Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Hai cambiato la mia vita" di Amy Harmon, edito Newton Compton (rilegato a 9,90€) in uscita il 26 Gennaio:
Lo trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni: aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi, e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e morte. La nostra storia, una vera storia d’amore.
La mia autrice preferita tra tutte quelle pubblicate da Newton Compton Editori torna in libreria a fine mese con il suo "The Law of Moses", da noi in libreria con il titolo "Hai cambiato la mia vita", e ho avuto l'incredibile opportunità di scoprirlo in anteprima a Roma.
Inutile dire che ho iniziato a leggere non appena seduta sul treno, pronta a tornare ad assaporare la splendida prosa di quest'autrice che riesce a stupirmi sempre.
Il personaggio di Moses è forse uno dei più intensi e drammatici creati dall'autrice, ed è lui a rendere questo romanzo assolutamente perfetto (ma non avevo dubbi in proposito).
Abbandonato da neonato in una lavanderia da una madre molto giovane e incapace di provvedere a lui (viene ritrovata poco tempo dopo, uccisa da un'overdose di sostanze stupefacenti), Moses cresce rimbalzato da un membro della famiglia all'altra, non voluto e non sostenuto davvero da nessuno se non dalla nonna, Kathleen - altro personaggio strepitoso del libro al quale non potrete non affezionarvi.
Il ragazzo soffre di allucinazioni e di altri disturbi, dovuti all'abuso di droga da parte della madre durante la gravidanza, ma quello che si rivelerà ancora più difficile sarà l'amore potente e senza limiti che lo travolgerà quandi si avvicinerà a Georgia.
Innanzitutto un'avvertenza che mi sembra doverosa: questo romanzo presenta una forte componente mistico-paranormale, ed è un elemento cruciale della storia.
Moses vede i morti, nel vero senso della parola: nel corso dell'intero romanzo la sua vita è costellata di morti che gli si presentano, condividendo con lui la loro vita prima del decesso e spingendolo a raccontare le loro storie attraverso la pittura.
Moses dipinge sui muri, sui fienili, sui ponti. Dipinge ovunque riesca a posare i pennelli e le matite perchè deve liberarsi di tutte quelle vite e di tutte quelle storie, e farlo attraverso il disegno è il suo unico modo.
È un artista straordinario, ma ovviamente questa sua frenesia lo rende, agli occhi della sonnecchiosa cittadina di provincia, ancora più strano e "folle".
Georgia è l'unica a cercare davvero di abbattere i muri che circondano la mente e il cuore di Moses, e lo fa con l'ingenuità e la dolcezza di una ragazza che, a modo suo, è ancora un po' bambina e che anche se capisce il suo dolore non lo ha di fatto sperimentato.
La loro non è la storia di un amore felice e spensierato, ma è la storia di un amore struggente e doloroso, che vi stringerà il cuore e che vi sarà davvero impossibile abbandonare prima di sapere se per i due ragazzi ci sarà un lieto fine oppure no.
Piangerete per Moses, per ciò che ha perso e per ciò che riuscirà a conquistare, e un po' anche epr Georgia che dovrà crescere in fretta per aiutare il ragazzo di cui si è innamorata a trovare la pace.
La prosa di Amy Harmon è semplicemente incantevole, e il suo uso delle parole senza pari.
"Hai cambiato la mia vita" non è un semplice romanzo rosa: è molto, molto di più.
Consigliatissimo e promosso a cinque stelle.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Visualizzazione post con etichetta amy harmon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amy harmon. Mostra tutti i post
giovedì 19 gennaio 2017
mercoledì 17 febbraio 2016
"Infinito+1" di Amy Harmon
Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Infinito+1" di Amy Harmon, edito da Newton Compton (rilegato a 12€):
Bonnie Rae Shelby è una superstar. È ricca, bellissima e famosa. E desidera morire. Finn Clyde è un signor nessuno. È brillante e cinico. Ma è completamente a pezzi. E tutto ciò che vuole è la possibilità di vivere ancora. Finn ha un passato con cui confrontarsi, Bonnie un futuro che non vuole affrontare. Un ragazzo, una ragazza, una strana serie di circostanze impreviste e una scelta: voltarsi dall’altra parte e ignorare ogni cosa o tendere la mano e rischiare tutto. Così, mentre il ticchettio di un orologio scandisce il tempo della scelta, inizia la loro avventura, un viaggio che cambierà per sempre le loro vite.
Amy Harmon è lassù, nell'Olimpo degli autori che non mi deludono mai.
I suoi "I cento colori del blu" e "Sei il mio sole anche di notte" sono tra i miei libri più amati, e quindi potete immaginare con quanta ansia attendessi l'arrivo di "Infinito+1".
Ed eccoci qui, con Bonnie e Finn.
Bonnie è una ragazza che ha già conosciuto il dolore della perdita, e che ha sofferto a lungo sotto al peso di responsabilità troppo grandi. E' a pezzi, al punto da non vedere altra soluzione che non un salto giù da un ponte.
Finn (o per meglio dire, Clyde) conosce il dolore quanto lei, ma sa ancora cosa voglia dire aiutare chi ne ha bisogno. Quindi invece di tirare dritto con il suo pick-up si ferma e tira Bonnie giù da quel ponte.
Una cosa tira l'altra, e ci troviamo a seguire i due in un rocambolesco viaggio attraverso gli Stati Uniti, inseguiti dalla polizia convinta che Bonnie sia stata rapita e continuamente interrotti da una sequela di persone che i due si fermano, in qualche modo, ad aiutare.
