Servono più cattive di qualità! Nella letteratura per ragazzi ci sono otto volte più cattivi maschi che femmine. E le femmine sono quasi sempre solo streghe. La storia insegna, però, che ci sono sempre state donne davvero perfide.
Perfide di Roberta Balestrucci Fancellu e illustrato da Loputyn (Hop! Edizioni) è una raccolta di ritratti e storie di donne realmente vissute che hanno agito male, facendo della perfidia la loro arma prediletta, adoperata per avere o mantenere il potere, per vendicarsi, per resistere a coercizioni, per ottenere giustizia o per rispondere a una passione irrefrenabile.
E perchè non partire da colei che è diventata un'icona di stile, la cui storia è arrivata anche sul grande schermo grazie a film indimenticabili? Perchè non partire da Bonnie Parker?
Bonnie Parker e Cyde Barrow sono i banditi più famosi di tutti i tempi, e Bonnie, alta non più di un metro e quaranta, era la più temuta tra i rapinatori degli Stati Uniti d'America.
Sangue freddo e una mira formidabile, riuscì a far evadere dal carcere il suo compagno due volte, pur essendo lei stessa ricercata.
Era una donna dalle mille contraddizioni: si acconciava i capelli e scriveva poesie d'amore, per poi uccidere a sangue freddo il poliziotto che era quasi riuscito a catturarli dopo una delle loro rapine.
Al cinema e in televisione le hanno prestato il volto Faye Dunaway e Holliday Grainger, ed esistono tredici celebri canzoni ispirate alla coppia di rapinatori - tra le quali sì, anche quella di Beyoncé e Jay-Z del 2003 - che ancora oggi sono, nell'immaginario collettivo, icone di passione, trasgressione e stile.
Ma quali sono altre diciannove cattive raccontate in questo volumetto illustrato?
Ecco l'elenco completo:
Erodiade e Salomé
Tomoe Gozen
Alice Kyteler
Lucrezia Borgia
Anna Bolena
La Monaca di Monza
Maria la Sanguinaria
Erzsébet Bathory
Le piratesse dei Caraibi
La strega di Blair
Jill la Squartatrice
Mary Ann Cotton
Madame Popova
Bonnie Parker
Elisabeth Nietzsche
Ilse Koch
Christine Keeler
Elena Ceaușescu
Elsa Maxwell
Mamma Ebe
Perfide di Roberta Balestrucci Fancellu, illustrato da Loputyn (Hop! Edizioni) è in libreria, al prezzo di copertina di 15€.
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venerdì 24 maggio 2019
mercoledì 17 ottobre 2018
Sarah: la vita di Sarah Jessica Parker, illustrata da Roberta Zeta
Prima di diventare Carrie Bradshaw, sconclusionata (ma dotata di guardaroba invidiabile) protagonista della serie TV Sex and the City, che le ha regalato una notorietà planetaria e un destino non immaginabile, stando almeno alle premesse, Sarah Jessica Parker era... chi era Sarah?
Roberta Zeta, nel suo volume illustrato (HOP Edizioni) ci racconta la sua storia quasi come fosse una favola dai toni pastello.
C’era una volta, Sarah: una bambina intelligente e vivace, nata in Ohio, da una famiglia poverissima, ma convinta dell’importanza dell’arte nella vita di ogni persona. Nonostante un’infanzia dickensiana (il matrimonio dei genitori non regge alle pressioni provocate dalla mancata realizzazione professionale del padre, e la madre per mantenere i quattro figli è costretta a ricorrere ai sussidi, cosa che la ferisce profondamente nell'orgoglio), Sarah coltiva, con immensi sacrifici, la propria vocazione artistica e, dopo che la passione per la danza la porta sul palcoscenico per i suoi primi, piccoli ruoli, inizia a recitare in teatro e poi al cinema.
Certo, la consacrazione definitiva arriverà con il ruolo che l’ha resa notissima in tutto il mondo, in una delle serie TV che hanno cambiato il volto della televisione e per cui il suo essere non solo protagonista ma anche produttore esecutivo è stato fondamentale.
E dopo Sex & The City? Chi è Sarah senza Carrie?
Oggi, insieme alla carriera di attrice, porta avanti diversi progetti personali in ambito umanitario, culturale e imprenditoriale (sua una linea di buonissimi profumi, sua una linea di scarpe sempre sold-out - e come poteva essere altrimenti, dopo gli anni passati a indossare le magnifiche creazioni di Manolo Blanhik?).
Quest'autunno, Sarah è diventata anche un po' italiana, rappresentando i capi del brand nostrano Intimissimi: l'abbiamo vista saltellare per le strade di New York in pigiama di seta e bralette in pizzo, più in forma che mai, e chi non le ha invidiato le gambe snelle e il sorriso luminoso?
É per celebrare la Sarah di ieri, oggi e domani che HOP! Edizioni ha deciso di dedicare a lei e alla sua storia l'ultima pubblicazione della collana Per aspera ad astra. La forza delle donne, affiancandola a figure emblematiche del mondo dello spettacolo, dell'arte, della moda, della letteratura: Roberta Zeta ha creato un piccolo gioiello, femminile al punto giusto, raffinato e allo stesso tempo molto frizzante, perfetta per le fan della serie tv più alla moda di sempre ma, soprattutto, per tutte le donne forti, grintose e di successo là fuori, perchè c'è un po' di Sarah in ognuna di loro.
Sarah. Vita di Sarah Jessica Parker illustrata da Roberta Zeta (HOP! Edizioni) è in libreria al prezzo di copertina di 18€.
Roberta Zeta, nel suo volume illustrato (HOP Edizioni) ci racconta la sua storia quasi come fosse una favola dai toni pastello.
C’era una volta, Sarah: una bambina intelligente e vivace, nata in Ohio, da una famiglia poverissima, ma convinta dell’importanza dell’arte nella vita di ogni persona. Nonostante un’infanzia dickensiana (il matrimonio dei genitori non regge alle pressioni provocate dalla mancata realizzazione professionale del padre, e la madre per mantenere i quattro figli è costretta a ricorrere ai sussidi, cosa che la ferisce profondamente nell'orgoglio), Sarah coltiva, con immensi sacrifici, la propria vocazione artistica e, dopo che la passione per la danza la porta sul palcoscenico per i suoi primi, piccoli ruoli, inizia a recitare in teatro e poi al cinema.
Certo, la consacrazione definitiva arriverà con il ruolo che l’ha resa notissima in tutto il mondo, in una delle serie TV che hanno cambiato il volto della televisione e per cui il suo essere non solo protagonista ma anche produttore esecutivo è stato fondamentale.
E dopo Sex & The City? Chi è Sarah senza Carrie?
Oggi, insieme alla carriera di attrice, porta avanti diversi progetti personali in ambito umanitario, culturale e imprenditoriale (sua una linea di buonissimi profumi, sua una linea di scarpe sempre sold-out - e come poteva essere altrimenti, dopo gli anni passati a indossare le magnifiche creazioni di Manolo Blanhik?).
