venerdì 22 marzo 2019

Quando l'amicizia è più forte di ogni avversità: Vicious e Jaime, dal romanzo di L.J. Shen

Quello dell'amicizia è un tema spesso trascurato, quando si parla di letteratura rosa.
In alcuni casi, però, non si può non parlarne, soprattutto quando a definire i protagonisti sono i legami stretti con gli amici più cari.
Di Vicious. Senza pietà di L.J. Shen (Always Publishing) si è parlato molto sul web, e per una ragione: chi può dire di no a quattro protagonisti, uno più affascinante dell'altro?
Sebbene ad aprire le danze sia stato quello dal carattere più difficile, Baron "Vicious" Spencer, la serie ne mette più volte in mostra il lato più dolce, soprattutto quando entrano in gioco gli amici....a cominciare da Jaime.

«Un amico è uno che ti conosce come sei,
che capisce dove sei stato,
che accetta quello che sei diventato,
e che tuttavia, gentilmente ti permette di crescere.»
William Shakespeare

Jaime e Vicious sono migliori amici, sono fratelli, sono gli opposti che si compensano. Laddove Vicious è rude e spietato, Jaime è socievole e riflessivo. Quando Vicious si comporta male, è Jaime a rimetterlo in riga. Viceversa, quando Jaime non ci sta più con la testa (come le lettrici italiane avranno modo di scoprire nella novella a lui dedicata, di prossima uscita), Vicious lo riporta sulla giusta via. Sono due metà perfette della mela dell'amicizia, importante quanto il pomo d'amore.


«Vicious non è un gran modello da seguire.
Sta solo facendo una piccola pausa
fino a che non tornerà a bruciare questa città.
Lo sappiamo entrambi.»
Jaime scosse la testa, comparve un sorriso triste sul suo volto.
«Anche se lo facesse,
lo aiuterei ad accendere la miccia.
Gli HotHoles restano uniti.
Questo è quello che siamo.»

Sono tornato a Todos Santos il martedì seguente, lasciando Vicious e Jaime insieme.
Sembravano divertirsi senza di me, essendo BFF (Migliori amici) e tutto il resto.
Quindi ho deciso di lasciargli lo spazio di cui avevano bisogno per provarsi il make up a vicenda, provare i tampax o qualsiasi cosa le ragazzine facciano insieme.
Perché sul serio: quei due sono davvero troppo in simbiosi per essere dei maschi.

«Quando atterra Jaime?» Il mio migliore amico stava venendo da Londra per me.








La community delle blogger ha deciso di supportare questa serie attraverso un divertente gioco a squadre, ognuna dedicata a uno dei quattro protagonisti, e in occasione dell'ultima sfida i team di supporto a Vicious e Jaime sosterranno insieme il secondo (anche in previsione dell'uscita della sua novella).

Le sfide si svolgeranno sulla pagina Facebook ufficiale L.J. Shen - The Saints' series Italia che prima della sfida condividerà tutte le tappe create dai vari team.
Dalle 13.00 sulla pagina ufficiale partirà la votazione tramite reactions.

Per votare il TEAM JAIME (o in questo caso #JaimeEVicInsiemePerLaVittoria) dovrete usare il LIKE (Pollice in su). Vince la sfida la squadra che totalizza più reactions entro le 22.
Che vinca il migliore, o meglio, che vinca l'amicizia!


Vicious. Senza pietà di L.J. Shen (Always Publishing) è in libreria, al prezzo di copertina di 13,90€.

martedì 19 marzo 2019

Cene di carta: Vicious, dal romanzo di L.J. Shen

Invitare a cena il protagonista di un romanzo? E se fosse possibile?
Immaginarlo in carne e ossa, seduto al tavolo del proprio soggiorno, è divertente e stuzzicante, e quindi ecco cosa cucinare qualora Baron "Vicious" Spencer bussasse alla vostra porta.


Un piatto da consumare con le mani (non vorrete rinunciare alla possibilità di imboccarlo e farvi imboccare?), pronto in meno di un'ora e dal gusto vietnamita - le più attente lettrici sapranno riconoscere che è una delle cucine che vengono più spesso citate in Vicious. Senza pietà di L.J. Shen (Always Publishing) la "casa di carta" di Vic.

