giovedì 30 novembre 2017

Chiacchierata con B.A. Paris su "La moglie imperfetta", la scrittura e... Agatha Christie!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: B.A. Paris, autrice di "La coppia perfetta" e "La moglie imperfetta", editi Nord.
Ecco cosa mi ha raccontato, nella cornice del bellissimo Enterprise Hotel di Milano!

Quando hai scritto “La coppia perfetta”, a darti il via è stato un concorso letterario che ti aveva segnalato tua figlia. Stavolta, invece, hai iniziato a scrivere “La moglie imperfetta” da autrice pubblicata. È stato diverso?
Molto, e molto più difficile! Il primo libro era stato un grande successo, e c’è un sacco di pressione nello scrivere un secondo libro sapendo che i lettori vorranno vivere un’esperienza simile ma non identica. Dovrai trasmettergli tutto ciò che è arrivato loro dal tuo primo libro, senza riscriverlo.
È stato davvero difficile!

Dopo il marito “da incubo” del tuo primo romanzo, stavolta sei stata più sottile: Matthew, in apparenza, è un marito premuroso, gentile, attento.
Sì, la differenza sta proprio qui: stavolta non è dichiarato dall’inizio che il marito è “il cattivo della storia” (ruolo che non spetta slo a lui, ndr), è qualcosa che il lettore scopre piano piano.
In entrambi i romanzi ho una vittima femminile che riesce a sfuggire al suo carnefice, e a contrattaccare.
E stavolta abbiamo anche un’amica alla quale stare attenti. Nessuno può incastrarti facilmente quanto un’amica, e hai saputo creare un personaggio femminile davvero subdolo.
Era proprio il mio intento: nel romanzo precedente avevo un’amica che correva in soccorso, stavolta mi serviva qualcosa di diverso.
Stavolta, a rendere più spaventoso il tutto, c'è la paura di Cass di stare perdendo la memoria (e di conseguenza se stessa). La vediamo iniziare a dubitare sempre di più di ogni sua azione.
È questo a spaventare il lettore. Nel mio primo romanzo era chiaro da subito di chi si dovesse avere paura, mentre stavolta si inizia a da avere paura tutto il tempo, non essendo chiaro chi sia "il cattivo" della storia. È il marito? È l'amica? È Cass stessa?

Devo chiedertelo: come fai a dormire serena, dopo aver lavorato tutto il giorno a romanzi come “La coppia perfetta” e “La moglie imperfetta”? Come riesci a tenere separato quel livello di inquietudine e di angoscia che finisce nei tuoi romanzi, e la tua vita personale?
Quando è uscito “La coppia perfetta” me l’hanno chiesto in diverse occasioni, ma la verità è che quando scrivo divento momentaneamente il personaggio su cui sto lavorando, e quando stacco torno a essere me stessa.
Ho trovato stimolante pensare a Jack, ai modi in cui avrebbe ingannato Grace… e poi quando rileggevo quello che avevo scritto mi sorprendevo di me stessa.
I miei amici, mia figlia non si capacitavano che io potessi scrivere qualcosa di simile perchè sono una persona molto ottimista, positiva e piena di entusiasmo.
Però magari la scrittura è proprio il mezzo che ti permette di tirare fuori la parte oscura di te.
Sono sicura che sia così: scrivere è terapeutico, e ti aiuta a tirare fuori emozioni e sensazioni che nemmeno sapevi di avere dentro di te.
Quali libri e quali autori pensi ti abbiano resa la persona e l'autrice che sei oggi?
Ho iniziato a leggere quando avevo circa sette anni, e pochi anni dopo ho scoperto i romanzi di Agatha Christie. L'ho letta da giovanissima, e nessuno mi ha ispirata quanto lei.
Credo che se mi sono trovata a scrivere thriller, io che mai avrei pensato di farlo, sia anche grazie a lei. Ora purtroppo ho davvero poco tempo per leggere, e quando leggo ho sempre tra le mani un thriller psicologico segnalatomi dal mio editore o da altri autori.
Ti influenza, come scrittrice, leggere il lavoro di altri autori di genere?
No, nel senso che se leggo qualcosa che mi piace penso "ok, è stato fatto. Non posso scriverlo io", e so di dovermi inventre qualcos'altro.

Qual è la tua più grande paura, da scrittrice?
Deludere i miei lettori. Non voglio che il mio nuovo romanzo piaccia loro meno del precedente, ed era sicuramente la mia più grande paura mentre lavoravo a "La moglie imperfetta".
I miei lettori sono sempre così disponibili, così comunicativi, così entusiasti di raggiungermi quando presento un romanzo: deluderli sarebbe bruttissimo.

Nei tuoi due romanzi le vittime sono donne, e quello della violenza contro le donne è un tema quanto mai attuale. In nessun paese del mondo c'è una legislazione adeguata, ne abbiamo la prova ogni giorno. Credi che aiuti a mantenere viva la discussione sul problema parlarne anche attraverso la fiction?
Assolutamente sì. Quello che mi ha sorpresa, e anche spaventata, è stato il numero di donne che, dopo l'uscita di "La coppia perfetta", mi ha contattata per dirmi che aveva vissuto o stava vivendo qualcosa di simile.
La violenza psicologica è ora un crimine riconosciuto e punito dalla legge, ma prima dell'uscita di "La coppia perfetta" non era così. La violenza fisica era riconosciuta, e sicuramente più facile da provare, mentre quella psicologica... Il romanzo e la nuova legge sono usciti quasi in contemporanea, e credo sia un passo importante nella giusta direzione.
Ringrazio tantissimo Nord e B.A. Paris per questa bellissima opportunità:la prima intervista italiana a B.A. Paris era uscita proprio sul mio blog, e incontrarla di persona è stato emozionante.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Trulli Tales - Le avventure dei trullalleri" presto su Disney Junior!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Non c'è nulla di meglio di un nuovo cartone da iniziare a vedere insieme ai più piccini, quando si avvicina Natale, e quest'anno ci ha pensato Disney Junior con i piccoli maghi chef più adorabili della TV: sto parlando dei Trullalleri, i simpaticissimi abitanti di Trulliland!
Lo spunto per "Trulli Tales - Le avventure dei trullalleri" viene dalla Puglia, dai suoi caratteristici trulli e dalle sue tradizioni culinarie secolari, ma a Trulliland c'è molto di più: Ring, Stella, Sun e Zip sono intrepidi maghi-chef, che puntata dopo puntata imparano non solo a preparare nuove, deliziosi ricette ma anche come diventare maghi (e bambini) migliori.
Accanto a loro un cast di coloratissimi personaggi, da Frisella, che gestisce la bakery della città, a Nonnatrulla, che ha lasciato loro un magico ricettario, passando ovviamente per il cattivo della situazione: il malvagio Copperpot!

Le loro avventure avranno inizio l'11 Dicembre su Disney Junior (canale 611 di Sky), quindi alle 19:45 prendete in braccio i vostri pulcini e mettetevi comodi *^*

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 29 novembre 2017

"Mille pezzi di te e di me" di Sarah White

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Mille pezzi di te e di me" di Sarah White, edito De Agostini (rilegato a 14,90€):
È l’ultimo anno di liceo quando la vita di Everly Morgan va in mille pezzi. Un idillio perfetto distrutto in un solo istante: quello in cui Everly scopre che Brady, il ragazzo che ama più di ogni altra cosa al mondo, la tradisce con la sua migliore amica. E lo fa nel modo peggiore possibile: nel parcheggio della scuola, davanti a tutti. Everly è disperata: si sente umiliata, ferita e abbandonata proprio dalle persone di cui si fidava di più. Il mondo le è crollato addosso, e lei si sente soffocare. Decisa a reagire, Everly chiede aiuto a uno psicoterapeuta. E proprio lì, nella sala d’attesa del dottore, succede qualcosa di inaspettato. Everly incontra Gabe. Lui è sexy, dolce, divertente. E soprattutto sembra l’unico al mondo in grado di capire quello che prova. Everly però non è pronta a innamorarsi di nuovo, non ora che il suo cuore spezzato ha appena ricominciato a battere.

Devo dirlo: la premessa non mi convinceva. Trovavo preoccupante l'idea di una ragazza che finisce in terapia perchè si è lasciata col fidanzatino, mi sembrava un'esagerazione.
E in parte continua ad esserlo, soprattutto perchè l'autrice le ha dato una famiglia che la supporta e che la sostiene, una mente sveglia e un aspetto che non le procura grossi complessi.

