.
La meditazione non è per tutti, ma una maggior consapevolezza di sè e del momento è qualcosa che può davvero migliorare lo stato mentale di ognuno di noi.

Un'altra parola chiave è sicuramente felicità.
Fare ogni giorno qualcosa che ci rende felici sembra difficile ma, se è vero che la felicità sta nelle piccole cose, non impossibile.
Quando Virginia Woolf scriveva della necessità delle donne di avere "una stanza per sè" parlava del loro bisogno di avere un luogo, fisico e/o mentale, in cui non essere solo figlie, mogli e madri ma semplicemente donne, e oggi quella stanza per sè serve più che mai, e non solo alle donne.
Soprattutto per comprendere cosa davvero ci renda felici, e come dargli spazio nella nostra vita di ogni giorno.

Infine, un consiglio per tutti: dormite in una stanza diversa da quella del vostro cellulare.
Acquistate una sveglia da tenere sul comodino, e concedetevi nove ore lontani dalla vostra appendice squillante. Riposerete gli occhi e la testa dalla retroilluminazione dello schermo, e anche se degli effetti nel lungo periodo della costante esposizione alle onde emesse e ricevute dal nostro smartphone non siamo ancora sicuri, ciò su cui tutti sembrano essere d'accordo è la necessità di dare una tregua al nostro organismo.

E quale momento migliore dell'estate per imparare a vivere meglio tutto l'anno?

mercoledì 18 luglio 2018

Leonardo Da Vinci al cinema, a cinquecento anni dalla morte

In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci (2 Maggio 1519), Sky e Progetto Immagine annunciano la produzione del nuovo film d’arte dedicato a una delle figure più straordinarie della storia italiana, dal titolo (provvisorio) INSIDE LEONARDO.
Sarà distribuito nelle sale nel corso del 2019 da Lucky Red e successivamente trasmesso in tv sui canali Sky, dando poi il via alla distribuzione internazionale.
La regia è affidata a Jesus Garces Lambert, già regista di "Caravaggio l’anima e il sangue", mentre la direzione artistica è affidata a Cosetta Lagani, già responsabile dei precedenti film d’arte Sky, tra cui "Caravaggio l’anima e il sangue" e "Michelangelo Infinito" (prossimamente nei cinema).
La sceneggiatura è invece di Sara Mosetti e Marcello Olivieri, in collaborazione con Miriam Mosetti e Oliviero del Papa.

Obbiettivo della pellicola è portare lo spettatore alla scoperta dell’uomo, il pittore, lo scienziato e l’inventore, attraverso un viaggio unico, coinvolgente e affascinante nella mente di Leonardo.
Indiscutibilmente una delle figure più geniali che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto, noto a chiunque per aver dipinto "il quadro più famoso al mondo", la Gioconda, e per la quantità di studi e progetti all'avanguardia ammirabili in parte ancora oggi grazie a musei e mostre che ospitano le macchine e le struttura immaginate da questa mente fuori dal comune.
A prestare il volto a Leonardo da Vinci sarà Luca Argentero, impegnato per la prima volta nell’interpretazione di un personaggio realmente vissuto all’interno di un film d’arte biografico.

Le riprese del film inizieranno il prossimo settembre e avranno luogo prevalentemente a Firenze, a Vinci e nella campagna toscana, per poi toccare Milano, Roma e la Francia.

Impossibile raccontare Leonardo Da Vinci senza una grande attenzione al dettaglio, e proprio per questo la consulenza scientifica del film è affidata a Pietro C. Marani, professore ordinario di Storia dell'Arte Moderna e Museologia al Politecnico di Milano, nonché Presidente dell'Ente Raccolta Vinciana del Castello Sforzesco di Milano e membro della Commissione Nazionale Vinciana per la pubblicazione delle opere di Leonardo.

Non resta che attendere  i primi scatti dal set, per poter ammirare anche il lavoro di costumisti, truccatori e scenografi che, ne sono sicura, sarà impegnativo e fonte di grandissima soddisfazione per il pubblico appassionato di Leonardo e delle sue opere, al cinema come a casa.

Thriller d'estate: cinque letture imperdibili per gli amanti della tensione

Tempo di letture sotto l'ombrellone o stesi su un prato al sole circondati dalle montagne... e tempo di thriller, perchè ammettiamolo: tanti di noi amano godersi qualche ora in compagnia di una lettura ad alta tensione.
Quali titoli ci faranno compagnia quest'anno in vacanza?

Sicuramente "I ricordi di un'altra" di Louise Jensen (Sperling & Kupfer), secondo titolo dell'autrice ad arrivare sui nostri scaffali.
Partendo da un tema caldo nella comunità medico-scientifica (quello della memoria cellulare), l'autrice costruisce una storia in cui tutto viene messo in discussione: amore, affetti, persino la propria natura. Ricevere un cuore nuovo può salvarti la vita, ma anche aprirti una finestra su una storia che non avresti mai voluto conoscere...

Maurizio De Giovanni, re delle classifiche di queste settimane (presente con tre titoli nelle prime venti posizioni), firma il penultimo capitolo delle indagini del commissario Ricciardi. "Il purgatorio dell'angelo" (Einaudi) si legge tutto d'un fiato, conquistati ancora una volta da una Napoli pienamente protagonista, da un caso pieno di svolte inaspettate e da personaggi-spalla (primo tra tutti Maione, che lotta per superare il dolore provocato dalla morte del figlio Luca) indimenticabili.

E per i meno inclini al thriller classico e più orientati alla sua declinazione psicologica, in libreria è arrivato "Friend request" di Laura Marshall (Piemme), in cui l'autrice gioca con quella che è una delle paura moderne più diffuse, legata ai social network e alle identità nascoste dietro a profili spesso innocui, con qualcosa in più: Louise, infatti, riceve una richiesta d'amicizia da Maria, un'amica d'infanzia. Peccato che Maria sia morta più di venticinque anni prima.

Più giallo tradizionale che thriller, ma imperdibile per tutti, è il ritorno dei vecchietti del barLume, che nell'ultima fatica di Marco Malvaldi, "A bocce ferme" (Sellerio), affrontano la risoluzione di un cold case, un omicidio avvenuto nel 1968 perpetrato per avidità... o così sembrava fino ad oggi. E se ci fosse di più, dietro?

Anche Erika Forster, nata dalla penna di Robert Bryndza, torna a coinvolgere i lettori in un'indagine senza esclusione di colpi di scena in "La vittima perfetta" (Newton Compton), dopo il successo di pubblico e critica ottenuto con "La donna di ghiaccio". Stavolta la vittima è un dottore ed è stato soffocato nel suo letto, con i polsi legati e gli occhi gonfi, un sacchetto di plastica trasparente stretto intorno alla testa. Pochi giorni dopo, un altro uomo viene trovato morto nello stesso modo, ed Erika ne è certa: si trova di fronte a un serial killer, e deve fermarlo prima che uccida di nuovo.

Giovanni Valentini firma invece "La donna nella valigia" (Sem), indagine di Alfonso Selgado, giornalista italiano in pensione trasferitosi a Lisbona con la moglie Marianna. Tutto parte dal ritrovamento di una misteriosa valigia approdata sulla spiaggia di Albufeira, nel sud del Portogallo contenente il corpo di una donna: nuda, minuta, morta. Le prime indagini consentono di stabilire che si tratta della contessa romana Ines Della Corte, partita da Civitavecchia a bordo di una nave da crociera in compagnia del marito Giulio Fieramosca e della loro giovane avvocata di famiglia Jole Gentilini. Chi ha rinchiuso la donna nella valigia e l'ha gettata in mare? Lo scoprirete solo leggendo!

