venerdì 20 ottobre 2017

"Berlin. Il richiamo dell'Havel" di Fabio Geda e Marco Magnone

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Berlin. Il richiamo dell'Havel" di Fabio Geda e Marco Magnone, edito Mondadori (rilegato a 15€):
Gli adulti non esistono più. Nel 1975 il virus li ha uccisi e da tre anni uccide chiunque abbia più di sedici anni. Questa è l'unica certezza per i bambini e ragazzi allo sbando tra le spettrali vie di Berlino.
E invece no. Gli adulti esistono ancora. Uno di loro, Andreas Beck, sta cercando una cura al virus, mentre gli altri sono armati e pronti a tutto. Anche a sparare a Bernd. Intanto Jakob è ancora sconvolto da quando, nel mezzo di una tormenta di neve, ha dovuto salvare la sua peggior nemica, Wolfrun, caduta in un lago gelido con il cavallo Ziggy. Sembra che per entrambi da quel momento il mondo si sia capovolto e ora, in fuga dai loro nuovi nemici, si stanno per incontrare di nuovo….

Finalmente ci siamo! Aspettavo da mesi l'uscita del quinto volume di quella che è sicuramente una delle serie italiane per ragazzi più appassionanti, e quando è arrivato tra le mie mani con una settimana d'anticipo ero al settimo cielo: chissà cosa sarebbe successo ai miei piccoli berlinesi preferiti!

La neve ha coperto Berlino, e i nostri amici faticano non poco tra le scorte che si esauriscono troppo in fretta e il freddo che diventa ogni giorno più difficile da combattere.
Jakob deve affrontare il lutto più difficile dopo quello per i suoi genitori: Bernd, il suo amico più caro, non ce l'ha fatta. Il proiettile di Nico lo ha ferito troppo gravemente, e le acque gelide del fiume hanno fatto il resto.
Si era illuso che scoprire alcuni adulti ancora in vita volesse dire ricevere supporto, ma solo Andreas, il medico ancora impegnato a ricercare una cura al virus misterioso e letale che ha colpito la città, sembra davvero intenzionato ad aiutarli. Lo vuole abbastanza da rischiare tutto per lasciare l'isola degli adulti e incamminarsi con Jakob e Büchner Due - ora tornato a farsi chiamare semplicemente Louis.
Cosa riserverà loro l'inverno?

"Il richiamo dell'Havel" è uno dei volumi che ho preferito, e sicuramente uno di quelli che mi hanno emozionata di più.
A Bernd sono dedicati alcuni passaggi davvero strazianti, che ci ricordano che anche nell'eventualità in cui Andreas riuscisse davvero a trovare una cura per molti, troppi di loro sarà comunque troppo tardi: ci siamo dovuti accomiatare da molti personaggi, ma quella di Bernd è sicuramente la morte che mi ha toccata di più insieme a quella di Büchner Uno.
Il personaggio che domina la scena, però, è quello di Wolfrun: l'abbiamo conosciuta come leader spietata, imparando però allo stesso tempo a conoscere e comprendere il dolore che stava dietro alla sua decisione e alla sua freddezza, e in questo quinto volume la vediamo mettersi in discussione come mai prima. Un nuovo rapporto, a modo suo tenero, la lega alla piccola Anneke, e non potrete fare a meno di affezionarvi a lei. Nel bene e nel male.

Un altro personaggio al quale mi sono affezionata solo dal secondo volume in poi è quello di Timo, e il suo rapporto con Christa diventa quello che speravo da un paio di volumi a questa parte, e questo devo assolutamente dirlo: il loro primo bacio è uno dei più teneri che abbia mai letto, in assoluto.

È scorrevole, pieno di azione e di tensione, e una volta iniziato è impossibile posarlo prima di aver voltato l'ultima pagina, che lascia davvero con il fiato sospeso: mi serve il sesto volume, adesso.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è sempre stato quello delle dinamiche di gruppo che si sviluppano a Berlino, nel bene e nel male, e il vedere come la società dei ragazzi si fosse inizialmente spaccata letteralmente in due grosse comunità fondate una sul saccheggio e la violenza, e l'altra sulla collaborazione e il sostegno reciproco. Due modi opposti di reagire alla stessa situazione catastrofica.
Ora questi confini non sono più così netti, le carte si sono rimescolate e la differenza tra bene e male non è semrpe così evidente.
Wolfrun meritava di morire nel fiume? Probabilmente sì, ma questo non ha impedito a Jakob di salvarla. Bernd meritava un proiettile e l'ipotermia? No, era uno dei ragazzi più simpatici e affettuosi - ricordate il suo rapporto con Nina? - che ci fossero, ma questo non gli ha impedito di morire.
La vita non è giusta, a Berlino, e dire cosa lo sia è ogni giorno più difficile anche per chi, come Jakob, è stato fin dall'inizio uno dei "buoni".

"Berlin" resta una serie consigliatissima e vi segnalo che, se ancora doveste recuperarla, trovate in libreria anche "Berlin. Trilogia della città", il volume speciale che raccoglie i primi tre volumi e i diari dei ragazzi di Berlino, finora disponibili solo online (brossurato a 22€):
E non finisce qui: anche oggi potete scaricare un bellissimo contenuto originale e gratuito, cliccando sotto l'immagine:
CLICCA QUI!
Per recuperare i contenuti precedenti, scoprite le tappe precedenti del nostro viaggio attraverso la serie seguendo il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Chiacchierata con Fabio Genovesi su "Il mare dove non si tocca", il mare e la nostalgia

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite davvero speciale: Fabio Genovesi, autore di "Il mare dove non si tocca", edito Mondadori (rilegato a 19€):
Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l'unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno - uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici - se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi - nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant'anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c'è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l'immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi clamorosi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, commovente e stralunato, Fabio capirà che le nostre stranezze sono il tesoro che ci rende unici e intanto scoprirà la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.

Abbiamo incontrato Fabio Genovesi da Punto & Zeta, ed ecco cosa ci ha raccontato su "Il mare dove non si tocca"!

Partiamo da ciò che colpisce di più in questo libro: la credibilità del linguaggio. Che tipo di lavoro hai fatto per riuscire a rendere così bene il linguaggio di un bambino come Fabio?
Questa è stata la mia prima preoccupazione. Finora avevo scritto romanzi polifonici, dove parlavano persone di tutte le età, dal ragazzino all'ottantenne, mentre questa storia per come la vedevo io potevo scriverla solo dal punto di vista del protagonista, dai sei ai dodici anni. Mi da molto fastidio leggere un libro in cui c'è un bambino con la barba e i capelli bianchi, che si esprime come l'autore.
Devi rinunciare del tutto alla boria, dimenticandoti dei critici letterari e quindi scartando ogni intellettualismo. Il linguaggio dev'essere il più semplice possibile: non facile, ma semplice.
Sono stato tantissimo con i miei nipoti e mi sono reso conto che noi i bambini spesso li pensiamo più stupidi di quello che sono. A volte hanno dei pensieri profondissimi, anche se non te li rendono in quello che per noi adulti è il linguaggio della profondità.
Non m'importa se qualcuno legge il libro e pensa che io non sappia coniugare i congiuntivi. Preferisco quello piuttosto che sentirmi dire che la voce del ragazzino non è credibile. Ho lavorato molto su questo, anche perché se un mio libro è di trecento pagine parte da una prima stesura di almeno ottocento, ma sono pagine che servono solo a me, per costruire i personaggi, trovare le voci e le situazioni. Mi racconto ad esempio la prima comunione di un personaggio o di sua madre, anche se so che poi nel libro non ci sarà. Il romanzo vero può iniziare magari dopo che ho scritto cinquecento o seicento pagine. La prova del nove è poi rileggermi tutto il libro ad alta voce e togliere ogni passaggio che risulti artefatto o spigoloso. Cerco di fare un lavoro lungo perché il romanzo sembri scritto una volta sola. C'è quella frase attribuita a molti autori che dice "scusa se ti ho mandato una lettera molto lunga ma non avevo abbastanza tempo per scrivertene una breve". Credo che sia bellissima: più lavori a una pagina e più diventa semplice.
Ma questo processo di scrittura quanto tempo ti prende dalla prima idea alla bozza di stampa?
Quali sono i tuoi tempi da scrittore?
Questa volta tre anni. Ho cominciato a scriverlo prima che uscisse il libro precedente, "Chi manda le onde", per il quale avevo impegato quattro anni.  Scrivendo senza usare nessun tipo di schema o struttura vai avanti senza sapere mai bene dove sei. Vai avanti, ma a volte devi cambiare direzione, ricominciare. Invidio molto i colleghi che ad Agosto mi dicono "ho iniziato a scrivere un libro e sarà pronto a Natale". Io penso sempre "di quale anno?".
Per me non è possibile scrivere seguendo uno schema preciso. Mi piace quando alla fine del libro tutto torna, il che vuol dire che la storia funziona. Se invece tutto torna solo perché hai forzato la storia a seguire uno schema, è tutto un po' meno naturale. Però per scrivere così ci vuole davvero tanto tempo, a volte ti fermi e resti fermo per parecchio tempo. Sono convinto che un libro scritto in un anno sarebbe migliore se l'autore di anni ne avesse impiegati due.
Le persone leggono poco e hanno pochi soldi per comprare i libri, perciò per me non ha senso riempire le librerie di libri scritti male.

