venerdì 24 marzo 2017

Be Our Passenger: esploriamo il mondo di "Passenger" di Alexandra Bracken

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Passenger" di Alexandra Bracken, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 18,90€) in uscita il 28 Marzo:
In una terribile notte, la giovanissima Etta Spencer perde tutto quello che conosce e ama. Catapultata all'improvviso in un mondo sconosciuto, ha un'unica certezza: non ha viaggiato per chilometri, bensì per secoli. La sua famiglia, infatti, possiede la capacità di viaggiare nel tempo. Un'abilità di cui lei ha sempre ignorato l'esistenza. Fino a ora. Passeggera a sorpresa su una nave nel bel mezzo dell'oceano, e disposta a tutto per ritornare alla propria epoca, Etta inizia una straordinaria avventura attraverso secoli e continenti, in compagnia di Nicholas, giovane capitano della nave, alla disperata ricerca di un oggetto misterioso e di inestimabile valore, in grado di salvare il suo futuro. Ma i tentativi di Etta per trovare la strada di casa non fanno che trascinarla sempre più a fondo. Per sopravvivere dovrà imparare a navigare tra spazio e tempo, tradimento e amore. Una storia originale e dal ritmo serrato: uno speciale viaggio nel tempo, pieno di avventura e romanticismo, che ha subito conquistato il cuore dei giovani lettori americani. La serie Passenger ha infatti esordito al primo posto della classifica del New York Times ed è ora in corso di pubblicazione in 15 Paesi.

Come raccontare "Passenger" se non attraverso un viaggio?
BE OUR PASSENGER e saltate a bordo di questa nave virtuale, che vi ha portato attraverso i luoghi e le epoche del romanzo fino a... Damasco, nel 1599!
Damasco oggi
Damasco (in arabo: دمشق‎, Dimašq) è l'attuale capitale della Siria.
Una città che sicuramente tutti avrete sentito nominare molte volte, soprattutto pensando alla sua disastrosa situazione politica ed umanitaria degli ultimi anni... ma chi sa dirmi come fosse nel 1599?
Ecco una mappa della città nel 1500!
Dopo l'arrivo dei Turchi ottomani nel 1516, Damasco cadde letteralmente in rovina.
La cittadella sprofondò nel totale abbandono, ma la città divenne sede di una provincia e questo fu il motivo della sua salvezza dal degrado.
Cosa salvò Damasco? Sostanzialmente, una nuova serie di figure di spicco al governo.
Tra tutti, quella che spicca è la dinastia Azem, alla quale l'odierna Damasco deve la costruzione dei due splendidi caravanserragli della città, il khan Sulayman Pasha e il khan Asad Pasha, e quella successiva del palazzo Azem, che oggi ospita il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari.
Il 1599 è l'anno che vede il breve, brevissimo governo di Khusraw Pascià II (1599) e la salita al potere di Seyyed Mehmed Pascià (1599-1600).

Damasco in quest'epoca divenne un punto di transito molto importante, e a causa del forte traffico di pellegrini diretti a La Mecca acquistò un carattere spirituale agli occhi dei fedeli islamici.
È stata crocevia tra il mondo mediterraneo, l'Egitto, la Persia, l'Asia Minore, e il Caucaso, traversato dalle vie commerciali verso la Cina e l'India.
Come vedete dalla mappa qui sotto, a Damasco ci si fermava prima di addentrarsi nel mezzo della Persia e dirigersi verso la Cina:
Il 1500 e il 1600 videro una vera e propria rinascita culturale (dovuta soprattutto alla nuova situazione governativa).
Le tecniche con le quali vengono realizzati ancora oggi i tappeti persiani, famosi in tutto il mondo, videro uno sviluppo importante proprio in quest'epoca.
Anche la tradizione delle miniature, su manoscritti ma non solo, divenne popolare in quest'epoca, e si possono ammirare ancora oggi lavori a dir poco strabilianti.
Vi siete persi alcune delle tappe precedenti?
Nessun problema: ecco il riepilogo completo, e approfitto dell'occasione per ringraziare chi ha partecipato con entusiasmo a questa idea che mi è balzata in testa lo scorso Ottobre e che si è prestato a realizzare tappe piene di splendide immagini e curiosità.
Leggere le loro tappe è stato un po' come fare il giro del mondo, e spero che resterete con noi per scoprire insieme una piccola anticipazione di "Traveller" il 27 Marzo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 23 marzo 2017

"Aeroplani di carta" di Dawn O'Porter [BlogTour]