Quest'autunno, Sarah è diventata anche un po' italiana, rappresentando i capi del brand nostrano Intimissimi: l'abbiamo vista saltellare per le strade di New York in pigiama di seta e bralette in pizzo, più in forma che mai, e chi non le ha invidiato le gambe snelle e il sorriso luminoso?
É per celebrare la Sarah di ieri, oggi e domani che HOP! Edizioni ha deciso di dedicare a lei e alla sua storia l'ultima pubblicazione della collana Per aspera ad astra. La forza delle donne, affiancandola a figure emblematiche del mondo dello spettacolo, dell'arte, della moda, della letteratura: Roberta Zeta ha creato un piccolo gioiello, femminile al punto giusto, raffinato e allo stesso tempo molto frizzante, perfetta per le fan della serie tv più alla moda di sempre ma, soprattutto, per tutte le donne forti, grintose e di successo là fuori, perchè c'è un po' di Sarah in ognuna di loro.
Sarah. Vita di Sarah Jessica Parker illustrata da Roberta Zeta (HOP! Edizioni) è in libreria al prezzo di copertina di 18€.
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venerdì 7 settembre 2018
Elena Triolo racconta (e disegna) l'ansia
Elena Triolo: un nome, una garanzia.
Una delle fumettiste più amate, perchè è impossibile non ritrovare se stesse nelle sue buffe protagoniste di carta e inchiostro alle prese con la linea, gli amori, le amiche o lo shopping.
Stavolta, però, ci racconta un lato di noi stessi sul quale è spesso difficile scherzare, e riesce a strapparci una risata sin dalle prime pagine.
Ecco cosa ci ha raccontato Elena Triolo su Ansia (HOP! Edizioni), il suo rapporto con l'agitazione e l'evoluzione dei suoi disegni!
Raccontare l'ansia divertendo i lettori e allo stesso tempo rispettando le sensazioni di chi è, effettivamente, ansioso: quanto è stato difficile (e quanta ansia ti ha messo addosso)?
Credo che l'Ansia vada presa con ironia e che chi è ansioso sia effettivamente tragicomico di suo, in pratica uno spettacolo da guardare. Rispettare le sensazioni di chi soffre d'ansia è stato facile dato che ne soffro pure io. Non direi che mi ha messo ansia addosso, piuttosto direi che me l'ha levata!
Ho adorato il look che hai regalato ad Ansia: da dove è nata la scelta di rappresentarla così?
L'idea dell'abito vittoriano nasce dalla mia passione per la moda e in particolare per la storia del costume. Lady Ansia ha l'aspetto fisico della protagonista perché del resto è una sua creatura ma indossa uno scuro ed opprimente abito ottocentesco perché allo stesso tempo è minacciosa e soprattutto angosciante, come l'idea di vivere in un'epoca in cui non esistevano antibiotici o in cui potevi morire bruciato se passavi troppo vicino ad una candela.
Impossibile non ritrovare almeno un po' di se stessi nella tua ansiosa protagonista, e sono curiosa: sei una persona ansiosa? Come immagini la tua, di ansia?
Sono ansiosa a periodi, come tutti, ma per le cose più assurde: l'uscita di un mio libro non mi rende ansiosa, nemmeno le presentazioni o le consegne urgenti. In queste situazioni sono l'emblema della buddità. Ma se devo fare il saggio del corso di teatro davanti a 20 persone vado in paranoia due settimane prima. La mia Ansia è come la vedete, supponente, altezzosa e vittoriana.
Quanto è cambiato il tuo modo di disegnare nel tempo, e quanto questo titolo ti ha cambiata? Vedi l'ansia e te stessa in modo diverso?
Il mio modo di disegnare si è fatto via via meno realistico e il segno forse un po' più graffiante e meno ingenuo ma questa forse è un'evoluzione (se di tale si può parlare) che avevo già fatto con il libro precedente "Coco. Vita di Coco Chanel". Più che vedere l'Ansia e me stessa in modo diverso posso dire di conoscerla e conoscermi meglio quindi so esattamente come prenderla e come prendermi.
Hai una sezione preferita all'interno di questo volume? Perchè?
La mia sezione preferita è quella sull'Ansia da bambina/ragazzina, è stato divertentissimo crearla.
Puoi già anticipare qualcosa dei tuoi prossimi lavori? C'è qualche idea su cui ti piacerebbe lavorare?
In uscita a fine mese c'è la prima storia breve scritta e disegnata da me (in precedenza ho lavorato ad un paio di graphic novel ma erano sempre scritti da altri).
Si tratta di una storia realizzata per Manticora Autoproduzioni ambientata in epoca vittoriana.
Grazie a Elena Triolo e a HOP! Edizioni per la disponibilità: Ansia è superconsigliato, anche se c'è un rischio. Potreste affezionarvi a lei e non farla andare più via!
Una delle fumettiste più amate, perchè è impossibile non ritrovare se stesse nelle sue buffe protagoniste di carta e inchiostro alle prese con la linea, gli amori, le amiche o lo shopping.
Stavolta, però, ci racconta un lato di noi stessi sul quale è spesso difficile scherzare, e riesce a strapparci una risata sin dalle prime pagine.
Ecco cosa ci ha raccontato Elena Triolo su Ansia (HOP! Edizioni), il suo rapporto con l'agitazione e l'evoluzione dei suoi disegni!
Raccontare l'ansia divertendo i lettori e allo stesso tempo rispettando le sensazioni di chi è, effettivamente, ansioso: quanto è stato difficile (e quanta ansia ti ha messo addosso)?
Credo che l'Ansia vada presa con ironia e che chi è ansioso sia effettivamente tragicomico di suo, in pratica uno spettacolo da guardare. Rispettare le sensazioni di chi soffre d'ansia è stato facile dato che ne soffro pure io. Non direi che mi ha messo ansia addosso, piuttosto direi che me l'ha levata!
Ho adorato il look che hai regalato ad Ansia: da dove è nata la scelta di rappresentarla così?
L'idea dell'abito vittoriano nasce dalla mia passione per la moda e in particolare per la storia del costume. Lady Ansia ha l'aspetto fisico della protagonista perché del resto è una sua creatura ma indossa uno scuro ed opprimente abito ottocentesco perché allo stesso tempo è minacciosa e soprattutto angosciante, come l'idea di vivere in un'epoca in cui non esistevano antibiotici o in cui potevi morire bruciato se passavi troppo vicino ad una candela.
Impossibile non ritrovare almeno un po' di se stessi nella tua ansiosa protagonista, e sono curiosa: sei una persona ansiosa? Come immagini la tua, di ansia?
Sono ansiosa a periodi, come tutti, ma per le cose più assurde: l'uscita di un mio libro non mi rende ansiosa, nemmeno le presentazioni o le consegne urgenti. In queste situazioni sono l'emblema della buddità. Ma se devo fare il saggio del corso di teatro davanti a 20 persone vado in paranoia due settimane prima. La mia Ansia è come la vedete, supponente, altezzosa e vittoriana.
Quanto è cambiato il tuo modo di disegnare nel tempo, e quanto questo titolo ti ha cambiata? Vedi l'ansia e te stessa in modo diverso?
