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lunedì 19 agosto 2019

"Leopardo nero, lupo rosso" di Marlon James

È uno dei romanzi più attesi dell'autunno 2019, dopo il successo ottenuto negli Stati Uniti e in Inghilterra: Leopardo nero, lupo rosso di Marlon James (Frassinelli), primo capitolo della trilogia Dark Star, arriverà in libreria il 29 ottobre, ed è una lettura che non potrete farvi scappare.


Mito, fantasia e storia fanno da sfondo alle avventure dell'Inseguitore, un mercenario ingaggiato per trovare un bambino scomparso tre anni prima. L'Inseguitore è famoso per le sue doti di cacciatore solitario - «Ha un gran fiuto», dice la gente -, ma per questa missione deve lavorare con un eterogeneo gruppo di personaggi, ciascuno dei quali si porta dietro un segreto.
Primo fra tutti il muta-forma Leopardo. In viaggio sulle tracce del bambino, l'Inseguitore si sposta da un'antica città all'altra, si addentra in fitte foreste, attraversa fiumi vorticosi e si scontra con mostruose creature decise a ucciderlo. In quella lotta quotidiana per la sopravvivenza, comincia allora a chiedersi chi sia veramente il bambino che sta cercando, chi vuole impedirgli a tutti i costi di trovarlo e soprattutto chi mente e chi dice la verità.

Leopardo nero, lupo rosso è una sfida. Una sfida di oltre seicento pagine al lettore, che sin dai primi paragrafi si trova a dover tenere testa a un autore brillante, dalla prosa non sempre lineare ma capace di portare una storia laddove nessuno avrebbe potuto prevederlo.
La vicenda è narrata attraverso il flashback e senza seguire un ordine strettamente cronologico: preparatevi a fare qualche salto avanti e indietro, a destra e sinistra sulla linea del tempo.

E che dire dei personaggi che popolano le pagine di questa storia che trasporta il lettore in un'Africa intrisa di magia e oscurità? Indimenticabili, e da non svelare con anticipo fatta eccezione per uno, davvero singolare: Sologon, strega lunare pluricentenaria. A voi l'onore di scoprire Nyka, Sangoma, Ogo (che tutti chiamano Sadogo)... vi conquisteranno.

Un inizio audace e pieno di brutale meraviglia, per quella che si preannuncia come una trilogia destinata a diventare un pilastro della letteratura fantasy: Marlon James non si risparmia e, soprattutto, non risparmia una singola emozione ai suoi lettori.
A tratti onirico, a tratti da incubo, la sensazione a lettura ultimata è quella di aver avuto un'allucinazione lunga 640 pagine: quello creato da Marlon James è un mondo fantastico, certo, ma incredibilmente concreto, che fa pensare di poter essere sfiorato se solo si riuscisse ad allungare la mano anche solo pochi centrimetri più in là.
Marlon James canta i temi universali (amore, perdità, ricerca di un'identità) come un antico poeta ispirato da una musa ultraterrena, e il risultato è un'epica nuova, bruciante e che si legge tutta d'un fiato. Desiderando solo di poter ricominciare dall'inizio, una volta giunti all'ultima pagina.


Leopardo nero, lupo rosso di Marlon James (Frassinelli) vi aspetta in libreria dal 29 ottobre, al prezzo di copertina di 22,50€.

lunedì 5 agosto 2019

"Gli accoppiati" di Jennifer Miller e Jason Feifer

«Si raddrizzò e strinse il nodo alla cravatta. Era l'unico in tutta la redazione che la indossasse tutte le mattine, e proprio come per la sua fissa di arrivare in anticipo, molti suoi colleghi storcevano il naso. Eppure, inutile negarlo, stava benissimo! Per fare la differenza bisognava sempre mostrarsi al meglio, essere pronti a tutto, ogni secondo.»


È con questo spirito e questa determinazione che Lucas Callahan, aspirante giornalista, arriva a New York e lavora, giorno dopo giorno, nella redazione di Empire: pazienza se si tratta di una posizione da fact-checker, e se guadagna trentamila dollari l'anno per vivere in una scatoletta di tonno. È il prezzo da pagare per realizzare il suo sogno.
Certo non avrebbe mai potuto immaginare che il suo debutto su una testata nazionale sarebbe stato sotto forma di lettera di protesta, ma è quello che succede quando la sua avventura di una notte con una donna bella, affascinante e decisamente fuori dal comune si traduce in un articolo in cui vengono ridicolizzate le sue prestazioni.
Perchè sì, la sua donna misteriosa era una giornalista, e non una qualsiasi: Carmen Kelly, firma di una delle rubriche più piccanti e (inutile dirlo, giusto?) apprezzate dal grande pubblico.
E non avrebbe mai potuto immaginare che la sua lettera di risposta avrebbe finito per scatenare una vera e propria guerra a colpi di tastiera: i lettori vogliono sapere di più, e da qui l'idea folle del direttore della rivista di creare un appuntamento fisso.
Lucas e Carmen andranno a letto insieme ancora, e ancora, e ancora, e racconteranno l'esperienza ai lettori... ognuno a modo suo!

È impossibile affrontare la lettura di questa storia senza aspettarsi un finale ben preciso: Lucas e Carmen innamorati. La stessa copertina, con quella nota rosa ben posizionata, sembra suggerirlo.
Invece Gli accoppiati di Jennifer Miller e Jason Feifer (Longanesi) sorprende, trasformandosi ben presto in una commedia che mira più a ridere dei paradossi che regolano il mondo del giornalismo che non a conquistare le lettrici di genere.
Divertente, accattivante, intelligente: Miller e Feifer aggirano con destrezza ogni ostacolo, rifiutano i clichè e il risultato è un romanzo godibile e coinvolgente, che si legge tutto d'un fiato ritrovandosi a desiderare altre cento pagine una volta giunti alla fine.

Il personaggio impossibile da dimenticare? Sicuramente Jay Jacobson.
Una Miranda Priestly mancata: privo dell'abilità strategica e delle capacità della boss più temuta e famosa della letteratura pop, Jay è vanesio, incauto, viscido. Cerca di trarre un profitto, di qualsiasi tipo, da chiunque gli stia attorno, ma è altrettanto veloce nel rovinare chi non gli vada più a genio.
È talmente caricaturale da suscitare più volte una risata durante la lettura, e ricorderà a ogni lettore un suo superiore dal pessimo carattere (con la non troppo sottile differenza che Jacobson è intrappolato tra le pagine di un romanzo).
La verità è che il mondo è pieno di Jay Jacobson, e prima o poi è inevitabile incontrarne uno: Gli accoppiati è la storia di come Lucas e Carmen affrontano il loro. Da soli...e insieme.
Perchè in certi casi, lenzuola comprese, l'unione fa la forza.

Consigliato: vi sorprenderà.


Gli accoppiati di Jennifer Miller e Jason Feifer (Longanesi) è in libreria, al prezzo di copertina di 19€.

giovedì 7 febbraio 2019

"Asimmetria" di Lisa Halliday

Da quest'anno, il blog ospita le recensioni di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ecco cosa ha pensato di Asimmetria di Lisa Halliday (Feltrinelli)!


New York e l’Iraq, una giovane impiegata ed un anziano premio Pulitzer, l’economia e l’arte teatrale. L’inquieta ricchezza, la tranquilla povertà. Tutto in questo libro è: Asimmetria di Lisa Halliday (Feltrinelli).

Asimmetria è il primo testo pubblicato dall'autrice, ed è impossibile catalogarlo come comune romanzo: incarna un nuovo stile, unico e sofisticato, stimolante nella forma e nel contenuto.

Lisa Halliday racconta, attraverso una scrittura estremamente intelligente, due storie a primo acchito indipendenti. Asimmetrica anche la narrazione: nella prima parte in terza persona, nella seconda in prima.

Alice (o Mary-Alice, come siamo poi abituati a sentirla chiamare) è una giovane ragazza newyorkese impiegata in una famosa casa editrice. Ama leggere e sogna di scrivere, ma non sa ancora come e quando il suo futuro diventerà presente. È su una panchina di Central Park, in una domenica di sole, quando incontra Ezra Blazer, un tenero anziano che si interessa alle sue letture. Alice lo riconosce subito: è uno dei più celebri nomi della letteratura americana contemporanea.
Nasce una relazione, nascono affetti, nasce complicità. Ezra e Alice si frequentano, diventano amici. amanti e poi familiari. La loro storia è discontinua e improvvisata, ma pare non destare problema, da nessuna delle due parti. Lui è ricchissimo, lei vive all’ultimo piano di un condominio senza ascensore e senza aria condizionata. È lei a prendersi cura di lui, a viziarlo, accontentarlo, rincorrerlo. Ezra adora aiutarla economicamente e appena può le prenota visite con i migliori specialisti della città, in termini di salute e di stile, di tecnologia (le regala un nuovo condizionatore) e di ortopedia (quando Alice si rompe la mano).