La particolarità di questo libro è che tu nel giro di due pagine crei una magia, in cui introduci subito il lettore, che rimane affascinato dalla storia e incontra dei personaggi che da subito sente di conoscere come se avesse già letto duecento pagine su di loro. Se dici che iniziando a scrivere non sai come andrà a finire la storia perché non segui uno schema, vorrei sapere se la prima pagina stampata è quella che consideravi l'incipit fin dall'inizio o se, invece, è venuta dopo.
Se il lettore si ritrova immerso nella storia fin dal principio credo che dipenda dalle centinaia di pagine che io ho scritto prima e che conosco solo io, ma che mi sono servite a costruire un mondo.
A volte quando leggo i manoscritti di qualche esordiente, anche se non mi sento tanto in grado di dare consigli di scrittura, mi viene da dirgli "tu non conosci il gusto di gelato preferito del tuo personaggio", anche se questo poi nel romanzo non compare. Tu del tuo personaggio devi sapere tutto, cosa pensa, cosa mangia, che auto possiede o vorrebbe avere. Il lettore lo sente se tu non possiedi del tutto la voce del tuo personaggio.
Nelle pagine che scrivo prima muoiono un sacco di persone di cui io vorrei scrivere, ma mentre vado avanti capisco che non sento la loro voce, non li capisco, non mi piacciono e quindi li tolgo dalla storia. Parto solo quando c'è un gruppo di personaggi che funzionano tra loro, e quando capisco che di tutto quello che sto scrivendo ho in mano qualcosa che voglio far conoscere al lettore. Quello è l'inizio del libro. In "Chi manda le onde" c'era una lunga scena iniziale di un ragazzo che stava preparando un esame universitario ma c'era la famiglia della casa accanto che lo disturbava. Più scrivevo e pensavo che, mentre il ragazzo studiava e basta, nella casa accanto succedevano un sacco di cose interessanti, finché la famiglia è diventata la protagonista del romanzo e il ragazzo è sparito completamente.
Anche qua avevo scritto molte altre cose che poi ho eliminato per partire dal villaggio dei nonni-zii.
Mi sembra una cosa più onesta: solo quando ti appassioni veramente riesci a trasmettere delle emozioni. Se so da un anno che a pagina duecento due si baceranno, quando ci arriverò sarò già annoiato, ma se mi verrà in mente tre pagine prima lo scriverò in modo diverso.

È molto interessante anche il fatto che tu descrivi dei personaggi senza descriverli. Permetti al lettore di immaginare una persona fisica senza fornirne tutti i dettagli, e sono pochi gli scrittori che sanno farlo.
Tuttti sappiamo descrivere una persona, ma spesso l'autocompiacimento dello scrittore impedisce al lettore di immaginare. Ognuno deve essere libero di vedere i personaggi come vuole. Il romanzo per me è una casa dove scrittore e lettore convivono, ed entrambi devono arredare la storia.
I personaggi degli zii, per esempio, sono veramente straordinari. Ti sei ispirato a persone reali per caratterizzarli?
È stato facile perché questo libro in realtà è la storia della mia vita. Ogni tanto negli anni scorsi mi capitava di raccontare la mia infanzia e certi colleghi mi chiedevano se avessi avuto davvero un'infanzia così e perché non l'avessi mai scritta. Siccome chi scrive è un ladro, e ruba storie agli altri, ho smesso di raccontarla e l'ho scritta prima che lo facessero loro.
I miei zii erano davvero quelli, anche se ho cambiato alcune cose. Anch'io fino alla prima elementare  ho passato la vita con loro, che si disputavano la mia compagnia: niente asilo, niente compagnia di altri bambini. Pensavo che i bambini che vedevo in giro fossero tutti come me, che avessero nonni e zii che li portassero a fare cose come pescare o andare a caccia.
Arrivare in prima elementare per me è stato uno shock, non sapevo interagire con i miei coetanei e tuttora ho qualche problema. A rileggere certi miei temi di scuola mi sono reso conto che ragionavo come un'ottantenne, parlando del passato anche se avevo solo sette anni.
Però mi capita di sentirmi dire che la mia famiglia era strana, ma al tempo stesso tante cose che facevamo noi le facevano un po' anche tutti gli altri. Ognuno di noi in realtà ha avuto esperienze del genere, piene di amore non detto, con persone come i miei zii le cui bocche erano fatte per bestemmiare più che per dire "ti voglio bene", ma che trovavano comunque il modo per comunicarlo. Quando telefonavo a mio zio Aldo e lui mi diceva di NON andare a trovarlo, sapevo che si aspettava di vedermi arrivare da lui con due pizze per cenare insieme.
Vista la componente autobiografica, e sapendo che la mente di un bambino piccolo è plasmabile al punto che il ricordo di un avvenimento può influenzare il resto della vita, così come vediamo che accade al Fabio protagonista del romanzo, qual è stato l'episodio che ha influenzato di più il Fabio autore da bambino?
Più che un episodio, tutta una serie. Il fatto che non m'invitassero mai alle feste, tanto che ho finito per fare amicizia con gli altri tre o quattro reietti come me. Da lì ho capito che tanto era inutile tentare di andare dietro agli altri, ma era meglio fare solo quello che mi piaceva, e così faccio ancora oggi, seguendo il mio ritmo anziché quelli degli altri.
Ancora adesso, quando vado nelle scuole, vedo quei ragazzi che riconosco subito come sfigati, e mi verrebbe da dirgli "ragazzi, fatevi coraggio perché in futuro starete meglio voi". Hanno fatto un favore ad escludermi perché mi hanno lasciato in un mondo che in fondo mi piaceva di più.
Se fai delle cose solo per piacere agli altri rischi molto spesso di restare deluso.
È più facile incontrare la ragazza adatta a te in un posto dove vai a fare qualcosa che ti piace piuttosto che in una discoteca, se a te le discoteche non interessano.

Spesso si dice che i grandi libri dovrebbero stimolare delle domande nel lettore e secondo me il tuo libro fa questo effetto, ma dà anche delle risposte. La pensi così anche tu?
Non lo so. Domande sì, risposte forse. Non sopporto le persone che vogliono darti delle risposte.
Il mio pensiero è piuttosto "io non ne so nulla, tu non ne sai nulla, andiamo a scoprire insieme cosa succede". Ho paura di quelle persone che a sedici anni sanno già cosa fare da grandi, preferisco quelli che a trent'anni sono ancora nel panico.
Nel libro molte risposte vengono date dalla manualità, dal fare delle cose concrete.
Il coraggio è uno dei temi fondamentali nel libro, ma qua e là compaiono anche frasi un po' ironiche su questo tema.
Dai miei zii ho imparato che le cose sono facili, non nel senso che sia davvero facile farle, ma che è facile capire cosa si deve fare. A volte è sbagliato stare troppo a pensare a quello che si dovrebbe fare, anche perché nella vita è tutto così meravigliosamente casuale.
Una mia ossessione è per le meraviglie naturali: quanto la natura è incredibile mentre noi ci fissiamo con determinate cose. Pensate al fatto che adesso noi ci fissiamo con la teoria del gender mentre le orate nascono tutte femmine e dopo due anni diventano maschi, o i fringuelli fischiano in modo diverso a seconda dei paesi dove vivono.
Non è più facile essere innamorati dell'assurdità del mondo anziché cercare sempre di organizzarsi?
Quando sono alle prese con qualcosa che mi dà ansia, penso sempre ai calamari giganti che a cinquanta metri di profondità nell'oceano combattono con i capodogli, e tutto mi sembra di colpo più semplice. Il coraggio non è dovuto all'assenza di paura ma al pensiero che tanto le cose succedono per conto loro, perciò tanto vale buttarsi.