 Ecco cosa vi serve per poter servire al vostro Fidanzato di Carta dei gustosi involtini vietnamiti, accompagnati da una salsa agrodolce quanto il suo carattere:

Ingredienti per 8 involtini

Carta di riso: 8 fogli
Acqua a temperatura ambiente (per reidratare)
Zucchine: 120 g
Carote: 120 g
Porri: 100 g
Gamberi (da sgusciare): 250 g
Olio di semi: 10 g
Salsa di soia: 30 g

Per preparare la salsa agrodolce

Acqua: 80 g
Aceto di riso: 120 g
Zucchero di canna: 80 g
Peperoncino fresco: 1
Concentrato di pomodoro: q.b.

In alternativa alla salsa agrodolce, potete servirli
con una maionese aromatizzata con erbe o spezie a vostra scelta 
Per realizzare gli involtini vietnamiti, iniziate preparando la salsa agrodolce di accompagnamento.
In un pentolino versate l’aceto di riso, l’acqua, lo zucchero di canna e il peperoncino tritato grossolanamente.
Lasciate addensare a fuoco dolce mescolando spesso, per circa 10 minuti. Quindi aggiungete il concentrato di pomodoro a fuoco spento e mescolate bene. Lasciate riposare la vostra salsa per qualche minuto prima di versarla in una ciotola.
Una volta preparata la salsa dedicatevi alla preparazione delle verdure.
Lavate bene le carote, pelatele e spuntatele. Aiutandovi con una mandolina ricavate delle fette spesse circa 2 mm. Tagliatele a julienne e nuovamente a metà.
Lavate bene anche le zucchine e sempre aiutandovi con la mandolina ricavate delle fette dello stesso spessore delle carote (2 mm). Tagliate anche queste fette prima a julienne e poi nuovamente a metà.
Prendete il porro, eliminate la parte più verde e le foglie, e facendo un incisione verticale prelevate solo la parte centrale, quindi tagliatela a metà. Passate anche questo con la mandolina e tagliate nuovamente in 2 le listarelle di porro.
Pulite i gamberi, privandoli della testa, del carapace e dell’intestino interno. Posizionateli su un tagliere e tagliateli grossolanamente con un coltello.
In un wok riscaldate l’olio di semi e aggiungete il porro e le carote. Lasciate appassire per un paio di minuti e aggiungete circa metà della salsa di soia.
A questo punto unite anche le zucchine e insaporite con la salsa di soia rimasta. Cuocete il tutto per altri 2-3 minuti, spegnete il fuoco, unite i gamberi e mescolate il tutto.
Reidratate in acqua i fogli di carta di riso, posizionateli su un tagliere e farcitelo con il ripieno, lasciando un bordo esterno di circa 1 cm e mezzo. Richiudete la parte più lunga del foglio di carta di riso sul ripieno. A questo punto richiudete anche i bordi esterni, verso l’interno e iniziate ad arrotolare l’involtino partendo dal basso.
Arrivate fino in fondo in modo da chiudere perfettamente i vostri involtini. Ripetete questa operazione anche per gli altri fogli di carta di riso fino a terminare il ripieno. Serviteli accompagnandoli con la salsa agrodolce.

E soprattutto, serviteli a Vicious, che sicuramente apprezzerà!


Vicious. Senza pietà di L.J. Shen (Always Publishing) è in libreria, al prezzo di copertina di 13,90€.

lunedì 18 marzo 2019

"Il caso dei sessantasei secondi" di Tommaso Percivale: scarica subito il segnalibro esclusivo del romanzo!

Il trafiletto sul "Morning Post" attira l'attenzione di Lucy, Kaja, Candice e Mei Li, quattro inseparabili amiche accomunate dalla grande passione per la ricerca della verità. Nell'annuncio, una donna che viaggia tutte le sere sulla tratta Marylebone-Aylesbury si lamenta del fatto che il treno fa una fermata non prevista in una stazione fantasma, e che questa fermata dura sempre sessantasei secondi esatti. Il caso incuriosisce le ragazze, che si mettono sulle tracce del treno di mezzanotte e finiscono dritte nei sotterranei di Londra, convocate dalla regina Vittoria in persona. Ad attenderle ci sarà un complotto in cui sono coinvolti il capo dello spionaggio inglese, il medico personale della regina, una banda di sicari internazionali e un marinaio irlandese, che le aiuterà in un'indagine degna del più celebre degli investigatori.