Il mio modo di disegnare si è fatto via via meno realistico e il segno forse un po' più graffiante e meno ingenuo ma questa forse è un'evoluzione (se di tale si può parlare) che avevo già fatto con il libro precedente "Coco. Vita di Coco Chanel". Più che vedere l'Ansia e me stessa in modo diverso posso dire di conoscerla e conoscermi meglio quindi so esattamente come prenderla e come prendermi.
Hai una sezione preferita all'interno di questo volume? Perchè?
La mia sezione preferita è quella sull'Ansia da bambina/ragazzina, è stato divertentissimo crearla.
Puoi già anticipare qualcosa dei tuoi prossimi lavori? C'è qualche idea su cui ti piacerebbe lavorare?
In uscita a fine mese c'è la prima storia breve scritta e disegnata da me (in precedenza ho lavorato ad un paio di graphic novel ma erano sempre scritti da altri).
Si tratta di una storia realizzata per Manticora Autoproduzioni ambientata in epoca vittoriana.
Grazie a Elena Triolo e a HOP! Edizioni per la disponibilità: Ansia è superconsigliato, anche se c'è un rischio. Potreste affezionarvi a lei e non farla andare più via!
martedì 10 luglio 2018
"Maschi da evitare" di Davide Calì e Veronica Carratello
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Maschi da evitare", un fumetto tutto da sfogliare realizzato da Davide Calì e Veronica Carratello ed edito HOP Edizioni (brossurato a 16€):
In un mondo liquido che ci fa fluire senza più certezze, anche i maschi per ancorarsi a qualcosa hanno sviluppato manie e ossessioni che li rendono agli occhi delle donne sempre meno affascinanti, meno affidabili, meno rassicuranti e anche meno "machi". Mentre cerchi l'uomo dei tuoi sogni, o anche solo un'avventura, puoi incappare allora nel culturista, nel fan di Star Wars, nel cinefilo, nel raccoglitore di firme, nel complottista e nel pianificatore, molto più interessati alle loro passioni che a te. Un catalogo di maschi da evitare, raccontato in piccole divertenti storie, ideate e scritte da Davide Calì e disegnate da Veronica "Veci" Carratello.
Che dire?
Parlare di questo fumetto senza condividere qualche aneddoto divertente sarebbe stato un vero peccato, e quindi oggi vi racconterò la storia di quelli che sono stati i "miei" maschi da evitare.
A cominciare da lui, quello che considero il mio primo appuntamento meno riuscito di sempre, organizzato da un'amica evidentemente confusa dagli ormoni della gravidanza.
Lo chiameremo Ermenegildo per tutelare la sua privacy, e ha voluto mettere subito in chiaro come stessero le cose, appena posato il (devo ammetterlo, davvero bellissimo) fondoschiena sulla sedia di fronte alla mia.
"Ciao, sono Ermenegildo. Sono un vegano macrobiotista."
La tentazione di rispondere "Ciao, sono Elisa. Non bevo da tre mesi" era altissima, ma so trattenermi. Più o meno.
"Piacere di conoscerti."
"Dovevo dirtelo subito, perchè le persone diventano insopportabili quando lo dico."
Forse perchè lo dichiari prima ancora di un normale e cortese "come stai?", ho pensato tra me e me.
Ma il vero problema non era la mancanza di doti comunicative.
Il vero problema era trovare qualcosa che il nostro eroe potesse mangiare che non attentasse ai suoi ideali (condivisibili) e alle sue fisime (accettabili solo se hai meno di dieci anni).
E soprattutto, il vero problema era trovare qualcosa che lo costringesse a masticare abbastanza da interrompere il sermone sui benefici del veganesimo iniziato all'apertura del menu e finito solo quando, un'ora e mezza più tardi, ho declinato l'offerta di un passaggio e sono praticamente corsa verso l'autobus più vicino.
Ermenegildo non era uscito di casa per un appuntamento: lui era in missione.
Le intrepide nonnine armate di volantini su Geova gli fanno un baffo, a Ermenegildo.
Chissà se, da allora, qualcuno gli ha detto che l'aggettivo "macrobiotista" non esiste.
Metà delle mie amiche erano vegane, ma uscire con un fervido sostenitore della dieta macrobiotica mi mancava, ed è un'esperienza che credo vada fatta perchè non avete idea di quanta soddisfazione mi abbia dato preparare un piatto enorme di carbonara una volta rientrata a casa.
E che dire del bellissimo ragazzo conosciuto in palestra tre anni fa, quando ancora avevo una vita e riuscivo anche ad andare a fare ginnastica?
Dopo averlo visto osservare con attenzione gli aitanti bambolotti scolpiti che gli gravitavano attorno credevo fosse più interessato a un altro tipo di relazione, e vista la sua disponibilità del correggermi e aiutarmi a utilizzare al meglio ogni attrezzo a disposizione, credevo di averlo trovato.
Il tanto decantato "amico gay" del quale sembra che ogni donna single sulla trentina dovrebbe essere munita, stando a quanto sostenuto da film e telefilm negli ultimi quindici anni.
Invece non solo non era gay, ma mi ha persino chiesto di uscire. A me, che di secondo nome faccio "lasagna" e che alla voce hobby potrei tranquillamente scrivere "dormire".
Bello, attento alla forma fisica, gentile, simpatico: questo prometteva benissimo, no?
E invece no, perchè a Geremia (chiamiamolo così), piacciono i muscolo, ma solo quelli: dopo due ore di analisi dettagliata di ogni esercizio della sua routine, dei suoi progressi, di richieste oltre il limite dell'imbarazzante. All'inizio poteva anche essere carino, accarezzargli il braccio complimentandomi per la definizione, ma quando si è alzato la maglietta per permettermi di toccare con mano i suoi addominali d'acciaio mi ha ricordato la scelta del giusto pezzo di carne al banco macelleria dell'Esselunga, e addio magia.
Chissà se Geremia avrà trovato la sua metà, un'entusiasta del muscolo con la quale trascorrere piacevolissime serate accarezzando un arto dopo l'altro, in estasi.
E voi, quali sono i vostri maschi da evitare?
Davide Calì e Veronica Carratello, nel loro fumetto, ne descrivono tantissimi: correte a sfogliarlo per ritrovare i vostri appuntamenti disastrosi e le vostre relazioni naufraga<te... stavolta rierci su sarà facilissimo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Maschi da evitare", un fumetto tutto da sfogliare realizzato da Davide Calì e Veronica Carratello ed edito HOP Edizioni (brossurato a 16€):
In un mondo liquido che ci fa fluire senza più certezze, anche i maschi per ancorarsi a qualcosa hanno sviluppato manie e ossessioni che li rendono agli occhi delle donne sempre meno affascinanti, meno affidabili, meno rassicuranti e anche meno "machi". Mentre cerchi l'uomo dei tuoi sogni, o anche solo un'avventura, puoi incappare allora nel culturista, nel fan di Star Wars, nel cinefilo, nel raccoglitore di firme, nel complottista e nel pianificatore, molto più interessati alle loro passioni che a te. Un catalogo di maschi da evitare, raccontato in piccole divertenti storie, ideate e scritte da Davide Calì e disegnate da Veronica "Veci" Carratello.
