venerdì 24 maggio 2019

"Perfide" di Roberta Balestrucci Fancellu, illustrato da Loputyn

Servono più cattive di qualità! Nella letteratura per ragazzi ci sono otto volte più cattivi maschi che femmine. E le femmine sono quasi sempre solo streghe. La storia insegna, però, che ci sono sempre state donne davvero perfide.


Perfide di Roberta Balestrucci Fancellu e illustrato da Loputyn (Hop! Edizioni) è una raccolta di ritratti e storie di donne realmente vissute che hanno agito male, facendo della perfidia la loro arma prediletta, adoperata per avere o mantenere il potere, per vendicarsi, per resistere a coercizioni, per ottenere giustizia o per rispondere a una passione irrefrenabile.
E perchè non partire da colei che è diventata un'icona di stile, la cui storia è arrivata anche sul grande schermo grazie a film indimenticabili? Perchè non partire da Bonnie Parker?


Bonnie Parker e Cyde Barrow sono i banditi più famosi di tutti i tempi, e Bonnie, alta non più di un metro e quaranta, era la più temuta tra i rapinatori degli Stati Uniti d'America.
Sangue freddo e una mira formidabile, riuscì a far evadere dal carcere il suo compagno due volte, pur essendo lei stessa ricercata.
Era una donna dalle mille contraddizioni: si acconciava i capelli e scriveva poesie d'amore, per poi uccidere a sangue freddo il poliziotto che era quasi riuscito a catturarli dopo una delle loro rapine.

Al cinema e in televisione le hanno prestato il volto Faye Dunaway e Holliday Grainger, ed esistono tredici celebri canzoni ispirate alla coppia di rapinatori - tra le quali sì, anche quella di Beyoncé e Jay-Z del 2003 - che ancora oggi sono, nell'immaginario collettivo, icone di passione, trasgressione e stile.

Ma quali sono altre diciannove cattive raccontate in questo volumetto illustrato?
Ecco l'elenco completo:

Erodiade e Salomé
Tomoe Gozen
Alice Kyteler
Lucrezia Borgia
Anna Bolena
La Monaca di Monza
Maria la Sanguinaria
Erzsébet Bathory
Le piratesse dei Caraibi
La strega di Blair
Jill la Squartatrice
Mary Ann Cotton
Madame Popova
Bonnie Parker
Elisabeth Nietzsche
Ilse Koch
Christine Keeler
Elena Ceaușescu
Elsa Maxwell
Mamma Ebe


Perfide di Roberta Balestrucci Fancellu, illustrato da Loputyn (Hop! Edizioni) è in libreria, al prezzo di copertina di 15€.

mercoledì 22 maggio 2019

"I leoni di Sicilia. La saga dei Florio" di Stefania Auci

Da quest'anno, il blog ospita le recensioni di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ecco cosa ha pensato di I leoni di Sicilia di Stefania Auci (Nord)!


Stefania Auci ha creato una nuova dipendenza: quella da Saga dei Florio.
Impossibile arrivare all'ultima pagina senza volerne ancora!
Trapanese con Palermo nel cuore, l’autrice racconta una storia imprenditoriale dove tenacia e passione, sapientemente mixate con un pizzico di orgoglio, tramandano di generazione in generazione quello che oggi è più superficialmente chiamato business.
Iniziata durante i primi anni dell Ottocento e viva ancora oggi, la storia dei Florio è una storia di successo tutta all’italiana, che rende giustizia al Sud della Penisola, come territorio florido e ricco di materia prima, manodopera, inventiva, voglia di creare.
Quella dei Florio è vera e propria impresa, nata da un umile impiego nel commercio alla fine del 1700 e diventata nome internazionale ancora oggi riconosciuto in tutto il mondo. Alle origini sono due fratelli, Paolo, con la moglie Giuseppina ed il piccolissimo Vincenzo, e Ignazio, eterno scapolo che prova un sofisticato e nobile sentimento per la cognata cognata, che da Bagnara Calabra si trasferiscono a Palermo carichi di voglia di riscatto, per aprire una Aromateria. Pronti ad affrontare le malelingue di un popolo che, ai tempi, malvedeva gli stranieri - e straniero lo eri se anche solo fossi stato di Marsala!, si trovano ogni giorno faccia a faccia con ostacolo di ogni genere. Sono loro i meriti delle “radici”, ma saranno di Vincenzo quelli delle “ali”: dal carattere difficile e i modi un poco burberi, investe e guadagna, innova e anticipa. Vincenzo Florio è il motore e l’anima di una azienda che in soli 40 anni è tra i leader dell’import ed export dei più importanti settori merceologici, quali - per citarne alcuni - commercio di zolfo, spezie, pellame, tonno... sarà il primo a proporre la conservazione del pesce cotto sott’olio, quando il sale era accusato di essere causa dello scorbuto.
Vincenzo Florio è avanguardista anche nella vita privata, fa innamorare veramente. Ma qui ci si deve fermare, altrimenti si svela troppo!

Il romanzo di Stefania Auci sarà anche per voi causa di notti insonni e di fermate del treno perse. Magistrale nella scrittura, sottile e mai più chiara nell’espressione dei sentimenti.
Leggere la saga dei Florio è vera goduria, ma anche insegnamento. Non ha nulla da invidiare alle serie tv del momento o ai libri sul mondo del business, incluse le guide “come diventare imprenditore in 10 mosse”.

Ricorda ai lettori che, se si desidera qualcosa, lo si può prendere. Ricorda loro che degli altri non bisogna curarsi, ma sempre con gentilezza ed umiltà. Ricorda loro che la famiglia è tutto, anche quando di affetto esternato non ce n’è molto. E che noi italiani dal cuore di pietra, noi che amiamo la polemica anche quando di motivi non ce ne sono, proveniamo da un popolo che ha abbassato la testa e ci ha resi campioni nel mondo.


I leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Stefania Auci (Nord) è in libreria, al prezzo di copertina di 18€.

martedì 21 maggio 2019

"La ragazza che leggeva nel metrò" di Christine Féret-Fleury

Tutti i giorni, a Parigi, Juliette prende il metrò: stessa ora, stessa linea. Quando non è troppo assorta in un romanzo, ama perdersi a osservare i lettori intorno a lei: il collezionista di libri rari, la studentessa di matematica, la ragazza che piange a pagina 247. Li guarda con curiosità, come se dai loro gusti letterari potesse entrare in qualche modo nella loro vita e dare colore alla sua, così monotona, così prevedibile.


È facile, per un lettore, ritrovarsi nella curiosità della protagonista di La ragazza che leggeva nel metrò di Christine Féret-Fleury (Sperling&Kupfer): quanti di voi sbirciano le letture dei compagni di viaggio? E non è snervante, non riuscire a identificarne il titolo o l'autore?

Quello che manca davvero, nella vita di Juliette, è l'imprevisto. Il suo lavoro in un'agenzia immobiliare consiste soprattutto nel compilare documenti vari e spulciare faldoni di un colore spento e senza brio, e persino il solito tragitto casa-lavoro-casa finisce per venirle a noia.
Per questo, un giorno, decide all'improvviso di scendere qualche fermata prima e fare una strada diversa dal solito per andare al lavoro. Un cambio di percorso che segnerà la sua vita oltre ogni aspettativa, perché in quelle strade sconosciute incontrerà Soliman, che vive circondato di vecchi volumi ed è convinto che un libro, se donato alla persona giusta, può cambiare il corso del destino.
Ci crede al punto da coordinare una rete di LiberaLibri, che ricevono da lui una selezione di titoli e si adoperano affinchè ogni copia capiti tra le mani del lettore "giusto".

Sull'onda di un entusiasmo che non provava da troppo tempo, Juliette lascia il lavoro in agenzia e si improvvisa LiberaLibri, nonché sostituta di Soliman quando deve assentarsi e le affida non solo la sua attività ma anche la figlioletta Zaïde, alla quale ogni lettore non potrà fare a meno di affezionarsi.

La ragazza che leggeva nel metrò è un libro per chi ama i libri, questo è fuori discussione, ma ha un altro punto a suo favore: l'assenza di una storia d'amore che, in questo contesto, lo avrebbe reso l'ennesimo romanzo ambientato a Parigi, con i libri, una lettrice e un finale tutto cuori.
Magari con la Tour Eiffel sullo sfondo, che non guasta mai.
Manca del tutto la Parigi da cartolina, mentre la città emerge attraverso i nomi delle sue strade, i suoi rumori e i suoi odori. Una città viva, e non da fotoromanzo.
Ottima anche la lista di titoli presente in coda al volume, che permette a ogni lettore di immergersi tra le stesse pagine che ispirano i cambi di rotta, le decisioni e le riflessioni di Juliette in questo percorso di crescita personale a 360° che si sviluppa senza interruzioni da pagina 1 a 208.
Consigliato per un pomeriggio di pioggia, accompagnato a una buona tazza di tè... e, ovviamente, a una scatola di macarons.


La ragazza che leggeva nel metrò di Christine Féret-Fleury (Sperling&Kupfer) è in libreria, al prezzo di copertina di 17,90€.

lunedì 20 maggio 2019

Intervista a Stefania Auci su "I leoni di Sicilia. La saga dei Florio" e l'importanza di non dimenticare la propria Storia

Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione... E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri - il marsala - viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno - sott’olio e in lattina - ne rilancia il consumo...


I leoni di Sicilia di Stefania Auci (Nord) racconta la storia - dai più - dimenticata della famiglia Florio, e sono 437 pagine di lettura che non lasciano spazio al sonno o alla fame. Il primo volume della saga dei Florio si legge tutto d'un fiato, e si resta con un profondo senso di struggimento al pensiero che, al momento, non siano disponibili altri capitoli.
Abbiamo incontrato Stefania Auci a Torino, in occasione del Salone Internazionale Del Libro, ed ecco cosa ci ha raccontato!

