giovedì 21 giugno 2018

"Obbigo o verità" di Penny Reid

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Obbligo o verità" di Penny Reid, edito Always Publishing (brossurato a 13,90€) in uscita il 28 Giugno:
Jessica James, laureata da poco ma da sempre con la testa sulle spalle, è pronta a fare ritorno nella sua piccola città natale del Tennessee per prepararsi alla vita di viaggi che sogna da sempre.
Ad attenderla ci sarà la sua eterna cotta infantile, Beau Winston, il cui sorriso amichevole non ha mai smesso di farle cedere le ginocchia e annodare la lingua, ma soprattutto il suo avversario di sempre, Duane Winston, il gemello di Beau. 
Due uomini che potranno anche condividere lo stesso cognome e un viso dal fascino devastante, ma dove Beau è affabile ed estroverso, Duane è silenzioso e riflessivo. 
Complice un simpatico equivoco e un’interessante partita a Obbligo o Verità, Jessica si ritroverà a chiedersi se dietro alla rivalità con Duane non si nasconda molto di più.
Scoprire l’eterna e insaziabile cotta del gemello burbero la lascerà decisamente impreparata, per non parlare della scoperta delle sue mani bollenti, della sua bocca bollente, e del suo aspetto... ancora più bollente.
Ora che l’infatuazione per Beau è svanita, Jessica si ritrova sempre più attirata dal suo avversario di infanzia. 
Se poi a questa gran confusione si aggiungono un gatto assassino, i guai con una banda di motociclisti e i sogni di una vita, quanto sarà disposta a rischiare una ragazza con la testa sulle spalle e il cuore sottochiave?

Penny Reid è arrivata, e con lei i suoi fratelli barbuti e decisamente svegli, perchè l'uomo ci piace bello ma non del tutto stupido (anzi, niente batte una mente brillante. Nemmeno il bicipite più scolpito).
Ad aprire le danze è Duane, cresciuto quasi i simbiosi con il gemello Beau e la compagna di giochi di entrambi, Jessica, per la quale ha sempre avuto una cotta di quelle impegnative, mascherata da scherzi e battibecchi una volta resosi conto che Jessica era davvero interessata a suo fratello.
Peccato che ora, dopo essersi allontanata per finire gli studi, Jessica sia tornata a casa, più bella che mai. E che ora a piacerle, complice un bacio particolarmente appassionato, sia proprio Duane...
Penny Reid ha vinto tutto, con questa serie (ho già letto i primi tre romanzi in lingua originale), riuscendo a regalare alle lettrici una storia romantica e appassionata, ma soprattutto divertente.
Si ride tantissimo, stavolta: niente lacrime e singhiozzi!

Si ride perchè Jessica fa il suo ingresso in scena travestita da sexy Gandalf per Halloween, conquistando subito la simpatia di chi legge perchè immaginarla in miniabito e tacchi alti ma con barba bianca e capello floscio da mago è a dir poco esilarante.
Per non parlare poi di quanto Jessica sia, spesso, imbranata, con esiti a volte catastrofici, a volte solo spassosi.
Si ride perchè Duane è metà ironia e metà sarcasmo, e anche nei suoi momenti (apparentemente) più arroganti non si può fare a meno di trovarlo divertente.
E poi, tra una risata e l'altra, ci si emoziona profondamente, perchè Penny Reid sa anche raccontare l'amore. Quello vero, che ti porti nel cuore per anni e coltivi con attenzione.
Quello che ti costringe a metterti in gioco, perchè come la migliore amica di Jessica le spiega con dolcezza, adorare Beau è facile: è solare, buono fino al midollo, gentile. Praticamente perfetto.
Lui è la scelta sicura, ma è anche quella giusta?
Jessica ci mette poco a capire che, forse, la persona giusta è quella che ti sfida, quella per cui metterti in gioco, e Duane... Duane è decisamente una sfida!
Una lettura consigliatissima, davvero: questo è il romance che piace a me ;)

Un inizio col botto per una serie che conquisterà i cuori delle lettrici volume dopo volume, perchè ci sono altri fratelli Wiston da scoprire, soprattutto (e qui ammetto la mia preferenza) Beau.
Voglio scoprire la storia di quello che per tutti è sostanzialmente un eroe perfetto, un cavaliere senza macchia e senza paura, e che invece secondo me ha tanti lati nascosti tutti da svelare...
Vedremo!