Avete già scelto la vostra lettura per le vacanze?
Quale thriller vi accompagnerà nelle giornate più calde?

martedì 17 luglio 2018

SOS Idratazione: i consigli di Nu Skin per un'abbronzatura perfetta

"Protezione" è la parola d'ordine dell'estate: sole, vento, sale e cloro sono solo alcuni degli elementi che mettono a dura prova la nostra pelle nei mesi più caldi dell'anno.
Alla protezione, però, non bisogna mai scordare di affiancare anche l'idratazione, e per l'estate 2018 chi meglio di Nu Skin per condividere con voi qualche consiglio di bellezza?

Proteggersi resta il primo step indiscusso, e per un’abbronzatura facile Nu Skin ha creato i solari Nu Skin Sunrights® con SPF35 e 50, e uno stick labbra SPF15 per non trascurare nemmeno le labbra e mantenerle morbide, oltre che protette.
Ma come prendersi cura della pelle durante le vacanze o al rientro, senza dire di no all'abbronzatura?
Esfoliare la pelle delicatamente, innanzitutto.
Rimuovere le cellule morte farà sì che l'abbronatura duri più a lungo, e che la pelle sia molto più morbida  eluminosa.  Nu Skin consiglia di farlo sotto la doccia o nella vasca da bagno, utilizzando Liquid Body Lufra (17€), un detergente senza sapone, ricco di polvere di noci e di aloe vera per reidratare velocemente l’epidermide.
Gomiti, ginocchia e piedi sono più ruvidi, si sa, e hanno bisogno di un aiuto in più: qui interviene Epoch Polishing Bar (19€ circa), ricco d'argilla e corteccia di conifere.

E per prolungare l’abbronzatura? La parola chiave è "nutrire".
L’applicazione al mattino e alla sera di Epoch Baobab Body Butter (36€), per esempio, garantisce favolosi benefici per la pelle: un burro avvolgente ricco di ingredienti botanici della savana africana, quali l’estratto di polpa di baobab, l’olio di noci di macadamia e il burro di karité. Un vero e proprio bagno di dolcezza per la pelle disidratata dal sole ed un balsamo indispensabile dalle note delicate.
Infine, non si può non riservare qualche attenzione in più alle nostre estremità, affaticate dal caldo, dalle lunghe cammnate sulla sabbia e da sandali bellissimi, certo, ma non sempre confortevoli.
Calli e talloni irritati sono tra i ricordi meno piacevoli dopo una vacanza, ed ecco perché Nu Skin ha creato Epoch Sole Solution (27€ circa): una crema che ammorbidisce i piedi secchi, o addirittura screpolati, dalla formula esfoliante rigeneratrice ricca di enzimi della papaya, pepe della Jamaica e urea.
L'idratazione, però, dev'essere a tutto tondo: nei mesi più caldi è indispensabile bere almeno due litri d'acqua al giorno, e ridurre l'utilizzo di sale per contrastare la ritenzione idrica.
Via libera anche all'occasionale integratore di sali minerali, per reintegrare quelli persi in caso di eccessiva sudorazione.
Pochi accorgimenti, e la pelle è pronta a risplendere a lungo, anche a estate finita.

Ulteriori informazioni e l'intero catalogo di prodotti Nu Skin sono disponibili qui.

lunedì 16 luglio 2018

«Siamo tutti degni d'amore»: Lana Condor su "Tutte le volte che ho scritto ti amo", su Netflix dal 17 Agosto

Quante volte avete detto "ti amo"?
Difficile ricordarne il numero esatto, a meno di non essere Lara Jean: la dolce e ingenua protagonista di "Tutte le volte che ho detto ti amo" di Jenny Han, che torna in libreria in edizione movie tie-in (Pickwick), infatti, ha conservato a lungo le sue dichiarazioni al sicuro in una vecchia cappelliera.
Certo non poteva prevedere che, grazie a una sorella minore un po' impicciona, tutti i destinatari delle sue tenere emozioni avrebbero presto stretto tra le mani una busta contenente i sui segreti.
Ben lontane dall'essere piccanti, le lettere d'amore di Lara Jean sono quelle di un'adolescente ancora bambina, il cui mondo è fatto di biscotti appena sfornati e fiocchi sui capelli; nella vita della ragazza, però, non mancano le responsabilità.
Il padre è un uomo affettuoso ma preso dal lavoro, rimasto vedovo troppo presto, e quando la sorella maggiore di Lara lascia la famiglia per andare all'università, il peso di una casa da tenere in ordine e di una sorellina minore a cui badare grava sulle spalle della sorella di mezzo.
Priva della spensieratezza dell'infanzia e senza la libertà di un'adulta, Lara Jean non deve solo esplorare il complicato universo dei sentimenti e scoprire cosa sia davvero l'amore (e ammettiamolo, qando l'amore ha il volto di Noah Centineo, interprete di Peter Kavinsky, giocatore di lacrosse e destinatario di una delle lettere della ragazza, innamorarsi è tutto fuorchè difficile...): deve anche trovare il suo posto del mondo.
La storia di Lara Jean arriva sullo schermo grazie a Netflix, in quello che sarà, grazie a un debutto globale sulla piattaforma il 17 Agosto, uno dei film più attesi della stagione.
Almeno a giudicare dalle oltre tre milioni e settecentomila visualizzazioni raggiunte dal trailer, disponibile sul canale YouTube di Netflix dallo scorso 21 Giugno.
Lana Condor, emozionata all'idea di portare sullo schermo uno dei (troppo) pochi romanzi con protagonista una ragazza asiatica, si è detta da subito entusiasta all'idea di trasmettere al pubblico uno dei messaggi più importanti del film - e del romanzo.
«Spero che, dopo aver visto il film, ogni spettatore senta di essere degno di essere amato, e di avere un'amicizia vera» ha detto, aggiungendo che spera «che realizzino che essere se stessi è davvero il modo migliore di vivere».
Potete ancora leggere la recensione di "Tutte le volte che ho scritto ti amo" di Jenny Han qui, e quella del secondo romanzo della serie, "P.S. Ti amo ancora" qui.

venerdì 13 luglio 2018

Due giorni di tennis, e in chiusura un salto nel 1980

Non solo Mondiali di calcio: in casa Sky, questo sarà il weekend del tennis... e di Wimbledon!
Due giorni di emozioni e di trofei da conquistare, su uno dei campi più famosi al mondo.
Si comincia sabato 14 Luglio alle 15, con la finale femminile, seguita dalla finale del doppio maschile (a partire dalle 17) e da quella del doppio femminile (dalle 18:30).
Angelique Kerber affronterà Serena Williams, in quella che sarà una partita avvincente e senza esclusione di colpi: la Kerber è infatti l'unico ostacolo tra la Williams e il 24esimo trofeo Major, e l'americana sembra decisa a non permettere a nessuno di impedirle di tornare in vetta alle classifiche.

Domenica 15 Luglio, invece, ad alzare la coppa di Wimbledon sarà il vincitore della finale maschile (dalle 15), per proseguire con la finale del doppio misto (dalle 18:30).
E per chi non ne avesse ancora abbastanza di racchette in perfetta tensione e servizi imprendibili, Sky Cinema Uno ha un pensiero speciale: in prima visione alle 21:15, "Borg McEnroe"!
La pellicola, interpretata da Shia LaBeouf e Sverrir Gudnason, permette al pubblico di rivivere lo slam londinese del 1980: i giocatori più quotati per la vittoria erano lo svedese Bjorn Borg, già quattro volte vincitore a Wimbledon e soprannominato "Uomo di ghiaccio", e il giovane americano John McEnroe, detto "Superbrat" perché sul campo imprecava. Due fuoriclasse in apparenza molto diversi, al centro di una rivalità senza precedenti e di una finale epocale entrata nella storia.