Questa la trama accattivante di Il caso dei sessantasei secondi di Tommaso Percivale (Mondadori), primo titolo della serie L'Ordine della Ghirlanda, in libreria dal 19 marzo.
Un giallo per ragazzi che sa di Sherlock Holmes, di Agatha Christie e sì, anche un po' di #girlpower perchè a indagare sul misterioso treno di mezzanotte sono quattro ragazze intrepide, curiose e determinate che conquisteranno lettrici e lettori sin dalle prime pagine.

E quale modo migliore di accompagnarne la lettura, che non una serie di segnalibri da collezione, da scaricare, stampare e ritagliare subito?
Sono sei, tutti da collezionare:


Windows: clic con tasto destro sull'immagine e selezionare Salva immagine con nome dal menu a tendina.

iOs: trascinare l'immagine in Download.

L'appuntamento è per mercoledì 20 marzo sul blog Esmeralda Viaggi e Libri per il secondo segnalibro della collezione: non mancate!


Il caso dei sessantasei secondi di Tommaso Percivale (Mondadori) è in libreria dal 19 marzo, al prezzo di copertina di 17€.

TNS Firenze "Altrove": la nuova capsule collection per la primavera 2019

«Il racconto di una nuova femminilità, sospesa tra primavera ed estate: Altrove è un omaggio alla tua bellezza. In dieci imperdibili nuance.»


Nuova stagione, nuova collezione: TNS Cosmetics torna a stupire con dieci smalti vibranti di colore e di energia, per unghie che si faranno notare anche in primavera.
I colori dell'alba e del tramonto, e del mare: il rosa morbido e intenso di Aurora o l’azzurro iperglitterato di Fumo Blu sono ideali per le luci tenui della sera, da indossare poco prima che il sole
sparisca del tutto; il viola luccicante di Dedalo e il tiffany, elegantissimo, di La Quiete anticipano l’estate che verrà. Il marrone più classico della collezione, Ricordo, scurisce di velluto il ruggine iperbrillante di Risveglio, avvolgendo l’unghia di calde ombre cioccolato.
VENTO D'ESTATE   e   FIORI D'ARANCIO
RICORDO   e   RISVEGLIO
ALTROVE   e   VANITÁ
DEDALO   e   AURORA
LA QUIETE   e   FUMO BLU

I prodotti TNS Firenze hanno formulazioni sicure, non contengono parabeni.
Distribuiti esclusivamente attraverso centri estetici e saloni professionali, garantiscono uno standard qualitativo alto e sicuro. Sono cruelty free e non testati su animali.
Per informazioni sulla collezione, su TNS Firenze e sui rivenditori sul territorio italiano: info@tnscosmetics.it

venerdì 15 marzo 2019

"Love, Death & Robots": la serie animata antologica prodotta da Tim Miller e David Fincher arriva su Netflix

Diciotto episodi per quello che è forse una delle produzioni d'animazione più coraggiose di Netflix, affidata alle menti capaci di Tim Miller (Deadpool) e David Fincher (Gone Girl/L'amore bugiardo, House of Cards): Love, Death & Robots, disponibile dal 15 marzo.

Brevi storie animate, della durata compresa tra i 6 e i 17 minuti, capaci di spaziare tra fantascienza, fantasy, horror e comedy, che si ripromettono di essere indimenticabili: impresa non facile, oggi, con un pubblico abituato a saltare da una serie all'altra nell'arco di pochi minuti.

Presentata alla stampa a Milano in una location d'eccezione, Il Cinemino (per i milanesi, un piccolo tesoro), Love Death & Robots non appare agli occhi dello spettatore tanto come una serie quanto come una raccolta di corti d'animazione capaci di abbracciare ogni sfumatura, anche la meno prevedibile, di quello che è forse il genere che ha saputo reinventarsi maggiormente negli ultimi anni.

Il vantaggio di Sonnie
Fortissime le influenze del gaming, ma anche quelle del Giappone, dello splatter, del mondo sci-fy: difficile trovare qualcosa di così originale, online ed offline.