Racconti la regione più magica d'Italia - almeno per me, ma forse sono di parte... -, ricca di tradizione di storia, di arte e di cultura. La racconti attraverso la storia vera di una grande famiglia, ma lo fai nel contesto di un romanzo. Come hai gestito la commistione di realtà e finzione, durante il processo di scrittura?
Non è semplice! Posso dirti che lavoro il romanzo "a blocchi", a livelli scomposti: la parte economica, la parte famigliare... e poi sistemo, modifico, limo.
Se avessi dovuto scrivere il romanzo così come lo hai in mano, dall'inizio alla fine, probabilmente non sarebbero bastati dieci anni.

Lavorando sulla storia dei Florio, hai ritrovato qualcosa di te, magari anche qualcosa di inaspettato?
Ci sono delle caratteristiche che riconosco come mie in ognuno di loro. Da potteriana, mi viene da dire che ogni personaggio sia diventato un piccolo forcrux, in cui è finito qualcosa di me, dirante la scrittura.

Parli di una famiglia la cui vicenda fa sicuramente parte della nostra storia nazionale, ma che allo stesso tempo non è così conosciuta, soprattutto da persone della mia generazione: secondo te come mai?
Questo libro parla della prima generazione della famiglia Florio, e ti assicuro che persino i palermitani non ne conoscono così bene la storia.
Si racconta di come i Florio sono diventati, appunto, "i Florio".
Facendo le mie ricerche, ho scoperto che questa famiglia ha accumulato un patrimonio difficile anche solo da quantificre: oggi probabilmente avrebbero una scuderia in Formula Uno, per dare un'idea del livello di ricchezza di cui stiamo parlando.
Eppure l'origine di questa ricchezza non è così nota come si potrebbe pensare, e anzi, mi sono imbattuta in molti miti, leggende...
Purtroppo da insegnante devo dire che la storia d'Italia, della seconda metà dell'Ottocento e del Novecento viene insegnata in fretta, e molto del nostro passato resta indietro.

C'è quindi nella tua scelta di questo soggetto la voglia di condividere una pagina della nostra storia?
Assolutamente sì. In tanti mi hanno detto «leggendo il tuo romanzo ho ricordato chi fosse questo, o quest'altro» e io ne rimanevo colpita perchè citavano personalità storiche e politiche che tutti dovremmo conoscere. Un popolo senza storia è un popolo che commette errori, che perde consapevolezza.
Anche perchè se non conosci il tuo passato non comprendi il tuo presente, e non puoi costruire un futuro.
La mia preoccupazione, in questo senso, da insegnante e da madre, è altissima: i ragazzi che non hanno alle spalle un solido supporto, anche dal punto di vista culturale, si trovano poi senza strumenti. Dobbiamo formarli in modo che siano sempre consapevoli di ciò che gli accade attorno.
Mi hanno chiesto se ci fosse una volontà politica, all'origine del mio romanzo, e forse in parte c'è anche quella, ma non solo.  C'è la voglia di raccontare una storia, prima di tutto.

Una storia straordinaria, che vi aspetta in libreria e che vi entrerà nel cuore... oltre a farvi desiderare di partire alla volta della Sicilia.


I leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Stefania Auci (Nord) è in libreria, al prezzo di copertina di 18€.

"Dancing Paradiso" di Stefano Benni

Dancing Paradiso è un locale notturno di una crudele metropoli, dove "non bisogna essere buoni per entrare / prendono anche le carogne / e qualche volta le fanno cambiare". È in quel locale, che dona il titolo all'ultimo lavoro di Stefano Benni (Feltrinelli), che un angelo custode - "Angelo angelica" - tenta di far confluire i cinque protagonisti di questa narrazione in versi: Stan, il pianista triste, che prepara un ultimo concerto per Bill, l'amico batterista morente in ospedale; Amina, giovane profuga che ha perso la madre passando il confine; Elvis, un grottesco obeso hacker chiuso in casa da anni, forse mitomane, forse assassino; la poetessa Lady raffinata e ubriacona, ossessionata dal pensiero del suicidio.


Cinque voci che narrano la malinconia e la solitudine, ma anche la rabbia per una condizione scelta solo fino a un certo punto. E se la speranza di un futuro più luminoso o di una possibile redenzione sembra impossibile anche solo da immaginare, c'è un angelo - anch'egli di natura discutibile, ma tant'è - pronto a rimescolare le loro carte, anche se solo per una notte.

Non si sa mai cosa aspettarsi, da Stefano Benni. È uno dei pochi autori capaci di stupire ogni volta i lettori, e di svelare loro qualcosa del proprio inconscio. Un autore che non ha mai avuto paura di affidare la narrazione delle sue storie a personaggi scomodi, fastidiosi, a volte anche raccapriccianti, ma che proprio per questo entrano sotto la pelle.

65 pagine in versi, cinque voci narranti, un arco narrativo portato a compimento: Dancing Paradiso si legge tutto d'un fiato, sorprendensosi più volte a mormorarne le parole.
«Nella vita spesso è importante quello che non si suona» dice Stan, pianista, a pag. 62, e allo stesso modo conta quello che non si scrive. Ogni frammento apparentemente mancante, ogni parola non detta, è lì. Nella mente del lettore. Non molto viene detto di Stan e Bill, ma è impossibile non percepire la forza del profondo legame di stima, amicizia e fratellanza che lega i due musicisti, giunti alla loro ultima esibizione insieme prima che Bill lasci il palco, quello della vita, per sempre.
Non molto viene raccontato del passato di Elvis, ma in lui confluiscono la disillusione, la frustrazione e le paura di un'intera generazione.

Un racconto in versi sulla ricerca di un senso, di una risposta e del proprio posto nel mondo, dal finale a suo modo spiazzante, che lascia un gran desiderio di tornare alle prime parole, con un vinile di Elvis Presley in sottofondo.


Dancing Paradiso di Stefano Benni (Feltrinelli) è in libreria, al prezzo di copertina di 10€.

mercoledì 15 maggio 2019

Intervista a Veronica Di Lisio su "Storie di talenti", le principesse Disney e come raccontarle ai bambini di oggi

Si fa presto a dire principesse. Quando si parla di principesse Disney, poi...
Ma è altrettanto facile parlare ai più giovani di talento, di come scoprire il proprio e come coltivarlo?
Non esattamente.

Per questo Disney e Giunti hanno dato vita insieme a un progetto strepitoso, Storie di talenti, concretizzatosi in una nuova collana omonima con un obbiettivo ambizioso: insegnare alle lettrici a credere in se stesse e nel proprio talento, perchè dietro ogni ragazza che sogna in grande c'è una principessa che attende di realizzare il proprio destino!


Il progetto è stato presentato a Torino, al Salone Internazionale del Libro, e a raccontarlo ai lettori è stata Veronica di Lisio, affiancata da due madrine d'eccezione: la webstar Ludovica Olgiati e Naomi Rivieccio, che ha inciso le parti cantate di Jasmine nel live-action Aladdin, nelle sale dal 22 maggio.
E proprio in questa occasione Veronica Di Lisio, direttore editoriale Disney Publishing Division presso Giunti Editore, ha potuto raccontarci qualcosa di più sulla nuova collana, sulle principesse Disney di ieri e quelle di oggi... e non solo!

La scelta di raccontare il coraggio e la gentilezza, che di solito riteniamo non tanto dei talenti quanto dei tratti caratteriali, in questa chiave è vincente, perchè li si presenta ai bambini come "doti da coltivare e allenare".
Era proprio questo il nostro scopo, ma dobbiamo fare un passo indietro.
Perchè alla base del talento, e della capacità di coltivarlo, ci sono quelle doti e quei valori che lo rendono possibile e che ti permettono di avere magari anche quell'incontro determinante nella vita.
Pensiamo alla gentilezza, e a quanto è fondamentale nel momento dell'incontro e della comunicazione!
Vogliamo promuovere l'importanza della scoperta e della consapevolezza nelle ragazze verso i propri valori, che serviranno loro nella vita, se allenati, per scoprire e coltivare il proprio talento.

Molto interessante anche la rivisitazione delle principesse Disney "della vecchia guardia" (Biancaneve arriva sugli schermi per la prima volta nel 1937, ndr), apparentemente diverse e meno determinate e indipendenti di quelle nate negli ultimi anni.
C'era il desiderio di mettere invece in luce alcuni aspetti di queste principesse che, per forza di cose, nei decenni scorsi erano rimaste in seondo piano?
Esattamente, e anzi, è questa la carta vincente che abbiamo voluto giocare con queste storie.
Abbiamo scelto storie inedite, che fotografassero le principesse nel momento in cui avevano la stessa età delle nostre lettrici.
Quello che non abbiamo visto, ma che c'è stato.
Che c'è stato, perchè di molte di loro abbiamo visto emergere solo in parte le doti.
Pensiamo a Belle, della quale sicuramente abbiamo visto tutti l'amore per la lettura e il coraggio (anche se limitato a ciò che era il suo rapporto con il principe, e a ciò che era disposta a fare per un uomo), ma non del tutto.
Cenerentola la conosciamo nel momento dell'incontro con il principe, ma non sappiamo niente della sua infanzia e di chi l'ha aiutata a sviluppare quel coraggio e la gentilezza poi messi in pratica da adulta.
Anche la modalità del racconto è sicuramente più moderna, più vicina al gusto di oggi.

In fondo le principesse sono cambiate anche nel mondo reale, e i reali inglesi sono solo l'esempio più lampante, ma non certo l'unico. Di conseguenza, per le ragazzine di oggi è sicuramente stato "forte" vedere l'attrice di una serie tv sposare un principe: nell'immaginario collettivo, sono due mondi separati. Ma in fondo, le principesse Disney sono (quasi) sempre ragazze comuni che sposano un principe.
Erano di una modernità straordinaria: rappresentavano e rappresentano coloro che ce l'hanno fatta.
Noi abbiamo questo slogan, «dietro ogni ragazza che sogna in grande c'è una principessa che attende di realizzare il proprio destino», laddove per destino, o destinazione, c'è l'obbiettivo verso cui ti muovi.
Obbiettivo che tutte le principesse Disney hanno raggiunto, grazie ai loro talenti.

