Dallo scorso anno, il blog ospita le recensioni e le interviste di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ha intervistato per noi Juliet Grames, autrice de Storia di Stella Fortuna che morì sette o forse otto volte (HarperCollins) lo scorso dicembre a Milano, ed ecco cola le ha raccontato!
È da poco in libreria il primo romanzo di Juliet Grames, l’autrice americana con origini italiane che ha già fatto impazzire connazionali e non negli USA. Storia di Stella Fortuna che morì sette o forse otto volte (HarperCollins) racconta una storia fatta da e di donne, un viaggio nel più profondo significato dell’avere radici solide e una strepitosa ambientazione tutta italiana, dove la Calabria è protagonista.
Come è nato il libro? È una storia inedita e un modo di raccontare piuttosto inusuale.
Questa è la storia di due sorelle nate in Calabria, nell’epoca della Prima Guerra Mondiale e della loro vita davvero molto lunga: 100 anni! Quando erano bambine erano migliori amiche, ma nel momento in cui il lettore le incontra, non si parlano da 30 anni. Il libro parla del motivo che ha portato queste due donne a separarsi l’una dall’altra, le loro avventure e le loro vite così lunghe. In tutto ciò è troviamo la protagonista, Stella, che ha sperimentato il rischio di morte 7 o 8 volte durante la sua vita: è una persona molto sfortunata. È una storia che parla di immigrazione e di un’esperienza italo-americana, è la storia del Sud Italia e degli anni difficili delle Guerre. Più di tutto mi ha ispirata la storia della mia nonna, la sua vita e le sue esperienze così rischiose a causa delle condizioni di quegli anni (come la mancata assistenza sanitaria, ndr), che ha rischiato di morire 7 o 8 volte... È naturalmente stata romanzata, perché è mancata quando avevo solo 5 anni e non ho mai avuto l’opportunità di parlare con lei della sua esperienza diretta, né di porle domande sulla sua vita, per cui ho personalmente creato il personaggio di Stella.
Il tuo rapporto con l’Italia è così profondo, come lo racconti nel libro? O deriva solo dalla necessità di ambientare la vicenda?
Ho un rapporto molto molto profondo con l’Italia. Mia mamma è nata in America, ma i miei nonni sono entrambi nati in Italia, sono poi emigrati. Sono cresciuta con uno spirito del tutto italiano in famiglia: passiamo le festività tutti insieme, in completo stile italiano. Più crescevo e più mi rendevo conto di essere davvero orgogliosa delle mie origini e del mio patrimonio culturale italiano. Quando sono diventata un po’ più grande, in grado di fare ricerca e apprezzare, ho iniziato a desiderare fortemente di leggere ed informarmi sulla Calabria, e tutti i luoghi del Sud Italia che fanno parte delle origini della mia famiglia. Mi risultava difficile, però, portare avanti queste ricerche da lontano e soprattutto in lingua inglese, così ho iniziato a visitare la Calabria, a Ievoli, dove è nata mia nonna, ed in Italia più in generale, per provare a capire meglio quello di cui mi stavo interessando: da dove veniva la mia famiglia, le usanze… questo libro è stato per me una grande opportunità di sentirmi sempre più vicina alle mie radici.
All’inizio del libro, una delle protagoniste dice di aver scoperto la storia di Stella solo una volta diventata adulta. Anche questo punto rispecchia la storia vera?
Una buona parte è romanzata, come dicevo, ma la restante ripercorre la storia di mia nonna. È mancata quando avevo 5 anni a causa di un incidente che ha le condizionato le funzioni celebrali e io, a quel punto, ho iniziato a diventare letteralmente ossessionata da lei e dalla sua vita: volevo saperne il più possibile. Ho iniziato personalmente ad indagare sulla sua storia, a comprendere lei, la sua famiglia, il luogo da cui proveniva e il perché, fin da quando ero una piccola bambina. Questa è la differenza tra me ed il personaggio di cui parli.
Penso che le storie delle nonne, vengano sempre fraintese. Le nostre nonne hanno dovuto essere femminili, sempre gentili, e molte altre cose… Ci sono nonne con storie tragiche e difficili e io volevo scoprire perché queste donne hanno avuto una vita così difficile. In parte desideravo scrivere questa storia, per provare a recuperare l’eredità che queste donne ci hanno lasciato.
Ho letto che diversi articoli negli USA hanno parlato del tuo libro facendo cenno al femminismo e tu hai appena parlato di nonne, di donne, di storia…. Quindi, quanto e come secondo te due temi come le nostre nonne ed il femminismo, sono legati tra loro? Ed inteso in modo gentile e naturale, non come una reazione strillata, in risposta ad una condizione ormai diventata estrema. Quanto possiamo e dobbiamo imparare dalle nostre nonne?
Credo che quello che dobbiamo fare, prima di tutto, sia parlare con le nostre nonne. Questo perché, certamente i nostri nonni hanno lavorato sodo per noi, ci hanno permesso di avere delle eredità per il fatto che fossero loro a controllare le terre, i soldi, ottenere il visto per andare all’estero e mantenere la famiglia unita. E per questo dobbiamo assolutamente onorarli e ringraziarli. Ma il problema, è che allo stesso modo non sempre si comportavano da persone gentili e carine, oppure, se anche lo facevano, vivevano una vita quotidiana dura e difficoltosa – come per esempio quella di un ipotetico contadino di un piccolo paese del Sud, che non aveva soldi e che lavorava 18 ore al giorno e che si vedeva i propri figli morire a causa della malaria – una volta arrivati a casa odiavano la vita e il mondo intero. L’unica cosa su cui avevano il pieno controllo erano le loro mogli. Per anni e anni ci siamo trovati a salvare e tramandare la storia dei nostri patriarchi, perdendone la verità a proposito delle donne che stavano accanto a loro. E con questo tutto ciò che queste donne hanno sofferto, il loro modo di pensare, il "cosa, come e perché" di quello che facevano. Non dobbiamo proteggere la storia, nascondendola. L’unica via per cambiare le cose, e quindi l’unico approccio davvero femminista che ci permette di capire chi siamo come donne, è quello di ascoltare le nostre nonne con maggior compassione e comprendere che le scelte che hanno fatto sono scelte dure, non belle, non piacevoli. Penso che una delle cose più femministe che noi possiamo fare sia relazionarsi e non perdere il racconto delle nonne.
Come è avvenuta la ricerca delle informazioni? Quali sono state le tue fonti?
Nell’inverno del 2015 sono volata in Calabria e ho provato ad intervistare più donne possibili dell’età di mia nonna, ovvero nate circa nel 1920/1930. A proposito, sono giunta ad una conclusione: queste signore vivono in montagna, in una zona molto molto ripida dove la chiesa è posizionata in cima a tutto, se si recano alla chiesa ogni giorno, e lo fanno!, abbiamo capito perché la loro salute cardiovascolare sia così resistente.
Tornando a Stella: è quindi un personaggio che ho creato unendo le parole e le testimonianze di diverse donne, con le sue caratteristiche.
Io sono laureata in storia e mi appassiona cercare informazioni, fare ricerca, leggere libri. Ma è molto molto difficile reperire informazioni circa la storia della Calabria di quegli anni, a causa di un problema di forte analfabetismo. È per questo che ho scelto di recarmi direttamente a Ievoli e, oltre alle interviste, ho iniziato ad imparare e conoscere alcune canzoni, che per me sono state davvero importanti. Seppur siano per la maggior parte in dialetto, trasmettono appieno l’atmosfera di quegli anni. La mia preferita si chiama Ciucciu Bellu, che a mio parere esprime in toto la miseria di queste persone ed il loro strazio nel perdere l’animale, ancora di più che perdere la propria moglie. (ce l’ha cantata in dialetto, live!, ndr). Ma oltre a questo anche le ricette.
Sono innamorata dei proverbi calabresi, all’inizio di ogni intervista chiedevo a queste donne quale fosse il loro proverbio preferito e ne sono riuscita a collezionare 120! Nel libro ne ho utilizzati 13.
Ti hanno scritto molti italiani, quando è uscito il libro negli Stati Uniti?
Sì, moltissimi. Ero davvero agitata, perché la tipicità delle famiglie italo-americane, non sempre risulta positiva nel libro, ci sono molti aspetti duri. Il mio obiettivo principale era raccontare la verità a proposito di quello che accadeva alle donne, non nascondendo più nulla. Penso che gli italo-americani siano ancora molto spaventati dal pregiudizio, sai, centinaia di anni fa quando le famiglie italiane arrivarono negli Stati Uniti furono da subito mal viste, etichettate come "stupide" e milioni di altre cose… e ancora oggi si sentono di dover stare sulla difensiva rispetto a questo tipo di percezione nei loro confronti. Ero agitata perché temevo che gli italiani mi potessero scrivere commenti poco piacevoli, dopo aver letto il libro, ma fino ad ora (a parte un paio) ho ricevuto centinaia e centinaia di messaggi da persone che mi ringraziavano, che mi dicevano di aver dato luce al ricordo della loro nonna, o alle storie delle loro nonne che non hanno mai avuto occasione di poter scoprire da soli perché purtroppo non hanno mai conosciuto le loro nonne. In qualsiasi caso, la questione è che è stata un’esperienza davvero coinvolgente, la comunità italo-americana è stata davvero gentile nei miei confronti.
Ero agitata anche perché il mio nome non ha per nulla le sembianze di un nome italiano! E il mio viso nemmeno. In America esiste un movimento letterario chiamato "Unvoices", che dà voce a tutte quelle storie personali, poco raccontate. Ma a scriverle deve essere chi le conosce da vicino, per esempio: la storia della comunità nera, non può essere scritta da una persona bianca. Sarebbe assolutamente mal vista e poco credibile. Io, quindi, temevo di essere criticata in quanto non chiaramente di origini italiane. Ma sono stata fortunata!
Storia di Stella Fortuna che morì sette o forse otto volte di Juliet Grames (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 19,50€.
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giovedì 16 luglio 2020
Juliet Grames: intervista all'autrice di "Stella Fortuna che morì sette o forse otto volte"
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mercoledì 9 ottobre 2019
"Le nuove eroidi", otto autrici per riscrivere Ovidio
Poco più di duemila anni fa Ovidio scrisse una raccolta di lettere poetiche straordinariamente moderna e originale, le Eroidi. Si trattava di una serie di epistole in versi in cui le eroine del mito si rivolgevano ai loro (generalmente non irreprensibili) mariti e compagni, rovesciando il tradizionale punto di vista maschile sulle storie raccontate.
Oggi, otto tra le più importanti scrittrici nate negli anni Settanta (Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo e Chiara Valerio) reinterpretano il classico di Ovidio con assoluta libertà, giocando in modo innovativo e appassionante con i miti originali: questo è Le nuove eroidi (HarperCollins).
Confrontarsi con il mito non è mai semplice, e non sempre i risultati sono stati all'altezza delle aspettative. Le storie di Fedra, Didole, Penelope e Medea hanno incantato gli ascoltatori (prima) e i lettori (dopo) per millenni, diventando simboli di sfaccettature via via diverse della femminilità stessa.
Le otto autrici che firmano insieme Le nuove eroidi donano alle loro protagoniste una voce ogni volta differente, e ai loro racconti uno stile fortemente personale, che i lettori riconosceranno sin dalle prime righe.
Per gli appassionati di letteratura greca e latina sarà divertente scoprire una Fedra dei giorni nostri, coinvolta in un processo dal grande richiamo mediatico, o una Laodamia impegnata in una chat erotica con il fantasma del defunto Protesilao.
Fortemente attuale il racconto di Ilaria Bernardini, che trasla il racconto drammatico di Ero e Leandro nel Mediterraneo di oggi, sui barconi che solcano i mari in tempesta carichi di rifugiati in cerca di una vita migliore: è uno dei più riusciti dell'antologia.
Partcolarmente azzeccate anche la sopraccitata Fedra di Antonella Lattanzi e la Didone di Valeria Parrella, non più vittima dell'abbandono di Enea ma intraprendente e capace di comprendere che forse, perdere chi non ti ama abbastanza da sceglierti e lascia che altri decidano per lui, non è proprio un brutto affare.
La Deianira di Chiara Valerio merita però il podio: una riscrittura del mito potente e struggente.
Un progetto interessante, riuscito più in alcune pagine che in altre, ma da sfogliare perchè in ognuna di queste donne è inevitabile trovare qualcosa di sè anche oggi, a distanza di secoli.
E sentirle incredibilmente vicine, nel bene e nel male.
Le nuove eroidi di A.A.V.V. (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 17,50€.
Oggi, otto tra le più importanti scrittrici nate negli anni Settanta (Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo e Chiara Valerio) reinterpretano il classico di Ovidio con assoluta libertà, giocando in modo innovativo e appassionante con i miti originali: questo è Le nuove eroidi (HarperCollins).
Confrontarsi con il mito non è mai semplice, e non sempre i risultati sono stati all'altezza delle aspettative. Le storie di Fedra, Didole, Penelope e Medea hanno incantato gli ascoltatori (prima) e i lettori (dopo) per millenni, diventando simboli di sfaccettature via via diverse della femminilità stessa.
Le otto autrici che firmano insieme Le nuove eroidi donano alle loro protagoniste una voce ogni volta differente, e ai loro racconti uno stile fortemente personale, che i lettori riconosceranno sin dalle prime righe.
Per gli appassionati di letteratura greca e latina sarà divertente scoprire una Fedra dei giorni nostri, coinvolta in un processo dal grande richiamo mediatico, o una Laodamia impegnata in una chat erotica con il fantasma del defunto Protesilao.
Fortemente attuale il racconto di Ilaria Bernardini, che trasla il racconto drammatico di Ero e Leandro nel Mediterraneo di oggi, sui barconi che solcano i mari in tempesta carichi di rifugiati in cerca di una vita migliore: è uno dei più riusciti dell'antologia.
Partcolarmente azzeccate anche la sopraccitata Fedra di Antonella Lattanzi e la Didone di Valeria Parrella, non più vittima dell'abbandono di Enea ma intraprendente e capace di comprendere che forse, perdere chi non ti ama abbastanza da sceglierti e lascia che altri decidano per lui, non è proprio un brutto affare.
La Deianira di Chiara Valerio merita però il podio: una riscrittura del mito potente e struggente.
Un progetto interessante, riuscito più in alcune pagine che in altre, ma da sfogliare perchè in ognuna di queste donne è inevitabile trovare qualcosa di sè anche oggi, a distanza di secoli.
E sentirle incredibilmente vicine, nel bene e nel male.
Le nuove eroidi di A.A.V.V. (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 17,50€.
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mercoledì 3 ottobre 2018
Intervista a Jeffrey Archer, sulla scrittura come missione, le saghe e il bisogno di reinventarsi sempre
Jeffrey Archer è un autore amato in tutto il mondo, ma i lettori italiani hanno potuto godere della vista dei suoi titoli sugli scaffali grazie ad HarperCollins, che ha acquisito e tradotto "La saga dei Clifton": il secondo volume, I peccati del padre, è arrivato in libreria a settembre ed è stata l'occasione per incontrarlo a Milano, prima della presentazione al pubblico, e scoprire qualche retroscena di quella che è stata una vita emozionante e che è confluita in parte nei protagonisti di questa grande saga familiare.
A proposito di scrivere saghe familiari, un genere che possiamo trovare nella letteratura classica e in quella contemporanea (pensiamo alle saghe fantasy che appassionano i lettori di tutto il mondo), lei aveva già in partenza l'idea di scrivere una saga oppure questa si è sviluppata in seguito?
A settant'anni anni ho deciso che avevo bisogno di una missione, di qualcosa da fare per cui alzarmi ogni mattina, e mi sono messo in testa di scrivere una saga in cinque capitoli che avrei chiamato La cronaca dei Clifton, in cui tre personaggi principali, Harry, Giles ed Emma, partissero dall'infanzia per raggiungere i settant'anni e chiudere la storia.