In libreria è inoltre ancora disponibile "Borg McEnroe" di Matthew Cronin, edito Piemme, lettura appassionante anche per i non tifosi dello sport che Martin Amis ha definito «la combinazione perfetta di atleticità, arte, potenza, stile e arguzia».

mercoledì 11 luglio 2018

WWW WEDNESDAY #30

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Di nuovo mercoledì, e perchè non fare un po' il punto della situazione sulle mille e una lettura di questo Luglio pieno di cose da fare?
Ecco cosa ho finito di leggere:
Di Emmy Abrahamson e di "Come innamorarsi di un uomo che vive in un cespuglio" vi ho parlato nella recensione che potete ancora leggere qui, ma torno a consigliarvelo in questa sede perchè è stata una lettura davvero gradevole!
Ho invece finito "Adrift" di L.A. Witt e "Permanent Ink" di Avon Gale e Piper Vaughn, che non mi hanno detto assolutamente nulla. Non so se sia un problema mio, che inizio a fare fatica a trovare stimolanti anche i romanzi M/M ora che ne ho letti un bel po', ma Avon Gale è stata in particolar modo deludente visto che la sua serie sport romance ambientata nel mondo dell'hockey su ghiaccio mi era piaciuta molto.
Sto leggendo sul fidato iPad2 "Darkest Minds" di Alexandra Bracken per lavoro, che mi sta piacendo parecchio e che mi sta facendo crescere a mille la curiosità riguardo al film in uscita a metà Agosto.
Ve ne parlerò presto, anche perchè questa serie all'estero è finita da un po' e in tanti l'avete già letta per intero: non vedo l'ora di confrontarmi!
Sono un po' perplessa riguardo "Meet me alla boa" di Paolo Stella, ma sapevo già che sarebbe andata così: diciamo che è un libro pensato per chi segue Paolo su Instagram, ecco.
Un no secco invece per Audrey Carlan, ma anche qui nessuna sorpresa: "Calendar Girl" era tremendo (a parte i dodici guardaroba, non si salva niente), e questo era un tentativo di dare una seconda chance all'autrice. Niente da fare, "International Guy" non fa per me.
Non è un momento fortunato, per le lettura XD
Da qui il bisogno di risollevare l'umore, e quindi in questo fine settimana mi dedicherò a "The Outsider" di Stephen King, in lingua originale perchè è uno dei pochi autori che sono ancora una sfida dal punto di vista linguistico e stilistico e ho bisogno di qualche stimolo in più.

E voi, cosa leggete di bello?

Un bacio a tutte, fanciulle ( e fanciulli)!
A presto <3

martedì 10 luglio 2018

"Maschi da evitare" di Davide Calì e Veronica Carratello

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Maschi da evitare", un fumetto tutto da sfogliare realizzato da  Davide Calì e Veronica Carratello ed edito HOP Edizioni (brossurato a 16€):
In un mondo liquido che ci fa fluire senza più certezze, anche i maschi per ancorarsi a qualcosa hanno sviluppato manie e ossessioni che li rendono agli occhi delle donne sempre meno affascinanti, meno affidabili, meno rassicuranti e anche meno "machi". Mentre cerchi l'uomo dei tuoi sogni, o anche solo un'avventura, puoi incappare allora nel culturista, nel fan di Star Wars, nel cinefilo, nel raccoglitore di firme, nel complottista e nel pianificatore, molto più interessati alle loro passioni che a te. Un catalogo di maschi da evitare, raccontato in piccole divertenti storie, ideate e scritte da Davide Calì e disegnate da Veronica "Veci" Carratello.

Che dire?
Parlare di questo fumetto senza condividere qualche aneddoto divertente sarebbe stato un vero peccato, e quindi oggi vi racconterò la storia di quelli che sono stati i "miei" maschi da evitare.
A cominciare da lui, quello che considero il mio primo appuntamento meno riuscito di sempre, organizzato da un'amica evidentemente confusa dagli ormoni della gravidanza.
Lo chiameremo Ermenegildo per tutelare la sua privacy, e ha voluto mettere subito in chiaro come stessero le cose, appena posato il (devo ammetterlo, davvero bellissimo) fondoschiena sulla sedia di fronte alla mia.
"Ciao, sono Ermenegildo. Sono un vegano macrobiotista."
La tentazione di rispondere "Ciao, sono Elisa. Non bevo da tre mesi" era altissima, ma so trattenermi. Più o meno.
"Piacere di conoscerti."
"Dovevo dirtelo subito, perchè le persone diventano insopportabili quando lo dico."
Forse perchè lo dichiari prima ancora di un normale e cortese "come stai?", ho pensato tra me e me.
Ma il vero problema non era la mancanza di doti comunicative.
Il vero problema era trovare qualcosa che il nostro eroe potesse mangiare che non attentasse ai suoi ideali (condivisibili) e alle sue fisime (accettabili solo se hai meno di dieci anni).
E soprattutto, il vero problema era trovare qualcosa che lo costringesse a masticare abbastanza da interrompere il sermone sui benefici del veganesimo iniziato all'apertura del menu e finito solo quando, un'ora e mezza più tardi, ho declinato l'offerta di un passaggio e sono praticamente corsa verso l'autobus più vicino.
Ermenegildo non era uscito di casa per un appuntamento: lui era in missione.
Le intrepide nonnine armate di volantini su Geova gli fanno un baffo, a Ermenegildo.
Chissà se, da allora, qualcuno gli ha detto che l'aggettivo "macrobiotista" non esiste.
Metà delle mie amiche erano vegane, ma uscire con un fervido sostenitore della dieta macrobiotica mi mancava, ed è un'esperienza che credo vada fatta perchè non avete idea di quanta soddisfazione mi abbia dato preparare un piatto enorme di carbonara una volta rientrata a casa.
E che dire del bellissimo ragazzo conosciuto in palestra tre anni fa, quando ancora avevo una vita e riuscivo anche ad andare a fare ginnastica?
Dopo averlo visto osservare con attenzione gli aitanti bambolotti scolpiti che gli gravitavano attorno credevo fosse più interessato a un altro tipo di relazione, e vista la sua disponibilità del correggermi e aiutarmi a utilizzare al meglio ogni attrezzo a disposizione, credevo di averlo trovato.
Il tanto decantato "amico gay" del quale sembra che ogni donna single sulla trentina dovrebbe essere munita, stando a quanto sostenuto da film e telefilm negli ultimi quindici anni.
Invece non solo non era gay, ma mi ha persino chiesto di uscire. A me, che di secondo nome faccio "lasagna" e che alla voce hobby potrei tranquillamente scrivere "dormire".
Bello, attento alla forma fisica, gentile, simpatico: questo prometteva benissimo, no?

E invece no, perchè a Geremia (chiamiamolo così), piacciono i muscolo, ma solo quelli: dopo due ore di analisi dettagliata di ogni esercizio della sua routine, dei suoi progressi, di richieste oltre il limite dell'imbarazzante. All'inizio poteva anche essere carino, accarezzargli il braccio complimentandomi per la definizione, ma quando si è alzato la maglietta per permettermi di toccare con mano i suoi addominali d'acciaio mi ha ricordato la scelta del giusto pezzo di carne al banco macelleria dell'Esselunga, e addio magia.
Chissà se Geremia avrà trovato la sua metà, un'entusiasta del muscolo con la quale trascorrere piacevolissime serate accarezzando un arto dopo l'altro, in estasi.