Questo è solo il primo volume di una collana: puoi anticiparci le protagoniste del secondo volume (in uscita in autunno, ndr)?
Certamente: saranno Jasmine e Aurora.
Questo anche seguendo una volontà ben precisa: sarebbe stato più facile partire da Merida - soprattutto pensando al coraggio -, mentre noi vogliamo andare a riprendere quei personaggi che sembrano "datati", ma che sono in realtà d'attualità.
Vogliamo farle conoscere in una luce nuova, diversa, e spero davvero che scatti l'immedesimazione anche per le lettrici di oggi.

Una curiosità personale: una parte importante del mondo Disney degli ultimi anni è stata sicuramente quella dei live-action movie, che hanno riportato sullo schermo storie ormai classiche, ma in una veste nuova. La mia percezione è quella di prodotti che, sebbene perfetti per i più piccoli, servissero almeno in parte anche per riconnettere con il mondo Disney un pubblico più adulto, che ha riscoperto storie che facevano parte della sua infanzia.
Avete avuto un feedback di questo tipo?
È successo esattamente questo. Guarda un film come Il Re Leone, che arriva 25 anni dopo la versione animata, e che in questa veste ha avuto un gancio incredibile sulle nuove generazioni, e allo stesso tempo ha scatenato l'entusiasmo di quelle precedenti. È il film che andranno a vedere nonni, genitori, figli, nipoti... tutta la famiglia!


Storie di talenti. Ragazze che hanno allenato il coraggio e la gentilezza (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 16€.

Il progetto ha un sito dedicato, consultabile qui.

lunedì 6 maggio 2019

"Due cuori in affitto" di Felicia Kingsley

Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è newyorkese fino al midollo. Lei aspira a diventare sceneggiatrice, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre in classifica sul «New York Times». Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è un consumato casanova e nel suo letto entrano ed escono pop-star, attrici e modelle. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due Marlboro, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Uno dei due se ne deve andare, ma entrambi hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni...

Questa la trama di Due cuori in affitto di Felicia Kingsley (Newton Compton Editori), ultimo romanzo dell'autrice bestseller considerata - e a ragione - la Sophie Kinsella italiana.
Anche se forse le si farebbe un complimento migliore nel definirla la prima Felicia Kingsley, e non la Sophie Kinsella numero due.
E stavolta riporta i lettori dritti dritti allo spirito di un film uscito in Italia nel 2000 con un titolo nono entusiasmante, Se cucini ti sposo, che vedeva i due protagonisti costretti a condividere una casa vacanze con l'inevitabile conclusione romantica.
Certo, quello della casa da condividere è un tema che nella letteratura (e nel cinema) rosa torna, ma  la storia di Summer e Blake è fresca, frizzante, divertente e totalmente nuova.
E vi conquisterà, oltre a farvi venire voglia di partire sin da ora.

Ad aprire le danze è Blake Avery, romanziere di successo dalla vita sregolata incapace di scrivere con metodo e senza fumare una sigaretta dopo l'altra, che le lettrici incontrano nel bel mezzo del viaggio a bordo di una Ferrari lanciata a tutta velocità sull'autostrada che porta lui e la fanciulla di turno (perché sì, anche lui cambia donna come gli altri cambiano i calzini) nella casa vacanze dei Bronstein a Sag Harbor. Una residenza da nove milioni di dollari, che la coppia in pieno divorzio ha deciso di prestare agli amici per le vacanze.

Avete capito bene, amici. Al plurale, perchè se Marina Bronstein ne ha dato le chiavi a Blake, il marito Fox ha deciso a sua insaputa di prestare la villa a George Sullivan, critico letterario e compagno di Summer Hale (proprio lei, la nostra protagonista).
Le due coppie si trovano così a un punto di stallo: chi rinuncerà alle vacanze?
Perchè la convivenza sembra davvero impossibile...

E qui bisogna fermarsi, perché raccontare di più vorrebbe dire guastare la lettura a chi invece è trarrà dalle pagine di Due cuori in affitto un pomeriggio di divertimento e batticuore: tra Blake e Summer nulla sembra andare per il verso giusto, e invece, come succede spesso anche nella vita vera, i due finiranno per trovare l'uno nell'altra il pezzo mancante, quel tassello che una volta al suo posto ti fa comprendere l'immagine del puzzle.

Torna l'ironia irresistibile di Felicia Kingsley, la sua padronanza pressoché totale del dialogo - mai forzato o artefatto - e la sua capacità di scrivere storie romantiche senza mai sfociare nello stucchevole. Torna il ritmo serrato della sua prosa, pulita e senza orpelli, e una coppia di protagonisti che ben si affiancano ai precedenti ideati dalla stessa autrice, che ormai popolano l'immaginario collettivo delle decine di migliaia di lettrici di quest'autrice che, sicuramente, ha ancora moltissimo da dire. E moltissime emozioni da regalare.


Due cuori in affitto di Felicia Kingsley (Newton Compton Editori) è in libreria, al prezzo di copertina di 10€.

Ruth Reichl: su "Save Me The Plums" e i suoi dieci anni alla guida di Gourmet

Per i lettori italiani Ruth Reichl è una figura di forse non grandissimo interesse: sebbene i suoi memoir siano stati pubblicati anche in lingua italiana (da Ponte alle Grazie, ndr) non sono certi diventati dei longseller.
E a ragione, perchè Reichl è nota oltreoceano per il suo lavoro di critica di ristoranti per importanti quotidiani e per i dieci anni alla guida di Gourmet, rivista che nel 2009 ha visto la pubblicazione del suo ultimo numero.

Ma leggere il suo ultimo memoir, Save me the plums, significa fare un tuffo nella vita di redazione di una delle riviste che più a lungo hanno accompagnato i lettori americani, e scoprire tanti retroscena del colosso editoriale Condé Nast.
Giornalisti di grido, romanzieri che hanno prestato le loro voci saltuariamente, grandi fotografi: tutti loro hanno varcato la soglia di Gourmet, e Reichl li racconta con onestà, ironia e tenerezza.

Arrivata nel 2009 a dirigere una rivista già in difficoltà, quando la concorrenza del web iniziava a farsi davvero sentire, soprattutto per quanto riguardava la vendita di spazi pubblicitari, Reichl è riuscita non solo a mantenere Gourmet in vita per dieci anni - un decennio che ha visto la chiusura di molte, moltissime testate - ma soprattutto a darle una nuova impronta, più in linea con i gusti e le esigenze reali dei lettori.

Instagram: @randomhouse
Via le ricette troppo complesse, via le foto di piatti talmente perfetti da sembrare imbalsamati (come dichiarato da più di un lettore, ndr), dentro scelte coraggiose riguardo le copertine e articoli vivaci, appassionanti da leggere e da rileggere.

Tornano le descrizioni di piatti di Ruth Reichl che hanno fatto venire l'acquolina ai lettori di tutto il mondo a cominciare dal suo primo libro, La parte più tenera, perchè ancora una volta nessuno meglio di Reichl sa descrivere un profumo, una consistenza, un sapore, un retrogusto in modo più realistico e coinvolgente. Leggere le sue pagine è come sedersi a tavola con lei, da sempre.


Manca forse l'elemento gioco e irriverente che aveva reso Aglio e zaffiri il suo volume più accattivante, ma al suo posto c'è una finestra sul cambiamento della vita redazionale che Gourmet, e con lei ogni altra rivista, ha affrontato in quello che è stato il decennio di maggior stravolgimento.
È stato il decennio che ha visto l'esplosione di Facebook e Twitter, in cui il mondo ha iniziato a condividere istantaneamente ogni suo pensiero - spesso con risultati discutibili... - e in cui ogni notizia di ieri è diventata vecchia.
C'è un motivo se il New York Times è diventato una testata digitale, e c'è un motivo se anche in Italia le riviste sparite dagli scaffali delle edicole non si contano.

Cosa ci riservi il futuro non è dato saperlo, ma una cosa è certa: ci sarà sempre posto per una cena, anche solo di carta e inchiostro, con Ruth Reichl.

venerdì 3 maggio 2019

"Mantieni il bacio" di Massimo Recalcati

Da quest'anno, il blog ospita le recensioni di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ecco cosa ha pensato di Mantieni il bacio di Massimo Recalcati (Feltrinelli)!


Desideriamo di più l’amore che brucia o l’amore che dura?
È con questo quesito, che ha inizio il nuovo libro di Massimo Recalcati, una vera e propria indagine guidata sui comportamenti dell’amore. 
E in effetti, innamorati e non, tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti, direttamente o indirettamente, se è meglio cercare la passione, fin che dura, o trovare un amore che persiste e che non si arrende all’inganno dell’inevitabile abitudine.

Massimo Recalcati è uno tra gli psicanalisti più brillanti e più celebri d’Italia, amato e seguito da chi della terapia fa un mantra quotidiano e anche da chi, in realtà, non ne sa così tanto. La capacità di rendere temi spesso inaccessibili e linguaggi da esperti, contenuti popolari, seppur mantenendo la bella e inevitabile logica che richiede attenzione, è ciò che lo ha reso anche apprezzato volto televisivo. 

Mantieni il bacio è un viaggio tra i capitoli dell’amore, le sue fasi, i suoi argomenti, inevitabili - alcuni, evitabili - altri. Recalcati parla dell’incontro tra i Due, del primo bacio, della passione, della nascita del figlio e di come preservare il bene e l’equilibrio della coppia, del tradimento, della separazione, e anche, per fortuna, della violenza. 
Per fortuna perché la lettura che ne dà è quella di un mero comportamento, analizzato nel suo feticismo e nelle sue cause. Dà un volto a quello che di per sé è un fatto di devianza sociale, e lo racconta da un punto di vista oggettivo, freddo, apatico, in grado risvegliare il disprezzo più sentito.
E in conclusione, finalmente, parla dell’amore che dura per sempre. 

