Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Un semplice gesto di tenerezza" di Akli Tadjer, edito da Garzanti (rilegato a 14,90€):
Ci sono mattine in cui ci si sveglia felici. Bastano poche cose, come un raggio di sole che solletica gli occhi e una tazza di caffè fumante che aspetta in cucina. Queste sono lemattine in cui Adèle Reverdy adora girare per Parigi tra i vicoli stretti pieni di botteghe e bistrot. Eppure sente che nella sua vita c'è qualcosa che le manca. O meglio qualcuno. Qualcuno con cui passeggiare lungo la Senna abbracciati. Qualcuno con cui condividere tanta bellezza. Per lei non è mai stato facile trovare un fidanzato. Un po' perché è timida e imbranata e un po' perché il suo è un lavoro piuttosto imbarazzante: lavora nell'agenzia di pompe funebri della sua famiglia.
Ma alla festa del suo trentesimo compleanno, mentre il tramonto incendia Montmartre, inaspettatamente incontra il sorriso di Léo. E si sente come se una luce nuova le avesse finalmente trapassato il cuore. Léo è un ex artista di strada che a causa di un incidente ha perso la vista. Ed è per questo che ha una sensibilità speciale, che va oltre la superficie, dove si nascondono i sentimenti più profondi. Lui riesce a capirla come nessun altro. Ogni suo gesto, ogni sua carezza le raccontano qualcosa della sua anima e della tenerezza di un abbraccio. Con Léo, Adéle si sente forte come non lo è mai stata.
Tanto forte da lottare per tutto quello che ha conquistato. Perché anche l'amore più vero e profondo deve superare degli ostacoli. Deve dimostrare al mondo la sua unicità. Deve essere protetto come la cosa più rara e preziosa che ci sia.
Questa è una lettura di gruppo, fatta insieme a Simona, Katia e Cristina.
Mano a mano che recensiranno inserirò i link ai loro post.
Ma veniamo al romanzo, che mi incuriosiva moltissimo per la sua insolita ambientazione.
Insomma, quando pensiamo a un'eroina romantica non ce la immaginiamo impresaria di pompe funebri.
E invece Adéle è proprio questo: tutta la sua vita ruota attorno alla morte.
Ha una bara adibita a guardaroba, legge riviste di settore nel tempo libero e nelle poche occasioni in cui ha provato ad uscire dal suo guscio e andare a degli appuntamenti si è vista respingere anche a causa della sua professione.
Tutto cambia alla sua festa di compleanno, quando conosce Léo: cieco, di carnagione molto più scura della sua e che fa il massaggiatore alle Terme del Paradiso.
Adéle, sempre insicura riguardo il proprio aspetto fisico, con Léo si lascia andare completamente, per poi sentirsi presa in contropiede quando a lui si prospetta la possibilità di recuperare la vista grazie ad un complesso intervento chirurgico.
La vorrà ancora, quando la vedrà?
Questo romanzo mi è piaciuto per molti aspetti, mentre mi ha leggermente delusa per altri.
Mi è piaciuta la scelta di Tadjer di ambientazioni insolite e di personaggi fuori dall'ordinario.
Sono cose che cerco sempre nei libri che leggo, e sono rimasta piacevolmente sorpresa da molte sue scelte.
Mi è piaciuto molto Léo, perché è una persona che non si lascia fermare dalla sua disabilità, che vive una vita tranquilla ma soddisfacente, e che riesce a veder tutto ciò che di buono c'è in Adéle che sembra sfuggire al resto del mondo.
La migliore amica di Adéle è esilarante, ed è l'amica che in molte vorremmo avere, nonché a volte il lume della ragione che rimette Adéle in carreggiata.
Però ci sono alcune cose che proprio non riuscita a mandare giù.
Innanzitutto vorrei precisare che Léo NON ERA UN ARTISTA DI STRADA come dichiarato sulla copertina, ma un trapezista.
Era una stella del circo, e non è esattamente la stessa cosa.
Mi fa pensare che chi ha redatto la quarta di copertina non abbia letto il volume (male) o che abbia volutamente presentato il personaggio in modo diverso perché "trapezista suona male" (anche peggio).
Ma restando sul romanzo in sè, ci sono alcune tematiche importanti che vengono introdotte e poi sviluppate a metà, o in modo non soddisfacente.
Tutto il discorso sull'amore che vede oltre l'aspetto fisico l'ho trovato un po' banale, e soprattutto: se Léo di colpo vedesse Adéle e non la trovasse attraente, sarebbe così sbagliato se se ne andasse?
O deve restarle accanto per forza per senso di riconoscenza?
Questo non è amore, è un ricatto emotivo.
Tutto il personaggio di Adéle mi ha convinta sì e no: ho trovato che la relazione con Léo non la rendesse più forte, solo più gelosa ed irrazionale.
Passa buona parte del tempo a lamentarsi del suo aspetto fisico, ma di fatto non fa nulla per cambiarlo.
Le riconosco però di essere una persona con i piedi per terra (per buona parte del libro) per quanto riguarda il suo lavoro, che svolge con grande professionalità.
Ho trovato inquietante e di cattivo gusto tutta la storia di Arthur (dipendente di Adéle) e della "sua" lapide: non ci ho visto nulla di romantico, solo un qualcosa di morboso che mi ha messo un'ansia incredibile addosso.
Detto questo, il romanzo è ben scritto dal punto di vista della forma, e si legge in fretta perché molto scorrevole.
Sono solo tre stelline su cinque, però, perché sebbene pieno di buoni spunti trovo che questi non siano stati poi sviluppati a dovere, e che il finale sia stato davvero appiccicato lì.
Chissà se alle mie compagne di lettura il libro piacerà di più ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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mercoledì 22 luglio 2015
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