E voi, quali sono i vostri maschi da evitare?
Davide Calì e Veronica Carratello, nel loro fumetto, ne descrivono tantissimi: correte a sfogliarlo per ritrovare i vostri appuntamenti disastrosi e le vostre relazioni naufraga<te... stavolta rierci su sarà facilissimo!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 9 luglio 2018

"Come innamorarsi di un uomo che vive in un cespuglio" di Emmy Abrahamson

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Come innamorarsi di un uomo che vive in un cespuglio" di Emmy Abrahamson, edito HarperCollins (brossurato a 16,90€):
La vita di Julia, ventinovenne svedese che vive a Vienna, scorre monotona e sempre uguale, divisa tra il gatto con cui condivide l'appartamento, un lavoro che la annoia e qualche occasionale uscita con l'amica-nemica Elfriede. È convinta che prima o poi darà una svolta a quell'esistenza incolore, scriverà un bestseller e smetterà di ammazzare il tempo partecipando a ricerche di mercato e riorganizzando le librerie di casa... ma fino a quel momento continuerà a fare l'insegnante di inglese per ambiziosi manager e ragazzini che vanno male a scuola. 
Una sera, mentre è seduta su una panchina, al parco, un barbone attacca discorso con lei: ha i capelli e la barba lunghi, è sporco, scalzo e puzza terribilmente, eppure c'è qualcosa in quel giovane che la affascina. E il sabato seguente, senza quasi sapere come, Julia si ritrova di nuovo su quella stessa panchina a chiacchierare con lui. Si innamorano, e la vita tutto a un tratto sembra perfetta... a parte il fatto che Ben abita in un cespuglio e avrebbe tanto, tanto bisogno di una doccia!

Mi incuriosiva tantissimo questo romanzo, perchè la trama non mi ricordava nessun romanzo rosa letto in precedenza, e ammettiamolo: succede una volta su un milione.
No mi aspettavo di finirlo nell'arco di un tormentato viaggio di ritorno a casa, durato tra ritardi vari e incidenti di percorso circa due ore e mezza: almeno ero in ottima compagnia!

Julia mi ha ricordato moltissimo Eleanor Oliphant, in queste prime pagine di romanzo che offrono uno spaccata sulla sua vita priva di emozioni e di stimoli: la ragazza, sulla soglia dei trent'anni, vive sola in una città (Vienna) in cui si è trasferita anni prima per amore. L'amore è finito - perchè poche relazioni sopravvivrebbero a sei mesi di bugie su lavoro, carriera e prospettive - ma Julia è rimasta, e passa le sue giornate insegnando inglese in una scuola di dubbia qualità (dove "nessun insegnante è un vero insegnante" ma in compenso ci sono attori disoccupati e dottorandi squattrinati).
Ricerca spasmodicamente la semplicità e l'equilibrio, è confortata dalla routine e dal giocare secondo le regole, il che le rende impossibile vivere anche uno straccio di avventura o esperienza anche solo leggermente eccitante.
Poi un giorno, mentre aspetta di entrare in banca per una lezione con un dirigente, le si siede accanto Ben.
Un senzatetto, bisognoso di tre docce e una bella tosata, ma indiscutibilmente bello, e dalla personalità travolgente.
Simpatico, ironico e capace di rendere più spiritosa anche lei, in poco tempo si fa strada nella testa e nel cuore di Julia, che inizia a chiedersi se davvero sia possibile innamorarsi di un uomo che (e lo dichiara a tutti con entusiasmo) vive in un cespuglio...
Senzatetto per scelta, quello di Ben è un personaggio carismatico e dalla personalità travolgente, e si dimentica ben presto la sua situazione precaria conquistati dalle sue storie e dall'evidente felicità che prova nello stare accanto a Julia, la quale spesso si stupisce di essere oggetto di tanto entusiasmo ma non può fare a meno di sentirsi lusingata.
Sulla carta lui e Julia non potrebbero essere più diversi, ma forse è quel pizzico di imprevisto che serviva per impedire alla ragazza di trovarsi vecchia, sola e intenta a lavorare a maglia con il gatto che le riposa sui piedi.
La loro interazione è spesso esilarante, nel bene (quando, seguendo Ben, Julia si trova a vivere esperienze nuove ed emozionanti) e nel male (quando la ragazza cerca di cambiarlo, addomesticarlo e inquadrarlo, o di farlo entrare in una scatola nella quale non potrà mai stare), e i loro dialoghi sono un vero botta e risposta dall'inizio alla fine.

Emmy Abrahamson racconta l'amore che nasce così, dal nulla e apparentemente senza motivo, con quella che sembra proprio essere la persona sbagliata e che invece potrebbe essere a discapito di tutto quella ideale, e lo fa grazie a 253 pagine che si leggono tutte d'un fiato.

Consigliato a tutti coloro che trovano il romanticismo nell'inaspettato e nell'imprevisto, e che in fondo, nel profondo del cuore, credono ancora di potersi sedere su una panchina e trovare l'amore.
Io ci credo ancora!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 5 luglio 2018

"L'incantesimo della spada" di Amy Harmon

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'incantesimo della spada" di Amy Harmon, edito Newton Compton (rilegato a 12€):
Il giorno in cui mia madre è stata uccisa, ha detto a mio padre che non avrei mai più pronunciato una sola parola e che se fossi morta, lui sarebbe morto con me. Predisse anche che il re avrebbe venduto la sua anima e avrebbe ceduto suo figlio al cielo. Da allora mio padre attende di poter avanzare la sua pretesa al trono e aspetta nell’ombra che tutte le parole di mia madre si avverino. Desidera disperatamente diventare re. Io voglio solo essere finalmente libera. Ma la mia libertà richiede una fuga e io sono prigioniera della maledizione di mia madre tanto quanto dell’avidità di mio padre. Non posso parlare o emettere suoni. Non posso impugnare una spada o ingannare un re. In un regno in cui gli incantesimi sono stati banditi, l’unica magia rimasta potrebbe essere l’amore. Ma chi potrebbe mai amare… Un uccellino?

Lo dirò senza troppa esitazione: avevo molta paura, prima di iniziare la lettura di questo romanzo.
Amy Harmon è una delle poche autrici che hanno saputo toccarmi davvero il cuore con i loro romanzi (nel suo caso, a prendersi un pezzetto della mia anima è stato "Sei il mio sole anche di notte" anni fa, ad oggi ancora uno dei miei dieci libri preferiti di sempre) e mi spaventava l'idea di leggere qualcosa di diverso che avrebbe potuto non piacermi.

E invece la storia di Lark è davvero speciale.
È la storia di una ragazza che va incontro a un destino difficile e a una strada irta di ostacoli, ma che affronta il tutto a testa alta, scoprendo lungo il percorso se stessa, e il suo posto nel mondo.
Ma prima di parlare di Lark, scopriamo qualcosa in più sul suo mondo, che ne dite?

Ci troviamo nel paese di Jeru, dove un tempo la magia era accettata e chi sapeva padroneggiarla era libero di vivere la sua vita alla luce del sole. Nessuno aveva paura di usare i suoi doni, ma ahimè, le intenzioni di alcuni di loro erano tutt'altro che buone. Per questo furono cacciati, costretti a nascondere le loro abilità o subire altrimenti terribili punizioni.
È l'odio verso i possessori di questi doni a far sì che la madre di Lark venga assassinata per un crimine che non ha commesso, ma con una conseguenza: quando la sua anima lascia il suo corpo, così fa la voce di Lark.
Nonostante il padre la protegga (per mera necessità: uccidere la figlia comporterebbe anche la sua, di morte, secondo l'ultima predizione fatta dalla moglie morente), per lo più Lark viene ignorata e lasciata sola. Questo fino a quando Tiras, il re che ha combattuto disperatamente contro i mostri che minacciavano la sicurezza del suo regno e del suo popolo, decide di usarla come pedina in una guerra sanguinosa... e qui mi fermo perchè vi basta per capire che, ancora una volta, Amy Harmon ci ha regalato la storia di una ragazza che lotta per trovare la sua voce.