Però poi ho iniziato a leggere "Mille pezzi di te e di me", e mi sono trovata a finirlo in un pomeriggio, perchè appena entra in scena Gabe, incontrato per puro caso nella sala d'attesa della sua psicologa (è uno studio condiviso, quindi i due ragazzi non sono in cura dalla stessa terapeuta e ha senso che non si siano mai visti prima, nemmeno di sfuggita) le cose cambiano.
Attraverso il suo modo di interagire con Gabe, il personaggio di Everly viene messo a fuoco e si arriva ben presto a capire ch eil problema non sia mai stato Brady, in realtà.
Brady l'ha ferita tradendola con la sua amica, e certo all'amica non si può dare il premio Miglior Persona dell'Anno, ma a mandare Everly fuori strada è stato veder cambiare all'improvviso il mondo attorno a lei, e veder crollare come un castello di carte i progetti fatti per il futuro.
Brady le manca? Oh, sì. Ma appena incontra Gabe, una persona che la stimola invece di compatirla e che la protegge quando è in difficoltà per poi riprendere a stimolarla appena si è ripresa, capisce che forse è su di sè che deve lavorare.
Che gli amori nascono e finiscono, e che non muore nessuno, ma che con noi stessi ci dobbiamo convivere ogni secondo e quindi bisogna partire da lì prima di potersi innamorare di nuovo, e per davvero...
Gabe vince tutto, in questo romanzo. 10+ al ragazzo che legge (e no, non legge i soliti tre libri che leggono tutti nei romanzi - chiaro segno che la maggior parte delle autrici là fuori hanno probabilmente letto davvero solo quei tre titoli, o poco più... ma questo non è il caso di Sarah White), che usa ironia e sarcasmo con disinvoltura, che vuole una borsa di studio per l'università legata al nuoto e che si allena costantemente desideroso di dare il massimo, e che ha subito un trauma doloroso ma non per questo è diventato il tenebroso irascibile e bipolare che sembrano diventare i protagonisti maschili di solito. Bellissimo anche il suo rapporto con la sorella: insomma, mi è piaciuto proprio tanto!

Ho adorato ogni scena che ha visto Everly e Gabe insieme, romantica e non, e divertente tutta la fase di progettazione dello scherzo dei diplomandi - lo avessero fatto nella mia, di scuola, di trasformare la palestra in una spiaggia con tanto di palme!
Tenete d'occhio la sorella di Everly perchè è davvero una persona speciale.
Leggerò di sicuro il prossimo romanzo di Sarah White, e spero di recuperarlo cartaceo prima o poi perchè mi piacerebbe avere Gabe in libreria *^*

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 28 novembre 2017

"La piccola bottega del tè" di Caroline Roberts

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La piccola bottega del tè" di Caroline Roberts, edito Newton Compton (rilegato a 10€):
Ellie Hall ha un solo desiderio: dimenticare la vita di città e dedicarsi con amore alla piccola bottega del tè di Claverham Castle, per realizzare il suo sogno di bambina. Niente più noiosi calcoli al computer, finalmente: nelle sue giornate ci saranno solo tazze fumanti accompagnate da torte e biscottini, e amabili chiacchiere con i clienti. Tutto questo è però guastato dallo scorbutico Lord Henry, proprietario del castello, contrario ad aprire le porte della propria dimora ai visitatori. Ma Ellie non ha alcuna intenzione di perdere ciò per cui ha tanto lottato e così, cupcake dopo cupcake, con la sua bottega conquista il cuore degli abitanti, e i suoi dolci diventano l’attrattiva principale del posto. Ora tutto quello che manca nella vita di Ellie è un pizzico di romanticismo: sarà forse Joe, lo scontroso amministratore della tenuta, a donarle un po’ di inaspettata dolcezza?

"La piccola bottega del tè" è la storia di un piano B.
Ellie lascia un posto di lavoro sicuro per investire la sua eredità in un progetto che ha risvegliato nel suo cuore i sogni di quando era piccola: prendere in gestione la sala da tè di Claverham Castle a partire dal fine settimana di Pasqua, e abbandonare il computer e i documenti in favore di farina e fruste da cucina.
Il suo non è certo un colloquio di lavoro brillante, ma la sua determinazione non sfugge agli occhi di Joe, amministratore del Claverham Castle, che nonostante i dubbi di Lord Henry convince quest'ultimo a darle una possibilità.
E chissà che questa non sia una possibilità anche per loro due, che in amore non sono stati troppo fortunati...
Mi è piaciuta moltissimo Ellie, perchè l'ho trovata romantica senza però perdere di vista la concretezza: il suo sogno è qualcosa di tangibile, di materiale, che richiede duro lavoro e tanto impegno. La sua vita è fatta di levatacce, ore passate a impastare, budget da rispettare e sì, c'è il desiderio di far rivivere attraverso le sue mani (e un forno capriccioso) le ricette dell'amatissima nonna, ma soprattutto c'è la voglia di farcela con le sue forze.
Ed è proprio di questo che si invaghisce Joe: la ragazza fa breccia nei suoi pensieri sin dal primo colloquio, quando si presenta inesperta ma con una torta strepitosa e piena di entusiasmo, ed è per questo che preme affinchè Lord Henry le dia in gestione la sala da tè.
Joe condivide la sua stessa intraprendenza e voglia di dare il massimo, ed è stato bellissimo vederli innamorarsi l'uno dell'altra pagina dopo pagina.

È una di quelle letture da stagione fredda, da divorare con accanto una tazza fumante e un dolcetto prelibato - chissà, magari proprio una fetta della torta della nonna di Ellie - e che lascia il cuore sereno.
Consigliatissimo per le domeniche di pioggia, io me lo sono proprio goduto!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 27 novembre 2017

"Balla con me" di Heidi Cullinan

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Balla con me" di Heidi Cullinan (ebook a 4,24€ su Amazon):
Ed Maurer si è più o meno rimesso in piedi dopo la ferita al collo che l’ha relegato in panchina, mandando a gambe all’aria la sua carriera di giocatore di football semiprofessionista. Ora lavora in un ufficio che gli succhia l’anima, ma nel tempo libero svolge del volontariato in un centro comunitario locale. L’unico neo è l’istruttore di aerobica, Laurie Parker, che sembra deciso a mettergli i bastoni fra le ruote.
Laurie un tempo era uno dei ballerini più famosi del mondo, ma ora fa il volontario al Centro Halcyon per sfuggire alle macchinazioni di sua madre. Sarebbe la perfetta via di fuga, non fosse per le ingerenze e le frecciatine di un certo giocatore di football.
Quando Laurie, per un capriccio, chiede a Ed di assisterlo al corso di ballo, le opinioni che i due uomini hanno uno dell’altro vengono radicalmente stravolte. Ballare insieme li trasforma in amici, poi amanti, e infine mostra loro come guarire dal dolore del passato. Perché a ogni giravolta sulla pista, Ed e Laurie si rendono conto che l’unico modo per sfuggire ai propri demoni è continuare a ballare… insieme. 

Oggi torno a parlarvi di un romanzo M/M, e nel farlo ci immergiamo insieme nel mondo della danza perchè quello di Ed e Laurie è un legame che si rafforza a ritmo di musica.
Un passo alla volta.

Ed e Laurie mi hanno conquistata immediatamente perchè da un lato rappresentano due mondi diversi che entrano in collisione in modo non troppo gradevole (Ed viene dal football e dagli scontri in velocità, Laurie dal ballo e dalla grazia in ogni movimento.. non è facile trovare la sintonia, e i due litigano parecchio prima di imparare a comunicare), dall'altro pagina dopo pagina è sempre più evidente quanto questi due uomini abbiano in comune, sotto la superficie.
La loro determinazione, la loro passione, il loro amore per le discipline che li hanno conquistati e mai lasciati andare nel corso degli anni sono esattamente gli stessi.

Quello di Ed è un personaggio che mi è capitato di trovare spesso, in romanzi di questo tipo: lo sportivo con la carriera stroncata da un infortunio che deve reinventarsi  e trovare un nuovo scopo.
È un tipo di personaggio che mi piace molto, ed Ed non è stato da meno.
Soprattutto, trovo che l'autrice abbia saputo raccontare molto bene il suo percorso di avvicinamento alla danza, e di conseguenza a Laurie.
Quest'ultimo, ha smesso di ballare per motivi apparentemente meno seri di quelli che hanno precluso il football ad Ed, ma che lo hanno segnato nel profondo: lavorare al centro comunitario è il suo modo di fuggire e nascondersi, oltre ad essere qualcosa che lo fa stare bene, e anche se all'inizio tra lui ed Ed non corre esattamente buon sangue i due trovano ben presto un modo di comunicare senza darsi sui nervi, e lo fanno proprio attraverso il ballo.
Del resto non si può ballare insieme se non ci si muove in sincrono...

"Balla con me" è la storia di due uomini che crescono, evolvono e affrontano a viso aperto ciò che li ha feriti, per avere finalmente modo di ricominciare a vivere appieno, e lo fanno insieme, grazie al ballo. Ballo che attraversa il romanzo intero, tra passi di danza debitamente spiegati al lettore (soprattutto a quello che, come me, non ne sa poi molto) e musiche davvero di ogni tipo: non so se posso perdonare a Ed tutte queste canzoni di Britney Spears, ma del resto nel 1999 piaceva anche a me quindi...

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Le fragilità del cuore" di Susan Elizabeth Phillips

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Le fragilità del cuore" di Susan Elizabeth Phillips, edito Leggereditore (brossurato a 16€) in uscita il 30 Novembre:
Annie Hewitt è un’attrice con poca fortuna, arrivata a Peregrine Island nel bel mezzo di una violenta tempesta di neve. Avvilita e al verde dopo aver speso tutti i risparmi per esaudire gli ultimi desideri della madre malata, non le rimane altro che una fastidiosa polmonite, due valigie rosse piene di burattini e un vecchio cottage, dove si nasconde una misteriosa eredità che potrebbe risollevare le sue finanze. Ma le giornate a Peregrine saranno tutt’altro che semplici per lei: destreggiandosi tra una vedova solitaria, una bambina muta e degli isolani ficcanaso, Annie scoprirà di essere impreparata ad affrontare la vita su quell’isola così fredda, selvaggia e inospitale. A complicare il tutto, l’inaspettato incontro con Theo Harp, l’uomo che le aveva spezzato il cuore quando entrambi erano solo adolescenti, diventato oggi uno scrittore solitario di romanzi horror. Ma quell’uomo sarà ancora temibile come lei ricorda o sarà una persona nuova? Intrappolati insieme in un’isola innevata al largo della costa del Maine, Annie non potrà più scappare dal passato e dovrà decidere se dare ascolto alla sua testa oppure al suo cuore...
Ironia, passione e mistero per una storia emozionante e ricca di sorprese.