Il tutto, innamorandosi, ovviamente, perchè sebbene i loro background siano molto differenti in realtà i loro cuori battono all'unisono.
Ma la loro storia potrà resistere anche al di fuori della loro fuga da tutto e da tutti?
Come al solito, Amy Harmon ci regala una splendida prosa, una storia emozionante e personaggi unici. Vi innamorerete di Finn Clyde, cresciuto con la croce di un nome, "Infinity", che non manca mai di far sorridere tutti: vi innamorerete del suo essere diretto ai limiti della maleducazione, a volte, e della sua innata gentilezza.
Vi innamorerete anche del suo pick-up arancione, perchè come si fa a non sorridere di chi vuole vivere nell'ombra e possiede un'auto così appariscente?
Finn è il primo a guardare oltre ai capelli biondi e ai vestiti sgargianti di Bonnie, e a vedere la musica che la ragazza porta nel cuore.
Bonnie è sicuramente un'ottima controparte per Finn, e alcune scene in cui racconta al ragazzo la sua storia famigliare mi hanno davvero emozionata.
Bonnie ha perso sua sorella, esattamente come Finn ha perso suo fratello.
Sono entrambe persone a metà, e trovano l'una nell'altro la possibilità di sentirsi di nuovo parte di un intero.
Forse è vero che "fa due. Infinito più uno fa due. Io e te", ma è ancora più vero che infinito più uno "fa uno, Bonnie Rae. Lo hai detto anche tu. Tu e io? Siamo due metà di un intero. Siamo uno."
Ho trovato splendido il modo di Amy Harmon di parlare di musica, di matematica e di quella che è forse una delle coppie di criminali più famose della storia, perchè tra un arpeggio e un paradosso matematico, una poesia di Bonnie (quella vera) e una fuga precipitosa, l'autrice riesce a stregare il lettore con ogni parola.
Se Amy Harmon scrivesse un saggio sul ciclo di vita del tritone, probabilmente sarebbe un capolavoro di emozione e struggimento, ed è questo a renderla una delle mie autrici preferite.
Ha il dono di saper inventare storie magiche e saperle raccontare in modo perfetto.
Già attendo con ansia la sua prossima uscita italiana!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
ps. State seguendo il blogtour del romanzo?
Qui la mia tappa, con la nail-art pensata per Bonnie e tutte le info sul BT e su come provare a ricevere una copia cartacea del libro <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Infinito+1" di Amy Harmon, edito da Newton Compton (rilegato a 12€):
Bonnie Rae Shelby è una superstar. È ricca, bellissima e famosa. E desidera morire. Finn Clyde è un signor nessuno. È brillante e cinico. Ma è completamente a pezzi. E tutto ciò che vuole è la possibilità di vivere ancora. Finn ha un passato con cui confrontarsi, Bonnie un futuro che non vuole affrontare. Un ragazzo, una ragazza, una strana serie di circostanze impreviste e una scelta: voltarsi dall’altra parte e ignorare ogni cosa o tendere la mano e rischiare tutto. Così, mentre il ticchettio di un orologio scandisce il tempo della scelta, inizia la loro avventura, un viaggio che cambierà per sempre le loro vite.
Amy Harmon è lassù, nell'Olimpo degli autori che non mi deludono mai.
I suoi "I cento colori del blu" e "Sei il mio sole anche di notte" sono tra i miei libri più amati, e quindi potete immaginare con quanta ansia attendessi l'arrivo di "Infinito+1".
Ed eccoci qui, con Bonnie e Finn.
Bonnie è una ragazza che ha già conosciuto il dolore della perdita, e che ha sofferto a lungo sotto al peso di responsabilità troppo grandi. E' a pezzi, al punto da non vedere altra soluzione che non un salto giù da un ponte.
Finn (o per meglio dire, Clyde) conosce il dolore quanto lei, ma sa ancora cosa voglia dire aiutare chi ne ha bisogno. Quindi invece di tirare dritto con il suo pick-up si ferma e tira Bonnie giù da quel ponte.
Una cosa tira l'altra, e ci troviamo a seguire i due in un rocambolesco viaggio attraverso gli Stati Uniti, inseguiti dalla polizia convinta che Bonnie sia stata rapita e continuamente interrotti da una sequela di persone che i due si fermano, in qualche modo, ad aiutare.
Il tutto, innamorandosi, ovviamente, perchè sebbene i loro background siano molto differenti in realtà i loro cuori battono all'unisono.
Ma la loro storia potrà resistere anche al di fuori della loro fuga da tutto e da tutti?
Come al solito, Amy Harmon ci regala una splendida prosa, una storia emozionante e personaggi unici. Vi innamorerete di Finn Clyde, cresciuto con la croce di un nome, "Infinity", che non manca mai di far sorridere tutti: vi innamorerete del suo essere diretto ai limiti della maleducazione, a volte, e della sua innata gentilezza.
Vi innamorerete anche del suo pick-up arancione, perchè come si fa a non sorridere di chi vuole vivere nell'ombra e possiede un'auto così appariscente?
Finn è il primo a guardare oltre ai capelli biondi e ai vestiti sgargianti di Bonnie, e a vedere la musica che la ragazza porta nel cuore.
![]() |
| Grazie a Newton Compton per la copia cartacea del romanzo <3 |
Bonnie ha perso sua sorella, esattamente come Finn ha perso suo fratello.
Sono entrambe persone a metà, e trovano l'una nell'altro la possibilità di sentirsi di nuovo parte di un intero.