Sette capitoli intensi, che si leggono in meno di due giorni. Piacevoli per approccio e per scrittura. 
Un titolo che parla, perché “mantieni il bacio” dice già tutto.
Il destino di un amore, quindi, sta tutto alla scelte di chi lo vive? 
Una cosa, secondo la teoria di Recalcati, è sicura: tutto ha inizio da un incontro casuale, quando l’amore nasce, non si può prevedere ne programmare.

Recentemente abbiamo spesso sentito parlare di “Brain Food”, ovvero tutte le pratiche (a tavola e non solo) che fanno bene al cervello. Questo libro può essere allora definito “Lovers Food”, perché interrogarsi, scoprire, riflettere e migliorarsi fa bene, sempre, anche in merito a ciò che di più naturale conosciamo: l’amore.


Mantieni il bacio di Massimo Recalcati (Feltrinelli) è in libreria, al prezzo di copertina di 14€.

mercoledì 1 maggio 2019

"La battaglia delle bambine" di Simona Dolce

Siamo a Palermo, nell'agosto 1991.
In una strada piena di rumori, vita e odori cinque ragazzine si alleano contro la banda di maschi presuntuosi che le ha prese di mira.
Agnese ha capelli e occhi castani e sua madre lavora alla Sigma di Libero Grassi, l'imprenditore ucciso per essersi ribellato al pizzo.
Marialuce sogna di ballare con Freddie Mercury e non ha paura di nessuno.
Elda è molto golosa e con la sorella Marina vive in una casa piena di disciplina e senza neppure un giocattolo.
Aurora sembra una principessa, ma nasconde il segreto più grande: suo padre è un boss mafioso e lei sa dove tiene la pistola.


Sono loro le bambine protagoniste di La battaglia delle bambine di Simona Dolce (Mondadori),
bambine di cui il mondo intero conosce i volti grazie agli scatti di Letizia Battaglia, fotografa di fama internazionale, ma di cui solo oggi si prova a immaginare la storia. Una storia inventata, ma forse non così tanto: la loro battaglia per un presente che faccia meno male, in un momento in cui le loro famiglie sembrano andare in pezzi e in cui la mafia rappresenta una violenza che nessuna di loro riesce davvero a comprendere, non dev'essere stata poi così diversa.

«Bambine con tanto futuro davanti e nessuna delusione alle spalle», così come la stessa Letizia Battaglia le ha definite, spiegando perchè avesse deciso di immortalarne i volti, le pose, gli atteggiamenti e le espressioni.
Quegli scatti hanno fatto il giro del mondo, e ora arrivano in libreria in coda al romanzo di Simona Dolce, che è di per sè una piccola gemma.
Non è "solo" un romanzo che racconta ai lettori più giovani la mafia in ogni sua sfaccettatura - tema sempre più presente sugli scaffali della letteratura per ragazzi -, è prima di tutto una storia di crescita, scoperte, errori e conquiste, vissute con l'intensità che caratterizza a ogni cosa quando si hanno undici anni.

Un romanzo da scoprire anche da adulti, da leggere insieme ai ragazzi e da proporre sui banchi di scuola, perchè se le protagoniste di La battaglia delle bambine lottano unite contro una realtà violenta che rischia di annientarle, non c'è davvero motivo per non seguirne l'esempio.
E dire di no. Alla mafia, alla violenza, alla morte. A un futuro meno che radioso, che ogni bambina e bambino meritano: ieri, oggi e anche domani.
Consigliatissimo.


La battaglia delle bambine di Simona Dolce (Mondadori) è in libreria, al prezzo di copertina di 16€.

lunedì 29 aprile 2019

"La quinta stagione" di N.K. Jemisin

Quante cose terribili possono accadere nello stesso giorno?
In questo giorno specifico, ne accadono tre.
Essun, che vive una vita normale in una piccola città come tante, torna a casa per scoprire che suo marito ha brutalmente assassinato il figlio e rapito la figlia.
Nello stesso momento l'impero le cui innovazioni sono state alla base della civiltà per mille anni crolla, mentre la maggior parte dei suoi cittadini vengono uccisi a causa della vendetta di un folle.
E, peggio ancora, nel cuore del vasto continente noto come Immoto, una grande spaccatura rossa si è aperta nel cuore della Terra, emettendo nell'aria cenere sufficiente da scurire il cielo per anni.
O secoli.


Questa l'apertura di La quinta stagione di N.K. Jemisin (Mondadori), primo capitolo della saga The Broken Earth e uno dei fantasy più attesi dell'anno.
Un romanzo che nella sua crudezza, violenza, desolazione rispecchia fin troppo la società in cui viviamo oggi, e che si rivela all'altezza delle aspettative (altissime) dei lettori italiani.
A cominciare dal mondo creato da N.K. Jemisin, in cui terremoti, eruzioni vulcaniche e altre calamità si verificano con costanza crescente. Esistono persone in grado di manipolare la terra per renderli meno dannosi, chiamate orogenesi, ma nonostante siano costantemente impegnati nella salvaguardia del territorio e della popolazione sono tenuti in schiavitù: tutti sono stati convinti della loto natura pericolosa, e della necessità di controllarli. È illegale ospitarli, e allo stesso mdoo è illegale - e pericoloso - nasconderli. Per questo motivo rischiano di essere uccisi dalle loro stesse comunità di origine, e quando questo non succede vengono portati al Fulcrum, dove vengono addestrati alla manipolazione del suolo.
Come se non bastasse, sporadicamente si verifica quella che chiamano Quinta Stagione, che ogni volta rade quasi al suolo il pianeta.
Ed è in questo momento che ci troviamo, all'inizio del romanzo: una Quinta Stagione sta per arrivare, e il terrore regna sovrano.

Ma torniamo ad Essun, che è solo una delle tre protagoniste del romanzo che seguiremo in questa mirabolante avventura: il marito ha ucciso il figlio perchè rivelatosi un orogene, natura che ha ereditato dalla stessa Essun. La donna è ora sulle tracce del marito, che dopo l'assassinio ha preso con sè la figlia ed è fuggito.
È un orogene anche la piccola Damaya, e la sua famiglia non è disposta a pagare il prezzo necessario a tenerla con sè: il suo destino sembra essere l'addestramento al Fulcrum, e la sottomissione.
Infine abbiamo Syenite, una giovane donna che ha trascorso buona parte della sua vita al Fulcrum, dove faticando duramente è riuscita a sviluppare le sue capacità fino a conquistare ben quattro degli "anelli" che rappresentano il potere (più anelli, più potere). Adesso, però, viene assegnata all'unico possessore di dieci anelli affinchè generino un figlio, nella speranza che nasca con eccezionali capacità.

Raccontare oltre sarebbe criminale: La quinta stagione va scoperto pagina dopo pagina, in prima persona. N.K. Jemisin possiede quel raro talento che rende possibile al lettore sentirsi tremare la terra sotto i piedi, mentre la cenere gli soffoca il respiro, esattamente come accade sulla pagina scritta.
Una lettura capace di far riflettere su temi scomodi, come il razzismo interiorizzato e i pregiudizi che non ci si rende conto di avere, tra le cui pagine non mancano personaggi la cui sessualità, omosessualità e transessualità sono presentate con naturalezza, senza giri di parole.
Un romanzo in cui l'azione, i colpi di scena, il world-building sono pressochè ineccepibili: è impossibile posare il volume prima di aver raggiunto l'ultima pagina, così come è impossibile non ritrovare se stessi, le proprie paure e ciò che spaventa del mondo di oggi nei personaggi creati da N.K. Jemisin.
Esattamente il genere di romanzi di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai.


La quinta stagione di N.K. Jemisin (Mondadori) è in libreria dal 30 aprile, al prezzo di copertina di 15€.

Intervista ad Andrea Scanzi, su "La politica è una cosa seria", e sulla necessità di un cambiamento

Nel 2018 Andrea Scanzi pubblicava Con i piedi ben piantati sulle nuvole (Rizzoli), e a quel periodo risale il nostro primo incontro sulla terrazza del Mondadori Store di via Marghera a Milano.
Un anno dopo, incontriamo nuovamente Andrea Scanzi ma per parlare di politica, e in particolare del perchè La politica è una cosa seria (Rizzoli), come recita il titolo del suo ultimo volume.
Una lettura appassionante, della quale abbiamo potuto discutere con l'autore all'ultimo piano della libreria Feltrinelli in piazza Piemonte a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato!


Quali sono stati i criteri di scelta, nel bene e nel male, che ti hanno portato a parlare di questi politici e non di altri?
Li ho scelti tenendo presenti due aspetti. Il primo è un po' stilistico o letterario, perché ho scelto di parlare di quei personaggi che stimolavano la mia penna e non di quelli che non la stimolavano per niente: quando scrivi un libro devi avere degli stimoli, un'ispirazione. Pensando a Pertini, ad esempio, potevo immaginare un capitolo che si sarebbe scritto praticamente da solo, mentre pensando a uno come Fanfani, anche se io sono aretino come lui, sapevo che avrei fatto molta fatica a parlarne.
La prima motivazione è stata dunque letteraria, ma poi ce n'è stata una superiore, del tutto emotiva, empatica e passionale. Questo è un libro in cui io mi racconto più che in altre occasioni perché dichiaro apertamente quali siano i personaggi che mi mancano, quelli che ho amato, quelli che a volte mi hanno deluso, perciò sono andato a cercare chi mi ha smosso tanto – Pertini, Rodotà, Berlinguer, Parri – oppure i personaggi nettamente respingenti. Volevo creare una netta separazione tra "politici belli", che hanno giustificato l'amore per la cosa pubblica e ci hanno fatto appartenere a un ideale, e quelle figure respingenti che finiscono per farci rimpiangere ancora di più i politici che ci mancano. Guardi i politici attuali, poi ti volti indietro, vedi Pertini e ti chiedi "come abbiamo fatto a diventare così?"