Premessa: non è il tipico romanzo di Susan Elizabeth Phillips.
È più cupo, meno gioioso e meno romantico. Va detto, perchè se iniziate la lettura aspettandovi questo vi trovate completamente spiazzati e basterebbe il primo 25% del romanzo a farvi desistere.
E invece bisogna farlo, perchè "Le fragilità del cuore" è un ltro buon romanzo di quella che è una delle autrici romance più amate: è solo "diverso".

Ma andiamo con ordine: ad aprire le danze è Annie, attrice fallita ma abile ventriloqua, che ha la stramba abitudine di parlare con i suoi burattini anche nella sua testa mentre questi ultimi sono ben conservati in valigia.
Conversa con loro (ehm, con se stessa...) per combattere la solitudine, e come darle torto? La madre, una donna niente affatto facile, è morta lasciandole come unica eredità un fastidioso contratto che le impone di passare del tempo in un cottage sperduto nel nulla per non perderne l'usofrutto, e in cui sembra sia nascosto qualcosa di valore che potrebbe darle una mano finanziariamente.
Ma Annie non sa cosa sia, o dove sia.
In tutto questo, arriva al cottage sull'isola nel momento peggiore, nel gelo dell'inverno e una delle prime persone che incontra è Theo Harp.
Ex-amore adolescenziale, il ragazzo che l'ha ferita più di tutti e che ora scrive storie horror che la terrorizzano: non esattamente la gradevole compagnia che avrebbe scelto, potendo.
Forse, però, la convivenza forzata permetterà loro di riavvicinarsi... oppure no?

Annie mi è piaciuta. Mi ha ricordato (in alcuni tratti) Sugar Beth di "Odio quindi amo" - precedente romanzo dell'autrice - e soprattutto mi ha affascinato il suo modo di creare rumore attorno a sè là dove ci sono solo solitudine e silenzio.
I suoi burattini altro non sono che proiezioni dei vari aspetti del suo carattere, e dialogando nella sua mente con uno o con l'altro Annie, in realtà, calma se stessa e ragiona con maggiore serenità.
Mi è piaciuto che il male che le ha fatto Theo in passato non venisse dimenticato in cinque minuti, ma che i due dovessero riavvicinarsi piano piano: niente instaLove, per loro due, ma piuttosto una piccola fiammella che prende corpo pagina dopo pagina.

Theo è forse uno dei protagonisti più cupi dell'autrice, e mi è piaciuto proprio per questo. Capitolo dopo capitolo, i motivi della sua passata arroganza e cattiveria vengono a galla e nonostante non tutto si possa perdonare, è sicuramente più facile per Annie (e per noi) comprenderne la natura tormentata e decidere se dargli o no una seconda chance.
Dicevo all'inizio che è un romanzo diverso, ma nel mio caso è stata una bellissima scoperta: non mi aspettavo un romanzo così da un'autrice che di solito conquista per la leggerezza e l'umorismo, e invece ha saputo stupirmi con personaggi pieni di sfaccettature e una storia ricca di misteri da svelare.
L'amore, la passione, il desiderio: questi elementi non mancano, nemmeno al rapporto di - apparentemente - difficile lettura tra Annie e Theo, ma è una passione più oscura, e in un certo senso più vera, che nasce anche dall'accettare tutto ciò che, nell'altro, non è particolarmente attraente (come il passato da bullo di Theo, per esempio... io ve lo dico, all'inizio del romanzo vorrete prenderlo per le spalle e dargli una bella scrollata).
Consigliatissimo: anche stavolta Susan Elizabeth Phillips ha colpito nel segno.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 24 novembre 2017

"La ragazza del mare" di Sara Zarr... al cinema!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La ragazza del mare" di Sara Zarr, edito Leggereditore (rilegato a 14,90€):
Dopo che il padre l'ha sorpresa sul sedile posteriore di una macchina insieme a Tommy Webber, la vita della, giovane Deanna è diventata un incubo. A distanza di due anni suo padre, che non riesce a perdonarle quell'errore, a stento riesce a guardarla in faccia. Anche se Tommy è l'unico ragazzo con cui sia mai stata, l'intera scuola la etichetta come una "ragazza facile". Non potendo contare sull'aiuto della sua famiglia, Deanna cerca di trovare conforto in Tommy, ma lui, proprio come tutti gli altri, non fa che deriderla e tormentarla. In più, le sue due migliori amiche hanno cominciato a uscire con alcuni ragazzi, e lei si sente una specie di intrusa tra loro. Cerca allora di mantenere saldo almeno il rapporto con Darren, il fratello maggiore, ma ora che lui e la sua fidanzata sono assorbiti dai loro problemi di genitori adolescenti, deve imparare a difendersi da sola. Lo fa diventando ogni giorno più dura e insensibile, per quanto l'isolamento in cui si ritrova la faccia soffrire terribilmente. Il suo unico sollievo è un giornale su cui descrive la vita di una ragazza anonima... la sua stessa vita. Un romanzo sul difficile tema del bullismo e su come sia complicato perdonare se non si è disposti a fidarsi ciecamente l'uno dell'altro.

Dal romanzo di Sara Zarr, uscito per la prima volta in Italia nel 2009, è stato tratto un film prodotto da Lifetime e diretto da Kyra Sedgwick, che approda alla regia dopo una ricca carriera d'attrice (potreste conoscerla per "Qualcosa di cui... sparlare", "Kill Your Darlings", ecc.).
La donna ha collezionato undici premi tra i quali un Golden Globe e altre 52 nominations, e ora si sposta dietro la macchian da presa per raccontare la storia di Deanna.
Deanna è interpretata invece da Ryann Shane, che potreste aver visto in "Banshee" (era Deva Hopewell), accanto a un sempre strepitoso Kevin Bacon nel ruolo di Michael.
Tommy, invece, è portato sullo schermo da Tyler Johnston, che aveva un viso familiare e poi ho capito perchè: i fan di "Supernatural" ritroveranno Samandriel/Alfie/Matt Pike, e quelli di "The Killing" riconosceranno Alexi Giffords.
Oppure troverete semplicemente un ragazzo molto carino da ammirare oer un'ora e mezza, e va bene lo stesso XD

È un film per la TV, quindi non so se lo vedremo effettivamente al cinema - ma potrebbe uscire direttamente in DVD, essere acquisito da SKY o da una piattaforma come Netflix, quindi tenete gli occhi aperti!
Vi lascio ovviamente il trailer, che vi farà subito capire il lavoro fatto da lifetime per "aggiornare" la storia di Deanna senza però perderne lo spirito e il messaggio (il libro è uscito in America nel 2007, e in dieci anni sono cambiate tante, tantissime cose per quanto riguarda gli adolescenti e la loro vita di ogni giorno):
Cliccando qui, invece, potete scoprire e ascoltare - su Spotify o Youtube - tutte e 21 le canzoni presenti nel film, magari accompagnandole alla lettura del romanzo appena tornato in libreria ;)

Vi invito anche a scoprire tutti gli altri contenuti legati al romanzo, che potete trovare seguendo il calendario qui sotto:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 23 novembre 2017

Intervista ad Alessia Gazzola su "Arabesque", la lettura e la serie TV

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: Alessia Gazzola, ora in libreria con "Arabesque" per Longanesi (rilegato a 17,60€):
Tutto è cambiato, per Alice Allevi: è un mondo nuovo quello che la attende fuori dall’Istituto di Medicina Legale in cui ha trascorso anni complicati ma, a loro modo, felici. Alice infatti non è più una specializzanda, ma è a pieno titolo una Specialista in Medicina Legale. E la luminosa (forse) e accidentata (quasi sicuramente) avventura della libera professione la attende. Ma la libertà tanto desiderata ha un sapore dolce amaro: di nuovo single dopo una lunga storia d’amore, Alice teme di perdere i suoi punti di riferimento. Tutti tranne uno: l’affascinante e intrattabile Claudio Conforti, detto CC, medico legale di comprovata professionalità e rinomata spietatezza.
Quando le capita il suo primo incarico di consulenza per un magistrato, Alice si rimbocca le maniche e sfodera il meglio di sé. Al centro del caso c’è una donna di quarantacinque anni, un tempo étoile della Scala e oggi proprietaria di una scuola di danza. In apparenza è deceduta per cause naturali. Eppure, Alice ha i suoi sospetti e per quanto vorrebbe che le cose, per una volta almeno, fossero semplici, la realtà è sempre pronta a disattenderla. Perché, grazie alla sua sensibilità e al suo intuito, Alice inizia a scoprire inquietanti segreti nel passato della donna, legati all’universo – tanto affascinante quanto spietato e competitivo – del balletto classico...