Nel romanzo si parla tanto di stranezza. Ma cos'è la normalità secondo te?
Per me la normalità semplicemente non esiste, credo sia un prodotto della matematica, che io non amo. Invidio tanto certi miei colleghi come Chiara Valerio, che quando mi parla di matematica mi fa perdere il filo al primo istante.
La normalità è come il salario medio delle statistiche, che non esiste.
Tutte le persone sono in qualche modo strane, solo che alcune sono più brave a nascondere le loro stranezze. Per me la scelta è solo tra essere strani infelici, perché ti mimetizzi, e strani felici perché non nascondi le tue stranezze e le persone ti vogliono anche più bene. Ti piaci e quindi piaci agli altri. Ho una passione per i bambini strani, quelli che fanno discorsi da adulti, che hanno manie assurde e che fanno preoccupare i genitori. Io alimento apposta le loro follie.
Il figlio di un mio amico adora i fumetti ed è convinto che Tex esista, e quando sono in giro per l'Italia gli spedisco delle cartoline firmandole Tex e Kit Arson.
Mia madre ha sempre alimentato le mie fantasie, al punto che ho creduto a Babbo Natale fino a un'età assurda.
Gli strani contenti di esserlo sono l'opposto degli strani che vogliono esserlo, e che per me sono un orrore, in realtà sono le persone più banali e insopportabili che conosca.
Crearsi delle storie dalla vita di tutti i giorni è un buon modo per stare bene. Pensate a quelle coppie che hanno smesso di parlarsi rispetto a quelle che si raccontano i momenti delle loro giornate, creando delle narrazioni interessanti. Le persone non strane finiscono per parlarsi poco.
A proposito del potere delle storie, questo romanzo in particolare sembra essere un'intera concatenazione di storie. Come sei arrivato a questa struttura da fiume in piena? È un tentativo di dare fiducia alla parola, che oggi sembra svilirsi un po'?
Io sono sempre stato affascinato dalle storie. Il romanzo nasce da lì, è un modo per amplificare le storie che ti vengono narrate. Ognuno ha i suoi autori delle storie, io a volte cito come se fossero scrittori persone che non lo sono, ma che sono dei narratori incredibili, soprattutto anziani.
Io vivo a Forte dei Marmi, dove d'inverno vivono solo ottantenni e mi ritrovo ad ascoltarli sempre con estremo interesse. Raccontano storie micidiali. L'anziano che racconta ha tanto tempo e una lucidità mentale non eccezionale, che lo porta a ripetersi, a cambiare le storie che racconta. Il narratore migliore per me  è quello che non conosce del tutto ciò di cui parla, che divaga e ti fa innamorare del suo racconto interrompendolo per parlare di personaggi che non c'entrano nulla.
Le storie funzionano quando stanno addosso ad altre storie.
Io ho fatto il giardiniere per tanti anni e ho scoperto che negli alberi ci sono rami che danno fiori, altri che danno frutti e altri che non danno nulla ma servono per mantenere in equilibrio la pianta.
Così sono i romanzi. Se c'è troppa ansia di mandare avanti la storia, o manca un'armonia tra la vicenda principale e le trame secondarie, i romanzi non mi piacciono.

In questo romanzo si ride tanto ma ci si commuove nella stessa misura.
Ma se i tuoi zii avessero potuto leggere questo romanzo cosa avrebbero detto?
I miei zii sono morti tutti da tempo e siccome erano imprevedibili non saprei dire come l'avrebbero presa. Forse si sarebbero commossi. C'è chi ha paura di scrivere le proprie storie perché non vuole mettersi a nudo, io non mi chiedo mai cosa penseranno gli altri di quello che scrivo. Però mi sono reso conto che in genere alla gente piace essere inserita in una storia.
Una volta ho scritto di un episodio non del tutto gradevole che era successo a un mio compagno di scuola, e questo mio compagno poi mi ha detto di essersi riconosciuto, ma era stranamente offeso perché non avevo dato al personaggio il suo vero nome. Anche il personaggio che fa il corso di computer e che è un mezzo mentecatto, è una persona che esiste veramente, e che avrebbe voluto comparire col suo nome: a volte come autore ti fai delle paranoie ingiustificate riguardo alla privacy delle persone reali. Non so se gli zii avrebbero letto il libro, magari avrei dovuto raccontaglierlo e forse sarebbero stati contenti. Magari si sarebbero pure presentati a qualche presentazione.

Qual è il tuo rapporto col mare, che è sempre presente nei tuoi libri, anche nel senso del ritmo e del ripetizione, come le sue onde?
La ripetizione mi piace perché quando funziona rafforza una storia. Mi piace nella musica, mi piace nel mare e anche nei romanzi. Mi piacciono quegli autori che hanno un mondo dentro di sè e lo raccontano magari in diversi libri, con delle ripetizioni ma senza dire sempre le stesse cose.
Il mare è dove vivo, ci sono cresciuto e mi piace immaginare quello che nasconde sotto di sè, come ti fa capire che sei poca cosa rispetto alla sua immensità. È la stessa cosa che provo leggendo i classici, che sono le mie letture preferite. Confesso che leggo pochissimo di letteratura contemporanea.

Hai un motivo per essere così nostalgico proprio in questo momento della tua vita?
Negli altri romanzi avevo anticipato alcuni elementi del mio passato che ho poi raccolto in questa storia. Mi piace la nostalgia quando però non è chiusura rispetto al futuro. Non mi piace chi dice " era meglio prima", ma andare a cercare le proprie origini in fondo è una cosa attiva.
A me piace riempirmi di cose vecchie, come i vecchi manuali presenti nel libro, ma come mezzo per imparare cose nuove. Sembra paradossale ma pensare che sono esistiti i dinosauri mi dà speranza per il futuro. Pensare che nel passato sono state fatte certe cose fa pensare che si possa fare anche di meglio più avanti. Vedo la nostalgia come una positività verso il futuro.

È stato bellissimo incontrare l'autore di uno dei miei romanzi preferiti, "Chi manda le onde", e scoprire insieme a lui il suo nuovo lavoro: "Il mare dove non si tocca" mi è piaciuto moltissimo, e ve lo consiglio per il vosto prossimo weekend di lettura ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 19 ottobre 2017

TV Thursday #3: "La signora dello zoo di Varsavia", "L'altra metà della storia", "Full House", "The September Issue"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Anche questa settimana parliamo dei film e delle serie TV che ho guardato negli ultimi sette giorni, e iniziamo subito da un film che uscirà il 16 Novembre ma che ho potuto vedere in anteprima:
"La signora dello zoo di Varsavia" racconta la storia vera di Antonina Żabińska e suo marito, il dottor Jan Żabiński, e di come abbiano nascosto e salvato oltre 300 ebrei dallo sterminio durante l'occupazione nazista della Polonia.
Troverete la recensione del film e del libro collegato, in uscita il 31 Ottobre per Sperling & Kupfer, a inizio Novembre ma vi anticipo che mi è piaciuto davvero moltissimo!
Grazie a Carta Più la Feltrinelli e a Stardust ho potuto vedere anche "L'altra metà della storia", tratto dal romanzo "Il senso di una fine" di Julian Barnes uscito in Italia grazie a Einaudi.
In questo caso, nonostante la bravura degli attori, devo ammettere di aver apprezzato di più il romanzo. Capita ;)
Continua la mia maratona di "Full House", del quale ho finito di vedere anche la quarta stagione.
Nonostante io non riesca a capire la comicità di Joey (trovo le sue vocine e vocette una pagliacciata, più che talento comico, ma è gusto eprsonale: magari negli anni '80 piacevano!) continuo a coltivare una cotta per John Stamos e ad adorare la piccola Michelle, interpretata dalle giovanissime gemelle Olsen - a turno, perchè essendo molto piccole non potevano stare sul set quanto gli altri attori.
La quarta stagione mi ha anche fatto apprezzare di essere nata nel 1988 perchè rivedere gli abiti da sposa e da cerimonia in voga allora mi ha fatto capire che sarei stata una sposa infelice XD
Il bello di Netflix è che mi sta permettendo anche di rivedere film e documentari, e questa settimana ho rivisto metà di "The September Issue", che portava il pubblico dietro le quinte della preparazione del numero di Settembre di "Vogue" più impegnativo mai realizzato.
Se siete interessati al mondo dele riviste, vi segnalo anche "Page One", che vi porta per un anno nella redazione di "The New York Times" ed è davvero affascinante (questo però non è disponibile su Netflix, lo trovate in DVD).