Così com'era stato per Fern, o per Blue, o per Bonnie Rae, anche Lark e la sua storia permettono ad Amy Harmon di tornare su un tema a lei caro, che è quello dell'affermazione di sè e della propria volontà, attraverso le parole. Scritte, cantate o chissà, magari declamate.
Lark è una combattente senza spada, e forse è giusto che sia così, perchè le spetta un ruolo molto più importante che non quello di semplice guerriera: noi lettori l'accompagnamo passo passo in questo suo avvicinarsi al suo destino, conscia delle proprie debolezze ma forse nno abbastanza onsapevole dei suoi punti di forza, ed è impossibile non vedere in lei una vera eroina sin dall'inizio.
Una delle mie paure, prima di affrontare questa lettura, era anche quella di potermi trovare di fronte a un fantasy poco riuscito, o appena abbozzato.
E devo essere sincera, forse a un purista del fantasy, a qualcuno abituato ai grandi romanzi e agli importanti cicli del genere, "L'incantesimo della spada" risulterà troppo semplice.
Ma alle lettrici di Amy Harmon piacerà moltissimo, e chissà, magari avvicinerà molte di loro a un genere diverso dal romance ma ugualmente conturbante.
Personalmente ho gradito questo primo assaggio del mondo di Lark e Tiras, e del loro rapporto in costante mutamento. Aspetto già con ansia l'arrivo del secondo volume della serie: di Amy Harmon bisogna leggere tutto.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La ragazza dei tulipani" sul grande schermo: svelata la locandina italiana!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Ricordate il bellissimo "Tulip fever. La tentazione dei tulipani” di Deborah Moggach, uscito per Sperling & Kupfer la scorsa estate?
Dal romanzo era stato tratto un film diretto da Justin Chadwick con protagonisti Alicia Vikander e Dane DeHaan, nonchè i premi Oscar Judi Dench e Christoph Waltz... e il film arriverà finalmente in Italia il 6 Settembre!
Ecco la locandina italiana, svelata da ComingSoon:
Amsterdam, 1636: la città è in pieno fermento. Il commercio prospera, le arti fioriscono. Sophia, orfana cresciuta dalle suore, viene presa in sposa da un ricco mercante, Cornelis Sandvoort, molto più vecchio di lei. Lui desidera ardentemente un figlio, ma lei non riesce a darglielo, mettendo così in pericolo il loro matrimonio. I due decidono di posare per un ritratto che li renderà immortali, ma Sophia inizia una relazione con un giovane e talentuoso artista: Jan Van Loos. Tutto questo mentre la cameriera di Sophia, Maria, scopre di aspettare un figlio dal ragazzo di cui è innamorata, che per un equivoco eèuggito via. Per salvare la situazione, le due donne escogitano un piano, apparentemente comodo per entrambe. Ma, mentre l’Olanda è preda di una follia collettiva, la febbre di possedere i bulbi di tulipani, con pennellate intense di sensualità, irresistibile desiderio, inganno, sogni e illusioni, il ritratto prende tutt’altra forma, colorando passioni per cui daresti la vita.

Non vedo l'ora di rivedere sullo schermo Dane DeHaan, uno degli attori che trovo più interessanti tra quelli emersi negli ultimi tre/quattro anni, nonchè di immergermi nelle atmosfere ammalianti della storia di Sophia, che mi aveva conquistata già durante la lettura del romanzo.
Per chi volesse correre a recuperarlo, ecco la copertina e la trama:
Rilegato a 17,90€
Amsterdam, 1636. La città è tutta fermento e opulenza: il commercio prospera, le arti fioriscono. Come uno specchio, i canali rimandano l'immagine delle dimore più belle, tra cui quella di Cornelis Sandvoort, dove ora tutto è silenzioso e immobile: il ricco mercante e la sua giovanissima consorte, Sophia, stanno posando per il ritratto che li renderà immortali. Insieme a loro, nel dipinto, un vaso di tulipani: i fiori che, secondi soltanto alla sua bellissima moglie, sono la più grande passione di Cornelis. Così come di tutta l'Olanda, che sembra preda di una follia collettiva: i bulbi di tulipano valgono una fortuna, e c'è chi è disposto a ricorrere a ogni mezzo, lecito o illecito, pur di possedere quelli più pregiati. È Jan van Loos, uno degli artisti più promettenti del momento, a fissare su tela quella scena, che dovrà trasmettere per sempre magnificenza e armonia. Ma il suo occhio, attento ai minimi dettagli, sa penetrare l'apparenza e cogliere l'essenza più profonda. Il fuoco sotto la cenere, l'irrequietezza dietro l'obbedienza. Sarà per questo che, ogni volta che il suo sguardo indugia un istante in più su Sophia, il cuore della ragazza perde un battito. Giorno dopo giorno, tra il pittore e la sposa del mercante si instaura un dialogo muto, fatto di sorrisi furtivi e occhiate rubate. E mentre il ritratto prende forma, fuori dalla cornice prende vita una passione bruciante. Capace di consumare tutto ciò che incontra sul suo cammino, in una spirale inarrestabile di desiderio e inganno, sogno e illusione. Con pennellate intense di sensualità e suspense, Deborah Moggach ci immerge in un'epoca affascinante, un mondo brulicante di vita vera, un amore fatale.

Davvero consigliatissimo!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Desire" di Meghan March

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Desire" di Meghan March, terzo e ultimo capitolo della trilogia erotica dell'estate edita SEM (brossurato a 14€):
lo difendo sempre ciò che possiedo. Compresa Keira Kilgore. Lei è mia.
Non mi basta più il suo corpo. È una donna orgogliosa, ma prima o poi si arrenderà.
Niente ci può tenere separati. Nessuno deve mettersi fra noi.
Keira pagherà il suo debito fino in fondo. Con il cuore.

E siamo arrivati a "Desire": il sipario si alza e cala per l'ultima volta su Lachlan e Keira, e stavolta l'autrice ha fatto un regalo a me e a tutte le sue lettrici convinte che il diamante grezzo della serie fosse proprio lui, Lachlan, perchè questo è decisamente il suo romanzo.
Da diamante grezzo a gioiello sfavillante?

Sì, soprattutto grazie allo spazio dedicatogli dall'autrice nel terzo e ultimo volume di quella che si è già affermata come la trilogia erotica dell'estate.
Alle lettrici è permesso esplorarne la vita, e sapere tutto di lui: dalla sua triste infanzia alla sua ascesa al potere, e soprattutto come abbia avuto il suo nome.
Aspettavo sin dal primo capitolo del primo libro di potermi immergere così nella vita di Lachlan!

Questo è anche il volume in cui la relazione che lega Lachlan e Keira prende spessore, accompagnata da uno sviluppo sostanziale di entrambi i protagonisti (qualra Keira non vi avesse fatte impazzire finora, potrebbe riuscire a conquistarvi!). L'attentato alla vita di Keira - ebbene sì, a volte un proiettile al momento giusto ha una sua funzione - è servita ad avvicinarli, e a far sì che avvenisse il superamento del mero rapporto di attrazione fisica e della dinamica ordine-obbedienza.
Keira smette di combattere la sua attrazione per quell'uomo di grande potere, sì, ma soprattutto molto complicato, ed entrambi comprendono che, a legarli, non è più solo la lussuria, ma un sentimento profondo, che si lega al desiderio in un mix esposivo.

