A un anno di distanza da Addicted, Paolo Roversi regala ai lettori un nuovo thriller travolgente: Psychokiller (SEM) è in libreria, e abbiamo incontrato l'autore per scoprire qualcosa di più sulla genesi dell'opera e i suoi protagonisti.
Il tuo Psychokiller si racconta in prima persona. Raccontaci qualcosa di più sulla scrittura di questa parte del romanzo!
Non ho avuto nessuna difficoltà, forse dovrei preoccuparmi! Si dice che gli scrittori scrivano per risparmiare i soldi della psicanalisi, forse è vero!
Scherzi a parte, il piacere che c’è nella scrittura di un thriller o di un noir è proprio nello scrivere del personaggio oscuro, del cattivo, dell’uomo nero. Sono figure che ci attraggono, e che anzi, più sono cattivi e più ci piacciono. Uno dei personaggi più amati del genere è Hannibal Lecter, ed era uno che quando voleva cenare con te intendeva proprio “con te”.
Sono i bassi istinti, quelli meno condizionati e tollerati, ad affascinarci di più.
Partendo dai bassi istinti, arriviamo all’estremo opposto, quello delle regole.
Nel tuo romanzo hanno un ruolo chiave. Abbiamo le regole che il tuo protagonista si dà per convincere se stesso e il prossimo di stare meglio di quanto in realtà non stia, per esempio. Abbiamo le regole che il tuo psychokiller, molto metodico, segue pedissequamente nella sua follia.
Quanto peso hanno avuto le regole e gli schemi durante la costruzione del romanzo?
Avevo un protagonista alcolista, la cui vita è scandita dai fantomatici dodici passi e dalle regole che lui stesso inventa per aggirare questo schema, per lui insopportabile. Sono regole create apposta per infrangerne altre. La stessa profiler non è molto brava nel rispetto di regole e procedure.
E che ruolo hanno le regole nella tua vita di scrittore?
Le regole hanno un ruolo fondamentale. Quelle che ti imponi per scrivere (tempi, momento, stesura di scalette e sinossi) sono essenziali. Nella scrittura di un thriller è tutto dosato, bisogna stare attenti al ritmo, alla lunghezza dei capitoli. C’è una serie di regole che rispetti, che non sono limitanti ma anzi, costituiscono una sfida.
Parliamo della profiler, la tua protagonista femminile: Gaia Virgili non è una che rispetta facilmente le regole, ma allo stesso tempo si costringe in abiti molto castigati che non danno spazio alla sua femminilità, e si limita in quella che è una parte essenziale di lei.
Come nasce questo personaggio?
Nasce dalla mia passione per Criminal Minds, essenzialmente. Mi piaceva l’idea di una persona che, quando la incontriamo, è ancora agli inizi, e che vediamo vivere poco dopo il suo momento di massimo fulgore. È pienamente protagonista insieme a Ruiz e allo psychokiller.
È anche una donna orgogliosa di come preparar le tagliatelle, da brava emiliana!
Ho una curiosità: nelle ultime pagine del romanzo ci racconti cosa contenga la valigetta di Ruiz. Visto che un autore mette sempre qualcosa di sè in ciò che scrive, nella tua ipotetica valigetta cosa troveremmo?
Nella mia valigetta credo ci sia solo un passaporto, ed ecco, se dovessi aggiungere qualcosa forse un computer per poter scrivere. Se posso viaggiare e scrivere, non mi serve altro.
Ti senti più a tuo agio nella serialità o nel dedicarti a romanzo auto-conclusivi?
È una cosa completamente diversa: scrivere thriller adrenalinici, densi di colpi di scena, è differente da quanto mi dedico invece a un protagonista seriale. Quando sono con Radeschi è un po’ come tornare a casa, sia per me che per i lettori, mentre nel caso di Addicted e di Psychokiller ogni volta è una novità e una sfida. Con un nuovo romanzo ci sono quelle 30/40 pagine che servono per entrare in sintonia, e spesso non succede. Io per primo, da lettore, se non scatta qualcosa entro le prime 50 pagine, perdo entusiasmo.
Psychokiller di Paolo Roversi (SEM) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.
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martedì 28 gennaio 2020
Psychokiller: Paolo Roversi ci racconta il suo nuovo thriller
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giovedì 5 settembre 2019
Presenza oscura: intervista a Wulf Dorn
«Il mio nome è Nikka. Mi hanno uccisa. Ma questo è solo l'inizio.»
Wulf Dorn torna in libreria con Presenza oscura (Corbaccio), che presenterà in anteprima alla 20° edizione di Pordenonelegge domenica 22 settembre alle 15 (Spazio Bcc), in dialogo con Luca Crovi.
La storia di Nikka, che a sedici anni si risveglia dal coma in ospedale e fatica a ricordare cosa le sia successo. Era a una festa, questo lo ricorda, insieme alla sua amica Zoe.
Ma poi? Poi, improvvisamente un blackout.
Nikka ha provato l’esperienza della morte: per ventuno terribili minuti il suo cuore ha cessato di battere, ma il suo cervello ha continuato a funzionare. E Nikka ricorda un tunnel buio in cui si intravedeva una luce e ricorda che anche Zoe era con lei. E quindi rimane scioccata alla notizia che Zoe è scomparsa proprio durante la festa e che da allora manca da casa. Che sia stata uccisa?
Nikka è convinta di no e appena riesce incomincia a cercarla...
Ma fin dove sarà disposta a spingersi per salvare la sua migliore amica?
Abbiamo incontrato l'autore a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato!
Partiamo dal titolo Presenza Oscura. Nonostante in letteratura e nell'arte l’oscurità sia sempre contrapposta alla luce, nel tuo romanzo c’è come un rovesciamento tra luce ed oscurità. Nella nostra concezione la luce è il bene, e l’oscurità il male: in questo caso la luce è la fine del percorso, e restare aggrappati all’oscurità vuol dire in realtà riuscire a tornare alla vita. Volevo sapere se questo rovesciamento di luce ed ombra è stata una dinamica su cui pensavi di lavorare visto che nei tuoi romanzi l’oscurità è sempre presente.
Ho pensato parecchio ad un titolo per questo libro: il mio titolo iniziale era 21. Gioco volentieri con i numeri, e il 21 in questo libro ha vari significati: sono ventuno sia i minuti di morte di Nikka, sia i celebri grammi dell'anima. Il titolo italiano mi piace moltissimo, ed è vero che c’è questo gioco tra luce ed ombra nel mio romanzo. Penso che noi tutti abbiamo in testa delle immagini fisse: la luce è sempre la cosa buona, e l'ombra quella cattiva. Questa storia gioca anche con la realtà, con quello che potremmo definire la fantasia, quello che ho imparato nei miei tanti anni di lavoro in ambito psichiatrico. Ho imparato che la nostra percezione di quello che è reale e normale rispetto a ciò che non è reale ed è falso, vede queste due realtà separate da una linea sottilissima. Proprio perché questo confine è cosi sottile non possiamo sempre distinguere bene le due cose. Può anche significare che la luce non è una cosa buona, e che ciò che è buio non è sempre una cosa cattiva. E proprio perché questo libro ruota intorno alle percezioni, è interessante vedere come queste cose possono cambiare posizione, e possono anche non essere sempre neutre.