Anche per questo non parli del Movimento Cinque Stelle?
So che me lo chiederanno spesso, parlando di questo libro, soprattutto perché io ero stato uno dei primi a parlare dei Cinque Stelle anche prima che vincessero le elezioni, per cui può sembrare strano che li abbia esclusi. C'è una motivazione temporale: quando racconti un personaggio politico devi avere a disposizione tanti anni da raccontare, deve esserci qualcosa da dire.
I Cinque Stelle sono fugaci, a partire dal fatto che sono vincolati dal limite del doppio mandato. Emergono un po' solo Di Maio e Di Battista, ma il secondo si è in pratica già ritirato uscendo di scena, mentre per il primo appare una seconda motivazione: sebbene io sia stato uno dei pochi a capire fin dall'inizio pregi e difetti del movimento Cinque Stelle, adesso faccio un po' fatica a fotografarli. Se racconto Renzi, so che incarna una politica che mi è estranea. Se racconto Salvini, lo stesso, Berlusconi non ne parliamo. Se racconto Berlinguer, parlo di uno che mi manca.
Se oggi racconto Di Maio, parlo di uno che non sono in grado di fotografare, di mettere a fuoco con precisione. È un mio limite: a volte li vedo chiari nelle loro idee, il giorno dopo li trovo repellenti e non riesco a considerarli.
Ma non sono diventati meno leggibili da quando sono al governo?
Senza dubbio. Fino al 2018 avevo delle idee chiare su di loro, tendevo a collocarli tra i buoni, o quasi buoni, ma adesso tutto mi appare molto confuso. Il cambiamento che gli italiani volevano con le elezioni del 4 marzo 2018 ha determinato l'unione di due forze politiche molto distanti tra loro, col rischio di deludere una buona parte dei loro elettori.
A volte mi capita, quando partecipo ai dibattiti televisivi, di pensare di sapere bene cosa dire, ma in altre occasioni mi rendo conto di non avere per nulla le idee chiare riguardo a ciò di cui si parla. E se non le ho io, non oso pensare allo smarrimento del cittadino comune.
Ho scritto questo libro proprio per chiedermi, e chiedervi, cosa stia succedendo alla politica, se sia sempre stata così o se in passato fosse più facile dire "noi" invece di "io". Oggi mi sembra che tutti dicano "io", ma senza mitizzare troppo il passato mi sembra che prima ci fossero delle persone più belle di oggi. Prendete Berlinguer: potevate non essere d'accordo con le sue idee, ma è stato una figura straordinaria, eroica e romantica. Lui è il più alto, ma forse ci mancano anche le mezze figure di una volta.


Tempo fa mi è capitato di ascoltare il tuo direttore Marco Travaglio in televisione, mentre si discuteva sul caso Diciotti e sulla mancanza di dissenso della base dei Cinque Stelle riguardo al salvataggio di Salvini. Lui ha detto che questa è una questione di principio e che sembra che ultimamente dei principi non importi più nulla a nessuno, né ai politici, né ai cittadini. Ci ho ripensato leggendo il tuo libro e mi sembra che si parli proprio di persone che procedevano seguendo i principi.
È una lettura corretta?
Più che una domanda, la tua mi sembra una meravigliosa recensione, per cui faccio fatica ad aggiungere altro: questo è esattamente quello che penso. I politici di oggi quasi sempre non hanno a cuore l'etica, la cosiddetta "questione morale", mentre in passato c'era chi, anche se non tutti, naturalmente,  era mosso da valori altissimi.
I principi sono decaduti, sono fuori moda. Il voto sulla Diciotti è emblematico, perché i Cinque Stelle hanno vinto le elezioni insistendo sulla questione morale, che è qualcosa di più alto dell'onestà. Poi però li vedi far assolvere Salvini per un puro tornaconto, per restare al potere, e una persona che ha seguito il loro percorso, come me o Marco Travaglio, non può non sentire molti campanelli d'allarme. Molti cittadini sono rimasti male, come me, anche del fatto che questa decisione dei Cinque Stelle non abbia generato un grande dibattito. La loro base, la stessa che sei anni fa voleva Rodotà presidente, non ha detto nulla.
Ma come s'inverte questa tendenza? Io ho trent'anni e sono molto preoccupata per questo paese. Venendo dagli studi classici parto purtroppo dalla Grecia antica, dove la politica è un onore che ti avvicina agli dei, e confrontare un politico di quel mondo con quelli attuali genera un contrasto stridente.
Gaber, che io cito spesso e volentieri, in una delle sue canzoni dice "vorrei dire a Platone che un politico è sempre meno un filosofo e sempre più un coglione". E lo diceva nel 1980! Non che stessero benissimo nemmeno ai tempi della Prima Repubblica, fra stragi di stato e vicende come Ustica, però adesso c'è davvero tanta confusione.
Io non ho una ricetta, se l'avessi sarei il primo a consegnarla e mi piacerebbe se qualcuno sapesse dirmi come si fa ad uscirne. Nel libro racconto un episodio che mi ha colpito molto perché è stato uno dei momenti importanti della mia vita.
Il giudice Antonino Caponnetto, dopo aver creato e guidato il pool antimafia e aver visto morire in due mesi Falcone e Borsellino, uscendo dalla camera mortuaria di quest'ultimo disse "è finito tutto".
Quella frase fu devastante, ma Caponnetto se ne rese conto e sentendosi in colpa decise di fare un tour andando a incontrare almeno una scuola in ogni città italiana, pur avendo ormai settantacinque anni. Venne anche nella mia scuola e fu un incontro emozionante per tutti noi. Alla fine ci disse "ragazzi, adesso tocca a voi prendervi in carico questo paese". In quel momento, eravamo nel 1993, pur in mezzo agli attentati, si percepiva una spinta al cambiamento, una volontà di uscirne, anche se durò poco perché l'anno successivo Berlusconi vinse le elezioni.
Adesso non c'è nemmeno una lotta tra una volontà di cambiamento e la negatività, mi sembra che siamo in una fase di stanca e di rassegnazione. La politica appare involuta e servirebbe una spinta che sparigli le carte, ma io non la vedo all'orizzonte. Le elezioni possono portare solo a una crescita dell'astensione. La maggior parte delle persone ha la sensazione di non capire più nulla della politica attuale. Montanelli diceva ai giovani "l'unica battaglia della vostra vita che potrete vincere è la battaglia con il vostro specchio. Quando vi piacerete e sarete soddisfatti di voi stessi avrete vinto".
Questa però è una vittoria privata, una rinuncia alla collettività, che oggi purtroppo non è così distante.

Qual è il meccanismo che ha facilitato la regressione della classe politica? La cultura o la sua mancanza hanno inciso tanto? E perché le donne sembrano essere scomparse dalla politica? Non servirebbe, più ancora che qualche donna in più, una maggiore sensibilità femminile in generale?
Premesso che trent'anni fa avremmo potuto ritrovarci come oggi a criticare la classe politica di allora, perché di fronte a gente profondamente respingente come Gava, Sbardella o Cirino Pomicino persino Di Maio sembra un intellettuale, il confronto rimane: tempo fa in un dibattito mi sono ritrovato insieme a Martelli, che non ho mai amato né votato in passato, ma che quando parla rispetto ai politici attuali ha la statura di un Kennedy o di un Adenauer.
Andando in televisione, spesso ho l'impressione di parlare col nulla,  che dall'altra parte manchino proprio i fondamentali. Il livello è spesso di una bassezza di contenuti indescrivibile.
Però dobbiamo dire che, come nello sport o nel vino, ci sono annate e generazioni che vengono meglio e altre che vengono peggio, perché dipendono dall'humus culturale in cui crescono.
Pensate cos'è stato crescere nel dopoguerra: negli anni Sessanta e Settanta è stata composta la musica più bella in assoluto, almeno per me che amo i cantautori. Erano tutti più ricettivi, più stimolati...
C'è stato uno svilimento un po' di tutto, dalla musica alla letteratura, al cinema, e calando i contenuti in generale è calata anche la politica.
Cosa possono darvi come modelli culturali Salvini, Renzi o Di Maio? Ci sono tante brave persone in politica, ne conosco di destra e di sinistra, ma il livello rimane basso. Il berlusconismo ci ha segnato profondamente e non è certo scomparso.
Riguardo alle donne concordo sul fatto che manca una sensibilità femminile, però bisogna stare attenti a non sopravvalutare certe persone solo perché donne... Non possiamo paragonare la Boschi e Tina Anselmi. Mancano figure femminili notevoli, perché anche lì c'è uno svilimento. Trovatemi cinque donne in politica oggi che vi convincano davvero, ma anche cinque uomini.
Del resto, gli americani tre anni fa, inseguendo il mito della donna in politica, hanno finito per far vincere Trump.

Tu mescoli politica e cultura pop. Metti la musica in apertura di ogni capitolo, parli spesso per immagini: ad esempio, di Berlinguer parli della sua morte e del suo funerale più che della sua politica. Perché?
Tendo sempre ad associare ogni vita a una musica, per cui la musica non poteva non esserci. Per me tutto ha una colonna sonora, sono associazioni che mi vengono naturali anche perché io ho un passato da critico musicale. Detesto tutto ciò che è verboso, prolisso e autoreferenziale, per cui mi va bene essere pop. Se c'è una cosa che ha allontanato il cittadino dalla politica è l'idea che si debba usare un linguaggio da iniziati. A me fa piacere se un ragazzo che dice di non capire nulla di politica viene a dirmi di aver capito un trenta per cento in più leggendo i miei articoli.
Su Berlinguer hai ragione, ma credo che su du lui esistano almeno trecento libri e non c'era bisogno di un capitolo su di lui scritto da me. Così ho cercato di scrivere di certe persone offrendone dei flash, partendo da un particolare. Purtroppo nel caso di Berlinguer non riesco a non pensare alla sua morte in diretta: per uno come lui la politica giustificava il sacrificio fino alla fine. È morto per non tradire i suoi compagni e compagne. Ancora adesso non riesco a rivedere il filmato del suo ultimo discorso, in cui vedi tutto il suo dramma personale e la volontà di arrivare alla fine nonostante stesse male. Nessuno mi toglie dalla testa che se si fosse fermato prima avrebbe avuto qualche possibilità di salvarsi, ma lui questa possibilità se l'è negata. Ne ho parlato proprio per sottolineare il dislivello tra la politica di allora e la robetta attuale. Del resto, guardate il sottotitolo di questo libro: accostare Berlinguer a Salvini suona come accostare i Pink Floyd a Povia.
Io vengo da una famiglia di sinistra, in cui si pianse per due mesi dopo la morte di Berlinguer, ma rimane comunque un esempio totale. Pertini a sua volta ha una biografia straordinaria e non potevo non raccontarla.