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "Aeroplani di carta" di Dawn O'Porter, edito Safarà Editore (brossurato a 14,90€):
A metà degli anni '90 Renée e Flo, studentesse dell'isola di Guernsey, non sembrano destinate a diventare amiche. Introspettiva e studiosa, Flo non potrebbe essere più diversa dall'estroversa e sessualmente curiosa Renée. Ma Renée e Flo sono unite dalla solitudine e dalle loro famiglie disfunzionali, e su questa base scaturisce un legame intenso e inaspettato. Anche se ci sono ostacoli alla loro amicizia, quindici anni è un'età in cui tutto può accadere. "Aeroplani di carta" è un romanzo grintoso, struggente, spesso divertente e di grande potenza. Un'istantanea indimenticabile dell'adolescenza in una piccola città e del dirompente potere dell'amicizia al femminile.

Non vedevo l'ora di parlarvi di questo romanzo che mi ha catapultata dritta dritta negli anni Novanta.
Sono tornata ai tempi del chocker arricciato in plastica, dei roll-on carichi di glitter, delle scarpe con la zeppa e delle Spice Girls, insomma.
Ma soprattutto ho scoperto un'autrice che ha saputo coinvolgermi da subito nelle vite delle sue protagoniste.
Oggi condividerò con voi tre estratti che mi hanno particolarmente colpita (evitando accuratamente quelli che sarebbero spoiler di dettagli cruciali), e poi seguirà una bella chiacchiera su quella coloratissima e rumorosissima decade che sono stati gli anni Novanta.
Cominciamo da un passaggio che mi ha particolarmente colpita in cui Renée condivide con il lettore una sua abitudine segreta che la fa sentire ancora vicina, anche se solo per qualche istante, alla mamma persa troppo presto:

«Con la porta del bagno chiusa apro il cassetto dei trucchi di mamma.
È ancora come lo ha lasciato otto anni fa. Il profumo Chanel No5 esala all’esterno. Il suo pennello da fard ancora rosso sulle punte, esattamente dello stesso colore che avevano le sue guance. Chiudo gli occhi e me lo passo sopra il viso. Mentre le setole mi solleticano il naso tutti i peli del mio braccio si rizzano, e una densa lacrima cade dal mio occhio e atterra sul labbro superiore. Non so perché alcune mattine mi esce una lacrima e altre mattine no. Forse ha qualcosa a che fare con i miei sogni. La scorsa notte ho sognato che mamma non era veramente morta, che aveva solo avuto dei problemi con la polizia e che si era nascosta finché non avessero smesso di cercarla. Mi sono svegliata nella notte convinta che fosse vero, poi ho realizzato che non poteva esserlo perché ero nel letto nella sua vecchia stanza, la stanza dove era morta. L’ultimo posto dove l’ho vista.
Adoro il cassetto di mamma. Il fatto che nessuno abbia buttato via niente prova che stiamo tutti aggrappati a qualcosa. Questa prova è confortante perché nessuno lo direbbe mai ad alta voce. So che anche gli altri ci guardano dentro perché a volte appoggio un capello sopra i suoi trucchi e per fine giornata è già stato spostato.
Il cassetto è come un altare in chiesa. È sacro. Liberarsi del cassetto di mamma sarebbe l’ultimo stadio prima di lasciarla andare. Nessuno di noi è pronto a farlo.»

Il secondo estratto è dalla scena del funerale del padre di Flo, che viene a mancare improvvisamente. Evento importantissimo nel libro perchè ulteriore motivo che avvicina Flo e Renée:

«So che ci sono un sacco di persone sedute dietro di me nella cappella ma non riesco a girarmi. Ho pianto così tanto e davanti a così tante persone nel corso di questi ultimi cinque giorni che non riesco più a sopportarlo. La testa mi fa male, come quando mangi il gelato troppo velocemente. Ho gli occhi così rossi che mi domando se sarà permanente, e ho la pelle secca attorno alle narici per essermi soffiata il naso così tanto.
Membri della famiglia sono venuti a casa per tutta la settimana. La maggior parte li avrò incontrati una volta al massimo in tutta la vita, soprattutto da bambina, quindi non mi ricordo per niente di loro. Mi hanno tutti fatto le condoglianze e mi hanno detto quanto dev’essere orribile per me, essere l’ultima persona della famiglia ad averlo visto vivo.
Dovrebbe farmi sentire meglio o più in colpa? Perché in tutta one- stà sono in preda ai sensi di colpa e niente di quello che dicono mi sta aiutando. Non avrei dovuto lasciarlo. Avrei dovuto andare a vivere con lui, per tirarlo su di morale. Abi sarebbe stata bene, avreb- be passato più tempo con noi. Avrei cucinato per lui e l’avrei fatto ridere, l’avrei fatto sentire meglio. Aveva solo bisogno di un po’ di  ducia in se stesso, poi sarebbe stato bene. Ma ho scelto la casa grande invece del suo cuore grande e mi odio tantissimo per questo. La sorella di papà, Ada, che gli aveva detto che non gli avrebbe più parlato se avesse sposato mia madre, come è successo, mi ha rassicurata che non avrei potuto fare niente per fermare il suo attacco di cuore. Ma penso che alla mamma piaccia l’idea che io pensi che avrei potuto.
L’unica persona in casa che non mi addolora è Abi. Non è al funerale, è l’unica cosa su cui eravamo d’accordo.
La bara di papà sembra troppo piccola. Era un uomo grande, di quasi un metro e novanta, con le spalle larghe, quindi perché la bara non è più grande? È il tipo di domanda che gli avrei fatto se fosse qui. Cioè, se fosse qui e vivo, ovviamente.
«Siamo qui riuniti oggi per dire grazie per la vita di Marcus Walter Parrot. Padre di Julian, Florence e Abi, e amorevole marito di Theresa».
Mi blocco nel sentire il nome di mia madre. Mi è dif cile guardare il parroco perché è in piedi troppo vicino alla bara. So che se la guardassi le lacrime tornerebbero e il pensiero di piangere mi fa dolere la testa ancora di più. Tengo la testa bassa e leggo il programma imbastito da zia Ada.
Sulla copertina, proprio sotto il nome di mio padre e alle date 1953-1994, ha scritto le parole:
Beati gli afflitti, perché saranno consolati. 
Beati i mansueti, perché essi erediteranno la Terra. 
(Matteo 5:4.)
Beati i mansueti? Papà era mansueto ed è morto, come può essere beato?»

Infine, non posso non inserire tra gli estratti il breve componimento di Renée sull'importanza di avere amici e familiari accanto a te, soprattutto nei momenti più difficili della vita:

«Quando le persone sono tristi, quello di cui hanno bisogno è attenzione. Non quel tipo di attenzione per la quale si deve dire quanto sono fantastici in continuazione. Solo il tipo di attenzione grazie alla quale sanno che, se dovessero avere bisogno di te, tu ci sarai. Io vorrei quel tipo di attenzione. Non mi interessa l’altro tipo, anche se tutti pensano il contrario.
Quando qualcosa di orribile succede a qualcuno la cosa peggiore che si possa fare è rimproverarli, o accusarli di essere cattivi, o farli sentire in colpa per cose che hanno fatto e di cui sono dispiaciuti, perché si possono fare delle cose molto sbagliate ed essere molto dispiaciuti. Dovrebbero semplicemente ascoltarli, e parlare, perché quando non si parla tutto si accumula dentro di te come una pentola che bolle con un coperchio sopra. Tutta quell’acqua esce dai lati ma il coperchio non si toglie. È così. La vita è proprio come l’acqua che esce dai bordi di una pentola.
Penso che amici e familiari siano quelli che possono togliere il coperchio, in senso buono.»

Sembra un romanzo triste, ma la verità è che l'autrice è stata molto abile nel raccontare come, da due solitudini, possa nascere una forte amicizia, ricca di momenti di gioia e di divertimento.
È anche questo a rendere "Aeroplani di carta" un libro che andrebbe assolutamente scoperto.
Questo, e il viaggio nella memoria che mi ha fattoinvolontariamente fare, tra mix musicali registrati su musicassette e scarpe con la zeppa.
Davvero, ve le ricordate queste?
Non ne ho mai avuto un paio perchè troppo costose, ma guardando indietro forse è stato meglio così... queste si portavano con i pantaloni svasati alla caviglia, vagamente Seventies ma non troppo, e quelli sì che li ho avuti!
Rigorosamente Onyx. Perchè negli anni Novanta c'erano la Onyx e le sue bamboline dalla testa enorme riprodotte senza tregua su canotte, top e t-shirt.
Erano anche gli anni di "Clueless", e chi non ha sognato un guardaroba come quello di Cher?
Le protagoniste di questo filme rano svaporate, ricche, bellissime e, soprattutto, si accompagnavano a un giovanissimo Paul Rudd!
E che dire del sopraccitato chocker in plastica?
Questi erano terribili, eppure ne avevamo tutte almeno uno. Ne si poteva trovare uno in ogni numero o quasi di giornali come Cioè, Pop's, Top Girl, e non solo in nero.
Perchè vuoi non averlo anche rosa acceso o arancione evidenziatore?
Per associazione mi vengono in mente anche i ciondoli a ciuccio in plastica colorata: credo di averne ancora qualcuno sparso per casa.
Ma degli anni Novanta ricordo soprattutto la musica.
Quella pop tendente al (o decisamente) trash, dai backstreet Boys alle Spice Girls, passando per Britney Spears e gli N'Sync.
E gli Aqua, chi non ricorda al loro "Barbie Girl"?!
#SoloCoseBelle, insomma.
Dal passato con amore.