Non volete aspettare fine mese per scoprire la storia di Jessica, Beau e Winston?
Dal 21 Giugno è disponibile in ebook, a 5,99€ su tutti i digital store.
Più fratelli Winston per tutti!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 20 giugno 2018

"Dammi mille baci" di Tillie Cole

Buongiorno a tutte fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Dammi mille baci" di Tillie Cole, edito Always Publishing (brossurato a 13,90€) in uscita il 28 Giugno:
Poppy Litchfield ha solo nove anni quando si lancia nell’avventura più grande della sua vita, collezionare mille baci capaci di farle scoppiare il cuore. Il suo vicino di casa e migliore amico è il perfetto compagno per quest’avventura.
Poppy ha tutto quello che potrebbe desiderare: gioia, risate, baci da togliere il fiato, e il vero amore. 
Ma crescere è difficile e l’amore può non essere in grado di superare tutti gli ostacoli... 
Quando il diciassettenne Rune Kristiansen torna nella tranquilla cittadina della Georgia in cui ha abitato da bambino, ha in mente solo una cosa. 
Scoprire il motivo che ha spinto la sua inseparabile amica d’infanzia a escluderlo dalla sua vita senza una parola di spiegazione. 
Ma il suo cuore potrebbe rompersi di nuovo...

Ragazzi, che struggimento.
Questo romanzo aveva tutte le carte in tavola per spezzarmi il cuore, e lo ha fatto, salvo rimetterlo anche insieme grazie a uno degli epiloghi più azzeccati letti ultimamente.
Non do mai cinque stelle a un romance, non per pregiudizio ma perchè raramente ci trovo quel qualcosa che lo fa salire di livello e lo renda un libro davvero "perfetto", eppure  non c'è altro punteggio possibile per questo lavoro di Tillie Cole.

Come non riconoscere nella storia di Poppy e Rune la delicatezza e l'emozione del primo amore, l'imbarazzo del primo desiderio, la dolcezza dell'amicizi che sfuma in passione?
Come non commuoversi di fronte alla realtà di una malattia terminale, e della necessità di vivere al cento per cento l'amore prima che sia troppo tardi?

Ecco, "Dammi mille baci" è la storia di un amore infinito in un tempo finito, e se Poppy suscita da subito la simpatia dei lettori con il suo proposito di collezionare mille baci perfetti, capaci di farle battere forte il cuore e farle sentire le farfalle nello stomaco, altrettanta tenerezza suscita il desiderio di Rune di aiutarla a conquistarli, questi mille baci.
Amico leale e amore di una vita, Rune è il mondo intero, per Poppy: l'amore inizia e finisce con lui, e per Rune è esattamente lo stesso. E credo che Poppy e Rune siano la risposta alla domanda "cosa sono le anime gemelle?" perchè loro, sicuramente, lo sono.
Ma la magia, e il dono, di Tillie Cole non sta solo nell'aver raccontato una dolcissima ed emozionante storia di primo amore che dura per tutta la vita, no.
Il suo talento sta nell'aver raccontato la perdita di qualcuno senza il bagaglio di clichè che spesso accompagnano queste storie, senza il dramma caricato che finisce per risultare molto scenografico, sì, ma poco realistico.
Perdere qualcuno, nella vita vera, significa perdere il suo futuro, ma anche riconoscere di avere il dono del suo passato e, finchè si può, del suo presente.
Rune e Poppy lo imparano giorno dopo giorno, bacio dopo bacio, e i lettori con loro.
Impossibile leggere l'intero romanzo con gli occhi asciutti, e impossibile non pensare e ripensare a questa storia per giorni interi, a lettura ultimata.
Consigliatissimo, anzi: consigliato-consigliatissimo!

Non riuscite ad aspettare fine mese per scoprire la storia di Poppy e Rune?
L'ebook del romanzo sarà disponibile già dal 21 Giugno, su tutti i digital store (5,99€).
Buona lettura!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 19 giugno 2018

"Ti lascerò andare" di Claire Norton

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Ti lascerò andare" di Claire Norton, edito Fabbri Editori (brossurato a 17€):
Evan Kester ha tutto ciò che può desiderare: è un ricco chirurgo, vive in Florida, è un uomo attraente e di successo. Ma da venticinque anni le sue notti sono tormentate dallo stesso incubo: la terribile immagine dell'uomo che rapì sua sorella Kelsie davanti ai suoi occhi, lasciandolo pietrificato dallo shock e dalla paura. Un giorno, nel parco dell'ospedale in cui lavora, viene avvicinato da un bambino sconosciuto che insiste per parlargli: sa per certo che Kelsie è ancora viva, e che si trova in pericolo. Lo aiuterà a trovarla, ma a una condizione… Inizia così per Evan un'avventura ai confini dell'ignoto, una caccia contro il tempo alla scoperta di verità sepolte da anni, che faranno vacillare il suo mondo e che condurranno il suo destino a intrecciarsi con quello di altri uomini e di altre donne: una moglie distrutta per il tradimento del marito, una madre che ha perduto quasi tutto, un giovane in lotta per la sopravvivenza. Un romanzo in bilico sul filo sottile tra la vita e la morte, l'amicizia e l'amore, alla ricerca di una nuova speranza e di una seconda possibilità.