Non per abbassare il livello, ma di Renzi cosa ci puoi dire?
Che è sempre stato sopravvalutato, e fin dal principio questo si poteva capire. Abbiamo la stessa età e amici comuni, veniamo da due città vicine e quindi io ho iniziato a osservarlo molto presto.
C'è una differenza tra Berlusconi, Salvini e Renzi?
Tra Berlusconi e Renzi c'è la differenza che c'è tra maestro ed allievo, ma il maestro rimane migliore dell'allievo come l'originale è sempre meglio della copia. Renzi ha fatto sue le ricette della destra pur di far vincere il pd e per un po' ha funzionato, ma poi è crollato tutto.
Del resto Berlusconi è bravo: ha vinto come imprenditore, come sportivo, come politico, mentre Renzi resta un personaggio debole e marginale.
Salvini è diverso: non ha poi molto in comune con Berlusconi, come Renzi è fanfarone  e non ammette mai di sbagliare, ma è diverso perché ha un'idea differente della destra, un'idea che bisogna comprendere pienamente per combatterla. Non è propriamente nazista o fascista, per combatterlo devi stanare e dimostrare tutte le sue lacune. È uno che sguscia come un'anguilla, sa parlare, ma concretamente non ha fatto nulla. Se guardate alle sue mosse politiche, sono nulle, a partire dal decreto sicurezza che aumenta il rischio della criminalità e della clandestinità. Per non parlare della legittima difesa, della legge Fornero che vuole smantellare da sei anni, delle accise sulla benzina che non ha tolto ... Salvini è uno che in nove mesi non ha fatto praticamente niente, ed è questo che dovrebbe essergli continuamente rinfacciato.
Quando gli italiani capiranno i bluff di Salvini?
Questo governo non è destinato a durare, perché Lega e Cinque Stelle sono diversissimi, ma è nato perché non c'erano alternative, e non ci sono nemmeno adesso. Se il governo cade, non ho più Nenni, Parri o Pertini, e rischio di beccarmi Salvini con Berlusconi e con la Meloni, ed è questa la mia grande paura. L'operazione per uscire da questa situazione sarà molto lunga, perché deve crescere una vera alternativa, che per ora non c'è. La disillusione degli italiani da Renzi è stata molto veloce, quella da Salvini temo che durerà un po' di più.


La politica è una cosa seria di Andrea Scanzi (Rizzoli) è n libreria, al prezzo di copertina di 16€.

giovedì 25 aprile 2019

To Good To Go: no allo spreco alimentare!

Ogni anno in Italia più di 10 milioni di tonnellate di cibo viene gettato via, sono 20 tonnellate per minuto, 317 kg ogni secondo... che corrisponde allo stesso peso di 190 Titanic! Non è assurdo?
Questo spreco aumenta ogni giorno e in termini di spesa corrisponde a €17 miliardi l'anno.
Sono circa €700 l'anno spesi da ogni famiglia per acquistare del cibo che infine finisce nella spazzatura.


Questi i dati citati da Too Good To Go, servizio arrivato finalmente anche in Italia (a Milano, ma è solo la prima città: restate sintonizzati per le prossime!) che si propone di combattere lo spreco alimentare a colpi di clic e ordini sottocosto da effettuare direttamente dal proprio cellulare.
Ma come funziona esattamente Too Good To Go?


Si inizia dal proprio app store di riferimento, scaricando l'app omonima gratuita, e registrandosi.
Registrando anche la propria posizione è possibile vedere i locali aderenti all'iniziativa di Too Good To Go, e c'è davvero di tutto: paninerie, pasticcerie, gastronomie... c'è l'imbarazzo della scelta.

Ogni locale prevede un numero massimo di Magic Box, ovvero di selezioni di prodotti che, a fine giornata, dovrebbero essere buttati perchè l'indomani non sarebbero più freschi.
Ogni Magic Box costa davvero pochissimo (2,99€ , 3,99€... ) ed ha un valore superiore ai 10€.
Abbiamo provato il servizio ordinando una Magic Box da PastiChéri in via Ravizza a Milano, e il servizio è stato decisamente all'altezza delle aspettative.
La selezione di croissant, panini e dolci era ottima, fragrante e in perfetto stato: una buonissima merenda, e tutto questo a un prezzo davvero accessibile e aiutando un po' anche il nostro pianeta.
Niente male!



Non resta che mettersi comodi e ordinare ciò che si desidera, aiutando il pianeta... con golosità!

Ad oggi sono più di 12.905.000 le Magic Box acquistate, per un risparmio di più di 25.810 tonnellate di CO2 risparmiate (fonte di calcolo: EPA - United States Environmental Protection Agency).

mercoledì 24 aprile 2019

"Elisabetta II. Ritratto di Regina" di Paola Calvetti

Da quest'anno, il blog ospita le recensioni di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ecco cosa ha pensato di Elisabetta II. Ritratto di Regina di Paola Calvetti (Mondadori)!


Elisabetta II. Ritratto di Regina è l’ultimo lavoro di Paola Calvetti, giornalista, scrittrice ed esperta di comunicazione, che avevamo lasciato due anni fa con un genere totalmente differente da quest’ultimo.
Ai tempi (nel 2017) era la mano de Gli Innocenti, oggi è la voce di Lilibet, la Sovrana più longeva e più amata del Regno Unito. Lei che di una vita ha fatto molto di più, paladina del femminismo concreto, quello che agisce, che procede a passo diritto e spedito, senza tralasciare l’amore – per e dal suo Popolo, ma non solo.

L’ultimo libro di Paola Calvetti racconta la Regina Elisabetta in un modo inedito e vincente: perché, diciamolo, quante sono le biografie in grado di tenere alta l’attenzione senza annoiare?
Ritratto di Regina ripercorre le tappe più importanti della vita della Sovrana, attraverso le fotografie: ma come si diventa fotografo ufficiale della famiglia Reale? Qual è la storia di questi fortunati? Come scelgono le pose, i set, l’immagine migliore?
E attraverso questo libro, si scopre che, ancora una volta, lo strumento più prezioso che abbiamo a disposizione nella nostra esistenza, quello che ci accomuna persino alla Regina Elisabetta II, è la relazione. Tutti i fotografi scelti dalla Casa Reale sono tali perché entrati in sintonia, attraverso uno sguardo o grazie alla sensibilità personale di ognuno di essi, con la Royal Family.

Il racconto è cronologico, lineare, ma l’attenzione si focalizza sugli snodi più rilevanti per il ruolo di Regina, a cui Elisabetta II è adatta sin dal giorno della sua nascita. Dettagli inediti ai più, curiosità e fatti storici che faremmo bene a conoscere. Perché molto spesso ci soffermiamo ad un’analisi troppo superficiale, data da un’informazione banale ripetitiva.
Quanti sapevano che Elisabetta II ha servito come meccanico durante la Guerra Mondiale? Chi, degli appassionati delle vicende della Royal Family, ricorda che il Principe Filippo era uno squattrinato marinaio con il compito di badare alle sorelle York, Elisabeth e Margaret, quando Lilibet aveva solo 16 anni?
Vi ricordate dell’abdicazione di Re Giorgio VIII?
Il film Il discorso del Re, racconta il reale disagio del Re d’Inghilterra?

Paola Calvetti, con delicata schiettezza ed un registro poco formale ma estremamente rispettoso, che piace e che trasuda sincerità in ogni lettera, parla al “popolo italiano” della Sovrana d’Inghilterra, appassionando ad una storia di vita che ancora molto ha da regalarci.
Avete visto il completo color azzurro acqua, scelto per il suo 93simo compleanno, il giorno di Pasqua?


Elisabetta II. Ritratto di Regina di Paola Calvetti (Mondadori) è in libreria, al prezzo di copertina di 20€.

martedì 23 aprile 2019

"Io + te" di Elle Kennedy e Sarina Bowen

Jamie Canning non è mai riuscito a capire come mai ha perso il suo migliore amico. Dopo innumerevoli estati passate insieme al campo, il suo compagno di stanza sempre con la battuta sulla lingua e pronto a cacciarsi nei guai, lo ha tagliato fuori dalla sua vita senza una spiegazione. E una sfida stupida e una serata un po’ folle non possono bastare, per Jamie, a spezzare un legame di amicizia sincera.
Ryan Wesley è la stella della sua squadra di Hockey, a un passo da una carriera luminosa nello sport che più ama. Ha solo un rimpianto: aver attirato, con dei secondi fini, il suo migliore amico in una sfida che ha spinto il loro legame oltre il limite e rovinato tutto. Ora la sua squadra dovrà affrontare quella del college di Jamie ai playoff del campionato nazionale, e Ryan ha finalmente la possibilità di scusarsi. Ma gli basterà rivedere solo una volta il ragazzo di cui in segreto è sempre stato innamorato, per ripiombare nel tormento.
Dal loro incontro Jamie non troverà risposte, ma solo altre domande. Sarà solo quando Ryan si presenterà al loro vecchio campo estivo ad allenare al suo fianco per un’ultima estate bollente, che Jamie finalmente scoprirà una verità inaspettata sul suo migliore amico, su quella fatidica ultima sera di quattro anni prima, e soprattutto… una verità su stesso.


Questa la trama di Io + te, primo volume della duologia MM firmata da due stelle del romance internazionale: Sarina Bowen ed Elle Kennedy.
Entrambe note al pubblico italiano, arrivano ora in libreria insieme grazie a Always Publishing, con il primo capitolo di una delle duologie più amate dalle lettrici di letteratura MM.

