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martedì 7 novembre 2017

Elisabetta Gnone, e la sua magia da "Fairy Oak a "Olga di carta"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Jum fatto di buio" di Elisabetta Gnone, edito Salani (rilegato a 14,90€):
È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve, si avvicina Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto improvviso lasciato dal bosco che è stato abbattuto, e quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno. Anche Valdo, il suo cane fidato, se lo ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più: un essere informe e molliccio. La sua voce è l'eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli, e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum si porta dietro tante storie che Olga racconta a chi ne ha bisogno, come dono, perché le storie consolano, alleviano, salvano dal dolore della vita e soprattutto fanno ridere.

Ricordate la piccola, tenera Olga di carta, e il suo raccontare storie a tutto il villaggio?
Eccola tornare nel secondo volume di quella che è già diventata una delle mie serie preferite!
"Jum fatto di buio" si legge tutto d'un fiato, e si vinee ancora una volta conquistati dalla magia che aleggia su ogni pagina del libro.

Sì, perchè di magia Elisabetta Gnone se ne intende davvero: per chi come me fosse cresciuto tra "Witch" e "Fairy Oak", il suo è un nome che richiama subito alla mente il potere dei sentimenti e quello della natura.
Stavolta, la magia si concentra in quelli che sono tre elementi portanti del libro: le parole, le emozioni e... le illustrazioni.
La magia delle parole si concentra nelle storie di Olga, intrepida e instancabile narratrice, i cui racconti incantano il villaggio intero: ogni volta che la bambina inizia a raccontare, la vita a Balicò si ferma e tutti le si fanno attorno per poter ascoltare meglio.
E che dire delle emozioni?
Stavolta l'autrice affronta la sfida di raccontare ai lettori più giovani il dolore e lo spaesamento dati dall'assenza, dalla mancanza, e concentra tutto questo in un personaggio straordinario, Jum.
Jum si nutre di vuoti e di lacrime, e sono sicura che la sua storia vi conquisterà.
Infine, la magia delle illustrazioni: stavolta il volume è arricchito da splendide silhouette in bianco e nero, che danno vita ai tanti abitanti di Balicò e ai personaggi dei racconti della piccola Olga: dopo gli splendidi lavori di carta che avevamo scoperto nel primo volume della serie, ecco un altro modo di portare un po' di magia di carta e inchiostro nelle vostre librerie!
Uno scatto dall'incontro con l'autrice a Milano, per il lancio di "Jum fatto di buio"
Questo è solo uno dei contenuti dedicati a Elisabetta Gnone e alla sua nuova serie che troverete a spasso per il web questa settimana e la prossima: ecco il nostro calendario, per non perderne nemmeno uno!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 5 luglio 2017

"Lo sapevi che I need you?" di Estelle Maskame

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Lo sapevi che I need you?" di Estelle Maskame, edito Salani (rilegato a 15,90€):
È passato un anno dall'ultima volta in cui Eden Munro ha visto Tyler Bruce e, anche se i due hanno posto fine alla loro storia proibita, Eden va in fibrillazione quando Tyler la invita a passare l'estate da lui a New York. Eden adesso ha diciott'anni, è fidanzata con Dean e sta progettando di andare al college a Chicago, ed è sicura che anche Tyler è ormai andato avanti. Ma, una volta insieme a New York, non trascorre molto tempo prima che sia chiaro che il passato non è affatto superato. Sei settimane in giro per la Grande Mela, sei settimane nella stessa casa, sei settimane di tentazione... riusciranno a resistere? Nel secondo volume della trilogia di "Dimily", che ha conquistato i ragazzi di tutto il mondo, Eden e Tyler dovranno affrontare i loro sentimenti e prendere una decisione molto difficile che sfiderà la forza del loro amore.

La storia di Eden e Tyler continua, e stavolta restiamo in loro compagnia per sei settimane.
Dopo un anno di separazione - Tyler impegnato con la campagna di sensibilizzazione sulla violenza su minori e con le attività della fondazione che lo ha aiutato, ed Eden a casa a dividersi tra la scuola, la famiglia e Dean, il fidanzato - i due passano insieme l'estate proprio nella Grande Mela.
E basta loro rivedersi all'aeroporto per sentirsi nuovamente travolti dai sentimenti che hanno cercato a lungo di soffocare.

Amare tuo fratello - seppur fratellastro acquisito e senza alcun legame di sangue - non è facile, e soprattutto non è esattamente qualcosa che puoi condividere con tutti a cuor leggero: Eden e Tyler sono abituati a nascondere i loro sentimenti nel profondo del loro cuore, ma trovarsi a condividere la casa e il letto per sei settimane gli rende sempre più difficile nascondersi.
Una dei due coinquilini di Tyler, Emily - e sua compagna nella campagna di sensibilizzazione di cui sopra - capisce ben presto come stiano le cose, anche se terrà le sue considerazioni per sè.
Tra cene al ristorante italiano, passeggiate per Times Square e chiamate piene di sensi di colpa al fidanzato (Dean, ve lo ricordate? Quel ragazzo tanto gentile e premuroso con il quale avevamo lasciato Eden alla fine del primo romanzo della serie), la vacanza di Eden sembra essere partita con il piede giusto solo a metà.
I guai iniziano quando Rachel e Tiffany - proprio lei, l'arpia che ricattava Tyler ed Eden due anni prima - vanno a New York per cinque giorni portandosi dietro proprio Dean, e quando Tiffany decide che sì, rivuole Tyler per sè...
Estelle Maskame ha un dono: quello di farci entrare davvero nella testa e nel cuore di Eden.
Testa e cuore di una ragazza a cavallo tra adolescenza ed età adulta, confusa a causa di un sentimento che non riesce a considerare sbagliato e che vorrebbe risolvere ogni situazione senza che nessuno restasse ferito. Cosa impossibile nella vita vera, purtroppo.
Ex-ragazza in sovrappeso ora normopeso, è ancora molto sensibile al riguardo e, di fatto, le uniche volte in cui Tiffany riesce ad avere la meglio su di lei è quando la insulta riferendosi al suo aspetto fisico. Per fortuna Tyler interviene sempre a difenderla ;)

Tyler, dal canto suo, è il ragazzo tormentato per eccellenza, anche se sta cercando di superare e risolvere i suoi problemi: solo grazie ad Eden è riuscito a smettere di bere e di rifugiarsi nelle droghe, e cambiare aria per un anno sembra avergli fatto bene.
Solo che la notizia dell'uscita di prigione del padre violento e la pressione nello svelare ai genitori la sua relazione con Eden potrebbero essere troppo da gestire, ed Eden rischia di trovarsi ancora una volta da sola a raccogliere i cocci.

È impossibile non leggerlo tutto d'un fiato, e soprattutto è impossibile non bramare subito il terzo ed ultimo volume della serie, in uscita a breve: questa è una delle serie dell'estate, e so che farà compagnia a molti di voi sotto l'ombrellone ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 26 giugno 2017

"Lo sapevi che I love you?" di Estelle Maskame

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Lo sapevi che I love you?" di Estelle Maskame, edito Salani (rilegato a 14,90€):
Eden Munro, sedici anni, non ha nessuna voglia di trascorrere lʼestate con il padre a Santa Monica, in California. I suoi genitori sono divorziati, il padre si è risposato, e la ragazza deve fare amicizia con i tre figli della nuova moglie.
Il maggiore è Tyler Bruce, un adolescente inquieto con un carattere forte e un ego smisurato.  Frequentando Tyler e i suoi amici, per Eden inizia unʼavventura in un mondo sconosciuto, completamente diverso dal suo. La ragazza fa molta fatica a rapportarsi con il fratellastro, ma capisce che cʼè qualcosa di lui che le sfugge. E più cerca di scoprire la verità su Tyler, più ne rimane pericolosamente affascinata…
Tra segreti, bugie e passione, come farà Eden a tenere i suoi sentimenti sotto controllo?