Ero molto curiosa di leggere "Ti lascerò andare", ed allo stesso tempo ero preoccupata: mi avrebbe spezzato il cuore? Un po' è andata così, in  effetti. Ma andiamo con ordine!

Cosa mi ha fatto amare il romanzo di Claire Norton? Al primo posto, sicuramente l'elemento d'intrigo, la suspense. La storia di Evan è di quelle che ti catturano sin dalle prime pagine, e che allo stesso tempo ti rendono leggermente ansioso: non è facile costruire una trama intrigante e che lo sia per 361 pagine, ma Claire Norton ci è riuscita.

Parte del merito va alla sua capacità di tratteggiare personaggi curiosi e affascinanti, a cominciare da quelli di Evan e Casper. La loro relazione è davvero singolare, e una delle colonne portanti del libro: è difficile immaginare come ci comporteremmo se, come accade a Evan, anni dopo aver visto sparire nostra sorella, un bambino sconosciuto ci avvicinasse per svelarci come lei, in realtà, sia ancora viva.
Gli crederemmo? Scapperemmo urlando?
Impossibile dirlo: quello che possiamo dire è però che la storia costruita da Claire Norton è avvincente e piena di misteri da svelare, e nonostante le tragedie e le difficoltà che costellano la storia non mancano momenti di sollievo, sia per i protagonisti che per il lettore.
Quasi impossibile raccontarvelo senza rovinarvi una delle sorprese sparse lungo il testo, una tra tutte il finale, che coglie in parte alla sprovvista. Un epilogo perfetto per quella che non è solo una storia di ricerca e di superamento di un trauma, ma anche una storia di rinascita, e sul potere catartico dei nuovi inizi.

Una prosa scorrevole e un lessico decisamente adatto anche ai lettori più giovani, non troppo ricercato e che va dritto al punto. "Ti lascerò andare" si legge tutto d'un fiato, avvinti dalla trama e aiutati dalla costruzione decisamente ben studiata della vicenda.
Davvero consigliato, e non temete: si piange, se si è teneri di cuore, ma c'è anche tantissima speranza per il futuro, ed è questo a rendere il romanzo speciale.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 18 giugno 2018

Intervista a Francesco Muzzopappa su "Heidi", la televisione e gli autori del cuore

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite speciale: Francesco Muzzopappa, appena tornato in libreria con "Heidi" edito Fazi Editore (brossurato a 15€):
Hotel da incubo, Malattie imbarazzanti, Non sapevo di essere incinta e Sepolti in casa non bastano. Ormai la tv chiede sempre nuovi format, sempre più paradossali, sempre più surreali. Succede anche in Videogramma, un’azienda di contenuti in cui da anni lavora Chiara, trentacinquenne milanese, direttrice casting, single, irrisolta, piena di paure e ossessioni. Il nuovo capo, detto lo Yeti, chiamato anche per operare dei tagli, costringerà tutti i dipendenti a proporre format innovativi, pena il licenziamento immediato. Ma la situazione per Chiara si complica quando suo padre, Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva, viene cacciato dall’ospizio in cui è ricoverato perché ormai ingestibile. In attesa di trovare una nuova sistemazione, Chiara lo terrà in casa con sé. La convivenza però non sarà facile: lui la scambia da sempre per Heidi, il cartone animato che seguivano insieme quando lei era piccola. Tutto il suo mondo è popolato di caprette, monti e Peter. E Peter verrà ribattezzato anche il ragazzo trovato da Chiara per stare col padre quando lei è al lavoro, un giovane premuroso e preparatissimo che si prenderà cura dell’uomo fino a diventare insostituibile. Quando Chiara si troverà in difficoltà alla Videogramma, per le pressanti e impossibili richieste dello Yeti, sarà proprio questa sua nuova strampalata famiglia a darle una mano e, come per magia, tutto si risolverà per il meglio, non senza inaspettati e imprevedibili sviluppi.

Ho avuto la possibilità di leggere in anteprima "Heidi", divertendomi moltissimo, ed ecco cosa mi ha raccontato l'autore in occasione dell'uscita!

Com'è nata la storia di HEIDI?
Misurando lo stato di salute della TV che normalmente guardo. Il grottesco di certi programmi sui canali specializzati. L’ho cucita insieme a una storia emotivamente più alta. Le tessere, magicamente, si sono incastrate alla perfezione.
Impossibile non partire da Chiara, trentacinquenne ovviamente irrisolta, ovviamente single, ovviamente con ben più di un grattacapo a livello lavorativo. Chiara rappresenta una generazione intera, alla quale spesso resta davvero solo da "riderci su", cercando di non perdere almeno la capacità di ironizzare.
Da trentenne (e più o meno nella stessa situazione lavorativa e sentimentale di Chiara, ehm...) ti chiedo: l'ironia ci può salvare? E da autore, quanto è difficile bilanciare umorismo e ironia con i temi non sempre facili che scegli di affrontare?
Hai ragione quando dici che, finché possibile, bisognerebbe non perdere la capacità di sdrammatizzare, di non prenderci sul serio. Occorre uno sguardo lucido sul mondo e su se stessi, per reagire con ironia. Descrivo sempre personaggi rincorsi dalla sfiga che riescono, sulla lunga distanza, a correre più di veloci lei e vincere. La sfiga presuppone sempre una possibilità di riscatto. Ed è su questo che costruisco le mie storie.