Parlaci di Nikka, e di come è nato il suo personaggio.
Volevo scrivere una storia sulla morte e sul morire, e come in tutti i miei romanzi cercavo un protagonista che, a priori, c'entrasse il meno possibile con la storia: questo avrebbe creato dei conflitti, e sono i conflitti a portare avanti la storia. Ed è per questa stessa ragione che ho scelto una persona molto giovane: una persona giovane certamente non pensa già alla morte, ma pensa al futuro, a quello che ha da proporle, a ciò che vuole diventare.
Strappare una persona così alla propria vita crea questo conflitto, e questo dà il via a tutta la storia.
Ecco perché era importante che scegliessi una persona così giovane per questa storia: perché una persona giovane sperimenta una serie di cose per la prima volta, mentre noi adulti abbiamo già un certo bagaglio di esperienza, e sappiamo già cosa può essere pericoloso grazie all'esperienza acquisita, oltre a sapere come regolarci in certi momenti di difficoltà.
Cosa puoi dirci di Sascha? Ti sei ispirato a qualcuno per il suo personaggio?
Anche Sascha ha avuto un concepimento piuttosto lungo. Doveva essere un personaggio che si combinasse bene con Nikka. Nikka ha una personalità molto forte, mentre Sascha è un giovanotto molto sensibile, ma che d'altra parte non doveva essere un fifone. La sua forza è nascosta sotto vari strati di timidezza: è un ragazzo esile e magrolino, ma nonostante questo è lui a riuscire a rianimare Nikka per 21 minuti, tenendola in vita.
Quando ho iniziato a riflettere su come mettere insieme questi due personaggi, mi sono chiesto ma come fa uno come Sascha a trovarsi lì, ad una festa, nel momento in cui succede quel che succede a Nikka? Visto che nei miei libri la musica ha sempre un ruolo importante per me, lavoro spesso tanto volentieri con citazioni di canzoni, ed è per questo che mi è venuto in mente che Sascha avrebbe potuto essere un D.J, e mi è sembrata un 'ottima idea!
Puoi parlarci del rapporto con la morte? La morte, in Presenza Oscura non è nulla di angosciante. È come se fosse un invito a vedere la morte come parte della vita.
Se Presenza Oscura spingerà i lettori a riflettere sulla loro esistenza, allora questo libro avrà già raggiunto un obbiettivo importante. Credo che finché viviamo - e le cose vanno bene - tendiamo a dare per scontato tante cose, e passare oltre ad un sacco di piccolezze della nostra esistenza.
Ma quando riusciamo a vedere davvero la nostra vita, e a capire che tutto ha una fine, riusciamo ad essere più attenti e ad essere grati di quello che abbiamo. Forse anche essere più felici.
Quello che alcuni definirebbero un memento mori, in realtà vuole spingerci ad apprezzare di più quel che abbiamo. Se riuscissimo a vivere la nostra esistenza in armonia con noi stessi, credo che non sarebbe necessario aver paura della morte.
Cosa puoi dirci dei tuoi prossimi lavori?
Due settimane fa ho cominciato a scrivere il mio nuovo romanzo.
Ma devo fare una premessa, ovvero che il prossimo anno sarà un anno speciale: sarà il decimo anniversario de La psichiatra in Italia, ed è il libro per il quale ricevo così tanta posta dai miei lettori.
Molti mi chiedono se un giorno ci sarà un seguito, ed è a questo che sto lavorando.
Non posso garantire che sarà pronto il prossimo anno, ma spero che sarà il prossimo romanzo di cui parlaremo!
Presenza oscura di Wolf Dorn (Corbaccio) è in libreria, al prezzo di copertina di 19,50€.
mercoledì 26 giugno 2019
"Cari Mora" di Thomas Harris
Scrivere un romanzo di successo e creare un personaggio indimenticabile è il sogno di ogni autore.
Sogno che, per Thomas Harris, è diventato realtà quando nel 1988 pubblicò Il silenzio degli innocenti e Hannibal Lecter diventò uno dei personaggi letterari più famosi al mondo.
Aprire Cari Mora, ultimo lavoro di Thomas Harris (Mondadori) e aspettarsi un nuovo Il silenzio degli innocenti sarebbe controproducente e condurrebbe a una certa delusione.
Ma la storia di Cari, venticinquenne colombiana sfuggita alla vita da bambina-soldato e reinventatasi custode di una villa che nessuno sembra disposto a sorvegliare, è avvincente e capace di regalare ai lettori un pomeriggio di appassionante lettura.
Fulcro della storia è un bottino degno delle migliori scorribande piratesche: venticinque milioni di dollari in lingotti d'oro, appartenuti a Pablo Escobar e nascosti... esatto, in quella stessa villa che Cari ha accettato di sorvegliare.
Una ricchezza simile fa gola a molti, e in prima linea si trova Hans-Peter Schneider, personaggio che, almeno in alcune pagine, allevia il senso di nostalgia ricordando Lecter almeno nelle sue accezioni più perverse.
Cari Mora è un thriller più che discreto, caratterizzato dal ricorso frequente alla scena scioccante per tenere il lettore sulle spine, dai dialoghi impeccabili, con due protagonisti che rubano completamente la scena al resto dei personaggi che restano a languire sullo sfondo: difficile ricordarne nomi o tratti a fine lettura, ma Cari e Hans-Peter resteranno con voi a lungo.
Questo èil loro romanzo, e solo loro.
Se si riesce a lasciare da parte Hannibal Lecter, è una lettura che si divora in poche ore, e che merita di concorrere al titolo di thriller dell'estate 2019.
Un romanzo che ricorda fin dove l'uomo è disposto a spingersi per soddisfare i propri desideri, nel bene ma soprattutto nel male, e che resta profondamente ancorato all'attualità laddove la storia di Cari offre lo spunto per condividere con il lettore la realtà più oscura del'immigrazione in America, tema più che caldo in America (e anche in Italia).
Cari Mora di Thomas Harris (Mondadori) è in libreria, al prezzo di copertina di 18,50€.
Sogno che, per Thomas Harris, è diventato realtà quando nel 1988 pubblicò Il silenzio degli innocenti e Hannibal Lecter diventò uno dei personaggi letterari più famosi al mondo.
Aprire Cari Mora, ultimo lavoro di Thomas Harris (Mondadori) e aspettarsi un nuovo Il silenzio degli innocenti sarebbe controproducente e condurrebbe a una certa delusione.
Ma la storia di Cari, venticinquenne colombiana sfuggita alla vita da bambina-soldato e reinventatasi custode di una villa che nessuno sembra disposto a sorvegliare, è avvincente e capace di regalare ai lettori un pomeriggio di appassionante lettura.
Fulcro della storia è un bottino degno delle migliori scorribande piratesche: venticinque milioni di dollari in lingotti d'oro, appartenuti a Pablo Escobar e nascosti... esatto, in quella stessa villa che Cari ha accettato di sorvegliare.
Una ricchezza simile fa gola a molti, e in prima linea si trova Hans-Peter Schneider, personaggio che, almeno in alcune pagine, allevia il senso di nostalgia ricordando Lecter almeno nelle sue accezioni più perverse.