Che dire?
Parlare di questo fumetto senza condividere qualche aneddoto divertente sarebbe stato un vero peccato, e quindi oggi vi racconterò la storia di quelli che sono stati i "miei" maschi da evitare.
A cominciare da lui, quello che considero il mio primo appuntamento meno riuscito di sempre, organizzato da un'amica evidentemente confusa dagli ormoni della gravidanza.
Lo chiameremo Ermenegildo per tutelare la sua privacy, e ha voluto mettere subito in chiaro come stessero le cose, appena posato il (devo ammetterlo, davvero bellissimo) fondoschiena sulla sedia di fronte alla mia.
"Ciao, sono Ermenegildo. Sono un vegano macrobiotista."
La tentazione di rispondere "Ciao, sono Elisa. Non bevo da tre mesi" era altissima, ma so trattenermi. Più o meno.
"Piacere di conoscerti."
"Dovevo dirtelo subito, perchè le persone diventano insopportabili quando lo dico."
Forse perchè lo dichiari prima ancora di un normale e cortese "come stai?", ho pensato tra me e me.
Ma il vero problema non era la mancanza di doti comunicative.
Il vero problema era trovare qualcosa che il nostro eroe potesse mangiare che non attentasse ai suoi ideali (condivisibili) e alle sue fisime (accettabili solo se hai meno di dieci anni).
E soprattutto, il vero problema era trovare qualcosa che lo costringesse a masticare abbastanza da interrompere il sermone sui benefici del veganesimo iniziato all'apertura del menu e finito solo quando, un'ora e mezza più tardi, ho declinato l'offerta di un passaggio e sono praticamente corsa verso l'autobus più vicino.
Ermenegildo non era uscito di casa per un appuntamento: lui era in missione.
Le intrepide nonnine armate di volantini su Geova gli fanno un baffo, a Ermenegildo.
Chissà se, da allora, qualcuno gli ha detto che l'aggettivo "macrobiotista" non esiste.
Metà delle mie amiche erano vegane, ma uscire con un fervido sostenitore della dieta macrobiotica mi mancava, ed è un'esperienza che credo vada fatta perchè non avete idea di quanta soddisfazione mi abbia dato preparare un piatto enorme di carbonara una volta rientrata a casa.
E che dire del bellissimo ragazzo conosciuto in palestra tre anni fa, quando ancora avevo una vita e riuscivo anche ad andare a fare ginnastica?
Dopo averlo visto osservare con attenzione gli aitanti bambolotti scolpiti che gli gravitavano attorno credevo fosse più interessato a un altro tipo di relazione, e vista la sua disponibilità del correggermi e aiutarmi a utilizzare al meglio ogni attrezzo a disposizione, credevo di averlo trovato.
Il tanto decantato "amico gay" del quale sembra che ogni donna single sulla trentina dovrebbe essere munita, stando a quanto sostenuto da film e telefilm negli ultimi quindici anni.
Invece non solo non era gay, ma mi ha persino chiesto di uscire. A me, che di secondo nome faccio "lasagna" e che alla voce hobby potrei tranquillamente scrivere "dormire".
Bello, attento alla forma fisica, gentile, simpatico: questo prometteva benissimo, no?
E invece no, perchè a Geremia (chiamiamolo così), piacciono i muscolo, ma solo quelli: dopo due ore di analisi dettagliata di ogni esercizio della sua routine, dei suoi progressi, di richieste oltre il limite dell'imbarazzante. All'inizio poteva anche essere carino, accarezzargli il braccio complimentandomi per la definizione, ma quando si è alzato la maglietta per permettermi di toccare con mano i suoi addominali d'acciaio mi ha ricordato la scelta del giusto pezzo di carne al banco macelleria dell'Esselunga, e addio magia.
Chissà se Geremia avrà trovato la sua metà, un'entusiasta del muscolo con la quale trascorrere piacevolissime serate accarezzando un arto dopo l'altro, in estasi.
E voi, quali sono i vostri maschi da evitare?
Davide Calì e Veronica Carratello, nel loro fumetto, ne descrivono tantissimi: correte a sfogliarlo per ritrovare i vostri appuntamenti disastrosi e le vostre relazioni naufraga<te... stavolta rierci su sarà facilissimo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
lunedì 19 marzo 2018
"Coco" di Elena Triolo
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa - e colorata - di oggi è dedicata a "Coco" di Elena Triolo, edito Hop Edizioni (brossurato a 18€):
Gabrielle "Coco" Chanel incarna ancora oggi l'emblema della donna imprenditrice. Ha dimostrato a tutti e a tutte che con il solo lavoro è possibile arrivare laddove nessuno era arrivato prima: a costruire una fortuna immensa contribuendo in modo determinante alla causa femminile. Chanel ha infatti restituito alle donne la libertà e l'ha fatto attraverso la moda, eliminando busti, velette e imbottiture che limitavano i movimenti e definivano l'immagine femminile come immagine di fragilità e leziosità. Ricordata per il suo stile e il suo carattere inconfondibili - con le larghe narici, gli occhi vispi, il caschetto corto, la sigaretta tra le labbra, le forbici al collo e la verve polemica - rappresenta la donna sicura, sola e autosufficiente, amante delle arti e del lavoro. La sua è la storia di un'incredibile ascesa: la rivincita della contadina. Figlia di ambulanti, visse in orfanatrofio dai dodici anni e, "lavorando come nessun altro", divenne ricchissima e celebre in tutto il mondo, grazie alla creazione di uno stile unico. Elena Triolo ha elaborato - con il suo tratto sicuro e graffiante - un'interpretazione fiera e altera della stilista, non senza un tocco di ironia.
La vita di Gabrielle "Coco" Chanel è affascinante e ricca di eventi, e credo di aver letto ogni biografia della celebre stilista uscita nel corso degli anni, oltre a non essermi fatta sfuggire il bellissimo film "Coco Avant Chanel" e il meno noto "Coco Chanel" - entrambi da recuperare, qualora vi fossero sfuggiti. Ma oggi parliamo di vta disegnata, e lo facciamo con uno sguardo al bellissimo volume firmato da Elena Triolo!
"Coco" ripercorre la vita di quella che diventerà una delle stiliste più celebri di sempre, a cominciare da un'infanzia non esattamente idilliaca culminata con l'abbandono in un istituto religioso insieme alla sorella quando, alla morte della madre, il padre decide di non tenerle con sè.
La divisa semplice dell'istituto, sobria, bianca e nera sarà una delle prime fonti d'ispirazione per quello che ancora oggi è, inequivcabilmente, lo stile Chanel, che Elena Triolo riassume in tre pagine doppie che vi faccio sbirciare qui:
La nascita di "Chanel" come marchio riconosciuto dalla famosa doppia C, il grande amore tragico con Arthur Capel (soprannominato "Boy"), il suo ritorno sulla scena con una sfilata nel 1954 a quasi vent'anni dalla chiusura del suo atelier che la riconferma regina di stile grazie soprattutto all'appoggio degli americani: "Coco" permette di ripercorrere ogni tappa grazie a splendidi disegni e testi esaustivi, e fa decisamente venire voglia di infilare un tubino nero, passarsi un velo di rossetto rosso sulle labbra e uscire alla conquista del mondo con la stessa grinta e voglia di riuscire di Gabrielle.