Non solo torno a consigliarvi la lettura del libro di Dawn O'Porter (potete scoprire qualcosa in più anche qui), ma vi chiedo cosa ricordate voi con maggior affetto o maggior terrore degli anni Novanta.
Qual'era la vostra fissazione, o cosa proprio non vi piaceva nonostante fosse di moda?
Raccontate e soprattutto tirate fuori gli scheletri dall'armadio ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

L'estate 2017? Con "Carrot Plus" di Bilboa!

Buongiorno a tutte, fanciulle!
Non so voi, ma io ho già abolito le calze e lasciato libere le gambe al sole, soprattutto negli ultimi giorni. Questo ha fatto sì che mi procurassi al volo una crema con SPF 30 per proteggere la pelle dai primi raggi.
Per questo oggi voglio parlarvi di protezione, e di una nuova linea BIlboa che potrebbe farvi compagnia nelle calde - e soleggiate -  stagioni in arrivo: la linea Carrot Plus.
La nuova linea Carrot Plus con beta-carotene potenziato comprende formulazioni esclusive in crema, spray, unguento e olio: protezioni ad alta tollerabilità, dermatologicamente testate, per farsi davvero baciare dal sole in tutta sicurezza.
Grazie a filtri solari di ultima generazione, efficaci contro i raggi UVA/UVB e i raggi UVA lunghi,  i solari Carrot Plus Bilboa garantiscono una protezione avanzata, ma - e scusate se è poco! - senza rinunciare a una bella abbronzatura.
Perchè mica ci rotoliamo al sole per niente!
Vediamo un po' di quanti e quali prodotti si compone la linea?
Bilboa Carrot Plus Latte Solare Super Abbronzante €8,99
Il latte solare Super Abbronzante Carrot Plus è ottimo per preparare la pelle prima dell’esposizione al sole. Grazie alla sua formula intensiva stimola del +48% il processo di abbronzatura* e aumenta la naturale capacità della pelle di abbronzarsi.
Bilboa Carrot Plus Latte Protettivo SPF 6 €9,99
Il latte protettivo Carrot Plus rende la pelle morbida e abbronzata in modo dolce e naturale.
Ovviamente scegliete una protezione adatta al vostro tipo di pelle, e nel dubbio ricordatevi che è sempre meglio utilizzare un SPF più alto del necessario piuttosto che il contrario.
Io - ormai lo sapete, sono anni che lo scrivo - viaggio di protezione 30 o 50+ e mi abbronzo un sacco lo stesso, quindi basta con il falso mito del "se metto la crema non mi abbronzo" perchè semplicmeente NON È VERO e soprattutto vuol dire rovinarsi la pelle anno dopo anno.
Bilboa Carrot Plus Latte Protettivo SPF 10 €9,99
Bilboa Carrot Plus Latte Protettivo SPF 20 €11,99
Bilboa Carrot Plus Unguento €11,99