Probabilmente la prossima settimana vi parlerò di "IT", perchè conto di vederlo nel fine settimana (come si fa a non andare?), e poi chissà...
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Uomini d'autunno? Rock Romance, of course!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Stamattina ci rifacciamo gli occhi tutti insieme, che ne dite?
E lo facciamo insieme a EVOS Parruccheri e alle loro proposte uomo dalla collezione Rock Romance per l'autuno/inverno 2017:
Parola d'ordine della stagione: BARBER EVOLUTION.
Quello che EVOS Parrucchieri propone per lui è un taglio versatile e dallo styling aperto a molte opportunità, che permetta di giocare e creare effetti di texture diversi senza rinunciare alla leggerezza.
A differenza del classico taglio Barber la sommità viene mantenuta morbida, e il perimetro viene marcato senza creare sconnessioni.
Adoro l'idea di una definizione morbida, ma di grande effetto...
E diciamolo, adoro anche il modello scelto per presentarci la collezione.
L'occhio vuole la sua parte, in fondo ;)
Non potendo portare a casa il modello (purtroppo), quello che potete fare è portare fidanzati e mariti (o voi stessi, nel caso!) in un salone EVOS per un bel cambio di look: qui trovate la mappa di tutti i saloni sul territorio italiano, ed ecco un video per scoprire la collezione - e ammirare ancora un po' il nostro bellissimo uomo Rock Romance:

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 18 ottobre 2017

Agende 2018: scopriamone insieme una... lunare!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi voglio parlarvi di quellache è una delle mie più grandi passioni: quella per le agende.
Poco importa di che forma, colore e dimensione siano, quando arriva l'autunno non so resistere al richiamo di librerie e cartolerie.
Una di quelle che ho amato di più torna disponibile nell'edizione 2018 a partire dal 26 Ottobre, ovvero l'Agenda della Luna di Johanna Paungger e Thomas Poppe (8€), edita TEA:
Nel suo ciclo di rotazione di 28 giorni intorno alla Terra, la luna tocca gli stessi segni zodiacali del sole, ma soggiorna in ciascuno di essi soltanto due o tre giorni. Questa «posizione della luna nello zodiaco» esercita un influsso concreto sulla terra che possiamo utilizzare quotidianamente in ogni ambito della nostra vita, in svariati modi.

L'agenda della Luna 2018 offre le indicazioni immediate di quale attività è particolarmente avvantaggiata in una determinata giornata. Ad esempio, aiuta a sapere qual è il momento migliore per innaffiare le piante, per prendersi cura del proprio corpo con una manicure o una maschera facciale, o per fare bricolage.

«Anche per il 2018, "L'agenda della luna" sarà lo strumento ideale
per agire in modo autentico e ottenere i risultati sognati.
Provate a costruire un mondo più bello e armonioso!
Noi vi daremo una mano.»
Johanna Paungger e Thomas Poppe

È compatta (10,5 x 14,5 cm), perfetta da portare sempre con sè e appuntare note e appuntamenti dell'ultimo minuto, oltre ad essere molto, molto curiosa da sfogliare: io ho adorato la mia del 2017!
Il prezzo accessibile la rende anche una strenna divertente, una proposta simpatica per il Babbo Natale segreto in ufficio o un pensierino da infilare nella calza... o un perfetto autoregalo perchè in fondo ce lo meritiamo, no?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Perfect boy" di Jillian Dodd

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Perfect boy" di Jillian Dodd (rilegato a 10€) in uscita il 19 Ottobre:
East Coast, Hollywood. Keatyn ha tutto ciò che una liceale potrebbe mai desiderare. È la ragazza più carina della scuola, è popolare, viene invitata alle feste migliori e a pranzo il suo tavolo è sempre quello più ambito. La sua vita procede a meraviglia, seguendo un copione perfetto. Eppure Keatyn non è più sicura di volere tutto questo. Perché, in realtà, quell’apparenza scintillante nasconde dei segreti. Il suo fidanzato si ubriaca puntualmente a ogni festa. La sua migliore amica minaccia di rivelare a tutti che la sua relazione è una truffa… Keatyn non ce la fa più a fingersi perfetta, ma è difficile rinunciare a quello che per anni è stato il tuo mondo. Finché il sorriso irresistibile di un surfista non arriva a portare definitivamente scompiglio nella sua vita. Uscire con lui equivarrebbe a un suicidio sociale. Per Keatyn è arrivato il momento di scrivere un nuovo copione. Uno di quelli in cui i pezzi della sua esistenza possano tornare a riunirsi in perfetta armonia. Di certo non si aspetta che ci sia qualcuno pronto a fare di tutto per impedirglielo.

Ho letto il primo volume della serie "The Keatyn Chronicles" due mesi fa, e l'ho divorato in un pomeriggio perchè come si fa a non farsi trascinare dal vortice di feste da urlo, abiti firmati e ragazzi belli-bellissimi che spuntano come funghi?

E lo dico senza ironia: la vita di Keatyn è esattamente così.
Il suo ragazzo, Sander, è il più popolare della scuola, e lei stessa ha un background di tutto rispetto in quanto figlia di un'attrice di grande successo (e il fatto di essere lei stessa molto bella di sicuro aiuta).
Sono la golden couple del liceo, e tra un compito in classe e un giro di shopping insieme alle amiche - delle quali una, Vanessa, ha un caratterino mica da ridere. Regina George è nulla, in confronto - Keatyn si diverte alle feste organizzate a casa di Cush, suo partner in crime, e le mattine in spiaggia con la sua tavola da surf e Brooklyn, compagno di surf e sua grande, grandissima cotta.
Sì, perchè la verità è che la sua relazione con Sander è un disastro, il modo di fare arrogante di Vanessa le dà ogni giorno più fastidio e il suo cuore appartiene senza ombra di dubbio al surfista della porta accanto, che però da un lato flirta con lei e dall'altra si ritrae a ogni accenno di impegno.
Come se non bastasse, Keatyn decide che è troppo grande per essere ancora vergine e che Cush, sempre così attento e così carino, sarà proprio il compagno ideale per quest'esperienza se Brooklyn non si darà una mossa.
In tutto questo, uno stalker particolarmente accanito continua a invadere la privacy della madre di Keatyn, e se all'inizio sembra essere solo un fan molto espansivo, le sue attenzioni diventano ben presto minacciose... e non solo verso di lei!

Insomma, Keatyn non ha le idee così chiare su chi le piaccia davvero e perchè, questo è sicuro.
Ma in fondo l'adolescenza è anche confusione, giusto?
Se pensiamo alle nostre prime cotte, quanti ragazzi ci sono piaciuti senza che in fondo li conoscessimo sul serio?
Per lei è lo stesso: con Brooklyn condivide l'amore per il surf e lo trova rilassante perchè lontano dalla sua vita scolastica e dalle paranoie ad essa connesse, ma basta questo per costruire una relazione?
Cush è un grande amico, che le vuole sinceramente bene e si preoccupa sempre per lei, ma è sufficiente per decidere di vivere con lui un momento speciale come quello del sesso e dell'intimità?
L'unica perplessità sorge quando si pensa al fatto che l'intera storia si sviluppa su un arco di tre mesi circa, e che Keatyn semba rimbalzare ad un ragazzo all'altro come una pallina di gomma fuori controllo, ma è anche vero che insomma, ha un sacco di bei ragazzi a disposizione...
Il mio preferito, però, è sempre stato Cush e spero proprio di ritrovarlo in uno dei volumi successivi della serie: è il mio ragazzo ideale, davvero. Aggiungetegli qualche anno - per ovvi motivi - e ci siamo.
Personalmente, a conquistarmi è stata la famiglia di Keatyn: dalla madre che, rimasta sola con la figlia non si è piegata a chi la voleva a casa e ha contivato la sua carriera nonostante le difficoltà, e a Tommy che se n'è innamorato e ha da subito fatto da papà alla piccola Keatyn non facendola mai sentire come una figlia "imposta" o non sua.
E che dire delle sorelline minori, sempre entusiaste e piene di energia? Sono adorabili, e il loro rapporto con Keatyn (la loro "Kiki") è dolcissimo.