Forse è vero che "fa due. Infinito più uno fa due. Io e te", ma è ancora più vero che infinito più uno "fa uno, Bonnie Rae. Lo hai detto anche tu. Tu e io? Siamo due metà di un intero. Siamo uno."
Ho trovato splendido il modo di Amy Harmon di parlare di musica, di matematica e di quella che è forse una delle coppie di criminali più famose della storia, perchè tra un arpeggio e un paradosso matematico, una poesia di Bonnie (quella vera) e una fuga precipitosa, l'autrice riesce a stregare il lettore con ogni parola.
Se Amy Harmon scrivesse un saggio sul ciclo di vita del tritone, probabilmente sarebbe un capolavoro di emozione e struggimento, ed è questo a renderla una delle mie autrici preferite.
Ha il dono di saper inventare storie magiche e saperle raccontare in modo perfetto.
Già attendo con ansia la sua prossima uscita italiana!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
ps. State seguendo il blogtour del romanzo?
Qui la mia tappa, con la nail-art pensata per Bonnie e tutte le info sul BT e su come provare a ricevere una copia cartacea del libro <3
Etichette:
amy harmon
,
amy harmon infinito+1
,
devilishly stylish
,
newton compton
,
Pagine e Parole
,
recensione amy harmon infinito+1
,
recensione infinito+1
martedì 31 marzo 2015
Letture di Marzo: chi ho amato, chi un po' meno e quanti libri sono riuscita a buttare giù
Buonasera fanciulle!
Oggi è tempo di fare due conti, e in particolare due conti dei libri letti a Marzo.
Sarà un post lunghissimo, quindi preparatevi un tè o uno spuntino.
Passo davvero un sacco di tempo in treno, metropolitana, tram e chi più ne ha più ne metta, e questo mese in particolare ho visto sui mezzi di trasporto.
Da qui il mio leggere 16 libri in 31 giorni.
So contare, tranquille: dovete aggiungere tre ebook alla pila in foto XD
Ma andiamo con ordine, dal primo letto nel mese a quello finito ieri.
"Le stelle lo sanno" di Luciano Belotti era una delle proposte Piemme più interessanti, e mi è piaciuto al punto da dedicargli un post (con recensione, citazioni e due nail-art a tema).
Vi rimando a quello, per non annoiarvi se l'avete già letta.
"The miniaturist" di Jessie Burton (lo trovate in italiano, "Il miniaturista", edito da Bompiani) mi è piaciuto moltissimo ma mi ha anche lasciato un vago senso di angoscia e oppressione addosso.
Una casa cupa; una cognata che grazie, ma no grazie; una persona completamente estranea che sembra conoscere la tua vita ancora meglio di te: povera Nella, dove accidenti sei finita?
L'ho acquistato attratta principalmente dalla copertina (quella italiana è più misera) e anche se ho fatto fatica ad ingranare perché le prime 50/60 pagine non mi catturavano, dopo è stata una montagna russa tra le pagine. Ho anche visto, anni fa, una di queste "case in miniatura" in un museo ad Amsterdam, e questo mi ha fatto apprezzare ancora di più la storia.
Poi è toccato alla trilogia di Stephanie Perkins, di cui è in libreria il primo in italiano ("Il mio primo bacio a Parigi").
L'ho adorata: giovane, fresca, divertente. Il primo amore da tre prospettive totalmente differenti, tre ragazzi indimenticabili, una serie che prima o poi rileggerò. Ed è raro che io rilegga, avendo un'intera libreria piena solo di libri da leggere.
Consigliatissima.
Ho finito la serie "Bloodlines" con "The Ruby Circle" di Richelle Mead. La serie è uno spin-off di "L'accademia dei vampiri". Questo era il sesto volume, e da un lato mi è piaciuto perché i personaggi a cui tenevo hanno avuto il finale che sognavo per loro. Dall'altro mi aspettavo un finale col botto, e questo al massimo era un leggero scoppiettio. Volevo un finale indimenticabile, dopo SEI libri. Per me è un "ni".
Invece "Ogni giorno" di David Levithan mi ha presa da matti: divorato in un giorno e mezzo, pena strappacuore per il protagonista A, e fortissimo desiderio del volume "companion"che esce in estate (in lingua originale). Una storia singolare, ben costruita, in grado di emozionarmi e sì, farmi persino piangere.
"Sei il mio sole anche di notte" di Amy Harmon l'ho AMATO. Con le maiuscole. Intenso, emozionante, anche avvincente: il perfetto romanzo d'amore per chi non ama la letteratura rosa tradizionale, con uno dei miei personaggi preferiti dell'anno. Ve ne parlo TANTO qui, e trovate anche brani interi tratti dal libro e la mia recensione.
Ho letto il primo urban fantasy dopo mesi, e si tratta di "Shadow" di Sarah Fine.
Primo volume della trilogia "Guards of the Shadowlands", portata in Italia da Mondadori che SPERO tradurrà anche i due seguiti. Mi è piaciuto, per tre motivi: la protagonista femminile una volta tanto ha le palle. Detto così, nudo e crudo. E' una combattente, una che non si fa mettere i piedi in testa, e l'ho adorata. Il protagonista maschile, poi, mi è piaciuto perché non si innamora di lei come succede sempre in questi libri, con l'idea di volerla salvare. Lui si innamora di lei perché è lei che vuole salvare qualcuno. In un certo senso è lei il principe azzurro della storia, e mi è piaciuto moltissimo.
E poi l'ambientazione: cupa, angosciante, e allo stesso tempo specchio perfetto della realtà in cui viviamo. Splendido. Ho già scaricato il secondo in inglese perché so che non posso aspettare per vedere come continua.