Meghan March non aveva una sfida facile davanti a sè, perchè ammettiamolo: quante volte, leggendo di un uomo molto ricco, molto bello, di potere e a cui piace molto dare ordini a letto pensiamo "cielo, un altro Christian Grey"?
Raccontare Lachlan e far sì che, invece, conquistasse uno spazio suo e solo suo nel cuore delle lettrici non era affatto semplice, ma Meghan March ha fatto centro sin da subito e "Desire" è la cosiddetta ciliegina sulla torta - torta molto golosa, che non potrete fare a meno di divorare fino all'ultimo boccone.
Siete invece orfane di Christian Grey? Lachan piacerà un sacco anche a voi, credetemi.
E vi farà compagnia quest'estate, perchè cosa c'è di meglio di un uomo bello, affascinante, straordinario tra le lenzula e molto, molto ricco? Poche cose, poche cose.

Trilogia consigliata, da scoprire e molto, molto calda: tente un ventilatore sottomano!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 4 luglio 2018

"Ma chi è quella ragazza?" di Mhairi McFarlane

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Ma chi è quella ragazza?" di Mhairi McFarlane, edito HarperCollins (rilegato a 17€):
Edie era convinta di aver trovato l'uomo della sua vita... finché lui non le ha confessato che stava per sposare un'altra. 
E il giorno del matrimonio, quando invece della sposa ha baciato lei, il mondo le è definitivamente crollato addosso. 
Così, quando il suo capo le propone un incarico a Nottingham, la sua città natale, Edie accoglie con entusiasmo l'opportunità di andarsene per un po' da Londra, pur sapendo che tornare a vivere con l'eccentrico padre e la sorella super-permalosa non sarà proprio una passeggiata rilassante. 
Per giunta dovrà incontrare per lavoro il famoso attore Elliot Owen, idolo delle folle che di certo, con la fortuna che Edie ha avuto negli ultimi tempi, sarà un tipo altezzoso e pieno di sé. 
Invece, inaspettatamente, lei ed Elliot diventano ottimi amici e continuano a trascorrere sempre più tempo insieme, al punto che di colpo tutti iniziano a chiedersi: Ma chi è quella ragazza? 
Edie è pronta a scoprirlo...

Ho letto questo romanzo in tre giorni, portandolo ovunque nonostante le non proprio leggerissime 500 pagine (!), e per la prima volta da un po' di tempo è stata una di quelle letture che estraevo appena avevo un minuto a disposizione, ansiosa di proseguire la lettura.

Mi sono appassionata da subito alla vicenda di Edie, che non è cattiva ma molto sprovveduta: quello che considera il suo "partner in crime" in ufficio altri non è che un individuo doppio e meschino, seppur sempre pronto a divertirsi, e quello che credeva essere un collega con il quale condivideva un'amicizia speciale decide di rovinare tutto baciandola all'improvviso... nel giorno del suo matrimonio.
Edie diventa così "l'altra", la "rovinafamiglie", e se non fosse per il capo migliore del mondo (Richard, personaggio di contorno ma al quale mi sono affezionata un sacco) che le offre una via di fuga la sua vita in ufficio diventerebbe un inferno.
La via di fuga consiste nel tornare a Nottingham, la piccola cittadina dalla quale è scappata anni prima per vivere a Londra e in cui ancora abitano il padre e la sorella, e affiancare Elliot Owen, attore di successo, per scrivere la sua autobiografia.
L'affascinante attore si trova a Nottingham per girare Gun City, una produzione commerciale di genere poliziesco, e inutile dirlo, i panni del detective indisciplinato gli calzano a pennello.
Il primo approccio tra Edie e Elliot, infatti, non è dei migliori, e la ragazza non può fare a meno di trovarlo arrogante e molto, molto viziato.
Ma come Edie ha imparato a sue spese, non sempre ciò che vediamo corrisponde alla realtà, e dietro alla facciata da bello e sicuro di sè persino Elliot potrebbe nascondere qualcosa di più...
Mhairi McFarlane non ha mai avuto bisogno di ricorrere ai clichè di genere per scrivere romanzi rosa divertenti ed emozionanti, e si conferma un'autrice unica, dotata di un'ironia fuori dal comune e, allo stesso tempo, di una sensibilità innata che le permette di affrontare temi delicati senza precipitare nel melodramma da soap opera.
Edie è davvero #UnaDiNoi: sa di essere normalmente carina e di migliorare quando dedica al trucco e all'abbigliamento quei dieci minuti in più, è ironica e sarcastica, è ambiziosa, e allo stesso tempo sa essere profondamente insicura.
Ha perso la madre da bambina, quando aveva solo nove anni, e ha interiorizzato il dolore al punto da aver lasciato che questo rovinasse il rapporto con sua sorella Meg (l'adorerete, questa aspirante vegana un po' sopra le righe, che organizza barbecue in stile figli dei fiori, ascolta musica ambient a tutto volume e mangia la Nutella perchè, nonostante i suoi ideali, non sa resistervi): 500 pagine dopo quel catastrofico bacio non richiesto, vi congederete da una donna più matura e consapevole di se stessa, di ciò che vuole davvero e, soprattutto di quello che merita.

Elliot, dal canto suo, è uno dei Fidanzati di Carta che ho preferito in questo 2018: divertente, attento, gentile e molto sveglio, si fa perdonare presto per quei due momenti di scortesia a inizio romanzo e anzi, mano a mano che il suo vero carattere emerge è impossibile non innamorarsene un po'.
Molto tenero anche il suo rapporto con il fratello Fraser, che fa da contraltare a quello disastroso tra Edie e Meg: nel caso foste interessate Fraser è ancora single, quindi...
Anche Elliot ha un segreto difficile da condividere, e se Edie deve affrontare gli strascichi della perdita della madre, il bell'attore hollywoodiano deve gestire una situazione delicata ma non troppo dissimile, e questo li farà avvicinare molto.
Il suo personaggio offre anche ai lettori uno scorcio su quello che vuol dire davvero essere famosi, che senza volervi rovinare la lettura posso riassumere tutto in un "è dannatamente faticoso": la verità è che, per Elliot, i lati negativi sono quasi più di quelli positivi, e Edie in questo senso è una ventata d'aria fresca perchè è la prima dopo tanto tempo a vedere "lui", e non l'attore famoso.

È difficile raccontare il dolore, l'elaborazione del lutto, la depressione e il cyberbullismo (perchè sì, Edie si trova a dover affrontare anche questo dopo quei tre secondi di contatto con le labbra del subdolo collega) con i giusti toni in un contesto che è quello del romanzo rosa divertente, ma Mhairi McFarlane ha centrato l'obbiettivo, al punto che "Ma chi è quella ragazza?" si presenta a cavallo tra chick-lit e narrativa, decisamente con una marcia in più rispetto ai soliti romanzi di genere.
Bello, bello, bello!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 2 luglio 2018

"Patrick Melrose": ecco cosa aspettarvi dalla produzione originale Sky

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Il 9 Luglio non prendete impegni, anzi, chiudetevi in casa e staccate il telefono: "Patrick Melrose" merita tutta la vostra attenzione, e non solo perchè Benedict Cumbercatch è a dir poco esplosivo, in quella che è forse, ad oggi, la sua interpretazione più forte (al pari dello straordinario lavoro fatto con "The Imitation Game"? Secondo me, sì).

La serie, trasposizione del ciclo narrativo de "I Melrose" di Edward St Aubyn, vede David Nicholls (autore di "Un giorno", accalamatissimo dal pubblico e a sua volta diventato un film di grande successo) alla sceneggiatura ed Edward Berger alla regia: cinque puntate, una per romanzo, costruite però per essere godibili anche nella loro individualità.