Mettete una domenica mattina, un tavolo pieno di tazze di caffè e di morbide brioche e un gruppo di lettori forti, anzi, fortissimi pronti a incontrare una delle loro autrici preferite.
È iniziato così l'incontro con Alessia Gazzola, nel bellissimo caffè della Triennale a Milano, ed ecco cosa ci siamo raccontati!
Leggendo i romanzi di questa serie si riesce a tracciare il percorso evolutivo del personaggio di Alice: ormai hai passato diversi anni in sua compagnia, com'è cambiato il rapporto con la tua protagonista? senti di essere cresciuta insieme a lei?
L'idea di farla crescere e di non lasciarla cristallizzata nel tempo e nello spazio, che in genere in ogni avventura resta uguale a se stesso, era qualcosa che non mi piaceva. Ho riscontrato questa particolarità in alcune serialità che amo, ma non era qualcosa che mi andasse di fare.
Volevo seguire un percorso, e devo dire che non mi è riuscito difficile:mi è venuto spontaneo, forse anche per il fatto che utilizzo la prima persona.
Non sono romanzi autobiografici, lo dico sempre che Alice non sono io, ma ormai mi sentivo a disagio a darle una voce ancora infantile, adesso che ormai ho trentacinque anni.
Devo dire che non condivido alcune cose che lei pensa o fa, ma siccome è diversa da me la faccio agire come penso sia importante nell'economia della trama. In ogni caso, doveva crescere: dovevo darle un decoro, anche per rispetto della sua professione, che è pur sempre la mia. E poi la stessa Alice ha ormai trent'anni, è molto lontana dalla studentessa ventitreenne del primo romanzo.
Ma qual è oggi il suo rapporto personale con Alice? Non credo che lei fin dal primo libro pensasse a un personaggio seriale, ma quanto pensa di andare avanti, e fino a che punto ha invaso la sua vita?
Il mio rapporto è ormai di familiarità: per me Alice è come una sorella più piccola, ancora un po' immatura in alcune cose. I miei pensieri in realtà li attribuisco un po' a tutti i personaggi, e anche se non sono Alice, alla fine i romanzi sono pieni dei miei pensieri, sentimenti ed emozioni.
Certe volte sia come autrice, sia come persona, posso anche non condividere il comportamento della mia protagonista in una determinata scena, ma lei ormai ha sviluppato una sua personalità, anche indipendente da me. Certe cose io stessa non le so finché non mi metto davanti al computer a scrivere. Continuerò a scrivere di lei finché sarà divertente per me, perché se deve diventare un peso o una catena preferisco lasciar perdere: alla fine, so di avere anche tante altre idee che vorrei prima o poi seguire. Qualcosa ho anche già pubblicato. Da lettrice, riconosco i libri scritti a tavolino, e non ne vorrei mai scrivere uno, per cui se dovessi mancare all'appello in futuro saprete che sarà perché non avrò niente da scrivere al momento.

In "Arabesque" l'attenzione si sposta sul mondo del balletto, ma hai voluto mettere in evidenza la competitività e l'aggressività che distruggono chiunque entri in quel mondo, invece della sua bellezza. Come mai?
Non mi propongo di scrivere delle verità assolute: il mondo della danza classica può essere anche un mondo pulito, in cui valgono le regole dello sport, i valori più nobili di qualunque attività fisica o artistica. Ma sono una giallista, e anche in un mondo puro devo trovare la zona d'ombra.
L'imput mi è stato dato da "Il cigno nero", film che in realtà non mi era piaciuto del tutto ma mi aveva impressionato, e mi aveva dato l'idea di scrivere un romanzo in cui venissero sottolineati questi aspetti dell'autodisciplina eccessiva e della competitività. Prima ancora, la cosa che più m'interessava era, indipendentemente dal mondo della danza, raccontare l'invidia della giovinezza, una cosa che mi stuzzicava molto. Volevo raccontare un rapporto particolare tra maestra e allieva, e viceversa, che avrebbe potuto nascere anche in un altro ambiente, ma quello del balletto mi piaceva per il suo aspetto "bello": vi sarete accorti che a me piace descrivere ambienti belli, eleganti.

I suoi romanzi vanno incontro sia alla voglia di giallo e mistero, sia al bisogno di romanticismo. Qual è stata la spinta che l'ha portata a creare questa miscela unica e personale?
Nei primi romanzi il lato frivolo era molto forte, anche perché all'epoca avevo ventisei anni e facevo scorpacciate di romanzi chick-lit, soprattutto quelli di Sophie Kinsella. Nella mia scrittura è finito anche quello che era il mio gusto da lettrice. Il primo libro l'ho scritto come puro divertimento, non avevo un progetto editoriale e ancora oggi mi piacciono molto i romanzi rosa, ma  credo che nelle mie storie il punto centrale sia Alice più che la sua vita sentimentale. Lei è in cerca d'identità e di sicurezza, e questo si riflette anche nelle sue relazioni, ma da un romanzo all'altro è diventata più forte e più indipendente dagli uomini. Mi piace l'idea di proporre questo tipo di modello, senza presunzione.
E oggi, quali sono le tue letture?
Seguo ancora Sophie Kinsella, che per me è la regina della chick-lit, ma adesso sono nel periodo "vecchia Inghilterra", con i romanzi editi Astoria e Fazi Editore, e con le famose sorelle Mitford.
Leggo ovviamente molti romanzi gialli, perché ritengo di dover imparare ancora molto!
Emmanuele Aita e Francesca Agostini (rispettivamente Paolone e Lara nella serie TV)
si sono uniti a noi per parlare della trasposizione sul piccolo schermo e dei loro personaggi!
La trasposizione dei romanzi in una serie televisiva ha portato nuovi lettori?
C'è qualcosa nei libri che ti è dispiaciuto non sia stato trasposto negli episodi televisivi?
In tutta onestà, la serie tv è stata una benedizione, una bella fortuna di cui sono perfettamente consapevole. Pur con delle differenze legate alle esigenze di sceneggiatura, la cosa più importante, vale a dire l'atmosfera dei libri, è stata rispettata. Che poi ci siano delle differenze, delle semplificazioni, io lo reputo un effetto limitato e accettabile.
Di sicuro mi ha portato tanti nuovi lettori. Mi sarebbe piaciuto vedere "Un segreto non è per sempre", che resta il mio libro preferito, realizzato in un modo diverso, ma sono la prima a rendersi conto che in cinquanta minuti non è possibile sviluppare tutti gli aspetti del romanzo. La trama gialla, a volte, è stata un po' sacrificata rispetto alle scene che vedono Alice in istituto e al suo rapporto con Claudio, ma capisco che queste attirassero di più il pubblico.

Colgo l'occasione e chiedo a Emmanuele Aita e Francesca Agostini come sia stato portare sullo schermo questi personaggi: cosa pensate di aver dato loro, e cosa credete vi abbiano dato?
Francesca: Io ed Emmanuele siamo amici da molto tempo, e tra di noi c'era già feeling. Di Lara ho il cinismo, almeno in parte. Ho la sua lingua tagliente, e il regista - con il quale avevo già lavorato per "Grand Hotel" - , sapendolo, ha voluto enfatizzare questo aspetto della sua personalità, rendendo lara un po' più pepata di quanto non fosse all'inizio.
Emmanuele: In Paolone di mio c'è tantissimo, quasi tutto. Sono pasticcione e permaloso, quanto lui. Conoscere già Francesca mi ha aiutato moltissimo, anche eprchè in me c'è anche tanta della timidezza di Paolone. Per fortuna il regista ci ha dato moltissima libertà nel lavorare sulle battute e la gestualità dei nostri personaggi.

Un ultima domanda prima di salutarci: guardando indietro, ora che siamo al romanzo numero sette (!), diresti che scrivere i romanzi di Alice è stato frutto di un processo graduale, o ricordi invece il fattore scatenante di quella che poi è diventata una serie di grande successo?
Avevo sempre scritto, anche in precedenza: la scrittura è qualcosa di cui ho sempre avvertito il bisogno. Avevo scritto romanzi orribili che non ho mai neanche provato a pubblicare e poi, quando sono entrata alla scuola di specializzazione mi è venuto automatico iniziare a scrivere una storia con quell'ambientazione. Rileggendola, mi sono resa conto di aver scritto qualcosa che, per una volta, poteva avere un potenziale e ho tentato di pubblicarla.
Una di quelle cose che provi a fare anche se non ci credi molto nemmeno tu.
Quando l'hanno accettato, volevo pubblicare sotto pseudonimo perché mi vergognavo tantissimo, ma poi il libro è uscito, è andato bene e io ho superato la vergogna.
E i suoi colleghi, hanno letto tutti questi romanzi? Cosa ne pensano?
Si sono divertiti da matti a leggermi: alcuni pretendevano di riconoscersi - a torto - nel personaggio di Claudio Conforti, e ovviamente nessuno voleva essere la cattiva Wally, ma nessuno si è offeso.
Per fortuna!
Grazie a Francesca Agostini ed Emmanuele Aita per la disponibilità!
Vi consiglio la lettura di "Arabesque" perchè a me ha divertita moltissimo e perchè Alice Allevi è sempre speciale-specialissima, e ringrazio moltissimo Longanesi, Alessia Gazzola, Francesca Agostini ed Emmanuele Aita per la loro disponibilità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Love Forever" di Jay Crownover

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Love Forever" di Jay Crownover, edito Newton Compton (rilegato a 10€):
Titus King è un uomo che ha sempre visto il mondo in bianco e nero. Giusto o sbagliato, niente mezze misure. E questo è uno dei motivi per cui, da adolescente, ha lasciato la famiglia per cercare di costruirsi una vita migliore, da solo. Adesso che è diventato un investigatore di polizia in una delle città con il più alto tasso di criminalità del Paese, non può negare che la sua esistenza abbia assunto notevoli sfumature di grigio. In giro c’è un criminale che si è lasciato alle spalle una lunga scia di distruzione e morte, e la differenza tra giusto e sbagliato, quando Titus pensa a lui, si fa sempre più labile. Come se non bastasse, a minare il suo ferreo senso della moralità c’è anche la bellissima e misteriosa Reeve Black, tornata di recente in città. Reeve rappresenta un pericolo ma anche ciò di cui lui ha davvero bisogno: insieme si troveranno nel fuoco incrociato di una guerra sotterranea e letale. La posta in gioco è la redenzione...