Ho finito anche la serie "LUX" di Jennifer L. Armentrout, di cui in Italia troverete la traduzione del quinto a partire da Luglio.
"Opposition" è un bel finale al cardiopalma, con diversi "plot-twist" non sempre prevedibili e tanto, tantissimo Daemon Black. Non serve altro, giusto?
Ho dato una chance ad Abbi Glines, con scarsissimo successo.
Questa duologia, "The Vincent Boys" e "The Vincent Brothers", mi è stata regalata perché mi incuriosiva, ma è stata un'esperienza di lettura tragicomica. Partiamo dal primo.
Se lo leggete come romanzetto rosa strappamutande, pronto a scatenarvi bollori... Siete fuori strada.
Beau vive a torso nudo, scolpito e sudato: ragazzo mio, capisco che sia estate, ma hai un'evidente problema di ipersudorazione se sei lucido quanto un tacchino pronto ad essere infornato.
Ashton ansima come una foca asmatica ogni volta che lo vede, e quasi ti spiace che non ci sia qualcuno nei paraggi ad allungarle un inalatore.
Lui le tocca il gomito e manca poco che le provochi un orgasmo. Insomma, è tutto troppo esagerato, al punto da diventare comico.
Per arrivare al loro primo effettivo rendez-vous, quando, dopo un crescendo di ansimate da parte di lei e trattenersi da parte di lui perché lei è troppo sexy, lui se ne esordisce con un roco "la tua patatina stretta è solo mia", che a quanto pare è una frase così sexy da mandare la ragazza in orbita. Ma che davvero?!
Io sarei morta dalle risate. Seriamente. Sono quasi caduta dal divano.
ll secondo volume è decisamente meglio, ma sempre troppo forzato in molti punti e con il classico finale melenso alla Jane Austen con il cumulo di matrimoni.
Non so, quest'autrice sembra piacere un sacco ma a me pare un brutto tentativo di scrivere qualcosa di sexy con però il finale romantico, accontentando tutte.
Boh.
E ho finito il mese con Carmen Bruni, ed il suo "Questione di cuore".
Anche questo è stato un grande, grandissimo NI.
Belle idee qua e là: l'amore ossessivo portato nel cuore dall'adolescenza, il riferimento ad un'intrigante leggenda giapponese, il crescendo di tensione che l'autrice ha provato a creare all'inizio del libro riguardo un misterioso segreto nel passato del protagonista maschile Alessandro.
Ma finisce qui. Il resto è un NO deciso.
No alla protagonista, ossessiva e allo stesso tempo petulante peggio di una bambina: sei un'adulta, e poco manca che fai le linguacce, ma per favore.
No allo sviluppo della trama, perché alla fine il grande "segreto" viene liquidato in mezza facciata, tutti i riferimenti alle "perversioni" di Alessandro e i suoi amici cadono completamente nel vuoto.
Chissà quali erano, queste fantomatiche perversioni. Mah.
Il personaggio di Carlo, il fratello maggiore della protagonista Giorga e migliore amico di Alessandro (che quindi è il perno che li unisce, non è che proprio non conti nulla) non è per nulla sviluppato: sembra solo un idiota che dice parolacce di continuo e ogni tanto butta lì una frase da maniaco iperprotettivo giusto per ricordare al lettore che lui è il fratello di lei. Fine.
No al finale, perché nella seconda metà del libro l'autrice aveva inserito un personaggio molto interessante: l'ex fuori di testa di Alessandro, Kate, ossessionata e anche un po' scassavate (ehi, mi ricorda un sacco anche Giorgia...) e che lo segue a km di distanza solo per poter tornare con lui.
E dopo che questa si trasferisce, scrive, telefona, minaccia pure, di colpo nel giro di tre, quattro pagine l'autrice la sbologna con una chiacchierata a casa di lui (di cui non vediamo nulla).
Cioè tutto questo casino e poi con due parole l'hai messa a tacere?
Mah. Non è credibile. Ci voleva qualcosa di più significativo: avrei preferito un bel confronto diretto tra Kate e Giorgia, un incontro di ossessioni che poteva solo finire male.
Il finale "rosa" con i soliti "ti amo" qua e là di rito, poi, sembra davvero appiccicato lì quando ormai l'autrice non sapeva più come uscirne.
Bella la frase conclusiva, quella sì.
Qui e lì ci sono dei bellissimi pensieri, che ho apprezzato molto.
Ma questo libro aveva bisogno di molto più editing e di essere sforbiciato e sviluppato in diversi punti prima di passare dal self-publishing all'editoria tradizionale.
Ora la parentesi ebook, che non manca mai, e poi libere tutte!
Il primo è stato "Jolly Roger - La terra di nessuno" di Gabriele Dolzadelli, di cui vi avevo parlato qui e che sapete già essermi piaciuto parecchio ;)
Il secondo è stato "Voci dall'interstizio" di Dario Caldarella, di cui non ho parlato perché purtroppo non mi è piaciuto. Purtroppo la poesia è qualcosa di estremamente personale e che deve andare a toccare alcune corde nell'anima di chi legge, e molte di queste non mi hanno emozionata; non ho trovato giusto scrivere una review negativa.
Il terzo ed ultimo ebook è un altro libro che non mi è piaciuto.
Ci ho messo tre mesi a finirlo. Non sto scherzando, è da tre mesi che leggo qualche pagina ogni tanto, e sapete come l'ho finito? Leggendo solo i dialoghi. No comment.