Da vedere assolutamente, non necessariamente nell'ordine previsto dalla piattaforma, e da vedere nel suo complesso per apprezzarne il cinismo, l'arguzia e la perfetta padronanza di ogni tecnologia utilizzata.  Sesso, violenza, ambientalismo, sarcasmo per un prodotto innovativo che difficilmente avrebbe trovato uno spazio altrove, non senza pesanti censure o senza trovarsi limitato a festival di settore, non raggiungendo il grande pubblico.

Le perle (quelle vere) da vedere a ogni costo?

Il vantaggio di Sonnie, affilato come una lama e dal finale inaspettato. Incisivo come poche narrazioni video riescono a essere;

Il dominio dello yogurt, perchè è il vero corto horror della serie. Cosa terrorizza più della consapevolezza he sì, potremmo ridurci a fari dominare da un latticino?
Del resto, siamo la civiltà che accetta senza difficoltà di farsi controllare dalle sigarette, dall'alcol e dai like. Il passo da questo allo yogurt è forse molto più breve di quel che crediamo;

Tre robot, il più esilarante e il più profondamente vero. La gita turistica di tre robot in quello che resta di una città umana dopo l'apocalissi che ha spazzato via la nostra cività è lo spunto per un'ironia graffiante sul nostro quotidiano, sulle nostre dipendenze, e sui gatti.
Se vi sembra impossibile coniugare in modo vincente robot, critica ambientalista e gattini... guardatelo per primo;

Tre robot
Oltre Aquila, sorprendente. Le fortissime influenze del gamning, che già si fanno sentire in Il vantaggio di Sonnie, tornano per portare lo spettatore nello spazio profondo e senza ritorno, con un risvolto inatteso anche se non del tutto imprevedibile per i più attenti;

Dare una mano, imperdibile per coloro che hanno guardato Gravity e Interstellar col fiato sospeso fino all'ultima inquadratura.

La locandina
Love, Death & Robots è disponibile su Netflix dal 15 marzo.

Intervista a Christopher Paolini su "La forchetta, la strega e il drago", il Ciclo dell'Eredità e la scrittura

Christopher Paolini: basta pronunciare il suo nome, per pensare a quella che è stata una delle serie fantasy più amate e discusse degli ultimi 15 anni: il Ciclo dell'Eredità, giunto oggi a quota quattro romanzi e una raccolta di novelle, La forchetta, la strega e il drago. Racconti da Alagaësia (Rizzoli).
Ho incontrato l'autore a Milano, prima del firmacopie attesissimo dai lettori accorsi in massa anche da fuori città, ed ecco cosa mi ha raccontato!


Sono cresciuta con i tuoi romanzi, ed è un vero onore intervistarti oggi in occasione del tuo ritorno in libreria.
Un nuovo tuffo nel mondo di Eragon, che per noi lettori è stato fonte di grande gioia: per te, com’è stato tornare a scrivere di questo universo?
Quando la tetralogia è giunta a conclusione, ci avevi lasciati con un mondo del quale molte aree erano rimaste inesplorate, ed eravamo molto curiosi di scoprire cosa sarebbe accaduto!
Ho sempre pensato di tornare nel mondo di Eragon, scrivendo un altro romanzo, ma ho lavorato ad altri progetti e continuato ad avere idee per storie diverse.
Finalmente mi sono seduto e ho deciso di scrivere dei racconti: scriverli è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio.
Incredibilmente nostalgico, ma anche confortante ed eccitante: mi sono divertito immensamente durante la scrittura, e anzi ricordo di aver fatto una pausa dopo aver scritto le prime tre pagine, essermi allontanato dalla scrivania e aver pensato “ma perché ho aspettato così tanto?”
Non intendo aspettare così a lungo in futuro: ci saranno altri volumi di racconti, e anche un romanzo come mi ero ripromesso.
Sto anche per ultimare la stesura di un romanzo sci-fy, un progetto molto impegnativo che però dovrebbe raggiungere il suo compimento tra non molto