Quando però ho finito i cinque romanzi, mi sono reso conto che i personaggi avevano soltanto quarantuno e quarantadue anni, e che in realtà non avevo terminato la storia che avevo pensato di scrivere, per cui ho dovuto aggiungere altri due capitoli, in cui i tre protagonisti arrivano a essere ultrasettantenni come desideravo in partenza.
Nel momento in cui ho avuto la prima idea della saga, però, avevo in mente solo le prime dieci pagine del primo romanzo e nient'altro: non avevo la minima idea di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, che è arrivato perché io sono un narratore. Il dono della narrazione è un talento che ti viene dato da Dio, non si inventa: è quello che mi ha permesso di arrivare alla fine della saga.
C'è molta autobiografia nei suoi romanzi. Questo secondo libro si apre con il protagonista che finisce ingiustamente in carcere, esperienza che anche lei ha vissuto.
Io scrivo storie, non racconto la mia vita, ma ci sono senz'altro molti elementi autobiografici nella narrazione. Harry è decisamente il sottoscritto, Giles è stato ispirato da un mio caro amico, anche se possiede a sua volta qualche mio tratto personale, ed Emma è mia moglie praticamente sotto ogni punto di vista. Anche molti altri personaggi rispecchiano persone reali, che ho conosciuto e con cui ho lavorato, amici e conoscenti. Se qualcuno di voi aspira a scrivere un romanzo o magari l'ha già fatto, lo fareste di sicuro prendendo spunto da ciò che conoscete già, perché per me un vero scrittore scrive di cose che conosce. È probabile, ad esempio, che voi decidiate di ambientare le vostre storie a Milano, perché è la realtà che conoscete, mentre io non potrei mai farlo. I miei libri sono ambientati a Bristol, a Londra, in parte negli Stati Uniti, perché sono i luoghi che conosco bene e perché questo mi fa sentire a mio agio quando scrivo.
Anche se scrive di luoghi che conosce, le sue storie partono comunque dal passato e quindi avrà per forza dovuto fare delle ricerche per capire come fossero questi luoghi all'epoca in cui si svolgono i fatti narrati. Come si organizza tra ricerche e struttura creativa?
Quando scrivo i miei romanzi lo faccio senza interruzioni dall'inizio alla fine, quindi non mi sono preoccupato del lavoro di ricerca e mi sono basato soltanto su ciò che sapevo io del passato, sulla mia conoscenza dell'ambiente, sulle passioni che ho sempre avuto per l'arte, per la politica e per i viaggi. Solo quando sono arrivato alla fine della stesura del romanzo ho compiuto un processo inverso e sono tornato indietro per documentarmi. Quando scrivo lo devo fare seguendo un flusso continuo e ininterrotto dall'inizio alla fine. Non voglio e non posso interrompermi, perché il mio obiettivo è quello di fare in modo che il lettore legga il libro avidamente dall'inizio alla fine, che non avverta pause. Dopo c'è tutto il tempo di controllare i dettagli.
Nel libro e nella saga ci sono personaggi positivi, ma anche altri molto negativi.
Di quali preferisce scrivere?
Mia moglie dice sempre che le pagine più divertenti da leggere sono quelle dove si parla dei cattivi, che per lei sono i personaggi più interessanti. Devo dire che per me è molto più facile scrivere le pagine che riguardano i personaggi negativi rispetto a quelle dei personaggi positivi e leggendo le email che ricevo dai lettori mi rendo conto che la maggior parte di loro adora i personaggi più cattivi, anche se magari si augura che alla fine della storia vadano incontro a una morte terribile.
Lei ha avuto una vita molto intensa, ha intrapreso carriere poi interrotte. Se potesse tornare indietro vorrebbe essere sempre uno scrittore oppure compiere una brillante carriera politica e diventare magari primo ministro, come poteva accadere quando era vicepresidente del partito conservatore ai tempi di Margaret Tatcher?
Non avrei potuto prendere il posto di Margaret Tatcher perché lavoravo per lei, l'ho fatto per diciassette anni. Al massimo avrei potuto diventare ministro dei trasporti... In Italia sarebbe più semplice perché voi cambiate il primo ministro molto più spesso che in Inghilterra, quindi ci sono più probabilità di diventarlo. Margaret è stata un grande primo ministro, una grande leader e una cara amica, per cui non avrei mai potuto prendere il suo posto. In compenso ho venduto duecentottanta milioni di libri e quindi non mi posso certo lamentare di aver fatto lo scrittore.
Nella vita ha esercitato diverse professioni, e anche nei suoi personaggi troviamo differenti tipi di umanità. Quale tipo di uomo può incidere di più nella società di oggi, un politico, un romanziere o uno scienziato?
Mia moglie è uno scienziato, ha studiato e insegnato chimica a Oxford, attualmente dirige il Museo delle Scienze di Londra, ed è stata la prima donna inglese a dirigere un museo nazionale.
Di questi tempi le vite si sono allungate e viviamo fino a un'età molto avanzata: non è più pensabile avere un solo lavoro nel corso di un'esistenza. Le cose possono cambiare. Ho un amico che ha fatto il medico per diciassette anni e poi ha aperto una galleria d'arte e ora fa il gallerista.
Anch'io ho avuto due o tre vite diverse, oggi ho settantotto anni, scrivo e continuerò a scrivere.
Credo che un politico, in particolare, debba avere anche altre esperienze nella vita, se vuole incidere nella società.
Quale fra tutti i suoi libri vorrebbe vedere come film sullo schermo?
Alcune mie serie sono state sceneggiate in passato, ma ultimamente Netflix sta mostrando un certo interesse per questa "saga dei Clifton", per cui vediamo come andrà. Hugh Jackman non sarebbe male come protagonista nel ruolo di Harry.
Dovrebbe comunque essere una lunga serie e non un film, visto che sono sette libri che portano dalla nascita alla morte di Harry. Netflix lo sta considerando appunto per farne una serie televisiva in più puntate.
Nei suoi romanzi sembra voler dire che il nostro destino ce lo costruiamo noi, contro ogni difficoltà, contro la nascita in una classe sociale svantaggiata, contro le ingiustizie. Quale capitolo della sua vita lei conserverebbe così com'è e quale cancellerebbe?
Credo che non cambierei nulla. Ricordatevi che la "saga dei Clifton" è una serie di romanzi e non la mia autobiografia, perché si può scrivere di ogni cosa. Ci sono narratori come Jane Austen che parlano sostanzialmente sempre di se stessi: Jane racconta del tentativo di trovare un marito, di avere in fondo una vita semplice e normale, ma è una narratrice favolosa, per cui qualunque cosa scriva spinge il lettore ad andare avanti nella lettura. Il talento narrativo è un dono naturale, se l'avete potete parlare di qualsiasi cosa.
Grazie ad HarperCollins e a Jeffrey Archer per la splendida chiacchierata, e in attesa di scoprire se i Clifton arriveranno su Netflix (incrociamo le dita!), i primi due volumi della saga vi aspettano in libreria.
I peccati del padre di Jeffrey Archer (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 9,90€.
A proposito di scrivere saghe familiari, un genere che possiamo trovare nella letteratura classica e in quella contemporanea (pensiamo alle saghe fantasy che appassionano i lettori di tutto il mondo), lei aveva già in partenza l'idea di scrivere una saga oppure questa si è sviluppata in seguito?
A settant'anni anni ho deciso che avevo bisogno di una missione, di qualcosa da fare per cui alzarmi ogni mattina, e mi sono messo in testa di scrivere una saga in cinque capitoli che avrei chiamato La cronaca dei Clifton, in cui tre personaggi principali, Harry, Giles ed Emma, partissero dall'infanzia per raggiungere i settant'anni e chiudere la storia.
Quando però ho finito i cinque romanzi, mi sono reso conto che i personaggi avevano soltanto quarantuno e quarantadue anni, e che in realtà non avevo terminato la storia che avevo pensato di scrivere, per cui ho dovuto aggiungere altri due capitoli, in cui i tre protagonisti arrivano a essere ultrasettantenni come desideravo in partenza.
Nel momento in cui ho avuto la prima idea della saga, però, avevo in mente solo le prime dieci pagine del primo romanzo e nient'altro: non avevo la minima idea di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, che è arrivato perché io sono un narratore. Il dono della narrazione è un talento che ti viene dato da Dio, non si inventa: è quello che mi ha permesso di arrivare alla fine della saga.
C'è molta autobiografia nei suoi romanzi. Questo secondo libro si apre con il protagonista che finisce ingiustamente in carcere, esperienza che anche lei ha vissuto.
Io scrivo storie, non racconto la mia vita, ma ci sono senz'altro molti elementi autobiografici nella narrazione. Harry è decisamente il sottoscritto, Giles è stato ispirato da un mio caro amico, anche se possiede a sua volta qualche mio tratto personale, ed Emma è mia moglie praticamente sotto ogni punto di vista. Anche molti altri personaggi rispecchiano persone reali, che ho conosciuto e con cui ho lavorato, amici e conoscenti. Se qualcuno di voi aspira a scrivere un romanzo o magari l'ha già fatto, lo fareste di sicuro prendendo spunto da ciò che conoscete già, perché per me un vero scrittore scrive di cose che conosce. È probabile, ad esempio, che voi decidiate di ambientare le vostre storie a Milano, perché è la realtà che conoscete, mentre io non potrei mai farlo. I miei libri sono ambientati a Bristol, a Londra, in parte negli Stati Uniti, perché sono i luoghi che conosco bene e perché questo mi fa sentire a mio agio quando scrivo.
Anche se scrive di luoghi che conosce, le sue storie partono comunque dal passato e quindi avrà per forza dovuto fare delle ricerche per capire come fossero questi luoghi all'epoca in cui si svolgono i fatti narrati. Come si organizza tra ricerche e struttura creativa?
Quando scrivo i miei romanzi lo faccio senza interruzioni dall'inizio alla fine, quindi non mi sono preoccupato del lavoro di ricerca e mi sono basato soltanto su ciò che sapevo io del passato, sulla mia conoscenza dell'ambiente, sulle passioni che ho sempre avuto per l'arte, per la politica e per i viaggi. Solo quando sono arrivato alla fine della stesura del romanzo ho compiuto un processo inverso e sono tornato indietro per documentarmi. Quando scrivo lo devo fare seguendo un flusso continuo e ininterrotto dall'inizio alla fine. Non voglio e non posso interrompermi, perché il mio obiettivo è quello di fare in modo che il lettore legga il libro avidamente dall'inizio alla fine, che non avverta pause. Dopo c'è tutto il tempo di controllare i dettagli.
Nel libro e nella saga ci sono personaggi positivi, ma anche altri molto negativi.
Di quali preferisce scrivere?
Mia moglie dice sempre che le pagine più divertenti da leggere sono quelle dove si parla dei cattivi, che per lei sono i personaggi più interessanti. Devo dire che per me è molto più facile scrivere le pagine che riguardano i personaggi negativi rispetto a quelle dei personaggi positivi e leggendo le email che ricevo dai lettori mi rendo conto che la maggior parte di loro adora i personaggi più cattivi, anche se magari si augura che alla fine della storia vadano incontro a una morte terribile.
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| Solo sorrisi, dopo l'intervista. |
Non avrei potuto prendere il posto di Margaret Tatcher perché lavoravo per lei, l'ho fatto per diciassette anni. Al massimo avrei potuto diventare ministro dei trasporti... In Italia sarebbe più semplice perché voi cambiate il primo ministro molto più spesso che in Inghilterra, quindi ci sono più probabilità di diventarlo. Margaret è stata un grande primo ministro, una grande leader e una cara amica, per cui non avrei mai potuto prendere il suo posto. In compenso ho venduto duecentottanta milioni di libri e quindi non mi posso certo lamentare di aver fatto lo scrittore.
Nella vita ha esercitato diverse professioni, e anche nei suoi personaggi troviamo differenti tipi di umanità. Quale tipo di uomo può incidere di più nella società di oggi, un politico, un romanziere o uno scienziato?
Mia moglie è uno scienziato, ha studiato e insegnato chimica a Oxford, attualmente dirige il Museo delle Scienze di Londra, ed è stata la prima donna inglese a dirigere un museo nazionale.
Di questi tempi le vite si sono allungate e viviamo fino a un'età molto avanzata: non è più pensabile avere un solo lavoro nel corso di un'esistenza. Le cose possono cambiare. Ho un amico che ha fatto il medico per diciassette anni e poi ha aperto una galleria d'arte e ora fa il gallerista.
Anch'io ho avuto due o tre vite diverse, oggi ho settantotto anni, scrivo e continuerò a scrivere.
Credo che un politico, in particolare, debba avere anche altre esperienze nella vita, se vuole incidere nella società.
Quale fra tutti i suoi libri vorrebbe vedere come film sullo schermo?
Alcune mie serie sono state sceneggiate in passato, ma ultimamente Netflix sta mostrando un certo interesse per questa "saga dei Clifton", per cui vediamo come andrà. Hugh Jackman non sarebbe male come protagonista nel ruolo di Harry.
Dovrebbe comunque essere una lunga serie e non un film, visto che sono sette libri che portano dalla nascita alla morte di Harry. Netflix lo sta considerando appunto per farne una serie televisiva in più puntate.
Nei suoi romanzi sembra voler dire che il nostro destino ce lo costruiamo noi, contro ogni difficoltà, contro la nascita in una classe sociale svantaggiata, contro le ingiustizie. Quale capitolo della sua vita lei conserverebbe così com'è e quale cancellerebbe?
Credo che non cambierei nulla. Ricordatevi che la "saga dei Clifton" è una serie di romanzi e non la mia autobiografia, perché si può scrivere di ogni cosa. Ci sono narratori come Jane Austen che parlano sostanzialmente sempre di se stessi: Jane racconta del tentativo di trovare un marito, di avere in fondo una vita semplice e normale, ma è una narratrice favolosa, per cui qualunque cosa scriva spinge il lettore ad andare avanti nella lettura. Il talento narrativo è un dono naturale, se l'avete potete parlare di qualsiasi cosa.
Grazie ad HarperCollins e a Jeffrey Archer per la splendida chiacchierata, e in attesa di scoprire se i Clifton arriveranno su Netflix (incrociamo le dita!), i primi due volumi della saga vi aspettano in libreria.
I peccati del padre di Jeffrey Archer (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 9,90€.
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martedì 18 settembre 2018
Intervista a Jean-Gabriel Causse: una vita a colori è una vita felice
In libreria da maggio con "La felicità ha il colore dei sogni", (HarperCollins), Jean-Gabriel Causse è stato ospite a Milano de "Il tempo delle donne", e abbiamo potuto incontrarlo e scoprire qualcosa di più sul ruolo dei colori nella nostra vita.
Sembra che ci siamo ingrigiti un po', e mi chiedevo se questo ritorno al bianco e nero fosse un effetto collaterale del tentativo di abbracciare il minimalismo. Soprattutto pensando a fenomeni come Marie Kondo, o la tendenza capsule-wardrobe.
Inoltre, pensando all'estremo opposto, il colore può essere troppo? E se sì, cosa succede?
E' qualcosa che mi sento dire di frequente, ma credo sia vero il contrario.
Basta pensare a un luogo caratterizzato dai colori forti, come ad esempio i Caraibi, caratterizzati da mille sfumature di verde, di blu, di rosso. Crede che possa essere troppo?
In realtà studi scientifici hanno dimostrato che sono i luoghi bianchi e neri ad annoiarci di più e a deprimerci: dovremmo prendere le distanze da questa combinazione.
Circa tre quarti della popolazione globale ritiene che vivere in un ambiente ricco di colore faccia sentire bene.
E come invertire questa tendenza al bianco e nero?
Suggerendo l'uso dei colori nel modo giusto. C'è un movimento di fondo, sempre più forte negli ultimi anni e nato nella Silicon Valley, che sostiene fermamente l'utilizzo di colori vivaci anche all'interno delle aziende, perchè rendono più produttivi i dipendenti.
Suggeriscono anche "un'uniforme" colorata, che non sia il completo nero o grigio.