Cari Mora è un thriller più che discreto, caratterizzato dal ricorso frequente alla scena scioccante per tenere il lettore sulle spine, dai dialoghi impeccabili, con due protagonisti che rubano completamente la scena al resto dei personaggi che restano a languire sullo sfondo: difficile ricordarne nomi o tratti a fine lettura, ma Cari e Hans-Peter resteranno con voi a lungo.
Questo èil loro romanzo, e solo loro.
Se si riesce a lasciare da parte Hannibal Lecter, è una lettura che si divora in poche ore, e che merita di concorrere al titolo di thriller dell'estate 2019.
Un romanzo che ricorda fin dove l'uomo è disposto a spingersi per soddisfare i propri desideri, nel bene ma soprattutto nel male, e che resta profondamente ancorato all'attualità laddove la storia di Cari offre lo spunto per condividere con il lettore la realtà più oscura del'immigrazione in America, tema più che caldo in America (e anche in Italia).
Cari Mora di Thomas Harris (Mondadori) è in libreria, al prezzo di copertina di 18,50€.
lunedì 22 ottobre 2018
Intervista a Valerio Varesi su "La paura nell'anima", il commissario Soneri e le infinite sfumature della paura
La paura nell'anima è sugli scaffali da una settimana, e il suo protagonista è uno dei più riusciti di Valerio Varesi: l'ultima indagine del commissario Soneri (Frassinelli) prende spunto da un reale fatto di cronaca, ed è proprio da qui che iniziamo la nostra chiacchierata con l'autore da Open, a Milano.
Ritroviamo il commissario Soneri e lo seguiamo mentre porta avanti una nuova indagine, ma stavolta lo spunto arriva dalla cronaca.
Mi colpiscono i fatti di cronaca che hanno al loro interno la possibilità di essere sviluppati e raccontare l'oggi, che è poi lo scopo che io perseguo col giallo. Per me è importante, ed è una legge inderogabile del giallo, arrivare a identificare l'assassino, ma quello che m'importa di più è capire perché è successo, quindi attraverso un'indagine riuscire a capire l'attualità. Quello che leggiamo sui giornali e non riusciamo a sviluppare del tutto perché siamo tenuti all'onere della prova.
Igor ci racconta la paura, una paura che non è riconducibile ad una cosa precisa, ma proprio perché invisibile fa ancora più paura: una presenza che aleggia, ma non c'è.
Rappresenta più in generale le nostre paure di quest'epoca, con uno sguardo alla politica e a chi usa la paura per avere consenso.
Indagine dopo indagine, il personaggio del commissario Soneri si sviluppa sempre di più, cresce nella sua caratterizzazione.
Ho scelto un personaggio che si racconta, che invecchia, che ha dei problemi, che in qualche modo attraversa la vita e quindi muta nel tempo. Mi piaceva che ogni episodio rivelasse qualcosa di lui, non solo per una ragione di interesse del lettore. Anzi, può capitare che il lettore preferisca un personaggio immutabile, come Maigret. Mi piaceva l'idea che Soneri si raccontasse, perchè tutti noi cambiamo: andiamo a letto la sera e ci svegliamo al mattino dopo un po' differenti, come se morissimo e rinascessimo. Questo lo rende più umano e più vicino a noi.
Pensando agli anni di scrittura, quanto c'è di Valerio Varesi nel commissario Soneri?
Tanto, anche se la sua vita non è proprio sovrapponibile alla mia.
Dal punto di vista della visione della realtà coincidiamo.
Guardo la realtà attraverso Soneri perché credo nella letteratura impegnata, nella quale l'autore deve rivelare ciò che pensa. Quando leggo un libro pretendo personaggi credibili e che rimangano vivi nella mente e una trama possibilimente significativa, ma soprattutotto mi piace trovare un autore che mi dica quello che pensa e mi restituisca una visione del mondo. Magari posso anche non essere d'accordo, ma esigo che lui lo faccia. La letteratura è un distillato di vita: dobbiamo raccontare quello che vediamo. Poi è evidente come le vicende sentimentali di Soneri o certi suoi gusti non siano i miei. In fondo, anche il personaggio televisivo era molto diverso: Luca Barbareschi è un bellone rispetto a Soneri, così come Angela non è una superdonna come la Stefanenko.
Leggendo il romanzo, la mia percezione è che non faccia paura tanto il serial killer, che in fondo è l'elemento concreto di cui tutti dobbiamo avere paura, quanto il fatto che la sua presenza vada a interferire nella vita di tutti i giorni: le abitudini stesse diventano pericolose, mentre non c'è nulla di più rassicurante della routine. Mi sembra che tu abbia lavorato tantissimo sulla paura delle piccole cose e mi è piaciuta l'introduzione del tema dei social network, di solito visti come parte ludica della nostra vita e qui usati invece come presa in giro malefica, andando ad alimentare la paura.
Cosa pensi di questa influenza dei social e quanto è facile farli diventare strumento di paura?
Nella realtà, in qualche caso i social network sono stati alleati degli inquirenti rivelando, ad esempio nascondigli dei mafiosi. Qui servono a Igor, che sa come sfruttarli, per beffare il prossimo, per dire «sono qui, ma non riuscite a prendermi, ci sono e non ci sono».
L'uso dei social network rende ancora più impalpabile la minaccia che Igor rappresenta: spaventa sia perché ha ucciso delle persone, sia perché scatena le paure latenti che tutti portano dentro.
Nella realtà, lo stravolgimento delle abitudini per paura è esattamente ciò che è accaduto in quella parte della pianura padana tra Bologna e Ferrara: la vita è effettivamente cambiata. La gente ha smesso di uscire la sera e messo le inferriate alle finestre, i fari potenti, i cani doberman nei giardini. Si è messa a guardare con sospetto i vicini se compravano più cibo pensando che nascondessero qualcuno in casa. Igor nel romanzo corrode la vita sociale e i rapporti tra le persone, facendo da detonatore a paure esistenziali.
Il nostro è un mondo senza punti di riferimento, senza speranza nel futuro, con la paura di vivere. Non c'è un percorso collettivo, non c'è un collettore di idee e ci sentiamo sempre più isolati.
Tutto questo si innesta nella paura prodotta da Igor come un mozzicone che incendia un bosco.
A me è piaciuta molto l'ambientazione nel piccolo paese, in una piccola comunità montana chiusa in cui la presenza di Igor scatena vecchi rancori. Mi ha fatto pensare alla storia di Cogne, in cui si accusavano tra vicini di casa della morte del bambino. La comunità chiusa moltiplica le paure della gente rispetto alla grande città?
No, io credo sia più o meno la stessa cosa: anche in città tu vivi l'angoscia del vicino, dell'abitare magari in un grande palazzo di cui non conosci tutti i condimini.