L'unguento solare Carrot Plus nutre la pelle e le dona un colorito dorato e luminoso: la sua texture non unta a rapido assorbimento rende il colorito ineguagliabile.
Questo mi incuriosisce moltissimo, e penso che possa anche essere un ottimo complemento di una crema con SPF più alto: io lo userò così!
Bilboa Carrot Plus Olio Abbronzante €8,99
Quest'olio abbronzante Carrot Plus è senza filtro solare, quindi attenzione: non può essere l'unico prodotto che utilizzate.
Non se volete evitare di sembrare una vecchia borsa di cuoio già a quarant'anni.
È però perfetto per tenere la pelle idratata durante la giornata e per stimolare l'abbronzatura, avendo cura di proteggervi comunque con un filtro adeguato.
Bilboa Carrot Plus Olio Abbronzante Spray SPF 6 €9,99
L'olio solare Carrot Plus con la sua texture di rapido assorbimento protegge senza lasciare tracce.
Il che lo rende perfetto per la spiaggia: quest'anno non vi sentirete ricoperte di sabbia da capo a piedi, e più unte di una fetta di focaccia genovese. Quest'anno solo pelle morbida e dorata dal sole.
Bilboa Carrot Plus Olio Abbronzante Spray SPF 10 €9,99
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Lo spray solare multi-posizione Carrot Plus rende ancora più semplice l'applicazione anche nelle zone del corpo più difficili da proteggere.
Con mio grande rammarico temo sia disponibile solo con SPF 6 quindi questo non potrò utilizzarlo, ma ammetto che se fosse stato disponibile con SPF almeno pari a 20 lo avrei preso.
A volte è difficile essere sicuri di arrivare proprio dappertutto con creme e unguenti vari, e credo che questo possa essere un prodotto molto comodo.

Difficile dire cosa mi incuriosisca di più: di sicuro mi è venuta una gran voglia di passeggiate in campagna, gite in bicicletta e camminate sulla spiaggia!
Ovviamente con un prodotto Bilboa che faccia capolino dal mio zaino ;)

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

mercoledì 22 marzo 2017

"Vita di Nullo" di Diego Marani

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Vita di Nullo" di Diego Marani, edito La nave di Teseo (brossurato a 15€):
"Vita di Nullo" è il romanzo della provincia italiana, una ballata intensa cantata da eroi troppo grandi per le piazze in cui abitano. Il palcoscenico è un bar che ha la sacralità di una chiesa e un sacerdote indiscusso, Nullo, che regna su un popolo di rivoluzionari, come Belaghega l'inventore di parole, Patecia il collezionista di tristezze e Scandul, barrelliere per mestiere e pescatore per vocazione. Da quando Nullo è sparito nessuno più sorride al bar, perché lui era l'anima dell'intero paese. Sovrappeso e sognatore fin da bambino, vittima sacrificale dei coetanei eppure insostituibile animatore di ogni serata, Nullo è uno di quei lucidi folli che fioriscono nella provincia italiana. Ha idee strampalate, geniali, è lo zimbello del gruppo ma riempie la vita di tutti. È vittima e carnefice dei larghi vuoti della pianura padana. Ora Nullo ha finalmente l'occasione della vita per uscire dalla provincia e conquistare la platea del mondo. Lascerà la sua opera incompiuta?

"Vita di Nullo" mi incuriosiva moltissimo, e ho potuto recuperarne al volo la lettura due sabati fa perchè questo romanzo di 100 pagine si divora nel corso di un tè, per poi continure a pensarci nei giorni a seguire.

Diego Marani ci porta nell'atmosfera di paese tipica dei romanzi di Andrea Vitali senza però quella nota "gialla" tipica dell'amatissimo autore di Bellano.
Ci porta in quello che è letteralmente il centro della vita sociale di paese, il bar.
Anzi, il Bar: ce n'è uno, in questa storia e probabilentenell'intero centro abitato, ed è qui che si consumano liti, discussioni, scambi di opinioni, dibattiti.
È qui che si commentano partite e gare automobilistiche, ed è qui che per anni si sono stretti tutti attorno a Nullo.
Ex bambino sovrappeso soprannominato Panzòn, spesso deriso ma mai davvero lasciato indietro, Nullo è diventatao un trascinatore e l'anima del bar.
Tanto che, quando scompare, è come se la vita si fermasse.
Che fine ha fatto Nullo?
Cosa gli è successo?
Le ipotesi si sprecano, le congetture non mancano, e viene spontaneo unirsi alla voce narrante e fare anche noi le nostre congetture, salvo poi capire che, forse, non è poi così importante sapere dove sia finito.
Ad affascinare del breve romanzo di Diego Marani non è tanto la figura di Nullo quanto il modo in cui arriviamo a conoscerla, attraverso il racconto e il ricordo di una vita in cui è stato un outsider e l'anima della festa, in cui è stato vittima e carnefice, in cui èstato al centro di ogni discussione ma senza mai dire davvero la sua - tranne riguardo le competizioni sportive di ogni tipo.