Di Jillian Dodd avevo già avuto modo di leggere la serie "That Boy", della quale da noi sono usciti tre volumi (ci manca ancora "That Divorce", che esce nel 2018 in lingua originale), e devo ammettere che "Perfect Boy" mi è piaciuto di più.
La sottotrama thriller mi ha attratta sin dall'inizio, e anche se è stato facile identificare lo stalker ben prima della rivelazione - sono sicura che lo scoprirete presto anche voi, è un personaggio che non convince del tutto sin dalla sua prima apparizione - ero comunque curiosa di vedere come si sarebbe risolto il suo tentativo di arrivare a Keatyn, a sua madre o a entrambe (perchè con uno stalker fuori controllo non si sa mai).
Gli ultimi capitoli vedono una vera e propria svolta nella vita della ragazza e danno il la per quello che sarà al centro dei volumi successivi,  e ve lo voglio dire: vorrete leggere subito il secondo volume, soprattutto pensando a un certo personaggio che arriva poco prima della fine e del quale si vorrebbe subito sapere di più.
Io vi segnalo con piacere le recensioni delle mie compagne di lettura, che vi daranno il loro parere sul primo capitolo di questa nuova serie che, ne sono sicura, piacerà moltissimo alle adolescenti e a chi, come me, ogni tanto un tuffo nel passato lo fa più che volentieri - soprattutto se con ragazzi bellissimi e abiti da perdere la testa ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La rilegatrice di storie perdute" di Cristina Caboni: a spasso per le librerie più belle di Vienna!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La rilegatrice di storie perdute" di Cristina Caboni, edito Garzanti (rilegato a 17,60€):
La copertina finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite dal tempo. Con gesti delicati ed esperti Sofia sfiora la pelle e la carta per restaurare il libro e riportarlo al suo antico splendore. La legatoria è la sua passione. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che le sta scivolando di mano giorno dopo giorno. Quando arriva il momento di lavorare sulle controguardie, il respiro di Sofia si ferma: al loro interno nascondono una sorpresa. Nascondono una pagina scritta a mano: è la storia di una donna, Clarice, appassionata di arte e di libri. Un'abile rilegatrice vissuta nel primo Ottocento, quando alle donne era proibito esercitare quella professione. Una donna che ha lottato per la sua indipendenza. Alla luce fioca di una candela ha affidato a quel libro un messaggio lanciato nel mare del tempo, e una sfida che può condurre a uno straordinario ritrovamento chi la raccoglierà. Sofia non può credere al tesoro che ha tra le mani. Quella donna sembra parlare al suo cuore, ai suoi desideri traditi. È decisa a scoprire chi sia, e quale sia il suo segreto. Ad aiutarla a far luce su questo mistero sarà Tomaso Leoni, un famoso cacciatore di libri antichi ed esperto di grafologia. Insieme seguono gli indizi che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci, e quel libro ha scelto Sofia. Dopo più di duecento anni, solo lei può ridare voce a Clarice. E solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza che aveva perduto. Perché la strada per la libertà di una donna è piena di ostacoli, ma non bisogna mai smettere di mirare all'orizzonte.

Cristina Caboni è una delle autrici italiane più amate, e questo mese è tornata in libreria con un nuovo romanzo che ci porta a spasso tra le librerie di diverse città.
Non c'era modo migliore di immergerci nelle atmosfere del romanzo di fare la valigia e seguire le orme di Sofia: dopo avervi portati a Roma e a Monaco, oggi andiamo a Vienna ed esploriamo le sue librerie!
A cominciare da "Shakespeare & Company", il paradiso di chi legge in lingua inglese (e in Austria e Germania sono TANTI) che proprio non potete perdervi se passate da Sterngasse 2.
Gli scaffali in legno, i volumi che arrivano quasi al soffitto, le scale e le stampe che coprono ogni parete fanno sentire ogni lettore a casa sua ;)
Ditemi che questa vetrina retrò non è bellissima! Si tratta di quella di "Buchhandlung zum Gläsernen Dachl", situata in Burggasse 40/2, ed è una libreria nella quale hanno luogo moltissimi eventi e presentazioni (non solo in lingua tedesca), e che nonostante resti un piccolo angolino "vecchio stile" si è mantenuta al passo con i tempi implementando un sistema di ordine online e ritiro in negozio, davvero comodo per chi volesse comprare comodamente da casa e dall'ufficio e passare poi a prendere il tutto nel fine settimana.
Da "Anna Jeller Buchhandlung", che ha aperto in Margaretenstraße 35 nel 1985, non c'è solo una libreria fornitissima con una vasta selezione di autori austraci contemporanei. C'è anche una caffetteria tra le più frequentate dai lettori viennesi, e una libria entusiasta che non manca mai di consigliare personalmente i suoi (fedelissimi) clienti.
Questa l'ho visitata in prima persona quando sono stata a Vienna una vita fa, e ricordo che mi era piaciuta moltissimo!
Infine, anche se non è una libreria, non potevo non mostrarvi quella che credo sia la biblioteca che TUTTI i lettori dovrebbero vedere di persona almeno una volta nella vita, la Biblioteca Nazionale Austriaca: si trova nell'Hofburg, e credo che la foto parli da sola ;)
Vi dico solo che contiene più di 7 milioni di documenti tra libri, papiri, raccolte, mappe... e chi esce più?!
Il paradiso di Belle, se la Bestia non avesse provveduto altrimenti.

E non sarà solo Sofia a viaggiare: c'è una copia cartacea del romanzo che non vede l'ora di partire e raggiungere la vostra libreria! Come fare per provare ad accoglierla?
Semplicissimo: lasciate un commento ai post che trovate su Everpop (qui), Regin La Radiosa (qui), questo qui e all'intervista che troverete su Voglio essere sommersa dai libri (qui), e mettete "Mi piace" alla pagina Facebook di Cristina Caboni qui.
Compilate il modulo sotto, e scopriremo presto dove arriverà la nostra copia ;)
a Rafflecopter giveaway Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 17 ottobre 2017

Chiacchierata con Nicholas Sparks su "La vita in due", la scrittura e... la scuola!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite speciale, che non credevo avrei mai incontrato: Nicholas Sparks!
In occasione del suo passaggio a Milano e della sua partecipazione a Panorama d'Italia, abbiamo potuto incontrarlo e fare colazione con lui, chiacchierando del suo ultimo romanzo, della sua routine di scrittura e molto altro.
Ecco cosa ci ha raccontato, tra un caffè e una fetta di torta:

Partiamo da "La vita in due". Quanto c'è di te e delle tue esperienze personali?
È ispirato al mio rapporto con le mie figlie, e le mie paure legate alla paternità.
Che padre sei?
Sono un padre fantastico! Scherzi a parte, credo che uno degli obbiettivi di ogni genitore sia quello di crescere figli sani nel corpo e nello spirito, che diventino adulti ugualmente sani ed equilibrati.
A volte realizzo di essere meno in difficoltà di altri genitori, ma perchè il mio atteggiamento è quello di credere che si impari più dai propri errori che dai propri successi.
Ricordo ai miei figli che la vita non è giusta, e che ciò che vuoi e ciò che ottieni spesso sono cose molto diverse. Ovviamente ci sono regole, il "niente droghe" vale anche per me, ma a parte questo so che l'influenza di un genitore va scemando e che dai quindici/sedici anni in poi devono fare le loro scelte e vivere con le conseguenze.
Come mai in "La vita in due" hai scelto di raccontare il rapporto tra padre e figlia e non tra padre e figlio?
Credevo funzionasse meglio, per questa storia.

Ci hai abituati a protagoniste che ci rubano il cuore, ma Vivian è veramente insopportabile. Come mai questo personaggio femminile così sgradevole?
Devo dire che conosco donne come Vivian, ad essere sincero.
Volevo che Russ fosse credibile come personaggio, che la sua storia lo fosse, e se il romanzo parlava del processo di guarigione dopo la fine di un matrimonio doveva essere chiaro anche tutto il percorso antecedente, con la dissoluzione del matrimonio.
In questo modo il lettore avrebbe compreso il dolore e la confusione di Russ, e la sua rabbia e le sue paure sarebbero sembrate autentiche.
Inoltre, Vivian era davvero una buona madre, che amava tantissimo sua figlia: semplicemente, non amava più suo marito. Succede.

Nel romanzo non abbiamo solo Russ e Vivian, come coppia di genitori. Anche ai genitori di Russ spetta un ruolo molto importante. Sono simili ai tuoi? Che rapporto avevi con loro?
I miei genitori non erano come quelli di Russ, che invece sono molto simili ai miei nonni materni.
Mia madre era assistente in uno studio optometrico, mio padre un professore: ci hanno cresciuti con amore, ci hanno resi indipendenti e sono stati ottimi genitori. Mi ritengo molto fortunato.
È impossibile non chiedertelo: a quale dei tuoi romanzi ti senti più legato?
Sicuramente a "I passi dell'amore", perchè Landon è l'unico dei miei protagonisti che posso dire di "essere stato". Sono stato un ragazzo di diciassette anni, e quindi mi sono potuto sentire davvero in sintonia con lui. Se pensiamo invece a Noah, di "Le pagine della nostra vita", parliamo di un uomo di ottant'anni: non li ho, non sono ancora anziano. Quindi non so davvero come sarà.
È anche il mio preferito! Puoi raccontarci com'è nata la storia di "I passi dell'amore"?
Il personaggio di Jamie è ispirato a mia sorella, e alla sua battaglia contro il cancro.
Persino il finale del romanzo è molto simile alla storia di mia sorella, che ha sposato il suo compagno quando la malattia è peggiorata e realizzato così il suo sogno.
Credo sia stato il gesto più dolce che lui potesse fare, per lei.

Pensando a Jamie... nei tuoi romanzi, spesso un personaggio ci lascia. Da scrittore, ti affezioni abbastanza a un personaggio da soffrire quando decidi di farlo morire?
Ci sono personaggi che creo perchè siano amati, e altri che invece sono fatti apposta per non esserlo.
La maggior parte, però, sono creati per essere apprezzati, e sono loro affezionato quanto spero lo saranno i lettori. In questo senso sì, mi dispiace quando muoiono.
Parliamo di scrittura. Quando inizi un nuovo romanzo, hai già in mente una scaletta precisa, o sono i personaggi a prendere la loro strada e, magari, a sorprenderti?
Il processo che mi porta ad avere tra le mani una storia da scrivere può durare una settimana o cinque anni, e inizio a scrivere solo quando sono sicuro di come inizia, finisce e di quei quattro/cinque accadimenti principali nel mezzo.
Devo anche sapere chi sono i miei personaggi e conoscere i tratti principali del loro carattere: solo a questo punto posso cominciare a scrivere, e a sviluppare la mia storia.