Promosso a pieni voti, e assolutamente da avere in libreria!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa - e colorata - di oggi è dedicata a "Coco" di Elena Triolo, edito Hop Edizioni (brossurato a 18€):
Gabrielle "Coco" Chanel incarna ancora oggi l'emblema della donna imprenditrice. Ha dimostrato a tutti e a tutte che con il solo lavoro è possibile arrivare laddove nessuno era arrivato prima: a costruire una fortuna immensa contribuendo in modo determinante alla causa femminile. Chanel ha infatti restituito alle donne la libertà e l'ha fatto attraverso la moda, eliminando busti, velette e imbottiture che limitavano i movimenti e definivano l'immagine femminile come immagine di fragilità e leziosità. Ricordata per il suo stile e il suo carattere inconfondibili - con le larghe narici, gli occhi vispi, il caschetto corto, la sigaretta tra le labbra, le forbici al collo e la verve polemica - rappresenta la donna sicura, sola e autosufficiente, amante delle arti e del lavoro. La sua è la storia di un'incredibile ascesa: la rivincita della contadina. Figlia di ambulanti, visse in orfanatrofio dai dodici anni e, "lavorando come nessun altro", divenne ricchissima e celebre in tutto il mondo, grazie alla creazione di uno stile unico. Elena Triolo ha elaborato - con il suo tratto sicuro e graffiante - un'interpretazione fiera e altera della stilista, non senza un tocco di ironia.
La vita di Gabrielle "Coco" Chanel è affascinante e ricca di eventi, e credo di aver letto ogni biografia della celebre stilista uscita nel corso degli anni, oltre a non essermi fatta sfuggire il bellissimo film "Coco Avant Chanel" e il meno noto "Coco Chanel" - entrambi da recuperare, qualora vi fossero sfuggiti. Ma oggi parliamo di vta disegnata, e lo facciamo con uno sguardo al bellissimo volume firmato da Elena Triolo!
"Coco" ripercorre la vita di quella che diventerà una delle stiliste più celebri di sempre, a cominciare da un'infanzia non esattamente idilliaca culminata con l'abbandono in un istituto religioso insieme alla sorella quando, alla morte della madre, il padre decide di non tenerle con sè.
La divisa semplice dell'istituto, sobria, bianca e nera sarà una delle prime fonti d'ispirazione per quello che ancora oggi è, inequivcabilmente, lo stile Chanel, che Elena Triolo riassume in tre pagine doppie che vi faccio sbirciare qui:
La nascita di "Chanel" come marchio riconosciuto dalla famosa doppia C, il grande amore tragico con Arthur Capel (soprannominato "Boy"), il suo ritorno sulla scena con una sfilata nel 1954 a quasi vent'anni dalla chiusura del suo atelier che la riconferma regina di stile grazie soprattutto all'appoggio degli americani: "Coco" permette di ripercorrere ogni tappa grazie a splendidi disegni e testi esaustivi, e fa decisamente venire voglia di infilare un tubino nero, passarsi un velo di rossetto rosso sulle labbra e uscire alla conquista del mondo con la stessa grinta e voglia di riuscire di Gabrielle.
Promosso a pieni voti, e assolutamente da avere in libreria!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
venerdì 29 settembre 2017
"Virginia" di Lucrèce
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Virginia" di Lucrèce, picture book edito Hop Edizioni (brossurato a 18€):
Virginia Woolf è stata la più grande autrice inglese del Novecento; ha cambiato il romanzo, rendendolo terreno di osservazione e descrizione del mondo interiore dei personaggi. La scrittura è stata per lei una vocazione, una necessità e un tormento. Con il suo esempio e i suoi scritti, Virginia ha aperto le porte all'emancipazione femminile: insieme alla sorella Vanessa ha lottato in una famiglia culturalmente evoluta, ma fondamentalmente maschilista, per diventare scrittrice; ha partecipato attivamente al Circolo di Bloomsbury, impegnato a svecchiare la letteratura, ha scritto romanzi memorabili. Con il marito Leonard Woolf, che la amava immensamente e ne valorizzava il genio, ha fondato la casa editrice Hogarth Press che ha pubblicato, tra gli altri, Freud e Svevo in Inghilterra. Lucrèce interpreta Virginia con grande sensibilità e soluzioni creative che travalicano il puro aspetto narrativo per toccare le corde emotive attraverso preziosi quadri poetici. L'integrazione di testo e immagini permette di far conoscere la storia di Virginia Woolf anche a un pubblico giovane.
Ho scoperto Virginia Woolf quando ero ancora alle medie, quando in biblioteca ho preso in mano un'edizione consumata di "Gita al faro": me ne sono innamorata subito, e ho recuperato nel giro di pochi anni ogni lavoro dell'autrice.
Non ho saputo resistere alla possibilità di sfogliare in anteprima il picture book di Lucrèce dedicato alla tormentata scrittrice inglese, e ditemi voi se non ne valeva la pena!
Ho adorato lo stile malinconio e struggente che caratterizza ogni disegno, trovandolo davvero adatto a ritrarre la vita di una donna dalla personalità complessa e piena di zone d'ombra, troppo sensibile al dolore che scorgeva dappertutto attorno a sè e incapace di reagire alla depressione che l'abbatteva ogni giorno di più.
Splendida anche la tavolozza di colori scelta, con varie sfumature di petrolio accostate ai rosa e ai grigi per un effetto molto, molto raffinato e di sicuro impatto.
Spesso Virginia Woolf è ricordata come "la romanziera inglese che si è tolta la vita", ma questa donna straordinaria era molto più di questo: era una vera e propria paladina della cultura e delle lettere, impegnata nell'abbattere le barriere e nel dare nuova vita al romanzo.
Il suo "Orlando" era decisamente d'avanguardia quando vide la luce nel 1928, ed è ancora oggi una delle opere di narrativa più peculiari.
Trovo che quest'opera di Lucrèce non solo le renda giustizia, ma le dia anche il giusto spazio sotto ai riflettori, perchè in un momento in cui si parla tanto di femminismo non si può non ricordarsi di chi per prima ha sostenuto a gran voce l'esigenza per le donne di avere "una stanza tutta per sè".
Ma scopriamo qualcosa di più su Lucrèce, che ha dato vita a Virginia sulla carta, vi va?
Lucrèce (Lucrezia Buganè) si è specializzata in Linguaggi del Fumetto all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha pubblicato per Lavieri Edizioni Raperonzolo (2014), Io dov’ero? Il giorno in cui cadde il muro (2014) e Reading Galera (2015). Per Taita Press ha pubblicato la graphic novel Impara a dire no se non vuoi dire sì (2016). Ha partecipato alla realizzazione del taccuino Palazzo Poggi, viaggio sentimentale per l’Università di Bologna e ha collaborato con le sue illustrazioni al Festival della Scienza Medica Bologna Medicina.