Questo perché è il decimo volume della serie "Confraternita del Pugnale Nero" di J.R. Ward, "Lover Reborn", e io voglio leggere l'undicesimo che so già essere fatto per me.
Questo era lento, noioso, e in generale non mi trasmetteva nulla.
Tra l'altro applauso alla ragazza su Instagram che mi ha consigliato di leggere solo i dialoghi dicendomi che quello dopo era molto meglio, perché pensavo di essere solo io a trovarlo di una noia mortale.
Insomma, il mese è finito un po' così così, con due ebook e tre cartacei no e ni.
Ma ho iniziato un libro nuovo il 30 sera, quindi mi sono risollevata :)
Spero di non avervi dato il colpo di grazia con questa mia carrellata, e un bacio a tutte!
Voi avete letto qualcosa d'interessante a Marzo?
C'è qualcosa di cui vorreste vedere la review? In diverse su Instagram mi avete/hanno chiesto di recensire "Il miniaturista", fatemi sapere <3
ps. Un grazie sentito a Gabriele Dolzadelli e Dario Caldarella, che mi hanno inviato i loro libri.
Scoprire, e quando posso sostenere, gli autori emergenti è una cosa che faccio più che volentieri ;)
Oggi è tempo di fare due conti, e in particolare due conti dei libri letti a Marzo.
Sarà un post lunghissimo, quindi preparatevi un tè o uno spuntino.
Passo davvero un sacco di tempo in treno, metropolitana, tram e chi più ne ha più ne metta, e questo mese in particolare ho visto sui mezzi di trasporto.
Da qui il mio leggere 16 libri in 31 giorni.
So contare, tranquille: dovete aggiungere tre ebook alla pila in foto XD
Ma andiamo con ordine, dal primo letto nel mese a quello finito ieri.
"Le stelle lo sanno" di Luciano Belotti era una delle proposte Piemme più interessanti, e mi è piaciuto al punto da dedicargli un post (con recensione, citazioni e due nail-art a tema).
Vi rimando a quello, per non annoiarvi se l'avete già letta.
"The miniaturist" di Jessie Burton (lo trovate in italiano, "Il miniaturista", edito da Bompiani) mi è piaciuto moltissimo ma mi ha anche lasciato un vago senso di angoscia e oppressione addosso.
Una casa cupa; una cognata che grazie, ma no grazie; una persona completamente estranea che sembra conoscere la tua vita ancora meglio di te: povera Nella, dove accidenti sei finita?
L'ho acquistato attratta principalmente dalla copertina (quella italiana è più misera) e anche se ho fatto fatica ad ingranare perché le prime 50/60 pagine non mi catturavano, dopo è stata una montagna russa tra le pagine. Ho anche visto, anni fa, una di queste "case in miniatura" in un museo ad Amsterdam, e questo mi ha fatto apprezzare ancora di più la storia.
Poi è toccato alla trilogia di Stephanie Perkins, di cui è in libreria il primo in italiano ("Il mio primo bacio a Parigi").
L'ho adorata: giovane, fresca, divertente. Il primo amore da tre prospettive totalmente differenti, tre ragazzi indimenticabili, una serie che prima o poi rileggerò. Ed è raro che io rilegga, avendo un'intera libreria piena solo di libri da leggere.
Consigliatissima.
Ho finito la serie "Bloodlines" con "The Ruby Circle" di Richelle Mead. La serie è uno spin-off di "L'accademia dei vampiri". Questo era il sesto volume, e da un lato mi è piaciuto perché i personaggi a cui tenevo hanno avuto il finale che sognavo per loro. Dall'altro mi aspettavo un finale col botto, e questo al massimo era un leggero scoppiettio. Volevo un finale indimenticabile, dopo SEI libri. Per me è un "ni".
Invece "Ogni giorno" di David Levithan mi ha presa da matti: divorato in un giorno e mezzo, pena strappacuore per il protagonista A, e fortissimo desiderio del volume "companion"che esce in estate (in lingua originale). Una storia singolare, ben costruita, in grado di emozionarmi e sì, farmi persino piangere.
"Sei il mio sole anche di notte" di Amy Harmon l'ho AMATO. Con le maiuscole. Intenso, emozionante, anche avvincente: il perfetto romanzo d'amore per chi non ama la letteratura rosa tradizionale, con uno dei miei personaggi preferiti dell'anno. Ve ne parlo TANTO qui, e trovate anche brani interi tratti dal libro e la mia recensione.
Ho letto il primo urban fantasy dopo mesi, e si tratta di "Shadow" di Sarah Fine.
Primo volume della trilogia "Guards of the Shadowlands", portata in Italia da Mondadori che SPERO tradurrà anche i due seguiti. Mi è piaciuto, per tre motivi: la protagonista femminile una volta tanto ha le palle. Detto così, nudo e crudo. E' una combattente, una che non si fa mettere i piedi in testa, e l'ho adorata. Il protagonista maschile, poi, mi è piaciuto perché non si innamora di lei come succede sempre in questi libri, con l'idea di volerla salvare. Lui si innamora di lei perché è lei che vuole salvare qualcuno. In un certo senso è lei il principe azzurro della storia, e mi è piaciuto moltissimo.
E poi l'ambientazione: cupa, angosciante, e allo stesso tempo specchio perfetto della realtà in cui viviamo. Splendido. Ho già scaricato il secondo in inglese perché so che non posso aspettare per vedere come continua.
Ho finito anche la serie "LUX" di Jennifer L. Armentrout, di cui in Italia troverete la traduzione del quinto a partire da Luglio.