Non possiamo non parlare di draghi: fin da bambina, quella del drago è una figura mitologica e fantastica che mi ha affascinata. la troviamo nelle letterature e nella mitologia di quasi ogni cultura, con accezioni differenti, così come abbiamo una selezione più che abbondante di saggi e manuali sul tema.
Quanto di tutto questo bagaglio culturale sul drago è entrato nel tuo immaginario e ti ha ispirato prima e durante la stesura della tua saga?
Come te, ho letto moltissimi saggi e miti sul tema, inclusi classici come Beowulf e saghe fantasy di vario tipo.
Il punto di forza della narrativa è che puoi letteralmente fare ciò che desideri, e questo mi ha permesso di rielaborare sicuramente tante ispirazioni diverse in quello che poi è diventato il “mio” drago. Quando leggo di draghi penso spesso “mi piace come hanno sviluppato il tema in questo romanzo”, oppure “che idea interessante, quella di tratteggiare un drago in questo modo”, e chiaramente tutto ciò mi ha influenzato e continua a influenzarmi.
Tra i titoli che voglio citare c’è la serie Earthsea Cycle di Ursula K. Le Guin, il ciclo di Pern di Anne McCaffrey, Lo Hobbit.

Pensando invece ai personaggi a due gambe che popolano la tua serie, potresti indicarne uno che ti rappresenta di più, e perché?
Quando ho iniziato a scrivere, quel personaggio era sicuramente Eragon, perché per un ragazzino di quindici anni la cosa più semplice da fare è scrivere di un ragazzino di quindici anni.
Tuttavia, già nel corso del primo romanzo, molte delle azioni di Eragon non mi rappresentavano poi così tanto, oltre ad essere ovviamente irrealizzabili per me (una su tutte, cavalcare un drago… anche se mi sarebbe piaciuto!), e questo lo ha reso fin dall’inizio una persona a sé, staccato da me.
Ti direi che mi sentivo un mix in parti uguali di Eragon, suo cugino Roran e il suo fratellastro Murtagh.

Voglio aprire una parentesi sui personaggi femminili, perché la letteratura sempre più spesso propone protagoniste molto diverse da quelle che i lettori trovavano in libreria anche solo dieci anni fa. Ragazze e donne forti, determinati, che siano fonte d’ispirazione invece di essere donzelle da salvare.
Pensando ai tuoi personaggi femminili, e al fatto che soprattutto a quindici anni le donne dovevano essere ancora un “mistero” per te (come per ogni ragazzo di quell’età), come sono nati, e quanto è stato difficile svilupparli?
Hai centrato il punto: quando ho iniziato a scrivere, il personaggio per me più difficile è stato proprio quello di Arya.
Scrivendo, ho cercato di raccontare le mie protagoniste allo stesso modo in cui raccontavo le loro controparti maschili.
In questa raccolta, per esempio, è stato veramente un caso trovarmi con tre novelle con al centro personaggi femminili: ha sorpreso me prima di tutti gli altri.
Devo ringraziare tutte le figure femminili forti che ho avuto attorno crescendo, a cominciare dalle donne della mia famiglia, che hanno sempre letto ciò che scrivevo e che mi rimettevano in carreggiata quando andavo fuori strada.

Hai iniziato a scrivere questa serie quando avevi solo quindici anni, e se oggi sono sempre di più i fenomeni letterari “teen”, quando è stato il tuo turno eri un’eccezione e questo forse ti ha reso, per certi versi, anche un outsider nel mondo della letteratura.
Da scrittore e dal punto di vista personale, quanto ti ha influenzato crescere insieme alla tua scrittura?
Non posso fare paragoni non avendo sperimentato una realtà differente, ma da un lato è stato un conforto.
I miei personaggi e il mio mondo mi hanno accompagnato per anni, e sono maturati con me, così come è maturata la mia scrittura di libro in libro.
Dall’altro lato, questo mondo e questa serie ha dominato la mia vita: ci ho lavorato e ne ho parlato senza pause dal 1998, e ventun anni sono davvero tanti da dedicare a un progetto.
Sono sicuramente stato un outsider, sia per la mia giovane età, sia perché in principio Eragon era un’autopubblicazione.
Oggi quello dell’autopubblicazione è un tema caldo, e molto discusso.
È sicuramente utile per un autore che non riesce a farsi notare dagli editori sfruttando i canali tradizionali, e inoltre i tuoi profitti per libro sono più alti.
Ovviamente non si ha il supporto e la competenza di un editore, la sua guida.
Pensiamo alla distribuzione, ma anche all’editing e al design di una copertina.
L’autopubblicazione oggi è molto più semplice di quanto non fosse vent’anni fa, ma allo stesso tempo è molto più difficile farsi notare perché la concorrenza è cento, mille volte maggiore.
Devi scrivere qualcosa di incredibile per farti notare, o qualcosa che va incontro a un’esigenza precisa e al momento giusto.

