mercoledì 23 maggio 2018

WWW WEDNESDAY #28

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Torno, dopo mesi, a raccontarvi le mie letture con una delle rubriche più amate del web, il WWW Wednesday, e stavolta sono davvero solo tre libri perchè a causa del nuovo lavoro ho letto molto, molto meno nelle ultime settimane.
Ho però finito di leggere "La lista delle cose che non dimenticherò mai" di Val Emmich, e mi è piaciuto molto: la storia di Joan e Gavin è quella di due persone sole, ognuna a modo suo, e del rapporto magico e speciale che nasce tra i due, sulle note di una canzone da scrivere insieme.
Trovate la mia recensione qui.
Sto leggendo un saggio, "Leading the unleadable" di Alan Willett, che ho già iniziato e abbandonato due volte ma che, alla terza lettura, finalmente mi ha presa. Sostanzialmente è una guida ai caratteri difficili, e da persona cinica ero molto curiosa di scoprire come andassi trattata: ecco, Willett ci ha preso. Mettendomi dall'altra parte, ha proprio capito come prendermi!
Ho anche iniziato "L'Atlante dell'Invisibile" di Alessandro Barbaglia, perchè il suo lavoro precedente mi era piaciuto e quindi la curiosità era (ed è ancora, ho letto solo le prime pagine) altissima.
Infine, il futuro: cosa leggerò mai?
Non so cosa inizierò prima, perchè ho davvero troppi arretrati (ehm...) ma di sicuro voglio leggere "Jack Bennet e la chiave di tutte le cose" di Fiore Manni, una dolcissima e molto dotata instagrammer che si cimenta nella scrittura con un romanzo per ragazzi davvero avventuroso.
Ho sempre avuto un debole per i romanzi per ragazzi, e continuo a leggerli anche ora che insomma, sono un po' cresciutella. Spero di godermelo domenica, in totale relax!

E voi, cosa leggete di bello?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 22 maggio 2018

"La lista delle cose che non dimenticherò mai" di Val Emmich

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La lista delle cose che non dimenticherò mai" di Val Emmich, edito Piemme (rilegato a 18,50€):
La piccola Joan ricorda tutto, ma proprio tutto. Non lo fa apposta. Ha un "disturbo della memoria autobiografica". Si ricorda qualunque giorno della sua vita… in ogni minimo dettaglio. Per esempio, quante volte sua madre ha pronunciato la frase «Non sbaglia un colpo» negli ultimi sei mesi (ventisette) o che cosa indossava quel giorno di sei anni fa in cui il nonno la portò a pescare (degli orrendi calzettoni). Ma Joan non vuole essere la bambina che ricorda tutto. Vuole essere la bambina che nessuno può dimenticare. E forse l'occasione per farsi ricordare arriva quando viene a stare a casa sua Gavin, un amico di gioventù del papà e come lui cantante e musicista. Joan lo conosce da sempre, e decide di farsi aiutare da lui nell'impresa che la renderà famosa: vincere il Concorso per nuovi cantautori indetto dalla sua scuola. Ma Gavin, purtroppo, non può aiutare nessuno: ha appena perso il suo compagno, Sydney, e con lui anche la gioia di vivere. Così, sarà Joan ad aiutare Gavin. A ricordare. I momenti che lui e Sydney hanno vissuto insieme, le piccole cose, ogni dettaglio che la bambina, negli anni, ha immagazzinato nella sua portentosa memoria. E, in cambio, forse, Gavin la aiuterà a scrivere la sua canzone… Un'amicizia sorprendente e salvifica, una bambina indimenticabile, una storia piena di commozione e calore: raccontato con dolcezza, umorismo e arguzia, l'acclamato debutto di Val Emmich, cantautore americano e attore noto per ruoli ricorrenti in serie tv come Ugly Betty e Vinyl, è capace di emozionare a ogni pagina, e regalare istanti di vera e propria magia.

Ho un debole per le storia che ruotano attorno a un bambino speciale, e che permettono al lettore di vedere il mondo attraverso i suoi occhi: sul blog ve ne ho raccontate tante, nel corso degli anni.
Stavolta tocca alla piccola Joan, e chissà se sarà riuscita a rubarmi il cuore....

Joan è una bambina come tante, se non fosse che la sua mente è in grado di immagazzinare e conservare ogni singolo ricordo.
Alla sua insegnante che afferma, guardando il cielo, «è un sacco di tempo che non piove», Joan replica con sicurezza che non è vero, ha piovuto il 20 giugno, che era un giovedì.
Joan ricorda TUTTO, e vive con grandissimo disagio la consapevolezza che non solo per gli altri non è così, ma che lei stessa verrà dimenticata.
In fondo, è stata dimenticata dalla nonna quando, ormai anziana, ha iniziato a perdere la memoria, e oggi suo padre si è dimenticato di andarla a prendere all'ora giusta.
Eppure c'è qualcosa che le persone sembrano non dimenticare mai, nemmeno a decenni di distanza: le loro canzoni preferite.
Per questo la bimba ha un sogno, quello di scrivere e cantare una canzone memorabile, destinata a rimanere per sempre, come quelle di John Lennon (da cui prende il suo secondo nome: il padre, fan sfegatato del cantautore britannico, l'ha chiamata Joan Lennon).
Ma come si scrive una canzone memorabile?
Un buon punto di partenza sembra quello di partecipare a un concorso per nuovi cantautori pubblicizzato sul giornale, che prevede lo streaming sul web della canzone vincitrice.
Joan è piccola, forse, ma è molto sveglia, e sa benissimo che per vincere il concorso «serve una canzone che faccia venir voglia di ballare o di piangere. Sono le due reazioni più forti che la musica può suscitare. Quando balla, la gente si scorda di tutto, e quando piange si ricorda», quindi deve solo decidere che tipo di canzone proporre... e comporre, ovviamente.
Ed è qui che entra in gioco il mio personaggio preferito del romanzo, Gavin.
Lo incontriamo nel momento più difficile della sua vita, appena un mese dopo la morte di Sydney, il grande amore della sua vita.
Si sente come se vivesse con un "amore fantasma", che continui a percepire anche se non è più presente, e il dolore è tale da spingerlo a dare letteralmente fuoco a tutto ciò che, attorno a lui, gli ricorda l'uomo che ha perso.
Dopo averlo visto al notiziario, sconvolto e davanti a un enorme falò di quello che sostanzialmente era l'intero contenuto di casa sua, la madre di Joan lo chiama, pregandolo di andare a stare da loro per un po'.
Ed ecco che, al'improvviso, Joan trova la risposta al suo problema: sarà Gavin ad aiutarla a comporre la sua canzone!

Val Emmich trasferisce su carta ogni sfumatura ed emozione dell'atto di composizione, regalando ai lettori quella che non è solo una splendida storia di amicizia e guarigione, ma anche un omaggio alla musica "che ti salva da tutto, anche da te stesso".
"La lista delle cose che non dimenticherò mai" è un romanzo delicato, intimo e allo stesso tempo universale, perché universali sono le paure che racconta, prima tra tutte quella di dimenticare (Gavin) ed essere dimenticati (Joan). Se l'uomo soffre al pensiero di perdere anche i ricordi del compagno, e trovarsi definitivamente senza di lui, Joan teme che proprio lei, la persona che ricorda tutto, finirà nell'oblio. Non ci è dato di sapere se questo accadrà, ma ciò che entrambi imparano - e noi con loro - è sicuramente quanto sia più importante vivere, piuttosto che ricordare, e che ciò che hai dimenticato non è perso, perché lo hai ugualmente vissuto.
O almeno, questo è uno dei messaggi che io stessa, durante la lettura, ho sentito arrivare con prepotenza al mio cuore, forse perché è una questione sulla quale ho avuto modo di interrogarmi a lungo: quando mia nonna ha iniziato a dimenticare, ha smesso progressivamente di essere "la mia nonna", ma questo non ha certo cancellato gli anni in cui lo è stata. Quelli non me li ha portati via nessuno.

Un esordio a cinque stelle, e un'edizione arricchita da tenerissimi disegni capaci di trasportare il lettore nel mondo di Joan: questo dovete proprio leggerlo.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 21 maggio 2018

Ossessione minitaglia: tutte le novità in arrivo per i tuoi viaggi!

Buongiorno a tutte, fanciulle!
Ormai ci siamo: pioggia permettendo, è arrivato il momento delle prime fughe al mare, dei picnic in campagna, delle passeggiate in montagna.
E come partire, senza una versione travel dei propri prodotti preferiti? Impossibile!

Ecco perchè anche quest'anno, Manetti & Roberts ha pensato a noi, e jha preparato una versione compatta dei suoi prodotti bestseller e delle novità più interessanti.
Formato (e prezzo) superaccessibile, e io ne ho già addocchiate un paio che potrebbero farmi comodo anche nel cassetto della scrivania in ufficio... non si sa mai!

Iniziamo da Acqua alle Rose, che quest'estate vi aiuterà a struccarvi e rinfrescarvi davvero ovunque:
1,69€
1,99€
2,99€
Passiamo poi a Borotalco, che ha pensato a tre comode miniature dei suoi deodoranti (dei quali una è una novità 2018) e del suo celeberrimo talco:
1,99€
1,99€
1,49€

Neutro Roberts ha pensato a una versione travel dei suoi deodoranti spray e del suo ormai amatissimo olio doccia:
1,99€
1,99€
1,99€
1,79€
Infine, un occhio di riguardo anche per l'igiene intima grazie a Chilly, con la minitaglia di due dei detergenti intimi più amati del range (lenitivo e rinfrescante):
1,79€
1,79€
Che dire?
Voi preparate la borsa, che il weekend non aspetta nessuno!

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

venerdì 18 maggio 2018

#WorkEssentials: i cinque indispensabili in ufficio

Buongiorno a tutte, fanciulle!
Chi mi segue su Instagram sa che, da due settimane, ho iniziato a lavorare nell'ufficio stampa di Sperling & Kupfer, dove mi occupo di narrativa straniera.
Una bellissima avventura che mi permetterà di imparare moltissimo e, spero, affrontare tante nuove sfide stimolanti.

Per la prima volta, dopo un anno di lavoro da casa, sono tornata ad avere una postazione in un ufficio, e ho avuto modo di ricorrere nuovamente a quelli che considero i miei cinque migliori amici dalle 8 alle 18.
Sarebbe davvero egoista da parte mia non condividerli con voi,e  quindi eccomi qui!
Il primo è lui, il kit salvavita per eccellenza, e rigorosamente color oro rosa: Damsel in D-Stress ha infatti introdotto anche questa variante del suo Emergency Kit (da OVS a 12,99€), e al suo interno c'è davvero TUTTO ciò che potrebbe servirmi quando sono lontana da casa: dallo specchietto alle pinzette, passando per i dischetti di cotone e uno spazzolino da denti, e che dire dei cerotti o del kit da cucito, o dei gommini per bloccare gli orecchini?
Ne esiste anche una versione da viaggio, dal contenuto leggermente differente, e credo proprio dovrò procurarmela visto che una parte del mio lavoro consisterà nel viaggiare insieme agli autori (adoro!).
Dopo anni senza un orologio da polso, per i miei trent'anni ho ricevuto questa meraviglia di Daniel Wellington, oro rosa (avevate dubbi?) e dal quadrante pulito, e devo ammettere che mai avrei pensato fosse indispensabile avere un orologio, ma in effetti è così.
Non riesco ad avere sempre il cellulare in mano, e avere l'ora sempre visibile mi permette di regolarmi per riunioni, pranzi, navette e treni da prendere.
Sulla scrivania serve assolutamente un piattino, al massimo di 15cm di diametro, su cui poter abbandonare fermagli metallici, elastici, post-it (indispensabili anche loro!), la chiavetta per il caffè... e questi di H&M Home sono proprio carini: costano solo 4,99€ e sono disponibili anche in altre varianti. Ho un debole per il black & white e le foglie sono uno dei trend dell'anno, quindi non potevo non segnalarvi questi due!
Sempre per la vostra scrivania, è fondamentale che penne, evidenziatori, matite siano in perfetto ordine perchè provate voi a trovarne una quando vi serve se sono sommerse da carte e altre amenità. Su Amazon ho scovato questo di Artinova (20,20€) del quale ADORO la possibilità di impostare il calendario settimanale e averlo sempre davanti agli occhi. La griglia metallica si sposta, in modo che la settimana sia sempre corretta a seconda del mese e dell'anno.
Infine, un paio di ballerine d'emergenza non è indispensabile: di più.
Amo i tacchi alti, e li porto quasi ogni giorno, ma le giornate sono lunghe e bisogna anche essere pronte a correre se necessario: ho sempre avuto un paio di ballerine a portata di mano, sia quando lavoravo in HarperCollins che quando mi spostavo tanto attraverso la città lavorando in proprio, e ho subito provveduto a sistemarne un paio anche qui nella loro bustina per chiusa, pronte per ogni evenienza! Queste di Scholl costano 19,90€ e sono disponibili in diverse fantasie!

Spero di avervi segnalato qualcosa di utile, e soprattutto fatemi sapere quali sono i vostri must-have in ufficio!

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

giovedì 17 maggio 2018

"Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera li bros adi oggi è dedicata a "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman, edito Garzanti (rilegato a 17,90€):
Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.

Ho iniziato a leggere questo romanzo tre giorni dopo la sua uscita in lingua inglese, e per fortuna si avvicinava il fine settimana perchè mi sarebbe stato impossibile non mollare tutto e immergermi completamente nella lettura.
È difficile spiegare in cosa stia la sua magia, ma forse si può partire da qui: dalla semplicità.

Eleanor Oliphant è una donna semplice, almeno agli occhi di chiunque la incontri per strada o al lavoro: abiti banali, un lavoro privo di fantasia, il cruciverba in pausa pranzo, ad attenderla a casa solo una pianta da innaffiare e una cena non particolarmente entusiasmante.
A molti di noi - me per prima - una vita così starebbe stretta già dal giorno 4, ma Eleanor sa cosa voglia dire avere una vita travagliata,e nel suo bozzo di noia e routine in fondo ci si trova pure bene. Quasi da dire di essere felice.

Quasi, perchè nel profondo sa che la felicità, quella vera, è un'altra cosa.
La felicità ti fa volare, mentre Eleanor vive ben piantata a terra, mentre nel suo cuore e nella sua testa si agitano i fantasmi troppo a lungo sopiti di un passato doloroso, macchiato dalla paura e dalla perdita.
Non voglio svelarvi la storia di Eleanor ma quello che voglio dirvi è che Gail Honeyman ha scritto un romanzo davvero unico, con una protagonista indimenticabile.

L'autrice scozzese sicuramente non si aspettava che il suo sarebbe diventato l'esordio letterario più venduto di sempre in Inghilterra, o che la storia di Eleanor sarebbe stata pubblicata in 35 paesi nel mondo. Ma sono certa che, nel tratteggiarne il personaggio sulla carta, abbia sentito un brivido lungo la schiena, e capito di avere tra le mani una storia potente sulla guarigione e sulle nuove possibilità, sull'amore - perchè sì, nella vita di Eleanor irrompono l'amore e il desiderio, e danno un bel calcio nel sedere alla sua noiosa routine - e sull'importanza di dire che no, non si sta affatto bene.
Ma si vuole lavorarci su, e arrivare a stare non bene, benissimo.

Una prosa a tratti accattivante, a tratti struggente rende la lettura di "Eleanor Oliphant sta benissimo" un'esperienza coinvolgente, e non preoccupatevi se non sentirete i telefoni suonare o vi dimenticherete di cenare: è perfettamente normale.
Consigliatissimo!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 16 maggio 2018

"La regina del silenzio" di Paolo Rumiz

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
È arrivato il momento: inauguro il mio #BancarellaThon, la maratona di lettura e recensione dei sei titoli vincitori del Premio Selezione Bancarella!

Tre li avevo già letti, tre li ho recuperati in corsa, e sono pronta a partire con... "La regina del silenzio" di Paolo Rumiz, edito La nave di Teseo (rilegato a 16€):
Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri – Antrax, Uter e Saraton – terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto. Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.
Paolo Rumiz regala ai suoi lettori una storia senza tempo sulla forza dell’arte e del coraggio, sull’importanza di credere nel proprio talento, contro ogni forma di violenza.

Bello, bello, bello: ho recuperato questa lettura dopo l'assegnazione del Premio Selezione Bancarella, e ne sono stata conquistata sin dalle prime righe.
Paolo Rumiz torna alla favola, e al racconto ad alta voce, e in parte torna anche bambino insieme ai lettori nel raccontare del glorioso Vadim, del bardo Tahir e della coraggiosa giovane Mila, che si imbarca come una novella Argonauta per trovare chi (e ciò che) l'aiuterà a salvare la sua gente da un nemico forte e violento.

Un fortissimo richiamo alle leggende e favole nordiche, che adoro sin dall'infanzia e che ho amato ritrovare in questo volumetto compatto che ben si presta a essere portato con sè in viaggio, e una protagonista alla cui storia è impossibile non affezionarsi da subito: cullata durante la gestazione dalle canzoni di Tahir, cresce con una fortissima sensibilità ai suoni e alla musica, e proprio nella musica trova la sua arma per combattere l'oppressore che ha ridotto il suo popolo al silenzio.
E in fondo, l'intero racconto è intriso di musica: quella delle onde che frangono sulla barca di Mila, quella del vento che sussurra tra le fronde per accompagnare il canto di Vadim morente, quella della tamburitza di Tahir e del violino di Mila.

Nella sua prima opera d'invenzione, Paolo Rumiz sceglie comunque di portarci in viaggio, un viaggio intriso di magia e di mistero, che sa di favola e dello stupore dell'infanzia di fronte all'inaspettato. Quella capacità di provare stupore che, forse, crescendo rischiamo di perdere, e che invece dovremmo saper mantenere viva dentro di noi.

Consigliatissimo: mi ha stupita, ed è sicuramente un libro che rileggerò e (soprattutto) racconterò ai miei figli quando sarà il momento.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 15 maggio 2018

"La locanda dei ricordi d'estate" di Marissa Stapley

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La locanda dei ricordi d'estate" di Marissa Stapley, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 17,90€), in uscita il 22 Maggio:
Ci sono luoghi che hanno il potere di curare ogni ferita. Per Mae, quel luogo si chiama Alexandria Bay, la cittadina a nord di New York dove è cresciuta insieme ai nonni, che da sessant’anni mandano avanti con passione Summers’ Inn, la locanda sul fiume. Lì sono di casa le sue memorie più care: il primo amore, il calore della famiglia, i pochi ricordi della mamma – con quei suoi consigli su «cosa fare quando fuori piove», quasi perle di saggezza per affrontare le piccole delusioni della vita. Ed è proprio lì, quindi, che Mae si rifugia il giorno in cui scopre che il suo futuro marito è sparito nel nulla, lasciando in bancarotta lei e tutti gli amici che avevano investito nella loro società. Ma le cose non sono più come prima. O forse è Mae a vederle sotto una luce diversa, adulta. Alla locanda, la nonna sta perdendo la lucidità di un tempo; sembra vivere in un passato di cui ricorda nitidamente ogni dettaglio e dal quale emerge all’improvviso, senza filtri, una rivelazione sconvolgente. In città, intanto, un incontro fortuito con Gabe, il suo primo grande amore, costringe Mae ad affrontare una volta per tutte la verità sulla fine della loro storia. Davanti a lei ci sono i segreti di una vita intera: un labirinto oscuro che dovrà attraversare se vorrà ritrovare la felicità per sé e la sua famiglia. Perché, se è vero che la casa è dove ti porta il cuore, a volte quel cuore ha bisogno di amore, perdono e buona volontà per rimettere insieme tutti i pezzi perduti per strada.

Era il momento di raccontarvi il libro che mi ha fatto compagnia andando a Torino (e tornando a casa, ovviamente!), diretta al Salone del Libro.

Mae è una giovane donna che crede di avere, finalmente, tutto ciò che ha sempre sognato: un buon lavoro, un fidanzato (Peter) che le ha chiesto di sposarlo in ginocchio e sfoderando un diamante giallo circondato da brillanti, un abito da sposa appeso nell'armadio pronto per il gran giorno, una casa felice.
Invece, nel giro di poche ore, i suoi sogni vanno in frantumi, con la scoperta della vera identità di Peter e della rete di bugie in cui è caduta come una perfetta sprovveduta.
Cosa fare, se non buttare qualche abito in valigia, mettere il guinzaglio al cane e correre al riparo ad Alexandria Bay, nella locanda sul fiume degli adorati nonni?
Ad Alexandria Bay, in fondo, sono conservati i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza, dei genitori e di Gabe, grande amico prima e primo amore poi. Non c'è davvero posto migliore in cui nascondersi e leccarsi le ferite.

Se non fosse che i nonni, dopo una vita insieme, stanno affrontando non solo la perdita di memoria dovuta all'età e gli acciacchi dovuti all'età che avanza, ma anche le conseguenze di un segreto svelato per sbaglio, che rischia di distruggere il loro matrimonio: non sono certo nelle condizioni di fare da guida alla nipote, insomma.
E men che meno Gabe, ancora sofferente dopo un'infanzia e un'adolescenza rovinate dall'alcolismo paterno e pericolosamente vicino a cadere nella stessa trappola, può dare consigli a chicchessia su come gestire al meglio la propria vita.

A meno che la soluzione non sia proprio quella di ritrovarsi tutti in quella locanda dove tutto è iniziato, e ritrovare così anche se stessi...
Marissa Stapley ha regalato ai suoi lettori 300 pagine sulle seconde occasioni, e sull'importanza di affrontare il proprio passato per poter abbracciare le sfide del futuro.
Mae e Gabe, per ritrovarsi, devono infatti fare i conti con le loro insicurezze e paure, che li hanno portati a rifugiarsi in relazioni con persone sbagliate, e prendere atto degli errori non solo loro, ma anche dei loro genitori: solo accettando di non poter cambiare la sua infanzia, e quanto di doloroso ha vissuto nel rapporto con un padre alcolista e violento, Gabe può scegliere di diventare un uomo migliore, e solo concedendosi la possibilità di donare ancora una volta il suo cuore a Gabe nonostante le delusioni passate Mae potrà trovare la pace.
Io vi avviso, leggere i paragrafi sull'infanzia di Gabe e Mae vi farà stringere il cuore - assicuratevi di avere un orsetto accanto, o un gatto da coccolare.

Una nota sull'ambientazione, che ha un ruolo molto importante e che vede il fiume diventare un vero e proprio personaggio: non solo riflette ogni mutamento di stato d'animo di Mae e Gabe, ma sembra provare emozioni proprie, e manifestarle attraverso correnti e mutamenti cromatici.
Spero sia qualcosa che noterete anche voi, durante la lettura!

E' un romanzo che si legge tutto d'un fiato, e che mi ha ricordato molto le atmosfere di alcuni lavori di Nicholas Sparks: è sicuramente la lettura giusta per i primi pomeriggi di sole, stesi su un prato dopo un piacevole picnic, o per un pigro fine settimana tra tazze di tisana e dolcetti.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Nel fuoco si fanno gli uomini" di Ivan Brentari

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Nel fuoco si fanno gli uomini" di Ivan Brentari, edito Piemme (rilegato a 17,50€):
Quando Alessandro Valtorta era Serpente, braccio armato di Gerlando Piscopo, il boss di spaccio e racket nel quartiere Corvetto di Milano, solo i più coraggiosi osavano salutarlo. Tutti in Corvetto sapevano che aveva la testa ma era capace di fare cose terribili. E tutti lo rispettavano, perché avrebbe potuto portar via il posto al capo, se solo avesse voluto. Tranne suo padre. Operaio da sempre, fedele al sindacato e al partito, si era spezzato la schiena per far studiare il figlio che lo ripagava sguazzando in quel covo di tossici. Poi era morto Giorgio, fratello di Alessandro, trovato con la siringa ancora infilata nel braccio. Per suo padre era Serpente il colpevole, e forse lui stesso lo credeva. C'era voluto l'ispettore De Pin, uno sbirro diverso dagli altri, coltissimo e lontano dai giochetti di carriera, per fargli cambiare vita. Lo aveva fatto entrare in polizia, prima alle Volanti, poi all'Antidroga. 
Oggi Serpente è diventato il commissario Valtorta. Ha passato dieci anni a chiudere un caso dopo l'altro e a cercare di spegnere le voci dei fantasmi del suo passato. Tutto pare diverso, ora. Ma quando viene rinvenuto il cadavere di Oksana Golubeva, una prostituta, in un appartamento pieno di cocaina e soldi, Valtorta si trova davanti le ombre che pensava di essersi lasciato alle spalle. L'indagine lo coinvolge sempre più a fondo, anche quando il questore vorrebbe che si dedicasse alla sparizione di un sindacalista che sta scaldando la città e rischia di rovinare il Salone del Mobile.
Valtorta deve combattere contro ciò che è stato e ciò che è diventato. Per cercare la verità attraversa come una furia una Milano scossa da manifestazioni e insinuazioni giornalistiche. Dai bassifondi ai quartieri scintillanti. È pronto a perdere tutto, anche la parte migliore di sé.

Non sono una lettrice "forte" di thriller, ma quando incappo in uno buono ne vengo immediatamente catturata.
Quando poi tra i protagonisti c'è anche la "mia" Milano, come resistere?

E quella di Ivan Brentari, e del suo commissario Valtorta, è una Milano più che contemporanea.
Una Milano che brilla, animata da moda, tendenze e design, del quale il Salone del Mobile è forse l'espressione più patinata, e che ben si presta a fare da contraltare alla Milano periferica, violenta e ostaggio della malavita nella quale l'ora commissario si è fatto le ossa.
A salvare Valtorta da un destino apparentemente già scritto è stata proprio la polizia, "il nemico", e la consapevolezza di essere sì arrivato troppo tardi per salvare il fratello dala droga e dal brutto giro in cui era finito, ma non per dedicare la vita ad assicurare un posto al fresco a ogni criminale abbastanza sfortunato da incrociare il suo cammino.
Se non fosse che, ancora oggi, Valtorta fatica a soffocare sensi di colpa, rimpianti e rimorsi per la persona che è stato, quando il suo nome era "Serpente" e incuteva paura, oltre che rispetto, nelle stesse persone che ora fa di tutto per arrestare.
Sarà proprio il sopraggiungere di due casi (ma saranno davvero due casi distinti?) molto diversi a risvegliare in lui non solo i ricordi di un passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle, ma anche un lato di sè che credeva di aver seppellito per sempre.

E no, non vi dico altro sull'indagine di Valtorta, perchè se no che gusto c'è?
Voglio dirvi, però, qualcosa su questo protagonista diviso tra passato e presente, conscio di dover e voler lottare anche quando non sa bene "per cosa", ma del resto glielo diceva anche suo padre, che «nel fuoco della lotta incerta si fanno gli uomini».
Questo monito (una cui parte costituisce il titolo del romanzo) accompagna Valtorta pagina dopo pagina, difficltà dopo difficoltà, ed è sicuramente un messaggio che il lettore porta con sè anche a lettura ultimata.
Non è facile, all'inizio, cogliere ogni sfumatura di quest'uomo dal passato criminale e ora commissario puntiglioso e determinato, ma Ivan Brentari riesce a stimolare la curiosità dei lettori capitolo dopo capitolo, e a farli affezionare - nonostante il contesto ben poco romantico della vicenza - a «Alessandro, ovvero Serpente, ovvero Valtorta, [...] quello che aveva finito bene ragioneria senza mai aprire un libro. Quello che capiva sempre le cose prima degli altri, in maniera naturale. Quello che si faceva di eroina ma controllava la cosa. Quello per cui le ragazzine delle case popolari si mettevano in fila dopo aver preso il numerino. Quello che aveva stregato Gerlando Piscopo, il boss di Corvetto, uno che lavorava per conto della gente di Napoli. Stupefacenti & racket delle case popolari.»
La sua velocità di pensiero, la sua capacità di analisi, il suo essere contemporaneamente guardia e ladro in quella che sembra, a tratti, una partita all'ultimo sangue dall'esito tut'altro che certo, lo rendono un protagonista perfetto non solo per questo romanzo, ma per una serie di indagini che seguirei con il fiato sospeso, dalla prima all'ultima.
Non so se sia nelle intenzioni dell'autore realizzare un progetto simile, ma da lettrice non posso far altro che augurarmelo perchè aspetto già un ritorno di Valtorta sulle scene (del crimine, ça va sans dire).

Mi ha colpita da subito la scrittura quasi cinematografica di Ivan Brentari, e scoprire che dal suo lavoro precedente ha tratto anche una pièce teatrale non mi ha stupita: non sono molti gli autori capaci di costruire una scena trascinando il lettore al suo interno, ma lui ci riesce.

A dare forza e spessore a "Nel fuoco si fanno gli uomini" è, sicuramente, anche il forte legame con l'attualità: dal dilagare della criminalità nelle periferie, ignorate dai riflettori perchè non abbastanza sfavillati, all'emergere di una Milano che è sì una metropoli glam ma anche una città piena di lati oscuri, che troppo spesso si sceglie di non raccontare.
C'è un mondo del lavoro spesso più corrotto della malavita stessa, c'è una giustizia che non arriva e c'è la tentazione di farsi giustizia da sè, c'è una città con ancora molte storie da raccontare... e vite da salvare.
Ivan, se sei in ascolto, cogli il non tanto subliminale messaggio ;)

Consigliatissimo ai milanesi (e non solo), ma soprattutto agli amanti di storie ricche di ombre e personaggi capaci di svelarsi lentamente, senza mai mostrare del tutto la loro vera natura e stupendo il lettore in più di un'occasione.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3