Il rapporto tra Chiara e Massimo è un rapporto padre-figlia non certo facile: i loro ruoli si sono rovesciati, da quando è lei a occuparsi di lui, e spesso la confusione esistenziale di lei e quella mentale di lui sembrano andare di pari passo, con risultati imprevedibili.
Da dove è nata la scelta di raccontare questa particolare realtà?
La nostra quotidianità è composta da problemi reali e problemi creati apposta per rendere il mondo un posto peggiore. Sui problemi reali c’è poco da fare: il destino si accanisce e non possiamo fermarlo. Sui problemi “causati” si può lavorare. Mi piaceva raccontare per l’appunto una storia in cui un impedimento reale entra a gamba tesa su un assurdo ricatto lavorativo e lo polverizza, rendendo tutto immediatamente ridicolo. La chiave utilizzata nel testo (l’estrema delicatezza, spero si colga) mi ha aiutato a superare incidenti contenutistici (spero).

Il mondo della tv che emerge dal tuo romanzo fa sicuramente divertire, ma inquieta anche un bel po': difficile pensare senza un po' di paura alla direzione che sta prendendo l'intrattenimento, con format sempre più assurdi e che, nonostante questo, catturano il pubblico. 
Qual è il tuo rapporto con la tv (cosa guardi, cosa non riesci proprio a guardare, ecc.)?
La finale del Grande Fratello quest’anno ha raggiunto una audience di circa 4 milioni di persone, contro una partita dell’Italia. Si è detto “grande successo” e va benissimo, ma in Italia siamo in 60 milioni, circa, e 4 milioni è niente, pulviscolo. Ci sono 54 milioni di Italiani che, quella sera, hanno preferito guardare o fare altro. Non è stato dunque, tutto sommato, un grande successo: i ragazzi ormai guardano Youtube, la mia generazione si sta orientando sulle serie (il più delle volte estere, gran bei prodotti, confezionati con intelligenza). Davanti alla tv generalista restano i cosiddetti “telemorenti”, così chiamati da Boncompagni, che meriterebbero programmi più stimolanti. Gli ascolti altissimi si fanno ormai solo per i grandi eventi e le disgrazie. Di cronaca nera la TV abbonda, ma di grandi eventi se ne vedono pochi. Pare sia il tempo dei freak bidimensionali sbattuti in prima serata per generare insulti, scazzottate e impennate social. Forse ce lo meritiamo. Evidentemente non abbiamo gli anticorpi per cambiare le cose, nè noi spettatori, nè i dirigenti televisivi. Andare in discesa è molto più facile che risalire la china. Per fortuna ci sono anche i libri.

Non solo scrittura, ma anche lettura: quali sono i suoi libri e autori del cuore, e se li hai, quali sono i libri e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittura?
Molti. Ho scoperto all’università Swift e Sterne. Amo le cose di Douglas Coupland e Will Self. Adoro Wodehouse, Sedaris e Shteyngart. Mi piace l’umorismo di stampo britannico ed ebraico. Leggo in lingua molta narrativa estera, David Rakoff e altri. Mi piacciono gli autori poco ortodossi che sappiano maneggiare bene sia la leggerezza (faccenda complicatissima) che la complessità umana.
Restate in nostra compagnia anche domani, con l'ultima tappa di questo blogtour ricco di contenuti che un po' vi faranno venire voglia di correre in libreria, e un po' vi sfideranno ad accendere la tv e scoprire programmi assurdi dei quali ignoravate l'esistenza (io sono ancora traumatizzata da quando ho acceso per sbaglio su Malatttie imbarazzanti tre anni fa, e mi sono beccata la vedova che mangiava le ceneri del marito morto. Esatto, le conservava in una scatola di cereali e le mangiava. Mi sento male ancora adesso, a ripensarci).
Non stupisce che io non abbia la tv da un anno e non ne senta la mancanza, vero?