"Opposition" è un bel finale al cardiopalma, con diversi "plot-twist" non sempre prevedibili e tanto, tantissimo Daemon Black. Non serve altro, giusto?
Ho dato una chance ad Abbi Glines, con scarsissimo successo.
Questa duologia, "The Vincent Boys" e "The Vincent Brothers", mi è stata regalata perché mi incuriosiva, ma è stata un'esperienza di lettura tragicomica. Partiamo dal primo.
Se lo leggete come romanzetto rosa strappamutande, pronto a scatenarvi bollori... Siete fuori strada.
Beau vive a torso nudo, scolpito e sudato: ragazzo mio, capisco che sia estate, ma hai un'evidente problema di ipersudorazione se sei lucido quanto un tacchino pronto ad essere infornato.
Ashton ansima come una foca asmatica ogni volta che lo vede, e quasi ti spiace che non ci sia qualcuno nei paraggi ad allungarle un inalatore.
Lui le tocca il gomito e manca poco che le provochi un orgasmo. Insomma, è tutto troppo esagerato, al punto da diventare comico.
Per arrivare al loro primo effettivo rendez-vous, quando, dopo un crescendo di ansimate da parte di lei e trattenersi da parte di lui perché lei è troppo sexy, lui se ne esordisce con un roco "la tua patatina stretta è solo mia", che a quanto pare è una frase così sexy da mandare la ragazza in orbita. Ma che davvero?!
Io sarei morta dalle risate. Seriamente. Sono quasi caduta dal divano.
ll secondo volume è decisamente meglio, ma sempre troppo forzato in molti punti e con il classico finale melenso alla Jane Austen con il cumulo di matrimoni.
Non so, quest'autrice sembra piacere un sacco ma a me pare un brutto tentativo di scrivere qualcosa di sexy con però il finale romantico, accontentando tutte.
Boh.
E ho finito il mese con Carmen Bruni, ed il suo "Questione di cuore".
Anche questo è stato un grande, grandissimo NI.
Belle idee qua e là: l'amore ossessivo portato nel cuore dall'adolescenza, il riferimento ad un'intrigante leggenda giapponese, il crescendo di tensione che l'autrice ha provato a creare all'inizio del libro riguardo un misterioso segreto nel passato del protagonista maschile Alessandro.
Ma finisce qui. Il resto è un NO deciso.
No alla protagonista, ossessiva e allo stesso tempo petulante peggio di una bambina: sei un'adulta, e poco manca che fai le linguacce, ma per favore.
No allo sviluppo della trama, perché alla fine il grande "segreto" viene liquidato in mezza facciata, tutti i riferimenti alle "perversioni" di Alessandro e i suoi amici cadono completamente nel vuoto.
Chissà quali erano, queste fantomatiche perversioni. Mah.
Il personaggio di Carlo, il fratello maggiore della protagonista Giorga e migliore amico di Alessandro (che quindi è il perno che li unisce, non è che proprio non conti nulla) non è per nulla sviluppato: sembra solo un idiota che dice parolacce di continuo e ogni tanto butta lì una frase da maniaco iperprotettivo giusto per ricordare al lettore che lui è il fratello di lei. Fine.
No al finale, perché nella seconda metà del libro l'autrice aveva inserito un personaggio molto interessante: l'ex fuori di testa di Alessandro, Kate, ossessionata e anche un po' scassavate (ehi, mi ricorda un sacco anche Giorgia...) e che lo segue a km di distanza solo per poter tornare con lui.
E dopo che questa si trasferisce, scrive, telefona, minaccia pure, di colpo nel giro di tre, quattro pagine l'autrice la sbologna con una chiacchierata a casa di lui (di cui non vediamo nulla).
Cioè tutto questo casino e poi con due parole l'hai messa a tacere?
Mah. Non è credibile. Ci voleva qualcosa di più significativo: avrei preferito un bel confronto diretto tra Kate e Giorgia, un incontro di ossessioni che poteva solo finire male.
Il finale "rosa" con i soliti "ti amo" qua e là di rito, poi, sembra davvero appiccicato lì quando ormai l'autrice non sapeva più come uscirne.
Bella la frase conclusiva, quella sì.
Qui e lì ci sono dei bellissimi pensieri, che ho apprezzato molto.
Ma questo libro aveva bisogno di molto più editing e di essere sforbiciato e sviluppato in diversi punti prima di passare dal self-publishing all'editoria tradizionale.
Ora la parentesi ebook, che non manca mai, e poi libere tutte!
Il primo è stato "Jolly Roger - La terra di nessuno" di Gabriele Dolzadelli, di cui vi avevo parlato qui e che sapete già essermi piaciuto parecchio ;)
Il secondo è stato "Voci dall'interstizio" di Dario Caldarella, di cui non ho parlato perché purtroppo non mi è piaciuto. Purtroppo la poesia è qualcosa di estremamente personale e che deve andare a toccare alcune corde nell'anima di chi legge, e molte di queste non mi hanno emozionata; non ho trovato giusto scrivere una review negativa.
Il terzo ed ultimo ebook è un altro libro che non mi è piaciuto.
Ci ho messo tre mesi a finirlo. Non sto scherzando, è da tre mesi che leggo qualche pagina ogni tanto, e sapete come l'ho finito? Leggendo solo i dialoghi. No comment.
Questo perché è il decimo volume della serie "Confraternita del Pugnale Nero" di J.R. Ward, "Lover Reborn", e io voglio leggere l'undicesimo che so già essere fatto per me.
Questo era lento, noioso, e in generale non mi trasmetteva nulla.