Ho inventato il paese del romanzo per non condannare un luogo preciso, ma è vero che in un luogo chiuso le voci corrono più velocemente e alimentano le suggestioni collettive, molto più che in una città. L'elemento montano conta, perché nei miei romanzi voglio che l'ambiente sia uno dei protagonisti: questo mondo montano riscopre un'arcaicità che, forse, giudichiamo paradossale al tempo della razionalità tecnologica, ma che ritorna proprio in virtù del fallimento della razionalità e del controllo. Questa arcaicità si esprime attraverso le figure mitiche di cui si parla nel romanzo, a cui gli abitanti di quei luoghi attribuivano in passato tutti i fatti inspiegabili. La natura stessa a un certo punto diventa un elemento pauroso, perché ti fa sentire piccolo di fronte alla grandezza delle montagne.
Nella vicenda a un certo punto prevale la vergogna di ciò che accade, rispetto al dolore per il fatto stesso. È così anche nella vita?
Sì, molto spesso è così. Viviamo nell'epoca dell'immagine e la vergogna corrompe la tua immagine, ti distrugge dal punto di vista sociale. L'elemento della meschinità si trova anche in altre epoche. Pensate a Céline nel suo Viaggio al termine della notte, che da medico entra nelle case della piccola borghesia dei sobborghi parigini, dove trova famiglie disposte a lasciar morire dissanguata una ragazza dopo un aborto clandestino pur di non portarla in ospedale e denunciare così quanto accaduto. La vergogna prevale a discapito della vita, e in questo forse la comunità ristretta si rivela diversa dalla grande città.
Hai passato tanto tempo in compagnia di Soneri: gli hai dato tanto, ma sicuramente lui ha anche dato tanto a te. Dopo tante indagini diverse, pensi che esista un tipo di caso che potrebbe metterlo veramente in difficoltà?
Se volessimo veramente raccontare fino in fondo la realtà che ci circonda, a un certo punto dovremmo raccontare di un investigatore che fallisce, perché la metà dei delitti in Italia non viene risolta. È abbastanza strano che tutti i gialli finiscano con la cattura del colpevole.
Bisognerebbe costruire un giallo dove alla fine l'assassino svanisce, come ne "La Promessa" di Dürrematt, anche se si trattava di un investigatore sui generis.
Quest'idea mi stuzzica da molto tempo, ma probabilmente andrei in contrasto con tutto lo schema narrativo classico del giallo, e i lettori resterebbero sconcertati.
Del resto la società cambia in fretta, e con lei cambiano le città: nel romanzo precedente (Il commissario Soneri e la legge del Corano, ndr) racconto una parte di Parma in cui Soneri non si riconosce più. Spesso non riusciamo a stare al passo con i cambiamenti dei luoghi. Forse questo potrebbe mettere in crisi Soneri, più ancora dello sviluppo tecnologico che lui segue a fatica.
Oppure, come suggerivo all'inizio, trovare un assassino che gli sfugge, come capita a volte con certe indagini giornalistiche ma anche giudiziarie. Ho conosciuto molti commissari di polizia che nonostante conoscessero i colpevoli di certi delitti non avevano prove sufficienti a incastrarli.
La narrativa, e il romanziere, non ha l'onere della prova e può raccontare come sono andate le cose.
Parlando di lettori, come sono oggi?
Disorientati dalla grande produzione libraria. Io stesso quando entro in una libreria e vedo un bancone sterminato, non so cosa scegliere a meno di non averne già un'idea precisa.
Non c'è più una società letteraria che faccia da filtro, che indirizza un po' il lettore.
Puoi avere fiducia in un marchio editoriale, forse, ma anche questo non è semrpe una garanzia.
Alcuni editori fanno ancora il loro mestiere, altri inseguono solo il business.
Molti lettori finiscono per comprare i libri imposti dalla pubblicità, con risultati pericolosi: se uno compra il vincitore del Premio Strega che quell'anno è scadente, tende a pensare che gli altri concorrenti siano anche peggio e a non dare loro una possibilità.
E il commissario Soneri, col suo carattere introspettivo, cosa leggerebbe?
Di sicuro i classici. Non certo i gialli, che per uno del mestiere potrebbero risultare insopportabili.
I commissari spesso pensano di essere gli unici depositari dell'argomento: ce ne sono molti che scrivono romanzi, ma spesso dimenticano che seguire alla lettera la realtà delle procedure può rendere un romanzo noiosissimo.
Non hai mai l'impressione che quello che voi scrittori mettete nei libri sia del tutto inutile?
Tu già nel 2016 nel tuo Il commissario Soneri e la legge del Corano mettevi in guardia contro l'immigrazione incontrollata e il rischio della fine di certi equilibri che sono effettivamente saltati. Tanti romanzi oltre ai tuoi hanno anticipato la realtà (pensiamo a Gomorra, tra i più celebri) ma la mia impressione è che anche chi legge queste cose nei librimalla fine le rimuova.
Credo che chi fa lo scrittore abbia anche un'antenna in più, che gli permette di anticipare qualcosa. Pensate a Pasolini, che in tempi remoti aveva anticipato come saremmo finiti molto più tardi.
Ma se io, scrittore, penso e prevedo tutto ciò, perché la classe politica non lo fa, e se glielo dici non ascolta? È chiaro che la diffusione limitata dei libri nel nostro paese non ha la forza di cambiare le opinioni, ma questo dimostra anche che non c'è più una connessione tra mondo intellettuale e mondo politico. Oppure dimostra che la classe politica fa finta che questi problemi non esistano e prosegue ciecamente presentando sempre le stesse ricette.
Preoccuparsi dell'immigrazione non significa essere xenofobi, e ignorare certi segnali è sconsiderato. La sinistra italiana continua a essere troppo massimalista su questo punto.
Il problema del resto è ormai di tutti, anche di paesi come Francia e Germania che erano decisamente più attrezzati di noi per affrontarlo. Quando saltano le regole di convivenza e scoppia la guerra del "tutti contro tutti", come diceva Hobbes, è inevitabile che alla fine la gente cerchi qualcuno che prenda il potere e faccia la legge, e la destra è maestra in questo. Uno stato con leggi rigide e severe appare rassicurante, ed è sempre stato così, ma noi non abbiamo la memoria storica.
La paura nell'anima di Valerio Varesi (Frassinelli) è in libreria, al prezzo di copertina di 18,50€.
Ritroviamo il commissario Soneri e lo seguiamo mentre porta avanti una nuova indagine, ma stavolta lo spunto arriva dalla cronaca.
Mi colpiscono i fatti di cronaca che hanno al loro interno la possibilità di essere sviluppati e raccontare l'oggi, che è poi lo scopo che io perseguo col giallo. Per me è importante, ed è una legge inderogabile del giallo, arrivare a identificare l'assassino, ma quello che m'importa di più è capire perché è successo, quindi attraverso un'indagine riuscire a capire l'attualità. Quello che leggiamo sui giornali e non riusciamo a sviluppare del tutto perché siamo tenuti all'onere della prova.
Igor ci racconta la paura, una paura che non è riconducibile ad una cosa precisa, ma proprio perché invisibile fa ancora più paura: una presenza che aleggia, ma non c'è.
Rappresenta più in generale le nostre paure di quest'epoca, con uno sguardo alla politica e a chi usa la paura per avere consenso.
Indagine dopo indagine, il personaggio del commissario Soneri si sviluppa sempre di più, cresce nella sua caratterizzazione.