Invece il romanzo di Francesco Muzzopappa fa solo stare bene, quindi tutti in libreria!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 13 giugno 2018

Intervista a Eloisa Donadelli, su "Le voci delle betulle", l'amore e il bisogno di ritrovarsi

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: Eloisa Donadelli, autrice di "Le voci delle betulle", appena arrivato in libreria grazie a Sperling & Kupfer (rilegato a 16,90€):
Bernadette Laudis vive da sempre con un peso inspiegabile sul cuore, un senso di vuoto che le fa mancare l'aria all'improvviso nonostante l'abbraccio caldo della famiglia, e che cerca di colmare con il suono del suo violoncello. Finché, un giorno, un oggetto stonato rinvenuto sul pavimento di casa rivela una verità affilata, che squarcia il velo di purezza di cui credeva ammantata la sua vita. E il dolore la getta in un crepaccio senza appigli, di quelli che si insidiano nei ghiacciai delle Alpi che fanno da contorno al paesino di Cimacase, dove lei da Milano si è trasferita per amore. 
Una notte, in cerca di ossigeno fresco, Bernadette si addentra nei boschi, trovando una casa circondata di betulle. Lì vive Giosuè, un pastore solitario, un uomo anziano che si è fatto eremita per proteggere i ricordi. In paese lo chiamano «il re delle betulle»: dicono che i suoi consigli siano un balsamo per le ferite dell'anima; dicono che sappia leggerti dentro, ma che non tutti riescano a trovarlo.
Saranno quel luogo e quell'incontro a dare voce al passato di Bernadette, alla storia della sua famiglia e al mistero delle sue origini, liberandola da quell'antico peso sull'anima. Perché ci sono destini che solo gli alberi sono in grado di preservare.

Ho potuto intervistare l'autrice tra le betulle della sala Agorà di Palazzo Mondadori, subito dopo la sua diretta Facebook (che potete ancora vedere qui), ed ecco cosa mi ha raccontato!

Nel tuo romanzo l’amore ha un ruolo centrale, nonostante non sia una storia d’amore in senso stretto. Abbiamo un amore che finisce che dà la spinta a Bernadette per carcarne uno che invece resti, e forse anche per imparare di nuovo ad amare se stessa.
Ho avuto la sensazione che la tua protagonista compisse questi due percorsi in parallelo.
Sicuramente. L’amore è l’unico motore della vita, e ogni sua accezione è meravigliosa, purchè sia vera. Secondo me l’amore è quella persona con la quale ti senti a casa, ed è quel sentimento che arricchisce e lascia liberi allo stesso tempo.
Bernadette ha perso il suo primo amore: in seguito ha trovato qualcosa che attutisse questo senso di perdita, che smorzasse le sue insicurezze, ma ritrova se stessa quando, alla fine, ritrova anche l’amore vero. Quello che supera tempo e distanza.

Forse non era nelle tue intenzioni, ma con “Le voci delle betulle” hai scritto non solo la storia di Bernadette ma anche una splendida saga famigliare. C’è una frase in particolare, sulla famiglia come punto di partenza, come nido, che mi ha colpita molto.
In parallelo, identifichi nell’amore coniugale quello che scegli, che rappresenta il futuro e che va colto nella direzione del proprio vento.
Quanto è difficile secondo te oggi, capire in che direzione soffi il nostro vento?
Tutti abbiamo una famiglia d’origine, il nucleo da cui siamo nati, e poi quella che costruiamo con il nostro partner. Nella prima ci capitiamo, mentre la seconda guarda al futuro perchè scegliamo attivamente la persona con cui costruirla.
Invece, per capire in che direzione soffia il nostro vento, dobbiamo prima di tutto fermarci.
Viviamo in un mondo che si muove velocemente, e rischiamo di dimenticarci di ascoltare prima di tutto noi stessi: è questo ilnostro vento, la voce dentro di noi che ci dice dove dirigerci.

Parlando di vento, questo aspetto del tuo romanzo mi ha fatto pensare a una delle puntate più divertenti di "Friends," che vedeva Rachel, Monica e Phoebe immerse nella lettura di un saggio che spiegava alle donne "come non farsi rubare il vento", inteso proprio come la loro energia interiore, e incitava a non farsi calpestare ed essere padrone della propria vita.
Questa è anche la necessità di Bernadette, in fondo.
Secondo me, le donne soffrono sempre di più per amore rispetto agli uomini, forse perchè si fanno travolgere di più dai sentimenti.
È un riferimento giusto quello che hai colto, e anzi, è bello il messaggio di quell'episodio sul non farsi calpestare, perchè è qualcosa che noi donne rischiamo sempre di fare.
Nel romanzo infatti c'è una donna che viene calpestata, persa nella ricerca di qualcosa che non può avere e sotto il peso di un amore sbagliato: Agata.