Seguace della "linea chiara", nel proprio lavoro grafico elabora e ripropone, interpretandole, diverse sollecitazioni figurative: dal mondo di Bosch e Brueghel all'universo simbolista, fino allo stile secessionista e liberty. Nel campo dell'illustrazione si ispira a Harry Clarke ed Edward Gorey in particolare. Per le illustrazioni di Virginia ha utilizzato una tecnica mista a china e colorazione digitale.
Questa recensione partecipa al Review Party del picture book, e vi invito a scoprire gli articoli dei miei compagni di festeggiamento ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Virginia" di Lucrèce, picture book edito Hop Edizioni (brossurato a 18€):
Virginia Woolf è stata la più grande autrice inglese del Novecento; ha cambiato il romanzo, rendendolo terreno di osservazione e descrizione del mondo interiore dei personaggi. La scrittura è stata per lei una vocazione, una necessità e un tormento. Con il suo esempio e i suoi scritti, Virginia ha aperto le porte all'emancipazione femminile: insieme alla sorella Vanessa ha lottato in una famiglia culturalmente evoluta, ma fondamentalmente maschilista, per diventare scrittrice; ha partecipato attivamente al Circolo di Bloomsbury, impegnato a svecchiare la letteratura, ha scritto romanzi memorabili. Con il marito Leonard Woolf, che la amava immensamente e ne valorizzava il genio, ha fondato la casa editrice Hogarth Press che ha pubblicato, tra gli altri, Freud e Svevo in Inghilterra. Lucrèce interpreta Virginia con grande sensibilità e soluzioni creative che travalicano il puro aspetto narrativo per toccare le corde emotive attraverso preziosi quadri poetici. L'integrazione di testo e immagini permette di far conoscere la storia di Virginia Woolf anche a un pubblico giovane.
Ho scoperto Virginia Woolf quando ero ancora alle medie, quando in biblioteca ho preso in mano un'edizione consumata di "Gita al faro": me ne sono innamorata subito, e ho recuperato nel giro di pochi anni ogni lavoro dell'autrice.
Non ho saputo resistere alla possibilità di sfogliare in anteprima il picture book di Lucrèce dedicato alla tormentata scrittrice inglese, e ditemi voi se non ne valeva la pena!
Ho adorato lo stile malinconio e struggente che caratterizza ogni disegno, trovandolo davvero adatto a ritrarre la vita di una donna dalla personalità complessa e piena di zone d'ombra, troppo sensibile al dolore che scorgeva dappertutto attorno a sè e incapace di reagire alla depressione che l'abbatteva ogni giorno di più.
Splendida anche la tavolozza di colori scelta, con varie sfumature di petrolio accostate ai rosa e ai grigi per un effetto molto, molto raffinato e di sicuro impatto.
Spesso Virginia Woolf è ricordata come "la romanziera inglese che si è tolta la vita", ma questa donna straordinaria era molto più di questo: era una vera e propria paladina della cultura e delle lettere, impegnata nell'abbattere le barriere e nel dare nuova vita al romanzo.
Il suo "Orlando" era decisamente d'avanguardia quando vide la luce nel 1928, ed è ancora oggi una delle opere di narrativa più peculiari.
Trovo che quest'opera di Lucrèce non solo le renda giustizia, ma le dia anche il giusto spazio sotto ai riflettori, perchè in un momento in cui si parla tanto di femminismo non si può non ricordarsi di chi per prima ha sostenuto a gran voce l'esigenza per le donne di avere "una stanza tutta per sè".
Ma scopriamo qualcosa di più su Lucrèce, che ha dato vita a Virginia sulla carta, vi va?
Lucrèce (Lucrezia Buganè) si è specializzata in Linguaggi del Fumetto all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha pubblicato per Lavieri Edizioni Raperonzolo (2014), Io dov’ero? Il giorno in cui cadde il muro (2014) e Reading Galera (2015). Per Taita Press ha pubblicato la graphic novel Impara a dire no se non vuoi dire sì (2016). Ha partecipato alla realizzazione del taccuino Palazzo Poggi, viaggio sentimentale per l’Università di Bologna e ha collaborato con le sue illustrazioni al Festival della Scienza Medica Bologna Medicina.
Seguace della "linea chiara", nel proprio lavoro grafico elabora e ripropone, interpretandole, diverse sollecitazioni figurative: dal mondo di Bosch e Brueghel all'universo simbolista, fino allo stile secessionista e liberty. Nel campo dell'illustrazione si ispira a Harry Clarke ed Edward Gorey in particolare. Per le illustrazioni di Virginia ha utilizzato una tecnica mista a china e colorazione digitale.
Questa recensione partecipa al Review Party del picture book, e vi invito a scoprire gli articoli dei miei compagni di festeggiamento ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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sabato 22 luglio 2017
"Audrey" di Roberta Zeta: la vita della famosissima attrice diventa un picture book!
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Audrey" di Roberta Zeta, edito Hop Edizioni (brossurato a 18€) in uscita il 28 Luglio:
Simbolo di eleganza, Audrey Hepburn ha rivoluzionato il modello di interprete hollywoodiana, da pin-up a figura esile e garbata, gentile e sbarazzina. In scena ha spesso rappresentato il cliché della principessa, la donna che da una condizione inferiore si eleva socialmente grazie all’amore di un uomo. Ma Audrey è stata nella realtà una principessa senza favola che tutto ha conquistato da sola, grazie a una grande forza di volontà e a un progetto di vita molto chiaro, non a tutti noto.
Terza uscita della collana “Per aspera ad astra. La forza delle donne”.
Dopo aver letto ogni biografia che mi fosse capitata a tiro e visto ogni suo film, posso dirlo: Audrey Hepburn è davvero uno dei miei modelli di donna.
Seppur non troppo fortunata in amore e a volte vittima di qualche delusione (il sogno di diventare una ballerina, ahimè, non si realizzò), Audrey Hepburn è per tutti un'icona di stile, fascino, classe ed eleganza.
Dal tubino nero di "Colazione da Tiffany" allo splendido abito da sera ricamato di "Sabrina", passando per i costumi di "Due per la strada" capaci di trasportare lo spettatore di decennio in decennio, è impossibile scindere Audrey dalla moda e dallo stile che l'hanno resa famosa in tutto il mondo.
Ma scopriamo qualcosa di più sull'affascinante attrice, partendo dai numeri più significativi epr la sua vita e carriera!
È il numero civico di Vine Street al quale potete trovare la sua stella sulla Walk of Fame.
Se passate da Los Angeles, non dimenticate di andare e scattare una foto!
Il numero di Academy Award (e Golden Globe) vinti dall'attrice nel corso della sua carriera.
Il primo Academy Award è arrivato nel 1954 per "Vacanze romane", mentre il secondo nel 1993, e si tratta del premio umanitario Jean Hersholt.
Per "Vacanze romane" aveva già vinto il Golden Globe, premio che ha conquistato anche nel 1955 sotto forma di Henrietta Award per la migliore attrice del mondo (!) e di premio alla carriera nel 1990.
L'attrice parlava fluentemente ben cinque lingue: inglese, francese, spagnolo, italiano e olandese.