Jay Crownover torna in libreria con il terzo appuntamento con la serie "Welcome to the Point", e stavolta è Titus a dominare la scena.
È il fratellastro di Bax - che avevamo già incontrato nel primo volume della serie, ricordate? - ma a differenza di altre teste calde che abitano a The Point, lui è diventato poliziotto e sta provando in ogni modo a ripulirlo, quel brutto quartiere.
Certo non si aspettava di finire a invaghirsi proprio di una dei criminali che vorrebbe togliere dalla circolazione: Reeve è bellissima, affascinante e capace di fargli ribollire il sangue nelle vene...

Titus è un poliziotto. È un brav'uomo in un posto dove il male è decisamente più presente del bene e dove fare la cosa giusta è difficile. Ma lui ci riesce. Fa quello che deve fare, rispettando la legge.
Titus è un uomo su cui puoi sempre contare per fare ciò che è giusto, anche se questo significa arrestare suo fratello. Il suo lavoro è la cosa più importante per lui, e qualcosa che non sarà mai disposto a compromettere.
Reeve, dal canto suo, è una brava persona che ha fatto delle scelte sbagliate. È un prodotto di The Point, in tutto e per tutto. Fa ciò che deve essere fatto per sopravvivere e per poter vivere con se stessa: da quando sua sorella è morta non ha saputo che farsene della giustizia. Le è interessata solo la vendetta, la stessa vendetta che ora la mette in pericolo, e non solo lei. Tutta The Point potrebbe essere nei guai... a meno che Titus non intervenga, e l'aiuti.
Una delle maggiori difficoltà a cui l'improbabile coppia va incontro è proprio la difficoltà di Titus nel fidarsi di Reeve, che insomma, non è esattamente il tipo di ragazza della quale ci si fidi a occhi chiusi.
Ma Reeve e Titus insieme mi sono piaciuti molto. Entrambi avevano un disperato bisogno di qualcuno come l'altro, per essere completo.
E che passione, ragazzi. Tanta, tantissima passione!
"Love Forever" mi è piaciuto, ma c'è qualcosa di Shane Baxter e Dovie di cui mi sono innamorata e che continua a farmi preferire il primo capitolo della serie.
"Welcome to the Point", però, nel suo complesso è una serie che offre mistero e suspense, sensualità e romanticismo, il perfetto mix tra amore e tensione che tiene col fiato sospeso fino alle ultime pagine.

Ecco dove scovare le recensioni delle mie compagne di #ReviewTour:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 22 novembre 2017

È Natale in casa Maybelline New York: tre confezioni regalo imperdibili!

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle!
Quello di Maybelline New York sarà un Natale stellare, con tre confezioni regalo perfetto per le amanti del trucco... e delle pochette olografiche:
9,95€ su Amazon, già disponibile qui, e dedicata a chi desidera uno sguardo ammaliatore, questa pochette contiene il mascara The Colossal Big Shot e la matita occhi waterproof Expression Kajal color nero intenso.
Adoro quel mascara, che uso sia in questa versione che in quella waterproof, e sono molto curiosa di provare la matita occhi.
Con 11,50€ invece potete portare a casa questa deliziosa pochette olografica rosa, contenente l'ottimo mascara Ciglia Sensazionali e la matita occhi waterproof Expression Kajal color nero intenso.
La trovate su Amazon cliccando qui.
Per chi attendeva con ansia l'arrivo della palette The Burgundy bar, il giorno è arrivato! In questo set in vendita su Amazon qui a soli 19,50€ trovate non solo una delle palette più attese dell'autunno ma anche una matita occhi waterproof Expression Kajal nero intenso per completare il look.

Non so voi, ma io sono prontissima ad aggiungerle al mio carrello Amazon ;)
Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

DegustaBox di Novembre: scopriamo insieme il contenuto!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Anche questo mese è arrivata la DegustaBox, che per 15,99€ porta a casa mia dai 9 ai 12 prodotti golosi a sorpresa.
Stavolta è arrrivata con gli auguri di Natale del team, e tante cosine che saranno perfette per il mese più festoso dell'anno:
Il marchio maggiormente presente questo mese è Heinz, con la "Maionese Squisitamente Buona" (2,90€), e due omaggi: un barattolino di Ketchup da 30ml e uno stampino a forma di stella perfetto per tartine e biscotti.
DegustaBox ha pensato a tutti i dolci che prepareremo in queste settimane, con uno dei nuovi "Impasti da Maestro" di Cameo (2,99€) - quello per la pastafrolla - e la "Crema Pasticcera" di Parmalat (1,70€).
Per l'aperitivo c'è il prodotto del mese, le "Alici in salsa piccante" di Rizzoli (4,09€), e i "Taralli Bio all'Olio Extravergine" di Puglia Sapori (2,99€).
Non vedo l'ora di aprire i taralli, ne vado matta *^*
Bistefani è presenta con due novità della linea di pasticceria, "Folì" e "Delì" (1,95€ l'una) che saranno perfetti abbinato al tè invernale "Garofano e Cannella" di Pompadour (3,15€).
Preparo la coperta e un buon libro, che ne dite?
Non amo particolarmente i pomodori, ma userò sicuramente questo "Datterino Rosso Intero in Succo" di Così Com'è (1,89€) per preparare il sugo per il pollo alla cacciatora - la ricetta di Nigella Lawson, davvero deliziosa!
Infine, DegustaBox ha pensato anche alle bollicine con la birra Poretti "10 Luppoli - Le bollicine" (9,99€), che non vedo l'ora di provare.
Di solito non bevo la birra, ma questa mi incuriosisce - la aprirò sulla prossima pizza!

Nel complesso, è una delle box più belle arrivate di recente, con diversi prodotti nuovi e di sicuro perfetti per le feste in arrivo: il valore complessivo è di 33,51€ con in più  i due omaggi di Heinz.
Se ancora non sapete cosa regalarvi a Natale, potete scoprire la vostra prima DegustaBox a soli 9,99€ cliccando qui, e ricevere anche voi tante cose buone a sopresa alla fine di ogni mese *^*

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"American Assassin": la recensione in anteprima di uno dei film più attesi dell'autunno!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
"American Assassin" è uno dei film più attesi dell'anno e sarà nelle sale dal 23 Novembre... ma ho potuto vederlo in anteprima, ed ecco qual è stata la mia impressione!
Mitch Rapp (Dylan O'Brien) crede di avere tutto: è in vacanza in un posto paradisiaco con la sua fidanzata, alla quale si è appena dichiarato, e non sa che la sua vita sta per cambiare.
Un attentato terroristico che miete centinaia di vittime gliela porta via davanti agli occhi, e nei mesi seguenti Rapp si lascia prendere dal dolore e dal desiderio di vendetta al punto da arrivare a infiltrarsi proprio nella cella terrroristica dalla quale è partito l'attentato che ha ucciso la sua ragazza.
È qui che i corpi speciali americani intervengono, e Rapp si trova di fronte a una scelta: il carcere, o un programam di addestramento rigido e senza sconti per poi entrare in un corpo speciale segreto della CIA, sconosciuto ai più. Stan Hurley (Michael Keaton) è incaricato di addestrarlo, ma non apprezza l'incapacità di Rapp di obbedire agli ordini e di lasciare fuori le emozioni.
La missione che li attende è delicata, e dall'esito possibilmente catastrofico: un ex membro del loro stesso corpo è a pochi passi dal costruire una bomba atomica, in grado di polverizzare metà nazione...

112 minuti di tensione, adrenalina e colpi di arma da fuoco.
Un Michael Keaton capace di domincare la scena anche quando è (letteralmente) incatenato e un Dylan O'Brien diventato grande - tanti muscoli e una folta barba nera, per quello che pochi anni fa era  lo sfigatello secchione di "Teen Wolf" - sono al centro della pellicola di Michael Cuesta, che tra terrorismo islamico e bombe atomiche va a toccare tutte le grandi paure della nostra epoca.

Passando oltre a qualche elemento palesemente improponibile all'interno del tessuto narrativo (e passiamo oltre perchè non è un docu-film nè un biopic, ma un semplice film d'azione), "American Assassin" funziona perchè tiene lo spettatore incollato alla sedia dall'inizio alla fine.
Fino alle ultime sequenze l'esito della vicenda non è del tutto scontato, e la giusta dose di combattimenti corpo a corpo, sparatorie, inseguimenti in auto (anche attraverso una Roma fin troppo poco trafficata ma che regala inquadrature strepitose) e rivelazioni fanno sì che si resti più volte con il fiato sospeso.

Dylan O'Brien è cresciuto, e non solo nel fisico: "American Assassin" è una delle sue prove migliori finora, in cui dimostra di reggere anche un primo piano drammatico senza risultare piatto.
Riesce a dare vita al dolore, alla rabbia, al desiderio di vendetta di Mitch Rapp, interagendo alla perfezione con quello che è suo mentore e spina nel fianco, interpretato da un Michael Keaton che ancora una volta non delude.