In Agata io ho visto una sorta di anti-Heidi: sogna la vita borghese, ai suoi occhi ricca e dorata, piena di emozioni, rifiutando la vita semplice di montagna che invece per Heidi rappresentava la perfezione.
Ci ho visto giusto? 
Non ci avevo pensato, ma sì, Agata è proprio l'anti-Heidi! Hai trovato un paragone pazzesco!
Agata è nata in montagna, ma la odia da sempre: immagina la città come una specie di Disneyland, piena di negozi di caramelle, di profumi, di case con lenzuola morbide e carte da parati.
Purtroppo resta schiacciata da questo sogno, come un uccellino che cerca di lasciare il nido troppo presto. Finisce per fidarsi di un uomo sbagliato, e non riesce a tornare indietro o crearsi un futuro diverso.

Ho amato il personaggio di Bastiano, sai?
È proprio il principe azzurro, il grande amore della gioventù, quello che vedi con le lenti rosa e che è difficile da trovare in età adulta, quando tutto ciò che era sfumato dietro le lenti lo vedi nitido.
È anche uno dei miei personaggi preferiti, e forse in lui ho voluto rappresentare quello che per me è il principe azzurro, quello che arriva e ti salva, che ti aiuta, che è presente. Ci sono uomini così.
Rappresenta anche l'amore libero, quello che non ti opprime o che non ti sfrutta: è l'amore che ti permette di realizzare i tuoi sogni.

Ho riflettuto a lungo su un aspetto del tuo romanzo, ovvero l'idea di ritrovare se stessi anche grazie al semplice atto di camminare in un bosco.
Da un punto di vista strettamente pratico, funziona: camminare in un bosco ti costringe a rallentare, perchè devi scoprire le radici nascoste, abbassarti per passare sotto ai rami più bassi, evitare i sassi sporgenti. Già per la sua conformazione, il bosco ti costringe ad andare più piano: in un momento in cui si è sopraffatti da una vita frenetica e troppo veloce, l'atto stesso di andare a camminare in un bosco impone la lentezza, e permette così di pensare con più lucidità.
Quello di ritrovare la lentezza è un bisogno più forte che mai, oggi che siamo sovrastimolati.
Il bosco, poi è bellezza, e la natura in esso racchiusa ha una perfezione sua.
Camminare in un bosco significa ascoltare a 360° ciò che ci circonda: c'è la musica del bosco, e c'è il suo silenzio. Questo ci aiuta ad ascoltare noi stessi, invece dei rumori della nostra vita.

Ho un'ultima curiosità, e riguarda il tuo rapporto con la musica.
Nel romanzo è molto presente, anche attraverso due strumenti importanti come il pianoforte e il violoncello.
Nella mia vita la musica è molto importante, e l'ho studiata fin da piccola.
Non sono una musicista, ma ho studiato pianoforte, un po' di chitarra e un po' di violino.
Scrivo cullata dalla musica: per questo romanzo in particolare, ho ascoltato la musica di Ezio Bosso, soprattutto Bach al pianoforte.
La musica classica mi accompagna anche durante le mie passeggiate: quando nevica, camminare nella neve ascoltando musica classica è davvero il massimo!

Infine, raccontami: che lettrice sei?
Quali sono i tuoi libri e/o autori del cuore?
Ho sempre letto tantissimo: romanzi, saggistica e poesia.
Amo molto la poesia, soprattutto quella dei romantici inglesi, o di Alda Merini.
Come romanzieri amo Doris Lessing, Marguerite Yourcenar, Giovanni Verga, o il realismo magico sudamericano. "La casa degli spiriti" di Isabel Allende è uno dei miei libri preferiti, e poi Marguerite Duras....!
C'è qualcosa de "L'amante" di Marguerite Duras nel rapporto tra Agata e il finanziere...
Qualcosa sicuramente sì, e nel romanzo è finito qualcosa anche da "Un amore" di Dino Buzzati, un altro dei miei libri "del cuore".

Ringrazio moltissimo Sperling & Kupfer ed Eloisa Donadelli per la possibilità di questo confronto su "Le voci delle betulle", un romanzo che mi ha preso un pezzo di cuore e che consiglio a tutti, nessuno escluso. Insieme a una passeggiata nel bosco ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 12 giugno 2018

"Berlin. L'isola degli dei" di Fabio Geda e Marco Magnone

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Berlin. L'isola degli dei" di Fabio Geda e Marco Magnone, edito Mondadori (rilegato a 16€):
«Chi l'avrebbe mai detto che in questo mondo l'Isola che non c'è sarebbero stati gli adulti ad abitarla. E che alla fine i bimbi sperduti sarebbero partiti alla sua conquista.»