Ti senti sotto pressione quando scrivi? Hai mai paura che il tuo nuovo lavoro non sarà apprezzato come i precedenti?
Mi sento sotto pressione nel senso che voglio scrivere al meglio delle mie possibilità, e credo di conoscere abbastanza bene i miei lettori e sapere ciò che amano: cerco di tenerlo a mente, e di andare in quella direzione.
Una scena di "I passi dell'amore"
I tuoi romanzi hanno incontrato i lettori di tutto il mondo sia in forma scritta sia sul grande schermo. Com'è, da scrittore, vedere così tanti dei tuoi romanzi prendere vita? A molti scrittori capita di vedere uno, o magari due, dei loro lavori trasposti, ma nel tuo caso è diventato qualcosa che noi lettori "ci aspettiamo" da subito, appena abbiamo il nuovo volume tra le mani.
È eccitante! Credo di essere il secondo autore, subito dopo Stephen King, per numero di film tratti dai suoi lavori, e da autore scrivo le mie storie sperando che alle persone piacciano.
Ovviamente sogno che leggano il libro, ma se non sono lettori mi piace sapere che possano comunque apprezzarle sul grande schermo: quello che mi interessa e che mi emoziona è sapere che le mie storie raggiungono i cuori delle persone, in un modo o nell'altro.
Quando scrivi un romanzo hai già in mente una possibile sceneggiatura successiva, o quello viene dopo?
Tutto il processo di elaborazione della storia di cui ho parlato prima lo metto in pratica solo quando, tra le tante idee, trovo quella che funziona sia come romanzo che come sceneggiatura.
Quando ho un'idea che credo possa funzionare inizio a scrivere, e in quel momento penso solo al romanzo. Appena consegnata l'ultima bozza del libro, penso solo alla sceneggiatura.

Uno dei tempi a te più cari è quello della scuola e dell'importanza dell'istruzione, e ne è prova anche la tua fondazione.
L'istruzione è qualcosa che ha cambiato la mia vita: se non avessi frequentato l'università forse non sarei mai diventato lo scrittore che sono oggi.
Credo che imparare ad amare l'apprendere è la più grande lezione che puoi insegnare ai tuoi figli, perchè è qualcosa che ti servirà per tutta la vita e in qualsiasi settore.
La lezione più importante che impari a scuola è che a volte devi fare qualcosa che non vuoi fare, e devi farlo bene.
Grazie a Sperling & Kupfer e a Nicholas Sparks per la bellissima opportunità: è stato davvero emozionante incontrare l'autore di tanti romanzi che ho amato - e che mi hanno fatta piangere, ma questo lo sapete meglio di me!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La piccola bottega del tè" di Caroline Roberts presto in libreria!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La piccola bottega del tè" di Caroline Roberts, edito Newton Compton (rilegato a 9,90€) in uscita il 19 Ottobre:
Ellie Hall ha un solo desiderio: dimenticare la vita di città e dedicarsi con amore alla piccola bottega del tè di Claverham Castle, per realizzare il suo sogno di bambina. Niente più noiosi calcoli al computer, finalmente: nelle sue giornate ci saranno solo tazze fumanti accompagnate da torte e biscottini, e amabili chiacchiere con i clienti. Tutto questo è però guastato dallo scorbutico Lord Henry, proprietario del castello, contrario ad aprire le porte della propria dimora ai visitatori. Ma Ellie non ha alcuna intenzione di perdere ciò per cui ha tanto lottato e così, cupcake dopo cupcake, con la sua bottega conquista il cuore degli abitanti, e i suoi dolci diventano l’attrattiva principale del posto. Ora tutto quello che manca nella vita di Ellie è un pizzico di romanticismo: sarà forse Joe, lo scontroso amministratore della tenuta, a donarle un po’ di inaspettata dolcezza?

Sono prontissima ad accoccolarmi in poltrona con una tazza di tè nero fumante e immergermi nella piccola sala da tè di Ellie, godermi il profumo - e il sapore! - dei suoi biscotti appena sfornati e chissà, magari assistere alla nascita di una bella storia d'amore: quel Joe non ce la racconta giusta ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 16 ottobre 2017

"A 15 anni sei troppo vecchio" di Markus Zusak: conosciamo meglio l'autore!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
"A 15 anni sei troppo vecchio" di Markus Zusak, edito Frassinelli (rilegato a 14,90€) è in libreria da pochi giorni, ed è il momento di scoprire qualcosa di più sull'autore, diventato famoso in tutto il mondo grazie a "Storia di una ladra di libri" (che, per chi lo avesse amato sin dall'inizio come me, resterà sempre "La bambina che salvava i libri" nonostante il cambio di titolo per allinearsi al film).
A distanza di qualche anno dalla pubblicazione originale è arrivata finalmente in Italia anche la storia dei fratelli Wolfe, di cui trovate già recensito qui il primo volume, "A 15 anni sei troppo vecchio", e di cui leggerò prestissimo il seguito.
Quale migliore occasione per scoprire qualcosa di più su Markus Zusak, l'uomo dietro i libri?
Markus Zusak è nato a Sydney il 23 Giugno 1975, da madre tedesca e padre austriaco entrambi emigrati in Australia da circa vent'anni.
Ha raccontato (in un'intervista rilasciata al The Guardian nel 2008, ndr) di essere cresciuto con i libri per bambini e ragazzi del Dr. Seuss, perchè i genitori non conoscevano l'inglese appena arrivati in Australia e ci tenevano che i figli crescessero con una conoscenza eccellente di quella lingua.
Aveva circa 16 anni quando ha deciso di voler scrivere, e ammette di trovarlo difficile ancora oggi, anche a casua delle aspettative e del suo desiderio di scrivere ogni volta un libro migliore del precedente.
Però ha un metodo infallibile per capire se la storia che gli ronza in testa merita di esser scritta e sviluppata. Si chiede "Se nessuno volesse pubblicare questo libro, varrebbe comunque la pena di scriverlo?" e se la risposta è sì, si mette al lavoro.
Ha due sorelle e un fratello, tutti più grandi di lui: il ruolo di fratello minore è qualcosa che condivide con il protagonista della sua prima fatica letteraria, Cameron Wolfe.
"A 15 anni sei troppo vecchio" è stato scritto dall'autore nel 1999, seguito a ruota da "Vorrei essere mio fratello" e "Il cielo è fatto di lei e di me" (i cui titoli originali sono "The Underdog", "Fighting Ruben Wolfe" e "When Dogs Cry"), ma nonostante i premi letterari vinti la vera fama è arrivata solo con i suoi lavori successivi, "Io sono il messaggero" e, soprattutto, "Storia di una ladra di libri".
Uscito nel 2005 e tradotto in più di 30 lingue, è stato un successo internazionale da cui è stato tratto un film nel 2013, anch'esso apprezzatissimo dal pubblico e dalla critica.
La pubblicazione dei suoi lavori in Italia è stata diversa da quella originale, perchè molti di voi avranno letto "Io sono il messaggero" già nel 2006, quando era uscito con il titolo "La quinta carta" (che è da qualche parte in fondo alla mia libreria), e poi scoperto "La bambina che salvava i libri" nel 2009, prima che diventasse "Storia di una ladra di libri" in concomitanza con l'uscita del film al cinema. Ora potremo recuperare anche la lettura della sua trilogia d'esordio, non siete emozionati?!

E se vi dicessi che, oltre a scoprire qualcosa di più sull'autore, potreste anche saperne di più sulla serie ora in libreri? Ecco dove e quando trovare gli altri contenuti dedicati a Markus Zusak e alla sua bellissima trilogia:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 13 ottobre 2017

"La donna del bosco" di Hannah Kent

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La donna del bosco" di Hannah Kent, edito Piemme (rilegato a 19,50€):
Irlanda, Contea di Kerry, 1825. Una fatalità, una disgrazia, un dispetto delle fate: tutto può essere successo al piccolo Micheál, che a quattro anni non si muove più, colpito da una paralisi inspiegabile che spaventa chi lo incontra e fa mormorare di rapimenti, di creature del bosco maligne e dispettose, di peccati e di punizioni. Tra le strade polverose del piccolo paesino di campagna dove Nóra, sua nonna, cerca di tirarlo su, in un mondo dominato dalla superstizione e dalla paura più che da qualunque altra cosa, un bambino diverso come Micheál è un bambino che le fate hanno scelto per i loro scherzi cattivi.
Le stesse fate che possono essere buone, malvage, leggere o fatali a seconda del loro capriccio. Ma Nóra è decisa a salvare il suo nipotino: insieme a Mary, la ragazza che la aiuta a occuparsi di Micheál, l'unica a non provare repulsione per quella strana creatura, cercherà in tutti i modi di curarlo, confrontandosi con le inumane credenze popolari e i pregiudizi feroci della religione, e infine approdando a Nance, la donna del bosco. L'unica a essere in contatto con le creature che possono aver fatto del male a Micheál, sostituendolo con il "mostro" che è diventato adesso…
In un romanzo potente e pieno di atmosfera, Hannah Kent racconta lo scontro tra ragione e superstizione, ricreando, senza giudizi, un mondo che vive di leggi proprie, pericolosamente dominato dall'irrazionalità, dove le fate e gli elfi sono, per gli uomini, imperscrutabili compagni di viaggio.