Attorno a Eragon è nata e cresciuta nel corso degli anni una folta community: qual è il tuo rapporto con essa, e quanto interagisci con i tuoi lettori?
Ho un ottimo rapporto con i lettori, anche se è sicuramente molto più facile averlo oggi piuttosto che ai miei inizi.
I social media non esistevano, e io vivevo in un posto sperduto in mezzo al Montana: incontravo i lettori ogni due, tre anni.
Ho iniziato  interagire con i lettori tramite i social media nel 2011, e da allora sono attivo su Facebook, Twitter e Instagram.
Adoro incontrare i lettori dal vivo, quando sono in tour, e ciò che ogni volta mi lascia senza fiato è che ci sono lettori che mi hanno scoperto da ragazzi e ora vengono ai miei incontri con mogli, mariti e figli. Sono cresciuti con le mie storie, e io insieme a loro.
Ci sono lettori che hanno tatuaggi legati alla mia serie, o che hanno dato ai figli i nomi di alcuni miei personaggi, e questo è pazzesco!


La forchetta, la strega e il drago. Racconti da Alagaësia di Christopher Paolini (Rizzoli) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.

Intervista a Maurizio De Giovanni su "Le parole di Sara", il noir italiano e il racconto delle città

«Le parole di Sara ha, nella mia stessa produzione, un elemento di novità assoluta: è il mio primo libro manifestamente politico» racconta Maurizio De Giovanni, mentre incontra blogger  e influencer per presentare loro il suo ultimo lavoro (Rizzoli).
Le indagini di Sara sono arrivate al loro secondo capitolo, ed è proprio dalla protagonista che ha inizio la discussione sul romanzo, Napoli e le ispirazioni letterarie di Maurizio De Giovanni.


È evidente che Sara e Teresa vengono percepite come speculari una all'altra.
Quanto sei partito da Sara per costruire la sua controparte, e quanto pensi invece che scrivere di Teresa abbia regalato qualcosa anche a Sara?
Sara e Teresa hanno un passato professionale in comune, ma in realtà la loro amicizia resta un po' un mistero. Sara e Teresa hanno condiviso tutto ed erano complementari, Sara nella silenziosa interpretazione, Teresa nell'effervescenza delle conclusioni, come due segmenti di uno stesso processo. Si completavano, avevano bisogno una dell'altra.
Quando hanno finito di lavorare insieme si sono separate, ma si reincontrano nel terreno fragile dell'amore. L'amore ci rende fragili, e ci scopre la gola. Teresa si scopre nel momento in cui deve rinunciare a un certo tipo di avvenenza e ha bisogno di conforto: è una lupa rimansta senza branco, e ha bisogno di Sara a completarla. Sara la salva con la menzogna, perché la bugia è sempre meglio della verità, altrimenti non sarebbe necessaria. Questo libro in realtà è la storia di un'amicizia.

Rispetto al libro precedente, Sara appare un po' meno invisibile, si rivela di più al lettore.
È la nuova famiglia a cambiarla?
È l'interesse nei confronti del futuro. Prima aveva solo in mente una gestione personale della giustizia, ora si sente responsabile verso il futuro, che deve essere migliore del presente.
In realtà, più che una famiglia, attorno a Sara hai costruito una squadra di supereroi e il libro è molto più corale del precedente. Come ti sei rapportato a tutti questi personaggi?
Se vuoi affrontare un personaggio e raccontarlo gli devi volere bene, anche se è un personaggio terribile, un pedofilo, uno stragista o un omicida: se non gli vuoi bene, non sei grado di comprenderlo. Il mio coinvolgimento nei confronti di Sara e della sua cerchia è sempre maggiore perché  conosco sempre di più i loro sentimenti, le paure, le fragilità.
Un autore scrivendo entra in contatto con i suoi personaggi e più ne scrive più li conosce.
Da autore, credo che Le parole di Sara sia migliore del precedente volume della serie proprio perché conosco meglio i personaggi.