La prosa dell'autore scorre fluida e al giusto ritmo, e quello che ci viene regalato è sia uno splendido e sincero spaccato della vita di provincia, sia la storia di un personaggio unico nel suo genere, e del quale si vorrebbe leggere ancora e ancora.
Non mi sono bastate 100 pagine, ne avrei volute almeno il doppio.
È sicuramente un autore da tenere d'occhio.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 21 marzo 2017

"L'universo nei tuoi occhi" di Jennifer Niven

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'universo nei tuoi occhi" di Jennifer Niven, edito De Agostini (rilegato a 14,90€):
Affascinante. Divertente. Distaccato. Ecco le tre parole d’ordine di Jack Masselin, diciassette anni e un segreto ben custodito: Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi genitori, o quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell’impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. E finora è riuscito a cavarsela. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell’universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per poter essere accettata dai suoi compagni di scuola. Un giorno, per non sfigurare davanti agli amici, Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due caratteri più diversi dei loro. Eppure… più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera.

Non si poteva non leggere il nuovo romanzo dell'autrice che ha commosso il mondo con "Raccontami di un giorno perfetto". Non si poteva proprio! E quindi eccoci qui, con Jack e Libby, e la loro storia.

Stavolta non abbiamo più un ragazzo affetto da depressione, ma uno che si è autodiagnosticato la prosopagnosia - un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce ai soggetti che ne vengono colpiti di riconoscere i tratti di insieme dei volti delle persone.
In concreto, Jack non riconosce il volto di nessuno: nemmeno della sua famiglia, od ei suoi amici, o dei professori,
Ha messo a punto tutta una serie di trucchetti per destreggiarsi e riuscire ad avere una vita normale senza hce nessuno si accorga del suo problema, che non è stato di fatto diagnosticato da nessuno se non da lui stesso, e qui, mi duole dirlo, ma ho avuto problemi serie  afarmela andare giù.
È vero che nell'erà di Wikipedia e Google quello dell'autodiagnosi è un trend inarrestabile, ma che venga proposta come scelta naturale ai lettori che, per la loro età, sono più influenzabili no, non mi va proprio.
Jack è simpatico, è sicuramente forte di carattere per essere in grado di gestire una situazione simile giorno dopo giorno senza aiuti - nonostante i vari momenti di giustificato scoramento - ma anche stavolta l'autrice non mi ha convinta per la leggerezza con cui presenta i disturbi o i problemi legati al sistema nervoso. Si entra in un territorio minato, e il punto non dovrebbe essere quello di colorare la malattia di romanticismo. Non quando parli agli adolescenti ai preadolescenti.

Detto questo, che è il mio unico dubbio riguardo al romanzo, passiamo a quello che per me è stato un grande, grandissimo SÍ: Libby!
Libby è una forza, e mi è piaciuta proprio tanto. #PiùLibbyPerTutti
Una ragazza che ha un passato decisamente non roseo, un presente complicato e che nonostante quetso ha ancora moltissimo posto nel suo cuore per l'amore.
Quello che sogna, ma anche quello che sa dare.
Molto bello anche il suo rapporto con i suoi sogni: desidera ballare, e nonostante sia tutto contro di lei - il suo peso, le prese in giro, l'insicurezza dell'età - Libby non si arrende ancora prima di averci provato e, soprattutto, non smette di ballare.
La loro storia non nasce sotto ai migliori auspici, anzi, sembrava la ricetta per un disastro.
Eppure l'autrice è stata brava a coinvolgere il lettore, attraverso il doppio punto di vista di lui e di lei, nel processo di avvicinamento: io non vedevo l'ora di sapere se avrebbero avuto un happy end tutto cuori o no.
Un enorme punto a favore anche alla componente ironico-umoristica del romanzo: si ride tanto,  perchè Jack e Libby hanno entrambi una personalità dirompente.

Stavolta Jennifer Niven ha voluto parlare di bullismo, e lo ha fatto nel modo giusto.
Libby riesce ad arrivare al cuore di ogni lettore, e a dargli una bella strizzata, senza essere una vittima. Libby è tosta-tostissima, e non si lascia mettere i piedi in testa facilmente.
Non da quattro studentelli senza sale in zucca che credono di annientarla con qualche presa in giro.
Assolutamente da leggere se avete amato "Raccontami di un giorno perfetto", e forse anche se non vi aveva convinti granchè: io per alcuni versi ho preferito questo secondo lavoro dell'autrice al suo primo!
Questa recensione fa parte del blogtour del romanzo, che dal 20 al 26 Marzo vi farà compagnia con contenuti di ogni tipo - e tanta, tanta musica - per farvi esplorare insieme a noi questa storia dolce, divertente e che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero leggere.
Uno di voi potrebbe culminare la sua esplorazione adottando una copia cartacea del romanzo, pensate un po'!
Tutto ciò che dovete fare è commentare ogni tappa, e seguire gli account Instagram dei blog coinvolti nell'iniziativa:

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Come fare a non perdervene nemmeno uno?
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Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 20 marzo 2017

Anteprima: "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiaccheira librosa di oggi è dedicata a "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim, edito da Fazi Editore (brossurato a 15€) in uscita il 30 Marzo:
In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da "Un incantevole aprile", uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

Vi ho già proposto in passato uno dei titoli dell'autrice che ho amato di più, "Una principessa in fuga", e trovate quella recensione qui.
Intuiel dire che sono entusiasta di questa riedizione e che dovrò assolutamente leggere anche questo lavoro di Elizabeth von Arnim!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 17 marzo 2017

"Consigli pratici per uccidere mia suocera" di Giulio Perrone

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Consigli pratici per uccidere mia suocera" di Giulio Perrone, edito Rizzoli (rilegato a 18€):
Leo era sposato con Marta - seducente, comprensiva, i piedi ben piantati per terra - e con lei aveva un sogno, aprire una libreria. Poi ha conosciuto Annalisa - tenerissima, vitale, lo sguardo sempre rivolto al futuro - e ha mandato all'aria il suo matrimonio, iniziando con lei una nuova vita che sembrava finalmente appagarlo. Ma mettere radici non è il suo forte, tantomeno fare scelte definitive e impegnarsi troppo a lungo in qualcosa. Lo sa chiaramente, eppure non riesce a essere diverso. Così ha sentito Marta al telefono, si sono rivisti, hanno fatto l'amore, e adesso Leo si ritrova nella paradossale situazione di avere come amante... la propria ex moglie. Dividersi tra due donne che ti vogliono per sé e che si odiano può essere eccitante, all'inizio, ma alla lunga diventa una discesa infernale tra bugie, scuse improbabili, sensi di colpa e la consapevolezza di stare rimandando, insieme alle decisioni importanti, anche la possibilità di realizzare i propri sogni. Per Leo è arrivato il momento di scegliere - già, ma quale delle due? - e di certo non lo aiuta avere come unici modelli un padre che ha il vizietto del gioco e racconta d'essere stato la controfigura di Dustin Hoffman nel Laureato, e un datore di lavoro che lo assilla per sapere in che modo eliminare propria suocera...

Editore romano, Giulio Perrone è anche scrittore e torna in libreria questo mese con un romanzo accattivante, divertente ma non privo di profondità che, sono sicura, non mancherà di conquistarvi tutti.

Leo è un uomo come tanti: un lavoro mediocre che gli permette di arrivare a fine mese, privo di particolari stimoli ma che, nel complesso, gli piace; un matrimonio finito alle spalle, e una nuova relazione che lo soddisfa - ma non del tutto, tant'è che indovinate con chi ha una relazione clandestina a base di tanto, tantissimo sesso? Esatto, proprio lei. L'ex moglie -; un padre difficile da gestire...

Certo ad alcuni la sua situazione potrebbe sembrare invidiabile - in fondo ha non una, ma ben due donne attrenti pronte ad accoglierlo tra le lenzuola ogni giorno, e un lavoro che magari non sarà il massimo ma in fondo è quello che vuole fare.
Però la realtà è che Leo è un uomo profondamente irrisolto, che si è lasciato sfuggire la moglie Marta perchè impegnato a tradirla con Annalisa, per poi di fatto tradire di nuovo quest'ultima proprio con l'ex moglie. Leo non sa prendere decisioni, non quelle che contano davvero almeno, e raggiunta un'età come la sua è un problema.
soprattutto quando ad Annalisa si prospetta un trasferimento a Milano, che anche epr Leo potrebbe tradursi in un salto in avanti nella sua carriera nel mondo editoriale... ma lui, lo vuole davvero?
In tutto questo, e qui arriviamo alla parte divertente del romanzo, il suo Editore (che merita la maiuscola, perchè è un personaggio strepitoso che non mancherà di strapparvi qualche risata) decide che, per fare il grande salto e sbaragliare tutti sul mercato in estate, serve un progetto ardito e rivoluzionario.
Il libro si chiama "Consigli pratici per uccidere mia suocera", ed è sulla buona strada per essere pronto: manca solo il finale!
Come far morire la suocera in questione?
L'Editore lancia la sfida ai suoi lettori ed editor di fiducia: chi troverà una soluzione brillante, accattivante e inaspettata all'annosa domanda, sarà ricompensato.
Chi non lo farà... il futuro non si prospetta particolarmente roseo, per lui.
Tra suocere da uccidere in modi creativi, temuti trasferimenti e un padre libertino e criminale che una ne fa e cento ne pensa, Leo è vicino al punto di rottura. Come ne uscirà?