Essere poliglotta le fu di grande aiuto nel momento in cui divenne ambasciatrice Unicef nel 1988, recandosi negli anni successivi in Etiopia, Turchia, Sudan, Bangladesh, Vietnam...
Cinque sono anche i bambini che ha perso, riuscendo però nonostante questo a concepirne due: Sean Hepburn Ferrer e Luca Dotti. Aver dovuto lottare così strenuamente per coronare il suo sogno di maternità la rese molto sensibile alla condizione di donne, madri e bambini nei paesi del terzo mondo, e da qui la sua forte attività filantropica insieme a Unicef (ma non solo).
L'attrice, alla fine degli anni Ottanta, ha anche registrato un album di letture di fiabe, "Audrey Hepburn's Enchanted Tales", che le è persino valso un Grammy.
Nonostante sia poco conosciuto, è ancora acquistabile su Amazon ;)
L'anno in cui ogni donna potè indossare il profumo di Audrey Hepburn.
Pochi anni prima, infatti, Hubert de Givenchy aveva creato esclusivamente per l'attrice "L'Interdit", una fragranza che conteneva note di rosa, gelsomino e violetta. Solo dal 1957 la fragranza venne messa sul mercato, e fu effettivamente possibile per tutte profumare come la donna più raffinata del mondo.
Siete pronti a scoprire la vita avventurosa di Audrey Hepburn in questa inedita e colorata veste?
E soprattutto, siete pronti a provare ad adottarne una copia?
Ebbene sì, uno di voi potrebbe ricevere una copia di questo bellissimo volume!
Come?
Seguendo le istruzioni contenute nel modulo qui sotto:
a Rafflecopter giveaway Per non perdere nemmeno un contenuto dedicato a Audrey e a questo splendido picture book, ecco il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Audrey" di Roberta Zeta, edito Hop Edizioni (brossurato a 18€) in uscita il 28 Luglio:
Simbolo di eleganza, Audrey Hepburn ha rivoluzionato il modello di interprete hollywoodiana, da pin-up a figura esile e garbata, gentile e sbarazzina. In scena ha spesso rappresentato il cliché della principessa, la donna che da una condizione inferiore si eleva socialmente grazie all’amore di un uomo. Ma Audrey è stata nella realtà una principessa senza favola che tutto ha conquistato da sola, grazie a una grande forza di volontà e a un progetto di vita molto chiaro, non a tutti noto.
Terza uscita della collana “Per aspera ad astra. La forza delle donne”.
Dopo aver letto ogni biografia che mi fosse capitata a tiro e visto ogni suo film, posso dirlo: Audrey Hepburn è davvero uno dei miei modelli di donna.
Seppur non troppo fortunata in amore e a volte vittima di qualche delusione (il sogno di diventare una ballerina, ahimè, non si realizzò), Audrey Hepburn è per tutti un'icona di stile, fascino, classe ed eleganza.
Dal tubino nero di "Colazione da Tiffany" allo splendido abito da sera ricamato di "Sabrina", passando per i costumi di "Due per la strada" capaci di trasportare lo spettatore di decennio in decennio, è impossibile scindere Audrey dalla moda e dallo stile che l'hanno resa famosa in tutto il mondo.
Ma scopriamo qualcosa di più sull'affascinante attrice, partendo dai numeri più significativi epr la sua vita e carriera!
Se passate da Los Angeles, non dimenticate di andare e scattare una foto!
Il numero di Academy Award (e Golden Globe) vinti dall'attrice nel corso della sua carriera.
Il primo Academy Award è arrivato nel 1954 per "Vacanze romane", mentre il secondo nel 1993, e si tratta del premio umanitario Jean Hersholt.
Per "Vacanze romane" aveva già vinto il Golden Globe, premio che ha conquistato anche nel 1955 sotto forma di Henrietta Award per la migliore attrice del mondo (!) e di premio alla carriera nel 1990.
L'attrice parlava fluentemente ben cinque lingue: inglese, francese, spagnolo, italiano e olandese.
Essere poliglotta le fu di grande aiuto nel momento in cui divenne ambasciatrice Unicef nel 1988, recandosi negli anni successivi in Etiopia, Turchia, Sudan, Bangladesh, Vietnam...
Cinque sono anche i bambini che ha perso, riuscendo però nonostante questo a concepirne due: Sean Hepburn Ferrer e Luca Dotti. Aver dovuto lottare così strenuamente per coronare il suo sogno di maternità la rese molto sensibile alla condizione di donne, madri e bambini nei paesi del terzo mondo, e da qui la sua forte attività filantropica insieme a Unicef (ma non solo).
L'attrice, alla fine degli anni Ottanta, ha anche registrato un album di letture di fiabe, "Audrey Hepburn's Enchanted Tales", che le è persino valso un Grammy.
Nonostante sia poco conosciuto, è ancora acquistabile su Amazon ;)
L'anno in cui ogni donna potè indossare il profumo di Audrey Hepburn.
Pochi anni prima, infatti, Hubert de Givenchy aveva creato esclusivamente per l'attrice "L'Interdit", una fragranza che conteneva note di rosa, gelsomino e violetta. Solo dal 1957 la fragranza venne messa sul mercato, e fu effettivamente possibile per tutte profumare come la donna più raffinata del mondo.
Siete pronti a scoprire la vita avventurosa di Audrey Hepburn in questa inedita e colorata veste?
E soprattutto, siete pronti a provare ad adottarne una copia?
Ebbene sì, uno di voi potrebbe ricevere una copia di questo bellissimo volume!
Come?
Seguendo le istruzioni contenute nel modulo qui sotto:
a Rafflecopter giveaway Per non perdere nemmeno un contenuto dedicato a Audrey e a questo splendido picture book, ecco il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
martedì 8 novembre 2016
"CONDIVIDI - La sharing economy è...il futuro" di Elena Triolo e Valentina Ferri
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "CONDIVIDI - La sharing economy è...il futuro" di Elena Triolo e Valentina Ferri, edito HOP Edizioni (16€), in uscita il 10 Novembre:
MissMoon e Angelina, dopo la gaudente esperienza di PopPorno, sono tornate per parlarci questa volta di sharing economy. Una nuova rubrica attende l’algida e bionda blogger, una vera sfida: affrontare un argomento che le si addice molto poco, la condivisione. Questa volta Angelina - anche solo per appartenenza generazionale - darà del filo da torcere a una Miss curiosa di apprendere i meccanismi della nuova economia di scambio e le dinamiche che la orientano, ma non completamente a proprio agio in un contesto così distante dal suo e dubbiosa di fronte all’ottimismo professato dagli sharers nel nome del risparmio. Con il solito garbo, una prosa accattivante e pillole di cultura sempre piacevoli, Valentina Ferri racconta per capisaldi la sharing economy, vista da chi non la pratica ma prova a scoprirla e a innamorarsi dei suoi valori. Elena Triolo accompagna il testo con illustrazioni che sintetizzano in sketch brillanti un mondo affascinante ma ancora in costruzione e dai contorni incerti.
La mia tappa si chiama COME TI (S)CAMBIO UN LIBRO, e vi parlerò della mia personale esperienza con quello che è uno degli argomenti del volume: il baratto.