Era Ottobre 2015, e questo piccolo spazio virtuale ospitava le mie impressioni sui libri che leggevo solo da pochi mesi quando ho ricevuto un pacchetto davvero speciale da Mondadori: conteneva una copia in anteprima del primo volume di "Berlin", una serie per ragazzi che mi avrebbe fatto compagnia per tre anni, anche se ancora non potevo saperlo.
Non potevo sapere che avrei passato tre anni al di là del muro di Berlino alla fine degli anni Settanta, in un mondo in cui un virus misterioso uccide solo chi è giunto alla fine della pubertà.
Un po' ucronia, un po' omaggio a capolavori come "Il signore delle mosche" di William Gonding, "Berlin" è una serie speciale, e ci siamo. È il momento del gran finale.

È impossibile parlare del sesto volume senza fare spoiler dei cinque precedenti, quindi qualora foste rimasti indietro chiudete immediatamente questa recensione e correte in libreria a mettervi in pari: ne vale la pena, ve lo assicuro.
E ora veniamo a noi!
Ho avuto un debole per Wolfrun fin dalla sua apparizione, amandone le diverse sfaccettature e il costante contrasto tra la sua natura buona sepolta sotto al risentimento e il suo desiderio di essere emotivamente impenetrabile. Spesso ha confuso la crudeltà con la forza, spesso si è resa insopportabile e ai limiti dell'imperdonabile, salvo poi riconquistare punti grazie al suo legame con Anneke, ma il suo è uno dei personaggi meglio tratteggiati della serie e quando ha capito cosa volesse davvero ha compiuto una svolta importante.
Ora è insieme ai ragazzi di Gropius, e con lei anche Timo (un altro dei miei preferiti), anche se il clima resta tesissimo: la paura, il senso di impotenza, le perdite che hanno accompagnato ognuno di loro (sin dalla morte di Sven alla fine del primo volume, passando per la perdita di uno dei tostissimi gemelli o per quella del migliore amico di Jakob, quest'utima uno dei momenti più tristi dell'intera serie) li hanno provati tutti quanti, nessuno escluso.

A cambiare le carte in tavola, e a portare tutti verso il finale in parte imprevedibile della serie, è la ricomparsa di una persona legata a Jakob e che proprio non dovrebbe essere a Berlino... o viva.
Vi lascio scoprire di chi si tratta, ma vi basti sapere che scoprire grazie a questo personaggio come sia stato fuggire da Berlino e cosa ci sia al di là del muro vi sorprenderà.
Molte domande trovano risposta, finalmente, e anche se il finale è aperto (possiamo forse sperare in un ritorno dei nostri protagonisti preferiti, magari in futuro?), è sicuramente quello giusto per una serie che ha conquistato i lettori più giovani grazie ai misteri da risolvere e ai continui colpi di scena.

Quando si raggiunge l'ultimo capitolo di una serie è inevitabile una riflessione sul suo sviluppo, e devo dire che, nonostante non abbia amato ogni volume allo stesso modo (ho il mio preferito, come accade con tutte le serie, e per la precisione si tratta di "Berlin. I fuochi di Tegel"), è stata una delle serie di cui ho sempre atteso con ansia l'uscita del capitolo successivo.
Una delle serie di cui ho letto il romanzo appena disponibile, e nel giro di un paio d'ore al massimo.
È stata anche una delle serie che mi ha fatta soffrire di più, perchè mi sono affezionata moltissimo ai suoi protagonisti e molti di loro non ce l'hanno fatta, ahimè.

Un ringraziamento va anche a Fabio Geda e a Marco Magnone, perchè ho avuto la possibilità di incontrarli da lettrice, di intervistarli da blogger e di lavorare con loro proprio per questa serie, alla quale sarò sempre affezionatissima: sono due autori fuori dal comune, dotati di grandissimo talento e che, ne sono sicura, hanno ancora molte storie da raccontare!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"King" di Meghan March... e l'outfit adatto alla lettura!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "King" di Meghan March, edito SEM (brossuato a 10€):
New Orleans è il mio regno. Nessuno conosce il mio nome, ma in città il mio potere è assoluto. Ciò che voglio lo ottengo sempre. Mi piace che la gente sia in debito con me. E che abbia paura. Soprattutto se si tratta di una bella, giovane vedova alle prese con un business da uomini. Lei non sa che la volevo da molto tempo. D'ora in avanti io sarò il suo padrone. E poi potrei anche tenerla solo per il mio piacere. è il momento di riscuotere il mio debito. Keira Kilgore è proprietà di Lachlan Mount.

"King" di Meghan March ha già fatto strage di cuori tra le lettrici, e a ragione: raccontare l'eros e la passione non è da tutti, nonostante tutti ci provino, ed è inutile dire che aspetto con ansia l'arrivo di "Queen" e "Desire". Questa sarà la trilogia bollente dell'estate, ne sono sicura.