Stavolta Hannah Kent ci porta nell'Irlanda di inizio Ottocento, dove la comunità contadina si divide tra una fede totale nella religione cristiana e la paura di creature fatate alle quale vengono imputati disastri e tragedie, nonostante la strenua lotta della Chiesa per cancellare tali superstizioni.
Ed è proprio da una morte improvvisa che partiamo in quello che si rivelerà essere anche per voi un viaggio affascinante e denso di mistero in un mondo che non esiste più ma che non smette di incuriosire.

Martin, il marito di Nora Leahy, si è avviato verso i campi come ogni giorno, per poi accasciarsi al suolo privo di vita proprio nel momento in cui giungeva a quel particolare bivio della strada noto come il bivio dei suicidi.
I due si occupavano del nipote Micheál, un bambino di quattro anni magrolino e malaticcio, rimasto orfano dopo che la loro figlia, Johanna, è morta: proprio per proteggere il bimbo dagli sguardi indiscreti e dai pettegolezzi, Nora decide di farlo ospitare dai vicini.
Il piccolo richiede molte cure, data l'oscura natura del male che lo affligge, e Nora non sa come farà a occuparsi dei cambi, del bestiamo e anche di Micheál: per questo assume Mary per darle una mano, una ragazza in cerca di qualche soldo in più per iutare la su famiglia e che, però non è così pratic di bambini nelle condizioni del nipote di Nora.
Nè il medico nè il parroco sembrano in grado di offrire una soluzione, mentre le voci in paese dicono che il bambino sia un changeling, un sostituto del vero Micheàl lasciato nel suo lettino dalle fate, e convincono Nora a rivolgersi a Nance Roche, una specie di fattucchiera - oltre che levatrice del paese - per far sì che chiunque abbia preso il bimbo accetti di scambiarlo nuovamente.

Quello di Hannah Kent è un romanzo in cui a precendere decisioni e affrontare sfide importanti sono sempre, ed esclusivamente, le donne: Mary, Nora e Nance sono protagoniste assolute di una storia in cui fede e superstizione si scontrano a più riprese, senza offrire nessuna certezza ma lasciando, invece, dubbi sempre più grandi.
Non è una storia felice ma perchè, per chi viveva nelle campagne in totale povertà, erano più i giorni di dolore di quelli di gioia: la Chiesa era distante e non consapevole delle sofferenze dei suoi fedeli, e la fede era più un obbligo dovuto alla paura di un inferno astratto ma spaventoso, piuttosto che un rifugio.

Impostato in un'epoca enigmaticamente atmosferica ricca di conflitti, dolori e povertà, dominati dalla Chiesa Cattolica lontana, un ordine non sincronizzato con le semplici vite di queste persone, le loro esigenze, le loro lotte quotidiane. Ci sono momenti occasionali di luce, momenti di un senso comune di scopo, ma questo non è un racconto leggero o felice.
Hannah Kent ancora una volta ci presenta un romanzo curato e ricco di dettagli che tradiscono una ricerca molto approfondita, a cominciare dalla presenza di espressioni dell'epoca che rendono più autentico ogni dialogo: vi sembrerà di camminare per i boschi, immersi nell'odore di muschio, di umido e di legno, così come vi sembrerà di sentire il richiamo delle fate e delle loro magiche feste o il profumo dell'erba dopo un temporale.
La splendida prosa che avevamo avuto modo di apprezzare in "Ho lasciato entrare la tempesta" rende il nuovo lavoro di qust'autrice assolutamente imperdibile, e Hannah Kent si conferma una scrittrice da tenere d'occhio.

Consigliatissimo a chi avesse amato "Ho lasciato entrare la tempesta", ma non solo: Hannah Kent va scoperta, quindi immergetevi nel mondo di credenze, rituali e paure irrazionali della campagna irlandese di inizio Ottocento e preparatevi a non riuscire a staccarvi dal libro prima di averlo finito ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Un goloso appuntamento... in libreria!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A Ottobre l'appuntamento più goloso è quello con Newton Compton Editori, che porta in libreria quattro preziosi - ma superaccessibili - cofanetti per gli amanti di pasta, birra, dolci e centrifugati. Il 26 Ottobre non prendete impegni e correte ad accaparrarveli:
A cominciare da "C'è pasta per te" (9,90€), imperdibile per tutti gli amanti di spaghetti, farfalle ed affini. Del resto la pasta, per noi italiani, è una questione molto seria. Una cottura perfetta e qualche accorgimento sono gli ingredienti perfetti per una cena deliziosa. Basteranno poche semplici mosse e gli strumenti di questo coloratissimo kit, per mettere nel piatto uno dei simboli della tradizione culinaria italiana, rigorosamente al dente. Una spruzzata di parmigiano, e il gioco è fatto: sarete pronti a sorprendere famiglia e amici.
Nella confezione, oltre a un simpatico ricettario, vi aspettano un forchettone per controllare la cottura e servire con comodità, un dosatore per spaghetti che sostituisce la bilancia ed una bellissima grattugia da esibire in tavola.
Newton Compton ha pensato anche a voi, amanti della birra!
Dopo una stancante giornata di lavoro, una bella birra ghiacciata può essere il premio rinfrancante perfetto per rilassarsi. Ma perché rinunciare a un tocco di professionalità? Nel kit "Birra" (9,90€) troverete tutto l’occorrente per gustare una delle più diffuse e antiche bevande del mondo, da soli o in compagnia: un ricettario a colori pieno di curiosità, un diario di degustazione indispensabile per ricordare gli assaggi, un elegantissimo apribottiglie vintage da muro e sei sottobicchieri stampati per brindare con gli amici. Che sia bionda, rossa o scura, artigianale o industriale, l’importante è che non sia calda!
Non potevano non pensare ai fan dei centrifugati, giusto? Con "I love succhi e centrifughe" (9,90€) avrete solo l'imbarazzo della scelta, e non vi perderete il piacere di preparare la bevanda perfetta in ogni circostanza, dalla colazione alla merenda.
Con questo kit completo di tutti gli strumenti essenziali, il vero piacere è prepararla in casa! Acque aromatizzate, frullati di frutta o verdura, frappè o tantissime varietà di tè freddo: sono buone ma anche ricche di vitamine. Portate con voi una bottiglia di salute ovunque andiate, il gusto è assicurato.
Nella confezione troverete un coloratissimo ricettario con soluzioni salutari e gustose, una pratica bottiglia da portare sempre con te, un pelaverdure e uno scavino per tutti i tipi di frutta e verdura, un cucchiaino da cocktail con il manico lungo.
Ed infine, quello che la sottoscritta brama di più e che molto probabilmente finirà per autoregalarsi: "I love cake design" (9,90€), che include un ricettario illustrato con tante idee originali per ogni occasione un sac à poche con quattro beccucci intercambiabili per guarnire con originalità e quattro coloratissimi utensili adatti a tutti i tipi di creazione. I miei - e i vostri - dolci non saranno solo buoni, ma anche bellissimi: stimolate la fantasia in cucina! Grazie a questo kit potrete realizzare a casa fantastiche opere d’arte, con i coloratissimi suggerimenti all’interno del ricettario: farciture e glasse, trucchi per modellare la pasta di zucchero e tante idee per decorazioni con cui stupire gli amici, da creare grazie all’aiuto dei simpatici strumenti all’interno della confezione.