Cosa rende questo romanzo speciale?
In primo luogo, la capacità delle autrici di aggirare ogni cliché della letteratura MM, risparmiando alle lettrici descrizioni caricaturali di amplessi al limite del grottesco e regalando loro una storia d'amore emozionante, passionale e, cosa che non guasta mai, credibile.
L'accostamento di Ryan, che ha dovuto cavarsela da solo fin da bambino ed è per questo abituato a sembrare molto più deciso e spavaldo di quanto non si senta in realtà, e Jamie, cresciuto in una famiglia piena d'amore e di conseguenza di indole ben più rilassata e solare, funziona. Funziona la storia della loro amicizia, nata quando erano bambini e hanno diviso per la prima volta la stanza al campo estivo di hockey a Lake Placid; funziona la storia del loro amore, nato per Ryan quando era adolescente e per Jamie quando, quattro anni dopo, si trova a esplorare aspetti della sua sessualità che non credeva esistessero.
L'ultima estate a Lake Placid prima che l'NHL reclami Ryan (che sogna di giocare da professionista sin da bambino, e ha un talento straordinario) e prima di dover decidere cosa fare ora che la vita adulta sta per iniziare: tentare la fortuna con l'unica squadra che gli ha offerto un posto da riserva, rischiando di non giocare mai, o seguire invece quella che è stata la sua inclinazione per anni, quella vero l'allenamento, e diventare un coach?
E se la soluzione fosse seguire Ryan a Toronto? Potrebbero far funzionare la loro storia?

Io + te è un romanzo pieno di domande, quelle domande che tutti ci siamo posti almeno una volta, sia pure a livello inconscio: domande su noi stessi, su ciò che vogliamo davvero, e su ciò che proviamo.
Su ciò che accende il nostro desiderio, a discapito di ciò che secondo gli altri dovrebbe piacerci o essere fatto per noi.
È anche un romanzo sulla magia più potente di tutte, quella che si verifica quando amicizia, affetto, amore e passione si fondono in un unico, potente sentimento che ci lega a quella che è davvero la nostra metà, la metà perfetta, che forse non avremmo nemmeno sperato di poter incontrare.
La magia che accade quando Jamie e Ryan si scelgono, e si scelgono perché nessuno riesce a immaginare la propria vita senza l'altro.

Consigliatissimo.


Io + te di Elle Kennedy e Sarina Bowen (Always Publishing) è in libreria, al prezzo di copertina di 13,90€.

lunedì 22 aprile 2019

ISDIN: due novità per la primavera, a tutta idratazione!

La primavera porta novità in casa ISDIN, perchè la pelle sensibile e i capelli provati dal freddo e dal vento ora più che mai hanno bisogno di cure quotidiane e di prodotti che sappiano rispettarne le esigenze.

Per il viso, arriva sugli scaffali ISDIN Micellar Solution 4 in 1, una rivoluzionaria acqua micellare che in un solo gesto strucca, rimuovendo in modo delicato anche il make up più resistente e tutte le impurità che si depositano sul volto, deterge in profondità, tonifica e idrata in modo efficace e duraturo grazie alla base acquosa e al mix sapiente di ingredienti naturali.
È ipoallergenica, a ph fisiologico, senza alcol, profumo o sapone, ed è quindi perfetta anche per la pelle più sensibile. In vista delle prime gite fuori porta, è disponibile anche in un comodo formato travel da 100 ml, da portare sempre con sé.


Per i capelli, invece, ISDIN ha studiato uno shampoo ultra delicato, perfetto per l’uso quotidiano e frequente di tutta la famiglia, per tutti i tipi di capelli, anche quelli dei bambini a partire dai tre anni.
Daylisdin Shampoo, infatti, rispetta il cuoio capelluto detergendolo in profondità e il risultato si può toccare facilmente con mano: i capelli sono più morbidi e visibilmente più sani e lucenti, meno fragili e più idratati.

Non resta che correre in farmacia e parafarmacia!

lunedì 15 aprile 2019

Intervista a Eleonora C. Caruso su "Tutto chiuso tranne il cielo", il fascino del Giappone e la scrittura

Julian è un diciannovenne esile e pallido, la sua anima è azzurra come la sua chioma. Mangia pochissimo, ha sempre in mano il cellulare, ma sente e osserva ogni cosa. Abbraccia tutti, poi scappa. Se permettesse a qualcuno di toccarlo davvero si troverebbe a dover affrontare sentimenti dai quali ha preso una distanza di quasi 10.000 chilometri: quelli che separano Milano da Tokyo. Dopo un anno trascorso in Giappone è proprio a Milano, il luogo della sua ferita originale, che Julian sta tornando.


Lo stesso Julian che aveva conquistato lettori e lettrici tra le pagine di Le ferite originali, romanzo precedente di Eleonora C. Caruso (Mondadori), e che ora torna in Tutto chiuso tranne il cielo (Mondadori), stavolta da protagonista.
Abbiamo incontrato Eleonora C. Caruso a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato!

Com'è stato raccontare la storia di Julian, che aspettavamo dalla conclusione del romanzo precedente?
Il romanzo precedente era corale, molto strutturato, e si concentrava sull'introspezione dei quattro protagonisti e voci narranti. Julian è il fratello del protagonista, Christian, e ha un ruolo fondamentale all'interno della narrazione, perché di fatto la sua presenza muove cose molto significative, però non è una voce narrante, così che di lui non capiamo né cosa lo muove, né il suo punto di vista sulle cose che gli succedono. Non avendolo raccontato in prima persona non ho potuto portarlo a una vera conclusione. Sentivo di avere ancora tante cose da dire su questo personaggio anche dopo aver finito Le ferite originali, per cui ho chiesto alla mia agente cosa ne pensasse di un racconto su Julian. Scrivendo questo racconto però mi sono resa conto che dovevo dargli un passato, in modo che non fosse solo il fratellino di Christian, ma nel fare questo ho praticamente scritto un romanzo. Di solito scrivo storie corali e molto strutturate, anche il mio primo romanzo era nato così, anche se poi ne ho estrapolato la storia singola della protagonista, per cui scrivere solo di Julian è stata un'esperienza molto strana per me, anche se mi ha permesso di mettermi alla prova nella creazione di personaggi credibili: prenderlo dalla storia già scritta, creargli intorno un contesto e vedere se questa storia poteva essere letta anche da chi non conoscesse il romanzo precedente per me è stata una prova importante. Prima di pubblicarlo l'ho fatto leggere a qualche persona che non conoscesse le ferite originali proprio per capire se funzionasse.

Tokyo e il Giappone sono una presenza importante nel romanzo e sappiamo che questo paese conta molto per te. Quando hai deciso di inserirlo nella storia?
Quando si decide di ambientare un romanzo in Giappone sembra che ci si porti sempre dietro un forte collegamento ai cartoon. In realtà Tokyo è una grande metropoli, con i suoi problemi e le sue suggestioni, come tutte le grandi città del mondo, ma se faccio andare un personaggio a New York la cosa sembra naturale, mentre se lo mando a Tokyo mi dicono subito "questo romanzo è un po' manga". Ma cosa vuol dire? Io ho un grande amore per la città di Tokyo, che sicuramente all'inizio mi è venuto dalla passione per il fumetto giapponese e il cinema, è la metropoli che conosco meglio e che penso di saper descrivere nel modo migliore anche nelle sue problematiche. Però un
conto è descriverla con i soliti riferimenti che usano tutti, un altro vederla anche in tutte le sue pecche e storture, superando magari una certa disillusione ma continuando ad amarla. Tokyo è l'unica città per cui io avessi questo tipo di conoscenza, tutte le altre le avrei dipinte da cartolina.
Tokyo è la metropoli della solitudine per eccellenza. Ha nove milioni d'abitanti ma è una città in cui per cultura non ci si tocca, è molto difficile fare amicizia tra persone di etnie diverse e noi europei facciamo ancora fatica ad approcciare i giapponesi nel modo giusto. Noi siamo spesso troppo diretti, loro ci trattano come delle scimmiette perché non sono abituati a vederci.
Mi sembrava il posto in cui Julian potesse desiderare di sparire, pieno di vita ma dove ognuno resta chiuso in se stesso. Deve parlare una lingua difficile, che non ha in comune nemmeno l'alfabeto, si trova ad affrontare usanze diverse, e questo gli richiede tantissima energia, ma gli permette di evitare di affrontare i suoi problemi. Tutte le volte che ci sono stata ho provato la stessa sensazione di distacco dall'Italia.

Consideri i manga un riferimento letterario anche quando scrivi un romanzo o è qualcosa di diverso a ispirarti?
L'idea che abbiamo dei manga è riduttiva e in genere un po' stupida. Io credo sia il tipo di fumetto più completo a livello narrativo che esista ed è un peccato che si porti dietro ancora grossi fraintendimenti. Certi manga mi hanno segnato profondamente e di sicuro me li porto dietro come riferimenti letterari. Quando scrivo impilo su una mensola romanzi che mi servono a ricordarmi che il mio fa schifo al confronto, le mie pietre miliari come Revolutionary Road, Carne e sangue e altri mostri sacri. Stavolta ho scelto libri molto diversi dal solito, come i primi romanzi di Isabella Santacroce, una scrittrice che poi si è un po' persa per strada ma era partita molto bene.

Hai parlato di cinema e fumetti, ma qual è il tuo rapporto con la musica, visto che soprattutto l'inizio del romanzo ha una struttura molto musicale?
La musica non è una mia passione particolare e non sono una conoscitrice, però tengo molto alla struttura dei personaggi e di solito, per non perdere il contatto con loro quando non sto scrivendo, ascolto delle playlist che ascolterebbero loro, anche se magari non sono nemmeno lontanamente nei miei gusti. Amo molto cantautori e cantautrici e per me le parole delle canzoni sono più importanti della musica. Scrivendo volevo smarcarmi dal romanzo precedente, che aveva uno stile più ampio, mentre qui ho cercato la riduzione. Ho fatto fatica a trovare un ritmo diverso, perché all'inizio scrivevo periodi molto densi e articolati, che non si accordavano con il personaggio di Julian, che si sottrae alla realtà. Dopo ho cercato frasi brevi e significative, anche perché mi sarei annoiata a scrivere un libro uguale al precedente. In realtà sono due romanzi per certi versi identici, per altri del tutto speculari.