Abbiamo potuto vedere in anteprima "Bad News", prima puntata della serie che verrà trasmessa ogni lunedì sera su Sky Atlantic dal 9 Luglio al 6 Agosto, in uno degli appuntamenti di avvio a FEST, il festival delle serie tv che animerà Santeria Social Club a Milano dall'11 al 14 Ottobre, e ascoltare proprio David Nicholls raccontare qualcosa della genesi della sceneggiatura e del lavoro svolto sul set dagli attori e dal regista.
Ma cosa aspettarsi da "Patrick Melrose"?

Una regia formidabile, per cominciare, che unita a un montaggio capace rende la serie pressochè impeccabile: l'alternanza di primi piani, a volte primissimi e molto, molto veloci, a inquadrature capaci di abbracciare davvero l'ambiente circostante, ricorda in parte il lavoro di Wes Anderson in "Grand Budapest Hotel" - senza toni pastello e anzi, con punte di nero che piaceranno tantissimo agli estimatori di Bret Easton Ellis;

Un protagonista eccezionale, un Benedict Cumberbatch al suo meglio che porta sullo schermo la tossicodipendenza al suo peggio: stordimento, esaltazione, astinenza, cedimento. A più riprese, senza pause, e facendo trasparire tra una crisi e l'altra quello che è stato un rapporto col padre fondato sulla paura e sulla violenza. È la sua migliore interpretazione, al pari di quella regalata al pubblico nel 2014 con "The Imitation Game", e non solo per quanto riguarda la prima, intensa puntata: ho avuto la possibilità di vedere anche le quattro puntate successive, e il lavoro svolto da Cumberbatch sul suo personaggio è sublime;

Una sceneggiatura che fa onore al ciclo di romanzi di Edward St Aubyn, trasponendoli al meglio e restituendone allo spettatore spirito ed emozioni: un adattamento che funziona, e che si rivela vincente anche nella scelta di invertire primo e secondo romanzo, presentando al pubblico da subito Patrick Melrose adulto, sconvolto dalla morte del padre e in fondo al tunnel della tossicodipendenza dal quale sembra incapace di riemergere, per poi mostrarne l'infanzia e spiegare così il fattore scatenante,gli abusi subiti da parte di un padre violento e vendicativo e di una madre troppo succube del marito e dell'alcol per poterlo difendere.
Cinque puntate da un'ora circa, per cinque lunedì d'estate: Sky Atlantic regala così al suo pubblico una prima visione di qualità anche in quello che, per la tv in chiaro, è troppo spesso il periodo dei programmi "riempitivi", dei vecchi film rispolverati (purtroppomai quelli di qualità, che sarebbe bello anzi ritrovare in programmazione) e di repliche indesiderate.

Consigliatissima, davvero.
Non perdetevela per nessun motivo.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Intervista ad Annamaria Bosco su "Dentro il tuo respiro", la scrittura e i libri del cuore

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi abbiamo un'ospite speciale: Annamaria Bosco, autrice di "Dentro il tuo respiro", edito Les Flaneurs (ebook a 2,99€):
In una fredda domenica di febbraio, nel bel mezzo del Carnevale, le strade di Luca e Isa si incrociano.
Lui, un fisico piegato dalle conseguenze di una bravata finita male e un senso di colpa enorme da gestire, per un ragazzo di ventun anni.
Lei, razionale, diligente e all'apparenza infrangibile.
Complice l’annuale festa in maschera, Luca indossa il suo travestimento e trova il coraggio di avvicinarsi alla ragazza che ama da troppo tempo.
Una presenza fatta di paure inespresse e risposte non date, che si fa strada nella vita di Isa e la sconvolge senza chiedere il permesso.
Due anime distanti celate da differenti paure. Due maschere invisibili pronte a calare.
Ma non tutti sono disposti a mettersi a nudo, soprattutto quando c'è in ballo un passato, con i suoi fantasmi, che torna a bussare.
Quale verità nascondono gli incubi che tormentano Luca?
Chi saprà scavare oltre l'apparenza e sotto la maschera?

Primo capitolo della serie Breathless, "Dentro il tuo respiro" regala alle lettrici una storia emozionante e struggente, e un protagonista che conquista sin dalle prime pagine.
Avevo qualche curiosità sulla genesi del romanzo, e quindi eccoci qui: pronti a scoprirne di  più insieme a me?

Com’è nata la storia di Luca ed Isa? Da dove è arrivata l’ispirazione?
La storia è nata un po’ per caso, più che altro da un sogno. Mi succede spesso, quando sto per terminare una storia, di sognare il protagonista maschile della prossima idea e così è stato per Luca. Di riflesso, è nata Isa per compensare il vuoto e le mancanze di lui. Per il contorno e l’ambientazione mi sono ispirata a posti che conosco e al Carnevale del Sud Italia, festa che amo molto.

Uno dei temi del romanzo è il legame tra memoria e identità. Chi siamo, se non ce lo ricordiamo? Luca, da questo punto di vista, deve ritrovare se stesso due volte: prima per combattere la depressione, poi per ricostruire la sua identità pezzetto dopo pezzetto. Da dove nasce l’dea di raccontare questo duplice percorso, e quanto è stato difficile?
Credo che ognuno di noi si ritrova nella vita in un momento di difficoltà, un periodo in cui fa fatica a riconoscersi pur guardandosi allo specchio. A me è successo e ho voluto in qualche modo immaginare come sarebbe stato perdersi del tutto e affrontare il percorso inverso. È stato difficile, devo ammetterlo, ma memoria, identità e ricordi sono i temi che amo in particolare e ci ho messo tutto l’impegno a rendere ogni cosa veritiera.

Una delle mie impressioni, leggendo il tuo romanzo, è che sin dall’inizio tu abbia voluto rendere ogni dettaglio un riflesso delle emozioni di Luca ed Isa. Ad esempio, in apertura troviamo una notte di carnevale caratterizzata da una moltitudine di colori sgargianti, e al centro un ragazzo la cui vita sembra nera come la notte, e una ragazza che invece sembra muoversi in una bolla incolore. È solo uno dei tantissimi spunti offerti dal romanzo in questo senso, e mi chiedevo se fosse voluto o se fosse semplicemente capitato.
Sì, proprio così. Di solito quando scrivo mi concentro sui dettagli e ogni cosa per me ha un valore. Non mi piace inserire elementi inutili solo per allungare il brodo. In questo caso volevo proprio dare l’idea di quanto Luca e Isa fossero opposti e simili allo stesso tempo e di come questo si rispecchiasse nel loro modo di approcciarsi alla vita.
Sempre a proposito di scrittura, ci dici qualcosa di più sulla genesi del romanzo?
Ho iniziato a pensare all’idea dei personaggi diversi mesi prima della stesura, verso ottobre 2016. Ancora non avevo le idee chiare, volevo che fosse un racconto breve, brevissimo, che si sarebbe concluso con i due che non si incontravano mai. Ho iniziato a buttare giù i primi capitoli verso gennaio 2017, dopo due mesi di ricerche approfondite sul web sulle aritmie e i problemi collegati al cuore. Una volta sistemato questo, sono partita. I personaggi hanno preso il sopravvento e le cose da dire erano tante per cui ho abbandonato l’idea del racconto e ho pensato alla storia complessa. Di solito sono lenta a scrivere, se non ho la mente libera non ci riesco. Ci ho impiegato quasi dieci mesi a finirlo anche perché io e le scalette scritte non andiamo d’accordo. Sono una più da scalette mentali e scrittura di getto. Ho modificato la storia e i personaggi in corso d’opera, man mano che andavo avanti. Ho sempre chiaro l’inizio e la fine e i punti fondamentali, il resto nasce da sé.