Color Designer di professione, e autore di un romanzo in cui ai colori spetta il ruolo da protagonisti: com'è stato far confluire le sue conoscenze tecniche, e scientifiche in quella che è, in fondo, una storia di pura invenzione?
Come si coniugano narrazione e competenza tecnica?
Ho voluto raccontare questa storia per far comprendere il potere che hanno i colori, la loro influenza sulla nostra vita. Ho scelto il romanzo per poter raggiungere più lettori possibili.
Quello che voglio dire è che i colori sono fondamentali nei veicolare la nostra gioia, e volevo farlo sì fornendo informazioni tecniche e in modo coerente, ma attraverso una storia.
Ho sviluppato circa cinquanta scenari differenti prima di focalizzarmi sulla storia che è poi diventata "La felicità ha il colore dei sogni".
Quanto di lei ritroviamo nei suoi protagonisti?
Raccontare una storia le ha permesso di raccontare se stesso, magari anche lavorando sui suoi pregi, difetti e aspirazioni?
C'è un po' di me in ogni personaggio, ma non solo: i miei amici, persone incontrate per caso e altri ancora fanno capolino nel corso della narrazione.
All'inizio rivedevo me stesso in Arthur, ma ho finito per riconoscermi di più nella mia eroina: in fondo, portare colore ovunque è anche la mia missione!
Portare il colore equivale a portare la felicità?
Assolutamente sì, è qualcosa che sento ogni giorno, e di cui ho conferma dai miei clienti e dai miei lettori.
Sono curiosa: lavorare con i colori al suo livello permette di avere un colore preferito?
In linea di principio amo tutti i colori, ma il mio preferito dipende dal contesto in cui mi trovo e dal momento della giornata.
Al risveglio amo un arancione caldo, ma mi basta bere un caffè per amare un marrone intenso.
Certo non vorrei bere un caffè arancione!
Grazie davvero a Jean-Gabriel Causse e ad HarperCollins per la splendida occasione di confronto.
Con l'augurio di una vita più colorata, per ognuno di noi.
Sembra che ci siamo ingrigiti un po', e mi chiedevo se questo ritorno al bianco e nero fosse un effetto collaterale del tentativo di abbracciare il minimalismo. Soprattutto pensando a fenomeni come Marie Kondo, o la tendenza capsule-wardrobe.
Inoltre, pensando all'estremo opposto, il colore può essere troppo? E se sì, cosa succede?
E' qualcosa che mi sento dire di frequente, ma credo sia vero il contrario.
Basta pensare a un luogo caratterizzato dai colori forti, come ad esempio i Caraibi, caratterizzati da mille sfumature di verde, di blu, di rosso. Crede che possa essere troppo?
In realtà studi scientifici hanno dimostrato che sono i luoghi bianchi e neri ad annoiarci di più e a deprimerci: dovremmo prendere le distanze da questa combinazione.
Circa tre quarti della popolazione globale ritiene che vivere in un ambiente ricco di colore faccia sentire bene.
E come invertire questa tendenza al bianco e nero?
Suggerendo l'uso dei colori nel modo giusto. C'è un movimento di fondo, sempre più forte negli ultimi anni e nato nella Silicon Valley, che sostiene fermamente l'utilizzo di colori vivaci anche all'interno delle aziende, perchè rendono più produttivi i dipendenti.
Suggeriscono anche "un'uniforme" colorata, che non sia il completo nero o grigio.
Color Designer di professione, e autore di un romanzo in cui ai colori spetta il ruolo da protagonisti: com'è stato far confluire le sue conoscenze tecniche, e scientifiche in quella che è, in fondo, una storia di pura invenzione?
Come si coniugano narrazione e competenza tecnica?
Ho voluto raccontare questa storia per far comprendere il potere che hanno i colori, la loro influenza sulla nostra vita. Ho scelto il romanzo per poter raggiungere più lettori possibili.
Quello che voglio dire è che i colori sono fondamentali nei veicolare la nostra gioia, e volevo farlo sì fornendo informazioni tecniche e in modo coerente, ma attraverso una storia.
Ho sviluppato circa cinquanta scenari differenti prima di focalizzarmi sulla storia che è poi diventata "La felicità ha il colore dei sogni".
Quanto di lei ritroviamo nei suoi protagonisti?
Raccontare una storia le ha permesso di raccontare se stesso, magari anche lavorando sui suoi pregi, difetti e aspirazioni?
C'è un po' di me in ogni personaggio, ma non solo: i miei amici, persone incontrate per caso e altri ancora fanno capolino nel corso della narrazione.
All'inizio rivedevo me stesso in Arthur, ma ho finito per riconoscermi di più nella mia eroina: in fondo, portare colore ovunque è anche la mia missione!
Portare il colore equivale a portare la felicità?
Assolutamente sì, è qualcosa che sento ogni giorno, e di cui ho conferma dai miei clienti e dai miei lettori.
Sono curiosa: lavorare con i colori al suo livello permette di avere un colore preferito?
In linea di principio amo tutti i colori, ma il mio preferito dipende dal contesto in cui mi trovo e dal momento della giornata.
Al risveglio amo un arancione caldo, ma mi basta bere un caffè per amare un marrone intenso.
Certo non vorrei bere un caffè arancione!
Grazie davvero a Jean-Gabriel Causse e ad HarperCollins per la splendida occasione di confronto.
Con l'augurio di una vita più colorata, per ognuno di noi.
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mercoledì 22 agosto 2018
Frammenti di lei: il nuovo thriller di Karin Slaughter in arrivo in autunno
La regina del crime torna in libreria con un nuovo, avvincente romanzo: i suoi fan più accaniti hanno già segnato la data sul calendario (25 Ottobre), e sono pronti a precipitarsi in libreria perchè nessuno riesce a tenere un lettore col fiato sospeso fino alle ultime pagine quanto Karin Slaughter.
Frammenti di lei (HarperCollins), questo il titolo del suo ultimo lavoro, vede al centro di una ricerca di risposte - e di una corsa contro il tempo - Andrea e sua madre Laura, della quale la figlia è convinta di sapere tutto. Sa che non si è mai mossa da Belle Isle, che non ha mai avuto segreti e che desidera solo una vita tranquilla. Dopo tutto è sua madre, e lei la conosce bene...
Poi, un giorno, mentre stanno pranzando in un fast food, si ritrovano coinvolte in una sparatoria e Andrea scopre che Laura, prima di essere Laura, era un'altra persona.
Per quasi trent'anni ha nascosto la sua vera identità e ha vissuto nell'ombra sperando che nessuno la trovasse. Ma adesso che quell'incidente ha attirato su di lei l'attenzione dei media, niente potrà più essere come prima. La polizia vuole delle risposte e mette in discussione l'innocenza di Laura, ma lei non vuole parlare con nessuno, nemmeno con sua figlia. E ad Andrea non rimane che iniziare un viaggio disperato, per ricostruire frammento dopo frammento il passato di sua madre. Sapendo che se non riuscirà a svelare i segreti che per così tanto tempo sono rimasti nascosti non ci potrà essere futuro per nessuna delle due...
Frammenti di lei di Karin Slaughter (HarperCollins) sarà in libreria dal 25 Ottobre.
Frammenti di lei (HarperCollins), questo il titolo del suo ultimo lavoro, vede al centro di una ricerca di risposte - e di una corsa contro il tempo - Andrea e sua madre Laura, della quale la figlia è convinta di sapere tutto. Sa che non si è mai mossa da Belle Isle, che non ha mai avuto segreti e che desidera solo una vita tranquilla. Dopo tutto è sua madre, e lei la conosce bene...
Poi, un giorno, mentre stanno pranzando in un fast food, si ritrovano coinvolte in una sparatoria e Andrea scopre che Laura, prima di essere Laura, era un'altra persona.
Per quasi trent'anni ha nascosto la sua vera identità e ha vissuto nell'ombra sperando che nessuno la trovasse. Ma adesso che quell'incidente ha attirato su di lei l'attenzione dei media, niente potrà più essere come prima. La polizia vuole delle risposte e mette in discussione l'innocenza di Laura, ma lei non vuole parlare con nessuno, nemmeno con sua figlia. E ad Andrea non rimane che iniziare un viaggio disperato, per ricostruire frammento dopo frammento il passato di sua madre. Sapendo che se non riuscirà a svelare i segreti che per così tanto tempo sono rimasti nascosti non ci potrà essere futuro per nessuna delle due...
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lunedì 9 luglio 2018
"Come innamorarsi di un uomo che vive in un cespuglio" di Emmy Abrahamson
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Come innamorarsi di un uomo che vive in un cespuglio" di Emmy Abrahamson, edito HarperCollins (brossurato a 16,90€):
La vita di Julia, ventinovenne svedese che vive a Vienna, scorre monotona e sempre uguale, divisa tra il gatto con cui condivide l'appartamento, un lavoro che la annoia e qualche occasionale uscita con l'amica-nemica Elfriede. È convinta che prima o poi darà una svolta a quell'esistenza incolore, scriverà un bestseller e smetterà di ammazzare il tempo partecipando a ricerche di mercato e riorganizzando le librerie di casa... ma fino a quel momento continuerà a fare l'insegnante di inglese per ambiziosi manager e ragazzini che vanno male a scuola.
Una sera, mentre è seduta su una panchina, al parco, un barbone attacca discorso con lei: ha i capelli e la barba lunghi, è sporco, scalzo e puzza terribilmente, eppure c'è qualcosa in quel giovane che la affascina. E il sabato seguente, senza quasi sapere come, Julia si ritrova di nuovo su quella stessa panchina a chiacchierare con lui. Si innamorano, e la vita tutto a un tratto sembra perfetta... a parte il fatto che Ben abita in un cespuglio e avrebbe tanto, tanto bisogno di una doccia!
Mi incuriosiva tantissimo questo romanzo, perchè la trama non mi ricordava nessun romanzo rosa letto in precedenza, e ammettiamolo: succede una volta su un milione.
No mi aspettavo di finirlo nell'arco di un tormentato viaggio di ritorno a casa, durato tra ritardi vari e incidenti di percorso circa due ore e mezza: almeno ero in ottima compagnia!
Julia mi ha ricordato moltissimo Eleanor Oliphant, in queste prime pagine di romanzo che offrono uno spaccata sulla sua vita priva di emozioni e di stimoli: la ragazza, sulla soglia dei trent'anni, vive sola in una città (Vienna) in cui si è trasferita anni prima per amore. L'amore è finito - perchè poche relazioni sopravvivrebbero a sei mesi di bugie su lavoro, carriera e prospettive - ma Julia è rimasta, e passa le sue giornate insegnando inglese in una scuola di dubbia qualità (dove "nessun insegnante è un vero insegnante" ma in compenso ci sono attori disoccupati e dottorandi squattrinati).
Ricerca spasmodicamente la semplicità e l'equilibrio, è confortata dalla routine e dal giocare secondo le regole, il che le rende impossibile vivere anche uno straccio di avventura o esperienza anche solo leggermente eccitante.
Poi un giorno, mentre aspetta di entrare in banca per una lezione con un dirigente, le si siede accanto Ben.
Un senzatetto, bisognoso di tre docce e una bella tosata, ma indiscutibilmente bello, e dalla personalità travolgente.
Simpatico, ironico e capace di rendere più spiritosa anche lei, in poco tempo si fa strada nella testa e nel cuore di Julia, che inizia a chiedersi se davvero sia possibile innamorarsi di un uomo che (e lo dichiara a tutti con entusiasmo) vive in un cespuglio...
Senzatetto per scelta, quello di Ben è un personaggio carismatico e dalla personalità travolgente, e si dimentica ben presto la sua situazione precaria conquistati dalle sue storie e dall'evidente felicità che prova nello stare accanto a Julia, la quale spesso si stupisce di essere oggetto di tanto entusiasmo ma non può fare a meno di sentirsi lusingata.
Sulla carta lui e Julia non potrebbero essere più diversi, ma forse è quel pizzico di imprevisto che serviva per impedire alla ragazza di trovarsi vecchia, sola e intenta a lavorare a maglia con il gatto che le riposa sui piedi.
La loro interazione è spesso esilarante, nel bene (quando, seguendo Ben, Julia si trova a vivere esperienze nuove ed emozionanti) e nel male (quando la ragazza cerca di cambiarlo, addomesticarlo e inquadrarlo, o di farlo entrare in una scatola nella quale non potrà mai stare), e i loro dialoghi sono un vero botta e risposta dall'inizio alla fine.
Emmy Abrahamson racconta l'amore che nasce così, dal nulla e apparentemente senza motivo, con quella che sembra proprio essere la persona sbagliata e che invece potrebbe essere a discapito di tutto quella ideale, e lo fa grazie a 253 pagine che si leggono tutte d'un fiato.
Consigliato a tutti coloro che trovano il romanticismo nell'inaspettato e nell'imprevisto, e che in fondo, nel profondo del cuore, credono ancora di potersi sedere su una panchina e trovare l'amore.
Io ci credo ancora!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Come innamorarsi di un uomo che vive in un cespuglio" di Emmy Abrahamson, edito HarperCollins (brossurato a 16,90€):
La vita di Julia, ventinovenne svedese che vive a Vienna, scorre monotona e sempre uguale, divisa tra il gatto con cui condivide l'appartamento, un lavoro che la annoia e qualche occasionale uscita con l'amica-nemica Elfriede. È convinta che prima o poi darà una svolta a quell'esistenza incolore, scriverà un bestseller e smetterà di ammazzare il tempo partecipando a ricerche di mercato e riorganizzando le librerie di casa... ma fino a quel momento continuerà a fare l'insegnante di inglese per ambiziosi manager e ragazzini che vanno male a scuola.
Una sera, mentre è seduta su una panchina, al parco, un barbone attacca discorso con lei: ha i capelli e la barba lunghi, è sporco, scalzo e puzza terribilmente, eppure c'è qualcosa in quel giovane che la affascina. E il sabato seguente, senza quasi sapere come, Julia si ritrova di nuovo su quella stessa panchina a chiacchierare con lui. Si innamorano, e la vita tutto a un tratto sembra perfetta... a parte il fatto che Ben abita in un cespuglio e avrebbe tanto, tanto bisogno di una doccia!
Mi incuriosiva tantissimo questo romanzo, perchè la trama non mi ricordava nessun romanzo rosa letto in precedenza, e ammettiamolo: succede una volta su un milione.
No mi aspettavo di finirlo nell'arco di un tormentato viaggio di ritorno a casa, durato tra ritardi vari e incidenti di percorso circa due ore e mezza: almeno ero in ottima compagnia!
Julia mi ha ricordato moltissimo Eleanor Oliphant, in queste prime pagine di romanzo che offrono uno spaccata sulla sua vita priva di emozioni e di stimoli: la ragazza, sulla soglia dei trent'anni, vive sola in una città (Vienna) in cui si è trasferita anni prima per amore. L'amore è finito - perchè poche relazioni sopravvivrebbero a sei mesi di bugie su lavoro, carriera e prospettive - ma Julia è rimasta, e passa le sue giornate insegnando inglese in una scuola di dubbia qualità (dove "nessun insegnante è un vero insegnante" ma in compenso ci sono attori disoccupati e dottorandi squattrinati).
Ricerca spasmodicamente la semplicità e l'equilibrio, è confortata dalla routine e dal giocare secondo le regole, il che le rende impossibile vivere anche uno straccio di avventura o esperienza anche solo leggermente eccitante.
Poi un giorno, mentre aspetta di entrare in banca per una lezione con un dirigente, le si siede accanto Ben.
Un senzatetto, bisognoso di tre docce e una bella tosata, ma indiscutibilmente bello, e dalla personalità travolgente.
Simpatico, ironico e capace di rendere più spiritosa anche lei, in poco tempo si fa strada nella testa e nel cuore di Julia, che inizia a chiedersi se davvero sia possibile innamorarsi di un uomo che (e lo dichiara a tutti con entusiasmo) vive in un cespuglio...
Senzatetto per scelta, quello di Ben è un personaggio carismatico e dalla personalità travolgente, e si dimentica ben presto la sua situazione precaria conquistati dalle sue storie e dall'evidente felicità che prova nello stare accanto a Julia, la quale spesso si stupisce di essere oggetto di tanto entusiasmo ma non può fare a meno di sentirsi lusingata.
