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venerdì 24 aprile 2020

GO FeST! Un'intera giornata dedicata alle serie TV

FeST - Il Festival delle Serie TV ha colpito ancora! Stavolta si allea con Tlon, importante progetto di divulgazione filosofica, organizzando domenica 3 maggio GO FeST!, un’intera giornata dedicata proprio alle serie tv: non solo come fonte di intrattenimento, ma anche di conoscenza e riflessione sul reale.


È il primo evento interamente online dedicato alla serie tv: non è emozionante?!
GO FeST! si svilupperà su palchi diversi con due programmi paralleli.
Da un lato ci sarà il virtual stage, in cui gli ospiti della giornata si alterneranno in diretta streaming per affrontare numerose tematiche trasversali legate al mondo della serialità. Il virtual stage vivrà su un sito dedicato a GO FeST!, ma anche sui canali Youtube e Facebook di Tlon e FeST.
Dall’altro lato, si accenderanno anche i Live IG stage - che si potranno seguire sui canali Instagram di FeST, Tlon e su quelli Instagram ufficiali dei singoli ospiti - in cui influencer, giornalisti, attori e cantanti si attiveranno con dirette.

«Si parla spesso - oggi più che mai - di serie tv come forma di evasione ma le narrative pensate per i piccoli schermi possono, invece, aiutarci a riflettere sulle molte sfaccettature e complessità della realtà. Generare cultura, consapevolezza e comunità attorno al fenomeno della serialità televisiva è il lavoro che da sempre ci proponiamo di fare con Il Festival delle Serie TV», commenta Marina Pierri, co-ideatrice e direttrice artistica di FeST.
Andrea Colamedici e Maura Gancitano di Tlon hanno aggiunto che «le serie tv sono i nuovi miti: è fondamentale parlarne insieme per capire chi siamo e chi vogliamo diventare.»

GO FeST! sostiene anche Indifesa, progetto di Terre des Hommes, legato alla tutela delle violazioni dei diritti delle bambine e delle ragazze.

Il programma di Go FeST! sarà svelato nei prossimi giorni.

Tanti i partner che parteciperanno al progetto, tra cui NeN, il primo fornitore di energia 100% nativamente digitale e 100% green sul mercato italiano, che risponderà alla domanda "quanto consumano le serie TV?". Tra i partner tecnici che renderanno possibile l’evento D&D e Playground.

Seguite Go FeST! sul sito dedicato, ma anche sul sito di FeST - Il Festival delle Serie TV, su Facebook e su Instagram. Sarà possibile seguire l'evento anche dal sito di Tlon, dalla loro pagina Facebook e su Instagram.

sabato 13 ottobre 2018

[FEST] Butterfly: incontro con lo showrunner Tony Marchant, Francesca Vecchioni (Diversity Lab) e Luca Bersaglia (FOX)

Diversità è sicuramente una delle parole chiave di questa prima edizione di FEST - Il festival delle serie tv, insieme a rappresentazione.
Vanno di pari passo, in fondo, e non poteva esserci serie migliore di Butterfly, da presentare in anteprima assoluta, prima ancora del debutto inglese.
Sul palco insieme a Marina Pierri e Giorgio Viaro, lo showrunner della serie Tony Marchant, Francesca Vecchioni (Diversity Lab) e Luca Bersaglia (Fox).


Tra i drama più attesi della stagione invernale, Butterfly è una serie creata e firmata dallo sceneggiatore premio BAFTA Tony Marchant. Racconta la complessa relazione che vive una coppia di genitori separati, Vicky (il premio Emmy Anna Friel) e Stephen (Emmett J. Scanlan), che si trova ad affrontare la richiesta di avviare il processo di cambio di sesso da parte del figlio minore Max (Callum Booth-Ford), che fin da piccolissimo si sente una bambina intrappolata in un corpo maschile.
Sarà trasmessa da FoxLife a dicembre, e partiamo da qui: scoprendo perchè FOX ha scelto di puntare su questa serie.
Lo scopriamo insieme a Luca bersaglia, che sottolinea come Butterfly sia, prima di tutto, una serie tv splendida dal punto di vista tecnico e mravigliosamente interpretata da ognuno degli attori coinvolti. Suo punto di forza è «la delicatezza con cui è stato affrontato il tema della transizione.»
Butterfly rappresenta qualcosa di nuovo, che racconta la transizione in età infantile e in un'ottica famigliare. Sicuramente trasmettere questa serie si traduce in una presa di posizione, ma è una posizione a favore della diversità che FOX ha sempre preso.

Giorgio Viaro si rivolge direttamente a Tony Marchant, per scoprire come sia nato il progetto, ricordando al pubblico che la serie nasce da esperienze di vita reali.
«Ho iniziato recandomi presso Mermaids, un'organizzazione che si occupa di fornire assistenza ai bambini e alle famiglie durante il periodo difficile della transizione» spiega Marchant.
«Ascoltare le loro storie mi ha offerto molti spunti, ma non solo. Mi ha insegnato a parlare del tema con la giusta delicatezza: era un tema che comportava una responsabilità enorme, e ho ritenuto giusto documentarmi il più possibile prima di scrivere la sceneggiatura.»



Un aspetto importante che Tony Marchant mette in evidenza è il ruolo di Butterfly nello sfatare i miti sulla transizione, molto diffusi e molto epricolosi.
Prima tra tutti, la convinzione che la transizione in età prepuberale sia un processo affrontato con leggerezza. Che basti che un bambino esprima una preferenza e via, i genitori sono immedatamente d'accordo e nel giro di po tempo la transizione è compiuta. Non funziona così, ed è pericoloso crederlo.
Un altro punto di scontro è stata la scelta di non utilizzare un preadolescente in transizione per il ruolo: è una cosa sulla quale abbiamo riflettuto a lungo, ma ogni psicologo e medico consultato ce lo ha sconsigliato proprio perchè si sarebbe tradotto nel costringere un ragazzino in transizione a vivere sotto ai riflettori questa delicatissima fase della sua vita. È un processo doloroso, difficile, intimo: non sarebbe stato corretto.
Ad aiutarmi a trovare il linguaggio giusto per scrivere la mia sceneggiatura è stata la CEO di Mermaids, perchè sembra un aspetto frivolo ma persino i pronomi vanno usati nel modo giusto.
È importante non sbagliare.

E proprio pensando al tema trattato, è inevitabile chiedersi quale sia il target di riferimento di una serie come Butterfly. Per Francesca Vecchioni «sarebbe limitante ridurre il target alla comunità LGBTQ+ perchè il tema della transizione ha a che fare con le grandi domande che ci si deve fare oggi. Domande culturali su chi siamo, cosa siamo dentro e fuori, se riusciamo o meno a far combaciare ciò che siamo con ciò che rappresentiamo. In questo senso, Butterfly parla a tutti: ai ragazzi, alle famiglie, agli adulti.»
Si dice d'accordo Luca, che offre un meno «corollario tecnico a ciò che ha detto Francesca. Butterfly è una serie per tutti, e anzi, nasce proprio per parlare a tutti. Basti pensare che, in Inghilterra, andrà in onda in prima serata su un canale in chiaro, visibile a tutti.»

Famiglia, crisi generazionale, bullismo sono solo alcuni dei temi che Butterfly porta sul tavolo della discussione. È fondamentale che a trattarli siano soprattutto i prodotti della serialità ad alta diffusione, come suggerisce Giorgio Viaro. È sicuramente così per Francesca Vecchioni, che sottolinea come
«tutto ciò che vediamo è rappresentazione di ciò che siamo: la nostra società è eterogenea, e deve essere rappresentata come tale. La prima matrice della discriminazione è la paura, e la paura nasce dalla non conoscenza. Ogni volta che una perosona o una situazione non viene rappresentata, non si diffonde conoscenza al riguardo, e si alimenta la paura dell'incomprensibile.»
Ed è proprio questa l'aspettativa di Fox su Butterfly, aggiunge Luca Bersaglia: aumentare la consapevolezza. «Le cose bisogna conoscerle, così si evita di allontanarle e osteggiarle. Butterfly aiuta a conoscere una realtà che può essere concepita come lontana dalla nostra. La transizione esiste, e bisogna parlarne.»

FEST continua, con i prossimi panel e proiezioni in anteprima!

Le tappe precendenti:
Girls Just Wanna Binge-Watch: qui
Scrivere e interpretare le donne di Gomorra - La Serie e Il Miracolo: qui
La prima puntata di The Romanoffs in anteprima: qui
BABY - incontro con i registi Andrea De Sica e Anna Negri, il collettivo GRAMS e il produttore Nicola De Angelis: qui
Incontro con Bradley James e Aurora Ruffino per I Medici - Lorenzo il Magnifico: qui
ELITE: incontro con i protagonisti Ester Expòsito e Jaime Lorente: qui

giovedì 11 ottobre 2018

[FEST] Girls Just Wanna Binge-Watch

Si aprono le porte di FEST, il festival delle serie tv nato da un'idea di Marina Pierri e Giorgio Viaro che animerà Santeria Social Club a Milano dall'11 al 14 ottobre, e lo si fa con un panel al femminile, animato dalle voci entusiaste e frizzanti di Valentina Ariete, Eva Carducci e Gabriella Giliberti.


Girls Just Wanna Binge-Watch l'accattivante titolo (e ammettetelo: lo avete letto cantando), e il tema è uno dei più attuali: come le serie tv hanno cambiato e stanno cambiando il ruolo delle donne che lavorano dietro le quinte delle produzioni cinematografiche e televisive.

«Merito delle serie degli ultimi anni è quello di capovolgere gli stereotipi. Basta pensare a Glow» suggerisce Gabriella Giliberti, «che ribadisce quanto non si parli più di una donna-femme fatale, ma di donne vere. Nel bene e nel male (come nel caso di The Handmaid's Tale, che denuncia lo stupro e la violenza). Più forti e provocatorie non solo le sceneggiature, ma soprattutto le showrunner e le attrici, che hanno alzato la voce anche in occasione del movimento #MeToo.»

«Showrunner più famosa è sicuramente Shonda Rhimes» interviene Eva Carducci, «la prima ad aver offerto la possibilità di diversificare la figura femminile staccandosi nettamente dagli stereotipi alla Sex & The City. Rhimes ha saputo creare figure femminili dalle mille sfaccettature, più autentiche in cui riusciamo davvero ad identificarci.»


«E non dimentichiamo che, fino a pochi anni fa, i ruoli complessi per le donne mancavano, sia al cinema che in televisione. Lo scopo di molte attrici era essere, semplicemente, attraenti» sottolinea Valentina Ariete, raccontando un aneddoto su Thandie Newton costretta a recitare un'intera scena a seno scoperto, senza che la cosa avesse un senso al di là del mostrarne le curve.

La discussione continua, tra un veloce dibattito sui premi e sulla percentuale di vittorie al femminile (sono poche? Sono strumentali? È ancora corretto parlare di vittorie al femminile, o dovremmo limitarci a parlare di vittorie?), e un momento-verità sulla competizione al femminile perchè «nessuno gioca sporco come una donna!», anche in casi in cui fare rete sarebbe la scelta vincente.

Si chiude con la consapevolezza che «non bisogna discriminare nè sul genere nè sui generi», come sottolinea Eva Carducci, «perchè si fanno ancora troppe differenze, e si dà ancora troppo spazio a stereotipi e falsi miti.»

FEST continua: prossima tappa, l'incontro Scrivere e interpretare le donne: Gomorra - La Serie e Il Miracolo. Trovate la cronaca qui.

martedì 2 ottobre 2018

The IT Crowd: diverte ancora dopo dodici anni?

Si fa presto a dire IT.
Sì, proprio loro: i tecnici che chiamate quando il votro computer non funziona come dovrebbe, e che con pazienza vi guidano attraverso ogni procedura, anche la più elementare.
Li abbiamo chiamati tutti in preda al panico almeno una volta nella vita, ma i sicuro non erano divertenti quanto Moss e Roy, protagonisti di The IT Crowd, sitcom britannica scritta da Graham Linehan e prodotta da Ash Atalla, diponibile su Netflix.

Trasmessa da Channel 4 tra il 2006 e il 2010 (più un episodio speciale nel settembre 2013), The IT Crowd è ambientata negli uffici della Reynholm Industries, società londinese guidata da Douglas Reynholm, uomo di dubbia moralità che strappa ben più di un sorriso durante la visione.
Nel seminterrato, isolati dal resto dei reparti aziendali, lavorano (non troppo, va detto), Moss e Roy, unici dipendenti del reparto IT.
Il loro luogo di lavoro ricorda un magazzino abbandonato, e il livello di disordine e sporcizia sono a dir poco allarmanti, ma i due sembrano esserne del tutto inconsapevoli.


Moss (Richard Ayoade) e Roy (Chris O'Dowd) sono geek incapaci della benchè minima interazione, nonchè disprezzati, ignorati e considerati dei perdenti dal resto dei dipendenti della Reynholm Industries. Roy si vendica ignorando il telefono con la speranza che smetta di squillare, e nel fare ricorso a un messaggio registrato che ripeta a ogni ignaro interlocutore le stesse domande, da «Ha provato a spegnerlo e riaccenderlo?» a «Sicuro sia collegato alla presa?».
Una curiosità: indossa una T-shirt nerd diversa in ogni episodio, sfidando il pubblico a riconoscerne riferimenti o apprezzarne l'ironia.
Moss è un genio, ma solo riguardo tutto ciò che attiene la tecnologia o la scienza: si rivela incapace, invece, di risolvere problemi semplici, della vita di ogni giorno.

Ma al fianco di Moss e Roy c'è anche Jen (Katherine Parkinson), che non sa nulla di computer e che ha una personalità non proprio cristallina, ma che finisce per affezionrsi davvero ai due imbranati che si trova a dirigere.
Il suo ruolo sarebbe quello di gestire le relazioni dei due tecnici con il resto dell'azienda, cosa che non sempre le riesce. Non ha molta fortuna nemmeno in amore, e nel corso delle quattro stagioni la si vede alla prese con uomini di ogni tipo.

The IT Crowd funziona? Sì e no.
Funzionano gli attori, ma set e montaggio tradiscono un budget ridotto (e nel caso non lo fosse, speso male), rendendo forzati molti sketch.
Assolutamente da vedere in lingua originale, per evitare il fastidioso doppiaggio di Moss.
Risente del tempo passato, ma ha un delizioso sapore retrò: la puntata dedicata al social network "del momento" che permette di ritrovare i vecchi amici e comunicare con loro, vede i tre protagonisti alle prese con messaggi a tutte le ore, inviti a provare odiosi videogiochi e tutto ciò che, sostanzialmente, si affronta su Facebook anche nel 2018. Più attuale di così non si può.

È sicuramente una di quelle serie che Netflix permette di scoprire quando fanno capolino tra i consigli della piattaforma, e il numero ridotto di puntate (sei a stagione, di 24 minuti ciascuna) permette di godersele in un'unica, divertente maratona.
Preparate i popcorn!