Devo essere sincera: quando ho iniziato a leggere questo libro, non mi piaceva.
Ma sapete che sono per la seconda occasione a tutti, e quindi l'ho ripreso in mano in vista dell'uscita del secondo... e l'ho divorato nel corso di una giornata.
E ora voglio sapere cosa succede dopo perchè MICA POSSO RESTARE COSÍ!

Ma veniamo a noi, o meglio, a Eden e Tyler.
Eden è una sedicenne come tante, figlia di genitori divorziati che per la prima volta dopo tre anni passerà otto settimane in California, insieme al padre ora risposatosi con Ella, una donna gentile ma troppo permissiva, e ai tre figli di lei: Tyler, Jamie e Chase.
Il minore, Chase, è un bimbo adorabile, del quale ci si innamora subito; il figlio di mezzo, Jamie, è un bricconcello ricattatore ma molto simpatico, e poi... e poi c'è Tyler, il maggiore.
Concentratevi tutte su Tyler, perchè il ragazzo ha tanti segreti, un pessimo carattere e un'inaspettata vena di dolcezza che sembra venire allo scoperto soprattutto quando crede che Eden sia nei guai...
La storia di Tyler è una storia complicata, con un padre autoritario  e violento poi finito in galera, un brutto divorzio che ha segnato lui e la madre più di quanto gli piaccia ammettere, e una dipendenza pericolosa da alcol e droghe perchè lo aiutano a non pensare a tutto ciò che nella sua vita non funziona.
Fino a quando non arriva Eden, alla quale bere non interessa, e anzi, se può evita (finalmente una protagonista che non si attacca alla bottiglia a pagina tre, aggiungo), e che è subito preoccupata per la tendenza di Tyler ad autodistruggersi.
È vero he il ragazzo ha un pessimo carattere, ma a tratti le sembra semplicemente una persona che soffre, più che una antipatica...
I due si avvicinano sempre più, fino a quando non succede proprio ciò che non sarebbe dovuto accadere: iniziano a piacersi, e non come fratello e sorella.
Nonostante l'assenza di un legame di sangue, l'idea di essere attratta dal suo fratellastro non è facile da accettare per Eden... o per Tyler, che, se da un lato insieme a Eden non ha bisogno di farsi del male, dall'altro si sente sempre più stretto in una morsa che lo soffoca.

Estelle Maskame ha scritto un romanzo divertente a tratti, molto inteso e sicuramente capace di arrivare dritto al cuore delle lettrici: io mi sono appassionata alla storia di Tyler, per il quale ho da subito provato moltissima compassione per la profonda infelicità che lo agitava, e a quella di eden, che non si lascia mettere facilmente i piedi in testa - quando è stanca degli ubriachi presenti a una festa, se ne va a casa, così come quando Tyler la tratta male gli risponde per le rime senza piegarsi alla sua arroganza.
È uno dei pochi YA in cui si mostrano apertamente gli effetti negativi di droghe, alcol, guida spericolata, e l'autrice riesce anche a inserirvi una condanna feroce al bullismo - quello di cui è stata vittima Eden, ex-ragazza in forte sovrappeso che è diventata una persona così insicura e spaventata dal cibo che non riesce nemmeno a concedersi un panino come si deve.

Mi aspettavo il solito romanzo "stile Wattpad", e invece la storia di Tyler ed Eden mi ha presa al punto da farmi dimenticare di cenare.
Consigliato sotto l'ombrellone, assolutamente!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 27 aprile 2017

L'ultimo amore di Van Gogh: intervista a Jean-Micheal Guennasia

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi sul blog parliamo di Van Gogh, di notti stellate e di amori.
E lo facciamo con Jean-Michel Guennasia, che è tornato in libreria con "Il valzer degli alberi e del cielo", edito Salani (brossurato a 16,90€):
Nella torrida estate del 1890, a Auvers-sur-Oise, un uomo si presenta a casa del dottor Gachet: dall’aspetto, Marguerite, figlia del medico, lo scambia per uno dei tanti braccianti agricoli che lavorano nella zona. L’uomo è Vincent van Gogh, e per Marguerite, che ama dipingere ma si dibatte tra l’insoddisfazione di non riuscire a creare nulla di apprezzabile e una condizione di figlia predestinata a un matrimonio borghese, egli assume, giorno dopo giorno, le fattezze del maestro, del genio, dell’amore. Guardandolo dipingere, la giovane vede ora i paesaggi in cui è cresciuta – le case dai tetti di paglia, le acque del fiume, i fiori, gli alberi, il cielo – con nuovi occhi: la potenza della vera arte si dispiega davanti a lei, mentre la relazione con Vincent si fa sempre più stretta, più pericolosa e infine fatale. Mettendo insieme, come nel Club degli incorreggibili ottimisti, potenza del racconto e verità documentaria, e consegnandoci pagine di vera poesia quando assistiamo insieme a Marguerite alla nascita dei capolavori di van Gogh, Guenassia fa rivivere l’epoca d’oro degli impressionisti e getta una nuova luce sulla tragica fine dell’artista e sui misteri che circondano alcune delle sue opere; e lo fa come sempre da un’angolatura originale, tratteggiando ancora una volta un’indimenticabile figura femminile.

Abbiamo potuto incontrare l'autore nella splendida cornice della Triennale di Milano, per un aperitivo e una chiacchierata che ha visti protagonisti il romanzo, Van Gogh, l'arte... ecco cosa ci ha raccontato!