Sulla carta lui e Julia non potrebbero essere più diversi, ma forse è quel pizzico di imprevisto che serviva per impedire alla ragazza di trovarsi vecchia, sola e intenta a lavorare a maglia con il gatto che le riposa sui piedi.
La loro interazione è spesso esilarante, nel bene (quando, seguendo Ben, Julia si trova a vivere esperienze nuove ed emozionanti) e nel male (quando la ragazza cerca di cambiarlo, addomesticarlo e inquadrarlo, o di farlo entrare in una scatola nella quale non potrà mai stare), e i loro dialoghi sono un vero botta e risposta dall'inizio alla fine.
Emmy Abrahamson racconta l'amore che nasce così, dal nulla e apparentemente senza motivo, con quella che sembra proprio essere la persona sbagliata e che invece potrebbe essere a discapito di tutto quella ideale, e lo fa grazie a 253 pagine che si leggono tutte d'un fiato.
Consigliato a tutti coloro che trovano il romanticismo nell'inaspettato e nell'imprevisto, e che in fondo, nel profondo del cuore, credono ancora di potersi sedere su una panchina e trovare l'amore.
Io ci credo ancora!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
mercoledì 4 luglio 2018
"Ma chi è quella ragazza?" di Mhairi McFarlane
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Ma chi è quella ragazza?" di Mhairi McFarlane, edito HarperCollins (rilegato a 17€):
Edie era convinta di aver trovato l'uomo della sua vita... finché lui non le ha confessato che stava per sposare un'altra.
E il giorno del matrimonio, quando invece della sposa ha baciato lei, il mondo le è definitivamente crollato addosso.
Così, quando il suo capo le propone un incarico a Nottingham, la sua città natale, Edie accoglie con entusiasmo l'opportunità di andarsene per un po' da Londra, pur sapendo che tornare a vivere con l'eccentrico padre e la sorella super-permalosa non sarà proprio una passeggiata rilassante.
Per giunta dovrà incontrare per lavoro il famoso attore Elliot Owen, idolo delle folle che di certo, con la fortuna che Edie ha avuto negli ultimi tempi, sarà un tipo altezzoso e pieno di sé.
Invece, inaspettatamente, lei ed Elliot diventano ottimi amici e continuano a trascorrere sempre più tempo insieme, al punto che di colpo tutti iniziano a chiedersi: Ma chi è quella ragazza?
Edie è pronta a scoprirlo...
Ho letto questo romanzo in tre giorni, portandolo ovunque nonostante le non proprio leggerissime 500 pagine (!), e per la prima volta da un po' di tempo è stata una di quelle letture che estraevo appena avevo un minuto a disposizione, ansiosa di proseguire la lettura.
Mi sono appassionata da subito alla vicenda di Edie, che non è cattiva ma molto sprovveduta: quello che considera il suo "partner in crime" in ufficio altri non è che un individuo doppio e meschino, seppur sempre pronto a divertirsi, e quello che credeva essere un collega con il quale condivideva un'amicizia speciale decide di rovinare tutto baciandola all'improvviso... nel giorno del suo matrimonio.
Edie diventa così "l'altra", la "rovinafamiglie", e se non fosse per il capo migliore del mondo (Richard, personaggio di contorno ma al quale mi sono affezionata un sacco) che le offre una via di fuga la sua vita in ufficio diventerebbe un inferno.
La via di fuga consiste nel tornare a Nottingham, la piccola cittadina dalla quale è scappata anni prima per vivere a Londra e in cui ancora abitano il padre e la sorella, e affiancare Elliot Owen, attore di successo, per scrivere la sua autobiografia.
L'affascinante attore si trova a Nottingham per girare Gun City, una produzione commerciale di genere poliziesco, e inutile dirlo, i panni del detective indisciplinato gli calzano a pennello.
Il primo approccio tra Edie e Elliot, infatti, non è dei migliori, e la ragazza non può fare a meno di trovarlo arrogante e molto, molto viziato.
Ma come Edie ha imparato a sue spese, non sempre ciò che vediamo corrisponde alla realtà, e dietro alla facciata da bello e sicuro di sè persino Elliot potrebbe nascondere qualcosa di più...
Mhairi McFarlane non ha mai avuto bisogno di ricorrere ai clichè di genere per scrivere romanzi rosa divertenti ed emozionanti, e si conferma un'autrice unica, dotata di un'ironia fuori dal comune e, allo stesso tempo, di una sensibilità innata che le permette di affrontare temi delicati senza precipitare nel melodramma da soap opera.
Edie è davvero #UnaDiNoi: sa di essere normalmente carina e di migliorare quando dedica al trucco e all'abbigliamento quei dieci minuti in più, è ironica e sarcastica, è ambiziosa, e allo stesso tempo sa essere profondamente insicura.
Ha perso la madre da bambina, quando aveva solo nove anni, e ha interiorizzato il dolore al punto da aver lasciato che questo rovinasse il rapporto con sua sorella Meg (l'adorerete, questa aspirante vegana un po' sopra le righe, che organizza barbecue in stile figli dei fiori, ascolta musica ambient a tutto volume e mangia la Nutella perchè, nonostante i suoi ideali, non sa resistervi): 500 pagine dopo quel catastrofico bacio non richiesto, vi congederete da una donna più matura e consapevole di se stessa, di ciò che vuole davvero e, soprattutto di quello che merita.
Elliot, dal canto suo, è uno dei Fidanzati di Carta che ho preferito in questo 2018: divertente, attento, gentile e molto sveglio, si fa perdonare presto per quei due momenti di scortesia a inizio romanzo e anzi, mano a mano che il suo vero carattere emerge è impossibile non innamorarsene un po'.
Molto tenero anche il suo rapporto con il fratello Fraser, che fa da contraltare a quello disastroso tra Edie e Meg: nel caso foste interessate Fraser è ancora single, quindi...
Anche Elliot ha un segreto difficile da condividere, e se Edie deve affrontare gli strascichi della perdita della madre, il bell'attore hollywoodiano deve gestire una situazione delicata ma non troppo dissimile, e questo li farà avvicinare molto.
Il suo personaggio offre anche ai lettori uno scorcio su quello che vuol dire davvero essere famosi, che senza volervi rovinare la lettura posso riassumere tutto in un "è dannatamente faticoso": la verità è che, per Elliot, i lati negativi sono quasi più di quelli positivi, e Edie in questo senso è una ventata d'aria fresca perchè è la prima dopo tanto tempo a vedere "lui", e non l'attore famoso.
È difficile raccontare il dolore, l'elaborazione del lutto, la depressione e il cyberbullismo (perchè sì, Edie si trova a dover affrontare anche questo dopo quei tre secondi di contatto con le labbra del subdolo collega) con i giusti toni in un contesto che è quello del romanzo rosa divertente, ma Mhairi McFarlane ha centrato l'obbiettivo, al punto che "Ma chi è quella ragazza?" si presenta a cavallo tra chick-lit e narrativa, decisamente con una marcia in più rispetto ai soliti romanzi di genere.
Bello, bello, bello!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Ma chi è quella ragazza?" di Mhairi McFarlane, edito HarperCollins (rilegato a 17€):
Edie era convinta di aver trovato l'uomo della sua vita... finché lui non le ha confessato che stava per sposare un'altra.
E il giorno del matrimonio, quando invece della sposa ha baciato lei, il mondo le è definitivamente crollato addosso.
Così, quando il suo capo le propone un incarico a Nottingham, la sua città natale, Edie accoglie con entusiasmo l'opportunità di andarsene per un po' da Londra, pur sapendo che tornare a vivere con l'eccentrico padre e la sorella super-permalosa non sarà proprio una passeggiata rilassante.
Per giunta dovrà incontrare per lavoro il famoso attore Elliot Owen, idolo delle folle che di certo, con la fortuna che Edie ha avuto negli ultimi tempi, sarà un tipo altezzoso e pieno di sé.
Invece, inaspettatamente, lei ed Elliot diventano ottimi amici e continuano a trascorrere sempre più tempo insieme, al punto che di colpo tutti iniziano a chiedersi: Ma chi è quella ragazza?
Edie è pronta a scoprirlo...
Ho letto questo romanzo in tre giorni, portandolo ovunque nonostante le non proprio leggerissime 500 pagine (!), e per la prima volta da un po' di tempo è stata una di quelle letture che estraevo appena avevo un minuto a disposizione, ansiosa di proseguire la lettura.
Mi sono appassionata da subito alla vicenda di Edie, che non è cattiva ma molto sprovveduta: quello che considera il suo "partner in crime" in ufficio altri non è che un individuo doppio e meschino, seppur sempre pronto a divertirsi, e quello che credeva essere un collega con il quale condivideva un'amicizia speciale decide di rovinare tutto baciandola all'improvviso... nel giorno del suo matrimonio.
Edie diventa così "l'altra", la "rovinafamiglie", e se non fosse per il capo migliore del mondo (Richard, personaggio di contorno ma al quale mi sono affezionata un sacco) che le offre una via di fuga la sua vita in ufficio diventerebbe un inferno.
La via di fuga consiste nel tornare a Nottingham, la piccola cittadina dalla quale è scappata anni prima per vivere a Londra e in cui ancora abitano il padre e la sorella, e affiancare Elliot Owen, attore di successo, per scrivere la sua autobiografia.
L'affascinante attore si trova a Nottingham per girare Gun City, una produzione commerciale di genere poliziesco, e inutile dirlo, i panni del detective indisciplinato gli calzano a pennello.
Il primo approccio tra Edie e Elliot, infatti, non è dei migliori, e la ragazza non può fare a meno di trovarlo arrogante e molto, molto viziato.
Ma come Edie ha imparato a sue spese, non sempre ciò che vediamo corrisponde alla realtà, e dietro alla facciata da bello e sicuro di sè persino Elliot potrebbe nascondere qualcosa di più...
Mhairi McFarlane non ha mai avuto bisogno di ricorrere ai clichè di genere per scrivere romanzi rosa divertenti ed emozionanti, e si conferma un'autrice unica, dotata di un'ironia fuori dal comune e, allo stesso tempo, di una sensibilità innata che le permette di affrontare temi delicati senza precipitare nel melodramma da soap opera.
Edie è davvero #UnaDiNoi: sa di essere normalmente carina e di migliorare quando dedica al trucco e all'abbigliamento quei dieci minuti in più, è ironica e sarcastica, è ambiziosa, e allo stesso tempo sa essere profondamente insicura.
Ha perso la madre da bambina, quando aveva solo nove anni, e ha interiorizzato il dolore al punto da aver lasciato che questo rovinasse il rapporto con sua sorella Meg (l'adorerete, questa aspirante vegana un po' sopra le righe, che organizza barbecue in stile figli dei fiori, ascolta musica ambient a tutto volume e mangia la Nutella perchè, nonostante i suoi ideali, non sa resistervi): 500 pagine dopo quel catastrofico bacio non richiesto, vi congederete da una donna più matura e consapevole di se stessa, di ciò che vuole davvero e, soprattutto di quello che merita.
Elliot, dal canto suo, è uno dei Fidanzati di Carta che ho preferito in questo 2018: divertente, attento, gentile e molto sveglio, si fa perdonare presto per quei due momenti di scortesia a inizio romanzo e anzi, mano a mano che il suo vero carattere emerge è impossibile non innamorarsene un po'.
Molto tenero anche il suo rapporto con il fratello Fraser, che fa da contraltare a quello disastroso tra Edie e Meg: nel caso foste interessate Fraser è ancora single, quindi...
Anche Elliot ha un segreto difficile da condividere, e se Edie deve affrontare gli strascichi della perdita della madre, il bell'attore hollywoodiano deve gestire una situazione delicata ma non troppo dissimile, e questo li farà avvicinare molto.
Il suo personaggio offre anche ai lettori uno scorcio su quello che vuol dire davvero essere famosi, che senza volervi rovinare la lettura posso riassumere tutto in un "è dannatamente faticoso": la verità è che, per Elliot, i lati negativi sono quasi più di quelli positivi, e Edie in questo senso è una ventata d'aria fresca perchè è la prima dopo tanto tempo a vedere "lui", e non l'attore famoso.
È difficile raccontare il dolore, l'elaborazione del lutto, la depressione e il cyberbullismo (perchè sì, Edie si trova a dover affrontare anche questo dopo quei tre secondi di contatto con le labbra del subdolo collega) con i giusti toni in un contesto che è quello del romanzo rosa divertente, ma Mhairi McFarlane ha centrato l'obbiettivo, al punto che "Ma chi è quella ragazza?" si presenta a cavallo tra chick-lit e narrativa, decisamente con una marcia in più rispetto ai soliti romanzi di genere.
Bello, bello, bello!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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lunedì 12 marzo 2018
Marilù Oliva, "Le spose sepolte" e le tante sfumature del noir
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Tempo di Libri continua, e oggi scopriamo insieme "Le spose sepolte" di Marilù Oliva, edito HarperCollins (brossurato a 17€), che ho avuto modo d'incontrare e intervistare in fiera:
Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l’altro, i loro corpi vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Il rituale è feroce e spietato: l’assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell’Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un’azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Solo Micol ha l’innata capacità di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita...
Ecco cosa ci ha raccontato in Fiera MilanoCity, prima di incontrare i lettori!
Al centro del tuo romanzo un tema molto importante e del quale forse non si parla abbastanza o nel modo giusto: le tante, troppe donne che, ogni anno, svaniscono nel nulla.
Cessano di esistere se non per chi le ha perse, e ti chiedo: da donna, quanto è stato difficile raccontare queste donne e dare loro una voce?
Il fattore scatenante è stato sicuramente l'indignazione: come suggerisci tu è un fenomeno generalizzato, diffuso e inarrestabile. Prendiamo il femminicidio in Italia: non si tratta di un fenomeno in crescita, ma non è nemmeno in calo. È questo il dramma: è possibile che non ci siano delle misure educative per arginarlo persino in quello che è un paese alfabetizzato e (ci piace crederlo) progredito), per capire che si tratta innanzitutto di un problema culturale?
Sei riuscita nella difficile impresa di creare un killer per il quale, a tratti, un po' si parteggia, un peculiare incrocio tra Robin Hood e Dexter Morgan.
Svelami il retroscena, com'è stato creare questo personaggio che sì, da lettrice volevo venisse preso, ma che allo stesso tempo mi ha anche fatto pensare che se, in fondo, prima fosse riuscito a fare un po' piazza pulita non sarebbe stato poi male?
Questo è uno dei grandi vantaggi del genere noir, sai? "Le spose sepolte" ha alla base un'impalcatura gialla, ma è anche un thriller (volevo che ci fosse un po' di suspence, e ho provato a giocare con alcuni strumenti del genere tra i quali il cliffhanger) e, allo stesso tempo, una forte componente noir.
Nessuno è buono o cattivo al 100%, ognuno è un mix di sfumature che si intrecciano.
Dexter Morgan è uno dei miei protagonisti "del cuore", tra l'altro.
Da scrittrice, devo dire che creare un personaggio del genere non è stato difficile, soprattutto pensando a quanti tra i più spietati killer della storia fossero, nella vita di ogni giorno, persone normalissime, assolutamente insospettabili.
La tua protagonista condivide il nome e qualche tratto con tua figlia Micol, ma quanto avete invece in comune tu e la tua investigatrice?
Da mia figlia ho preso il nome, i capelli, la dolcezza e la mente matematica, mentre di mio è sicuramente finito in Micol la passione per la criminologia e un approccio scientifico a ogni situazione. C'era di più di me nella mia protagonista precedente, Micol è molto più misurata di me.
Ogni personaggio, per me, è sempre un collage di elementi che prendo da me, da chi mi circonda e dalle mie emozioni al momento della scrittura.
Non posso non chiederti una riflessione sul panorama del giallo, del noir, del thriller in tutte le loro accezioni (dalle più collaudate a quelle in ascesa). Come vedi il mondo "giallo" adesso e nel prossimo futuro?
Lo vedo benissimo, in ogni sua accezione. Ho delle sensazioni positive, e soprattutto penso che il noir serva davvero a tutti noi perchè ha assorbito la grande funzione catartica del giallo: renderci digeribile e assimilabile l'idea della morte. La morte è qualcosa che tendiamo a rimuovere e a far finta che non ci appartenga, ma non è così: non vivremo in eterno.
La morte ci torna addosso così, anche in modo divertente, di puro intrattenimento, o assolutamente non rassicurante come accade, appunto, nel noir.
Ringrazio tantissimo Marilù Oliva e HarperCollins per la bellissima opportunità, e vi consiglio di scoprire "Le spose sepolte" perchè vi conquisterà ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Tempo di Libri continua, e oggi scopriamo insieme "Le spose sepolte" di Marilù Oliva, edito HarperCollins (brossurato a 17€), che ho avuto modo d'incontrare e intervistare in fiera:
Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l’altro, i loro corpi vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Il rituale è feroce e spietato: l’assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell’Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un’azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Solo Micol ha l’innata capacità di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita...
Ecco cosa ci ha raccontato in Fiera MilanoCity, prima di incontrare i lettori!
Al centro del tuo romanzo un tema molto importante e del quale forse non si parla abbastanza o nel modo giusto: le tante, troppe donne che, ogni anno, svaniscono nel nulla.
Cessano di esistere se non per chi le ha perse, e ti chiedo: da donna, quanto è stato difficile raccontare queste donne e dare loro una voce?
Il fattore scatenante è stato sicuramente l'indignazione: come suggerisci tu è un fenomeno generalizzato, diffuso e inarrestabile. Prendiamo il femminicidio in Italia: non si tratta di un fenomeno in crescita, ma non è nemmeno in calo. È questo il dramma: è possibile che non ci siano delle misure educative per arginarlo persino in quello che è un paese alfabetizzato e (ci piace crederlo) progredito), per capire che si tratta innanzitutto di un problema culturale?
Sei riuscita nella difficile impresa di creare un killer per il quale, a tratti, un po' si parteggia, un peculiare incrocio tra Robin Hood e Dexter Morgan.
Svelami il retroscena, com'è stato creare questo personaggio che sì, da lettrice volevo venisse preso, ma che allo stesso tempo mi ha anche fatto pensare che se, in fondo, prima fosse riuscito a fare un po' piazza pulita non sarebbe stato poi male?
Questo è uno dei grandi vantaggi del genere noir, sai? "Le spose sepolte" ha alla base un'impalcatura gialla, ma è anche un thriller (volevo che ci fosse un po' di suspence, e ho provato a giocare con alcuni strumenti del genere tra i quali il cliffhanger) e, allo stesso tempo, una forte componente noir.
Nessuno è buono o cattivo al 100%, ognuno è un mix di sfumature che si intrecciano.
Dexter Morgan è uno dei miei protagonisti "del cuore", tra l'altro.
Da scrittrice, devo dire che creare un personaggio del genere non è stato difficile, soprattutto pensando a quanti tra i più spietati killer della storia fossero, nella vita di ogni giorno, persone normalissime, assolutamente insospettabili.
La tua protagonista condivide il nome e qualche tratto con tua figlia Micol, ma quanto avete invece in comune tu e la tua investigatrice?
Da mia figlia ho preso il nome, i capelli, la dolcezza e la mente matematica, mentre di mio è sicuramente finito in Micol la passione per la criminologia e un approccio scientifico a ogni situazione. C'era di più di me nella mia protagonista precedente, Micol è molto più misurata di me.
Ogni personaggio, per me, è sempre un collage di elementi che prendo da me, da chi mi circonda e dalle mie emozioni al momento della scrittura.
Non posso non chiederti una riflessione sul panorama del giallo, del noir, del thriller in tutte le loro accezioni (dalle più collaudate a quelle in ascesa). Come vedi il mondo "giallo" adesso e nel prossimo futuro?
Lo vedo benissimo, in ogni sua accezione. Ho delle sensazioni positive, e soprattutto penso che il noir serva davvero a tutti noi perchè ha assorbito la grande funzione catartica del giallo: renderci digeribile e assimilabile l'idea della morte. La morte è qualcosa che tendiamo a rimuovere e a far finta che non ci appartenga, ma non è così: non vivremo in eterno.
La morte ci torna addosso così, anche in modo divertente, di puro intrattenimento, o assolutamente non rassicurante come accade, appunto, nel noir.
Ringrazio tantissimo Marilù Oliva e HarperCollins per la bellissima opportunità, e vi consiglio di scoprire "Le spose sepolte" perchè vi conquisterà ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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giovedì 22 febbraio 2018
"I fiori non hanno paura del temporale" di Bianca Rita Cataldi
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "I fiori non hanno paura del temporale" di Bianca Rita Cataldi, edito HarperCollins (brossurato a 17€):
Bologna 1997. La stanza è in penombra e i libri e le musicassette sono sparsi dappertutto. Distesa sul letto, la camicia a quadri e i Nirvana sparati nelle orecchie dal walkman, Corinna muove i piedi a tempo e non stacca il naso dalla pagina. Ha sedici anni, i capelli rossi come fili di rame e un viso ricoperto di lentiggini su cui spiccano due occhi d'acciaio. È la figlia del primo grande amore di sua madre che se ne è andato poco prima del parto. Serena, detta Poochie, ha sette anni, i capelli scuri stretti in due codini fermati da elastici a forma di arcobaleno ed è la sua sorellastra. Il suo desiderio più grande è farsi considerare da quella sorella maggiore così misteriosa, sempre rintanata dietro le pagine di un libro e con le cuffie calcate sulla testa. Vivono in una grande e caotica tribù allargata in cui vige il matriarcato e dove per ogni decisione ci si rivolge al consesso delle antenate riunite nella cappella di famiglia al cimitero. Una famiglia fatta di donne dal sangue cocciuto e in cui nessuna tristezza può resistere di fronte al sapore magico di un tiramisù al pistacchio. Eppure l'equilibrio familiare comincia a vacillare quando Corinna riceve una strana scatola da scarpe chiusa malamente con del nastro adesivo. Dentro ci sono degli oggetti apparentemente scollegati tra loro, ma che sono l'ultimo regalo del suo vero padre, scomparso improvvisamente in un incidente. Corinna non ha dubbi: quegli oggetti hanno un significato e lei deve scoprirlo. Decide così di partire, insieme a Serena, per una caccia al tesoro per le vie di Bologna. La scatola in borsa e un sogno tra i capelli ribelli: trovare il segreto delle sue radici e, inevitabilmente, la propria strada nel mondo.
Bianca Rita Cataldi è una narratrice sorprendente e ci regala un meraviglioso romanzo sul potere delle parole. Il legame di due sorelle che si prendono per mano e vanno alla scoperta della vita, una storia di madri e di figlie e di come perdersi a volte può farci rinascere più forti. Come un fiore che sembra appassire sotto un temporale ma che al primo raggio di sole rinasce più colorato e luminoso di prima.
Ci siamo, finalmente "I fiori non hanno paura del temporale" è in libreria e su tutti gli store online!
Non vedevo l'ora di raccontarvi questo romanzo, perchè quella di Serena e Corinna è una storia di sorelle, di donne, di segreti da svelare e sì, anche e soprattutto di coraggio. Lo stesso coraggio con il quale i fiori affrontano la pioggia, che forse a volte piegherà i loro steli ma che mai li spezzerà.
Serena e Corinna sono sorelle, ma non si conoscono: a sette e sedici anni vivono in due universi paralleli, e alla prima sembra impossibile riuscire a raggiungere la seconda, che si isola dal mondo esterno con le sue cuffie e si nasconde dietro a una porta chiusa. Corinna è l'adolescente che siamo stati tutti, e che un po', forse, siamo ancora, mentre Serena è una bambina peculiare in cui la dolcezza dei codini si combina ad una curiosa passione per i cimiteri alimentata anche dall'abitudine di famiglia di rendere partecipi della vita terrena le antenate che riposano nella cappella al camposanto.
Quello di Serena e Corinna è un mondo fatto di donne, donne forti che non si abbattono per i duri colpi inferti loro dalla vita, per gli amori finiti e per quelli mai nati, per ciò hanno perduto: sfidano la vita così come i fragili fiori sfidano la tempesta.
Serena e Corinna sono sorelle che, a un tratto, hanno l'occasione di conoscersi.
L'arrivo di una scatola misteriosa piena di oggetti legati al padre di Corinna è infatti ciò che, finalmente, le porta a confrontarsi e collaborare, ad esplorare la città e a cercare risposte a quelle che, forse, sono domande di entrambe...
Bianca Rita Cataldi dà nuova linfa a un tema classico della letteratura - la ricerca del padre - e proponendolo in chiave femminile e moderna trascina i lettori con sè in quella che non è solo una singolare caccia al tesoro (o caccia alle origini, ma non sono forse essere uno dei tesori che ci portiamo nel cuore?) ma è soprattutto una ricerca di sè e una scoperta dell'altra.
Dire che Corinna parte alla ricerca del padre ma, di fatto, trova sua sorella sembra riduttivo, e in parte lo è, perchè lungo la strada Corinna trova anche se stessa: trova quella parte di sè che stava annegando nel dolore e nelle domande senza risposta.
Serena, dal canto suo, finalmente riesce a superare la porta chiusa e le cuffie, e a farsi sentire da quella che forse, sulla carta, è una sorella solo a metà, ma che nel cuore può esserlo al 110%.
Un romanzo emozionante, intimo e allo stesso tempo universale, che racconta le donne e uno dei legami più forti che esista, quello tra sorelle, dove conta poco il sangue e molto il cuore.
Un romanzo che serviva, che non si lascia dimenticare o posare distrattamente su uno scaffale dopo la lettura, ma le cui parole accompagnano il lettore a lungo.
Mi è piaciuto immensamente: ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata e mi sono sentita scaldare il cuore dalle parole di Bianca Rita Cataldi, da Serena e da Corinna, da una Bologna che sembrava prendere forma attorno a me durante la lettura.
Consigliatissimo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "I fiori non hanno paura del temporale" di Bianca Rita Cataldi, edito HarperCollins (brossurato a 17€):
Bologna 1997. La stanza è in penombra e i libri e le musicassette sono sparsi dappertutto. Distesa sul letto, la camicia a quadri e i Nirvana sparati nelle orecchie dal walkman, Corinna muove i piedi a tempo e non stacca il naso dalla pagina. Ha sedici anni, i capelli rossi come fili di rame e un viso ricoperto di lentiggini su cui spiccano due occhi d'acciaio. È la figlia del primo grande amore di sua madre che se ne è andato poco prima del parto. Serena, detta Poochie, ha sette anni, i capelli scuri stretti in due codini fermati da elastici a forma di arcobaleno ed è la sua sorellastra. Il suo desiderio più grande è farsi considerare da quella sorella maggiore così misteriosa, sempre rintanata dietro le pagine di un libro e con le cuffie calcate sulla testa. Vivono in una grande e caotica tribù allargata in cui vige il matriarcato e dove per ogni decisione ci si rivolge al consesso delle antenate riunite nella cappella di famiglia al cimitero. Una famiglia fatta di donne dal sangue cocciuto e in cui nessuna tristezza può resistere di fronte al sapore magico di un tiramisù al pistacchio. Eppure l'equilibrio familiare comincia a vacillare quando Corinna riceve una strana scatola da scarpe chiusa malamente con del nastro adesivo. Dentro ci sono degli oggetti apparentemente scollegati tra loro, ma che sono l'ultimo regalo del suo vero padre, scomparso improvvisamente in un incidente. Corinna non ha dubbi: quegli oggetti hanno un significato e lei deve scoprirlo. Decide così di partire, insieme a Serena, per una caccia al tesoro per le vie di Bologna. La scatola in borsa e un sogno tra i capelli ribelli: trovare il segreto delle sue radici e, inevitabilmente, la propria strada nel mondo.
Bianca Rita Cataldi è una narratrice sorprendente e ci regala un meraviglioso romanzo sul potere delle parole. Il legame di due sorelle che si prendono per mano e vanno alla scoperta della vita, una storia di madri e di figlie e di come perdersi a volte può farci rinascere più forti. Come un fiore che sembra appassire sotto un temporale ma che al primo raggio di sole rinasce più colorato e luminoso di prima.
Ci siamo, finalmente "I fiori non hanno paura del temporale" è in libreria e su tutti gli store online!
Non vedevo l'ora di raccontarvi questo romanzo, perchè quella di Serena e Corinna è una storia di sorelle, di donne, di segreti da svelare e sì, anche e soprattutto di coraggio. Lo stesso coraggio con il quale i fiori affrontano la pioggia, che forse a volte piegherà i loro steli ma che mai li spezzerà.
Serena e Corinna sono sorelle, ma non si conoscono: a sette e sedici anni vivono in due universi paralleli, e alla prima sembra impossibile riuscire a raggiungere la seconda, che si isola dal mondo esterno con le sue cuffie e si nasconde dietro a una porta chiusa. Corinna è l'adolescente che siamo stati tutti, e che un po', forse, siamo ancora, mentre Serena è una bambina peculiare in cui la dolcezza dei codini si combina ad una curiosa passione per i cimiteri alimentata anche dall'abitudine di famiglia di rendere partecipi della vita terrena le antenate che riposano nella cappella al camposanto.
Quello di Serena e Corinna è un mondo fatto di donne, donne forti che non si abbattono per i duri colpi inferti loro dalla vita, per gli amori finiti e per quelli mai nati, per ciò hanno perduto: sfidano la vita così come i fragili fiori sfidano la tempesta.
Serena e Corinna sono sorelle che, a un tratto, hanno l'occasione di conoscersi.
L'arrivo di una scatola misteriosa piena di oggetti legati al padre di Corinna è infatti ciò che, finalmente, le porta a confrontarsi e collaborare, ad esplorare la città e a cercare risposte a quelle che, forse, sono domande di entrambe...
Bianca Rita Cataldi dà nuova linfa a un tema classico della letteratura - la ricerca del padre - e proponendolo in chiave femminile e moderna trascina i lettori con sè in quella che non è solo una singolare caccia al tesoro (o caccia alle origini, ma non sono forse essere uno dei tesori che ci portiamo nel cuore?) ma è soprattutto una ricerca di sè e una scoperta dell'altra.
Dire che Corinna parte alla ricerca del padre ma, di fatto, trova sua sorella sembra riduttivo, e in parte lo è, perchè lungo la strada Corinna trova anche se stessa: trova quella parte di sè che stava annegando nel dolore e nelle domande senza risposta.
Serena, dal canto suo, finalmente riesce a superare la porta chiusa e le cuffie, e a farsi sentire da quella che forse, sulla carta, è una sorella solo a metà, ma che nel cuore può esserlo al 110%.
Un romanzo emozionante, intimo e allo stesso tempo universale, che racconta le donne e uno dei legami più forti che esista, quello tra sorelle, dove conta poco il sangue e molto il cuore.
Un romanzo che serviva, che non si lascia dimenticare o posare distrattamente su uno scaffale dopo la lettura, ma le cui parole accompagnano il lettore a lungo.
Mi è piaciuto immensamente: ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata e mi sono sentita scaldare il cuore dalle parole di Bianca Rita Cataldi, da Serena e da Corinna, da una Bologna che sembrava prendere forma attorno a me durante la lettura.
Consigliatissimo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
giovedì 11 gennaio 2018
"La musica perfetta" di Kat French
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La musica perfetta" di Kat French, edito HarperCollins (rilegato a 16,90€) in uscita il 25 Gennaio:
Honeysuckle Jones ha bisogno di un uomo. O meglio, questo pensano le sue migliori amiche Nell e Tash, che ora hanno una missione: aiutarla a trovare quello giusto. Deve essere intelligente, attento, divertente, ma soprattutto non dev'essere goffo. Insomma, deve avere delle buone mani. Da pianista, per esempio. Il nuovo vicino di casa di Honey, l'ex chef Hal, non è certo il candidato ideale: è scorbutico, asociale, e non suona nemmeno il pianoforte. Eppure, nonostante l'antipatia evidente, la sua voce ha un certo non so che, e sembra in grado di sviluppare una qualche alchimia, scariche elettriche, cose del genere. Peccato che sia decisamente l'uomo sbagliato. Ma quando Honey scopre il vero motivo che si nasconde dietro tanta ostilità, decide di concedergli un'altra occasione... di diventarle simpatico. Perché a volte sono le note dissonanti a rendere una musica perfetta.
Finalmente in libreria!
Ricordate quando era apparso su Amazon nel 2016?
Non era il momento giusto, ma ora ci siamo: Kat French e il suo irresistibile cast da commedia anglosassone ("Love Actually" e "Notting Hill" in primis) arrivano in libreria il 25 Gennaio, e credetemi: questo vorrete leggerlo!
Honeysuckle è decisamente #UnaDiNoi, single e in cerca di un principe azzurro che pare proprio essersi perso per strada.
Certo, ha accanto amiche strepitose che le organizzano ogni sorta di appuntamenti al buio con papabili candidati, ma chissà come mai, nessuna di queste strade sembra portare mai da qualche parte... mentre i rarissimi sorrisi del vicino scontroso Hal riescono sempre a farle battere il cuore.
Lui non è certo un principe azzurro, anzi!
Hal è musone, brontolone, a volte semplicemente maleducato, e anche se all'inizio è facile pensare che tra i due non potrà mai nascere qualcosa, una volta svelato il segreto che l'uomo porta nel cuore è decisamente più facile giustificarlo.
E poi sa cucinare: solo per questo, con me le porte si spalancano (e c'è una scena parecchio sexy che vede Hal e Honey impegnati proprio in cucina, in quella che vorrebbe essere una lezione ma poi...).
Detto così, rischiava di essere la solita storia letta tante volte, però: l'amore tra vicini che non si sopportano non è esattamente un argomento nuovo.
E invece...
E invece Kat French è riuscita a costruire un romanzo romantico ma, soprattutto, divertente.
Alcune scene sono esilaranti, certe battute ve le ricorderete a lungo, e volterete l'ultima pagina con un sorriso rilassato stampato in volto perchè "La musica perfetta" è decisamente una coccola rilassante.
Tra amiche fin troppo pronte a condividere tutto con Honeysuckle, persino un'uscita a caccia di vibratori (ve le ricordate Carrie e Charlotte alla scoperta del coniglio, guidate da Miranda?), agli esauberanti vecchietti con i quali ha a che fare per lavoro - con esiti imprevedibili - avrete di chi divertirvi ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La musica perfetta" di Kat French, edito HarperCollins (rilegato a 16,90€) in uscita il 25 Gennaio:
Honeysuckle Jones ha bisogno di un uomo. O meglio, questo pensano le sue migliori amiche Nell e Tash, che ora hanno una missione: aiutarla a trovare quello giusto. Deve essere intelligente, attento, divertente, ma soprattutto non dev'essere goffo. Insomma, deve avere delle buone mani. Da pianista, per esempio. Il nuovo vicino di casa di Honey, l'ex chef Hal, non è certo il candidato ideale: è scorbutico, asociale, e non suona nemmeno il pianoforte. Eppure, nonostante l'antipatia evidente, la sua voce ha un certo non so che, e sembra in grado di sviluppare una qualche alchimia, scariche elettriche, cose del genere. Peccato che sia decisamente l'uomo sbagliato. Ma quando Honey scopre il vero motivo che si nasconde dietro tanta ostilità, decide di concedergli un'altra occasione... di diventarle simpatico. Perché a volte sono le note dissonanti a rendere una musica perfetta.
Finalmente in libreria!
Ricordate quando era apparso su Amazon nel 2016?
Non era il momento giusto, ma ora ci siamo: Kat French e il suo irresistibile cast da commedia anglosassone ("Love Actually" e "Notting Hill" in primis) arrivano in libreria il 25 Gennaio, e credetemi: questo vorrete leggerlo!
Honeysuckle è decisamente #UnaDiNoi, single e in cerca di un principe azzurro che pare proprio essersi perso per strada.
Certo, ha accanto amiche strepitose che le organizzano ogni sorta di appuntamenti al buio con papabili candidati, ma chissà come mai, nessuna di queste strade sembra portare mai da qualche parte... mentre i rarissimi sorrisi del vicino scontroso Hal riescono sempre a farle battere il cuore.
Lui non è certo un principe azzurro, anzi!
Hal è musone, brontolone, a volte semplicemente maleducato, e anche se all'inizio è facile pensare che tra i due non potrà mai nascere qualcosa, una volta svelato il segreto che l'uomo porta nel cuore è decisamente più facile giustificarlo.
E poi sa cucinare: solo per questo, con me le porte si spalancano (e c'è una scena parecchio sexy che vede Hal e Honey impegnati proprio in cucina, in quella che vorrebbe essere una lezione ma poi...).
Detto così, rischiava di essere la solita storia letta tante volte, però: l'amore tra vicini che non si sopportano non è esattamente un argomento nuovo.
E invece...
E invece Kat French è riuscita a costruire un romanzo romantico ma, soprattutto, divertente.
Alcune scene sono esilaranti, certe battute ve le ricorderete a lungo, e volterete l'ultima pagina con un sorriso rilassato stampato in volto perchè "La musica perfetta" è decisamente una coccola rilassante.
Tra amiche fin troppo pronte a condividere tutto con Honeysuckle, persino un'uscita a caccia di vibratori (ve le ricordate Carrie e Charlotte alla scoperta del coniglio, guidate da Miranda?), agli esauberanti vecchietti con i quali ha a che fare per lavoro - con esiti imprevedibili - avrete di chi divertirvi ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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martedì 9 gennaio 2018
"Amore senza ombre" di Jay Crownover
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Amore senza ombre" di Jay Crownover, edito HarperCollins (rilegato a 16,90€), in uscita il 25 Gennaio:
Che Hudson Wheeler è un bravo ragazzo lo sanno tutti, compresa la fidanzata di una vita che l'ha tradito a un passo dal matrimonio. Ma dato che fare sempre la cosa giusta non paga, Wheeler ha deciso che è giunto il momento di cambiare stile e vivere alla giornata, concedendosi notti folli, belle macchine e ragazze disponibili. Una vita spericolata, insomma, sul filo del rasoio. Poi ritrova una vecchia amica, Poppy Cruz, e quegli occhioni tristi nel viso più bello che abbia mai visto lo colpiscono dritto al cuore. Di colpo, l'unica cosa che desidera è prendersi cura di lei, cancellare le sue paure, vederla sorridere di nuovo. Bella e delicata come un fiore, Poppy considera ogni estraneo un potenziale nemico, ogni uomo un possibile aggressore. È questo che la vita le ha insegnato: chi doveva proteggerla l'ha tradita nel più orribile dei modi e ora lei tiene il mondo a distanza. Stranamente, però, con Wheeler non ci riesce. Perché c'è qualcosa nel sorriso accattivante e nelle ruvide mani da meccanico di quel ragazzo che le fa venire voglia di stargli vicino. Di fidarsi di nuovo di qualcuno. Forse l'unico in grado di riparare il suo cuore e la sua anima danneggiati è proprio lui, con il suo tocco, le sue parole, il suo amore...
Ci siamo! Wheeler è finalmente arrivato... o quasi. Manca pochissimo, ma io non avevo resistito e quindi eccomi qui a raccontarvi la sua storia perchè Wheeler è uno dei miei preferiti in assoluto tra i ragazzoni tatuati di zia Jay.
E non mi ha sorpresa il fatto che questo fosse il mio volume preferito dell'intera serie, perchè se c'è una cosa che Jay Crownover sa fare bene è raccontare stoire di persone che lottano ogni giorno per guarire da un grande dolore, ed è esattamente il caso di Poppy e Wheeler.
Lei è rimasta talmente scottata da un rapporto fatto di abusi e di sofferenza da aver paura di avere qualsivoglia contatto con un uomo, chiunque egli sia; lui si è visto crollare il mondo addosso nello scoprire che non solo la donna con cui sperava di passare il resto della vita l'ha tradito, ma era pronta a sposarlo comunque e basare il loro rapporto su una bugia.
E se è vero che Wheeler è stanco di fare sempre la cosa giusta e restare fregato, allo stesso tempo prova un fortissimo istinto protettivo nei confronti di Poppy....
Wheeler e Poppy sono la coppia perfetta sotto moltissimi aspetti, e forse il mio preferito è questo: Wheeler è un meccanico. Il suo lavoro, che è anche la sua passione, consiste nel riparare ciò che ha smesso di funzionare, e rendere più potente e più bello ciò che, al momento, sembra pronto per la rottamazione.
Ed è proprio così che si sente Poppy: si sente pronta per la discarica, indegna d'amore e di attenzioni, e terrorizzata all'idea di far avvicinare qualcuno e soffrire di nuovo... ma come si fa a resistere alla dolcezza e alle attenzioni di quello che, probabilmente, è il bravo ragazzo per eccellenza?
Io ho un debole per i bravi ragazzi, e anzi, mi sono decisamente stufata del clichè del ragazzo tormentato, scontroso e scorbutico che imperversa da tre/quattro anni, e sono stata felicissima di vedere Jay Crownover (una delle mie autrici di romance preferite) raccontare la storia di uno di loro.
Ed è una storia fatta di momenti no e di momenti di gioia, di successi e di delusioni, ma soprattutto è una storia di determinazione, del voler credere che, un giorno, Poppy lo guarderà e si fiderà abbastanza da lasciarsi amare da lui, totalmente e senza condizioni.
Esattamente il tipo di amore di cui ha bisogno la ragazza, e che in fondo ci meritiamo tutti.
Di sicuro è il tipo di amore che sogno io.
Consigliatissimo, come tutti i libri di Jay Crownover (vi ricordo che quest'anno arriva anche "Dignity": non vedo l'ora!). Anzi, se ancora vi mancasse questa serie, cosa state aspettando?
Ecco le recensioni dei volumi precedenti della serie:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Amore senza ombre" di Jay Crownover, edito HarperCollins (rilegato a 16,90€), in uscita il 25 Gennaio:
Che Hudson Wheeler è un bravo ragazzo lo sanno tutti, compresa la fidanzata di una vita che l'ha tradito a un passo dal matrimonio. Ma dato che fare sempre la cosa giusta non paga, Wheeler ha deciso che è giunto il momento di cambiare stile e vivere alla giornata, concedendosi notti folli, belle macchine e ragazze disponibili. Una vita spericolata, insomma, sul filo del rasoio. Poi ritrova una vecchia amica, Poppy Cruz, e quegli occhioni tristi nel viso più bello che abbia mai visto lo colpiscono dritto al cuore. Di colpo, l'unica cosa che desidera è prendersi cura di lei, cancellare le sue paure, vederla sorridere di nuovo. Bella e delicata come un fiore, Poppy considera ogni estraneo un potenziale nemico, ogni uomo un possibile aggressore. È questo che la vita le ha insegnato: chi doveva proteggerla l'ha tradita nel più orribile dei modi e ora lei tiene il mondo a distanza. Stranamente, però, con Wheeler non ci riesce. Perché c'è qualcosa nel sorriso accattivante e nelle ruvide mani da meccanico di quel ragazzo che le fa venire voglia di stargli vicino. Di fidarsi di nuovo di qualcuno. Forse l'unico in grado di riparare il suo cuore e la sua anima danneggiati è proprio lui, con il suo tocco, le sue parole, il suo amore...
Ci siamo! Wheeler è finalmente arrivato... o quasi. Manca pochissimo, ma io non avevo resistito e quindi eccomi qui a raccontarvi la sua storia perchè Wheeler è uno dei miei preferiti in assoluto tra i ragazzoni tatuati di zia Jay.
E non mi ha sorpresa il fatto che questo fosse il mio volume preferito dell'intera serie, perchè se c'è una cosa che Jay Crownover sa fare bene è raccontare stoire di persone che lottano ogni giorno per guarire da un grande dolore, ed è esattamente il caso di Poppy e Wheeler.
Lei è rimasta talmente scottata da un rapporto fatto di abusi e di sofferenza da aver paura di avere qualsivoglia contatto con un uomo, chiunque egli sia; lui si è visto crollare il mondo addosso nello scoprire che non solo la donna con cui sperava di passare il resto della vita l'ha tradito, ma era pronta a sposarlo comunque e basare il loro rapporto su una bugia.
E se è vero che Wheeler è stanco di fare sempre la cosa giusta e restare fregato, allo stesso tempo prova un fortissimo istinto protettivo nei confronti di Poppy....
![]() |
| Volete ascoltare la playlist di Wheeler e Poppy, preparata da Jay Crownover su Spotify? Eccola QUI! |
Ed è proprio così che si sente Poppy: si sente pronta per la discarica, indegna d'amore e di attenzioni, e terrorizzata all'idea di far avvicinare qualcuno e soffrire di nuovo... ma come si fa a resistere alla dolcezza e alle attenzioni di quello che, probabilmente, è il bravo ragazzo per eccellenza?
Io ho un debole per i bravi ragazzi, e anzi, mi sono decisamente stufata del clichè del ragazzo tormentato, scontroso e scorbutico che imperversa da tre/quattro anni, e sono stata felicissima di vedere Jay Crownover (una delle mie autrici di romance preferite) raccontare la storia di uno di loro.
Ed è una storia fatta di momenti no e di momenti di gioia, di successi e di delusioni, ma soprattutto è una storia di determinazione, del voler credere che, un giorno, Poppy lo guarderà e si fiderà abbastanza da lasciarsi amare da lui, totalmente e senza condizioni.
Esattamente il tipo di amore di cui ha bisogno la ragazza, e che in fondo ci meritiamo tutti.
Di sicuro è il tipo di amore che sogno io.
Consigliatissimo, come tutti i libri di Jay Crownover (vi ricordo che quest'anno arriva anche "Dignity": non vedo l'ora!). Anzi, se ancora vi mancasse questa serie, cosa state aspettando?
Ecco le recensioni dei volumi precedenti della serie:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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domenica 10 dicembre 2017
"Miracolo sulla 5ª strada" di Sarah Morgan
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Miracolo sulla 5ª strada" di Sarah Morgan, edito HarperCollins (rilegato a 14,90€):
Delle tre socie di Urban Genie, Eva Jordan è la più romantica e il Natale, con le sue luci e l'atmosfera magica è in assoluto il periodo dell'anno che preferisce. Certo, l'idea di passare le vacanze da sola non è il massimo, ma non ha intenzione di abbandonarsi all'autocommiserazione visto che ha la possibilità di trascorrere qualche giorno a lavorare in uno spettacolare attico nella 5a Strada: Manhattan è senz'altro il posto più bello per godersi lo spettacolo della città addobbata a festa, e una spruzzata di neve non farà che rendere più suggestivo il panorama. Quando arriva, però, scopre che il lussuoso appartamento è ancora occupato dal suo affascinante - e molto misterioso - proprietario, Lucas Blade. Quello che il celebre giallista sta vivendo, più che un miracolo di Natale è un incubo: con la consegna del nuovo romanzo minacciosamente vicina e l'anniversario della defunta moglie che incombe, si è tappato in casa, solo, in compagnia del proprio dolore. Non vuole interruzioni né decori natalizi, e soprattutto non ha intenzione di lasciarsi distrarre dall'intrusa che sostiene di essere stata mandata lì da sua nonna per addobbargli la casa. Ma quando la nevicata assume proporzioni epiche ed Eva si ritrova bloccata nell'attico insieme a lui, Lucas a poco a poco si apre alla magia che quella donna bellissima ed effervescente ha portato con sé. E scopre di essere finalmente pronto a credere che a Natale tutto è possibile... anche trovare l'amore.
Potevo forse mancare all'appuntamento annuale con Sarah Morgan e il suo romanzo natalizio?
Assolutamente no, e la storia di Eva e Lucas è stata davvero la lettura perfetta per questo periodo dell'anno.
Romanticissima lei (avevamo già avuto modo di scoprirlo nei due volumi precedenti della serie) e autore di romanzi terrificanti lui, i due non potrebbero essere più diversi.
Eppure chissà, magari essere costretti alla reciproca compagnia a causa della neve potrebbe essere la scusa giusta per conoscersi e scoprire che, in fondo, non sono poi così diversi: Eva ha il cuore pieno di dolore dopo la scomparsa dell'adorata nonna, e quando incontra Lucas riconosce in lui un'altra persona sola, che vive la perdita di qualcuno di importante.
Certo, lei trova conforto tuffandosi nella frenesia natalizia, nelle luci, negli addobbi e nella cucina (sua vera passione), mentre lui si è chiuso in se stesso e nel suo antro da scrittore, riversando sulla carta parole dure, taglienti, che fanno paura.
Peccato che ora alla ragazza sia stato affidato il compito di addobbare per Natale la casa di Lucas, e che lui non ne sia esattamente entusiasta...
Bello, bello, bello!
Ancora una volta Sarah Morgan ha fatto centro, con una storia d'amore emozionante e intrisa di spirito natalizio, in cui tutto, ma proprio tutto, fa battere il cuore.
La solitudine di Lucas, che lo sta uccidendo lentamente, è dolorosa ma è anche ciò che lo avvicina ad Eva; l'entusiasmo della ragazza per il mese più scintillante dell'anno, per le decorazioni, gli addobbi e le luci cela una ricerca costante di conforto nella quale Lucas può ritrovare il suo rifugiarsi nella scrittura.
È appassionante il percorso che li porta ad avvicinarsi, a comprendersi e ad innamorarsi, e la neve fuori dalla finestra contribuisce a rendere il tutto più magico.
La lettura perfetta per le più romantiche e per le fan più sfegatate del Natale, senza dubbio!
Consigliatissimo a tutti i fan di Sarah Morgan perchè è uno dei miei romanzi preferiti dell'autrice, e agli amanti del Natale perchè lo si respira davvero in ogni pagina: mettete sul fuoco il pentolino del latte e preparate il cacao, perchè per questo serve una cioccolata calda.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Miracolo sulla 5ª strada" di Sarah Morgan, edito HarperCollins (rilegato a 14,90€):
Delle tre socie di Urban Genie, Eva Jordan è la più romantica e il Natale, con le sue luci e l'atmosfera magica è in assoluto il periodo dell'anno che preferisce. Certo, l'idea di passare le vacanze da sola non è il massimo, ma non ha intenzione di abbandonarsi all'autocommiserazione visto che ha la possibilità di trascorrere qualche giorno a lavorare in uno spettacolare attico nella 5a Strada: Manhattan è senz'altro il posto più bello per godersi lo spettacolo della città addobbata a festa, e una spruzzata di neve non farà che rendere più suggestivo il panorama. Quando arriva, però, scopre che il lussuoso appartamento è ancora occupato dal suo affascinante - e molto misterioso - proprietario, Lucas Blade. Quello che il celebre giallista sta vivendo, più che un miracolo di Natale è un incubo: con la consegna del nuovo romanzo minacciosamente vicina e l'anniversario della defunta moglie che incombe, si è tappato in casa, solo, in compagnia del proprio dolore. Non vuole interruzioni né decori natalizi, e soprattutto non ha intenzione di lasciarsi distrarre dall'intrusa che sostiene di essere stata mandata lì da sua nonna per addobbargli la casa. Ma quando la nevicata assume proporzioni epiche ed Eva si ritrova bloccata nell'attico insieme a lui, Lucas a poco a poco si apre alla magia che quella donna bellissima ed effervescente ha portato con sé. E scopre di essere finalmente pronto a credere che a Natale tutto è possibile... anche trovare l'amore.
Potevo forse mancare all'appuntamento annuale con Sarah Morgan e il suo romanzo natalizio?
Assolutamente no, e la storia di Eva e Lucas è stata davvero la lettura perfetta per questo periodo dell'anno.
Romanticissima lei (avevamo già avuto modo di scoprirlo nei due volumi precedenti della serie) e autore di romanzi terrificanti lui, i due non potrebbero essere più diversi.
Eppure chissà, magari essere costretti alla reciproca compagnia a causa della neve potrebbe essere la scusa giusta per conoscersi e scoprire che, in fondo, non sono poi così diversi: Eva ha il cuore pieno di dolore dopo la scomparsa dell'adorata nonna, e quando incontra Lucas riconosce in lui un'altra persona sola, che vive la perdita di qualcuno di importante.
Certo, lei trova conforto tuffandosi nella frenesia natalizia, nelle luci, negli addobbi e nella cucina (sua vera passione), mentre lui si è chiuso in se stesso e nel suo antro da scrittore, riversando sulla carta parole dure, taglienti, che fanno paura.
Peccato che ora alla ragazza sia stato affidato il compito di addobbare per Natale la casa di Lucas, e che lui non ne sia esattamente entusiasta...
Ancora una volta Sarah Morgan ha fatto centro, con una storia d'amore emozionante e intrisa di spirito natalizio, in cui tutto, ma proprio tutto, fa battere il cuore.
La solitudine di Lucas, che lo sta uccidendo lentamente, è dolorosa ma è anche ciò che lo avvicina ad Eva; l'entusiasmo della ragazza per il mese più scintillante dell'anno, per le decorazioni, gli addobbi e le luci cela una ricerca costante di conforto nella quale Lucas può ritrovare il suo rifugiarsi nella scrittura.
È appassionante il percorso che li porta ad avvicinarsi, a comprendersi e ad innamorarsi, e la neve fuori dalla finestra contribuisce a rendere il tutto più magico.
La lettura perfetta per le più romantiche e per le fan più sfegatate del Natale, senza dubbio!
Consigliatissimo a tutti i fan di Sarah Morgan perchè è uno dei miei romanzi preferiti dell'autrice, e agli amanti del Natale perchè lo si respira davvero in ogni pagina: mettete sul fuoco il pentolino del latte e preparate il cacao, perchè per questo serve una cioccolata calda.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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mercoledì 20 settembre 2017
"Tramonto a Central Park" di Sarah Morgan
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Tramonto a Central Park" di Sarah Morgan, edito HarperCollins (rilegato a 14,90€) in uscita il 21 Settembre:
Da quando si sono messe in proprio e hanno lanciato Urban Genie, una start up che si occupa di organizzare eventi, Paige, Eva e Frankie non hanno avuto un attimo di respiro. E benché occuparsi degli addobbi floreali per feste e ricevimenti di nozze non sia esattamente quello che sognava di fare nella vita, Frankie non può certo lamentarsi. L'unico problema è che lei detesta i matrimoni: non può fare a meno di associarli a una sensazione di disagio, di disastro imminente. Per lei l'amore non è mai stato una priorità, l'unica passione che abbia mai conosciuto è quella per i fiori e i giardini, e gli uomini non le interessano. Si sente a proprio agio solo con Matt, che per lei è come un fratello maggiore. Certo, è attraente e innegabilmente molto, molto sexy, ma il loro è un rapporto platonico, nient'altro che una solida amicizia... Allora perché il cuore le batte così forte ogni volta che sono insieme?
Ho amato, amato, amato Frankie e Matt già nel volume precedente della serie, "Su e giù per Manhattan (trovate la recensione qui): il loro rapporto era quello tra due persone che chiaramente si piacevano un sacco ma non avevano il coraggio di ammetterlo nemmeno con se stesse, quindi aspettavo con ansia il loro volume per scoprire come e quando sarebbero finiti insieme.
Sarah Morgan non mi delude mai, questo va detto: in ogni sua serie non manca quel personaggio femminile forte, un po' distaccato, magari apparentemente freddo ma che, in realtà, va solo scoperto.
E stavolta quel personaggio era Frankie.
Ve la ricordate, convinta che l'amore romantico fosse una fesseria ma sempre pronta a difendere Matt a spada tratta?
Lo stesso Matt con cui condivideva gusti, opinioni e occhiate furtive?
La verità è che Frankie è cresciuta con una madre mangiauomini, e con la paura che tale etichetta le restasse attaccata addosso. Provava una tale repulsione verso questo aspetto della sua vita famigliare da non mettere più piede a casa sua, a Puffin Island, dopo essere partita per il college.
La giovane donna si nasconde dietro ai suoi fiori armata di cesoie e rastrello, e l'unico in grado di "stanarla" sembra essere proprio Matt, il generoso e disponibile fratello maggiore di Paige che permette alla sorella e alle amiche di vivere nel palazzo di sua proprietà a Brooklyn.
L'intero romanzo vede Frankie uscire sempre di più dal suo guscio e dalla sua confort zone, perchè la donna si è così abituata a stare da sola che non è entusiasta di passare dallo status di single a quello di accoppiata.
Matt non deve solo convincerla di essere degna d'amore, no: deve anche convincerla del fatto che avere qualcuno accanto è bello. Molto, molto bello.
Soprattutto se sa baciare come Matt...
In "Tramonto a Central Park" ritroviamo tutto ciò che abbiamo imparato ad amare di Sarah Morgan: i dialoghi brillanti, il ritmo sostenuto e le emozioni piene e coinvolgenti.
È una delle poche autrici "in rosa" capaci di bilanciare alla perfezione tematiche forti e mood romantico e spensierato, ed è anche per questo che non mi stancherò mai di leggere i suoi romanzi.
Consigliatissimo, così come tutti gli altri lavori dell'autrice!
Ma perchè non accompagnare alla recensione un contenuto speciale?
Senza ulteriori indugi, ecco la playlist a tema New York da ascoltare leggendo il romanzo.
Cinque canzoni che vi catapulteranno nella Grande Mela, tra classici e novità, perchè New York è così, classica e moderna, e così è anche la sua musica:
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Tramonto a Central Park" di Sarah Morgan, edito HarperCollins (rilegato a 14,90€) in uscita il 21 Settembre:
Da quando si sono messe in proprio e hanno lanciato Urban Genie, una start up che si occupa di organizzare eventi, Paige, Eva e Frankie non hanno avuto un attimo di respiro. E benché occuparsi degli addobbi floreali per feste e ricevimenti di nozze non sia esattamente quello che sognava di fare nella vita, Frankie non può certo lamentarsi. L'unico problema è che lei detesta i matrimoni: non può fare a meno di associarli a una sensazione di disagio, di disastro imminente. Per lei l'amore non è mai stato una priorità, l'unica passione che abbia mai conosciuto è quella per i fiori e i giardini, e gli uomini non le interessano. Si sente a proprio agio solo con Matt, che per lei è come un fratello maggiore. Certo, è attraente e innegabilmente molto, molto sexy, ma il loro è un rapporto platonico, nient'altro che una solida amicizia... Allora perché il cuore le batte così forte ogni volta che sono insieme?
Ho amato, amato, amato Frankie e Matt già nel volume precedente della serie, "Su e giù per Manhattan (trovate la recensione qui): il loro rapporto era quello tra due persone che chiaramente si piacevano un sacco ma non avevano il coraggio di ammetterlo nemmeno con se stesse, quindi aspettavo con ansia il loro volume per scoprire come e quando sarebbero finiti insieme.
Sarah Morgan non mi delude mai, questo va detto: in ogni sua serie non manca quel personaggio femminile forte, un po' distaccato, magari apparentemente freddo ma che, in realtà, va solo scoperto.
E stavolta quel personaggio era Frankie.
Ve la ricordate, convinta che l'amore romantico fosse una fesseria ma sempre pronta a difendere Matt a spada tratta?
Lo stesso Matt con cui condivideva gusti, opinioni e occhiate furtive?
La verità è che Frankie è cresciuta con una madre mangiauomini, e con la paura che tale etichetta le restasse attaccata addosso. Provava una tale repulsione verso questo aspetto della sua vita famigliare da non mettere più piede a casa sua, a Puffin Island, dopo essere partita per il college.
La giovane donna si nasconde dietro ai suoi fiori armata di cesoie e rastrello, e l'unico in grado di "stanarla" sembra essere proprio Matt, il generoso e disponibile fratello maggiore di Paige che permette alla sorella e alle amiche di vivere nel palazzo di sua proprietà a Brooklyn.
L'intero romanzo vede Frankie uscire sempre di più dal suo guscio e dalla sua confort zone, perchè la donna si è così abituata a stare da sola che non è entusiasta di passare dallo status di single a quello di accoppiata.
Matt non deve solo convincerla di essere degna d'amore, no: deve anche convincerla del fatto che avere qualcuno accanto è bello. Molto, molto bello.
Soprattutto se sa baciare come Matt...
In "Tramonto a Central Park" ritroviamo tutto ciò che abbiamo imparato ad amare di Sarah Morgan: i dialoghi brillanti, il ritmo sostenuto e le emozioni piene e coinvolgenti.
È una delle poche autrici "in rosa" capaci di bilanciare alla perfezione tematiche forti e mood romantico e spensierato, ed è anche per questo che non mi stancherò mai di leggere i suoi romanzi.
Consigliatissimo, così come tutti gli altri lavori dell'autrice!
Senza ulteriori indugi, ecco la playlist a tema New York da ascoltare leggendo il romanzo.
Cinque canzoni che vi catapulteranno nella Grande Mela, tra classici e novità, perchè New York è così, classica e moderna, e così è anche la sua musica:
Questa recensione partecipa al coloratissimo e romanticissimo Review Party: scoprite tutti gli altri contenuti seguendo il nostro calendario!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!A presto <3
lunedì 11 settembre 2017
"Option B" di Sheryl Sandberg e Adam Grant
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Option B" di Sheryl Sandberg e Adam Grant, edito HarperCollins (rilegato a 17,50€), in uscita il 21 Settembre:
Dopo l'improvvisa morte del marito, Sheryl Sandberg era certa che lei e i suoi figli non avrebbero più potuto provare la vera gioia. "Ero come sospesa nel vuoto" scrive, "un immenso buco nero che ti riempie il cuore e i polmoni, che limita la tua capacità di pensare e ti impedisce persino di respirare." Poi il suo amico Adam Grant, psicologo e docente alla Wharton Business School dell'Università della Pennsylvania, le disse che esistono azioni concrete che una persona può intraprendere per guarire e riprendersi anche dalle esperienze più devastanti. Non siamo nati con una quantità fissa di resilienza. È un muscolo, che ciascuno di noi può costruire e allenare. Option B coniuga le intuizioni personali di Sheryl Sandberg con le ricerche illuminanti di Adam Grant su come trovare la forza di andare avanti nonostante le avversità. Partendo dal momento straziante in cui ha trovato il marito, Dave Goldberg, privo di vita sul pavimento della palestra, Sheryl apre il proprio cuore - e il proprio diario - per descrivere il profondo dolore e il senso di isolamento che ha provato subito dopo la sua morte. Ma Option B si spinge oltre l'elaborazione del lutto, e indaga l'esperienza di persone che hanno saputo superare difficoltà significative come malattia, perdita del lavoro, aggressioni sessuali, disastri naturali, la violenza della guerra. Le loro storie testimoniano la capacità dello spirito umano di perseverare... e di riscoprire la gioia. La resilienza nasce dal nostro intimo, ma anche dal sostegno di chi ci sta intorno. Persino dopo le esperienze più sconvolgenti è possibile crescere, trovando un significato più profondo e imparando ad apprezzare di più le nostre vite. Option B spiega come aiutare gli altri nei momenti di crisi, diventare più empatici con sé stessi, crescere figli forti e creare famiglie, comunità e luoghi di lavoro improntati alla resilienza. Molti di questi insegnamenti si possono applicare alle sfide che affrontiamo quotidianamente, in modo da poter fronteggiare qualunque cosa ci aspetti. Due settimane dopo aver perso il marito, mentre si stava preparando per un "momento padre-figlio", Sheryl ha esclamato: «Voglio Dave!». Il suo amico le ha risposto: «L'Opzione A non è disponibile» e poi le ha promesso che l'avrebbe aiutata a trarre il meglio dall'Opzione B. Prima o poi, nella vita, tutti noi siamo costretti a ricorrere a una qualche Opzione B. Questo libro ci insegna a sfruttarla al meglio.