Ho scelto un personaggio che si racconta, che invecchia, che ha dei problemi, che in qualche modo attraversa la vita e quindi muta nel tempo. Mi piaceva che ogni episodio rivelasse qualcosa di lui, non solo per una ragione di interesse del lettore. Anzi, può capitare che il lettore preferisca un personaggio immutabile, come Maigret. Mi piaceva l'idea che Soneri si raccontasse, perchè tutti noi cambiamo: andiamo a letto la sera e ci svegliamo al mattino dopo un po' differenti, come se morissimo e rinascessimo. Questo lo rende più umano e più vicino a noi.
Pensando agli anni di scrittura, quanto c'è di Valerio Varesi nel commissario Soneri?
Tanto, anche se la sua vita non è proprio sovrapponibile alla mia.
Dal punto di vista della visione della realtà coincidiamo.
Guardo la realtà attraverso Soneri perché credo nella letteratura impegnata, nella quale l'autore deve rivelare ciò che pensa. Quando leggo un libro pretendo personaggi credibili e che rimangano vivi nella mente e una trama possibilimente significativa, ma soprattutotto mi piace trovare un autore che mi dica quello che pensa e mi restituisca una visione del mondo. Magari posso anche non essere d'accordo, ma esigo che lui lo faccia. La letteratura è un distillato di vita: dobbiamo raccontare quello che vediamo. Poi è evidente come le vicende sentimentali di Soneri o certi suoi gusti non siano i miei. In fondo, anche il personaggio televisivo era molto diverso: Luca Barbareschi è un bellone rispetto a Soneri, così come Angela non è una superdonna come la Stefanenko.
Leggendo il romanzo, la mia percezione è che non faccia paura tanto il serial killer, che in fondo è l'elemento concreto di cui tutti dobbiamo avere paura, quanto il fatto che la sua presenza vada a interferire nella vita di tutti i giorni: le abitudini stesse diventano pericolose, mentre non c'è nulla di più rassicurante della routine. Mi sembra che tu abbia lavorato tantissimo sulla paura delle piccole cose e mi è piaciuta l'introduzione del tema dei social network, di solito visti come parte ludica della nostra vita e qui usati invece come presa in giro malefica, andando ad alimentare la paura.
Cosa pensi di questa influenza dei social e quanto è facile farli diventare strumento di paura?
Nella realtà, in qualche caso i social network sono stati alleati degli inquirenti rivelando, ad esempio nascondigli dei mafiosi. Qui servono a Igor, che sa come sfruttarli, per beffare il prossimo, per dire «sono qui, ma non riuscite a prendermi, ci sono e non ci sono».
L'uso dei social network rende ancora più impalpabile la minaccia che Igor rappresenta: spaventa sia perché ha ucciso delle persone, sia perché scatena le paure latenti che tutti portano dentro.
Nella realtà, lo stravolgimento delle abitudini per paura è esattamente ciò che è accaduto in quella parte della pianura padana tra Bologna e Ferrara: la vita è effettivamente cambiata. La gente ha smesso di uscire la sera e messo le inferriate alle finestre, i fari potenti, i cani doberman nei giardini. Si è messa a guardare con sospetto i vicini se compravano più cibo pensando che nascondessero qualcuno in casa. Igor nel romanzo corrode la vita sociale e i rapporti tra le persone, facendo da detonatore a paure esistenziali.
Il nostro è un mondo senza punti di riferimento, senza speranza nel futuro, con la paura di vivere. Non c'è un percorso collettivo, non c'è un collettore di idee e ci sentiamo sempre più isolati.
Tutto questo si innesta nella paura prodotta da Igor come un mozzicone che incendia un bosco.
A me è piaciuta molto l'ambientazione nel piccolo paese, in una piccola comunità montana chiusa in cui la presenza di Igor scatena vecchi rancori. Mi ha fatto pensare alla storia di Cogne, in cui si accusavano tra vicini di casa della morte del bambino. La comunità chiusa moltiplica le paure della gente rispetto alla grande città?
No, io credo sia più o meno la stessa cosa: anche in città tu vivi l'angoscia del vicino, dell'abitare magari in un grande palazzo di cui non conosci tutti i condimini.
Ho inventato il paese del romanzo per non condannare un luogo preciso, ma è vero che in un luogo chiuso le voci corrono più velocemente e alimentano le suggestioni collettive, molto più che in una città. L'elemento montano conta, perché nei miei romanzi voglio che l'ambiente sia uno dei protagonisti: questo mondo montano riscopre un'arcaicità che, forse, giudichiamo paradossale al tempo della razionalità tecnologica, ma che ritorna proprio in virtù del fallimento della razionalità e del controllo. Questa arcaicità si esprime attraverso le figure mitiche di cui si parla nel romanzo, a cui gli abitanti di quei luoghi attribuivano in passato tutti i fatti inspiegabili. La natura stessa a un certo punto diventa un elemento pauroso, perché ti fa sentire piccolo di fronte alla grandezza delle montagne.
Nella vicenda a un certo punto prevale la vergogna di ciò che accade, rispetto al dolore per il fatto stesso. È così anche nella vita?
Sì, molto spesso è così. Viviamo nell'epoca dell'immagine e la vergogna corrompe la tua immagine, ti distrugge dal punto di vista sociale. L'elemento della meschinità si trova anche in altre epoche. Pensate a Céline nel suo Viaggio al termine della notte, che da medico entra nelle case della piccola borghesia dei sobborghi parigini, dove trova famiglie disposte a lasciar morire dissanguata una ragazza dopo un aborto clandestino pur di non portarla in ospedale e denunciare così quanto accaduto. La vergogna prevale a discapito della vita, e in questo forse la comunità ristretta si rivela diversa dalla grande città.
Hai passato tanto tempo in compagnia di Soneri: gli hai dato tanto, ma sicuramente lui ha anche dato tanto a te. Dopo tante indagini diverse, pensi che esista un tipo di caso che potrebbe metterlo veramente in difficoltà?
Se volessimo veramente raccontare fino in fondo la realtà che ci circonda, a un certo punto dovremmo raccontare di un investigatore che fallisce, perché la metà dei delitti in Italia non viene risolta. È abbastanza strano che tutti i gialli finiscano con la cattura del colpevole.
Bisognerebbe costruire un giallo dove alla fine l'assassino svanisce, come ne "La Promessa" di Dürrematt, anche se si trattava di un investigatore sui generis.
Quest'idea mi stuzzica da molto tempo, ma probabilmente andrei in contrasto con tutto lo schema narrativo classico del giallo, e i lettori resterebbero sconcertati.
Del resto la società cambia in fretta, e con lei cambiano le città: nel romanzo precedente (Il commissario Soneri e la legge del Corano, ndr) racconto una parte di Parma in cui Soneri non si riconosce più. Spesso non riusciamo a stare al passo con i cambiamenti dei luoghi. Forse questo potrebbe mettere in crisi Soneri, più ancora dello sviluppo tecnologico che lui segue a fatica.
Oppure, come suggerivo all'inizio, trovare un assassino che gli sfugge, come capita a volte con certe indagini giornalistiche ma anche giudiziarie. Ho conosciuto molti commissari di polizia che nonostante conoscessero i colpevoli di certi delitti non avevano prove sufficienti a incastrarli.