Tra l'altro applauso alla ragazza su Instagram che mi ha consigliato di leggere solo i dialoghi dicendomi che quello dopo era molto meglio, perché pensavo di essere solo io a trovarlo di una noia mortale.
Insomma, il mese è finito un po' così così, con due ebook e tre cartacei no e ni.
Ma ho iniziato un libro nuovo il 30 sera, quindi mi sono risollevata :)
Spero di non avervi dato il colpo di grazia con questa mia carrellata, e un bacio a tutte!
Voi avete letto qualcosa d'interessante a Marzo?
C'è qualcosa di cui vorreste vedere la review? In diverse su Instagram mi avete/hanno chiesto di recensire "Il miniaturista", fatemi sapere <3
ps. Un grazie sentito a Gabriele Dolzadelli e Dario Caldarella, che mi hanno inviato i loro libri.
Scoprire, e quando posso sostenere, gli autori emergenti è una cosa che faccio più che volentieri ;)
Etichette:
amy harmon
,
david levithan
,
jessie burton
,
le stelle lo sanno
,
letture di marzo
,
ogni giorno
,
Pagine e Parole
,
questione di cuore
,
sarah fine
,
sei il mio sole anche di notte
,
shadow
,
the miniaturist
giovedì 26 marzo 2015
"Sei il mio sole anche di notte" di Amy Harmon
Buonasera fanciulle!
Dopo tre giorni di labbra, unghie e sopracciglia, stasera voglio parlarvi di un libro appena uscito, la traduzione italiana di "Making Faces" di Amy Harmon.
Newton Compton l'ha tradotto "Sei il mio sole anche di notte", e ha scelto di proporlo con una delle copertine più romantiche e gradevoli che abbia visto da un po':
Amy Harmon ci propone una favola moderna in cui fanno capolino Cyrano de Bergerac e "La Bella e la Bestia", regalandoci tre protagonisti che non dimenticherò tanto presto.
Dopo tre giorni di labbra, unghie e sopracciglia, stasera voglio parlarvi di un libro appena uscito, la traduzione italiana di "Making Faces" di Amy Harmon.
Newton Compton l'ha tradotto "Sei il mio sole anche di notte", e ha scelto di proporlo con una delle copertine più romantiche e gradevoli che abbia visto da un po':
Quella originale era molto più cupa, sofferta e tormentata, e ve la propongo qui sotto:
![]() |
| La copertina originale |
Vi lascio la trama così come la trovate sul libro, e poi inizieranno un sacco di spoiler involontari quindi se non volete che vi venga svelato nulla CHIUDETE IL POST DOPO LA TRAMA :)
Ambrose Young è bellissimo, alto, muscoloso, con lunghi capelli che gli arrivano alle spalle e uno sguardo che brucia di desiderio.
Ma è davvero troppo per una come Fern Taylor.
Lui è perfetto, il classico protagonista di quei romanzi d’amore che Fern ha sempre adorato leggere. E lei sa bene di non poter essere all’altezza di un ragazzo del genere…
Ma la vita a volte prende pieghe inattese.
Partito per la guerra dalla piccola cittadina di provincia in cui i due giovani sono cresciuti, Ambrose tornerà trasformato dalla sua esperienza in prima linea: è sfigurato nei lineamenti e profondamente ferito nell’anima.
Fern riuscirà ad amarlo anche se non è più bello come prima? Sarà in grado di conquistarlo? Saprà curarlo e ridargli la fiducia in sé?
Versione moderna de La bella e la bestia, il nuovo romanzo di Amy Harmon – dopo il grande successo di I cento colori del blu – ci dimostra che in ognuno di noi convivono una parte mostruosa e una meravigliosa creatura e che solo l’amore può essere capace di farle andare d’accordo.
Ora, questa trama funziona sì e no.
E' vero che questo libro racconta la storia d'amore nata e sviluppatasi a più riprese tra Ambrose e Fern.
Ma io ci ho trovato molto di più, e quindi vorrei parlare di tutto quello che non trovate sulla quarta di copertina.
In primo luogo Bailey. Bailey è il cugino di Fern, e soffre di distrofia muscolare. Questo potrebbe renderlo un personaggio isolato e sofferente, che vive ai margini della storia, ed invece Amy Harmon ha fatto di lui il suo terzo protagonista, e a mio parere il personaggio più interessante.
Ironico, sarcastico, intelligente e, seppur sia sempre più dipendente da Fern con l'evolversi della sua malattia, è chiaro fin da subito quanto sia lui in realtà ad essere il centro di gravità della ragazza.
Il suo personaggio è quello che mi ha toccata di più, perché guardare il mondo dal suo punto di vista è terrificante: un'aspettativa di vita di una ventina d'anni, in condizioni sempre peggiori, con la perdita costante del controllo sul proprio corpo. Diciamo che fa sembrare ridicole metà delle paranoie senza fine che alimentano più della metà dei romanzi rosa presenti sul mercato.
Il suo amore mai realizzato per Rita, la bellissima amica di Fern, è romantico e triste allo stesso tempo, e anche se il prezzo che paga per il suo amore è altissimo ottiene la possibilità di lottare ed essere un eroe, esattamente come sognava da ragazzino.
Poi vorrei parlare di una delle parti più belle del romanzo, ovvero lo scambio di lettere tra Ambrose e Fern, abbastanza all'inizio della storia. Nasce come un tranello (una perfetta situazione alla Cyrano de Bergerac, in cui Fern scrive ad Ambrose fingendosi Rita, deprimendo in realtà i suoi pensieri ed i suoi sentimenti) ma allo stesso tempo è ciò che permette ad entrambi di essere più sinceri di quanto non lo siano mai stati.
pag.42: Cominciarono con delle semplici domande. Cose facili, come dolce o amaro, autunno o inverno, pizza o tacos. Ma poi virarono verso temi più profondi, personali, intimi. Avanti ed indietro, domanda e risposta, ed era un po' come spogliarsi, togliendo prima le cose poco importanti: la giacca, gli orecchini, il berretto da baseball. Ben presto i bottoni vennero slacciati, le cerniere aperte e i vestiti scivolarono a terra. Il cuore di Fern palpitava ed il suo respiro diventava più affannoso ad ogni barriera abbattuta, ad ogni metaforico indumento dismesso.
"Perso o solo?", disse solo Ambrose, e Fern rispose: "Preferirei perdermi con te che essere sola senza di te, quindi scelgo persa a una condizione". Ambrose scrisse "Nessuna condizione", al che Fern replicò: "Allora persa, perché sola mi sembra una condizione definitiva, mentre chi è perso può essere ritrovato".
Ritroviamo il loro scambio di domande a pag.142: "Aquiloni o palloncini?" Ferm aveva risposto "aquiloni", perché se fosse stata un aquilone avrebbe potuto volare, ma qualcuno l'avrebbe sempre trattenuta. Ambrose aveva scelto "palloncini". "Mi piace l'idea di volare via, lasciandomi portare dal vento. Non voglio essere trattenuto da nessuno". Ferm si chiese se anche adesso avrebbe risposto allo stesso modo.
Ho trovato molto bella l'idea che anche la più apparentemente insignificante delle domande possa celare al suo interno così tanto della personalità di un individuo.
Ovviamente il tema principale è quello della bellezza: interiore, esteriore, acquisita, perduta.
In tutte le sue sfumature.
A cominciare dalle parole con cui Fern esterna il suo sentirsi una caricatura e indegna delle attenzioni di Ambrose, nella bella poesia che troviamo a pag.84:
Se Dio crea i volti di tutti noi, rideva quando ha fatto me?
E' lui che crea le gambe che non posso camminare e gli occhi incapaci di vedere?
E' lui che arriccia i capelli sulla mia testa perché si ribellino alla spazzola?
E' lui che chiude le orecchie al sordo, per togliergli l'indipendenza?
Il mio aspetto è una coincidenza o solo uno scherzo del destino?
Se lui mi ha fatto così, sbaglio a biasimarlo per le cose che odio?
Per i difetti che sembrano peggiorare ogni volta che mi guardo allo specchio,
per la bruttezza che vedo in me, per la ripugnanza e il timore,
ci scolpisce a suo piacimento, per una ragione che non comprendo?
Se Dio crea i volti di tutti noi, rideva quando ha fatto me?
Fern è capace di vedere la bellezza di tutti ad eccezione della propria, perché anche quando guarda Bailey quello che vede è il suo splendore interiore, riflesso all'esterno.
pag.158: "Se Bailey fosse nato senza la distrofia muscolare, non sarebbe la persona intelligente e sensibile che sembra capire tante cose che noi non comprendiamo. Probabilmente, se fosse cresciuto sano, facendo il lottatore nella squadra di suo padre e si fosse comportato come tutti gli altri ragazzi che conosci, non ti saresti nemmeno accorta di lui. La ragione per cui Bailey è così speciale è che la vita l'ha scolpito fino a renderlo meraviglioso...forse non fuori, ma dentro. Interiormente, Bailey è come il David di Michelangelo. E quando lo guardo, e quando tu lo guardi, è questo che vediamo".
A metà libro avviene un rovesciamento, ovvero troviamo Fern che una volta superata l'adolescenza si è trasformata in una splendida donna (un bel richiamo alla favola del Brutto Anatroccolo) pur continuando a vedersi come la ragazzina magrolina e con l'apparecchio ai denti, e troviamo Ambrose sfigurato e quasi irriconoscibile dall'esplosione che in guerra ha ucciso i suoi migliori amici.
Spariti i capelli castani, sordo e cieco dal lato destro, l'unica cosa che sembra essergli rimasta è la forza fisica.
Ma è una persona sconvolta e totalmente annientata, e stavolta tocca a lui non sentirsi degno dell'amore di Fern. Amore che non si è mai spento, nel cuore della ragazza, e che sarà l'unica cosa capace di riportarlo alla vita.
Di questo libro ho amato come l'autrice abbia inserito temi importanti, come la distrofia muscolare e il tipo di vita che comporta per chi ne soffre, o la violenza domestica attraverso la storia di Rita, a bilanciare quella che rischiava di essere una storia d'amore tormentato come tante.
Mi ha tenuta inchiodata alle pagine per un viaggio in treno ed una colazione, e mi ha lasciato un senso di tristezza misto ad appagamento che solo le belle letture riescono a darmi.
Ho già pronto sull'iPad2 "The Law of Moses", libro successivo della stessa autrice, perché non vedo l'ora di leggere qualcos'altro di suo.
In italiano trovate "I cento colori del blu", edito sempre da Newton Compton.
Consiglio questo libro a tutte le ragazze amanti della letteratura romantica, a chi ha sempre trovato "La Bella e la Bestia" il film Disney più riuscito e a chi apprezza l'ironia anche in una scena triste.
Etichette:
ambrose
,
amy harmon
,
bailey
,
fern
,
making faces
,
newton compton
,
Pagine e Parole
,
pensieri
,
recensione
,
sei il mio sole anche di notte
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)

