Cosa cercava - e cosa ha trovato - scrivendo questo libro su Van Gogh?
Quello che mi ha attratto prima di tutto è il mistero di Van Gogh, sulla sua morte e sui tanti falsi quadri suoi che circolano nel mondo: tutto questo è un materiale fantastico per una persona che scrive come me. Poi volevo concentrarmi sull'uomo e cercare di capire chi fosse, non "Van Gogh" ma "Vincent", come del resto lui amava firmare i suoi quadri.
Van Gogh è un personaggio abbastanza criticato e discusso. Si è fatto un'idea personale sull'uomo?
Credo che in realtà sia stato più ammirato che criticato. La sua malattia per lui era qualcosa di secondario: oggi si sa che era bipolare, con dei giorni buoni e dei giorni cattivi. Oltretutto aveva anche smesso di bere, e nel complesso stava molto meglio. Quando è arrivato a Auvers-sur-Oise nel 1890 era un uomo che aveva tantissimi progetti, brulicava di idee e sicuramente non aveva tendenze suicide: aveva in mente di organizzare delle mostre e di ritrovare il suo amico Gaugain, col quale aveva riallacciato i rapporti. Aveva tantissime speranze, che emergono dalla corrispondenza che è stata ritrovata.
La leggenda dell'artista maledetto, suicida perché respinto dalla società, in realtà è del tutto falsa.
In quel momento possiamo dire che tutti erano maledetti, perché Pisarro non vendeva niente, Gauguin era un morto di fame... La teoria del suo suicidio è stata costruita a tavolino.
Però gli è capitato quello che succede spesso con le persone di talento che muoiono giovani, magari che hanno una morte brutale, e che vengono circondate da una sorta di aureola dall'immaginario collettivo: pensiamo a John Kennedy, di cui parliamo ancora tanto perché è morto giovane e in modo violento, oppure ricordiamo Marylin Monroe e non Elizabeth Taylor, perché la prima è scomparsa da giovane e la seconda a ottant'anni. Chi muore giovane ci rimane di più nel cuore. Piangiamo ancora James Dean, anche se ci piacciono Brigitte Bardot o Robert De Niro, che però adesso hanno ottant'anni e non risvegliano le stesse emozioni.
Si dice che Van Gogh fosse bipolare, si è anche ipotizzato che fosse schizofrenico.
Dai suoi studi cosa è venuto fuori?
Non c'era affatto schizofrenia in Van Gogh. Se leggiamo la sua corrispondenza appare come una persona normale. Era bipolare, ma a quell'epoca non si conosceva la patologia e non c'erano medicinali per curarla. Forse era epilettico, ma non schizofrenico. Il suo grande problema era che beveva tantissimo: si ubriacava continuamente con l'assenzio. L'episodio dell'orecchio tagliato, che coinvolge Gauguin, avvenne in un momento in cui entrambi erano ubriachi fradici.
Quando è stato ricoverato nell'ospedale di Saint-Rémy, Vincent ha incontrato un medico che l'ha preso particolarmente a cuore e l'ha convinto a smettere di bere, e da quel momento la sua salute è migliorata tantissimo. Basta leggere le sue lettere per capire che tutto sommato stava bene, e leggendole senza conoscere i suoi problemi precedenti non li si intuisce per nulla.
In più, lavorava tantissimo.
Il personaggio principale del romanzo, comunque, è Marguerite, una giovane donna che a 19 anni, nel 1890, si rivolta contro la condizione di donna, l'obbligo di sposarsi e di non lavorare. Rivendica la sua libertà, s'innamora della pittura e di un uomo.
Mi ha fatto piacere ritrovare questo tema delle donne che cercano l'autonomia, soprattutto come artista, ma  la cosa che mi ha intrigato di più è la questione dei falsi.
C'è la verità e c'è la licenza poetica. È sicuro che ci sono molti falsi di pittori famosi, e che pittori meno famosi ricevono denaro per copiarli. Già nel Rinascimento i grandi pittori erano circondati da falsari. Van Gogh è il primo della sua generazione ad aver avuto molto successo. Il prezzo delle sue opere è schizzato in su già nei primi anni del Novecento, e molti di coloro che l'avevano conosciuto hanno iniziato a dipingere dei falsi. Si sa con certezza che molti dei falsi sono usciti dalla casa del dottor Gachet, e che Marguerite e suo fratello hanno fatto una favolosa donazione di 53 tele al Museo degli Impressionisti, quando era ancora al Louvre, e che in questa donazione c'erano otto falsi, cinque di Van Gogh e tre di Cézanne. Lo stesso Gachet aveva regalato alla cognata di Van Gogh, la moglie del fratello Theo, tre falsi che oggi sono al Museo Van Gogh di Amsterdam.
Aveva anche venduto delle tele false a degli americani, che le hanno rivendute al Metropolitan Museum: in tutti i musei c'è qualche quadro falso di Van Gogh.
Oggi disponiamo dei mezzi scientifici che consentono di scoprire, nella maggior parte dei casi, chi ha dipinto quei falsi, e tra loro non c'è Marguerite Gachet. Però mi piaceva l'idea che lei dipingesse per amore i quadri di Vincent che non c'era più, questa è una mia licenza poetica.
Visto che si sa che questi quadri sono falsi, perché sono rimasti nei musei?
Perché in molti casi queste tele sono state contestate da poco, e anche perché a un museo non fa mai piacere dover ritirare un dipinto famosissimo ammettendo che è un falso: ne va del suo prestigio.
Al Museo Van Gogh di Amsterdam hanno ritirato alcuni quadri tre anni fa, senza dire il motivo, ma li hanno fatti comunque sparire. Anche il Museo d'Orsay ha fatto la stessa cosa, ma non ha eliminato il secondo ritratto del dottor Gachet che pare proprio sia falso. Per risalire alla veridicità delle tele di Van Gogh c'è un sistema che passa attraverso le lettere che scriveva al fratello elencandogli i quadri fatti.
Non dobbiamo dimenticare che Vincent era protestante, voleva fare il pastore, era entrato in seminario anche se poi ne era stato cacciato, ma aveva comunque un grande rigore morale e non avrebbe mai fatto nulla d'illegale: era molto scrupoloso. Theo era il suo mercante e lui gli rendeva conto di tutto ciò che faceva. Basta fare la lista dei quadri nominati nelle lettere per averne il conto esatto. Se di alcune tele non c'è traccia nella corrispondenza, vuol dire che sono quantomeno sospette.
Quando poi avrebbe potuto dipingere tutte queste tele che gli vengono attribuite?
Ha passato settanta giorni a Auvers e sembra che abbia dipinto settantacinque o addirittura ottantacinque tele in quel periodo, ma dalla corrispondenza ne risultano solo cinquantotto.
Anche dal punto di  vista delle opere, che erano piene di dettagli, non è possibile che sia riuscito a dipingerne così tante. Ufficialmente, però, da tutte le tele presenti nei musei del mondo sembra che ne abbia dipinte settantacinque.
C'è anche un altro aspetto: lui era  molto povero, comprava tutto il materiale sempre nello stesso negozio di Montmartre ed era sempre quello più economico, dalla tela ai colori.
Se un dipinto è su una tela di alta qualità e fatto con pigmenti costosi, sicuramente non è suo.
Van Gogh, più che pazzo, sembra in effetti malato del suo lavoro.
Dipinge furiosamente e non ce la fa a smettere di creare, tanto da rifiutarsi di avere una famiglia perché la sua vita è dedicata all'arte.
La pittura è il solo soggetto che l'interessa, la sola cosa di cui parla nelle sue lettere: ne era pazzo, ma si rendeva conto che non avrebbe potuto mantenere una famiglia.
Vede attorno a lui altri pittori che hanno famiglie che non riescono a mantenere: Gauguin aveva abbandonato moglie e cinque figli in Danimarca lasciando loro dei quadri che non valevano nulla, mentre Pizarro aveva ottofigli che quasi morivano di fame.
Lui, con la piccola pensione che gli passava il fratello riusciva a vivere dignitosamente, ma una moglie avrebbe avuto delle necessità che lui non sarebbe riuscito a soddisfare.
La pittura è stata per lui una religione, come se avesse preso i voti, ed era felice così.
Dalle sue ultime lettere non sembra un uomo malato, ma solo ossessionato dalla pittura: è così per tutti i grandi artisti e lui ha raggiunto il suo livello perché lavorava come un forsennato.
Monet è morto a 83 anni e ha dipinto fino a tre giorni prima, e lo stesso ha fatto Renoir, nonostante avesse le mani ormai deformate dall'artrite.
Lei, da scrittore, ha mai sentito questa sensazione così totalizzante?
Sì, anch'io un po' vivo queste sensazioni, perché scrivere ti occupa tantissimo tempo.
Per scrivere "Il club degli incorreggibili ottimisti" ho impiegato sei anni.
C'è un momento in cui capita di perderti nella scrittura.
Adesso però vado un po' più veloce, e per fortuna non ho raggiunto i livelli di follia di Van Gogh.
A un certo punto mi sento quasi intontito: arriva un momento in cui, dopo una giornata di lavoro, non ce la faccio più. Non ci vedo neanche più, e capisco che mi devo fermare.
Come mai ha deciso di interrompere e di arrichire la narrazione inserendo passi di lettere e di articoli dell'epoca?
Mi sono reso conto che non conoscevo abbastanza quell'epoca.
Non mi rendevo conto di quanto fosse violenta e brutale, razzista, antisemita e inverosimilmente misogina. Le donne non avevano alcun diritto, tanto che oggi si dimentica che Van Gogh non poteva nemmeno immaginare che una donna dipingesse. Però citatemi una sola donna pittrice di fama nel XIX secolo: non ce ne sono. In Francia forse ce n'è stata una.
Ce n'erano prima, nel XVII o XVIII secolo, ma non nel XIX secolo.
La società era completamente chiusa: in particolar modo in Francia le donne erano escluse dalle attività professionali. Pensate alle protagoniste dei romanzi di Henry James o alla stessa Madame Bovary, a come dovessero soffrire.
Quando Marguerite vuole dipingere, Van Gogh pensa che sia per distrarsi, non certo per esporre - ma non è lui il misogino, è tutta la società che è così.
Non volendo scrivere un romanzo storico, ho deciso di adottare questa forma degli intercalari per creare un background, in cui il lettore potesse immergersi nel contesto dell'epoca e capire, contestualizzare la storia che stavo raccontando.
Prima ha detto che è difficilissimo scrivere di pittura o di musica: come ha fatto a calarsi nei panni di Van Gogh?
Quando ho iniziato a scrivere questo libro mi sono detto che se non fossi riuscito a raccontare la pittura in modo viscerale non l'avrei scritto.
Ho cercato di esprimere la pittura nel modo più semplice possibile in modo che il lettore sentisse la pittura che stavo cercando di descrivere, facendo leva sul sentimento e su quello che la persona percepisce e non sul modo intellettuale.
Le descrizioni sono fatte con gli occhi di Marguerite, che attraverso l'arte vede il mondo in modo diverso. Questa cosa induce il lettore a guardare Van Gogh con occhi nuovi.
Non avrei potuto raccontare la storia dal punto di vista di Van Gogh. Il narratore è Marguerite, perché lei non vede Van Gogh, ma un uomo che si chiama Vincent. Vi faccio notare che in 276 pagine mai una volta scrivo "Van Gogh" ma sempre e solo "Vincent". Siete voi che lo pensate, io non l'ho mai scritto. Solo nell'ultima pagina, quando lui è già morto, allora lo chiamo così, perché è solo dopo la sua morte che diventa Van Gogh, che diventa l'icona, il personaggio famoso, e non prima.
Noi vediamo attraverso gli occhi di Marguerite e le sue parole. Ho voluto così questa storia perché mi sono sempre chiesto: chissà cos'avranno pensato le persone quando hanno visto per la prima volta un quadro di Van Gogh? Non so come andò in Italia, ma in Francia le prime mostre degli impressionisti furono accolte in modo terribile, con fischi, perché si diceva che non erano pittori e che dipingevano come delle scimmie. Questo è quello che ho cercato di raccontare.
E cos'ha pensato lei la prima volta che ha visto un quadro di Van Gogh?
Non saprei, perché è passato moltissimo tempo. Noi siamo nati con queste bellezze: non siamo mai stati scioccati da una cosa completamente nuova. Una cosa però mi ha intrigato: visito molti musei perché mi piace, in Italia e in Francia. Vado spesso al Museo d'Orsay dove ammiravo i Van Gogh, poi a un certo punto ho scoperto la storia dei quadri falsi. Quando ho rivisto queste tele, pur sapendo che erano false le trovavo comunque splendide, per cui mi sono chiesto: ma perché, chi sto ammirando? Un falsario, eppure è lo stesso un quadro meraviglioso, ad esempio il secondo ritratto del dottor Gachet. So che è falso, ma è comunque bellissimo.
È il nostro rapporto con la pittura che va indagato.