Mi è piaciuto moltissimo, e mi ha messo una gran voglia di leggere "L'assassino americano" di Vince Flynn, edito TimeCrime/Fanucci, da cui è stato tratto il film e che è già in libreria:
Dopo decenni di spietata Guerra fredda, gli Stati Uniti si trovano in una posizione sempre più vulnerabile. Thomas Stansfield, veterano e capo della CIA, sa che l’identità del prossimo nemico è più sfuggente che mai. Per combatterlo con le sue stesse armi chiama la sua protetta, Irene Kennedy, e il suo vecchio collega, Stan Hurley, per formare un nuovo gruppo di agenti sotto copertura. Ma quale uomo è disposto a uccidere per il proprio Paese senza indossare una divisa? Irene lo troverà dopo l’attacco terroristico di Lockerbie: 270 vittime in una fredda notte di dicembre e tutti i loro familiari colpiti da una tragedia per cui non sembra esserci conforto. Uno di loro è Mitch Rapp, che ha perso la donna che amava. Ma non cerca conforto. Vuole i colpevoli. Sei mesi di intenso addestramento e Rapp è pronto: dietro lo sguardo d’acciaio dell’ultimo eroe della nazione si nasconde un giovane uomo pronto a diventare un assassino americano. Azione al cardiopalma, ritmo serrato, realismo senza sconti per un political thriller lucido e appassionante: la storia della prima missione di Mitch Rapp, quella che farà di lui l’agente incubo dei terroristi e dei corrotti che ha conquistato migliaia di lettori americani.

Io recupero la lettura del libro... ma voi correte al cinema giovedì ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 21 novembre 2017

"Che palle il Natale!" di Rossella Calabrò

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Che palle il Natale!" di Rossella Calabrò, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 14,90€):
Che palle, ogni anno è la stessa storia: non si fa in tempo ad archiviare le foto delle vacanze estive e dire mestamente ciao all'abbronzatura, che comincia ad affacciarsi, strisciante e insidioso, il conto alla rovescia per il Natale. Basta distrarsi un attimo, e ci si ritrova invischiati tra luminarie e lieve panico, tra cene aziendali e intolleranze relazionali, tra regali da acquistare e altri da riciclare senza farsi beccare, tra tacchini e capitoni e tutta quella pletora di riti un filino molesti a cui è impossibile sottrarsi. Quest'anno, però, in aiuto della popolazione accorre un team di esimi studiosi - capitanati dall'impavida Rossella Calabro - per analizzare e sdrammatizzare l'odierno concetto di festività natalizie. I piccoli orrori, le frasi fatte, le famigerate riunioni di famiglia, gli eccessi culinari, la retorica buonista: questo pamphlet non risparmia niente e nessuno. E dispensa una serie di impagabili consigli pratici per gestire il trauma natalizio e uscirne con le palle, sì, incrinate, ma non frantumate del tutto. Perché in fondo il Natale non è cattivo: è solo che lo disegnano così.

Adoro Rossella Calabrò, e non solo perchè sono anch'io una pandorista convinta: la sua prosa ironica ed irriverente riesce a divertirmi e a farmi ridere libro dopo libro, anno dopo anno.
E poi stavolta si parla di Natale, e gli spunti sono tanti. Anzi, tantissimi!

Rossella Calabrò non se ne lascia sfuggire nemmeno uno: dalle fisime alimentari ai parenti invadenti (e serpenti), dai regali riciclati - lo abbiamo fatto tutti, almeno una volta! - all'immancabile recita natalizia dei pargoli di casa, è impossibile non ritrovare se stessi in "Che palle il Natale!"
Natale che ormai inizia a Ottobre, e pure da amante di questa festività devo dirlo: il troppo stroppia.
La magia di questa festa stava proprio nell'avere trenta giorni all'anno (leggi: UNO) in cui le città diventavano più luccicanti, in cui si incartavano regali e si mangiavano dolci e leccornie irreperibili nei restanti undici mesi dell'anno.
Trovare i panettoni all'Esselunga già a inizio Ottobre ammazza la magia, pure per una #Natalista come me. Quindi #RossellaUnaDiNoi e un po' lo dico anch'io, che palle.

Se anche a casa vostra ogni anno è lo stesso e si discute fino allo sfinimento sulla questione panettone/pandoro, tranquilli: non siete soli.
Che siate Panettonisti o Pandoriani, da pagina 111 a pagina 114 si parla di voi.
Degli odiosi canditi gommosi, piaga che non riusciamo a debellare nemmeno nel 2017, dell'uvetta che quasi tutti tolgono con precisione chirurgica dalla propria fetta e del delizioso velo di burro e zucchero a velo che mangiare il pandoro lascia sulle dita. Cibo degli Dei, ecco cos'è il pandoro.
Voi Panettonisti non capite proprio niente XD
Si ride dalla prima all'ultima pagina, ci si ritrova in questo o in quel comportamento e soprattutto si ritrovano tutte le persone che ci circondano - dal riciclatore professionista di regali alla parente che non mangia A, B, C e ogni altra lettera dell'alfabeto e rende impossibile preparare un pranzo di Natale senza stress - e si impara come fare a non romperle e a non farsele rompere, le palle (di e a Natale) grazie ai simpatici e spiritosi consigli dell'autrice.
Che ha pensato a tutto, e a fine volume ha inserito anche un consiglio per gli acquisti valido per ogni giorno dell'anno, un test da fare subito e il mantra per sopravvivere alle feste.
È il regalo che dovete farvi, insomma, e da fare con ironia a chi magari, quelle palle (di e a Natale) a volte ve le ha mandate in mille pezzi sul serio.

Non poteva che essere lei, la protagonista della prima chiacchiera librosa natalizia aspettando #BlogMas perchè sì, anche quest'anno passeremo insieme Dicembre con tanti, tantissimi post pieni di spirito natalizio: tenetevi forte ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 20 novembre 2017

Chiacchierata con Paula Hawkins su "Dentro l'acqua", le donne e la scrittura

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite, speciale, anzi specialissima: Paula Hawkins, l'autrice che ha conquistato i lettori di tutto il mondo con "La ragazza del treno" prima e con "Dentro l'acqua" dopo:
Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell'Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l'hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n'è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine - donne "scomode", difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l'ha trascinata con sé dentro l'acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l'acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.

Tre giornalisti, due blogger e mezz'ora di tempo per scoprire qualcosa di più sull'autrice che più di ogni altra ha saputo dar voce alle paure di ogni donna, conquistando nel mentre anche il pubblico maschile. Ecco cosa ci ha raccontato!

Nel tuo ultimo romanzo, "Dentro l'acqua" ho trovato che uno dei protagonisti - e a modo suo anche una delle voci narranti - fosse proprio l'acqua. Un elemento naturale, che ha però mille sfaccettature esattamente come la personalità di un individuo. È un'acqua che abbraccia, circonda e dà la vita, ma che può anche toglierla, che nasconde e in cui un corpo può sprofondare, ma attraverso la quale possiamo vedere la verità e che, soprattutto, prima o poi riporta a galla.
C'è stato un lavoro in questo senso, per rendere l'acqua un elemento così vivo e presente nella storia, o è qualcosa di cui ti sei resa conto durante la scrittura?
Sapevo sin dall'inizio che l'acqua avrebbe avuto un ruolo molto importante all'interno della storia, così come sapevo che al centro di tutto ci sarebbe stato il rapporto complicate tra Nel e Jules.
Il fiume ha molte funzioni, nell'economia del romanzo: attraversa la città, e divide inevitabilmente le persone, ed è il luogo in cui avvengono quasi tutti gli avvenimenti cruciali, positivi o negativi che siano, anche pensando al passato che racconto attraverso dei brevi flashback.
Come hai sottolineato, però, non si tratta solo di questo. Tutti abbiamo il nostro personale rapporto con l'acqua: chi ne è affascinato, chi ne ha paura, chi ci si sente a suo agio, chi la trova pericolosa.
L'acqua può cambiare umore, esattamente come un essere umano, ed essere arrabbiata, lunatica, in pace, ed è stato divertente trattare un elemento naturale alla stregua di un vero e proprio personaggio.
È qualcosa che avevo già abbozzato in "La ragazza del treno", dove il treno era ciò che trasportava letteralmente il lettore attraverso il libro, ed è qualcosa che mi piace avere nei miei libri.

Come lavori alla costruzione dei tuoi personaggi, soprattutto pensando a quelli femminili, e cosa della tua idea di femminilità finisce sulla carta?
Pensando allo sviluppo dei personaggi, quando ho scritto "La ragazza del treno" avevo tre personaggi principali, mentre con "Dentro l'acqua" mi sono trovata a tratteggiarne undici. Entrambe le scelte erano funzionali alla storia che volevo raccontare: non c'era nulla di pianificato.
Undici voci narranti sono tante, ma mi servivano per avere una prospettiva abbastanza ampia: questo libro parla delle storie che raccontiamo a noi stessi, alla nostra famiglia, ai nostri amici e alla comunità in cui viviamo, e volevo che ognuno potesse raccontare la sua al lettore.
Le donne sono al centro dei miei romanzi, perchè sono interessata a indagare e raccontare il loro ruolo nella società e le sfide che devono affrontare: saranno sempre al centro delle mie storie, credo.
I miei personaggi non sono mai buoni o cattivi, amo costruirne di danneggiati, magari anche un po' compromessi, e difficili.
Credo che il successo dei miei libri dipenda anche da questo: pensando a Rachel in "La ragazza del treno", non tutti l'hanno amata (anche perchè la donna è un disastro e di sicuro non facilmente apprezzabile) ma tutti ne sono stati affascinati. Nella sua imperfezione e nelle sue paure, però, è simile a tutti noi, e in questo le lettrici si sono ritrovate.