Amar è un giovane adulto iracheno nato nei cieli degli Stati Uniti, da genitori migranti.
A soli pochi minuti di vita il suo destino è già segnato: qual è la sua nazionalità?
Due passaporti e due Paesi d’origine, un fratello e una vasta famiglia dalle tradizioni inequivocabili. Amar si sente americano ed è l'orgoglio di tutti in quanto l’unico a poter diventare, un giorno, presidente degli USA. Suo fratello, invece, prova attrazione verso la sua terra d’origine ed e lì che vuole tornare. Medico affermato, ha realizzato i sogni dell’intera famiglia: un lavoro stabile, una moglie, e un nome nel settore di riferimento.

Amar è "solo" l’esperto di economia che non ha saputo dare seguito alle aspirazioni mediche, a differenza del fratello. Ma è economo d’animo, e quindi, inequivocabilmente chiamato per esserlo.
Economizza le emozioni, i sentimenti, le azioni: ogni azione anticipa o previene quella successiva. Disperazione della madre, che gli ha sempre chiesto di tentare il "libero sfogo" dell’anima.

Con Amar, la Halliday lavora in maniera più fluida, discorsiva.
Mentre Alice era raccontata in terza persona, Amar pensa autonomamente e ragiona con il discorso diretto ed indiretto.
È in aeroporto a Londra, di scalo tra NY e l’Iraq dove sta andando per ritrovare il fratello, quando la polizia lo blocca per dei controlli relativi all’inevitabile poca chiarezza del doppio passaporto.
Due giorni bloccato lì, fra trafile burocratiche e ripetizioni di procedure, due giorni passati a ripensare a cosa e stata la sua vita fino a quel momento.

E poi un capitolo finale: torna Ezra Blazer, raccontato attraverso un programma radiofonico, a far chiarezza sul legame tra le due storie.

Non è un libro semplice, leggero nelle trame ma profondo nel significato. Richiede particolare attenzione. Eccezionale l’intelligenza della scrittura di Lisa Halliday, capace di risvegliare sensazioni e percezioni tacite di ognuno di noi.


Asimmetria di Lisa Halliday (Feltrinelli) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.

venerdì 5 ottobre 2018

"Il rumore del mondo" di Benedetta Cibrario

Qual è, davvero, il rumore del mondo?
È forse quello delle navi in partenza, dei treni che sferragliano veloci sulle rotaie, dei bambini che giocano nei cortili? O ci si avvicina di più il crepitio del filo che scorre veloce nel telaio, dando forma a un tessuto solo alla prima fase delle sue molteplici trasformazioni?

In un'Italia che non esiste ancora, in cui arriva da sposa scelta in virtù di una bellezza che la malattia ha spazzato via, Anne Bacon è protagonista di Il rumore del mondo, nuovo ed appassionante romanzo di Benedetta Cibrario (Mondadori).
Figlia di un mercante di seta mai ripresosi del tutto dalla perdita della moglie e sorella maggiore responsabile, Anne Bacon ha la fortuna di sposare l'ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, al quale la lega un rapporto di rispetto reciproco ed amicizia.
Nonostante le perplessità dell'istitutrice, che cerca invano di inculcare in Anne l'idea di una gerarchia sociale rigida che, in quanto figlia di un mercante, la vede in una determinata posizione e on libera quanto la ragazza sembra pensare, Anne affronta il viaggio dall'Inghilterra a Torino per ammalarsi di vaiolo poco dopo la partenza.
Rischia la vita, ma grazie a un sapiente medico ritrova la salute: poco si può fare, invece, per le cicatrici lasciate dal morbo sul suo volto e sul suo corpo, che fanno sì che la ragazza raggiunga il suo sposo in condizioni decisamente diverse da quelle previste.

Ma ridurre Il rumore del mondo al racconto delle peripezie di Anne Bacon sarebbe fargli un torto grave, perchè quello che riesce alla sempre talentuosa Benedetta Cibrario è aprire una finestra sul nostro passato, sulle trasformazioni che trasformarono il suolo dello stivale nell'Italia.
È una sfida difficile da affrontare, quella di narrare un periodo attraverso le vite di chi ne ha respirato gli odori, ma nel caso di questo romanzo è sicuramente una sfida vinta.

Se Anne conduce una vita appartata in una proprietà della famiglia di Prospero, e rifugge così da un matrimonio molto diverso e meno gradevole di quello che aveva sognato, lei e le donne che la circondano sono pienamente protagoniste della loro vita e del periodo di tumulti in cui si trovano a vivere. E forse la loro voce, le loro ambizioni e i loro sogni non suonano troppo diversi alle donne del terzo millennio.
È forse diversa la lotta odierna per la parità di diritti, per l'affermazione del proprio ruolo a livello sociale e politico? No. Non lo è.

Inutile ribadire quanto la prosa di Benedetta Cibrario sia raffinata, quanto la scelta di ogni parola traspaia dalla costruzione accurata dietro a ogni paragrafo, quanto le emozioni facciano vibrare ogni pagina. Inutile, perchè chi segue l'autrice e il suo lavoro dal 2007, quando Rossovermiglio (Feltrinelli) arrivò sugli scaffali conquistando il pubblico e la critiaà - nonchè il premio Campiello 2018 - lo sa.
Ma per chi dovesse ancora scoprirne il talento, il regalo da farsi questo mese è senza dubbio una copia di Il rumore del mondo. Non c'è lettura migliore, per un pigro weekend autunnale, con il caldo abbraccio di una coperta e il conforto di una tazza di tè. Rigorosamente inglese.


Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario (Mondadori) è in libreria, al prezzo di copertina di 22€.

mercoledì 5 settembre 2018

Pierre Lemaitre, e i colori dell'incendio: il ritorno a quattro anni da Ci rivediamo lassù

Con Ci rivediamo lassù Pierre Lemaitre conquistò i lettori e il premio Goncourt 2013: il romanzo, primo capitolo di una trilogia, è stato tradotto in ventisei lingue e ad oggi le copie vendute nel mondo superano il milione.
Oggi, i lettori italiani possono scoprire I colori dell'incendio, e appassionarsi sin dalle prime righe alla storia di Madeleine e di suo figlio Paul, mentre sullo sfondo Parigi e la Francia intera si avviano inesorabilmente verso un nuovo conflitto mondiale (siamo nel 1927).

Marcel Péricourt è morto, e tutta l'alta società parigina si è radunata per rendergli omaggio. È anche l'occasione per gettare occhiate non tropppo discrete a Madeleine, sua figlia ed erede, perchè è a lei che toccherà amministrare i beni del padre. Un vero e proprio impero finanziario, e chi può dire se ne sarà all'altezza? Di sicuro si sta dimostrando in grado di gestire il funerale.
In effetti, Madeleine è pronta a tutto. Tutto, tranne vedere suo figlio precipitare dalla finestra, atterrando sulla bara e poi sul lastricato.
Una corsa in ospedale, e la diagnosi: il bambino è salvo, sì, ma le conseguenze non saranno indifferenti.
Ed è da qui che inizia il suo percorso in salita, irto di ostacoli e di occasioni in cui la crudeltà e l'avidità altrui riescono quasi ad abbatterne ogni resistenza, senza mai riuscirci.

Quella di Madeleine è una storia di lotta, di affermazione di sè e sì, anche di rinascita.
Di frontiere da superare in treno, due faldoni di document nascosti nella sedia a rotelle del figlio; di uomini pronti a metterla in un angolo (ma nessuno mette Baby in un angolo!); di atti di coraggio quando essere temerari è l'unica alternativa possibile.

Il suo mondo è popolato di personaggi difficili da dimenticare, a cominciare dal figlio Paul, protagonista di una vita piena e affascinante vissuta in sedia a rotelle, prendendo parte alla Resistenza e scoprendo un vero e proprio talento per la comunicazione: il ragazzo che fatica a parlare diventa uno degli uomini più in gamba e richiesti del marketing pubblicitario, in una sorta di paradosso positivo che spesso ritroviamo nei lavori di Lemaitre.

Molto interessante anche la scelta dell'autore di affrontare il tema della vendetta, oltre che quello della lotta e della rinascita: non solo la volontà di tornare in cima, quindi, ma anche quella di farla pagare a chi ha provocato la caduta (o ha semplicemente assistito senza intervenire).

Pierre Lemaitre si conferma capace di costruire una trama ricca, e di condurre il lettore attraverso 500 pagine dense, senza provocare in lui la minima stanchezza. Non è da tutti.
L'invito a scoprire il suo ultimo lavoro è da estendere anche a chi, ancora, non avesse avuto la fortuna di apprezzare i suoi romanzi: impossibile, a lettura ultimata, non voler correre in libreria a cercare una copia di Ci rivediamo lassù.