Ci racconterai qualcosa di più del passato di Sara nei prossimi romanzi?
A me interessa il riflesso del passato sul presente, e anche se mi piacerebbe andare a ficcare il naso nel mistero di Ustica o in quello di Emanuela Orlandi - sarebbe pure commercialmente vantaggioso -, il mio compito è quello di raccontare il presente che non vediamo. Sara mi serve a questo, non a raccontare di papa Luciani o del delitto Moro. Anche l'invisibilità di Sara è una grossa tentazione.
Non l'ho quasi mai descritta come nonna, ad esempio.
Il grande amore può giustificare l'abbandono del figlio? Sara è forte perché ha seguito l'amore, oppure è debole perché non ha avuto la forza di rinunciare e restare in famiglia?
Sara ha un principio di fondo: io non mento. Il mio lavoro è smascherare la menzogna e la mia vita riflette tutto questo. Non mi tingo i capelli, non porto le scarpe col tacco, non mi vesto con abiti eleganti ma scomodi. Quando s'innamora, Sara capisce che non può fare altro che seguire l'amore, anche se questo contempla l'abbandono del figlio. Eticamente la sua scelta è atroce, soprattutto per me che ho vissuto nella realtà come il marito di Sara, crescendo i miei figli da solo, ma come personaggio non poteva fare altrimenti.

Teresa, donna alfa che demoliva tutte le convenzioni sul suo sesso, alla fine sembra quasi punita per le sue scelte. Perché?
Il romanzo nero racconta una cosa: le imperfezioni. Noi non raccontiamo i muri, ma le crepe, i buchi, le feritoie, l'amore che diventa odio. I personaggi sono tanto più riusciti quanto meno perfetti.
La donna alfa o l'uomo forte che restano uguali dalla prima all'ultima pagina danno un brutto libro.
La realtà non è manichea, se i personaggi non sono sbagliati non sono veri.
Teresa è fortissima ma fragile, come è giusto che sia.

Sono rimasta colpita dal modo di raccontare Napoli, che qui appare molto diversa rispetto a quella descritta in altri tuoi libri. Come sei arrivato a descriverla così fredda, grigia e anonima, tanto che porebbe essere qualsiasi altra città?
Napoli con Sara offre la migliore interpretazione di se stessa, perché in realtà è un personaggio. Interpreta un ruolo accorato, dolente, dignitoso e disperato nei romanzi di Ricciardi, così come diventa rumorosa, policroma, polifona, plirale, invadente e anche pericolosa nella serie dei Bastardi di Pizzofalcone. Con Sara è fredda, distante, borghese e ostile. Guarda l'orticello e difende se stessa.
Se venite a Napoli e andate nel Vomero, che è il quartiere dove vive Sara, lo trovate come l'ho descritto.

Anche il linguaggio secondo me è cambiato, molto scarno e meno ricco. Negli altri tuoi romanzi era più barocco. Torna più ricco quando parli della storia d'amore passata di Sara.
Quella di Sara e Massimiliano è la più bella storia d'amore che ho mai scritto. Il ricordo di un amore così è talmente vasto che colma tutti i vuoti successivi.

Nonostante il generedi appartenenza, l'amore ha un ruolo importante in entrambi i romanzi di Sara, soprattutto nel secondo. Quanto è importante parlare d'amore in un romanzo noir?
Io parlo sempre d'amore. Non c'è un mio romanzo o racconto dove non ci sia. L'amore è un inferno, perché chi s'innamora scende in un inferno, non va in paradiso. Ti fa vedere la felicità dietro un vetro, è una debolezza, un'incrinatura dalle conseguenze imprevedibili. Per me è impossibile scrivere un romanzo noir senza l'amore. Sara non mente e non si nasconde, però nasconde le sue manifestazioni d'amore. Le nasconde perché potrebbe parlarne solo in caso di necessità, ma parlarne non serve a nessuno. Ricciardi ha dentro di sè la compassione, Lojacono l'orgoglio ferito, Sara il pianto.