E proprio partendo da Rachel, pensando poi alle altre donne che popolano i tuoi romanzi, è impossibile non notare quanto molte di loro vivano momenti o situazioni di abuso, di violenza, per poi arrivare a una chiusura e a un momento di risoluzione/redenzione finale.
In questo senso c'è anche un intento sociale, la voglia di veicolare il messaggio che c'è ancora molto da fare per quanto riguarda il rapporto tra uomini e donne, e il supporto che queste ultime ricevono se vittime di violenza?
Sì e no. Non mi siedo alla mia scrivania pensando "ora inizio un romanzo riguardo la violenza sulle donne", ma ovviamente questi argomenti sono al centro delle mie preoccupazioni: finisco per parlarne perchè mi interessano, e perchè inevitabilmente se parli di donne e di crimine finirai a parlare di un qualche tipo di violenza.
"Dentro l'acqua" sembra un romanzo d'attualità, in questi giorni, pensando al caso Weinstein - che è ovviamente esploso diversi mesi dopo la stesura e l'uscita del libro, ma questo va proprio a dimostrare quanto quest'argomento sia cruciale, e quanto sia vitale affrontarlo portando soluzioni concrete.
Le donne faticano a raccontare la violenza: vengono da sempre incoraggiate a tacere, a mandare giù e passare oltre, quasi fosse motivo di vergogna. Ma forse le cose stanno finalmente cambiando.

E sono sicuramente le donne, le protagoniste dei tuoi libri, capaci di conquistare anche il pubblico maschile. Come si costruisce un personaggio femminile con il quale anche un lettore maschile riesca ad empatizzare, e come si fa a farlo così bene?
Non credo che ci sia una formula magica: per me la parte più importante di un romanzo sono i personaggi e la loro costruzione. Parto da loro, dalla loro storia.
Devi vivere con loro per un po', immedesimarti in loro e pensare "come risponderebbe a questa domanda?" o "come si comporterebbe in questa situazione?"
È importantissimo evitare i clichè, devi offrire al lettore personaggi che sembrino veri e per farlo bisogna studiarli con attenzione, osservarli, farli propri e solo dopo metterli sulla carta.
In loro dev'esserci qualcosa che permetta al lettore di identificarsi in loro, nel bene e nel male: molti si sono rivisti in Rachel anche senza essere divorziati o alcolisti, per esempio, perchè in lei hanno rivisto le proprie paure o un proprio momento difficile.
L'intervista volante non ci ha dato il tempo di scattare foto MA l'autrice ha poi
raccontato i suoi romanzi al Teatro Elfo Puccini insieme a Matteo Strukul, e lì
il tempo di scattare c'era XD
È stata una splendida chiusura per questa edizione di BookCity, che mi ha permesso di incontrare tra gli altri anche l'autrice rockstar degli ultimi tre anni (Paula Hawkins ha venduto più di venti milioni di copie in tutto il mondo). Grazie a Piemme per la splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La principessa che aveva fame d'amore" di Maria Chiara Gritti

Buongiorno a tutte, fanciulle!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La principessa che aveva fame d'amore" di Maria Chiara Gritti, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 15,90€):
Belle, buone, brave e obbedienti: quante donne hanno imparato fin dall'infanzia che questo è l'unico modo per essere amate? Come succede ad Arabella, la protagonista di questa favola: pur essendo capace, intraprendente e piena di talenti, è pronta a sacrificare la sua allegria, la sua curiosità e i suoi stessi bisogni per compiacere i genitori e sentirsi apprezzata. Ma c'è qualcosa che grida dentro di lei, un grumo di insoddisfazione che le lacera lo stomaco e la rende irrequieta e vorace: è la sua fame d'amore. Si convince che solo un uomo potrà placarla e va dritta nella Città degli Incontri. Ma come può una ragazza poco nutrita d'affetto riconoscere il sapore del vero amore? È sin troppo facile accontentarsi di un riempitivo qualunque. Per fortuna c'è qualcuno pronto a darle una bella svegliata e guidarla a trovare la giusta ricetta. In questa favola, la psicoterapeuta Maria Chiara Gritti affronta con ironia e delicatezza la "love addiction", quella strana cecità del cuore che porta a scambiare ogni rospo per un principe, a cui dare tutto in cambio di... niente. Troppe principesse ne soffrono, si aggrappano a rapporti squilibrati nei quali perdono autostima, fiducia e sorriso. Basta, non dobbiamo più accontentarci delle briciole, insegna la favola di Arabella: l'unico modo di nutrire il vero amore è imparare a nutrire noi stesse. E dovrà essere il principe a mostrarsi degno di noi.

Una favola senza tempo, quella di Arabella, che soltanto favola non è.
Quello della ragazza è un vero e proprio percorso di crescita, che tocca tutte le fasi di una vita che potrebbe sicuramente essere la nostra: da quando ha come unico scopo quello di "essere una brava bambina", a quando scopre quanto questo non le basti più per avere dai genitori tutto l'amore che le serve per essere felice, arrivando alla ricerca del compagno di vita pronto a dare esattamente quel tipo di amore. Certo che non è affatto semplice trovarlo... in fondo di principi là fuori ce ne sono davvero tantissimi! Quale sarà quello giusto?
Di sicuro non quello che prende senza dare mai, o quello che la riempie di oggetti ma le nega l'affetto. No, quello giusto non può essere un uomo così!
La svolta, però, non arriva sotto forma di principe: a fare la differenza per Arabella (e per noi) è diventare consapevole di sè, imparando a identificare i suoi bisogni e le sue necessità e a comportarsi di conseguenza. Imparando a non buttarsi sul primo panino che passa, ma cercando quello impastato a dovere, insomma.

Pensateci: non è successo a tutti di uscire con qualcuno che chiaramente non andava bene per noi, insistendo nel voler cambiare qualcosa che non poteva essere cambiato, solo perchè l'alternativa era stare da soli e la cosa ci spaventava a morte?
A me sì, ho continuato a uscire con un ragazzo del tutto inadatto a me - così come io ero inadatta a lui - ben oltre il momento in cui era chiaro a tutti quanto fossimo male assortiti, e solo perchè la routine e il semplice fatto di avere qualcuno accanto erano rassicuranti.
Forse è anche per questo che "La principessa che aveva fame d'amore" mi è piaciuto così tanto: ci ho davvero ritrovato alcuni pezzi del mio personalissimo puzzle affettivo.
Ci ho trovato una bellissima riflessione sul rapporto genitori-figli, e su quanto il rapporto di coppia dei primi influenzi i secondi, oltre a pagine bellissime sulla complicità e il supporto tra donne.
Ci ho anche trovato quei consigli che vorrei ricevere da un'amica fidata in un momento di difficoltà, ed è per questo che la mia copia è al sicuro sul mio comodino, pronta all'uso in caso di necessità.

Ecco le domande che ho potuto fare all'autrice in occasione del nostro incontro a Milano, in occasione del quale Maria Chiara Gritti ci ha raccontato il suo libro, parlato del suo lavoro e svelato qualche piccolo retroscena!
La prima cosa che ci tengo a chiederti è una riflessione sul linguaggio che hai scelto per il tuo racconto. Mi è piaciuta moltissimo l'idea di raccontare una favola invece di scrivere "l'ennesimo manuale di auto-aiuto", ovvero il libro in cui prima o poi una donna inciampa, dopo un certo uomo o una certa delusione. Hai giocato molto con il tema della favola anche attraverso le tue scelte lessicali, ad esempio utilizzando i tempi verbali tipici di quella che è la nostra immaginazione sin da bambini. I bambini giocano al presente indicativo e all'imperfetto, dove il gioco "facciamo che io ero..." costituisce il primo esercizione di immedesimazione.
È anche per riportare le tue lettrici alla loro bambina interiore, che hai scelto di raccontare loro la favola di una principessa?
Assolutamente sì, e anzi, vi svelo una cosa del perché nasce questa favola. Tre anni fa divento mamma e inizio a leggere favole su favole a mio figlio e leggendole anche la mia bambina interiore si è risvegliata e mi sono ricordata di com’era bello quando mia mamma mi raccontava queste storie. E mi sono resa conto che in fondo mi sono scelta una professione che ha fatto si che non smettessi mai di ascoltare queste storie, solo che invece che essere dei personaggi inventati sono i miei pazienti e molto spesso ci diciamo che quando arrivano da me lo fanno perché in qualche modo non riescono più a proseguire la loro favola; cioè è successo qualcosa per cui la storia sta andando in un modo diverso e non riescono a essere le protagoniste della loro favola. E io penso che questo sia qualcosa che arriva in modo molto forte alle persone e spesso lo utilizzo in terapia.
Io chiedo di raccontarmi la loro vita come se fosse una favola e così facendo rievoco la bambina che poi si ritrova nel libro perché alla fine quando qualcosa non funziona nella favola, è sempre perché quella bimba ha qualcosa che le è mancato quindi sicuramente l’intento è di evocare le bambine o i bambini proprio con l’uso della favola.