Ne ho puntati due, e voi?
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 12 ottobre 2017

TV Thursday #2: "L'amore non ha regole", "Suburra", "Full House"

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Anche questo giovedì scopriamo insieme cosa ho guardato negli ultimi sette giorni, e stavolta c'è un arretrato finalmente recuperato, una nuova serie firmata Netflix a cui ho dato una chance e un nuovo appuntamento con "Full House", che non ho ancora abbandonato:
Ho recuperato "Something Borrowed - L'amore non ha regole", ispirato al romanzo "Piccole confusioni di letto" di Emily Giffin uscito per Piemme anni fa, e mi ha divertita tantissimo. Ogni tanto occorre rilassarsi per un paio d'ore, e niente di meglio di un chick-flick e una pizza per farlo.
La storia di Rachel, Dex e Darcy è quella di un triangolo amoroso e d'amicizia contorto e decisamente difficile da gestire, e nonostante io non condivida il messaggio di fondo - che resta discutibile, perchè non importa che lui sia il tuo grande amore inespresso, andarci a letto quando sta per sposare la tua migliore amica NON è una buona mossa anche se poi si risolve tutto con un relativo happy end - è un film pieno di scene divertenti e con un bellissimo Colin Egglesfield nei panni di Dex.
Ho poi guardato la prima stagione di "Suburra", arrivata da pochissimo su Netflix e che mi incuriosiva moltissimo nonostante non sia il mio genere di serie tv preferito.
Politica, corruzione e criminalità si intrecciano con esiti drammatici e violenti sullo sfondo di una Roma che ci piacerebbe far finta di non riconoscere.
Nonostante non fosse qualcosa che pensavo potesse piacermi, ho guardato tutte le puntate già disponibili e devo ammettere che è una serie coinvolgente, anche se un po' troppo violenta per i miei gusti - non volete sapere che sogni ho fatto dopo averla guardata.
Infine, per tornare a navigare in acque più tranquille e rassicuranti, ho guardato la seconda stagione di "Full House" e iniziato la terza: la famiglia Tanner cresce, soprattutto la piccola Michelle interpretata dalle superprecoci gemelle Olsen (hanno debuttato in questa serie a soli 9 mesi, interpretando insieme fino al 1995 il ruolo della piccolina di casa in modo da poter coprire, alternandosi, le ore necessarie a girare), e John Stamos resta bello-bellissimo... ed è cresciuto bene, a trent'anni di distanza non è affatto male ;)

Nel weekend andrò al cinema e vedrò "L'altra metà della storia" grazie a Feltrinelli e a Stardust (siano sempre benedetti i coupon per il cinema!), e non vedo l'ora di scoprire come sarà la storia di "Il senso di una fine" di Julian Barnes sul grande schermo. Il romanzo, edito in Italia da Einaudi, mi era piaciuto moltissimo.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"A 15 anni sei troppo vecchio" di Markus Zusak

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "A 15 anni sei troppo vecchio" di Markus Zusak, edito Frassinelli (rilegato a 14,90€):
In "A 15 anni sei troppo vecchio" incontriamo per la prima volta i fratelli Cameron e Ruben Wolfe. I due sono tanto uniti quanto diversi, visto che mentre Ruben, il più vecchio, è forte, bello e brillante, Cameron è invece il più classico degli sfigati.
I due ragazzi passano la maggior parte del loro tempo litigando con i genitori e i fratelli maggiori, combattendo tra di loro incontri di boxe «a una mano» (possiedono un solo paio di guantoni), e progettando piani semidelinquenziali, come derubare il dentista del quartiere, che falliscono miseramente.
Ma quello che Cameron, come tutti gli adolescenti, desidera veramente, è incontrare una ragazza - una ragazza vera, non una di quelle delle riviste che guarda il fratello.
Ma la domanda che lo attanaglia è: chi può innamorarsi di un perdente come me?

Mi sono innamorata di Cameron dal primo capitolo di questo romanzo, e per un motivo molto semplice: la sua voce è profondamente e completamente vera.
Niente estremismi, nessuna frase-Tumblr. Solo i pensieri confusi di quello che è un adolescente come lo siamo o lo siamo stati tutti.
#CameronUnoDiNoi, insomma.
Perchè dico questo?
Perchè io mi sono ritrovata moltissimo nei dubbi e nelle insicurezze del minore dei dei fratelli Wolfe, preoccupato di non esssere abbastanza attraente, abbastanza forte o abbastanza sveglio per riuscire a farcela nella vita.
E senza arrivare alla vita, limitiamoci al primo pensiero di Cameron (e di tutti gli altri ragazzi della sua età): riuscirà mai ad avere una ragazza?

Markus Zusak ci racconta - in quel suo modo speciale che avevamo già potuto apprezzare in "Storia di una ladra di libri" e "Io sono il messaggero" - la quotidianità fatta di alti e bassi di un ragazzino come tanti, diviso tra i conflitti con un padre non proprio perfetto e l'ammirazione-odio che prova verso il fratello maggiore Ruben, allo stesso tempo spina nel fianco e partner in crime.
Dà voce ai dubbi, alla confusione e ai desideri di Cameron con freschezza e spontaneità, portando sulla carta un personaggio che, ne sono sicura, resterà nei vostri cuori a lungo e vorrete seguire per tutti e tre i volumi della serie.

Ho adorato l'interazione tra Cameron e Ruben, il loro battibeccare in cui ho ritrovato me stessa e mio fratello in più di un'occasione, e ho riso quando ho assistito alla comica evoluzione del loro piano per derubare il dentista. Vi dico solo che entrano con l'idea di uscire ricchi, ed escono con un appuntamento per fare la pulizia dei denti a causa di un'assistente molto carina che fa breccia nel cuore di #CameronUnoDiNoi XD
Bellissimo anche l'espediente scelto dall'autore per renderci partecipi dei desideri e delle paure inespresse di Cameron: raccontarci i suoi sogni.
Sogni assurdi, sogno sconclusionati e a volte ridicoli, ma che sono lo specchio dei suoi pensieri e dell'impatto che le azioni altrui hanno su di lui.
Nei suoi sogni Cameron è a tratti un eroe e a tratti una vittima, esattamente come vorrebbe sentirsi e come invece si trova ad essere nella vita di ogni giorno, ed è stato un modo affascinante  e coinvolgente per entrare nella mente del personaggio senza dover leggere pagine e pagine di flusso di pensiero.

È un approccio diverso al romanzo YA, sicuramente meno "di tendenza" ma allo stesso tempo molto più spontaneo e naturale: la verità è che, adolescenti o meno, siamo tutti Cameron. Almeno un po'.
Markus Zusak in questo libro non racconta solo la vita di un personaggio, ci mette anche di fronte ai nostri stessi dubbi sull'amore, sul coraggio e sull'importanza delle nostre scelte.
Consigliatissimo, soprattutto se cercate qualcosa che racconti l'adolescenza in modo meno patinato ma molto, molto più vero. Io bramo già il secondo volume ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Essie "Treat Love & Color": tutti gli swatches e le mie prime impressioni

Buongiorno a tutte, fanciulle!
Essie quest'autunno ha pensato alle nostre unghie, con la collezione "Treat & Color".
Cinque smalti dai colori delicati che, oltre a rendere più eleganti le nostre mani, si prenderanno anche cura del benessere delle nostre unghie grazie al collagene e all'olio di camelia.
La promessa di unghie più forti in una settimana, con il 60% di sfaldature e il 30% di rotture in meno, era irresistibile: andavano provati!
Ed ecco qui gli swatches e le mie prime impressioni sui colori #01, #02, #03, #06 e #07 (e mi scuso per le foto "fredde" ma ahimè, questo press-kit è arrivato nel bel mezzo di tre giorni nuvolosi e bui):
#01 Treat Me Bright
#02 Tinted Love
#03 Sheers To You
#06 Good As Nude
#07 Tonal Taupe
Come in ogni collezione, c'è chi mi ha conquistata e chi no.
Mi sono innamorata del luccichio di "Good As Nude" e "Tonal Taupe"... davvero, già so che questi due colori mi faranno compagnia per molti, molti mesi. Sono i "miei" nudi, con un tocco luccicante (in foto non sono usciti, ma dentro a "Tonal Taupe" ci sono tanti riflessi luminosi che lo rendono uno spettacolo se esposto al sole).
Non sono invece una fan dei due colori più chiari e meno coprenti della collezione, "Treat Me Bright" e "Sheers To You", che però conto di utilizzare sopra ad una base bianca per darle quel tocco di luce in più.

Adoro l'idea di unire colore e trattamento, perchè sono abituata a tenere le unghie molto lunghe e un po' di forza in più è semrpe gradita per evitare rotture improvvise, e apprezzo moltissimo il pennello in dotazione (ma l'ho già detto in passato, adoro-adoro-adoro i pennelli degli smalti Essie).
Tutti e cinque i colori si stendono a meraviglia, e se i tre più chiari restano sheer anche con tre passate leggere, i due più scuri sono coprenti alla seconda passata leggera.
Dico leggera, perchè uno dei trucchi per durare più a lungo lo smalto è proprio questo: passate leggerissime, e farle asciugare del tutto prima di dare la successiva.

Il prezzo di vendita su Amazon oscilla tra i 12 e i 13€ a flacone (13,5ml).

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3