La prima domanda che potremmo porci è: nel 2016, in un mondo in cui anche ai gatti viene intestata una carta di credito (in America, più e più volte...), ha davvero ancora senso qualcosa che ci riporta alle origini dell'economia?
La risposta è ovviamente SÌ, e ve lo dimostrerò.
Il mio quartiere, quello in cui sono cresciuta, ha sempre avuto due caratteristiche fondamentali (almeno per me): quello di essere popolato soprattutto da persone anziane - quelli che erano i nonni dei miei amichetti, sostanzialmente - e di essere sprovvisto di una libreria veramente fornita, o di una biblioteca veramente accessibile.
È stata proprio questa la molla che ha fatto scattare la decisione di creare un vero e proprio evento mensile dedicato allo scambio di libri.
Insieme a un gruppo di volontari, ogni mese ci raduniamo in un locale messo a disposizione dal comune di Milano, e allestiamo quelli che ormai sono diventati 7/8 tavoli di libri, di ogni genere e argomento.
Un fondo "fisso", nato dalle donazioni e dai libri non scambiati di mese in mese.
Per circa tre ore, l'ultimo sabato di ogni mese, è possibile portare i proprio libri, consegnarli e sceglierne in cambio lo stesso numero.
Perchè funziona?
Perchè un libro una volta letto ha svolto la sua funzione, ed è pornto per essere passato ad un altro lettore.
Perchè lo spazio in una casa non è infinito, e perchè nuovi libri possano entrare qualcosa deve necessariamente uscire.
Perchè è a costo zero.
E soprattutto perchè è divertente: non puoi mai sapere cosa troverai, chi incontrerai, quale libri ti troverai a leggere il giorno dopo, e questo è molto più eccitante dell'andare in libreria pensando "comprerò X" e tornare a casa con X nel sacchetto: dove sta il divertimento?
Ecco due esempi di "bottini libreschi" che sono riuscita a portare a casa dopo un intenso pomeriggio di scambi:
A comprarli in libreria avrei speso una piccola fortuna, e invece scambiarli mi ha permesso di averli in cambio di volumi che non mi interessavano più.
Avete presente il detto anglosassone per cui "someone's trash is someone else's treasure"? Ecco, è proprio così!
Mi è piaciuto moltissimo leggere questo volume su aspetto interessantissimo della nostra economia attuale, mi sono decisamente ritrovata in ciò che le autrici hanno scritto riguardo al baratto e anzi, io intendo imparare a barattare ancora di più ;)
E per scoprire altri contenuti interessanti legati al volume e alle autrici, nonchè per provare ad adottare una copia cartacea del libro in cerca di una nuova casa, non mancate di seguire tutto il blogtour, premurandovi di:
Iscrivervi come lettori fissi dei Blog
Mettere "Mi piace" alle pagine Facebook dei Blog (la mia è qui)
Mettere "Mi piace" alla pagina Facebook di HOP Edizioni
Commentare ogni tappa, avendo cura di lasciare la vostra email
Avete tempo fino all'11 Novembre, e per non perderne nemmeno una, fa fede il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "CONDIVIDI - La sharing economy è...il futuro" di Elena Triolo e Valentina Ferri, edito HOP Edizioni (16€), in uscita il 10 Novembre:
MissMoon e Angelina, dopo la gaudente esperienza di PopPorno, sono tornate per parlarci questa volta di sharing economy. Una nuova rubrica attende l’algida e bionda blogger, una vera sfida: affrontare un argomento che le si addice molto poco, la condivisione. Questa volta Angelina - anche solo per appartenenza generazionale - darà del filo da torcere a una Miss curiosa di apprendere i meccanismi della nuova economia di scambio e le dinamiche che la orientano, ma non completamente a proprio agio in un contesto così distante dal suo e dubbiosa di fronte all’ottimismo professato dagli sharers nel nome del risparmio. Con il solito garbo, una prosa accattivante e pillole di cultura sempre piacevoli, Valentina Ferri racconta per capisaldi la sharing economy, vista da chi non la pratica ma prova a scoprirla e a innamorarsi dei suoi valori. Elena Triolo accompagna il testo con illustrazioni che sintetizzano in sketch brillanti un mondo affascinante ma ancora in costruzione e dai contorni incerti.
La mia tappa si chiama COME TI (S)CAMBIO UN LIBRO, e vi parlerò della mia personale esperienza con quello che è uno degli argomenti del volume: il baratto.
La prima domanda che potremmo porci è: nel 2016, in un mondo in cui anche ai gatti viene intestata una carta di credito (in America, più e più volte...), ha davvero ancora senso qualcosa che ci riporta alle origini dell'economia?
La risposta è ovviamente SÌ, e ve lo dimostrerò.
Il mio quartiere, quello in cui sono cresciuta, ha sempre avuto due caratteristiche fondamentali (almeno per me): quello di essere popolato soprattutto da persone anziane - quelli che erano i nonni dei miei amichetti, sostanzialmente - e di essere sprovvisto di una libreria veramente fornita, o di una biblioteca veramente accessibile.
È stata proprio questa la molla che ha fatto scattare la decisione di creare un vero e proprio evento mensile dedicato allo scambio di libri.
Insieme a un gruppo di volontari, ogni mese ci raduniamo in un locale messo a disposizione dal comune di Milano, e allestiamo quelli che ormai sono diventati 7/8 tavoli di libri, di ogni genere e argomento.
Un fondo "fisso", nato dalle donazioni e dai libri non scambiati di mese in mese.
Per circa tre ore, l'ultimo sabato di ogni mese, è possibile portare i proprio libri, consegnarli e sceglierne in cambio lo stesso numero.
Perchè funziona?
Perchè un libro una volta letto ha svolto la sua funzione, ed è pornto per essere passato ad un altro lettore.
Perchè lo spazio in una casa non è infinito, e perchè nuovi libri possano entrare qualcosa deve necessariamente uscire.
Perchè è a costo zero.
E soprattutto perchè è divertente: non puoi mai sapere cosa troverai, chi incontrerai, quale libri ti troverai a leggere il giorno dopo, e questo è molto più eccitante dell'andare in libreria pensando "comprerò X" e tornare a casa con X nel sacchetto: dove sta il divertimento?
Ecco due esempi di "bottini libreschi" che sono riuscita a portare a casa dopo un intenso pomeriggio di scambi:
A comprarli in libreria avrei speso una piccola fortuna, e invece scambiarli mi ha permesso di averli in cambio di volumi che non mi interessavano più.
Avete presente il detto anglosassone per cui "someone's trash is someone else's treasure"? Ecco, è proprio così!
Mi è piaciuto moltissimo leggere questo volume su aspetto interessantissimo della nostra economia attuale, mi sono decisamente ritrovata in ciò che le autrici hanno scritto riguardo al baratto e anzi, io intendo imparare a barattare ancora di più ;)
E per scoprire altri contenuti interessanti legati al volume e alle autrici, nonchè per provare ad adottare una copia cartacea del libro in cerca di una nuova casa, non mancate di seguire tutto il blogtour, premurandovi di:
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