"Consigli pratici per uccidere mia suocera" si legge che è un piacere, perchè la prosa di Giulio Perrone è scorrevole, leggera, rilassata. Niente punti morti, tanta ironia e un protagonista allo sbando al quale si vorrebbe spesso dare una scrollata ma nel quale è impossibile non ritrovarsi almeno un po'.
Il personaggio del padre, che alla sua età si comporta come un sedicenne sconclusionato, fa sorridere e diverte, anche perchè chi non è stato messo in imbarazzo almeno una volta dai propri genitori?
È un romanzo costruito in modo impeccabile, con un finale pressochè perfetto: non riesco a immaginare un solo lettore al quale non potrebbe piacere.
Consigliato, e per quanto mi riguarda sono già in attesa di scoprire il prossimo lavoro di Giulio Perrone.
Visto che è bello avere l'occasione di scoprire il romanzo insieme a chi lo ha scritto, vi segnalo il calendario delle presentazioni in corso in tutta Italia:
Se siete in zona il 23 Marzo ci vediamo a quella di Milano: avvisatemi via email o sulla pagina Facebook del blog, e ci incontriamo ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Rosa, rosso e viola: la primavera si tinge di colore con Cien

Buongiorno a tutte, fanciulle!
L'anno scorso il debutto della linea di makeup firmata Cien, brand low cost di prodotti per la cura della persona della linea di supermercati Lidl, ha causato un bel po' di trambusto.
Chi ha amato i matitoni, chi non ha apprezzato particolarmente il fondotinta: tutti avevano un'opinione al riguardo... tranne la sottoscritta, che al momento era sommersa di prodotti da provare e da finire, e ha cercato di ignorare il tutto in attesa di provarli in prima persona.
Il momento è giunto, e oggi vi racconterò della mia esperienza con tre rossetti, tre smalti e due mascara - di cui uno waterproof.
Partiamo proprio da questi, che per me sono stati una delusione.
Una delusione annunciata, perchè per quanto riguarda la versione waterproof bastava guardare lo scovolino per dire "anche no".
Prescindendo dal fatto che sia come non averlo su, boccio anche la sua presunta resistenza perchè cola durante la giornata.
La variante volumizzante se la cava meglio, ma oltre a colorare le punte non fa: non vedo il volume.
Del resto, sarebbe difficile vedere qualcosa che non c'è.
Ma passiamo a qualcosa di bello, che dite?
Passiamo agli smalti!
#11 French Look Rose
Questi mi sono piaciuti, e parecchio.
Con una buona base e un buon top coat resistono qualche giorno prima di dare segni di cedimento, e bastano due passate leggere (tre per la tonalità cipria) per un risultato coprente e uniforme.
#14 Red Carpet
Il pennello non è tra i miei preferiti, ma non è il peggiore che io abbia utilizzato - si tratta comunque di smalti che costano 1,99€ quindi direi che, per il prezzo, avete un prodotto discreto a disposizione.
#12 Berry Passion
Il viola è sicuramente il mio preferito, anche per quanto riguarda i rossetti.
#12 Berry Passion
Cremosi, pigmentati, non soggetti a eccessive sbavature: mi hanno convinta.
Come anticipavo, il viola è il mio preferito ma anche il rosso ha decisamente il suo perchè.
#14 Red Carpet
E poi con rossetto rosso, eyeliner e mascara si va dappertutto: bisogna assolutamente avere un colore così nella propria collezione!
Persino il rosa delicato, colore che di solito non mi convince, mi ha dato soddisfazione.
Evitatelo solo se avete le labbra naturalmente scure, per evitare l'effetto "cerone": le mie sono al limite, se il rossetto fosse stato meno rosato e più nudo sarebbe stato difficile.
#10 Cosy Rose
Detto questo, non proverò il fondotinta perchè ci sono voluti anni per arrivare ad avere una pelle pulita e dall'incarnato quasi uniforme: non sono pronta a rischiare XD
Ho però voluto dare una chance alla BB Cream quindi staremo a vedere se entrerà nella mia skincare routine oppure no ;)

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3