Come reagireste se, all'improvviso, quella che credevate una vita piena, ricca d'amore e proiettata verso un futuro luminoso, andasse in pezzi?
Sheryl Sandberg, COO di Facebook, perde il marito a causa di un malore, e all'improvviso non è solo il suo presente a essere pieno di dolore e di assenza: anche il suo futuro.
Quando perdi qualcuno, perdi anche la promessa implicita della sua compagnia e del suo sostegno, perdi i progetti, perdi le possibilità, e come ci si riprende da un lutto così totale?
Sheryl Sandberg e Adam Grant (uno dei miei miti da anni, recuperate i podcast dei suoi TED Talks e poi non dite che non lo ascoltereste per ore!) firmano a quattro mani un libro che non è una semplice testimonianza, e che va oltre i consigli di auto-aiuto.
L'opzione B (o il piano B, se avete più familiarità con quest'espressione) è quella che a volte siamo costretti a scegliere quando la strada che avevamo scelto non è più percorribile, ed è qualcosa che disorienta e spaventa. Spaventa moltissimo.
Se ci pensate, quella dei Millennials è la generazione dell'Opzione B: quasi tutte le Opzioni A sono state bruciate dalla generazione precedente.
Ecco, è qui che entra in gioco la resilienza. È qui che bisogna rimboccarsi le maniche e imparare a trarre il meglio anche dai momenti peggiori, e a riportare la gioia nelle nostre vite anche quando sembra impossibile.
Sheryl Sandberg e Adam Grant parlano di questo, e di molto altro, nelle pagine del loro sforzo letterario congiunto, e quando è arrivato sul mio iPad2 a Marzo era esattamente il libro di cui avevo bisogno. La mia opzione A era appena saltata, e sapete che c'è?
È vera, questa cosa della resilienza.
Non è facile, eh. Anzi. È molto più facile arrabbiarsi, piangere, battere i piedi per terra, ma la verità è che dirsi "ok, al momento la situaizone non è delle migliori, ma possiamo farcela!" è già un passo avanti.
E credo sia questo, il grande punto di forza di questo libro: il fatto che è impossibile leggerlo senza trasporlo e adattarlo alla propria situazione personale.
Non pensiate che sia dedicato solo a chi ha perso una persona cara - anche se, ad essere sinceri, chi non ne ha persa almeno una? - perchè non è così.
"Option B" è un messaggio di incoraggiamento e di sostegno che gli autori trasmettono al lettore pagina dopo pagina, ma che soprattutto impariamo, a lettura ultimata, a trasmettere a noi stessi.
Per prima cosa, evitando ad esempio tutti quei comportamenti che caratterizzano il periodo successivo al verificarsi di un evento doloroso: le acrobazie verbali per evitare quel determinato argomento ("ho perso mio marito, non posso stare peggio di così. Non è non nominandolo mai che mi farai stare meglio" è forse una delle frasi che mi è rimasta più impressa ascoltando un'intervista agli autori in unpodcast dell'Harvard Business Review), i silenzi, le sparizioni perchè "nessuno sapeva come comportarsi, e il risultato era che si tenevano a distanza proprio quando avrei avuto bisogno di non sentirmi sola" (altro momento dell'intervista in cui avrei abbracciato l'autrice del libro).
Tutti questi comportamenti non sono solo da evitare quando ci relazioniamo con qualcuno che soffre, ma anche nei confronti di noi stessi: resilienza è anche non costringere il nostro dolore al silenzio, impedendogli di esprimersi, è anche dire a noi stessi cosa c'è che non va.
Dirci che la vita in questo momento è proprio una schifezza, insomma, perchè è da lì che può partire la nostra risalita verso la felicità e la pace interiore.
Consigliatissimo, davvero.
È stata una lettura coinvolgente, emotiva e che dovrò assolutamente rifare ora che è stato tradotto e che sarà in libreria tra dieci giorni.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Option B" di Sheryl Sandberg e Adam Grant, edito HarperCollins (rilegato a 17,50€), in uscita il 21 Settembre:
Come reagireste se, all'improvviso, quella che credevate una vita piena, ricca d'amore e proiettata verso un futuro luminoso, andasse in pezzi?
Sheryl Sandberg, COO di Facebook, perde il marito a causa di un malore, e all'improvviso non è solo il suo presente a essere pieno di dolore e di assenza: anche il suo futuro.
Quando perdi qualcuno, perdi anche la promessa implicita della sua compagnia e del suo sostegno, perdi i progetti, perdi le possibilità, e come ci si riprende da un lutto così totale?
Sheryl Sandberg e Adam Grant (uno dei miei miti da anni, recuperate i podcast dei suoi TED Talks e poi non dite che non lo ascoltereste per ore!) firmano a quattro mani un libro che non è una semplice testimonianza, e che va oltre i consigli di auto-aiuto.
L'opzione B (o il piano B, se avete più familiarità con quest'espressione) è quella che a volte siamo costretti a scegliere quando la strada che avevamo scelto non è più percorribile, ed è qualcosa che disorienta e spaventa. Spaventa moltissimo.
Se ci pensate, quella dei Millennials è la generazione dell'Opzione B: quasi tutte le Opzioni A sono state bruciate dalla generazione precedente.
Ecco, è qui che entra in gioco la resilienza. È qui che bisogna rimboccarsi le maniche e imparare a trarre il meglio anche dai momenti peggiori, e a riportare la gioia nelle nostre vite anche quando sembra impossibile.
Sheryl Sandberg e Adam Grant parlano di questo, e di molto altro, nelle pagine del loro sforzo letterario congiunto, e quando è arrivato sul mio iPad2 a Marzo era esattamente il libro di cui avevo bisogno. La mia opzione A era appena saltata, e sapete che c'è?
È vera, questa cosa della resilienza.
Non è facile, eh. Anzi. È molto più facile arrabbiarsi, piangere, battere i piedi per terra, ma la verità è che dirsi "ok, al momento la situaizone non è delle migliori, ma possiamo farcela!" è già un passo avanti.
E credo sia questo, il grande punto di forza di questo libro: il fatto che è impossibile leggerlo senza trasporlo e adattarlo alla propria situazione personale.
Non pensiate che sia dedicato solo a chi ha perso una persona cara - anche se, ad essere sinceri, chi non ne ha persa almeno una? - perchè non è così.
"Option B" è un messaggio di incoraggiamento e di sostegno che gli autori trasmettono al lettore pagina dopo pagina, ma che soprattutto impariamo, a lettura ultimata, a trasmettere a noi stessi.
Per prima cosa, evitando ad esempio tutti quei comportamenti che caratterizzano il periodo successivo al verificarsi di un evento doloroso: le acrobazie verbali per evitare quel determinato argomento ("ho perso mio marito, non posso stare peggio di così. Non è non nominandolo mai che mi farai stare meglio" è forse una delle frasi che mi è rimasta più impressa ascoltando un'intervista agli autori in unpodcast dell'Harvard Business Review), i silenzi, le sparizioni perchè "nessuno sapeva come comportarsi, e il risultato era che si tenevano a distanza proprio quando avrei avuto bisogno di non sentirmi sola" (altro momento dell'intervista in cui avrei abbracciato l'autrice del libro).
Tutti questi comportamenti non sono solo da evitare quando ci relazioniamo con qualcuno che soffre, ma anche nei confronti di noi stessi: resilienza è anche non costringere il nostro dolore al silenzio, impedendogli di esprimersi, è anche dire a noi stessi cosa c'è che non va.
Dirci che la vita in questo momento è proprio una schifezza, insomma, perchè è da lì che può partire la nostra risalita verso la felicità e la pace interiore.
Consigliatissimo, davvero.
È stata una lettura coinvolgente, emotiva e che dovrò assolutamente rifare ora che è stato tradotto e che sarà in libreria tra dieci giorni.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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giovedì 7 settembre 2017
"Dunkirk" di Joshua Levine: cinque motivi per leggerlo!
Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Dunkirk" di Joshua Levine, edito HarperCollins (rilegato a 18€):
Maggio 1940. La travolgente avanzata delle truppe tedesche in Belgio e nel nord della Francia costringe le armate anglo-francesi a ripiegare progressivamente verso le coste della Manica, intrappolando oltre 300.000 soldati nel campo trincerato di Dunkerque. L'unica speranza di salvarli è organizzare una massiccia evacuazione via mare utilizzando tutte le imbarcazioni disponibili, dalle enormi unità militari ai pescherecci alle piccole navi da diporto. Autorizzata da Winston Churchill e organizzata in tempi record dall'Ammiragliato britannico, l'Operazione Dynamo si svolse tra il 27 maggio e il 4 giugno, concludendosi con un successo inaspettato che fu salutato come "il miracolo di Dunkerque".
Attraverso i racconti e le testimonianze dei veterani e dei sopravvissuti, Joshua Levine ricostruisce con straordinaria efficacia la storia dei soldati che rimasero per giorni sulla spiaggia, sotto i bombardamenti e il fuoco nemico, senza cibo né munizioni; dei civili che li portarono in salvo su imbarcazioni spesso piccolissime e sovraccariche; degli avieri che rischiarono la vita per far guadagnare del tempo prezioso ai compagni bloccati a terra; di coloro che su quelle spiagge morirono.
Comprende un'intervista esclusiva al regista Christopher Nolan.
È stato uno dei film più attesi dell'anno, e non solo dai fan di Christopher Nolan, ma è anche una ricostruzione storica appassionante firmata da Joshua Levine: "Dunkirk" è il fenomeno di fine estate, e oggi scopriamo insieme i cinque motivi per leggerlo - e per andare al cinema, perchè no? Ma prima si legge il libro ;)
1) Quello che accadde a Dunkerque nel 1940, succede anche oggi (e non troppo lontano da casa nostra)
Impossibile leggere di soldati intrappolati senza risorse sotto al fuoco nemico e non pensare a tutti quelli che, anche adesso, si trovano bloccati in paesi sconquassati dalla guerra civile, dove la guerra è guerriglia e le bombe non fanno quasi più notizia. A volte abbiamo bisogno di guardare indietro, per comprendere meglio ciò che abbiamo davanti.
2) Non è un romanzo, ma...
... è coinvolgente allo stesso modo. Forse ancora di più, perchè niente batte una storia vera. Nemmeno la fiction più appassionante.
Nonostante le 402 pagine, nonostante le date e i nomi da ricordare, nonostante una struttura che non può per necessità essere quella di un romanzo, per me leggerlo è stato come immergermi in un libro d'avventura.
3) È una delle storie di coraggio più emozionanti che leggerete mai
E non solo perchè parliamo di guerra, bombardamenti e giovani soldati che a tutto erano stati preparati tranne che a questo, no.
Se ci pensiamo, anche lo sbarco in Normandia vide squadre di giovani soldati mandati letteralmente allo sbaraglio in campo aperto, senza una protezione dal fuoco nemico.
Quello che è accaduto a Dunkerque è la prova di ciò che si riesce a fare quando la volontà di sopravvivere è più forte di ogni avversità.
4) Prima il libro, poi il film!
Lo so, lo so: in moltissimi siete già andati al cinema. Ma io ho aspettato pazientemente perchè mi piace leggere prima il libro e dare un volto a ogni protagonista, dargli movimento e tridimensionalità.
Ed è una cronaca talmente avvincente che, vi assicuro, la vostra immaginazione avrà di che lavorare!
5) Contiene un'intervista esclusiva a Christoper Nolan
Imperdibile per i fan del regista visionario, interessantissima per chi volesse saperne di più sul processo che porta un libro sul grande schermo, è assolutamente da leggere prima di accomodarsi nella propria poltrona e vedere la storia del miracolo di Dunkerque prendere vita.
Sono felicissima di aver recuperato anche questa lettura in occasione del blogtour (in ebook: leggo sempre fuori casa, ammetto che questo in borsa pesava troppo XD) e lo consiglio a tutti gli appassionati di storia: non vi deluderà!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Dunkirk" di Joshua Levine, edito HarperCollins (rilegato a 18€):
Maggio 1940. La travolgente avanzata delle truppe tedesche in Belgio e nel nord della Francia costringe le armate anglo-francesi a ripiegare progressivamente verso le coste della Manica, intrappolando oltre 300.000 soldati nel campo trincerato di Dunkerque. L'unica speranza di salvarli è organizzare una massiccia evacuazione via mare utilizzando tutte le imbarcazioni disponibili, dalle enormi unità militari ai pescherecci alle piccole navi da diporto. Autorizzata da Winston Churchill e organizzata in tempi record dall'Ammiragliato britannico, l'Operazione Dynamo si svolse tra il 27 maggio e il 4 giugno, concludendosi con un successo inaspettato che fu salutato come "il miracolo di Dunkerque".
Attraverso i racconti e le testimonianze dei veterani e dei sopravvissuti, Joshua Levine ricostruisce con straordinaria efficacia la storia dei soldati che rimasero per giorni sulla spiaggia, sotto i bombardamenti e il fuoco nemico, senza cibo né munizioni; dei civili che li portarono in salvo su imbarcazioni spesso piccolissime e sovraccariche; degli avieri che rischiarono la vita per far guadagnare del tempo prezioso ai compagni bloccati a terra; di coloro che su quelle spiagge morirono.
Comprende un'intervista esclusiva al regista Christopher Nolan.
È stato uno dei film più attesi dell'anno, e non solo dai fan di Christopher Nolan, ma è anche una ricostruzione storica appassionante firmata da Joshua Levine: "Dunkirk" è il fenomeno di fine estate, e oggi scopriamo insieme i cinque motivi per leggerlo - e per andare al cinema, perchè no? Ma prima si legge il libro ;)
1) Quello che accadde a Dunkerque nel 1940, succede anche oggi (e non troppo lontano da casa nostra)
Impossibile leggere di soldati intrappolati senza risorse sotto al fuoco nemico e non pensare a tutti quelli che, anche adesso, si trovano bloccati in paesi sconquassati dalla guerra civile, dove la guerra è guerriglia e le bombe non fanno quasi più notizia. A volte abbiamo bisogno di guardare indietro, per comprendere meglio ciò che abbiamo davanti.
2) Non è un romanzo, ma...
... è coinvolgente allo stesso modo. Forse ancora di più, perchè niente batte una storia vera. Nemmeno la fiction più appassionante.
Nonostante le 402 pagine, nonostante le date e i nomi da ricordare, nonostante una struttura che non può per necessità essere quella di un romanzo, per me leggerlo è stato come immergermi in un libro d'avventura.
3) È una delle storie di coraggio più emozionanti che leggerete mai
E non solo perchè parliamo di guerra, bombardamenti e giovani soldati che a tutto erano stati preparati tranne che a questo, no.
Se ci pensiamo, anche lo sbarco in Normandia vide squadre di giovani soldati mandati letteralmente allo sbaraglio in campo aperto, senza una protezione dal fuoco nemico.
Quello che è accaduto a Dunkerque è la prova di ciò che si riesce a fare quando la volontà di sopravvivere è più forte di ogni avversità.
4) Prima il libro, poi il film!
Lo so, lo so: in moltissimi siete già andati al cinema. Ma io ho aspettato pazientemente perchè mi piace leggere prima il libro e dare un volto a ogni protagonista, dargli movimento e tridimensionalità.
Ed è una cronaca talmente avvincente che, vi assicuro, la vostra immaginazione avrà di che lavorare!
5) Contiene un'intervista esclusiva a Christoper Nolan
Imperdibile per i fan del regista visionario, interessantissima per chi volesse saperne di più sul processo che porta un libro sul grande schermo, è assolutamente da leggere prima di accomodarsi nella propria poltrona e vedere la storia del miracolo di Dunkerque prendere vita.
Sono felicissima di aver recuperato anche questa lettura in occasione del blogtour (in ebook: leggo sempre fuori casa, ammetto che questo in borsa pesava troppo XD) e lo consiglio a tutti gli appassionati di storia: non vi deluderà!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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