In questo libro il dottor Gachet, considerato da sempre un mecenate e protettore degli impressionisti, appare come una figura piuttosto meschina. Come è avvenuto questo ribaltamento?
Non sono d'accordo. Il dottor Gachet non è poi così cattivo, visto che curava gratis tutti quegli artisti che poi lo pagavano con tele che, allora, non avevano nessun valore. Era un po' radical chic: amava tutto ciò che era avanguardia. Quello che non poteva immaginare era che sua figlia avesse una storia con Van Gogh. Lui ha fatto tutto quello che facevano i padri dell'epoca - che avevano il diritto di correzione, cioè di picchiare mogli, figli e servitù senza incorrere in nessun tipo di sanzione. È la figlia che fa cose che una ragazza di buona famiglia dell'epoca non avrebbe mai pensato di fare.
Il dottor Gachet in definitiva appare cattivo soprattutto agli occhi di Marguerite, perché tutto il romanzo è scritto dal suo punto di vista.
In principio Marguerite appare più che altro come la classica adolescente ribelle, poi cresce e diventa un personaggio più rotondo e si comprendono di più le sue ragioni. Del resto, s'innamora di Vincent proprio perché è Vincent, non perché pensa sia un grande pittore.
Non si può essere pittori accanto a Van Gogh: solo Gauguin lo era, e infatti non andavano molto d'accordo. Una cosa molto bella tra loro era però il sentimento di ammirazione reciproca che li animava. Ognuno pensava che l'altro fosse migliore, ma senza gelosia. Avevano del resto due stili molto diversi, e infatti i seguaci di Gauguin sono stati pochi, mentre Van Gogh ha aperto una via enorme dopo di lui.
Il romanzo si svolge a fine Ottocento, mentre oggi le cose sono molto cambiate. L'arte contemporanea è diversa, le cifre sono esorbitanti. Come sarebbe scrivere un romanzo su un artista contemporaneo?
Per scrivere un libro su Jeff Koons dovrebbe prima di tutto lui essere un artista...
Non sono sensibile all'arte contemporanea perché per me tutto ciò che non mi fa provare emozioni è qualcosa che non mi arriva.
Cosa resterà allora, secondo lei, dell'arte contemporanea?
C'è qualche grande artista, come Basquiat, ce ne sono anzi parecchi, ma l'arte ha sempre avuto un valore monetizzato e monetizzabile, infatti esistono i falsari ed esiste la speculazione.
Pensate a Vermeer, che ora è tra i grandi ma quand'era in vita le sue tele non avevano nessun valore.
In Francia certi pittori hanno avuto valore per un certo periodo, e magari oggi non ne hanno più, per cui non si può ridurre l'arte a un valore monetario.
La cosa importante è guardare un quadro per quello che è e per la gioia che ti fa provare.

Grazie di cuore a Salani e all'autore per questa splendida opportunità di confronto e di arricchimento: "Il valzer degli alberi e del cielo" è un romanzo splendido, davvero imperdibile per gli amanti dell'arte - e non.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 10 febbraio 2017

Poesie per giovani innamorati... per un San Valentino in versi, con Salani

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Spesso in secondo piano ma da sempre mezzo preferito per cantare e raccontare l'amore, la poesia vi farà compagnia a San Valentino - e per tutto il resto dell'anno - grazie a Salani e alla nuova, coloratissima veste delle antologie di poesi per giovani innamorati.
Ho l'onore e il piacere di presentarvi il volume "Folle, folle, folle di amore per te", dedicato ad Alda Merini, e di proporvi quella che è una delle mie poesie preferite del volume.
In questo libro sono raccolte 40 poesie con alcuni inediti. Poesie da leggere, da recitare, da copiare, da usare, da regalare: per tutti i giovani che, grazie a un libro, riescono così ad esprimere i propri sentimenti più profondi e complessi. Il testo contiene un pensiero di Roberto Vecchioni.

Quella di Alda Merini è una voce che ho scoperto negli anni del liceo, grazie a una professoressa di letteratura italiana appassionata dei suoi lavori.
Nata nel 1931 a Milano, ha vissuto una vita caratterizzata dalle difficoltà e dalla malattia - in primis quella mentale: verrà ricoverata più volte e sottoposta a trattamenti spesso violenti e dolorosi - fino a quando non si è spenta il 1° novembre 2009 a causa di un tumore osseo.
I vuoi versi non sono stati da subito apprezzati e celebrati, anzi: l'autrice ha più volte proposto i suoi lavori a maggiori editori italianis enza alcun successo, fino a quando nel 1993 non le viene assegnato il Premio Librex Montale per la Poesia, che la consacra tra i grandi letterati contemporanei e la accosta a scrittori come Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Franco Fortini.
Il volume di cui vi parlo oggi è stato pubblicato da Salani per la prima volta nel 2002, con lo stesso titolo "Folle, folle, folle d'amore per te", e arrivava dopo che i versi dell'autrice erano riusciti a raggiungere gli scaffali delle librerie con Bompiani ed Einaudi (tra gli altri).
Gli ultimi anni hanno visto una fortissima diffusione in rete dei suoi componimenti e dei suoi aforismi, e una riscoperta di questa poetessa del nostro tempo rimasta troppo a lungo inascoltata.
Il 21 Marzo ricorrerà l'anniversario della sua nascita, quindi spero sarà l'occasione giusta per tornare a parlarne e a condividerne i versi, spesso struggenti e a tratti enigmatici.
Ecco la poesia che ho scelto di condividere con voi dal volume edito Salani, perchè credo che sia una sorta di rito di passaggio nella vita di tutti l'innamoramento nei confronti di una chimera, e che il momento in cui subentra la consapevolezza di essere innamorati non tanto della eprsona ma dell'universo che abbiamo voluto vedere noi nel suo cuore e nel suo animo (spesso non corrispondente alla realtà) sia arrivato per tutti noi:

Ho conosciuto in te le meraviglie

Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l’amore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.

L'invito non è solo a riscoprire Alda Merini, ma concedervi una pausa di poesia insieme a Salani e agli autori editi in questa bellissima collana fresca di restyling.
Curiosi di saperne di più?
Da oggi, su molti blog letterari, troverete articoli dedicati a ogni volume della collana seguendo questo calendario:
Vi invito a seguire questa poetica iniziativa, a scorpire i nostri componimenti preferiti e, perchè no, a regalare o farvi regalare dei meravigliosi versi d'amore senza tempo a San Valentino ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 16 dicembre 2016

"Il GGG" di Roald Dahl: dal libro al film

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi voglio parlarvi di un libro che ha segnato la mia infanzia e di un film che non potete assolutamente perdere a fine mese: "Il GGG" di Roald Dahl!
Sofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È l'Ora delle Ombre e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l'Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s'ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d'Inghilterra.

Torna in libreria in una speciale edizione rilegata a 12,90€ per Salani, ma soprattutto arriva al cinema in quella che è una trasposizione davvero magica, che i fan dell'autore e del romanzo non potranno assolutamente perdere!
La storia del Grande Gigante Gentile, il gigante vegetariano che non mangia bambini ma solo cetrionzoli (pensate a quanto è attuale!) e della bambina che diventa sua amica e complice è una di quelle letture che mi porto nel cuore da quando ero bambina e mi regalarono tutti i libri di questo autore. Questo in particolare, poi, l'ho riletto talmente tante volte da rompere il mio volume.
Il film, diretto e prodotto da Steven Spielberg, sarà nelle sale dal 30 Dicembre, e non posso fare a meno di consigliarvelo perchè è un piccolo capolavoro: per me è come trovarmi di fronte a uno dei miei mondi preferiti di bambina dopo che ha preso vita, e soprattutto fa desiderare di essere "trovata" anch'io da un GGG!
Per me il GGG ha avuto per 20 anni questo aspetto, ed è stato bellissimo vederlo diventare finalmente "una persona" a tutti gli effetti.
Da tenere d'occhio la piccola Ruby Barnhill, che debutta al cinema con questa pellicola: chissà se farà carriera come Drew Barrymore, anch'essa al suo primo ruolo importante diretta da Spielberg quando era solo una bambina (ve la ricordate l'adorabile Gertie in "E.T."?)...
Voi aspettate questo film?
Avete letto il romanzo di Dahl da bambini?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 15 dicembre 2016

Anteprima: "Animali e dove trovarli", la sceneggiatura originale arriva in libreria!

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima dello screenplay originale di "Animali fantastici e dove trovarli" di J.K. Rowling, edito Adriano Salani Editore, in uscita il 16 Gennaio 2017:
Ispirato al testo originale di Hogwarts di Newt Scamander, Animali fantastici e dove trovarli screenplay originale è una storia del tutto nuova che segna il debutto nella sceneggiatura di J.K. Rowling, autrice dei libri di Harry Potter, amato bestseller internazionale.
Il testo è la sceneggiatura integrale firmata da J.K. Rowling di Animali fantastici e dove trovarli: un’avventura straordinaria ricca di creature e personaggi magici.

L’eBook italiano dello screenplay sarà pubblicato da Pottermore, l’editore digitale globale del Magico Mondo di J.K. Rowling.

Una meravigliosa storia di amicizia e di magia, 
ma anche di realtà, 
perché ci sono sempre sorprese dietro l’angolo 
e nelle nostre valigie…

Il film mi è piaciuto UN SACCO, e ovviamente dovrò aggiungere questo volume alla mia magica collezione!
Voi lo avete già visto? Cosa ne pensate?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 23 settembre 2016

"Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling, edito Salani (rilegato a 19,80€) in uscita il 24 Settembre:
Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, un nuovo spettacolo di Jack Thorne, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è l'ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro. La premiere mondiale si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016.
È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.
Una nuova edizione, arricchita e definitiva, uscirà nel 2017 in data da definirsi.

Ed eccoci qui: ormai ci siamo!
A mezzanotte le copie di "Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling saranno in vendita in tutta Italia, e visto che l'ho letto a Luglio perchè sono una persona impaziente, oggi vi propongo la mia recensione.

Premessa: a me leggere i testi teatrali non dispiace.
Ne ho sempre letti parecchi, e quindi il fatto che questo non fosse un romanzo ma una sceneggiatura non mi indisponeva... all'inizio.
Il mio problema è stato che non mi ha particolamente convinta per la sua struttura, che ho trovato troppo frammentaria.
È uno spettacolo decisamente moderno, questo sì, ma a differenza di altri non mi ha coinvolta appieno.

Detto questo, torniamo a Hogwarts!
Anche se, in fondo, chi di noi l'ha mai lasciata dvvero? Io no di certo!
Ogni anno rileggo almeno uno dei libri (tutta la serie no, ma abbiate pietà: o rileggo quella a ripetizione, o leggo i libri nuovi) e soprattutto ogni anno scatta la maratona dei film.
In genere tra Halloween e Natale, quindi manca poco anche a quella. Evviva!

Torniamo a Hogwarts, e lo facciamo con una nuova generazione di maghetti: Albus, il figlio lagnosetto e musone di Harry e Lily; Scorpius, figlio di Draco e L'AMORE MIO che nessuno mi deve toccare perchè questo ragazzino è dolce, buffo e supersimpatico; Rose, la figlia di Ron ed Hermione.
Io direi che la cosa migliore da fare qui è levarsi subito i sassolini dalla scarpa per poi passare ai motivi per i quali leggerlo lo stesso, perchè la mia non è una recensione negativa, solo ... perplessa.
Innanzitutto, RON. perchè me lo avete ridotto così?
Non è mai stato una cima, e fin qui siamo tutti d'accordo: anzi, era ciò che lo rendeva divertente.
Ma da qui a farmelo diventare il padre imbarazzante che racconta storielle stupide e che viene trattato da Hermione come il marito un po' scemo da "gestire", ce ne passa.
No, NO, e ancora NO.
E che dire di HARRY? Non mi faceva impazzire nemmeno da maghetto, ma come padre è davvero negato e anzi, qui arriviamo a quello che invece è un grandissimo punto a favore del libro: Draco e Scorpius.

Draco e Scorpius sono i miei personaggi preferiti del volume, soprattutto Scorpius.
È esattamente l'amichetto che avrei voluto avere io appena arrivata in una nuova scuola, e quando Albus in uno dei suoi momenti peggiori lo fa addirittura piangere ero a tanto così dal tirargli un metaforico ceffone.
Nessuno può mettere Scorpius in un angolo.
Draco vince il premio "papà dell'anno" per il modo in cui va da Harry a fargli la voce grossa per difendere il suo paperotto, e quindi correte a comprare il libro e #AdottateUnoScorpius anche voi.

Mi è piaciuto moltissimo ritrovare i personaggi della mia infanzia una volta adulti, e ammetto di aver riso da subito perchè nei dialoghi non mancano le battute e l'ironia di un'autrice che ha sicuramente ancora tanto da raccontare.
Ne ho apprezzato TANTISSIMO il finale, e anzi, varrebbe la pena leggerlo anche solo per le scene 14 e 15 dell'atto quarto.
Scorpius vince tutto, lasciatemelo dire ancora un'ultima volta.

Ora, dovendo dare un voto complessivo su Goodreads, per me non saliamo oltre le tre stelline, e mi dispiace perchè ai libri di Harry Potter ho sempre dato voti altissimi (soprattutto ai primi tre e al quinti, che sono i miei preferiti in assoluto), ma proprio considerando quanto è bella quella serie credo che per un suo "ritorno" si meritasse qualcosa di meglio.
Detto questo, sono stata molto felice di tornare a Hogwarts almeno per un po', e forse è questo ciò che conta. Il fatto che sia stata comunque una lettura piacevole, anche se non entusiasmante.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 19 settembre 2016

"Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling [BlogTour]

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling, edito da Salani (rilegato a 19,80€) in uscita il 24 Settembre:
Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, un nuovo spettacolo di Jack Thorne, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è l'ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro. La premiere mondiale si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016.
È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.
Una nuova edizione, arricchita e definitiva, uscirà nel 2017 in data da definirsi.
La mia tappa è dedicata al primo libro della serie, "Harry Potter e la pietra filosofale", e visto che tutti lo abbiamo letto invece di una recensione ho pensato di proporvi la ricetta per realizzare qualcosa che tutti vorremmo ricevere per il nostro compleanno:
Esatto, proprio la torta di Hagrid!
Realizzarla è molto semplice, e cominciamo subito dagli ingredienti:

Per l'impasto:
1 ¾ cup di farina
½ cup di gocce di cioccolato (preferibilmente fondente)
¼ cup di cacao in polvere non zuccherato
½ cup di caffè, appena fatto (dev'essere caldo)
1 ¾ cup di zucchero
1 teaspoon di sale
2 teaspoon di estratto di vaniglia
1 ¾ teaspoon di lievito vanigliato
4 uova grandi + 2 tuorli d'uovo extra
½ cup di olio (non d'oliva, possibilmente di semi)
1 cup di latticello (si prepara mettendo 1 cucchiaio di aceto o di limone ogni 240 ml di latte e lasciando riposare 5 minuti)
¼ cup burro, lasciato ammorbidire

Per la farcitura:
½ cup di gocce di cioccolato
½ cup di panna
1 tablespoon di burro
½ teaspoon di estratto di vaniglia
⅛ cup di zucchero
1 teaspoon di miele

Per la copertura rosa:
¼ cup di burro, lasciato ammorbidire
3 cup di zucchero a velo
¼ cup di latte
¼ teaspoon di estratto di vaniglia
Colorante rosso per alimenti
Penna decoradolci verde (per scrivere sopra)

Pronti?
Partiamo dall'impasto.

Imburrate due stampi tondi per torte, sistemateall'interno di carta da forno, poi imburrate nuovamente e spolverate di farina. Scrollate leggermente per rimuovere la farina in eccesso.
Mettete una casseruola piena d'acqua sul fuoco, e portate a ebollizione, per poi usarla per sciogliere a bagnomaria in una scodella le gocce di cioccolato, il cacao e il caffè.
Aggiungere ½ tazza di zucchero mescolando fino a quando è sciolto, giusto un paio di minuti. Infine, aggiungete l'olio dando una bella mescolata. Togliete dal fuoco e mettete da parte.
In una ciotola di medie dimensioni, unite la farina, il sale e il bicarbonato di sodio.
In un'altra ciotola unite il latticello alla vaniglia.
In un mixer montate tutte le uova, e il restante 1 ¼ tazza di zucchero per pochi minuti, fino a quando non ottenete un composto soffice e leggero.
Ora preriscaldate il forno a 180 gradi.
Mescolate il mix iniziale di cioccolato al burro ammorbidito.
Aggiungete un po' di farina, un po' del mix latticello-vaniglia a turno nel miscela nel mixer, iniziando e terminando con il mix di farina-sale-bicarbonato. Mescolate fino a quando gli ingredienti sono perfettamente amalgamati.
Versate l'impasto in parti uguali nei due stampi per torte, e infornate per almeno 25 minuti.
In ogni modo, controllateli dopo 20 minuti e ricordatevi che il docle è pronto quando uno stuzzicadenti inserito nell'impasto esce asciutto.
La sciate raffreddare un paio d'ore prima di glassarle.

Vediamo ora come preparare la farcitura.
Scaldate la panna e il burro in una casseruola su fiamma media, fino a quando non inizia a bollire. Assicuratevi che il burro sia completamente sciolto e abbassate la fiamma al minimo. Aggiungete, sempre mescolando, il miele e lo zucchero, fino a quando lo zucchero non è del tutto sciolto. Aggiungete la vaniglia.
Versate il composto caldo sopra le gocce di cioccolato in una ciotola di metallo di medie dimensioni, e mescolate fino a quando il cioccolato non è del tutto sciolto.
Mettete la miscela di cioccolato così ottenuta in una ciotola in un bagno di ghiaccio, e mescolate fino a quando la vostra crema si addensa e si raffredda. Appena fredda, montatela con una frusta fino a quando non è chiara e spumosa.
Stendetela su uno dei due impasti sfornati, mantenendo una distanza di circa un cm e mezzo dal bordo, e coprite con l'altro impasto per chiudere la torta.
Mettete il dolce in frigo, prima di preparare la copertura.

Farla è davvero facilissimo!
Mettete tutti gli ingredienti per la copertura (burro ammorbidito, latte, vaniglia, zucchero a velo, e 3-4 gocce di colorante alimentare rosso) in una ciotola piccola ma alta e montate fino a quando non si addensa. Bastano circa 3-4 gocce di colorante alimentare rosso per avere una glassa rosa chiaro/medio, ma se volete un rosa più carico basta aggiungerne un paio di gocce.
Stendete uno strato sottile di copertura su tutta la torta, per poi metterla in frigo per 20/30 minuti.
Questo sarà il vostro strato sul quale la copertura vera e propria andrà a stendersi con grande facilità e aderirà alla perfezione.
Il nuovo strato che farete sarà più denso e coprente, e su questo andrete a scrivere HAPPEE BIRTHDAE HARRY con uno stuzzicadenti per avere una traccia.
Infine, tracciate la scritta con una penna decorativa per dolci verde.

Bellissima idea per un compleanno potteriano, vero?
A me piacerebbe un sacco ricevere una torta così, quindi amici, prendete nota per il prossimo Aprile XD

Ma veniamo a noi!
Abbiamo una copia di "Harry Potter e la maledizione dell'erede" che cerca disperatamente una nuova casa, e come fare per averla?
È davvero facile:

- commentate tutte le tappe del nostro blogtour;
- iscrivetevi/unitevi a tutti i blog;
- mettete "Mi piace" alla pagina Facebook di Salani
- condividete la tappa su un social a vostra scelta. Potete condividerle ogni giorno ;)
- compilate il form sottostante:
a Rafflecopter giveaway
Per non perdere nemmeno una tappa ecco il nostro calendario:
Spero che proverete a realizzare la torta, e soprattutto che mi farete sapere sulla mia pagina Facebook come è venuta ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 19 luglio 2016

Anteprima: "Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Harry Potter e la maledizione dell'erede" di J.K. Rowling, edito da Salani (rilegato a 19,80€) in uscita il 24 Settembre:
Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, il volume è il testo del nuovo spettacolo teatrale di Jack Thorne, la prima storia ufficiale di Harry Potter a essere rappresentata a teatro. La prima mondiale sarà nel West End di Londra il 30 luglio 2016.
Una nuova edizione di questo volume, arricchita e definitiva, uscirà nel 2017 in data ancora da definirsi.

La prenotazione del cartaceo e della versione ebook è possibile proprio da oggi: cosa aspettate?!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 7 giugno 2016

"La via del male" di Robert Galbraith [BlogTour]

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "La via del male" di Robert Galbraith, edito da Salani (rilegato a 18,60) in uscita il 9 Giugno:
Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L’investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili – e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo…
"La via del male" è il terzo libro dell’acclamata serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la giovane e determinata Robin Ellacott. 
Un giallo ingegnoso, con colpi di scena inaspettati, ma anche l’appassionante storia di un uomo e di una donna giunti a un crocevia della loro vita personale e professionale.

La mia tappa, che apre il blogtour, prevede un ripasso con la recensione di "Il richiamo del cuculo", primo romanzo della serie che vede protagonista Cormoran Strike e la sua assistente Robin, e quindi partiamo subito!
Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all'ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l'ha schiacciata. Un page turner tra le cui pagine è facile perdersi, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con nettezza. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell'East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.

Questo romanzo per me è stato non tanto una lettura quanto un ascolto: me lo sono infatti sentito tutto come audiolibro in lingua inglese, e solo in seguito ho acquistato il rilegato italiano.
Il mio primo approccio alla nuova veste di giallista di J.K. Rowling è stata quindi un po' diversa, ma è stata assolutamente positiva.

"Il richiamo del cuculo" è infatti un giallo tradizionale, forse un po' vecchia scuola e di sicuro tipicamente inglese: la Londra in cui si muovono Cormoran e Robin è quella delle strade eleganti e dei pub in cui la birra scorre a fiumi, della pioggia e della nebbia, e l'investigatore privato protagonista del romanzo è un personaggio lontano dagli atletici e muscolosi protagonisti dei thriller americani del momento.

Cormoran Strike è infatti un ex soldato, reduca da una campagna militare in Afghanistan che lo ha visto tornare a casa con una gamba amputata:non potendo continuare a fare la vita per la quale è stato addestrato, si reinventa come detective privato, ma tra i debiti e una situazione famigliare non rosea la sua vita scorre tutt'altro che facilmente.
Quando Lula Landry precipita dal balcone del suo attico di lusso, sembrerebbe proprio un caso di suicidio: si avanzano ipotesi su una vita infelice nascosta alle telecamere, su problemi di lavoro, sul consumo di droghe.
Per il fratello di lei, però, l'ipotesi del suicidio non è assolutamente comprensibile e sarà proprio Cormoran Strike a doversi occupare delle indagini.
Inizierà a scavare nella vita apparentemente glamour della modella, con l'aiuto della neoassunta assistente Robin, e quello che scoprirà sarà che, dietro alla patina di luci e abiti firmati, si cela qualcosa di molto più complesso, e un segreto che potrebbe cambiare tutto una volta svelato.

Ne ho apprezzato l'intreccio narrativo, lo sviluppo e il finale in parte imprevedibile.
É difficile dire COSA mi sia piaciuto di più senza fare involontariamente spoiler, però posso dire senza ombra di dubbio che Robin è una co-protagonista femminile con i fiocchi e i controfiocchi, perchè oltre ad essere bella è, soprattutto, intelligente e molto brillante.
Un personaggio che, nonostante assente, ho apprezzato tantissimo è stato proprio quello della vittima, Lula Landry: la conosciamo un pezzetto alla volta, mano a mano che le indagini di Cormoran e Robin  proseguono e tutti i tasselli che compongono la vicenda che ha portato alla sua morte si incastrano alla perfezione, e a emergere non è tanto il ritratto di una ragazza bella e viziata, quanto quello di una giovane donna che si è fidata delle persone sbagliate.

Con questa serie J.K. Rowling non delude i suoi lettori più adulti, confermandosi eccellente romanziera.
"Il richiamo del cuculo" si inserisce alla perfezione nella tradizione gialla inglese, e Cormoran e Robin sono entrambi personaggi accattivanti e stimolanti, dei quali non vedo l'ora di scoprire di più con la lettura del nuovo romanzo!
E potreste leggerlo anche voi, perchè abbiamo due copie cartacee del romanzo in cerca di casa!
Per adottarne una basta seguire passo passo il modulo qui sotto:

a Rafflecopter giveaway Non perdete nemmeno una tappa del blogtour, seguendo il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 25 novembre 2015

"Olga di carta" di Elisabetta Gnone, e un bellissimo incontro con l'autrice

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Olga di carta" di Elisabetta Gnone, edito da Salani (rilegato a 14,90€):
Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d'aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell'infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che un giorno partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di essere trasformata in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: s'imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare remando. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare...

Scoprire il mondo di Olga è stata un'avventura fin dalla prima pagina.
Olga cantastorie e Olga di carta sono protagoniste di due storie che accompagnano il lettore in parallelo, dall'inizio alla fine: se una è la storia di una bambina esile che cerca di rassicurare e incoraggiare un amico vittima delle angherie dei compagni, l'altra è la storia di una bambina di carta che trascina con sé il lettore in un vero e proprio viaggio straordinario.

Quella della carta è ovviamente una metafora, perché la carta è sia fragile che resistente al tempo stesso, esattamente come il corpo umano.
Potete costruire un mobile in carta, ma allo stesso tempo cosa ci vuole a strappare un foglio?
Per il corpo umano è lo stesso: è forte ed è senza dubbio una macchina perfetta, ma basta un capitombolo per procurarsi una frattura.

Su questa metafora si regge la storia di Olga Papel, che racconta una bellissima favola all'amico di sempre Bruco, timido e impacciato e per questo deriso da tutti.
Quello che la ragazzina prova a fare è aiutare il suo compagno a farsi coraggio, e cosa c'è di meglio  di una favola?
Soprattutto se a raccontarla è lei, che se ha un dono è proprio quello di saper raccontare storie così belle che il paese intero si ferma ad ascoltarle.

La storia della piccola Olga di carta, bidimensionale e sempre in pericolo a causa di acqua, fuoco e strappi, è proprio la storia che ci vuole.
Olga di carta non si lascia scoraggiare dalla sua fragilità, anzi: si mette in viaggio, decisa a raggiungere la maga Ausolia e ottenere di diventare una bambina normale.
Incontrerà personaggi di ogni tipo: da un venditore di tracce, che le disegnerà una mappa per trovare la strada, ad un tasso parlante, per poi scoprire il circo nella sua forma più magica, e chissà.
Forse raggiungerà anche la maga...

Oltre ad essere una splendida favola, nella quale Elisabetta Gnone ha saputo miscelare con abilità la giusta dose di magia ed umorismo, "Olga di carta" è qualcosa di più, perché ci porta a riflettere su un quesito importante: cosa vuol dire, in fondo, essere normali?
La piccola Olga di carta non lo sa: si è sempre interrogata su come sarebbe stato essere una bambina normale, ma ora scopre che forse questa normalità non esiste.
Sarebbe alta? Bassa? Magra? Grassa? Bionda? Mora?
Le possibilità sono infinite, e nessuna sempre più giusta delle altre.
E se la normalità non esiste, allora forse ciò che conta è l'unicità. Ciò che fa di noi "noi".
Il desiderio di normalità di Olga di carta altro non è che quello di Bruco, che si sente diverso e per questo fa fatica a sentirsi accettato e accettare se stesso. Grazie alla favola imparerà che è proprio ciò che è a renderlo unico e speciale, e che va bene così.
Più che bene, in effetti.

Il viaggio straordinario altro non è che il viaggio che ci porta a conoscere ed accettare noi stessi.
Un viaggio che facciamo tutti, in fondo, così come lo fa la piccola Olga di carta.
Questa è solo una delle splendide illustrazioni di carta del libro <3
Oltre a dire qualcosa sulla storia, e sui temi che affronta, quello che ci tenevo a fare era riportare per voi qualche spunto dall'incontro con l'autrice tenutosi a Milano, alla libreria Hoepli.
Elisabetta Gnone ha risposto a tantissime domande, e vorrei riportare per voi quelle che riguardano il processo creativo e il lavoro che hanno portato "Olga di carta" a passare da idea a libro.