La narrativa, e il romanziere, non ha l'onere della prova e può raccontare come sono andate le cose.
Parlando di lettori, come sono oggi?
Disorientati dalla grande produzione libraria. Io stesso quando entro in una libreria e vedo un bancone sterminato, non so cosa scegliere a meno di non averne già un'idea precisa.
Non c'è più una società letteraria che faccia da filtro, che indirizza un po' il lettore.
Puoi avere fiducia in un marchio editoriale, forse, ma anche questo non è semrpe una garanzia.
Alcuni editori fanno ancora il loro mestiere, altri inseguono solo il business.
Molti lettori finiscono per comprare i libri imposti dalla pubblicità, con risultati pericolosi: se uno compra il vincitore del Premio Strega che quell'anno è scadente, tende a pensare che gli altri concorrenti siano anche peggio e a non dare loro una possibilità.
E il commissario Soneri, col suo carattere introspettivo, cosa leggerebbe?
Di sicuro i classici. Non certo i gialli, che per uno del mestiere potrebbero risultare insopportabili.
I commissari spesso pensano di essere gli unici depositari dell'argomento: ce ne sono molti che scrivono romanzi, ma spesso dimenticano che seguire alla lettera la realtà delle procedure può rendere un romanzo noiosissimo.
Non hai mai l'impressione che quello che voi scrittori mettete nei libri sia del tutto inutile?
Tu già nel 2016 nel tuo Il commissario Soneri e la legge del Corano mettevi in guardia contro l'immigrazione incontrollata e il rischio della fine di certi equilibri che sono effettivamente saltati. Tanti romanzi oltre ai tuoi hanno anticipato la realtà (pensiamo a Gomorra, tra i più celebri) ma la mia impressione è che anche chi legge queste cose nei librimalla fine le rimuova.
Credo che chi fa lo scrittore abbia anche un'antenna in più, che gli permette di anticipare qualcosa. Pensate a Pasolini, che in tempi remoti aveva anticipato come saremmo finiti molto più tardi.
Ma se io, scrittore, penso e prevedo tutto ciò, perché la classe politica non lo fa, e se glielo dici non ascolta? È chiaro che la diffusione limitata dei libri nel nostro paese non ha la forza di cambiare le opinioni, ma questo dimostra anche che non c'è più una connessione tra mondo intellettuale e mondo politico. Oppure dimostra che la classe politica fa finta che questi problemi non esistano e prosegue ciecamente presentando sempre le stesse ricette.
Preoccuparsi dell'immigrazione non significa essere xenofobi, e ignorare certi segnali è sconsiderato. La sinistra italiana continua a essere troppo massimalista su questo punto.
Il problema del resto è ormai di tutti, anche di paesi come Francia e Germania che erano decisamente più attrezzati di noi per affrontarlo. Quando saltano le regole di convivenza e scoppia la guerra del "tutti contro tutti", come diceva Hobbes, è inevitabile che alla fine la gente cerchi qualcuno che prenda il potere e faccia la legge, e la destra è maestra in questo. Uno stato con leggi rigide e severe appare rassicurante, ed è sempre stato così, ma noi non abbiamo la memoria storica.
La paura nell'anima di Valerio Varesi (Frassinelli) è in libreria, al prezzo di copertina di 18,50€.
mercoledì 22 agosto 2018
Frammenti di lei: il nuovo thriller di Karin Slaughter in arrivo in autunno
La regina del crime torna in libreria con un nuovo, avvincente romanzo: i suoi fan più accaniti hanno già segnato la data sul calendario (25 Ottobre), e sono pronti a precipitarsi in libreria perchè nessuno riesce a tenere un lettore col fiato sospeso fino alle ultime pagine quanto Karin Slaughter.
Frammenti di lei (HarperCollins), questo il titolo del suo ultimo lavoro, vede al centro di una ricerca di risposte - e di una corsa contro il tempo - Andrea e sua madre Laura, della quale la figlia è convinta di sapere tutto. Sa che non si è mai mossa da Belle Isle, che non ha mai avuto segreti e che desidera solo una vita tranquilla. Dopo tutto è sua madre, e lei la conosce bene...
Poi, un giorno, mentre stanno pranzando in un fast food, si ritrovano coinvolte in una sparatoria e Andrea scopre che Laura, prima di essere Laura, era un'altra persona.
Per quasi trent'anni ha nascosto la sua vera identità e ha vissuto nell'ombra sperando che nessuno la trovasse. Ma adesso che quell'incidente ha attirato su di lei l'attenzione dei media, niente potrà più essere come prima. La polizia vuole delle risposte e mette in discussione l'innocenza di Laura, ma lei non vuole parlare con nessuno, nemmeno con sua figlia. E ad Andrea non rimane che iniziare un viaggio disperato, per ricostruire frammento dopo frammento il passato di sua madre. Sapendo che se non riuscirà a svelare i segreti che per così tanto tempo sono rimasti nascosti non ci potrà essere futuro per nessuna delle due...
Frammenti di lei di Karin Slaughter (HarperCollins) sarà in libreria dal 25 Ottobre.
Frammenti di lei (HarperCollins), questo il titolo del suo ultimo lavoro, vede al centro di una ricerca di risposte - e di una corsa contro il tempo - Andrea e sua madre Laura, della quale la figlia è convinta di sapere tutto. Sa che non si è mai mossa da Belle Isle, che non ha mai avuto segreti e che desidera solo una vita tranquilla. Dopo tutto è sua madre, e lei la conosce bene...
Poi, un giorno, mentre stanno pranzando in un fast food, si ritrovano coinvolte in una sparatoria e Andrea scopre che Laura, prima di essere Laura, era un'altra persona.
Per quasi trent'anni ha nascosto la sua vera identità e ha vissuto nell'ombra sperando che nessuno la trovasse. Ma adesso che quell'incidente ha attirato su di lei l'attenzione dei media, niente potrà più essere come prima. La polizia vuole delle risposte e mette in discussione l'innocenza di Laura, ma lei non vuole parlare con nessuno, nemmeno con sua figlia. E ad Andrea non rimane che iniziare un viaggio disperato, per ricostruire frammento dopo frammento il passato di sua madre. Sapendo che se non riuscirà a svelare i segreti che per così tanto tempo sono rimasti nascosti non ci potrà essere futuro per nessuna delle due...
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martedì 5 giugno 2018
Intervista a Paola Barbato su "Io so chi sei", la scrittura... e gli inetti!
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi arriva in libreria "Io so chi sei" di Paola Barbato, edito Piemme (rilegato a 18,50€) e quindi perchè non festeggiare condividendo con voi la nostra chiacchierata di ieri?
Sono passati solo due anni, e di tutto ciò che è stata non è rimasto nulla.
Lena era brillante, determinata, brava a detta di tutti, curata, buona. Poi nella sua vita era entrato Saverio, e tutto era stato stravolto. Quel ragazzo più giovane, che viveva per essere contro qualsiasi regola, pregiudizio, conformità, l'aveva trasformata. E non erano solo i vestiti, i capelli, le parole. Era lei, le sue sicurezze, il suo amor proprio. Tutto calpestato in nome di un amore che agli occhi di tutti gli altri era solo nella sua testa. Il giorno in cui lui era finito in Arno, dato per disperso prima e per morto poi, qualcosa in Lena si era spento definitivamente.