Qual è la più grande paura che riscontri nelle donne con cui ti relazioni nel tuo lavoro (e che hanno ispirato il libro, ndr)?
La paura di essere abbandonate. Siccome non hanno mai avuto un legame sicuro, non hanno mai creato un legame in cui potevano rilassarsi e pensare «basta che io sia me stessa e mia mamma e mio papà mi amano e io sono tranquilla, loro non vanno via.»Tutta la loro vita, invece, è stata: «mi devo tenere legata alla persona, devo fare questo se no questa persona non mi ama.»
Quindi hanno quest’ansia che cresce e quando entrano in una relazione percepiscono ogni minima distanza dall’altro come un segnale di abbandono. Classico esempio è: «lui non mi risponde al messaggio per tre ore.. quindi basta. Vuol dire che ne ha già trovata un’altra, non gli interesso più, mi ha già abbandonato.» Quindi il mostro peggiore è proprio l’angoscia d’abbandono e non poter avere fiducia di poter essere davvero amate. Per questo è importante che loro abbiano fiducia in loro stesse per calmare questa angoscia abandonica, se no la portano sempre in tutte le relazioni.
Nel 1999, in un episodio di Sex & the City, Charlotte York si sentiva proporre da Carrie Bradshaw l'idea che forse non ci fosse nessun principe azzurro da trovare, e che forse il nostro principe azzurro siamo noi e ci salviamo da sole. Devo ammettere di avere la stessa sensazione, e di credere io stessa che il principe azzurro non sia quello che ti salva da te stessa: prima devi salvarti tu, esattamente come scopre Arabella nella tua favola. Ma questo succede perchè sono cambiati i tempi, o perchè siamo cambiate noi?
Arabella si salva da sola, nel senso che cresce e impara a conoscersi e ad amarsi. Non rinuncia però a cercare il compagno giusto, e anzi, non avrei mai concluso il libro con lei da sola e felice di esserlo: non è una cosa in cui credo e non la trovo naturale. Siamo fatti per condividere e arricchirci di quello che solo una relazione può dare.
La differenza sta nello scegliere una relazione con consapevolezza di sè e di ciò che si sente come necessario, senza pensare di poter forzare ciò che non è naturale o di dover "cambiare" l'altra persona.

Ringrazio moltissimo Sperling & Kupfer e Maria Chiara Gritti (e vi rimando al suo interessantissimo blog sulla dipendenza affettiva, che trovate qui) per questa possibilità di lettura e di confronto: la mia bambina interiore è entusiasta di questa lettura, ha già perdonato tutti i principi sbagliati incontrati sul suo percorso ed è pronta ad accogliere quello giusto quando sarà il momento ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 17 novembre 2017

Chiacchierata con Sara Rattaro su "Il cacciatore di sogni" e l'importanza di saper raccontare storie

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: Sara Rattaro, tornata da poco in libreria con "Il cacciatore di sogni", edito Mondadori (rilegato a 15€) e suo primo libro rivolto ai lettori più giovani:
Luca, che da grande sogna di diventare pianista, ha una mano rotta, un fratello maggiore piuttosto fastidioso, una mamma rompiscatole e un aereo da prendere per tornare da Barcellona in Italia. È il 4 luglio 1984 e, su quell'aereo, la sua vita cambia per sempre. Luca incontra un eroe... No, non si tratta di Maradona, che in aeroporto ha attirato l'attenzione di tutti (e in particolare di suo fratello Filippo), ma di un misterioso signore che somiglia un po' a Babbo Natale e occupa il sedile accanto al suo. All'improvviso l'uomo gli chiede: «Posso raccontarti una storia?». Comincia così un'avventura straordinaria, fatta di parole e ricordi, con una sorpresa davvero inaspettata... l'avventura di un cacciatore di sogni, lo scienziato Albert Bruce Sabin.

Abbiamo incontrato l'autrice da OPEN a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato sul romanzo, sulla sua genesi e molto altro!

Albert Sabin è il tuo eroe sin da quando eri bambina: come mai la scelta di raccontare la sua storia solo adesso?
Non lo so: in parte è stato perchè è arrivata quest'occasione di provare a scrivere una storia per ragazzi, su proposta dell'editore, e mi sembrava la storia adatta.
Ci tengo a dire, però, che la stesura del romanzo è antecedente alla polemica esplosa sull'argomento vaccini: ho scritto questa storia lo scorso anno.
Ci tengo anche a dire che ho un figlio di due anni e mezzo che è stato ampiamente vaccinato prima che passasse il decreto, perchè io sono assolutamente a favore.
La polemica non ha spazio nel mio romanzo, però un pensiero che sicuramente nasce durante la lettura è che oggi si tende a fare i furbi di fronte a uno Stato che, con tutti i suoi difetti, garantisce la salute ai suoi cittadini: le stesse persone, all'epoca di Sabin, sarebbero state tutte in fila per farsi vaccinare per evitare di ammalarsi di poliomielite.

Com'è stato passare dal raccontare le storie di donne molto "nere" e struggenti che hai condiviso con noi in questi anni a questa che invece è una storia sì struggente ma decisamente più positiva?
C'è stato un senso di sollievo anche per te, nel passare a qualcosa legata ad emozioni belle - soprattutto dal punto di vista personale?
Sì, perchè c'è stata tanta emozione. Questo romanzo è un pezzo di cuore, ed è quello che mi appartiene di più. Sa della mia infanzia, della mia famiglia, di quel nonno che me l'ha raccontata, che non c'è più e non c'è più da tantissimo tempo. Di lui ho ricordi lontanissimi e troppo pochi, tra cui questo.
Non so dirti se sia stata più emozione o più sollievo, però, perchè anche quando racconto le mie storie "tormentate" in realtà alla fine il sollievo arriva sempre, quando si chiude il cerchio.
Sicuramente questa è un'emozione più pura, non sporcata da tutti quei lati oscuri delle persone di questa generazione che chiamo di "diseducati sentimentali": in questa storia ci sono lati bui (una guerra, l'antisemitismo, la malattia) ma non fanno parte dei miei protagonisti.
E a proposito di donne, stavolta ci presenti un romanzo tutto al maschile.
È nato così, con due interlocutori maschili: l'idea sarebbe quella di raccontare in un altro romanzo la storia di un'eroina, e quindi avere un volume tutto al femminile.
Questa del raccontare storie di vite illustri è un'abitudine che ho anche come professoressa: inizio ogni mia lezione raccontandone una ai miei studenti.
Quanto c'è di Samuele in questa storia?
Ancora poco, perchè mio figlio ha solo due anni e mezzo. È però dedicata a lui, perchè vorrei che illuminasse il suo cammino e perchè non vedo l'ora che abbia l'età giusta per capirla e capirne il messaggio più profondo: l'importanza della generosità.
Essere generosi è qualcosa che fa molto più bene a noi che agli altri, è una cosa che ci arricchisce e anzi, credo sia un sentimento quasi egoistico.
E per te, scrivere questa storia è stato un po' come tornare bambina?
S', ed è stato bello. Mi sono divertita molto. È durato poco, perchè era una storia che avevo talmente chiara in mente che nell'arco di due settimane avevo in mano la prima stesura.
Sono felicissima di questo libro, e di essere riuscita a fare qualcosa che non credevo fosse nelle mie corde. Ogni tanto serve mettersi alla prova, nella vita e nel lavoro.

Quella di Albert Sabin è una storia di ribellione, e nell'ultimo anno e mezzo quello della ribellione è un concetto che ha fatto riscoprire moltissime storie "vere" cadute nel dimenticatoio e ora poste a esempio per i lettori più giovani (vedi "Storie della buonanotte per bambine ribelli" in primis, ndr).
Ci sono altre storie come questa tra i ricordi della tua infanzia?
Sì, prima tra tutte quella di Nelly Bly, la "mamma" del giornalistmo investigativo: si fece internare in un manicomio femminile per denunciarne le pratiche disumane, e la sua inchiesta contribuì a cambiare la legge in merito.
Un altro dei miei miti è Marie Curie, e poi c'è Sayonara (nome "di battaglia" di Ada Pace, unica donna a sfidare le convenzioni sui circuiti automobilistici negli anni Cinquanta e vincitrice di 11 titoli italiani, ndr).
Quando si parla di ricerca scientifica in Italia, è sempre in riferimento a qualche polemica.
Per il resto, è il silenzio. 
Intanto in Italia non ci sono i fondi per la ricerca, e di conseguenza non ci sono posti di lavoro.
Paghiamo questa condizione con la "fuga di cervelli", di persone che ricevono un'ottima preparazione a livello accademico ma che poi non hanno possibilità lavorative.
Il problema di fondo, credo, è che la nostra cultura è rivolta al passato, mentre oltreoceano sono quasi totalmente orientati al futuro. Loro forse sanno troppo poco di quando accaduto cent'anni fa, ma noi forsa sappiamo fin troppo di quanto accaduto mille anni fa.
Dobbiamo prendere atto del fatto che molti di coloro che sono ragazzi ora si troveranno a svolgere professioni che ora non esistono. Pensiamo alla stessa realtà dei blog, o dei social media manager che ora sono figure aziendali importantissime.
Come prepari una generazione a svolgere in futuro un lavoro che ora non esiste?
Avendo uno sguardo più attento sul futuro.

È stato bellissimo incontrare Sara Rattaro e parlare con lei di "Il cacciatore di sogni", lettura meravigliosa che consiglio a tutti con il cuore in mano: è per lettori di tutte le età, e la storia di Albert Bruce Sabin merita di essere conosciuta. Grazie a Mondadori per la splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3