Quanto divertimento, invece, c'è nella tua scrittura? 
Non c'è autore napoletano che, per quanto tragico, non abbia in sè vene comiche, e viceversa. Gomorra è un libro terribile, ma il capitolo in cui i camorristi si attribuiscono i soprannomi è divertentissimo. È una cifra precisa degli autori napoletani. Dai senso al nero solo se fai vedere anche il bianco.

In passato hai citato Stephen King come uno dei tuoi maestri, in cosa ti ha ispirato?
Parliamo di uno che si sente un nano di fronte a un gigante, anche se vendessi quattro volte i libri che vendo mi sentirei solo un pallido imitatore. Direi che da Stephen King ho preso la modalità narrativa dei romanzi di Ricciardi, così come McBain mi ha ispirato i bastardi di Pizzofalcone e Le Carré il mondo di Sara.


Le parole di Sara di Maurizio De Giovanni (Rizzoli) è in libreria, al prezzo di copertina di 19€.

martedì 12 marzo 2019

"La bambina che somigliava alle cose scomparse" di Sergio Claudio Perroni

Sergio Claudio Perroni torna in libreria con una favola per adulti che hanno bisogno di sentirsi più vicini al loro io infantile, che crede nell'incanto e nella magia.
La bambina che somigliava alle cose scomparse (La nave di Teseo) è questo, e molto di più grazie anche alle splendide illustrazioni di Leila Marzocchi.


«Ma a che ti serviva la nuvola?»
Si chiama Pulce e risolve problemi. Per farlo, ricorre all'antico e desueto stratagemma di porre domande. Interroga chi incontra sul motivo di una paura inspiegabile, di una particolare malinconia, di una speranza tradita. Gira e rigira, le risposte sono altre domande: d'amore o d'amicizia, di protezione o di salvezza.
«Mi serviva a nascondermi», le risponde il passero, terrorizzato dal falco che lo insegue.
Detto, fatto: il volto di Pulce diventa la nuvola in cui rifugiarsi!
È scappata di casa, Pulce. Si è presa una vacanza dalle lamentele della mamma e del papà per quello che fa o non fa, per ciò che è o non è. Ha sette anni, gli occhi color tatuaggio e un'energia visionaria. In un battibaleno è capace di trasformarsi in chiunque e in qualunque cosa: un ruscello, un affetto perduto, una stella cadente, una madre scomparsa, un paio di occhioni blu... E così, facendo da ponte tra quello che c'era e quello che non c'è più, rimedia di volta in volta alla perdita di cui soffrono i personaggi in cui si imbatte. Per riuscirci, attinge all'esperienza che zampilla dalle sue "fonti", un popolo buffo e saggio raccontato in parallelo dalle geniali note a piè di sogno.

Una protagonista indimenticabile, Pulce, che accompagna il lettore attraverso un labirinto di incontri e riflessioni su temi quanto mai attuali (il consumismo sfrenato della nostra epoca, la troppa importanza data all'apparenza invece che alla sostanza, ma anche l'importanza degli affetti che rischiamo troppo spesso di trascurare, per citarne alcuni) senza che questi lo privino mai del puro piacere dato dalla magia della favola.
Magiche sono anche le illustrazioni di Leila Marzocchi (una preferita è sicuramente quella a pagina 110) che ben accompagnano quello che è l'ottavo libro per Sergio Claudio Perroni, e che stavolta è davvero un libro per tutti.
Se è vero che ogni piccolo lettore vedrà se stesso in Pulce, nelle sue domande e nel suo desiderio di esplorare il mondo, lo è altrettanto che ogni adulto rifletterà sulle cose perdute e sull'importanza di saper dire addio.

Amy Harmon nel 2015 scriveva che è meglio essere persi che soli, perchè «chi è perso può essere ritrovato» e in parte è così per ogni personaggio che popola questo libro: l'incontro con Pulce permette loro di superare il dolore della perdita fisica, ma allo stesso tempo di realizzare che nulla è mai perduto, finchè lo si porta nel cuore.

Una lettura incantevole, promossa a pieni voti e consigliatissima.


La bambina che somigliava alle cose scomparse di Sergio Claudio Perroni (La nave di Teseo) è in libreria, al prezzo di copertina di 13€.