Tutti i tuoi personaggi sono molto intensi. Ce n'è qualcuno di quelli secondari che avresti voluto approfondire?
Tutti, anche perché sono abituata a scrivere storie in cui tutti i personaggi sono importanti. Per me è innaturale conoscere un personaggio e abbandonarlo quasi subito, istintivamente non l'avrei fatto, ma questo doveva essere un romanzo anche sui rapporti tronchi, sull'incapacità di portarli fino alla loro fine. Quello precedente era invece un romanzo su come a volte le persone si legano in modo così stretto che, quando cambia qualcosa in una dinamica, cambiano anche quelle collegate, perché siamo tutti intrecciati in modo così fitto. Qui è il contrario: tutti i rapporti che portano qualcosa di nuovo nella vita di Julian potrebbero forse aiutarlo ma vengono abbandonati nel momento in cui potrebbero essere approfonditi. Ogni personaggio è stato costruito su cose che poi non sono state raccontate, per dargli una dimensione, un background: ad esempio, io so sempre tutto dei genitori di un personaggio, perché sono loro a caratterizzarlo, anche se poi non ne parlo.
Amo molto il personaggio di Cloro, l'influencer e mi piacerebbe magari scrivere una storia su di lei.
In principio la vedevo come molto superficiale, ma poi mi sono resa conto che era un personaggio più interessante di come l'avessi pensata all'inizio. A molti lettori invece sembra che piaccia Leo, di cui io volevo liberarmi in fretta perché è l'emblema della mia generazione di trentenni lamentosi.

Nel libro ci sono tanti riferimenti al cielo, che finisce per diventare un vero e proprio personaggio: il cielo inghiotte, il cielo si stende sui personaggi, il cielo non risponde... è la rappresentazione di tutto ciò che non arriva come risposta dalla vita. Questo era uno dei punti fermi fin dall'inizio oppure è venuto casualmente durante la scrittura?
Di solito scrivo una storia e le do un titolo, poi mi rendo conto che non va bene, oppure qualcuno mi dice che non è adatto e si passano mesi a cercarne un altro. Questa è la prima volta che, molto prima di scrivere il romanzo, mi è venuto in mente un possibile titolo, del tutto per caso. Un giorno sono andata nel mio paese natale, un posto di tremila anime, insieme al mio fidanzato milanese: era sabato, ma tutti i negozi erano chiusi. Lui si chiedeva «ma come è possibile?» e io gli ho risposto «Boh, qui è tutto chiuso tranne il cielo». Questa frase mi è sembrata da subito un titolo bellissimo, che mi ha fatto pensare a Julian e l'ho collegato a lui.
Avevo scritto un racconto sul vicino di casa giapponese di Julian, quello di cui si parla nel romanzo,  ed era intitolato "Col nostro sangue hanno dipinto il cielo", perciò dev'esserci qualcosa in Tokyo che mi fa pensare al cielo: forse il fatto che lì è tutto verticale, per cui lo sguardo sale sempre verso l'alto. Per noi il cielo fa pensare alla libertà, all'apertura, mentre a Tokyo, tra i palazzi alti, sembra di essere in una scatola e il cielo accentua la sensazione di chiusura. Tra l'altro a Tokyo il cielo è solcato dal reticolo di cavi elettrici e telefonici, che per i problemi sismici non vengono mai interrati ma stanno sospesi in alto. Da queste immagini del cielo devono essere venuti i riferimenti nel romanzo, quasi senza che io me ne rendessi conto.

Julian va a Tokyo perché vuole sparire. Racconti un adolescente che, in un'età in cui i ragazzi tendono a focalizzare l'attenzione su loro stessi, vuole azzerare tutto e scomparire.
Mentre scrivevo questo romanzo io volevo scomparire, per cui mi è venuto naturale attribuire a Julian i miei sentimenti. In realtà il fulcro del romanzo sta proprio in questa contraddizione: Julian fa parte di una generazione che vuol essere costantemente presente, quindi usa i social, Instagram ma soprattutto Snapchat, le cui immagini si cancellano dopo poche ore. Vuole mandare dei segnali di sé, ma al tempo stesso non vuole lasciare delle tracce.
Vuole sparire, ma vuole che qualcuno lo osservi mentre sta sparendo.


Tutto chiuso tranne il cielo di Eleonora C. Caruso (Mondadori) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.

lunedì 8 aprile 2019

Intervista a Francesco Gungui su "Il meglio di noi", il coaching e l'ipersensibilità

È possibile imparare a vivere meglio quando la vita sembra avere la meglio su di noi?
La ricerca di Francesco Gungui parte da qui, e tutto ciò che ha scoperto, studiato e provato è finito tra le pagine di Il meglio di noi (Giunti), il suo ultimo libro, appena arrivato in libreria.


Abbiamo incontrato l'autore a Milano grazie a un'inviata d'eccezione, Annamaria Trevale, già collaboratrice di Sul Romanzo, ed ecco cosa ci ha raccontato!

Cosa puoi raccontarci di questo nuovo romanzo, senza fare troppi spoiler ai lettori?
Considero questo libro molto diverso dal precedente: ci ho messo molta più vita e meno commedia.
È il frutto di tre anni di indagini in un mondo a parte, che comprende il coaching e tante altre cose, molto sintetizzate. La difficoltà con la mia povera editor Annalisa è stata che io avevo un bagaglio infinito di cose possibili da raccontare, ma la storia ne richiedeva solo alcune. Ho cercato di mettere quello che è stato importante per me: le parti sul coaching sono quelle che sono servite a me nella vita reale. Altri temi sono quelli dell'ipersensibilità e dei separati in casa. Quest'ultimo si riallaccia in parte al romanzo precedente, ma è trattato un po' fuori dai soliti cliché. Il percorso di Sara è come il viaggio dell'eroe nella mitologia: io sono un fan del mito del viaggio dell'eroe, ma ho disobbedito il più possibile allo schema classico  per lasciare una struttura narrativa molto più libera.

E a proposito di Sara, come mai hai scelto di raccontare questa storia attraverso un personaggio femminile? Come hai lavorato per arrivare a un risultato più che convincente?
Mi fa piacere che lo consideriate credibile. Il mio primo romanzo per adolescenti, scritto nel 2008, era raccontato da un punto di vista femminile, quello di una ragazza di sedici anni.
Io sono uomo, sposato e con figli, ma sono consapevole da sempre di avere un tipo di sensibilità femminile: esisto anche dentro il personaggio di Michele, ma  sono proprio Sara al cento per cento. Per me è stata una scelta naturale, non il frutto di una ricerca.
La coppia oggi ha ruoli non tanto invertiti, ma piuttosto molto variegati, incertezze comprese.
Di fatto, penso che una coppia in crisi si ritrovi completamente nella storia che ho raccontato, ma qualsiasi coppia normale può riconoscersi in qualcosa che ho scritto.
Avevi già in mente la sua storia familiare dall'inizio, oppure si è costruita scrivendo?
In parte sì e in parte no. Sapevo che Sara doveva seguire un suo percorso e che Nicolò doveva avere certe caratteristiche, il resto è nato a poco a poco.
È il personaggio a cui è più legato?
Direi di sì, perché facevo il tifo per lei mentre scrivevo. È possibile seguire in pochi mesi un percorso di crescita e migliorare davvero la propria vita. L'importante forse è capire che non è necessario pianificare tutto e subito, ma che un cambiamento può avvenire iniziando con un piccolo passo per volta, fermandosi e ripartendo. Esiste anche il diritto di regalarsi delle pause.

Anche quello del libraio Achille è un personaggio molto particolare.
Si è ispirato a persone reali?
Ho conosciuto tanti coach che sono spesso un po' esaltati, perché molte volte in loro mancano un po' di saggezza e di esperienza della vita, per cui ho creato un coach invecchiato e realista. Quello del mentore del resto è un archetipo letterario, ma è sempre una persona delusa dalla vita, che spera che il suo allievo riesca meglio di lui. Pensando al mito del viaggio dell'eroe, mi sono sempre appassionato alla figura del mentore, a partire da Virgilio che guida Dante: lui conosce la strada per il Paradiso, ma si deve fermare prima e lasciare che sia solo Dante a entrarci, e questa è una delle maggiori ingiustizie della storia della letteratura. Achille è una specie di Virgilio.
Il problema maggiore dei percorsi di coaching, secondo me, è che quelli che li intraprendono si lasciano affabulare un po' troppo dai coach.

E del personaggio di Michele, cosa possiamo anticipare ai lettori?
Che era nato come puro maschio egoista. Ne ho discusso tanto con la mia editor, ma a un certo punto ho deciso di dargli una possibilità di riscatto. Il mondo è pieno di uomini che reprimono la propria sensibilità sotto birre e calcett ... Rispecchia comunque quella percentuale di maschi italiani, siamo all'incirca all'uno su tre, che non fa nulla in casa. Si riscatta perché in questa storia alla fine non ci sono buoni e cattivi.

In questo romanzo affronti moltissimi temi e argomenti: per esempio, troviamo la teoria dell'ipersensibilità.
Riguardo alla teoria dell'ipersensibilità, devo dire che l'ho scoperta qualche tempo fa: è una teoria del 1999 secondo la quale almeno una persona su cinque ne sarebbe afflitta. La trovo molto affascinante, un bel tema da approfondire. Per il bambino Nicolò non ho inventato nulla: da bambino io ero proprio così. La meditazione l'ho sperimentata in tempi recenti e la trovo ormai indispensabile, a me dà una ricarica energetica incredibile. Prendersi cura di se stessi è anche quello: sembrano poche cose - meditare, andare a correre - ma messe insieme funzionano tantissimo.


Il meglio di noi di Francesco Gungui (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 14,90€.