Sono passati due anni, e di Saverio le resta il cane Argo, che ancora la vive come un'usurpatrice, e un senso di vuoto dolente e indistruttibile. La sera in cui trova nella cassetta della posta un cellulare, Lena pensa che si tratti di uno scherzo, oppure di uno sbaglio. Ma bastano pochi minuti per rendersi conto che quell'oggetto può cambiare la sua vita. Perché i messaggi che arrivano, e a cui lei non può rispondere, parlano di cose che solo Saverio può sapere. E quindi è vivo. È tornato. Così, senza che Lena se ne accorga, quell'oggetto diventa l'unica linfa vitale a cui abbeverarsi, e non importa che i messaggi siano sempre più impositivi e le ordinino di commettere atti di cui mai si sarebbe pensata capace. Perché se lei farà la brava, lui rientrerà nella sua vita. O questo è ciò che pensa. Almeno fino a quando le persone che le stanno intorno cominciano a morire. E il gioco si fa sempre più crudele. E la prossima vittima prescelta potrebbe essere lei.
Paola Barbato, in una corsa contro il tempo, ci porta nell'abisso della mente umana, dove paure, passioni e ossessioni si legano inestricabilmente e, a volte, ci stritolano.
Abbiamo incontrato l'autrice giusto in tempo per farci raccontare qualcosa in più su "Io so chi sei" e la sua genesi, su Lena e sulla scrittura, ed ecco cosa ci ha svelato!
"Io so chi sei" è legato a un romanzo che stai scrivendo su Wattpad, "Zoo" (per molti 300): ci racconti qualcosa di più su questo progetto?
Certo! "Io so chi sei è una costola di "Zoo", la storia più terribile che io abbia mai scritto. Durante la sua stesura, mi capitava di avere dei personaggi bloccati, e chiedermi "ma fuori da lì, qualcuno li sta cercando? C'è qualcuno che li aspetta?"
Mi sono concentrata su uno di loro in particolare, e mi sono chiesta se il suo essere bloccato in quella situazione non dipendesse, forse, proprio da chi aveva fuori. E da lì ho aperto una porta, mi sono sporta oltre la soglia e ho iniziato a vedere l'altra storia.
Il punto è che le due storie non sono necessarie l'una all'altra, possono essere lette in completa autonomia e anzi, entrambe avranno un seguito: lo stesso seguito per entrambe.
Per me era importante che non venisse percepita come un'operazione che costringesse il lettori di Wattpad ad andare in libreria o chi mi acquista in libreria ad andare su Wattpad, e anzi, anche il seguito sarà un romanzo che potrà essere letto in totale autonomia.
Un tentativo simile lo ha fatto, anni fa, Stephen King con i suoi "Desperation" e "Salvation", ed è un lavoro decisamente faticoso!
Quale personaggio ti ha dato del filo da torcere?
Caparzo, senza dubbio! Il suo modo di esprimersi,sgrammaticato e singolare, non condizionava solo i suoi dialoghi, ma anche la mia narrazione nel momento in cui mostravo ciò che accadeva attraverso il suo sguardo.
In fondo, è lo stesso problema che mi ha dato Lena con il suo modo di essere spento, senza verve, senza decisione: rendeva piatta anche la narrazione, quando doveva accordarsi alla sua visione del mondo. Lena è un'inetta, e andava raccontata così, perchè anche gli inetti vanno raccontati: sono tantissimi! Lena è la classica persona che aspetta che qualcuno scenda dal cielo e risolva ogni problema, e non fa nulla che non sia stato imbeccato da terzi, che le fanno balenare l’idea che forse la loro idea possa funzionare. Persino nel suo gesto più forte, Lena non è coraggiosa: la sua è solo una forma di autotutela, di autodifesa. Non c’è una scelta razionale di fare qualcosa, nel bene o nel male. Quello di Lena è un atteggiamento che comprendo, perché ho realizzato avere tra le mie conoscenze moltissime persone così. Quelle che passano più tempo a dare ragione al prossimo piuttosto che a formarsi una posizione personale, e che poi il giorno che esplodono fanno tantissimi danni.
A questo proposito, è nato prima Caparzo, o il suo personaggio è emerso poi, come contr'altare di Lena?
Lena non è nata da subito così come la leggete oggi. Volevo un personaggio femminile indifeso, incapace di reagire, e che venisse salvato inaspettatamente da un mostro. Mi interrogavo sulle possibilità di rendere eroe della mia storia un mostro, e mi sembrava davvero intrigante. Caparzo nel suo rifiuto della gente è deciso e non fa sconti, e un odio simile per il genere umano non ti lascia moltissime strade: la soluzione è starne alla larga, il più possibile. Proprio per questa sua natura più ritirata all’inizio è quasi impossibile, per il prossimo, riconoscere in lui il mostro.
Il personaggio di Lena è sicuramente quello che accenderà di più le discussioni, perché ci sarà chi la odierà e chi la compatirà.
Ho avuto esattamente questo tipo di feedback da chi lo ha letto in anticipo, dal “la odio, la odio un sacco!” al “però poverina, è debole…”. Di mio, dico che non volevo creare un personaggio positivo: la trasformazione di Lena, alla fine, è la trasformazione in qualcosa di più mostruoso di Caparzo. Quelle che le importa è di farla franca, e anzi, nel momento in cui sente di potersela cavare va tutto bene. Fino a quando qualcosa non la danneggia personalmente, non c’è nessun controcanto interiore, nessuna voce di coscienza che le dica di fermarsi.
Mi ha incuriosita molto il tuo partire, per spaventarci tutti quanti, dall’oggetto che fa parte delle nostre vita e da cui, a modo nostro, dipendiamo: il cellulare. Già nel flusso di pensiero di Lena che apre “Io so chi sei” emerge la sua natura indecisa e confusionaria, e anche un po’ imbranata: una persona più equilibrata avrebbe o buttato la SIM per tenere il telefono per sé, o lo avrebbe gettato via senza troppi pensieri. Visto il ruolo cruciale che hanno i messaggi nel momento dell’avvio della vicenda, mi chiedevo quale fosse il tuo rapporto con il cellulare e quanto di te fosse finito nel libro.
Se esco di casa e dopo 500m realizzo di averlo dimenticato, mi viene l’ansia! Il problema del cellulare sta nel suo essere un canale, non più solo uno strumento, e nel suo essere un canale che, in entrata, possiamo controllare fino a un certo punto. Possiamo bloccare numeri e cancellare messaggi, ma la realtà è che possono arrivarci telefonate non richieste, o possiamo vedere cose che mai vorremmo sulle nostre bacheche Facebook perché all’improvviso un amico insospettabile sceglie di condividerle. Il punto è proprio questo: l’unica forma di tutela è non avere un cellulare, perché altrimenti il controllo è suo, non nostro.
La scelta del mondo animalista è interessante, da cosa è stata determinata?