1) Olga è un progetto ambizioso, sia a livello di ricchezza dei contenuti sia a livello di struttura narrativa. Quanto ci è voluto perché prendesse forma?
Olga è stato un lunghissimo lavoro, perché ci sono tantissimi personaggi, e tantissime vicende che dovevano incastrarsi alla perfezione.
Se la domanda è "quanti anni ci hai messo?", la risposta è "troppi". Tre, quattro anni che lavoro solo su Olga.
Ma questo per dire che il lavoro dello scrittore è un processo lungo.
Prima di arrivare a quella che è la fase effettiva di scrittura, c'è tutta una parte preparatoria che è lunga. Una parte di studio, di preparazione della trama, che prende tantissimo tempo.
Faletti diceva che faceva fatica a convincere sua moglie che quando stava per ore a naso in su, a guardare il nulla, stava lavorando. Ed è vero: stai pensando.
Tante volte sembra che tu non stia facendo nulla, e invece stai incastrando nella tua testa i vari pezzi del tuo racconto.
E poi la cura del dettaglio, durante l'editing! Anche su argomenti semplici, che sembrano noti, non si può sbagliare. Nonostante l'attenzione e la cura, prima o poi capita a tutti. E' capitato anche a me.
Se vuoi descrivere un luogo, quel luogo devi conoscerlo bene.
Nel descrivere una fioritura, ad esempio, devi sapere quali fiori fioriscono in quella determinata zona e stagione. Altrimenti la tua scena non sta in piedi, e non funziona.

2) Ci parli un po' del tuo processo creativo? Come costruisci le tue storie?
Partiamo dalla trama. La trama è secondo me l'elemento fondamentale, quello che lega insieme tutti gli eventi più importanti del racconto, in modo coerente.
Quando scrivi, devi aver già capito come funziona la storia e devi già conoscerla tutta fino in fondo.
Non si improvvisa, nei romanzi: devi sapere dove si arriva.
Poi accadono cose, anche improvvise, mentre si scrive, ma un romanzo lo si prepara dal fondo.
Devi conoscerne gli eventi principali, per stabilire il loro ordine, e per capire se stanno bene insieme.
Questo è ciò che ti permette poi di seminare indizi lungo la storia per permettere al lettore di prevedere o meno cos'accadrà, ad esempio, ma puoi farlo solo se sai già come andrà a finire.
Soprattutto se stai scrivendo un romanzo giallo, tutto ciò diventa essenziale.
Quando hai messo in ordine i tuoi argomenti, e hai capito quale sia il filo conduttore che li lega tutti insieme, ecco che puoi iniziare a scrivere.

3) E durante la fase creazione? Quando l'ispirazione, l'idea, arriva? Come la si butta giù?
Io ho un taccuino, su cui appunto le mie idee.
Mi succede sempre di sera, e a volte dicevo "bellissima, domattina la scrivo!" per poi disperarmi al risveglio perché non me la ricordavo più.
Adesso mi tengo il taccuino sul comodino, sul quale però finiscono solo le idee.
Non inizio subito a buttare giù la storia, così come mi viene.
Indro Montanelli diceva che da idee confuse vengono scritti confusi, ed è assolutamente vero.
Aiuta anche, anzi direi che è fondamentale, avere qualcuno che legga mano a mano ciò che scrivi.
Io ho Alberto, mio marito, che da sempre legge e mi dà un aiuto preziosissimo.
A te sembra tutto chiarissimo, ed è sempre chi viene da fuori e legge a farti notare che una cosa non è chiara, un'altra non è coerente, quell'altra ancora va sviluppata meglio.

4) Siamo arrivati alla fase di stesura: come fai a suddividere un libro in capitoli?
Soprattutto in un libro come questo, in cui succedono davvero moltissime cose e può essere difficile organizzarle.
Hai presente com'è fatta una collana?
Immagino nella mia mente ogni scena, quasi come un regista che allestisca un set cinematografico, e ognuna di quelle scene è un mio capitolo.
Ecco, vediamo ognuna delle perle della collana come i nostri capitoli.
Devi cominciare a pensare a cosa succede in ogni capitolo, e iniziare a mettere tutti gli eventi nelle perle ti fa subito capire se la storia funziona, se c'è coerenza.
Mi piace anche l'idea della collana che si chiude, perché amo le storie che finiscono da dove sono partite.
E' un "tornare a casa" che mi piace molto.

5) Quanto di te c'è in Olga? Sei la Olga cantastorie o la Olga viaggiatrice?
Io per tutto il tempo ho immaginato di essere dove si trovava Olga di carta, perché il mio desiderio era quello di fare un viaggio straordinario. Anche perché io e mio marito viviamo in campagna con due cani e non ci muoviamo mai.
Credo che per caratterizzare bene i personaggi bisogna sempre mettersi nei loro mocassini, immaginando di essere loro.
Come si muovono? Come si siedono? Come parlano?
E le loro espressioni?
Per scriverne i dialoghi, per esempio, credo che aiuti moltissimo leggere i fumetti, perché se sono dei buoni fumetti, con sceneggiature d'autore ben realizzate, i loro dialoghi sono molto efficaci.

6) Oltre ad avere dei bellissimi dialoghi, nel tuo libro hanno un ruolo molto importante le descrizioni.
Gli scrittori tendono ad amarle o odiarle, tu come la vedi?
Le descrizioni...
Per me sono sicuramente molto importanti, e a me piace un sacco descrivere le cose che mi piacciono. Che sembra una frase un po' così, ma ricordo che quando ho scritto i libri di "Fairy Oak" qualcuno mi aveva scritto "Si vede che a te non piacciono le battaglie", e in effetti la mia battaglia di Fairy Oak non è che fosse venuta benissimo.
Non sono molto portata per armi e via dicendo, e quindi ho proprio tagliato via veloce.
A me succede così: inizio a scrivere, e magari sto parlando di un lago. Ed ecco che all'improvviso ci sono un ponte, e un fiume, e un bosco: come se tutto d'un tratto nella tua visuale entrassero cose che non avevi visto prima.
Poi mi metto a pensare all'ora, alla stagione, al clima, a tutto ciò che caratterizza l'ambiente della mia scena.

7) Prima hai detto di esserti messa nei panni di Olga, anche per via del tuo stesso desiderio di viaggiare insieme a lei. Il messaggio di Olga è quindi un po' anche il tuo?
Assolutamente sì. Quello che Olga e la sua storia vogliono raccontare è quel senso di disagio che, a volte, abbiamo provato tutti.
Quando ti sembra di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, di non essere adatto, di non essere "abbastanza" per vivere bene quel momento.
Le persone fragili convivono ogni giorno con questa sensazione, perché al primo problema si sgretolano, soccombendo alle loro stesse insicurezze, ma anche una persona sicura e forte la sensazione di essere "di carta" l'ha provata almeno una volta.
Il racconto è questo, ed è una sensazione che ho provato anch'io: la conosco, e ho certo di darla a Bruco e descriverla al meglio per chi non la conoscesse.
Anche perché Bruco è il personaggio che mi rappresenta di più.
Sono invece molto diversa da Olga: io non so essere così leggera, non so essere trasparente come lei.
Mi piacerebbe, però.

8) Hai parlato di sensazioni, e quindi te lo chiedo: quanto il tuo umore influisce sulla tua scrittura?
O meglio, in che stato d'animo sei di solito quando scrivi?
E' sicuramente difficile mettersi a scrivere quando si è arrabbiati, o particolarmente tristi, perché si è distratti dalle proprie emozioni.
D'altro lato però è anche vero che se non provi emozione mentre scrivi diventa tutto freddo.
Sempre Montanelli diceva che se ti diverti a scrivere si divertiranno a leggerti, ma se ti annoi a scrivere si annoieranno a leggerti.
Ed è vero, devi esserci a livello emozionale, passionale, sentimentale.
Quando, ad esempio, stai scrivendo una scena commovente, la scena deve commuoverti, deve agitarti.
Se questo non succede, probabilmente non commuoverà nessuno.

Spero che questi "consigli di scrittura" dall'incontro con Elisabetta Gnone vi siano piaciuti, e va da sé che vi consiglio questo libro perché, oltre a contenere una favola dolce e piena di fantasia che secondo me si può apprezzare a ogni età, è ricchissimo dal punto di vista grafico, con splendide illustrazioni realizzate interamente di carta come delle vere e proprie sculture.
Prendetelo in mano in libreria, sfogliatelo, e sono sicura che ve lo porterete a casa perché è irresistibile.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3