I colori dell'incendio di Pierre Lemaitre (Mondadori) è in libreria.

martedì 4 settembre 2018

"Il grande inverno", e un grande ritorno per Kristin Hannah

Ci sono ritorni attesi, e poi ci sono quelli per i quali il termine "attesa" non sembra sufficiente.
Quello di Kristin Hannah è uno di questi: dopo il successo mondiale di pubblico e critica ottenuto da "L'usignolo", le aspettative per il suo lavoro successivo erano altissime.
E non sono state disattese.

Quando Ernt Allbright torna dalla guerra del Vietnam è un uomo profondamente instabile. Dopo aver perso l'ennesimo posto di lavoro, prende una decisione impulsiva: trasferirsi con tutta la famiglia nella selvaggia Alaska, l'ultima frontiera americana, e cominciare una nuova vita. Sua figlia Leni, tredici anni e protagonista de Il grande inverno (Mondadori), è nel pieno del tumulto adolescenziale: soffre per i continui litigi dei genitori e spera che questo cambiamento porti a tutti un futuro migliore.
Non è entusiasta di lasciare ancora una volta la scuola, perdere altri amici e dover ricominciare da capo, ma è qualcosa a cui ha dovuto abituarsi.
Lo stesso vale per la madre Cora, pronta a fare qualsiasi cosa per l'uomo che ama, anche se questo vuol dire seguirlo in un'avventura sconosciuta. All'inizio l'Alaska sembra la risposta ai problemi di sempre: in un paesino isolato, gli Allbright si uniscono a una comunità di uomini e donne estremamente temprati, fieri di essere autosufficienti in un territorio così ostile e pronti ad aiutarli in ogni modo. Però quando l'inverno avanza e il buio invade ogni cosa, il fragile stato mentale di Ernt peggiora e il delicato equilibrio della famiglia comincia a vacillare. Ora, i tanto temuti pericoli esterni - il ghiaccio, la mancanza di provviste, gli orsi - sembrano nulla in confronto alle minacce che provengono dall'interno del loro nucleo famigliare.

Come si raccontano l'angoscia crescente di una madre disperata e di una moglie rassegnata, o la paura di una figlia che stenta a riconoscere nell'uomo spaventoso che si aggira per casa come una bestia fuori controllo il suo papà? Esattamente così.
Il grande inverno, quello dell'Alaska e delle sue anche diciotto ore di buio al giorno, è protagonista silenzioso e sfondo perfetto per quello che è il culmine della follia distruttiva di un uomo e la lotte di una donna per salvare sua figlia.
La stessa follia che lo rende entusiasta all'inverosimile all'inizio della loro avventura, impegnato in lavori di falegnameria, mentre solo moglie e figlia sembrano rendersi conto davvero della vita a cui stanno andando incontro. Ernt sembra non vedere la sporcizia e non sentire il freddo, sembra pensare solo a quanto quella nuova vita potrebbe cancellare quella precedente.

Scegliere Leni come personaggio centrale permette all'autrice, anche con una narrazione in terza persona, di guidare il lettore lungo il crescendo di follia di Ernt attraverso lo sguardo più ingenuo, fresco e spaventato che ci sia: quello di una figlia.
Persino la neve, che per i bambini è simbolo di gioia e giochi scatenati, per Leni diventa un motivo di paura: la neve, questa neve, copre ogni cosa, è inarrestabile e fredda, molto più fredda di quanto avrebbe mai immaginato. La neve li isola, rendendo la fuga impossibile e quella piccola catapecchia ancora più claustrofobica. Il costante contrasto tra la vastità del territorio circostante e la claustrofobia asfissiante dell'abitazione degli Allbright è uno degli elementi più riusciti del romanzo.

Il grande inverno è un romanzo perfetto, in cui, come in Alaska in inverno, bellezza e pericolo si intrecciano e si fondono fino a diventare una cosa sola.
Una lettura che non delude, e non solo: conquista, coinvolge, appassiona.
Da non perdere.

Il grande inverno di Kristin Hanna (Mondadori) è in libreria.

mercoledì 29 agosto 2018

Il cielo dopo di noi: Silvia Zucca è tornata, ed è un ritorno da 10 e lode

I suoi lettori aspettavano questo momento da mesi, e per loro il rientro in città avrà un sapore più dolce. Due anni dopo il successo di Guida astrologica per cuori infranti, Silvia Zucca torna in libreria con un nuovo romanzo: Il cielo dopo di noi (Nord), disponibile dal 30 Agosto.

Torna con una storia diversa, ma non meno coinvolgente: tra la frenetica Milano di oggi e quella del 1944, devastata dai bombardamenti, passando per le campagne piemontesi, Miranda cerca le risposte alle domande che l'assillano da quando era ragazzina.
Perché suo padre, Alberto, è scomparso? Perché non ha lasciato nemmeno un biglietto? E se gli fosse successo qualcosa?
In un momento della sua vita in cui il bisogno di radici e di stabilità si fa più intenso che mai, Miranda decide di cercarle da sola, quelle risposte, e chissà che, nel farlo, non riesca a rimettere insieme i cocci della sua famiglia, oltre a scoprire qualcosa di nuovo su se stessa.
«Il futuro - il cielo dopo di noi - si rasserena solo se si ha il coraggio di cancellare le nubi del passato e di aprirsi all'amore», ed è proprio scoprendo finalmente la verità sul padre e sulla sua storia che Miranda riuscirà a vedere il sole emergere dalla spessa coltre di nubi che oscurava il suo cielo.

Se Miranda rappresenta, almeno all'inizio del romanzo, quel senso di precarietà e insicurezza con il quale abbiamo fin troppa familiarità, nel 1944 Gemma è una donna di rara determinazione e forza d'animo: quando il suo mondo va in pezzi, sbriciolato dalle bombe e da una guerra che forse non comprende fino in fondo, per lei conta solo una cosa. La sicurezza di suo figlio Alberto.
Quello stesso figlio che crescerà senza padre e con le stesse domande in testa e nel cuore che, decenni dopo, agiteranno anche l'animo di Miranda.

Svelare troppo delle scoperte che Miranda farà sul passato della sua famiglia sarebbe un delitto, perchè Il cielo dopo di noi merita di essere letto con calma, assaporando ogni parola della prosa pulita dell'autrice, e godendo di ogni emozione suscitata dalle sue parole, sempre azzeccate.
La voce di Miranda è quella di una generazione intera, che spesso sente mancarsi la terra sotto i piedi, ma che riesce ancora ad alzare lo sguardo verso il cielo e ritrovare il proprio posto nel mondo.
Una generazione che aveva bisogno di un romanzo che la raccontasse, e che le ricordasse che dietro le nubi c'è sempre il sole: brava, Silvia Zucca. Davvero brava.
Rilegato, 18€
Silvia Zucca ha pubblicato precedentemente Guida astrologica per cuori infranti, edito Nord.

lunedì 18 giugno 2018

Intervista a Francesco Muzzopappa su "Heidi", la televisione e gli autori del cuore

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite speciale: Francesco Muzzopappa, appena tornato in libreria con "Heidi" edito Fazi Editore (brossurato a 15€):
Hotel da incubo, Malattie imbarazzanti, Non sapevo di essere incinta e Sepolti in casa non bastano. Ormai la tv chiede sempre nuovi format, sempre più paradossali, sempre più surreali. Succede anche in Videogramma, un’azienda di contenuti in cui da anni lavora Chiara, trentacinquenne milanese, direttrice casting, single, irrisolta, piena di paure e ossessioni. Il nuovo capo, detto lo Yeti, chiamato anche per operare dei tagli, costringerà tutti i dipendenti a proporre format innovativi, pena il licenziamento immediato. Ma la situazione per Chiara si complica quando suo padre, Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva, viene cacciato dall’ospizio in cui è ricoverato perché ormai ingestibile. In attesa di trovare una nuova sistemazione, Chiara lo terrà in casa con sé. La convivenza però non sarà facile: lui la scambia da sempre per Heidi, il cartone animato che seguivano insieme quando lei era piccola. Tutto il suo mondo è popolato di caprette, monti e Peter. E Peter verrà ribattezzato anche il ragazzo trovato da Chiara per stare col padre quando lei è al lavoro, un giovane premuroso e preparatissimo che si prenderà cura dell’uomo fino a diventare insostituibile. Quando Chiara si troverà in difficoltà alla Videogramma, per le pressanti e impossibili richieste dello Yeti, sarà proprio questa sua nuova strampalata famiglia a darle una mano e, come per magia, tutto si risolverà per il meglio, non senza inaspettati e imprevedibili sviluppi.

Ho avuto la possibilità di leggere in anteprima "Heidi", divertendomi moltissimo, ed ecco cosa mi ha raccontato l'autore in occasione dell'uscita!

Com'è nata la storia di HEIDI?
Misurando lo stato di salute della TV che normalmente guardo. Il grottesco di certi programmi sui canali specializzati. L’ho cucita insieme a una storia emotivamente più alta. Le tessere, magicamente, si sono incastrate alla perfezione.
Impossibile non partire da Chiara, trentacinquenne ovviamente irrisolta, ovviamente single, ovviamente con ben più di un grattacapo a livello lavorativo. Chiara rappresenta una generazione intera, alla quale spesso resta davvero solo da "riderci su", cercando di non perdere almeno la capacità di ironizzare.
Da trentenne (e più o meno nella stessa situazione lavorativa e sentimentale di Chiara, ehm...) ti chiedo: l'ironia ci può salvare? E da autore, quanto è difficile bilanciare umorismo e ironia con i temi non sempre facili che scegli di affrontare?
Hai ragione quando dici che, finché possibile, bisognerebbe non perdere la capacità di sdrammatizzare, di non prenderci sul serio. Occorre uno sguardo lucido sul mondo e su se stessi, per reagire con ironia. Descrivo sempre personaggi rincorsi dalla sfiga che riescono, sulla lunga distanza, a correre più di veloci lei e vincere. La sfiga presuppone sempre una possibilità di riscatto. Ed è su questo che costruisco le mie storie.

Il rapporto tra Chiara e Massimo è un rapporto padre-figlia non certo facile: i loro ruoli si sono rovesciati, da quando è lei a occuparsi di lui, e spesso la confusione esistenziale di lei e quella mentale di lui sembrano andare di pari passo, con risultati imprevedibili.
Da dove è nata la scelta di raccontare questa particolare realtà?
La nostra quotidianità è composta da problemi reali e problemi creati apposta per rendere il mondo un posto peggiore. Sui problemi reali c’è poco da fare: il destino si accanisce e non possiamo fermarlo. Sui problemi “causati” si può lavorare. Mi piaceva raccontare per l’appunto una storia in cui un impedimento reale entra a gamba tesa su un assurdo ricatto lavorativo e lo polverizza, rendendo tutto immediatamente ridicolo. La chiave utilizzata nel testo (l’estrema delicatezza, spero si colga) mi ha aiutato a superare incidenti contenutistici (spero).

Il mondo della tv che emerge dal tuo romanzo fa sicuramente divertire, ma inquieta anche un bel po': difficile pensare senza un po' di paura alla direzione che sta prendendo l'intrattenimento, con format sempre più assurdi e che, nonostante questo, catturano il pubblico. 
Qual è il tuo rapporto con la tv (cosa guardi, cosa non riesci proprio a guardare, ecc.)?
La finale del Grande Fratello quest’anno ha raggiunto una audience di circa 4 milioni di persone, contro una partita dell’Italia. Si è detto “grande successo” e va benissimo, ma in Italia siamo in 60 milioni, circa, e 4 milioni è niente, pulviscolo. Ci sono 54 milioni di Italiani che, quella sera, hanno preferito guardare o fare altro. Non è stato dunque, tutto sommato, un grande successo: i ragazzi ormai guardano Youtube, la mia generazione si sta orientando sulle serie (il più delle volte estere, gran bei prodotti, confezionati con intelligenza). Davanti alla tv generalista restano i cosiddetti “telemorenti”, così chiamati da Boncompagni, che meriterebbero programmi più stimolanti. Gli ascolti altissimi si fanno ormai solo per i grandi eventi e le disgrazie. Di cronaca nera la TV abbonda, ma di grandi eventi se ne vedono pochi. Pare sia il tempo dei freak bidimensionali sbattuti in prima serata per generare insulti, scazzottate e impennate social. Forse ce lo meritiamo. Evidentemente non abbiamo gli anticorpi per cambiare le cose, nè noi spettatori, nè i dirigenti televisivi. Andare in discesa è molto più facile che risalire la china. Per fortuna ci sono anche i libri.

Non solo scrittura, ma anche lettura: quali sono i suoi libri e autori del cuore, e se li hai, quali sono i libri e gli autori che hanno influenzato il tuo percorso di scrittura?
Molti. Ho scoperto all’università Swift e Sterne. Amo le cose di Douglas Coupland e Will Self. Adoro Wodehouse, Sedaris e Shteyngart. Mi piace l’umorismo di stampo britannico ed ebraico. Leggo in lingua molta narrativa estera, David Rakoff e altri. Mi piacciono gli autori poco ortodossi che sappiano maneggiare bene sia la leggerezza (faccenda complicatissima) che la complessità umana.
Restate in nostra compagnia anche domani, con l'ultima tappa di questo blogtour ricco di contenuti che un po' vi faranno venire voglia di correre in libreria, e un po' vi sfideranno ad accendere la tv e scoprire programmi assurdi dei quali ignoravate l'esistenza (io sono ancora traumatizzata da quando ho acceso per sbaglio su Malatttie imbarazzanti tre anni fa, e mi sono beccata la vedova che mangiava le ceneri del marito morto. Esatto, le conservava in una scatola di cereali e le mangiava. Mi sento male ancora adesso, a ripensarci).
Non stupisce che io non abbia la tv da un anno e non ne senta la mancanza, vero?

Invece il romanzo di Francesco Muzzopappa fa solo stare bene, quindi tutti in libreria!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 13 giugno 2018

Intervista a Eloisa Donadelli, su "Le voci delle betulle", l'amore e il bisogno di ritrovarsi

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: Eloisa Donadelli, autrice di "Le voci delle betulle", appena arrivato in libreria grazie a Sperling & Kupfer (rilegato a 16,90€):
Bernadette Laudis vive da sempre con un peso inspiegabile sul cuore, un senso di vuoto che le fa mancare l'aria all'improvviso nonostante l'abbraccio caldo della famiglia, e che cerca di colmare con il suono del suo violoncello. Finché, un giorno, un oggetto stonato rinvenuto sul pavimento di casa rivela una verità affilata, che squarcia il velo di purezza di cui credeva ammantata la sua vita. E il dolore la getta in un crepaccio senza appigli, di quelli che si insidiano nei ghiacciai delle Alpi che fanno da contorno al paesino di Cimacase, dove lei da Milano si è trasferita per amore. 
Una notte, in cerca di ossigeno fresco, Bernadette si addentra nei boschi, trovando una casa circondata di betulle. Lì vive Giosuè, un pastore solitario, un uomo anziano che si è fatto eremita per proteggere i ricordi. In paese lo chiamano «il re delle betulle»: dicono che i suoi consigli siano un balsamo per le ferite dell'anima; dicono che sappia leggerti dentro, ma che non tutti riescano a trovarlo.
Saranno quel luogo e quell'incontro a dare voce al passato di Bernadette, alla storia della sua famiglia e al mistero delle sue origini, liberandola da quell'antico peso sull'anima. Perché ci sono destini che solo gli alberi sono in grado di preservare.

Ho potuto intervistare l'autrice tra le betulle della sala Agorà di Palazzo Mondadori, subito dopo la sua diretta Facebook (che potete ancora vedere qui), ed ecco cosa mi ha raccontato!

Nel tuo romanzo l’amore ha un ruolo centrale, nonostante non sia una storia d’amore in senso stretto. Abbiamo un amore che finisce che dà la spinta a Bernadette per carcarne uno che invece resti, e forse anche per imparare di nuovo ad amare se stessa.
Ho avuto la sensazione che la tua protagonista compisse questi due percorsi in parallelo.
Sicuramente. L’amore è l’unico motore della vita, e ogni sua accezione è meravigliosa, purchè sia vera. Secondo me l’amore è quella persona con la quale ti senti a casa, ed è quel sentimento che arricchisce e lascia liberi allo stesso tempo.
Bernadette ha perso il suo primo amore: in seguito ha trovato qualcosa che attutisse questo senso di perdita, che smorzasse le sue insicurezze, ma ritrova se stessa quando, alla fine, ritrova anche l’amore vero. Quello che supera tempo e distanza.

Forse non era nelle tue intenzioni, ma con “Le voci delle betulle” hai scritto non solo la storia di Bernadette ma anche una splendida saga famigliare. C’è una frase in particolare, sulla famiglia come punto di partenza, come nido, che mi ha colpita molto.
In parallelo, identifichi nell’amore coniugale quello che scegli, che rappresenta il futuro e che va colto nella direzione del proprio vento.
Quanto è difficile secondo te oggi, capire in che direzione soffi il nostro vento?
Tutti abbiamo una famiglia d’origine, il nucleo da cui siamo nati, e poi quella che costruiamo con il nostro partner. Nella prima ci capitiamo, mentre la seconda guarda al futuro perchè scegliamo attivamente la persona con cui costruirla.
Invece, per capire in che direzione soffia il nostro vento, dobbiamo prima di tutto fermarci.
Viviamo in un mondo che si muove velocemente, e rischiamo di dimenticarci di ascoltare prima di tutto noi stessi: è questo ilnostro vento, la voce dentro di noi che ci dice dove dirigerci.

Parlando di vento, questo aspetto del tuo romanzo mi ha fatto pensare a una delle puntate più divertenti di "Friends," che vedeva Rachel, Monica e Phoebe immerse nella lettura di un saggio che spiegava alle donne "come non farsi rubare il vento", inteso proprio come la loro energia interiore, e incitava a non farsi calpestare ed essere padrone della propria vita.
Questa è anche la necessità di Bernadette, in fondo.
Secondo me, le donne soffrono sempre di più per amore rispetto agli uomini, forse perchè si fanno travolgere di più dai sentimenti.
È un riferimento giusto quello che hai colto, e anzi, è bello il messaggio di quell'episodio sul non farsi calpestare, perchè è qualcosa che noi donne rischiamo sempre di fare.
Nel romanzo infatti c'è una donna che viene calpestata, persa nella ricerca di qualcosa che non può avere e sotto il peso di un amore sbagliato: Agata.

In Agata io ho visto una sorta di anti-Heidi: sogna la vita borghese, ai suoi occhi ricca e dorata, piena di emozioni, rifiutando la vita semplice di montagna che invece per Heidi rappresentava la perfezione.
Ci ho visto giusto? 
Non ci avevo pensato, ma sì, Agata è proprio l'anti-Heidi! Hai trovato un paragone pazzesco!
Agata è nata in montagna, ma la odia da sempre: immagina la città come una specie di Disneyland, piena di negozi di caramelle, di profumi, di case con lenzuola morbide e carte da parati.
Purtroppo resta schiacciata da questo sogno, come un uccellino che cerca di lasciare il nido troppo presto. Finisce per fidarsi di un uomo sbagliato, e non riesce a tornare indietro o crearsi un futuro diverso.

Ho amato il personaggio di Bastiano, sai?
È proprio il principe azzurro, il grande amore della gioventù, quello che vedi con le lenti rosa e che è difficile da trovare in età adulta, quando tutto ciò che era sfumato dietro le lenti lo vedi nitido.
È anche uno dei miei personaggi preferiti, e forse in lui ho voluto rappresentare quello che per me è il principe azzurro, quello che arriva e ti salva, che ti aiuta, che è presente. Ci sono uomini così.
Rappresenta anche l'amore libero, quello che non ti opprime o che non ti sfrutta: è l'amore che ti permette di realizzare i tuoi sogni.

Ho riflettuto a lungo su un aspetto del tuo romanzo, ovvero l'idea di ritrovare se stessi anche grazie al semplice atto di camminare in un bosco.
Da un punto di vista strettamente pratico, funziona: camminare in un bosco ti costringe a rallentare, perchè devi scoprire le radici nascoste, abbassarti per passare sotto ai rami più bassi, evitare i sassi sporgenti. Già per la sua conformazione, il bosco ti costringe ad andare più piano: in un momento in cui si è sopraffatti da una vita frenetica e troppo veloce, l'atto stesso di andare a camminare in un bosco impone la lentezza, e permette così di pensare con più lucidità.
Quello di ritrovare la lentezza è un bisogno più forte che mai, oggi che siamo sovrastimolati.
Il bosco, poi è bellezza, e la natura in esso racchiusa ha una perfezione sua.
Camminare in un bosco significa ascoltare a 360° ciò che ci circonda: c'è la musica del bosco, e c'è il suo silenzio. Questo ci aiuta ad ascoltare noi stessi, invece dei rumori della nostra vita.

Ho un'ultima curiosità, e riguarda il tuo rapporto con la musica.
Nel romanzo è molto presente, anche attraverso due strumenti importanti come il pianoforte e il violoncello.
Nella mia vita la musica è molto importante, e l'ho studiata fin da piccola.
Non sono una musicista, ma ho studiato pianoforte, un po' di chitarra e un po' di violino.
Scrivo cullata dalla musica: per questo romanzo in particolare, ho ascoltato la musica di Ezio Bosso, soprattutto Bach al pianoforte.
La musica classica mi accompagna anche durante le mie passeggiate: quando nevica, camminare nella neve ascoltando musica classica è davvero il massimo!

Infine, raccontami: che lettrice sei?
Quali sono i tuoi libri e/o autori del cuore?
Ho sempre letto tantissimo: romanzi, saggistica e poesia.
Amo molto la poesia, soprattutto quella dei romantici inglesi, o di Alda Merini.
Come romanzieri amo Doris Lessing, Marguerite Yourcenar, Giovanni Verga, o il realismo magico sudamericano. "La casa degli spiriti" di Isabel Allende è uno dei miei libri preferiti, e poi Marguerite Duras....!
C'è qualcosa de "L'amante" di Marguerite Duras nel rapporto tra Agata e il finanziere...
Qualcosa sicuramente sì, e nel romanzo è finito qualcosa anche da "Un amore" di Dino Buzzati, un altro dei miei libri "del cuore".

Ringrazio moltissimo Sperling & Kupfer ed Eloisa Donadelli per la possibilità di questo confronto su "Le voci delle betulle", un romanzo che mi ha preso un pezzo di cuore e che consiglio a tutti, nessuno escluso. Insieme a una passeggiata nel bosco ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 30 maggio 2018

Destinazione Giappone, con Silvia Montemurro e "La casa delle farfalle"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Il ritorno in libreria di Silvia Montemurro con il suo "La casa delle farfalle", edito Rizzoli (brossurato a 18,50€), non poteva lasciarmi indifferente, soprattutto con una trama così:
Anita ha trent'anni e insegna biologia all'Università di Colonia. Non ama gli aerei e soffre di vertigini, ma non saprebbe spiegarne il motivo. Quando la sua vita viene sconvolta da un tragico evento, in crisi lascia Hans, il suo compagno, per tornare nei luoghi dov'è cresciuta - in treno naturalmente. Lì, sul lago di Como, è decisa a ritrovare se stessa. Mentre passeggia cullata dallo sciabordio delle onde, incontra una bambina dai tratti giapponesi e dalla voce meravigliosa. Si chiama Yoko e, proprio come lei, è segnata da una ferita difficile da rimarginare. Presto Anita, leggendo il diario della nonna Lucrezia, scoprirà di essere legata a Yoko da una storia rimasta sepolta per anni, che unisce le loro famiglie. Tutto ha origine nel 1943, quando la casa di Lucrezia, la villa delle Farfalle, viene occupata da alcuni ufficiali tedeschi. Tra lei e Will, uno degli ufficiali, nasce un sentimento dirompente, ma la guerra sembra ostacolarli... In questo romanzo ricco di grazia e femminilità si intrecciano due storie mozzafiato, dal passato ai giorni nostri. Perché la forza dell'amore, quello vero, non si dissolve con il trascorrere degli anni ma perdura nel tempo.

Ma perchè "destinazione Giappone"?
Perchè ho pensato di farvi fare un piccolo tuffo in questo paese magico, a cominciare dal condividere con voi la leggenda della farfalla bianca, che apre il romanzo di Silvia:

Un vecchio di nome Takahama viveva in una casetta dietro il cimitero. Piaceva ai vicini, ma era considerato un uomo strano dal momento che nessuno l’aveva mai visto avere un rapporto con una donna. Un’estate Takahama stava così male che invitò sua sorella con suo figlio a venire a trovarlo per rendergli gli ultimi giorni di vita più facili. Un giorno, mentre osservavano il  vecchio che dormiva, dalla finestra entrò una farfalla bianca e si fermò sul suo cuscino.  Madre e figlio tentarono di allontanarla, ma la farfalla continuava a tornare, almeno per un paio di volte. Quando la farfalla uscì dalla stanza per ultima volta, il nipote Takahamin si mise a seguirla. Il ragazzo vide che la farfalla volava diritto ad una tomba. Volò brevemente intorno alla tomba ed improvvisamente  scomparve. Il giovane allora corse al sepolcro e lo fissò da tutti i lati. Improvvisamente  notò un foglio bianco su cui era scritto Akiko. Morta quando aveva 18 anni. Il giovane rapidamente tornò a casa e disse a sua madre ciò che aveva visto. Nel frattempo, Takahama morì. Quando la giovane madre sentì quello che era successo, il suo cuore si riempì di gioia. «Akiko» mormorò, «Quando era giovane, tuo zio era fidanzato con una bella ragazza di nome Akiko. Pochi giorni prima del matrimonio, lei improvvisamente si ammalò e morì. Il giorno del suo funerale, Takahama giurò che non avrebbe più guardato altre donne, e che fino alla fine della sua vita avrebbe vissuto vicino la sua tomba per prendersi cura di lei. In tutti questi anni aveva mantenuto la sua promessa. Ogni giorno andava alla sua tomba e le portava fiori. Negli ultimi momenti della sua vita non era più in grado di mantenere la sua promessa, allora Akiko è venuta da lui. La farfalla bianca è in realtà la sua anima.»
L'ho trovata una leggenda molto romantica ed emozionante, e un'ottima apertura per quello che è il romanzo più bello letto a Maggio.
La storia di Anita, Yoko e Lucrezia mi ha fatta sognare un po' ed emozionare tantissimo, perchè cosa c'è di meglio di un segreto famigliare - e di un amore passato - per stimolare la curiosità?

Un'altra leggenda giapponese fa capolino tra le pagine del romanzo, raccontata ad Anita dalla piccola Yoko: la storia di una splendida principessa ammaliata dalla bellezza del lago, e rapita dalle sue acque, il cui canto torna a farsi sentire nelle notti di luna piena.
É soprattutto questo, il Giappone che traspare dal romanzo di Silvia Montemurro: il Giappone delle leggende, degli spiriti e dei misteri.
Il Giappone che si svela attraverso un kimono ritrovato tra scatole impolverate piene di ricordi, o la storia di una ragazzina salvata da un soldato tedesco, disposto a rischiare la sua vita per proteggerla da una delle guerre più violente della storia.
La storia di Yu Kari, Cho e Yoko è quella di una dinastia di donne in fuga e, allo stesso tempo, alla ricerca di radici solide: una storia di madri perdute e figure materne incontrate al momento giusto, di paure e di rinunce ma anche di amore.

"La casa delle farfalle" è un romanzo meraviglioso, che ho letto in una notte e che avrei voluto lungo il doppio, e in sé racchiude tanta, tantissima vita.
E proprio per questo, perchè non scoprirne altri due aspetti grazie a "Diario di un sogno" e "Il bello di esser letti"?
Vi invito a scoprire entrambi gli articoli perchè per me sono stati la perfetta lettura di accompagnamento al caffè negli ultimi due giorni, e perchè ho ritrovato tanti spunti che la lettura del romanzo mi aveva lasciato.
Romanzo che, ovviamente, è consigliatissimo: Silvia non delude mai!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 22 maggio 2018

"La lista delle cose che non dimenticherò mai" di Val Emmich

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La lista delle cose che non dimenticherò mai" di Val Emmich, edito Piemme (rilegato a 18,50€):
La piccola Joan ricorda tutto, ma proprio tutto. Non lo fa apposta. Ha un "disturbo della memoria autobiografica". Si ricorda qualunque giorno della sua vita… in ogni minimo dettaglio. Per esempio, quante volte sua madre ha pronunciato la frase «Non sbaglia un colpo» negli ultimi sei mesi (ventisette) o che cosa indossava quel giorno di sei anni fa in cui il nonno la portò a pescare (degli orrendi calzettoni). Ma Joan non vuole essere la bambina che ricorda tutto. Vuole essere la bambina che nessuno può dimenticare. E forse l'occasione per farsi ricordare arriva quando viene a stare a casa sua Gavin, un amico di gioventù del papà e come lui cantante e musicista. Joan lo conosce da sempre, e decide di farsi aiutare da lui nell'impresa che la renderà famosa: vincere il Concorso per nuovi cantautori indetto dalla sua scuola. Ma Gavin, purtroppo, non può aiutare nessuno: ha appena perso il suo compagno, Sydney, e con lui anche la gioia di vivere. Così, sarà Joan ad aiutare Gavin. A ricordare. I momenti che lui e Sydney hanno vissuto insieme, le piccole cose, ogni dettaglio che la bambina, negli anni, ha immagazzinato nella sua portentosa memoria. E, in cambio, forse, Gavin la aiuterà a scrivere la sua canzone… Un'amicizia sorprendente e salvifica, una bambina indimenticabile, una storia piena di commozione e calore: raccontato con dolcezza, umorismo e arguzia, l'acclamato debutto di Val Emmich, cantautore americano e attore noto per ruoli ricorrenti in serie tv come Ugly Betty e Vinyl, è capace di emozionare a ogni pagina, e regalare istanti di vera e propria magia.

Ho un debole per le storia che ruotano attorno a un bambino speciale, e che permettono al lettore di vedere il mondo attraverso i suoi occhi: sul blog ve ne ho raccontate tante, nel corso degli anni.
Stavolta tocca alla piccola Joan, e chissà se sarà riuscita a rubarmi il cuore....

Joan è una bambina come tante, se non fosse che la sua mente è in grado di immagazzinare e conservare ogni singolo ricordo.
Alla sua insegnante che afferma, guardando il cielo, «è un sacco di tempo che non piove», Joan replica con sicurezza che non è vero, ha piovuto il 20 giugno, che era un giovedì.
Joan ricorda TUTTO, e vive con grandissimo disagio la consapevolezza che non solo per gli altri non è così, ma che lei stessa verrà dimenticata.
In fondo, è stata dimenticata dalla nonna quando, ormai anziana, ha iniziato a perdere la memoria, e oggi suo padre si è dimenticato di andarla a prendere all'ora giusta.
Eppure c'è qualcosa che le persone sembrano non dimenticare mai, nemmeno a decenni di distanza: le loro canzoni preferite.
Per questo la bimba ha un sogno, quello di scrivere e cantare una canzone memorabile, destinata a rimanere per sempre, come quelle di John Lennon (da cui prende il suo secondo nome: il padre, fan sfegatato del cantautore britannico, l'ha chiamata Joan Lennon).
Ma come si scrive una canzone memorabile?
Un buon punto di partenza sembra quello di partecipare a un concorso per nuovi cantautori pubblicizzato sul giornale, che prevede lo streaming sul web della canzone vincitrice.
Joan è piccola, forse, ma è molto sveglia, e sa benissimo che per vincere il concorso «serve una canzone che faccia venir voglia di ballare o di piangere. Sono le due reazioni più forti che la musica può suscitare. Quando balla, la gente si scorda di tutto, e quando piange si ricorda», quindi deve solo decidere che tipo di canzone proporre... e comporre, ovviamente.
Ed è qui che entra in gioco il mio personaggio preferito del romanzo, Gavin.
Lo incontriamo nel momento più difficile della sua vita, appena un mese dopo la morte di Sydney, il grande amore della sua vita.
Si sente come se vivesse con un "amore fantasma", che continui a percepire anche se non è più presente, e il dolore è tale da spingerlo a dare letteralmente fuoco a tutto ciò che, attorno a lui, gli ricorda l'uomo che ha perso.
Dopo averlo visto al notiziario, sconvolto e davanti a un enorme falò di quello che sostanzialmente era l'intero contenuto di casa sua, la madre di Joan lo chiama, pregandolo di andare a stare da loro per un po'.
Ed ecco che, al'improvviso, Joan trova la risposta al suo problema: sarà Gavin ad aiutarla a comporre la sua canzone!

Val Emmich trasferisce su carta ogni sfumatura ed emozione dell'atto di composizione, regalando ai lettori quella che non è solo una splendida storia di amicizia e guarigione, ma anche un omaggio alla musica "che ti salva da tutto, anche da te stesso".
"La lista delle cose che non dimenticherò mai" è un romanzo delicato, intimo e allo stesso tempo universale, perché universali sono le paure che racconta, prima tra tutte quella di dimenticare (Gavin) ed essere dimenticati (Joan). Se l'uomo soffre al pensiero di perdere anche i ricordi del compagno, e trovarsi definitivamente senza di lui, Joan teme che proprio lei, la persona che ricorda tutto, finirà nell'oblio. Non ci è dato di sapere se questo accadrà, ma ciò che entrambi imparano - e noi con loro - è sicuramente quanto sia più importante vivere, piuttosto che ricordare, e che ciò che hai dimenticato non è perso, perché lo hai ugualmente vissuto.
O almeno, questo è uno dei messaggi che io stessa, durante la lettura, ho sentito arrivare con prepotenza al mio cuore, forse perché è una questione sulla quale ho avuto modo di interrogarmi a lungo: quando mia nonna ha iniziato a dimenticare, ha smesso progressivamente di essere "la mia nonna", ma questo non ha certo cancellato gli anni in cui lo è stata. Quelli non me li ha portati via nessuno.

Un esordio a cinque stelle, e un'edizione arricchita da tenerissimi disegni capaci di trasportare il lettore nel mondo di Joan: questo dovete proprio leggerlo.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 17 maggio 2018

"Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera li bros adi oggi è dedicata a "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman, edito Garzanti (rilegato a 17,90€):
Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.

Ho iniziato a leggere questo romanzo tre giorni dopo la sua uscita in lingua inglese, e per fortuna si avvicinava il fine settimana perchè mi sarebbe stato impossibile non mollare tutto e immergermi completamente nella lettura.
È difficile spiegare in cosa stia la sua magia, ma forse si può partire da qui: dalla semplicità.

Eleanor Oliphant è una donna semplice, almeno agli occhi di chiunque la incontri per strada o al lavoro: abiti banali, un lavoro privo di fantasia, il cruciverba in pausa pranzo, ad attenderla a casa solo una pianta da innaffiare e una cena non particolarmente entusiasmante.
A molti di noi - me per prima - una vita così starebbe stretta già dal giorno 4, ma Eleanor sa cosa voglia dire avere una vita travagliata,e nel suo bozzo di noia e routine in fondo ci si trova pure bene. Quasi da dire di essere felice.

Quasi, perchè nel profondo sa che la felicità, quella vera, è un'altra cosa.
La felicità ti fa volare, mentre Eleanor vive ben piantata a terra, mentre nel suo cuore e nella sua testa si agitano i fantasmi troppo a lungo sopiti di un passato doloroso, macchiato dalla paura e dalla perdita.
Non voglio svelarvi la storia di Eleanor ma quello che voglio dirvi è che Gail Honeyman ha scritto un romanzo davvero unico, con una protagonista indimenticabile.

L'autrice scozzese sicuramente non si aspettava che il suo sarebbe diventato l'esordio letterario più venduto di sempre in Inghilterra, o che la storia di Eleanor sarebbe stata pubblicata in 35 paesi nel mondo. Ma sono certa che, nel tratteggiarne il personaggio sulla carta, abbia sentito un brivido lungo la schiena, e capito di avere tra le mani una storia potente sulla guarigione e sulle nuove possibilità, sull'amore - perchè sì, nella vita di Eleanor irrompono l'amore e il desiderio, e danno un bel calcio nel sedere alla sua noiosa routine - e sull'importanza di dire che no, non si sta affatto bene.
Ma si vuole lavorarci su, e arrivare a stare non bene, benissimo.

Una prosa a tratti accattivante, a tratti struggente rende la lettura di "Eleanor Oliphant sta benissimo" un'esperienza coinvolgente, e non preoccupatevi se non sentirete i telefoni suonare o vi dimenticherete di cenare: è perfettamente normale.
Consigliatissimo!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 16 maggio 2018

"La regina del silenzio" di Paolo Rumiz

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
È arrivato il momento: inauguro il mio #BancarellaThon, la maratona di lettura e recensione dei sei titoli vincitori del Premio Selezione Bancarella!

Tre li avevo già letti, tre li ho recuperati in corsa, e sono pronta a partire con... "La regina del silenzio" di Paolo Rumiz, edito La nave di Teseo (rilegato a 16€):
Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri – Antrax, Uter e Saraton – terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto. Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.
Paolo Rumiz regala ai suoi lettori una storia senza tempo sulla forza dell’arte e del coraggio, sull’importanza di credere nel proprio talento, contro ogni forma di violenza.

Bello, bello, bello: ho recuperato questa lettura dopo l'assegnazione del Premio Selezione Bancarella, e ne sono stata conquistata sin dalle prime righe.
Paolo Rumiz torna alla favola, e al racconto ad alta voce, e in parte torna anche bambino insieme ai lettori nel raccontare del glorioso Vadim, del bardo Tahir e della coraggiosa giovane Mila, che si imbarca come una novella Argonauta per trovare chi (e ciò che) l'aiuterà a salvare la sua gente da un nemico forte e violento.

Un fortissimo richiamo alle leggende e favole nordiche, che adoro sin dall'infanzia e che ho amato ritrovare in questo volumetto compatto che ben si presta a essere portato con sè in viaggio, e una protagonista alla cui storia è impossibile non affezionarsi da subito: cullata durante la gestazione dalle canzoni di Tahir, cresce con una fortissima sensibilità ai suoni e alla musica, e proprio nella musica trova la sua arma per combattere l'oppressore che ha ridotto il suo popolo al silenzio.
E in fondo, l'intero racconto è intriso di musica: quella delle onde che frangono sulla barca di Mila, quella del vento che sussurra tra le fronde per accompagnare il canto di Vadim morente, quella della tamburitza di Tahir e del violino di Mila.

Nella sua prima opera d'invenzione, Paolo Rumiz sceglie comunque di portarci in viaggio, un viaggio intriso di magia e di mistero, che sa di favola e dello stupore dell'infanzia di fronte all'inaspettato. Quella capacità di provare stupore che, forse, crescendo rischiamo di perdere, e che invece dovremmo saper mantenere viva dentro di noi.

Consigliatissimo: mi ha stupita, ed è sicuramente un libro che rileggerò e (soprattutto) racconterò ai miei figli quando sarà il momento.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 15 maggio 2018

"La locanda dei ricordi d'estate" di Marissa Stapley

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La locanda dei ricordi d'estate" di Marissa Stapley, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 17,90€), in uscita il 22 Maggio:
Ci sono luoghi che hanno il potere di curare ogni ferita. Per Mae, quel luogo si chiama Alexandria Bay, la cittadina a nord di New York dove è cresciuta insieme ai nonni, che da sessant’anni mandano avanti con passione Summers’ Inn, la locanda sul fiume. Lì sono di casa le sue memorie più care: il primo amore, il calore della famiglia, i pochi ricordi della mamma – con quei suoi consigli su «cosa fare quando fuori piove», quasi perle di saggezza per affrontare le piccole delusioni della vita. Ed è proprio lì, quindi, che Mae si rifugia il giorno in cui scopre che il suo futuro marito è sparito nel nulla, lasciando in bancarotta lei e tutti gli amici che avevano investito nella loro società. Ma le cose non sono più come prima. O forse è Mae a vederle sotto una luce diversa, adulta. Alla locanda, la nonna sta perdendo la lucidità di un tempo; sembra vivere in un passato di cui ricorda nitidamente ogni dettaglio e dal quale emerge all’improvviso, senza filtri, una rivelazione sconvolgente. In città, intanto, un incontro fortuito con Gabe, il suo primo grande amore, costringe Mae ad affrontare una volta per tutte la verità sulla fine della loro storia. Davanti a lei ci sono i segreti di una vita intera: un labirinto oscuro che dovrà attraversare se vorrà ritrovare la felicità per sé e la sua famiglia. Perché, se è vero che la casa è dove ti porta il cuore, a volte quel cuore ha bisogno di amore, perdono e buona volontà per rimettere insieme tutti i pezzi perduti per strada.

Era il momento di raccontarvi il libro che mi ha fatto compagnia andando a Torino (e tornando a casa, ovviamente!), diretta al Salone del Libro.

Mae è una giovane donna che crede di avere, finalmente, tutto ciò che ha sempre sognato: un buon lavoro, un fidanzato (Peter) che le ha chiesto di sposarlo in ginocchio e sfoderando un diamante giallo circondato da brillanti, un abito da sposa appeso nell'armadio pronto per il gran giorno, una casa felice.
Invece, nel giro di poche ore, i suoi sogni vanno in frantumi, con la scoperta della vera identità di Peter e della rete di bugie in cui è caduta come una perfetta sprovveduta.
Cosa fare, se non buttare qualche abito in valigia, mettere il guinzaglio al cane e correre al riparo ad Alexandria Bay, nella locanda sul fiume degli adorati nonni?
Ad Alexandria Bay, in fondo, sono conservati i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza, dei genitori e di Gabe, grande amico prima e primo amore poi. Non c'è davvero posto migliore in cui nascondersi e leccarsi le ferite.

Se non fosse che i nonni, dopo una vita insieme, stanno affrontando non solo la perdita di memoria dovuta all'età e gli acciacchi dovuti all'età che avanza, ma anche le conseguenze di un segreto svelato per sbaglio, che rischia di distruggere il loro matrimonio: non sono certo nelle condizioni di fare da guida alla nipote, insomma.
E men che meno Gabe, ancora sofferente dopo un'infanzia e un'adolescenza rovinate dall'alcolismo paterno e pericolosamente vicino a cadere nella stessa trappola, può dare consigli a chicchessia su come gestire al meglio la propria vita.

A meno che la soluzione non sia proprio quella di ritrovarsi tutti in quella locanda dove tutto è iniziato, e ritrovare così anche se stessi...
Marissa Stapley ha regalato ai suoi lettori 300 pagine sulle seconde occasioni, e sull'importanza di affrontare il proprio passato per poter abbracciare le sfide del futuro.
Mae e Gabe, per ritrovarsi, devono infatti fare i conti con le loro insicurezze e paure, che li hanno portati a rifugiarsi in relazioni con persone sbagliate, e prendere atto degli errori non solo loro, ma anche dei loro genitori: solo accettando di non poter cambiare la sua infanzia, e quanto di doloroso ha vissuto nel rapporto con un padre alcolista e violento, Gabe può scegliere di diventare un uomo migliore, e solo concedendosi la possibilità di donare ancora una volta il suo cuore a Gabe nonostante le delusioni passate Mae potrà trovare la pace.
Io vi avviso, leggere i paragrafi sull'infanzia di Gabe e Mae vi farà stringere il cuore - assicuratevi di avere un orsetto accanto, o un gatto da coccolare.

Una nota sull'ambientazione, che ha un ruolo molto importante e che vede il fiume diventare un vero e proprio personaggio: non solo riflette ogni mutamento di stato d'animo di Mae e Gabe, ma sembra provare emozioni proprie, e manifestarle attraverso correnti e mutamenti cromatici.
Spero sia qualcosa che noterete anche voi, durante la lettura!

E' un romanzo che si legge tutto d'un fiato, e che mi ha ricordato molto le atmosfere di alcuni lavori di Nicholas Sparks: è sicuramente la lettura giusta per i primi pomeriggi di sole, stesi su un prato dopo un piacevole picnic, o per un pigro fine settimana tra tazze di tisana e dolcetti.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 10 maggio 2018

"La locanda dei ricordi d'estate" di Marissa Stapley presto in Italia!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Quando l'editore tedesco di Jojo Moyes lo ha portato in libreria è stato un successo, e presto "La locanda dei ricordi d'estate" di Marissa Stapley arriverà anche sui nostri scaffali!
In uscita il 22 Maggio per Sperling & Kupfer (rilegato a 17,90€), il debutto di quest'autrice e giornalista canadese è pronto a farci innamorare:
Ci sono luoghi che hanno il potere di curare ogni ferita. Per Mae, quel luogo si chiama Alexandria Bay, la cittadina a nord di New York dove è cresciuta insieme ai nonni, che da sessant’anni mandano avanti con passione Summers’ Inn, la locanda sul fiume. Lì sono di casa le sue memorie più care: il primo amore, il calore della famiglia, i pochi ricordi della mamma – con quei suoi consigli su «cosa fare quando fuori piove», quasi perle di saggezza per affrontare le piccole delusioni della vita. Ed è proprio lì, quindi, che Mae si rifugia il giorno in cui scopre che il suo futuro marito è sparito nel nulla, lasciando in bancarotta lei e tutti gli amici che avevano investito nella loro società. Ma le cose non sono più come prima. O forse è Mae a vederle sotto una luce diversa, adulta. Alla locanda, la nonna sta perdendo la lucidità di un tempo; sembra vivere in un passato di cui ricorda nitidamente ogni dettaglio e dal quale emerge all’improvviso, senza filtri, una rivelazione sconvolgente. In città, intanto, un incontro fortuito con Gabe, il suo primo grande amore, costringe Mae ad affrontare una volta per tutte la verità sulla fine della loro storia. Davanti a lei ci sono i segreti di una vita intera: un labirinto oscuro che dovrà attraversare se vorrà ritrovare la felicità per sé e la sua famiglia. Perché, se è vero che la casa è dove ti porta il cuore, a volte quel cuore ha bisogno di amore, perdono e buona volontà per rimettere insieme tutti i pezzi perduti per strada.

Pam Jenoff (di cui i lettori hanno già avuto modo di apprezzare i romanzi grazie ad HarperCollins e Newton Compton) lo ha definito "un irresistibile tributo al primo amore, alle seconde chance e all'eredità incancellabile del passato", e io non vedo l'ora di immergermi nella lettura.
Certo, sarebbe fantastico poterlo fare in una vecchia locanda sul fiume, ma sarà bello anche leggerlo in metropolitana andando in ufficio ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 9 maggio 2018

Intervista a Laetitia Colombani su "La treccia", l'emancipazione femminile e l'amore per Marguerite Duras

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Torno a parlarvi di quello che ho definito - e continuo a definire - uno dei migliori libri letti in questo 2018, "La treccia" di Laetitia Colombani, arrivato in libreria a inizio Maggio grazie a Nord (brossurato a 16,90€):
A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d'intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montreal che ha sacrificato affetti e sogni sull'altare della carriera. Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l'azienda di famiglia è sull'orlo del fallimento e tentare l'impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola «cancro». Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s'incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s'intrecceranno e ognuna trarrà forza dall'altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.

Abbiamo avuto l'opportunità di incontrare l'autrice da Clotilde Bistrot, e scoprire insieme a lei come siano nati "La treccia" e le sue protagoniste... e molto altro!
Ecco cosa ci siamo raccontati!

Il tuo romanzo ci porta in India, in Italia e in Canada: come hai scelto i luoghi, e come sono nate le donne al centro di ognuno di essi?
Il primo paese che ho scelto è stata l'India, perchè avevo visto un documentario sulla condizione degli intoccabili e mi aveva colpita moltissimo: volevo che uno dei miei personaggi fosse indiano e legato alla cultura dei capelli.
Proprio seguendo i capelli sono arrivata a Palermo, e alla tradizione della cascatura.
Infine, mi serviva un paese che rappresentasse la società occidentale: inizialmente avevo pensato di "giocare in casa" e scegliere Parigi, ma la Francia e l'Italia erano troppo vicine.
La scelta è ricaduta sul Canada.
E in fondo anche India e Italia si somigliano, nel loro attaccamento profondo alle tradizioni.
Sicuramente sì!
Ho dovuto documentarmi moltissimo, sia sulla condizione delle donne in India, sia sulle tradizioni siciliane - per queste ultime sono stata fortunata, perchè ho degli amici a Palermo e ho potuto chiedere molte informazioni. L'aneddoto della nonna di Giulia, il cui promesso sposo il giorno del matrimonio non era stato esentato dal lavoro nel frutteto, è per esempio una storia che mi è stato raccontata da un amico.

Per ognuna delle tue protagoniste, i capelli acquistano un ruolo importante: sono lo strumento grazie al quale si avvicinano alla libertà, e a un futuro in cui esserlo di più.
Volevo proprio ottenere questo, che attraverso i capelli arrivassero all'emancipazione.
I capelli sono uno dei simboli della femminilità per eccellenza, e nel mio romanzo sono anche simbolo di forza, soprattutto per Sarah, che grazie a una parrucca ritrova la voglia di lottare contro il cancro.
E il tuo rapporto personale con i capelli, com'è? Per ogni donna è diverso!
Non ne sono ossessionata, anzi: li ho portati lunghissimi per 25 anni, per poi tagliarli molto corti.
Nel momento in cui una mia cara amica si è ammalata e li ha persi, però, ho capito cosa volesse dire perderli, e il dolore che ne conseguisse.
L'ho accompagnata a comprare una parrucca, e quando ho realizzato che era di capelli veri, non sintetici, ho iniziato a chiedermi chi li avesse donati, quale fosse la loro storia.
Sicuramente mi ha ispirata!
Giulia trova il coraggio di dare una svolta alla sua vita anche grazie al'incontro con Kamal, giovane uomo sikh che, seguendo i dettami della sua fede, non si taglia i capelli.
Una scelta curiosa.
La storia di Giulia è stata quella più difficile da scrivere: l'ho riscritta quattro volte, in effetti.
Solo quando ho trovato Kamal, anche Giulia ha avuto una sua dimensione.
Volevo che si innamorasse di uno straniero, ma inizialmente avevo pensato a un ragazzo albanese: mancava però un legame con i capelli, e non ero convinta.
Con Kamal ho avuto non solo quel legame, ma persino un ponte con l'India, e con la storia di Smita.

Quanto, della tua esperienza nel mondo del cinema, è finito nella struttura e nello sviluppo del romanzo?
Molto se penso ai personaggi e alla suddivisione in capitoli così strutturati.
Ho avuto la possibilità di fare uno stage con un regista di serie TV americano molto quotato, e da lui ho imparato come chiudere ogni capitolo in tensione, e come mantenere un ritmo incalzante, senza tempi morti.
Preferisco però la scrittura in prosa alla sceneggiatura, perchè ho più libertà: tutti i vincoli legati a budget, logistica, esigenze di casting o di marketing, non ci sono!
Adesso non si può non chiedertelo: quali serie TV guardi?
Ne cito tre: Big Little Lies, The Killing e The Good Wife. A quest'ultima mi sono ispirata nel costruire la storia di Sarah, e del suo mondo di avvocati, scalate al successo, tensioni interne allo studio legale.

E i libri? Quali sono le tue letture del cuore?
"L'amante" di Marguerite Duras. Adoro ogni lavoro di Marguerite Duras, che per me è quasi più una musicista che una romanziera, pensando a come gioca con le parole e con il loro suono-
Dalla sua storia più famosa, sull'amore inaspettato che nasce tra due persone diverse in tutto, a cominciare dal colore della loro pelle, ho sicuramente preso ispirazione nel moneto in cui ho raccontato la storia di Giulia e Kamal, seppur con le dovute differenze.
Che dire?
Tantissimi spunti interessanti, e un'autrice di cui aspetto già il prossimo lavoro!
Consigliatissimo il romanzo, del quale ci avevo già proposto la mia recensione in anteprima che potete leggere qui, se siete curiosi: è anche un bellissimo regalo da fare alla vostra mamma per la sua festa: cosa c'è di meglio della storia di tre donne forti, per quella che per voi è la donna più forte di tutte?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3