Ci racconti qualcosa di più sul tuo rapporto con i libri? Che lettrice sei?
Hai un autore/autrice del cuore?
Sono sempre stata appassionata alla lettura sin da bambina. A Natale o ai compleanni tutti volevano i giocattoli, io chiedevo sempre libri. Mia nonna lo ripeteva spesso che ero “diversa” in senso buono. Mia madre mi regalò Il piccolo principe che ho amato alla follia e da lì non ho più smesso. Le mie estati da adolescente le passavo a macinare ore di lettura, libri su libri che spesso mi prestavano e che divoravo in poco tempo. Saltavo persino la cena pur di finire. Sono sempre stata una lettrice compulsiva, di qualunque genere e soprattutto di romanzi d’amore.
Un’autrice del cuore? Niente in particolare. Diciamo che mi piacciono le storie di Rosamunde Pilcher, Dacia Maraini e Giorgio Faletti. Preferisco gli autori emergenti o autopubblicati, quelli che meritano, e di storie belle ne sto scoprendo.

Ringrazio moltissimo Annamaria Bosco e Les Flaneurs Edizioni per la possibilità di leggere il romanzo in anteprima (potete leggere la mia recensione qui), e per questa chiacchiera sulla scrittura e sulla lettura.
Vi invito inoltre a scoprire tutti i contenuti realizzati in occasione dell'uscita di "Dentro il tuo respiro", sono davvero tantissimi:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Intervista a Jean Echenoz su "Inviata speciale", la scrittura e il ruolo del narratore

Buongiorno a tutte fanciulle (e fanciulli)!
Jean Echenoz è tornato in libreria con "Inviata speciale", edito Adelphi (brossurato a 18€), e ho avuto l'incredibile opportunità di incontrarlo da Walden, a Milano, per scoprire qualcosa di più sul romanzo:
Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, "Excessif", una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord.
Con "Inviata speciale" Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

"Inviata speciale" è un romanzo avvincente, che si legge con curiosità e trepidazione, seguendo Constance dai caffè parigini alla baia di Wonsan,

Rompo il ghiaccio partendo proprio da Constance: nonostante il romanzo presenti i tratti della spy story, in esso ho trovato soprattutto un personaggio femminile potente, e l'avvincente storia di una donna. Com'è nata questa donna così singolare, e quanto delle donne della sua vita è finito in lei?
A volte uno scrittore ha voglia di costruire un personaggio femminile, ed è quello che è successo a me. Volevo che la protagonista di questo romanzo fosse una donna, soprattutto perchè i miei romanzi precedenti ruotavano attorno a personaggi maschili (è così nella "Suite di tre vite" e in " '14", ndr) e mi era stato detto che dai miei scritti traspariva una visione misogina. Rimpiango di non avere avuto la presenza di spirito di replicare, a chi mi ha accusato di non trattare particolarmente bene le donne nei miei romanzi, che in realtà agli uomini va molto peggio!
Per tratteggiare Constance ho fatto quello che fa ogni scrittore prima di posare la penna sul foglio: ho osservato. Ci sono stati pensieri e commenti di amiche e di donne che ho incontrato, per esempio, che mi hanno dato idee e sono finiti, in parte, nel romanzo.
Una curiosità che posso condividere è questa, per esempio: uno dei piatti preparati nel romanzo, a base di lenticchie, è un piatto che mia moglie prepara spesso.

Ha scritto "Inviata speciale", quando la situazione in Corea era diversa da quella attuale: abbiamo visto di recente un'apertura maggiore di questo paese nei confronti del mondo occidentale.
Detto questo, ha mai pensato di mandare nuovamente Constance in Corea?
Quando ho iniziato a lavorare sul libro che sarebbe diventato "Inviata speciale" era il 2013, e la Corea era un paese estremamente chiuso, isolato, un buco nero che esiste ma del quale sappiamo molto molto poco.
Mi affascinava questo contrasto tra l'esistenza certa del paese e il mistero che lo avvolgeva.
Non ho però mai pensato di dare un seguito al mio romanzo.
Uno degli elementi più curiosi del romanzo è quello della voce narrante. Il narratore onniscente, che interviene spesso, svolge due funzioni: da un lato ci ricorda che, nonostante tutto, siamo davanti a un'opera di finzione, dall'altro sembra quasi voler cercare una giustificazione per alcuni degli eventi a cui assistiamo.
Gli interventi del narratore servono sicuramente a confermare al lettore che ci troviamo in un contesto di finzione narrativa ma, in fondo ce ne sarebbe bisogno?
Il suo vero ruolo è quello di introdurre uno sguardo ulteriore sulla vicenda, che potrebbe essere sia quello di chi racconta ma anche quello di un semplice testimone. Inoltre, l'uso del "noi" coinvolge ancora di più il lettore, evitando che ci sia una distanza tra lui e l'oggetto della narrazione.

Ho un'altra curiosità sul testo: una delle espressioni più curiose, che mi hanno colpita, è quella scelta per descrivere il muro che attraversa la Corea, "appiccicoso come la carta moschicida".
Per scrivere questo romanzo ho affrontato un lavoro di documentazione che ha spaziato dagli articoli di giornale alla saggistica, alle fotografie, basandomi innanzitutto su quello ce ritenevo materiale "serio".
Questo fino al momento in cui mi sono imbattuto in questa storia dei nastri adesivi, che ho trovato su un sito e inserito nel romanzo senza rendermi conto che si trattava, in realtà, di una burla: in Francia non l'ho mai ammesso pubblicamente!
Quello di cui possiamo renderci conto, d'altra parte, è che la Corea è un luogo in cui avvenivano e avvengono cose talmente inimmaginabili che, tutto sommato, anche questa storia sembra perfettamente credibile. È il luogo dell'assurdo.
Sono caduto in trappola, ritenendo vera quella che ho scoperto essere una fake news, ma in fondo perchè no? Non è più assurda di ciò che accade realmente in questo paese.
In un'intervista ha dichiarato di avere sempre sulla scrivania un dizionario, quando scrive.
Non ha però parlato di un vero e proprio rituale di scrittura: esistono un luogo e un tempo per la scrittura, quindi?
Non seguo un vero e proprio rituale, no, e non c'è nemmeno una disciplina.
Posso dire che lavoro di mattina, e che mi bastano un tavolo e un dizionario.
La mia vera ossessione è quella della lingua, della verifica costante del significato delle parole che scelgo di utilizzare: devo essere sicuro che siano quelle giuste.

Com'è invece Jean Echenoz lettore? Ci sono autori che rilegge spesso, o che l'hanno influenzata particolarmente?
Ci sono sicuramente autori che rileggo, da Marcel Proust a Gustave Flaubert, perchè a seconda del momento della vita in cui li si affronta sanno dare al lettore qualcosa di diverso.
Sono invece soprattutto autori inglesi ed americani quelli che mi hanno segnato maggiormente, durante gli anni della mia formazione: Charles Dickens, Robert Louis Stevenson, Fëdor Dostoevskij, Vladimir Nabokov, Nikolaj Vasil'evič Gogol', Aleksandr Sergeevič Puškin e molti altri.
Nel momento in cui si scrive, naturalmente, è naturale voler vedere "come se la cavano gli altri scrittori" del proprio paese, ed è per questo che ora leggo più autori francesi.

Ringrazio Adelphi e Jean Echenoz per la bellissima opportunità di confronto e approfondimento, e vi consiglio la lettura di "Inviata speciale" perchè è un romanzo strepitoso, con una protagonista a dir poco indimenticabile.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto