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martedì 29 gennaio 2019

"La donna col cappotto di pelliccia" di Sabahattin Ali

La donna col cappotto di pelliccia è un romanzo turco del 1942 a lungo dimenticato.
Il capolavoro di Sabahattin Ali (Fazi Editore) è tornato in auge solo negli ultimi anni ma, ristampato in milioni di copie, è divenuto un vero oggetto di culto non solo in Turchia. Acclamato da pubblico e critica, è ormai considerato un classico, ora disponibile in una nuova, elegante edizione.
Quale momento migliore per parlarne?


Quando ad Ankara, negli anni Trenta, un giovane conosce sul posto di lavoro Raif Effendi, viso onesto e sguardo assente, è subito colpito dalla sua mediocrità. Man mano che i due entrano in confidenza, questa prima impressione non fa altro che ricevere conferme: schernito ed evitato da tutti sul lavoro, Raif viene maltrattato persino dai suoi familiari. Quale può essere la ragione di vita di una persona simile? Qual è, se c'è, il segreto dietro una vita apparentemente inutile?
Il taccuino di Effendi, consegnato in punto di morte al collega, contiene le risposte, raccontando una storia tutta nuova: dieci anni prima, un giovane e timido Raif Effendi lascia la provincia turca per imparare un mestiere a Berlino. Visitando un museo, rimane folgorato dal dipinto di una donna che indossato un cappotto di pelliccia, e ne è così affascinato che per diversi giorni torna a contemplare il quadro. Finché una notte incrocia una donna per strada: la stessa donna del dipinto. Maria.
Un incontro che gli sconvolgerà la vita.

Un protagonista, Raif, difficile da dimenticare. Un sognatore, idealista e allo stesso tempo costantemente deluso da una realtà che non si rivela mai all'altezza delle sue fantasticherie.
Se è vero che «nulla al mondo può mai eguagliare le meraviglie che riusciamo a evocare nella nostra mente», è altresì vero che spesso la realtà supera la fantasia.
Nel suo caso, la realtà si traduce in un incontro apparentemente impossibile con la protagonista di un dipinto impossibile da scordare, e in una storia d'amore tra le più appassionate mai raccontate.

La stessa Ankara è piena protagonista del romanzo, e leggere La donna col cappotto di pelliccia equivale a fare un viaggio nel tempo e nello spazio, sulle tracce di un mondo che in parte non esiste in più, in parte si è trasformato, ma che non ha mai smesso di essere affascinante.


Del suo autore, Sabahattin Ali, non si sa molto, se non che è stato ucciso all'età di 41 anni dalla polizia politica, intento ad attraversare in segreto il confine con la Bulgaria, e non si può negare che l'alone di mistero che circonda la vita del suo autore sia stata una delle ragioni che hanno portato le nuove generazioni a riscoprirne quest'opera, e farne una lettura imprescindibile.

La donna col cappotto di pelliccia piacerà anche alle lettrici più romantiche, che troveranno la storia d'amore senza tempo di Raif e Maria ben più stimolante del tripudio di ragazzotti tatuati e ingenue donzelle che affolle gli scaffali delle librerie: consigliato per avvicinarsi alla letteratura anni Quaranta - non sempre accessibile - e a quella turca, spesso sconosciuta.


La donna col cappotto di pelliccia di Sabahattin Ali (Fazi Editore) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.

venerdì 14 settembre 2018

Confessioni di un neet: intervista a Sandro Frizziero

Sapete chi sono i neet? Se ne parla poco, fatta eccezione per qualche articolo tappabuchi sulle testate web, ma quella dei neet è forse la categoria di individui più a rischio: sono coloro che non studiano, non lavorano e non cercano attivmente di fare nessuna delle due cose. Sono quelli che hanno gettato la spugna, delusi da una società che non include e da un mondo del lavoro che certo non facilita l'avvio di una carriera professionale.
Di loro (e non solo) parla anche "Confessioni di un neet", romanzo d'esordio di Sandro Frizziero (Fazi Editore), ed ecco cosa ci ha raccontato l'autore sul suo romanzo, la scrittura e l'umorismo.

Nel tuo romanzo, racconti una categoria di persone spesso trascurate dalla cronaca e dalla stampa: si parla di disoccupazione e di studenti, o di cervelli in fuga, ma non di chi non rientra in nessuna di queste caselle.
Pensi che derivi anche da questa mancanza di considerazione l’alienazione del Neet?
Ogni Neet si sente solo, questo è sicuro. Che faccia una vita da hikikomori, che decida cioè di rinchiudersi in camera davanti al pc, o che ami bighellonare in città andando da un bar all’altro, magari giocando al videopoker, il Neet si sente solo e poco considerato. Certo, qualcuno potrebbe sostenere che questa sua particolare situazione sia il risultato, oltre che di scelte fallimentari, anche di una certa indolenza, ma generalizzare è sbagliato. Alcune persone, con delle sfortunatissime se non tragiche storie alle spalle, meriterebbero certamente più empatia e comprensione.

Quello del social network usato per proiettare una versione fasulla e diversa di se stessi sul mondo è un tema caldo, anzi, caldissimo. Credo che sia facile per i lettori ritrovare, nel “tuo” Neet, almeno un paio di punti di contatto. Ma come ci si accorge che, a forza di fingere, si sta perdendo di vista il nostro io vero? Qual è il punto di rottura?
Nel momento in cui ci poniamo in relazione con gli altri in un certo modo fingiamo, tentiamo di costruirci un’immagine di noi stessi che corrisponda alle nostre aspirazioni e ai nostri modelli. Ciò avviene attraverso l’abbigliamento, il modo di parlare, la gestualità. Nei social questa dinamica è più evidente e più intenzionale. La “vetrinizzazione” di cui ha scritto il sociologo Vanni Codeluppi, è, contemporaneamente, esposizione dei momenti più intimi della vita e una sorta di marketing di se stessi. Tuttavia non è detto che il nostro “io vero” sia quello al di fuori dei social. Pensiamo a una persona pacata, educata nel parlare, apparentemente rispettosa degli altri che poi, una volta a casa, si lascia andare a commenti razzisti sui social. Qual è il suo “vero io”?


Il tema della responsabilità, nel tuo romanzo, è affrontato da un punto di vista interessante. Se all’inizio è facile pensare che sia il Neet a non volere impegni, è facile anche cambiare idea leggendo, e realizzare che la sua, in fondo, è una reazione al mondo esterno che non si prende nessuna responsabilità nei suoi confronti.
È una sensazione comune a quella dei precari, dei lavoratori con contratti fantasiosi che portano a tutto tranne che all’assunzione, e dei disoccupati.
Riesci a vedere, nel futuro, un momento in cui ci assumeremo più responsabilità in questo senso, o pensi che la strada sia ancora lunga?
Ho pensato a un personaggio del genere proprio per creare nel lettore un sentimento di attrazione e repulsione. Lui è antipatico, misantropo, fatalista, nichilista; sembra che la situazione difficile di cui è vittima sia in gran parte il risultato delle sue scelte. Proseguendo la lettura, cercando di andare oltre le sue boutade, però, bisogna riconoscergli una certa intelligenza, una certa capacità di demistificare i luoghi comuni, i valori su cui basiamo la nostra vita e che sono tutt’altro che immodificabili. Mi piacerebbe, dunque, che questo personaggio facesse nascere, più che un senso di empatia, alcuni dubbi in chi lo incontra nel mio romanzo.
Non sono un esperto del mercato del lavoro, ma ciò che vedo parlando con molti giovani è che sempre più alcune logiche di sfruttamento vengono accettate come se fossero normali, pienamente giustificabili nell’ottica del guadagno. L’incremento dei cosiddetti “lavoretti”, a cui molti si aggrappano per vivere, non mi lascia davvero ben sperare. Bisognerebbe recuperare il ruolo sociale del lavoro, ma sul come e sul quando non posso fare previsioni.

A rendere il tuo libro una lettura da consigliare è anche il tuo uso singolare dell’ironia, e quindi ti chiedo: qual è il tuo rapporto con l’umorismo, e quanto è difficile essere divertenti scrivendo?
Maneggiare il registro dell’ironia è difficilissimo e non sempre è un’operazione destinata al successo. L’ironia, soprattutto quando è sottile, può essere difficile da comprendere perché non tutti colgono le provocazioni e spesso si rischiano fraintendimenti e incomprensioni. D’altronde, ironia e umorismo producono uno spazio interessante tra il significato letterale di un testo e il suo contenuto che permette di aprire prospettive nuove.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere a chi scoprirà il tuo romanzo, e a tutti i Neet là fuori?
Il mio romanzo non ha certo l’ambizione di trasmettere un messaggio, soprattutto edificante, al lettore; e neppure mi sento in grado di giudicare la vita e le scelte degli altri. Posso solo dire a chi si sente sfiduciato, soprattutto se molto giovane, che ognuno trova la propria strada, prima o poi. Senza cadere nella facile retorica del successo a tutti costi, del mettersi in gioco, del credere ai propri sogni (che poi è quella che canzono nel libro), occorre credere che con pazienza e sacrifici qualcosa di buono si possa costruire e, dal mio punto di vista, ciò è vero proprio perché il momento storico è difficile. Sarei felice se, leggendo le paradossali e deliranti invettive del protagonista, il lettore vi riconoscesse qualcosa di vero, un’ulteriore chiave di lettura della realtà a cui magari non aveva pensato.

Confessioni di un neet di Sandro Frizziero (Fazi Editore) è in libreria.

lunedì 18 giugno 2018

Intervista a Francesco Muzzopappa su "Heidi", la televisione e gli autori del cuore

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite speciale: Francesco Muzzopappa, appena tornato in libreria con "Heidi" edito Fazi Editore (brossurato a 15€):
Hotel da incubo, Malattie imbarazzanti, Non sapevo di essere incinta e Sepolti in casa non bastano. Ormai la tv chiede sempre nuovi format, sempre più paradossali, sempre più surreali. Succede anche in Videogramma, un’azienda di contenuti in cui da anni lavora Chiara, trentacinquenne milanese, direttrice casting, single, irrisolta, piena di paure e ossessioni. Il nuovo capo, detto lo Yeti, chiamato anche per operare dei tagli, costringerà tutti i dipendenti a proporre format innovativi, pena il licenziamento immediato. Ma la situazione per Chiara si complica quando suo padre, Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva, viene cacciato dall’ospizio in cui è ricoverato perché ormai ingestibile. In attesa di trovare una nuova sistemazione, Chiara lo terrà in casa con sé. La convivenza però non sarà facile: lui la scambia da sempre per Heidi, il cartone animato che seguivano insieme quando lei era piccola. Tutto il suo mondo è popolato di caprette, monti e Peter. E Peter verrà ribattezzato anche il ragazzo trovato da Chiara per stare col padre quando lei è al lavoro, un giovane premuroso e preparatissimo che si prenderà cura dell’uomo fino a diventare insostituibile. Quando Chiara si troverà in difficoltà alla Videogramma, per le pressanti e impossibili richieste dello Yeti, sarà proprio questa sua nuova strampalata famiglia a darle una mano e, come per magia, tutto si risolverà per il meglio, non senza inaspettati e imprevedibili sviluppi.

Ho avuto la possibilità di leggere in anteprima "Heidi", divertendomi moltissimo, ed ecco cosa mi ha raccontato l'autore in occasione dell'uscita!

Com'è nata la storia di HEIDI?
Misurando lo stato di salute della TV che normalmente guardo. Il grottesco di certi programmi sui canali specializzati. L’ho cucita insieme a una storia emotivamente più alta. Le tessere, magicamente, si sono incastrate alla perfezione.
Impossibile non partire da Chiara, trentacinquenne ovviamente irrisolta, ovviamente single, ovviamente con ben più di un grattacapo a livello lavorativo. Chiara rappresenta una generazione intera, alla quale spesso resta davvero solo da "riderci su", cercando di non perdere almeno la capacità di ironizzare.
Da trentenne (e più o meno nella stessa situazione lavorativa e sentimentale di Chiara, ehm...) ti chiedo: l'ironia ci può salvare? E da autore, quanto è difficile bilanciare umorismo e ironia con i temi non sempre facili che scegli di affrontare?
Hai ragione quando dici che, finché possibile, bisognerebbe non perdere la capacità di sdrammatizzare, di non prenderci sul serio. Occorre uno sguardo lucido sul mondo e su se stessi, per reagire con ironia. Descrivo sempre personaggi rincorsi dalla sfiga che riescono, sulla lunga distanza, a correre più di veloci lei e vincere. La sfiga presuppone sempre una possibilità di riscatto. Ed è su questo che costruisco le mie storie.

Il rapporto tra Chiara e Massimo è un rapporto padre-figlia non certo facile: i loro ruoli si sono rovesciati, da quando è lei a occuparsi di lui, e spesso la confusione esistenziale di lei e quella mentale di lui sembrano andare di pari passo, con risultati imprevedibili.
Da dove è nata la scelta di raccontare questa particolare realtà?
La nostra quotidianità è composta da problemi reali e problemi creati apposta per rendere il mondo un posto peggiore. Sui problemi reali c’è poco da fare: il destino si accanisce e non possiamo fermarlo. Sui problemi “causati” si può lavorare. Mi piaceva raccontare per l’appunto una storia in cui un impedimento reale entra a gamba tesa su un assurdo ricatto lavorativo e lo polverizza, rendendo tutto immediatamente ridicolo. La chiave utilizzata nel testo (l’estrema delicatezza, spero si colga) mi ha aiutato a superare incidenti contenutistici (spero).

Il mondo della tv che emerge dal tuo romanzo fa sicuramente divertire, ma inquieta anche un bel po': difficile pensare senza un po' di paura alla direzione che sta prendendo l'intrattenimento, con format sempre più assurdi e che, nonostante questo, catturano il pubblico. 
Qual è il tuo rapporto con la tv (cosa guardi, cosa non riesci proprio a guardare, ecc.)?
La finale del Grande Fratello quest’anno ha raggiunto una audience di circa 4 milioni di persone, contro una partita dell’Italia. Si è detto “grande successo” e va benissimo, ma in Italia siamo in 60 milioni, circa, e 4 milioni è niente, pulviscolo. Ci sono 54 milioni di Italiani che, quella sera, hanno preferito guardare o fare altro. Non è stato dunque, tutto sommato, un grande successo: i ragazzi ormai guardano Youtube, la mia generazione si sta orientando sulle serie (il più delle volte estere, gran bei prodotti, confezionati con intelligenza). Davanti alla tv generalista restano i cosiddetti “telemorenti”, così chiamati da Boncompagni, che meriterebbero programmi più stimolanti. Gli ascolti altissimi si fanno ormai solo per i grandi eventi e le disgrazie. Di cronaca nera la TV abbonda, ma di grandi eventi se ne vedono pochi. Pare sia il tempo dei freak bidimensionali sbattuti in prima serata per generare insulti, scazzottate e impennate social. Forse ce lo meritiamo. Evidentemente non abbiamo gli anticorpi per cambiare le cose, nè noi spettatori, nè i dirigenti televisivi. Andare in discesa è molto più facile che risalire la china. Per fortuna ci sono anche i libri.

Non solo scrittura, ma anche lettura: quali sono i suoi libri e autori del cuore, e se li hai, quali sono i libri e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittura?
Molti. Ho scoperto all’università Swift e Sterne. Amo le cose di Douglas Coupland e Will Self. Adoro Wodehouse, Sedaris e Shteyngart. Mi piace l’umorismo di stampo britannico ed ebraico. Leggo in lingua molta narrativa estera, David Rakoff e altri. Mi piacciono gli autori poco ortodossi che sappiano maneggiare bene sia la leggerezza (faccenda complicatissima) che la complessità umana.
Restate in nostra compagnia anche domani, con l'ultima tappa di questo blogtour ricco di contenuti che un po' vi faranno venire voglia di correre in libreria, e un po' vi sfideranno ad accendere la tv e scoprire programmi assurdi dei quali ignoravate l'esistenza (io sono ancora traumatizzata da quando ho acceso per sbaglio su Malatttie imbarazzanti tre anni fa, e mi sono beccata la vedova che mangiava le ceneri del marito morto. Esatto, le conservava in una scatola di cereali e le mangiava. Mi sento male ancora adesso, a ripensarci).
Non stupisce che io non abbia la tv da un anno e non ne senta la mancanza, vero?

Invece il romanzo di Francesco Muzzopappa fa solo stare bene, quindi tutti in libreria!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 4 aprile 2018

"Io qui, tu là" di Mauro Zucconi: l'amore, tra aspettative e realtà

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Io qui, tu là" di Mauro Zucconi, edito Fazi Editore (brossurato a 16€):
Eugenio è uno scrittore la cui prima aspirazione è sempre stata quella di essere felice. A trentacinque anni, però, si ritrova stretto in una relazione frustrante, non ha veri amici, è sempre più solo, senza speranze né prospettive. Da troppo tempo ormai vive una storia soffocante con Addolorata: i due si disprezzano, stanno male insieme, ma non riescono a prendere l'unica decisione che sarebbe opportuno prendere, quella di lasciarsi. A salvare Eugenio dallo sconforto e dall'apatia che ormai caratterizzano le sue giornate è l'incontro telematico con un'intraprendente lettrice, nonché sua ammiratrice, che grazie a uno scambio di email dapprima sporadico, poi sempre più intenso, riuscirà a strappare il protagonista alla sua cronica insoddisfazione, dandogli motivo di rinnovare la sua voglia di vivere nella ricerca della felicità. Il vero amore alla fine soppianterà quello malato, portando la storia a un lieto fine che poteva non essere così scontato. I complicati meccanismi che regolano l'attrazione tra uomini e donne, portando spesso a fraintendimenti e inganni, sono al centro di questo libro che è un po' trattato filosofico, un po' diario di vita vissuta.

Un romanzo sull'amore, sul matrimonio, sulle aspettative e su quella che, invece, è la realtà quotidiana in cui si rischia di scivolare giorno dopo giorno senza accorgersene, per poi ritrovarsi bloccati nelle sabbie mobili della frustrazione, apparentemente senza possibilità di scampo.
Ed è proprio una riflessione in questo senso che mi ha suscitato la lettura di "Io qui, tu là".

Eugenio, a trentacinque anni, è il perfetto esempio delle aspettative tradite.
È incastrato in una relazione infelice da troppo tempo, con una persona che non vede l'ora di salutare appena la vede, e forse qualcun altro avrebbe rotto da tempo.
Ammetto che ho fatto molta fatica a capire perchè Eugenio fosse ancora insieme ad Addolorata, visto lo zero entusiasmo con il quale andava a trovarla e la scarsa capacità di essere contenta di lei.
Ma se lei è una scontenta cronica, figlia di scontenti cronici, lui è un ottimista ad oltranza: nel profondo del cuore, in lui è sempre viva la speranza di poter migliorare la cose.
Anche quando è oggettivamente impossibile, anche quando non ne vale la pena.

Cosa fai quando la realtà è tanto, tanto peggiore (so che non è il massimo, linguisticamente parlando, ma mi serve enfatizzare il concetto) delle tue aspettative?
Quando sogni l'amore che ti fa dormire stretto a lei anche se ci sono quaranta gradi, e invece ti trovi con un rapporto in cui dormi benissimo a cinquanta km di distanza?
Personalmente, ho resistito solo sei mesi in una relazione che era troppo lontana dalle mie aspettative: quando è stato evidente che ero più felice quando non eravamo insieme di quando lo eravamo, ho capito che era il momento di lasciarlo libero.
Però capisco anche che, in uno stato di perenne insoddisfazione, ci si possa adagiare.
Che possa diventare un'abitudine, vivere un amore che non dà alcun piacere ma, al contrario, dà solo seccature, e che sia questo, quello che succede ad Eugenio.

Certo, anche nella sua vita arriva qualcosa che riesce a scuoterlo da questa situazione di non-azione e di profonda frustrazione: Viola.
O meglio, la voce di Viola, in forma scritta, una lettera alla volta.
Anche lei incastrata in una relazione da ormai dieci anni, con un uomo che non è cattivo, semplicemente non è giusto per lei, e vivendo in un paese fa davvero fatica a rompere quella che ormai è un rapporto consolidato agli occhi di tutti.
"Io qui, tu là" è la storia di due persone incastrate che, insieme, riescono a liberarsi... prima di tutto, dalle aspettative tradite. E a costruirsene di nuove, più realistiche e, forse, proprio per questo, non destinate ad essere disattese.
Recuperate i contenuti realizzati dai miei colleghi sempre sul pezzo, in particolare la bellissima intervista di Azzurra su "Silenzio sto leggendo" che trovate proprio qui: volevo saperne di più sull'autore, e lei è riuscita a soddisfare quasi ogni mia curiosità.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 17 novembre 2017

"Il grande Grabski" di Marco Rinaldi: cinque motivi per leggerlo!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il grande Grabski" di Marco Rinaldi, edito Fazi Editore (brossurato a 16€):
Maurizio, quarant'anni, cuoco sopraffino, è un uomo fondamentalmente sano. Ha alle spalle una famiglia normale, è amante del buon cibo e delle belle donne ma, convinto dalla moglie che lo ritiene malato, finirà per affidarsi alle cure del dott. Grabski, per anni. Il dottore, psicanalista freudiano, ma anche lacaniano o junghiano, a seconda del momento e dell'estro, coinvolgerà il protagonista in un improbabile percorso psicoterapeutico passando dal classico lettino ai giochi con la sabbia, dall'ascolto delle "voci" alla drammatizzazione di scene familiari con i pupazzetti. Metodi ortodossi e meno ortodossi si alterneranno in sedute al limite del cialtronesco nello stravolgimento di tappe fondamentali, secondo i manuali, come la "forclusione del nome del padre", il complesso di Edipo o il viaggio dell'eroe. Maurizio, sotto la guida di Grabski, si ammalerà, litigherà con tutti, compresi i suoi parenti, perderà il lavoro, i soldi, e divorzierà. Ma alla fine riuscirà fatalmente a prendere coscienza delle sue inclinazioni e delle sue vere passioni che inizierà a seguire subito per una nuova vita all'insegna del benessere. "Il grande Grabski" è la parodia di ogni cura che travalichi il buon senso e il desiderio di un'esistenza semplice fatta di curiosità e voglia di stare al mondo.

Ci sono quei libri che ti parlano: se ne stanno lì, sullo scaffale in libreria, apparentemente silenziosi, e invece appena muovi un passo nella loro direzione sembra che ti dicano "forza, prendimi in mano...".
"Il grande Grabski" è uno di questi libri, e oggi voglio darvi cinque buoni motivi per regalarvelo - e per regalarlo a Natale, che ormai siamo in quel periodo lì - perchè credetemi, ne vale la pena.

Innanzitutto, le risate.
"Il grande Grabski" non è un libro che fa sorridere: è uno di quelli che vi farà ridere apertamente e di gusto, perchè Marco Rinaldi gioca con i clichè e i paradossi in modo unico e restare impassibili è davvero molto, molto difficile.

E poi, i personaggi. I personaggi costituiscono il fulcro del romanzo, a cominciare da Maurizio che è decisamente #UnoDiNoi con le sue perplessità e il suo crederci fino a un certo punto in tutta "quella roba psicologica lì" e che invece trova nell'improbabile - e per questo assolutamente credibile - dottor Grabski la guida ideale per districarsi nei meandri della sua mente confusa.
Certo, a tratti sembra che il dottore più che aiutarlo gli stia rovinando la vita, ma poi si è ogni volta costretti a ricredersi perchè quello psicanalista così originale probabilmente ha perso qualche rotella lungo la strada, ma quelle importanti girano ancora tutte.

Come dicevo, Maurizio è #UnoDiNoi, e di conseguenza è uno di voi.
Questo romanzo parla anche di voi, gente. Delle vostre ossessioni, soprattutto di quelle più nascoste, e di tutto ciò che vi confonde e vi lascia perplessi nella vita di ogni giorno.
Leggerlo è un po' come stendersi sul lettino, e a lettura ultimata ci si sente in grado di guardare a se stessi con un briciolo di leggerezza in più.

Ma poi, voi credete nella psicanalisi?
Io ne sono totalmente affascinata, ma ne apprezzo anche il lato più divertente che ci hanno mostrato film, serie tv e commedie teatrali nel corso degli anni: ecco, questo romanzo combina egregiamente entrambi gli aspetti, raccontando quello che è un percorso di guarigione e di rinascita senza rinunciare a qualche concessione alla parodia e all'ironia.

E vorremo pur dire due parole sulla prosa di Marco Rinaldi, giusto?
L'autore non solo racconta una storia coinvolgente, esilarante e allo stesso tempo introspettiva, distensiva e allo stesso tempo riflessiva: ce la racconta BENE.
Una prosa pulita, senza fronzoli ma resa ricca da un lessico vario e da immagini sapientemente dipinte sulla pagina, un racconto animato da dialoghi vivaci e dal giusto ritmo.

Il romanzo è davvero consigliatissimo, e Fazi Editore resta una garanzia in fatto di belle letture.
Vi invito a scoprire tutti gli altri contenuti legati a "Il grande Grabski", seguendo il nostro coloratissimo calendario... e buona lettura a tutti!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 21 agosto 2017

"Nulla, solo la notte" di John Williams

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Nulla, solo la notte" di John Williams, edito Fazi Editore (rilegato a 13,50€):
"Questa stanza è come la mia anima: sporca e disordinata". L'anima di Arthur Maxley è opaca, stretta nell'incertezza della giovane età e in una biografia familiare amara, dove la protezione dei genitori si è polverizzata quando era ancora un ragazzino. Arthur spende la giornata estiva che fa da cornice a questo romanzo breve a San Francisco: qui ci sono le feste di Max Evartz, dove si beve troppo, e l'amico Stafford Lord, sempre in ritardo e terribilmente lamentoso, un giovane viziato da sogni irrealizzabili. Ma non sono le frequentazioni quanto i pensieri ad affollare la mente di Arthur, frammenti di ricordi di un'infanzia che ha al centro una voragine, una madre perduta senza sapere quale sia stata la causa e un padre, uomo d'affari sempre in giro per i continenti, il quale proprio in questo giorno è in città e propone al figlio un incontro. Ed è allora che le parole non si trovano e quelle che vengono pronunciate sono troppo poche e deboli, in un dialogo che non concede nulla al rapporto tra un genitore e un figlio. È a partire da Luisant's, un club immerso nelle strade della metropoli, che consuma la notte e la delusione, un cocktail dopo l'altro con una donna che diventa compagna di solitudini e seduzioni.

Manca sempre meno all'uscita di "Augustus" di John Williams, e per prepararmi ho deciso di recuperare la lettura di "Nulla, solo la notte" che languiva in libreria dal #SalTo16 (ebbene, sì).
E meno male che l'ho fatto!

Meno male perchè "Nulla, solo la notte" è davvero una gemma.
La parabola discendente (o forse no) di un uomo che deve riuscire a liberarsi di tutte le sconfitte che lo hanno sempre definito, per trovare (forse) se stesso.
Non in uno squallido locale troppo buio e troppo caldo, non nelle chiacchiere vuote con un padre che lo ha tenuto a distanza, non ricordando una madre instabile che ha distrutto la sua famiglia, non pensando alla vita vuota e priva di successi che conduce.
Ma chissà, questa potrebbe essere la sera giusta.
Quella in cui incontrare una donna e, complice un bicchiere di troppo, toccare il fondo.
Perchè dal fondo si può solo risalire, anche quando si è Arthur Maxley.
Il primo lavoro di John Williams è già un capolavoro, e questo è ciò che ci fa rendere conto ancora una volta di essere davanti all'opera di un autore straordinario.
"Stoner" era una perla rara, ma" Nulla, solo la notte" non è da meno.
Bastano poche righe, ed è come se Arthur Maxley fosse seduto accanto a noi, le spalle curve e lo sguardo spento, con i suoi ricordi troppo dolorosi e la sua mancanza di entusiasmo per la vita.
Ma sarà sempre quell'unica, orribile notte a definire Arthur e a condizionare ogni sua azione, o l'uomo riuscirà a scrollarsi di dosso il passato e andare avanti?

Con una prosa raffinata e pulita, in cui nulla manca e nulla è di troppo, John Williams ci racconta la perdita dell'innocenza e il tramonto delle ambizioni, ma anche - chissà - la possibilità di un nuovo inizio.
Semplicemente sublime, e assolutamente da scoprire.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 12 luglio 2017

"Storie di matti" di Arianna Porcelli Safonov

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Storie di matti" di Arianna Porcelli Safonov, edito Fazi Editore (brossurato a 16€) in uscita il 13 Luglio:
Che ci capiti o no di vederli, i matti sono tra noi. Per strada, alle poste, ai matrimoni. Sono moltissimi e forse più pericolosi di quelli di una volta rinchiusi in manicomio: hanno solo cambiato i connotati.
I matti della porta accanto sono un movimento sempre più evidente e distruttivo. Quelli malati di socialità sono a briglia sciolta all’apericena o in fila dal nutrizionista. La loro versione 2.0 è composta per la maggior parte da persone dichiarate normali, pregevoli, da conoscere, imitare o invitare alle feste. Ma la cosa che più ghiaccia il sangue è la loro evoluzione. I matti odierni non solo si sono inseriti nel tessuto sociale come se niente fosse, ma sono riusciti a piazzarsi ai piani alti dei grattacieli o dei governi. Oppure sono in vestaglia ad annaffiare i cespugli di bosso nel nostro pianerottolo ogni mattina alla stessa ora, sono in fila con noi al supermercato, pronti a linciarci se chiediamo di passare avanti perché abbiamo solo il detersivo da pagare. O, ancora, sono nel nostro letto da vent’anni. I nuovi pazzi sono i nostri sindaci, i nostri tabaccai, nostra moglie, nostro marito, il nostro amministratore delegato, l’amica di nostra figlia o semplicemente il tipo che ci siede accanto in treno. Ci attirano nella loro inquietante rete appiccicosa facendoci accettare tutto il marcio e malato come vero, assodato, chic o quantomeno normale. E così: a ogni città il suo matto come in questo spassosissimo, folle, pirotecnico e ferocissimo libro, scatenato ritratto di gruppo dall’autrice di "Fottuta campagna".

Avevo letto il lavoro precedente dell'autrice, "Fottuta campagna", e mi aveva divertita moltissimo.
Ci vogliono una penna abile e una mente brillante per smontare con sagacia e ironia il mito bucolico senza cadere nella facile trappola del clichè, e Arianna Porcelli Safonov ha entrambe.
Ero quindi curiosissima di scoprire "Storie di matti", ed eccomi qui a raccontarvelo.

Avete mai pensato a quanto sia folle l'epoca in cui viviamo?
È una cosa che diciamo spesso, e che ci viene detta ancora più di frequente, ma se fosse vero?
Se guardassimo chi ci circonda e riconoscessimo in lui il seme della follia?

Non è forse folle chi si precipita trafelato fuori casa ogni mattina alle 5 perchè deve assolutamente correre alla lezione di yoga "per rilassarsi"?
Non ha mai pensato che, magari, dormendo due ore in più sarebbe rilassato allo stesso modo se non di più?
E dell'amica trendsetter che vi invita all'apericeretta (dove con una mano stringi un Martini e con l'altra il bracciolo della poltrona, mentre un'estetista russa si occupa con forza bruta del tuo manto invernale), non vi fa paura?
La premessa di "Storie di matti" è proprio questa: i matti sono tra noi, e quello che è peggio è che sono esattamente come noi.

«I matti sono tra noi, hanno solo cambiato i connotati», scrive Arianna Porcelli Safonov, individuando nell'avvicinarsi al matto contemporaneo un rischio altissimo, perchè dietro alla borsa firmata e al sorriso per tutti davanti a uno Spritz c'è un vulcano pronto a eruttare, travolgendo tutto attorno a sè con colate di lava micidiale.
I matti contemporanei sono quelli che un attimo prima ti sorridono e ti raccontano della loro visita dalla nutrizionista vegana, per poi essere «pronti a tirarti contro il vaso Ming a casa di un banchiere tedesco se tu per errore hai ammesso che i mocassini che indossano non sono il tuo genere».
E c'è da aver paura, di matti così.

Attraverso una struttura che vedere una storia di follia abbinata a ogni città, l'autrice ci porta in giro per l'Italia da Palermo a Voghera, passando per Alghero e Bologna, e a ogni tappa ci racconta la storia di un folle contemporaneo presentandocis così Patrizio, Tamara, Leonardo, Mimmo...
Impossibile leggerlo e non realizzare di aver incontrato, a un certo punto della nostra vita, un "folle moderno", e impossibile non trovarsi all'ultima pagina con la duplice consapevolezza di aver riso molto, ma di avere anche bisogno di rifletterci su.
Certo, il rischio insito in questa lettura è quello di riconoscersi in una o più storie di moderna follia e realizzare di essere meno "normali" di quanto credessimo.
E voi, siete matti d'amore, matti di pubbliche relazione o matti di controllo?
Siete pronti a scoprirlo?

"Storie di matti" è un piccolo gioiello, e non può mancare tra le vostre letture estive.
Guarderete con occhi diversi il vicino di ombrellone incapace di smettere di parlare con tutti e allo stesso tempo smanettare frenetico sullo smartphone, ve lo garantisco.
Non perdetevi "Storie di matti", ma sopratutto non perdetevi tutti i contenuti che abbiamo preparato per voi a tema "follia"! Ecco il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 28 giugno 2017

"Dente per dente" di Francesco Muzzopappa:
conosciamo l'autore!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite molto speciale: Francesco Muzzopappa, autore di "Dente per dente", edito Fazi Editore (brossurato a 15€):
Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore di questo romanzo carico di black humour e del quale proprio non potrete fare meno quest'estate!

Non posso non chiedertelo: da dove nasce “Dente per dente”?
Da un’idea che avevo nel mio prezioso taccuino da molto tempo. Ma ha preso il volo solo dopo l’innesto satirico sul mondo dell’arte contemporanea.

Il tuo protagonista, Leonardo, raggiunge il punto di rottura quando scopre che la donna con la quale è pronto a impegnarsi… è impegnata con un altro. A letto. Hai vissuto personalmente un tradimento di questa portata, e ti sei rifatto alla tua esperienza per farci sentire così vicini a Leonardo e alle sue emozioni?
Di quella portata no.
Ma immagino di non essere stato immune alle corna. Ne ho il vago sospetto.

Ho trovato divertentissima l’idea di una vendetta “biblica”: i dieci comandamenti sono sempre fonte di discussione, soprattutto perchè a) ne manca sempre uno quando si prova ad ad elencarli, e b) sembra impossibile riuscire a vivere rispettandoli tutti. Leonardo si mette in testa di fare l’esatto opposto, e io ti chiedo: è possibile anche questo? O a un certo punto dovrebbe subentrare una sorta di “freno” a dirci che basta così?
In “Affari di famiglia” il mio romanzo precedente, la protagonista (aristocratica con il conto in rosso) inscenava il proprio rapimento per ricattare la famiglia e recuperare denaro. Troppo paradossale, mi si diceva. Bene: dopo qualche mese Lapo Elkann ha fatto la stessa cosa ma nella vita reale. Ecco, nelle commedie preferisco non avere freni perché poi arriva l’attualità e mi frega.

Il tuo romanzo riesce nella difficile impresa di far ridere il lettore senza propinargli nemmeno una battuta stantia: quando è complicato costruire un romanzo del genere?
Sono tanto marziale nella fase di stesura quanto inflessibile in quella di revisione. Tutto ciò che mi suona già sentito viene eliminato. Mi piace la ricerca nella battuta, che sia sorprendente, spiazzante e coinvolga l’intelligenza del lettore, parte attiva nel cogliere allusioni, parodie e stilettate caustiche.

Quanto c’è di te in Leonardo, e cosa invece gli hai regalato che a te manca?
Leo si vendica a caldo. Io agirei a freddo perché (purtroppo per me) sono troppo razionale e riflessivo. E poi gli ho regalato una conoscenza delle auto che a me manca completamente. So dov’è il volante, ma se aprissi il cofano di una macchina per capirci qualcosa mi esploderebbero le tempie.

In un’intervista ho letto che il libro della tua vita è “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” scritto da Pessoa: quali altre letture ti hanno particolarmente emozionato e formato?
Sono un appassionato di letteratura umoristica e per questo cerco di continuo testi che facciano ridere con intelligenza, prevalentemente stranieri, data la mia venerazione per l’ironia di stampo ebraico. Ma adoro leggere, anzitutto. Ho un debole per il realismo isterico di Zadie Smith (non tutto) e Dave Eggers (non tutto). Ultimamente sto amando Bill Bryson, Will Self e Douglas Coupland. Ma da linguista (non si direbbe, ma sono laureato in lingue e letterature straniere) ho una passione per alcuni grandi classici: Pessoa, certo, ma anche Hardy, Wilde, le Bronte e Miguel Delibes.

Uno dei tuoi “maestri” è Wodehouse - e io sono una grandissima fan di Jeeves - e pensando alla comicità attuale, sia in tv che in forma scritta, mi viene spontaneo chiederti: dove stiamo andando? Da un lato la comicità televisiva sembra tendere sempre di più alla battuta scontata, dall’altro c’è sempre una maggiore attenzione per il black humor…
La letteratura è lo specchio della società e più il livello culturale si assottiglia più la risposta umoristica, per essere compresa, si fa povera e banale. In tv si indugia molto, ultimamente, sulle imitazioni, sulla farsa, o su quei giochi di parole che Dorothy Parker liquidava come “ginnastica ritmica” rispetto all’umorismo più tagliente e sagace. Non è un bel segnale. Anche per questo mi rifugio nei libri o nei vecchi dvd del Flying Circus dei Monty Python (oro nonsense direttamente dal 1969).

Quest'intervista è anche l'ultima tappa di un bellissimo blogtour - e ringrazio moltissimo Fazi Editore per avermi coinvolta, leggere "Dente per dente" mi ha regalato molte risate e anche qualche spunto di riflessione - e non potete perdervi nessuna tappa perchè c'è una sopresa per voi!
a Rafflecopter giveaway
Ecco il calendario per essere sicuri di recuperare tutti i contenuti precedenti:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 20 marzo 2017

Anteprima: "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiaccheira librosa di oggi è dedicata a "Un incantevole aprile" di Elizabeth von Arnim, edito da Fazi Editore (brossurato a 15€) in uscita il 30 Marzo:
In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da "Un incantevole aprile", uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

Vi ho già proposto in passato uno dei titoli dell'autrice che ho amato di più, "Una principessa in fuga", e trovate quella recensione qui.
Intuiel dire che sono entusiasta di questa riedizione e che dovrò assolutamente leggere anche questo lavoro di Elizabeth von Arnim!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 11 ottobre 2016

Anteprima: "L’uomo che non fu Giovedì" di Juan Esteban Constaín

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "L’uomo che non fu Giovedì" di Juan Esteban Constaí, edito da Fazi Editore (brossurato a 16,50€) in uscita il 20 Ottobre:
Poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI, torna alla luce un vecchio processo per la canonizzazione di G.K. Chesterton, celebre scrittore e teologo inglese convertitosi al cattolicesimo dopo un travagliato percorso interiore. Il dossier riguardante il caso, conservato gelosamente per anni, ricompare nel polverone sollevato dalle lotte intestine, dai furti di documenti e dagli scandali che hanno assediato la Chiesa nel corso dell’ultimo decennio. Essere un cristiano devoto va bene, ma diventare santo è tutt’altra cosa: quale segreto si cela dietro questa storia? Ebbene, i miracoli che dimostrerebbero la santità di Chesterton sono legati a uno strano episodio avvenuto nel 1929, anno in cui, per volere di Pio XI, lo scrittore prestò un importante servizio alla Chiesa, sul quale inspiegabilmente calò poi un velo di silenzio.
Il nostro narratore, un professore di Storia incaricato di indagare sulla vicenda, si mette subito al lavoro. Si accorgerà presto che molti sono i misteri sepolti dentro queste carte, e ancor più i nemici. Nel frattempo, si perderà nei meandri del passato, e noi ci perderemo con lui, affacciandoci sulle vite private dei più svariati personaggi: non solo Ratzinger e Bergoglio, ma anche John Lennon, Casanova, George Bernard Shaw e Mussolini, a dimostrazione che la Storia, con i suoi intrighi politici, religiosi e perfino letterari, è fatta per essere letta come una qualsiasi opera di finzione. 
Un intrigante giallo a sfondo religioso, omaggio all’eterno creatore di padre Brown, ma anche un esilarante romanzo umoristico, poliedrico e coltissimo.

Sembra un romanzo molto singolare, e decisamente diverso dal solito!
Che dite, vi incuriosisce?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 6 ottobre 2016

Anteprima: "Rinascita" di Sophie Jomain

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Rinascita" di Sophie Jomain, edito da lainYA (brossurato a 15€) in uscita il 27 Ottobre:
A St Andrews, città universitaria sulla costa scozzese, la vita di Hannah non è più la stessa. Per cominciare, non è più un essere umano. Dopo essere stata morsa a tradimento da un angelo nero, il suo corpo ha abbandonato la natura mortale per assumere le sembianze di una creatura magnifica discendente dalle leggende più arcane: un vampiro incantevole dotato di ali imponenti, forza straordinaria e vita eterna, nemico giurato dei lupi mannari, fra cui l’anima gemella di Hannah, Leith. 
Divisi, ora più che mai, da leggi antiche che gli impediscono di stare insieme, i due innamorati dovranno combattere prima di tutto contro il loro stesso istinto che li vorrebbe avversari. 
Ma forse, con l’aiuto dell’angelo nero Darius, trovare un modo per permettere ad Hannah di tornare umana e di riunirsi al suo amore proibito è possibile, anche se tremendamente pericoloso. 
Con Rinascita, terzo capitolo della saga Le stelle di Noss Head, Sophie Jomain pone i suoi personaggi davanti a una serie di scelte difficili: i protagonisti verranno trascinati in un’avventura ricca di suspense e combattimenti mozzafiato.

Non vedo l'ora di leggerlo!
Ho adorato "Vertigine" e "Rivalità", e dopo quel finale mozzafiato proprio so come farò ad aspettare la fine del mese!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 4 agosto 2016

"La pietra di Luna" di Wilkie Collins

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La pietra di Luna" di Wilkie Collins, edito da Fazi Editore (brossurato a 19€):
La pietra di Luna, prezioso e antico diamante giallo originario dell’India, dopo una serie di avventurose vicissitudini sopportate nel corso dei secoli, giunge in Inghilterra e viene donata a una giovane nobildonna di nome Rachel Verinder nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il gioiello, di valore inestimabile, scompare in circostanze misteriose quella notte stessa e un famoso investigatore, il sergente Cuff, viene incaricato di ritrovarlo. L’indagine, per quanto accurata, non porta ad alcun risultato e causa, anzi, sgomento e confusione sia tra i membri della famiglia Verinder che nella servitù. Il romanzo, in cui tutti i personaggi sono apparentemente innocenti ma allo stesso tempo possibili colpevoli, si sviluppa seguendo le sorti della pietra di Luna, in un groviglio di eventi drammatici raccontati, di volta in volta, dai diversi protagonisti.
A fare da sfondo a questo giallo così magistralmente costruito c’è una romantica storia d’amore che, insieme alla suspense e alla curiosità, tiene il lettore avidamente inchiodato al libro dalla prima all’ultima pagina. Unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi capolavori di Wilkie Collins, La pietra di Luna, alla sua uscita nel 1868, consacrò il clamoroso successo dell’autore e riuscì addirittura a destare l’invidia di Charles Dickens, suo grande amico e maestro.

"La pietra di Luna" ha visto la luce nel 1868 ed è da molti ritenuto il primo romanzo giallo (anche se, in realtà, nel 1862/3 "The Notting Hill Mystery", firmato dallo pseudonimo Charles Felix, fu pubblicato a puntate su "Once a Week magazine").
Basterebbe questo a renderla una lettura quasi obbligatoria, soprattutto per gli amanti del genere poliziesco.
Nonostante un inizio non troppo veloce, le ultime 100 pagine sono talmente coinvolgenti da rendere impossibile metterlo giù.

Essendo un giallo, non voglio dirvi altro della storia oltre a ciò che già trovate nella trama, ma voglio invece parlarvi un po' dei personaggi e della struttura, che vanno a braccetto perchè la vicenda è narrata da differenti punti di vista.
Wilkie Collins crea un cast di personaggi strepitoso, e di ognuno ci fa sapere quello che ci occorre affinchè la storia scorra, senza appesantire la narrazione con descrizioni inutili.
Ad alcuni di loro ci si affeziona davvero durante la lettura, e questo è un grandissimo punto a favore.

Gabriel Betteredge, maggiordomo della residenza Verinder, che si trova a indossare i panni di un Watson molto recalcitrante al fianco del detective /sergente Cuff durante l'indagine.
Appassionato e devoto al culto del romanzi di Daniel Defoe, "Robinson Crusoe", al punto da credere che la soluzione a ogni problema si trovi proprio all'interno del romanzo.
Incluso il suo pensiero (per noi anacronistico) sulle donne e sulla loro natura.

Il personaggio del sergente Cuff, che ha all'interno del romanzo il ruolo del detective, è ispirato a Jack Whicher, celebrato detective dell'età vittoriana (ndr).
Chiamato da Londra affinchè risolva il mistero della sparizione della pietra di Luna, si dimostra all'altezza delle aspettative nonostante molte delle sue elecubrazioni non ci vengano rivelate, e nonostante la sua passione per il giardinaggio che a volte si antepone a quella per l'investigazione.

E poi c'è Drusilla Clack, per me "creepy Drusilla". La troviamo che origlia fuori dallle porte, che si intromette nelle vite di amici e parenti come le peggiori colle attaccatutto in vendita, e questo nonostante sia una cristiana convinta al punto da voler salvare l'anima di chiunque seminando santini e massime in giro per casa. Giusto nel caso a qualcuno venisse in mente di accogliere Dio nel suo cuore sollevandone uno dal tavoluno da caffè.
Infida e subdola nel profondo, è la tipica persona che, una volta incontrata, faresti di tutto per tenere alla larga da te in futuro.
Io adoro i personaggi fastidiosi, quindi per me il suo è davvero molto riuscito.

Nonostante la mole (566 pagine scritte fitte) e un inizio non esattamente adrenalinico, il romanzo è scorrevole, accattivante e trascina ben presto il lettore al centro delle indagini e dei movimenti dei vari personaggi sullo sfondo di un'Inghilterra vittoriana che non manca mai di affascinarmi.
Grazie alla descrizioni efficaci di Collins è impossibile non immaginarsi la residenza Verinder, e mi è spiaciuto lasciarla a fine lettura.
Un classico scoprire se ancora mancasse nella vostra libreria, perchè Wilkie Collins non delude mai.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 29 luglio 2016

"Figlie sagge" di Angela Carter

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicato a "Figlie sagge" di Angela Carter, edito da Fazi Editore (brossurato a 18€):
È il 23 aprile – data di nascita di Shakespeare – e le gemelle Dora e Nora, attrici e ballerine di seconda categoria, si apprestano a festeggiare i loro settantacinque anni. Suonano alla porta: su un cartoncino bianco arriva l’invito alla festa del padre, il celebre attore Melchior Hazard, che nello stesso giorno di anni ne compie cento, e che di riconoscerle non ne ha mai voluto sapere. C’è da decidere cosa indossare!
Così si apre "Figlie sagge", la storia di due donne libere ed eternamente giovani che, nate nel lato sbagliato della città, quello più misero, sono sempre state attratte dal bagliore del mondo dello spettacolo. Dall’infanzia anticonvenzionale, alla strampalata carriera, fino ai vibranti settant’anni, la vita delle due gemelle è un susseguirsi di episodi grotteschi: fra identità scambiate, fidanzati presi in prestito, spettacoli improvvisati e feste che culminano in incendi, quello di Dora e Nora è un mondo dove le regole non sono ammesse e la spregiudicatezza regna sovrana. Un mondo popolato di personaggi improbabili, con l’ingombrante presenza di una bizzarra famiglia allargata: una compagine di teatranti dalle alterne fortune, in cui le coppie di gemelli si moltiplicano in maniera inestricabile e spesso incestuosa. 
Un romanzo dalle mille sfaccettature: un libro intriso di grande letteratura, di amore per l’arte e di un senso dell’umorismo pungente, un’ardita provocazione contro il tabù sessuale e la distinzione fra legittimo e illegittimo, ma soprattutto un inno alla spensieratezza, al piacere, alla gioia di vivere.

Questo romanzo è apparso quest'anno nel contesto della meritevole iniziativa di Fazi Editore, che sta ripubblicando con nuove traduzioni alcuni importanti romanzi della letteratura anglosassone del diciannovesimo e ventesimo secolo, ingiustamente scomparsi per decenni dalle librerie: è il caso, ad esempio, di “Shirley”, “Villette” e “Il professore” di Charlotte Brontë, oppure de “La pietra di Luna”, “Armadale” e “La donna in bianco” di Wilkie Collins.
Il nome di Angela Carter era molto noto nel mondo culturale inglese: è stata una grande giornalista, un’attivista per i diritti delle donne e ha scritto opere di vario genere, tra cui romanzi erotici e di fantascienza, drammi teatrali e sceneggiature cinematografiche.
“Figlie sagge” è stato il suo ultimo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1991, pochi mesi prima della sua morte prematura, ed è considerato un capolavoro del “realismo magico”: raccontare una storia realistica, ma inserendovi elementi fantastici in modo tale che appaiano del tutto plausibili agli occhi del lettore.

«D. Perché Londra e Budapest sono uguali?
R. Perché un fiume le divide in due città.
Buongiorno! Lasciate che mi presenti. 
Mi chiamo Dora Chance. 
Benvenuti nel lato sbagliato della città.»

Così esordisce Dora, la vivacissima voce narrante del romanzo.
È il giorno del suo settantacinquesimo compleanno, che Dora si appresta a festeggiare con la sorella gemella Nora, con cui ha formato per decenni una celebre coppia di ballerine del varietà, le Gemelle Chance. Ma è anche il 23 aprile, giorno natale di Shakespeare e di Melchior Hazard, icona del teatro inglese e grande interprete shakespeariano, che oggi compie cento anni.
Dora e Nora sono invitate alla grande festa di compleanno che si terrà quella sera nella sontuosa dimora dell’attore, che si trova nel lato giusto di Londra, quella dove loro non sono mai riuscite ad approdare. Per inciso, Melchior è il loro padre naturale, anche se non le ha mai riconosciute, lasciandole crescere con la nonna materna Chance dopo che la giovane madre è morta dandole alla luce.

Il romanzo si svolge durante questa curiosa giornata di compleanno, nel corso della quale, in attesa di recarsi alla festa del padre, Dora ci racconta la sua vita curiosa e un po’ strampalata, vissuta sempre in coppia con Nora tra palcoscenici, balli e canzoni, trasferte nella ruggente Hollywood degli anni Trenta e svariati amori, seguendo da lontano l’esistenza altrettanto turbolenta, anche se su un piano diverso, di Melchior, dedito non solo a Shakespeare, ma anche a collezionare mogli e figli.
Altri personaggi importanti emergono dal racconto di Dora, che con frequenti stacchi temporali ricostruisce l’ascesa della famiglia Hazard, come lo zio Peregrine, fratello gemello di Melchior, o la fantastica nonna Chance, grande maestra di vita. Moltissimi sono anche i riferimenti al teatro di Shakespeare, a partire dal tema ricorrente dei gemelli, che ricorda “La dodicesima notte”, e continuando con le ossessioni di  Melchior per alcuni ruoli che ha interpretato, o non è riuscito a interpretare, nel corso della sua lunga carriera teatrale.

Della storia non si può dire altro, perché il racconto di Dora è un flusso vivace, anche se un po’ discontinuo, nel suo continuo passare dalle rievocazioni di un passato lontano alle riflessioni sul presente, mentre moltissimi personaggi secondari ruotano attorno alle due protagoniste  (Utilissimo il riepilogo di nomi e ruoli posto alla fine del libro, nel caso si perda un po’ il filo). Lo zio Peregrine, grande giramondo pieno di risorse, ma al tempo stesso premuroso padre putativo di Dora e Nora, è senz’altro il mio personaggio preferito.

Tutto il romanzo può costituire una lettura molto piacevole, a patto di lasciarsi abbandonare al ritmo un po’ folle della vita avventurosa delle fantastiche gemelle Chance: non  è consigliato a chi cerca il realismo totale, e neppure a chi ama le storie d’amore ultraromantiche, perché Dora e Nora si comportano con gli uomini in modo ben poco convenzionale.
Per loro, in definitiva, una sola cosa è davvero importante: «Che gioia ballare e cantare!»

Un romanzo dal fascino d'altri tempi ma, allo stesso tempo, straordinariamente moderno: se siete in cerca di qualcosa di singolare e accattivante per l'estate, fateci un pensierino ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 14 luglio 2016

"Sogni di mostri e divinità" di Laini Taylor

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Sogni di mostri e divinità" di Laini Taylor, edito da LainYA (brossurato a 14,50€):
La misteriosa Karou è una chimera unica nel suo genere: al contrario dei suoi simili, l’eroina della trilogia "La chimera di Praga" ha sembianze umane, impreziosite da meravigliosi capelli blu. È innamorata di Akiva, un angelo dalla bellezza eterea. Angeli e chimere sono però nemici naturali, in lotta da secoli. C’è solo un modo per ristabilire la pace: tentare un’alleanza fra le chimere e quegli angeli che, come Akiva, hanno deciso di ribellarsi al loro imperatore.
In questo terzo e conclusivo capitolo della saga entriamo subito nel vivo dell’azione: l’esercito degli angeli discende sulla Terra, in pieno giorno, in una Roma sfolgorante di sole, con uno stuolo di telecamere intente a riprendere e un pubblico sbalordito a osservare la scena. Nel frattempo, dopo il tradimento che ha portato la sua specie allo stremo, Karou sta ricostruendo l’esercito delle chimere e, grazie a un inganno ingegnoso, è ora alla guida della ribellione contro gli angeli. Il futuro della sua specie dipende da lei, ed è giunto il momento dello scontro finale. Riusciranno Karou e Akiva a realizzare il sogno di una realtà in cui i loro popoli smettano di distruggersi e in cui, forse, potrebbe esserci spazio per il loro amore?
Con queste pagine mozzafiato, caratterizzate da una tensione costante e una serie di personaggi indimenticabili, Laini Taylor conferma il suo grande talento. 
Un finale stupefacente per una trilogia fantasy davvero epica, una suggestiva rivisitazione moderna della mitologia classica e cristiana che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo.

Non vedevo l'ora di scoprire il finale di questa trilogia, e nel giorno dell'uscita eccomi qui con la mia recensione, che non è la sola che troverete: il blog rientra infatti tra quelli che, per celebrare l'arrivo del romanzo in libreria, vi propone un'opinione sul libro e sulla serie.
Ma veniamo a noi, giusto? Alla recensione.
Avevamo lasciato Karou, Akiva e i loro amici così: Karou aveva ucciso Thiago per legittima difesa e fatto rinascere Ziri nel Corpo di Thiago.
Ziri non apprezza particolarmente essere in trappola in un corpo e in un ruolo che non gradisce, e ora deve guidare le chimere cercando di far credere a tutti di essere Thiago.
Akiva, da parte sua, offre a Ziri/Thiago un patto e un'alleanza con gli angeli ribellatisi a Jael.
Ziri/Thiago accetta, ma i suoi sottoposti credono che alla prima occasione si rivolterà loro contro esattamente come il vero Thiago avrebbe fatto.
Anche convincere gli angeli ribelli a stringere quest'alleanza non è facile,ma se Akiva è sicuro che una volta acconsentito saranno elali,non può essere sicuro di quanto riguarda le chimere: e se appena giunti alle grotte Kirin si rivoltassero loro contro?
In fondo ritengono gli angeli responsabili del genocidio della loro gente...
Karou è presa nel mezzo: è leale alle chimere e allo stesso tempo innamorata di Akiva, ma come perdonarlo per la morte di Brimstone e di così tante altre chimere?
E se Karou ed Akiva avessero proprio il compito di portare una pace duratura tra le loro genti?
Se con loro giungesse il giorno in cui le anime delle chimere morte potranno risorgere?

Non voglio raccontarvi il libro intero, ma il punto è che questo è il volume di chiusura e le domande che avevo erano, essenzialmente, due: ci sarà una vera e propria guerra tra chimere e angeli, una sorta di battaglia campale e conclusiva?
Akiva e Karou ritroveranno la strada l'uno vero l'altra?
Laini Taylor mi ha dato le risposte che volevo, e quindi nel complesso posso dire di aver gradito questo libro come conclusione dell'intricatissima e avventurosa storia iniziata in "La chimera di Praga".

Mi è piaciuto moltissimo che ci fosse una doppia storyline tra la Terra ed Eretz, e anche se  atratti poteva essere frustrante essere lasciati "in sospeso" e dover aspettare per vedere come sarebbe andata avanti una delle due storie, di sicuro è un espediente che ha fatto sì che il romanzo mantenesse un buon ritmo. L'ho trovato fastidioso solo quando una delle due storyline diventava eccessivamente lenta, perchè a tratti avrei gradito o un briciolo di azione in più o qualche pagina in meno.

Soprattutto la storyline terrestre prevede l'ingresso in scena di nuovi personaggi, ai quali non ho fatto in tempo ad affezionarmi ma tra i quali ho senza dubbio preferito Eliza, la ricercatrice dal passato misterioso e perseguitata da strani sogni riguardanti un altro mondo.
È stata lei a incuriosirmi fin dall'inizio, e a mantenere vivo il mio interesse, perchè c'è una serie di rivelazioni super che la riguardano e che vi lasceranno a bocca aperta.

Mi è piaciuto?
Sì, ma con qualche riserva.
"La chimera di Praga" era stato uno SPLENDIDO primo capitolo di serie, e da lì è stata una continua, leggera discesa. Mi sono piaciuti "La città di sabbia" e "Sogni di mostri e divinità", ma non quanto il primo volume.
E poi il mio Akiva: Laini, ma quanto me lo hai fatto soffrire?!
Anche lui fa Mainagioia di secondo nome, e anche se ho avuto il finale che volevo l'autrice me lo ha fatto sudare.
Lui è il mio personaggio preferito della serie IN ASSOLUTO, quindi ogni suo momento no era un mio momento no :(

Le ambientazioni continuano ad essere strepitose, e descritte in modo ineccepibile: impossibile non credere di trovarsi lì insieme a Karou ed Akiva, e lasciarli alla fine è stato durissimo perhè a loro due mi sono affezionata moltissimo.
Assolutamente da leggere se avete apprezzato i volumi precedenti, e non fatevi scoraggiare dalla mole del romanzo: per Akiva ne vale la pena!
#TeamAkiva

Abbiamo un pensiero speciale per chi seguirà il nostro release party: una splendida tazza dedicata alla trilogia di Laini Taylor!
Bella, vero?
Per adottarla (SPEDIAMO SOLO IN ITALIA), pochissime regole da seguire:

Obbligatorie
:
- Mettere "Mi Piace" alla pagina FB di LainYa

- Esser follower fisso dei blog partecipanti

- Fornire un proprio indirizzo mail

- Commentare ogni tappa (volendo la vostra email può anche far parte del commento)

Facoltative:
- Condividere i post
- Seguire i blog sui vari social collegati (io sono @devystylish su Instagram e su Twitter, e qui trovate la pagina FB del blog)
Ecco il modulo Rafflecopter da compilare:

a Rafflecopter giveaway Trovate le altre recensioni qui:
Il colore dei libri
Everpop
Words of Books
Il mondo di sopra
La tana di una booklover
We Found Wonderland in Books

Buona lettura e incrociate le dita ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 8 luglio 2016

Anteprima: "La pietra di luna" di Wilkie Collins

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "La pietra di luna" di Wilkie Collins, edito da Fazi Editore (brossurato a 19€) in uscita il 14 Luglio:
"La pietra di Luna", prezioso e antico diamante giallo originario dell’India, dopo una serie di avventurose vicissitudini sopportate nel corso dei secoli, giunge in Inghilterra e viene donata a una giovane nobildonna di nome Rachel Verinder nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il gioiello, di valore inestimabile, scompare in circostanze misteriose quella notte stessa e un famoso investigatore, il sergente Cuff, viene incaricato di ritrovarlo. 
L’indagine, per quanto accurata, non porta a nessun risultato e causa, anzi, sgomento e confusione sia tra i membri della famiglia Verinder che nella servitù. 
Il romanzo, in cui tutti i personaggi sono apparentemente innocenti ma allo stesso tempo possibili colpevoli, si sviluppa seguendo le sorti della pietra di Luna, in un groviglio di eventi drammatici raccontati, di volta in volta, dai diversi protagonisti. 
A fare da sfondo a questo giallo così magistralmente costruito, c’è una romantica storia d’amore che, insieme alla suspense e alla curiosità, tiene il lettore avidamente inchiodato al libro dalla prima all’ultima pagina.

Mi era piaciuto moltissimo "Armadale" di Wilkie Collins, che avevo avuto modo di leggere grazie a Fazi Editore, e che avevo recensito qui.
Dell'autore ho letto in passato anche "La donna in bianco", e sono davvero curiosa di scoprire anche "La pietra di luna" in questa nuova, splendida edizione (avete visto che copertina?! Wow!).

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 1 luglio 2016

Anteprima: "La caduta delle consonanti intervocaliche" di Cristovão Tezza

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "La caduta delle consonanti intervocaliche" di Cristovão Tezza, edito da Fazi Editore (brossurato a 17,50€) in uscita il 7 Luglio:
La caduta delle consonanti intervocaliche, avvenuta tra il X e l’XI secolo nella regione dove sarebbe poi nato il Portogallo, è il fenomeno linguistico che ha cominciato a separare il portoghese dallo spagnolo. Un passaggio importante per Heliseu da Motta e Silva, professore brasiliano di filologia romanza: la nascita della sua lingua, il fondamento del suo lavoro e, curiosamente, anche il motivo per cui ha conosciuto sua moglie.
Ormai in pensione, Heliseu si sveglia il giorno in cui l’università si appresta a omaggiarlo e inizia a preparare mentalmente il discorso di ringraziamento. Alla sua età, s’impone un bilancio. Ed ecco allora venirgli in mente la possibilità di ripercorrere la propria carriera attraverso gli avvenimenti, anche quelli più intimi, di un’esistenza apparentemente perfetta: l’inizio negli anni Sessanta, quando il paese (come il resto del mondo) era tutto un fermento libertario; il matrimonio con Mônica, il figlio maschio, lo stipendio fisso, il bell’appartamento, gli inizi della dittatura, l’infatuazione per una giovane dottoranda francese, la pubblicazione importante e, infine, il buen ritiro tranquillo e soddisfatto di chi ha avuto una vita piena.
Ma è andata veramente così? Nell’organizzazione del ricordo, dei ricordi, nella scelta delle cose da dire e da tacere, si insinuano continuamente dubbi, altre possibilità di racconto, deviazioni nella narrazione. Di perfetto, nella vita di Heliseu, c’è ben poco. Il disprezzo dei colleghi, l’estraneità del figlio, la tragica morte della moglie: tra fallimenti, mistificazioni, sensi di colpa, è andato tutto storto, ed è il momento di riconoscerlo. In questo romanzo toccante, di grande bellezza e di sottile poesia, Cristovão Tezza ci racconta con grande maestria una storia universale: la storia della nostra umana incapacità alla vita.

Il titolo mi ha colpita subito, e il protagonista mi ha ricordato moltissimo quello di "Stoner" di John Williams quindi lo leggerò sicuramente perchè quello di Williams è uno dei miei romanzi preferiti in assoluto.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 9 giugno 2016

"Bitten" di Kelley Armstrong [Release Party]

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Bitten" di Kelley Armstrong, edito da Lain YA (brossurato a 12€) , in uscita proprio oggi:
Toronto, ai nostri tempi. Elena Michaels è una giornalista di successo, ha un ragazzo normale che la vorrebbe sposare, ama correre di notte, correre veloce come il vento. Non sono certo le strade buie o i tipi loschi a farle paura perché dalla sua ha qualcosa di straordinario. È l'unica donna licantropo al mondo. Ha abbandonato il suo clan d'appartenenza e i comfort della villa, loro quartier generale, per una vita ordinaria. Indietro non si è lasciata solo un Branco ma anche Clay, colui che l'ha tradita trasformandola in un licantropo. Sarà l'amore per l'unico uomo che davvero le abbia toccato il cuore e il forte sentimento di appartenenza ai licantropi che la ricondurranno indietro, quando il Branco avrà bisogno di lei. È giunto per Elena il momento di scegliere tra l'amore per Clay e quello per il ragazzo della porta accanto, tra la sua nuova vita, tessuta su una tela labile e pregna di bugie, e la sua natura che, come la luna chiama le maree, la sta chiamando a sé.

Oggi non vi parlo del romanzo, o meglio ve ne parlo ma limitatamente a un personaggio.
In occasione dell'uscita in libreria, infatti, io e molti altri blogger vi parleremo dei nostri personaggi preferiti, preferenza nata sia dalla lettura del primo volume (che era già uscito qualche anno fa, e che mi era piaciuto molto) sia dalla visione della serie tv che era stata tratta a suo tempo dai libri.
Perciò lasciate che vi presenti, con un rullo di tamburi...
Elena Michaels!
Elena è speciale: è infatti l'unica donna a essere mai sopravvissuta alla dolorosissima trasformazione che permette a un uomo di diventare un licantropo.
É una bellissima ragazza dal passato tragico alle spalle, con un'infanzia segnata dalla morte dei genitori a causa di un incidente stradale e macchiata dagli abusi subiti nelle famiglie che nel tempo l'hanno avuta in affidamento.
Elena nonostato tutto non si è mai persa d'animo, e ha visto la possibilità di partire per l'università come l'occasione che aspettava da tempo per lasciarsi il passato alle spalle e crearsi una nuova vita, e chi lo sa, anche una nuova personalità.
E di sicuro una nuova se stessa è ciò con cui si trova a dover fare i conti, visto che l'incontro con un affascinante professore si traduce in un grande amore... E in una trasformazione in licantropo che assolutamente non rientrava nei suoi piani per gli anni di college.
Prova un profondo senso di riconoscenza nei confronti di Jeremy Danvers, ovvero la persona che l'ha assistita quando si è trasformata per la prima volta e l'ha aiutata a mantenere il controllo di sè.
E anche se a Jeremy il fatto che poi Elena abbia deciso di lasciare il Branco e trasferirsi non è andato giù facilmente, Elena è felice: vive a Toronto insieme al fidanzato Philip e ha un lavoro che le piace molto come giornalista freelance.
Solo che poi...
Mica ve lo dico cosa succede dopo!
Ma vi dico che di Elena ho sempre apprezzato il carattere, la carica e il fatto che, nonostante fosse l'unica donna del Branco, non si facesse mettere i piedi in testa da nessuno.
Le invidiavo anche il fisico da sballo, ma ahimè, questa è un'altra storia XD
Le immagini del post vi hanno incuriositi?
Su Il colore dei libri trovate una tappa del blogtour dedicata proprio al confronto libri e serie tv, con la possibilità di adottare due copie cartacee del romanzo. Date un'occhiata!

Vi proporrò presto la recensione del romanzo, che colgo l'occasione per rileggere visto che sono passati anni e una rinfrescata potrebbe farmi solo bene, quindi restate sintonizzati ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3