Ma veniamo a noi, perchè un libro così non si può mica leggerlo indossando una magliettastinta e sformata e un paio di mutande ingrigite con l'elastico allentato dalle troppe lavatrici.
No, per questo libro serve qualcosa di più stuzzicante... qualcosa di simile a questo, forse:
Adoro il bianco, e i dettagli sulla schiena: questa camicia da notte corta di H&M (29,90€) è perfetta per la stagione calda... e per le notti bollenti!
Ma forse siete più donne da nero, giusto?
Al nero pensa Hunkemoller, con una canotta vedo-non-vedo (38,99€) arricchita da fiocchetti e con le spalline sottili: mi piace moltissimo, ed è perfetta sopra a qualsiasi slip o culotte in pizzo nero.
Non è un brand molto conosciuto, ma ha un catalogo di lingerie da notte davvero stuzzicante... date un'occhiata!

E che dire del rosso, il colore della passione per eccellenza?
Adoro il pizzo, il rosso e la scollatura profonda, e che dire di quel fiocco sulla schiena?
Anna Summers sa come fare contenta una donna, questo è sicuro, e il prezzo non è proibitivo (30,99€).

Questo è particolare, ma se vi dicessi che potreste scegliere una camicia da notte lunga?
Dalla schiena nuda e con sensuali spacchi, of course!
Questa è di ASOS DESIGN (38,99€), della linea di intimo nuziale, e per quanto lontanissima da ciò che indosserei di solito per dormire... mi piace! Apparentemente quasi virginale, ma a modo suo molto provocante!

Per non parlare di quel tocco maschile che, a modo suo, può essere molto, molto sexy.
Come in questo pigiama H&M (19,90€), che una volta aperti i bottoni e con l'aiuto degli shorts extra short diventa decisamente sensuale:

Avete già scelto il vostro? Io li vorrei tutti, ahimè: dovrò andare a fare shopping, in attesa di leggere "Queen"!
E anzi, proprio per ingannare l'attesa, perchè non scoprire qualche contenuto "provocante" in giro per il web?
Ecco dove trovare qualcosa:

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 11 giugno 2018

"Per il mio amore, Whiskey" di Kandi Steiner

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Per il mio amore, Whiskey" di Kandi Steiner, edito Always Publishing (brossurato a 13,90€):
Dal primo momento in cui incontra Jamie, Breck sa che la sua vita non sarà più la stessa. Quel ragazzo dagli occhi ambrati diventerà il suo Whiskey, una irrinunciabile dipendenza. Mese dopo mese, anno dopo anno, errore dopo errore, la loro amicizia si fa sempre più complicata, e la loro attrazione sempre più inarrestabile. Ma cosa fare quando il tempo e le circostanze sembrano essere sempre avverse? Quanto duramente e quanto a lungo una donna può lottare per riappropriarsi del cuore dell'uomo che da sempre le appartiene? Una storia cruda, appassionata e straziante, in cui il destino giocherà a tirare i fili del vero amore, in un turbinio di emozioni. travolgenti. Ci vuole più coraggio ad ammettere di amare qualcuno e di voler lottare per lui, che a lasciarlo andare per soffrire di meno.

Se il web si è scatenato, in occasione dell'uscita di questo romanzo, un motivo c'è: "Per il mio amore, Whiskey" è una vera e propria dichiarazione, una struggente lettera d'amore rivolta a qualcuno che potrebbe non leggerla mai - o decidere di averne avuto abbastanza.
É il cuore che si mette in gioco, e che lo fa con la stessa prepotenza e decisione di un whisky invecchiato da collezione.

Kandi Steiner racconta con efficacia l'amore travolgente e la passione accecante, sì, ma soprattutto la dipendenza, quella che ti trascina a fondo se non trovi il coraggio di lottare e risalire, un passo alla volta. Quella che rischia di annientare Breck, un bicchiere dopo l'altro, e di rovinare per sempre l'unica cosa bella che abbia mai avuto: il rapporto con Jamie.
Imperfetto, sbagliato, tossico, ma anche incredibilmente eccitante, appassionato e... giusto.
A non essere giusto è il momento: nel corso del romanzo li vedrete rincorrersi, lasciarsi e riprendersi un po' di volte, e vi porteranno quasi all'esasperazione, ma Breck e Jamie sono questo. Sono un casino, grandi amici e l'una l'amore della vita dell'altro.


"Per il mio amore, Whiskey" è una lettura che dà dipendenza, perchè è come una bottiglia di whiskey invecchiato al punto giusto: ti conquista un sorso alla volta, ammaliandoti e seducendoti con i suoi riflessi ambrati e il suo sapore ricco, rendendoti impossibile desiderare qualsiasi altra cosa.
É anche difficile scegliere la lettura da fare subito dopo: ho iniziato e abbandonato tre libri, prima di arrendermi e capire che forse volevo restare nella storia di Breck e Jamie ancora per un po'.
Consigliatissimo, è stata una lettura davvero coinvolgente e che va assolutamente accompagnata con un cocktail ghiacciato per freddare i bollenti spiriti.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3