L’ho frequentato per molti anni, ahimè, e se è vero che ho trovato persone ed emozioni straordinarie, ho anche trovato i talebani, che considero dei folli. Sono quelli che non vogliono trovare la situazione più accettabile, che non offrono alternative o soluzioni concrete a nessuno, perché per loro o tutto oppure… tutto. Nemmeno il niente è contemplato. Negli anni in cui ho fatto la volontaria, e ospitato io stessa dei cani per dare una mano, mi sono scontrata spesso con queste persone, che non sono in grado di vedere la realtà con lucidità.
L'anno scorso ci siamo incontrate per parlare di "Non ti faccio niente" (che troverete in libreria in formato Pickwick dal 12 Giugno) e hai definito la colpa "un cappotto scomodo, facile da ritrovarsi addosso senza rendersi conto", dicendo che "la definizione di ciò che è colpa non è uguale per tutti, e viene sempre da fuori".
Quali sono i personaggi che hanno più colpa, all'interno del romanzo?
Voglio menzionare i genitori di Lena, perchè sì, lei è un'inetta, ma loro... dio santissimo!
Sono figure marginali, però la madre è proprio una nullità. Non esiste al di fuori della casa, e anzi, non va nemmeno a trovare la figlia. Il padre ci va, sebbene lo faccia più per criticarla che per sostenerla, ma la madre...
Di fatto, quando la figlia ha bisogno d'aiuto i genitori non esistono: quando Lena non corrisponde più all'immagine di figlia perfetta, quando i loro canoni di vita non corrispondono più, per i genitori la delusione supera l'amore.
Per esempio, quando il padre le lava i piatti, non lo fa per aiutarla: lo fa per sottolineare che lei non aveva provveduto. Una critica mascherata da falsa gentilezza.
Quella di "Io so chi sei" è stata una lettura fatta in velocità, ma a voi consiglio di assaporarlo, concedendovi il tempo di entrare a fondo nella storia e nelle sue sfumature, perchè la scrittura di Paola è la dieci e lode.
Consigliatissimo, davvero.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Oggi arriva in libreria "Io so chi sei" di Paola Barbato, edito Piemme (rilegato a 18,50€) e quindi perchè non festeggiare condividendo con voi la nostra chiacchierata di ieri?
Lena era brillante, determinata, brava a detta di tutti, curata, buona. Poi nella sua vita era entrato Saverio, e tutto era stato stravolto. Quel ragazzo più giovane, che viveva per essere contro qualsiasi regola, pregiudizio, conformità, l'aveva trasformata. E non erano solo i vestiti, i capelli, le parole. Era lei, le sue sicurezze, il suo amor proprio. Tutto calpestato in nome di un amore che agli occhi di tutti gli altri era solo nella sua testa. Il giorno in cui lui era finito in Arno, dato per disperso prima e per morto poi, qualcosa in Lena si era spento definitivamente.
Sono passati due anni, e di Saverio le resta il cane Argo, che ancora la vive come un'usurpatrice, e un senso di vuoto dolente e indistruttibile. La sera in cui trova nella cassetta della posta un cellulare, Lena pensa che si tratti di uno scherzo, oppure di uno sbaglio. Ma bastano pochi minuti per rendersi conto che quell'oggetto può cambiare la sua vita. Perché i messaggi che arrivano, e a cui lei non può rispondere, parlano di cose che solo Saverio può sapere. E quindi è vivo. È tornato. Così, senza che Lena se ne accorga, quell'oggetto diventa l'unica linfa vitale a cui abbeverarsi, e non importa che i messaggi siano sempre più impositivi e le ordinino di commettere atti di cui mai si sarebbe pensata capace. Perché se lei farà la brava, lui rientrerà nella sua vita. O questo è ciò che pensa. Almeno fino a quando le persone che le stanno intorno cominciano a morire. E il gioco si fa sempre più crudele. E la prossima vittima prescelta potrebbe essere lei.
Paola Barbato, in una corsa contro il tempo, ci porta nell'abisso della mente umana, dove paure, passioni e ossessioni si legano inestricabilmente e, a volte, ci stritolano.
Abbiamo incontrato l'autrice giusto in tempo per farci raccontare qualcosa in più su "Io so chi sei" e la sua genesi, su Lena e sulla scrittura, ed ecco cosa ci ha svelato!
"Io so chi sei" è legato a un romanzo che stai scrivendo su Wattpad, "Zoo" (per molti 300): ci racconti qualcosa di più su questo progetto?
Certo! "Io so chi sei è una costola di "Zoo", la storia più terribile che io abbia mai scritto. Durante la sua stesura, mi capitava di avere dei personaggi bloccati, e chiedermi "ma fuori da lì, qualcuno li sta cercando? C'è qualcuno che li aspetta?"
Mi sono concentrata su uno di loro in particolare, e mi sono chiesta se il suo essere bloccato in quella situazione non dipendesse, forse, proprio da chi aveva fuori. E da lì ho aperto una porta, mi sono sporta oltre la soglia e ho iniziato a vedere l'altra storia.
Il punto è che le due storie non sono necessarie l'una all'altra, possono essere lette in completa autonomia e anzi, entrambe avranno un seguito: lo stesso seguito per entrambe.
Per me era importante che non venisse percepita come un'operazione che costringesse il lettori di Wattpad ad andare in libreria o chi mi acquista in libreria ad andare su Wattpad, e anzi, anche il seguito sarà un romanzo che potrà essere letto in totale autonomia.
Un tentativo simile lo ha fatto, anni fa, Stephen King con i suoi "Desperation" e "Salvation", ed è un lavoro decisamente faticoso!
Quale personaggio ti ha dato del filo da torcere?
Caparzo, senza dubbio! Il suo modo di esprimersi,sgrammaticato e singolare, non condizionava solo i suoi dialoghi, ma anche la mia narrazione nel momento in cui mostravo ciò che accadeva attraverso il suo sguardo.
In fondo, è lo stesso problema che mi ha dato Lena con il suo modo di essere spento, senza verve, senza decisione: rendeva piatta anche la narrazione, quando doveva accordarsi alla sua visione del mondo. Lena è un'inetta, e andava raccontata così, perchè anche gli inetti vanno raccontati: sono tantissimi! Lena è la classica persona che aspetta che qualcuno scenda dal cielo e risolva ogni problema, e non fa nulla che non sia stato imbeccato da terzi, che le fanno balenare l’idea che forse la loro idea possa funzionare. Persino nel suo gesto più forte, Lena non è coraggiosa: la sua è solo una forma di autotutela, di autodifesa. Non c’è una scelta razionale di fare qualcosa, nel bene o nel male. Quello di Lena è un atteggiamento che comprendo, perché ho realizzato avere tra le mie conoscenze moltissime persone così. Quelle che passano più tempo a dare ragione al prossimo piuttosto che a formarsi una posizione personale, e che poi il giorno che esplodono fanno tantissimi danni.
A questo proposito, è nato prima Caparzo, o il suo personaggio è emerso poi, come contr'altare di Lena?
Lena non è nata da subito così come la leggete oggi. Volevo un personaggio femminile indifeso, incapace di reagire, e che venisse salvato inaspettatamente da un mostro. Mi interrogavo sulle possibilità di rendere eroe della mia storia un mostro, e mi sembrava davvero intrigante. Caparzo nel suo rifiuto della gente è deciso e non fa sconti, e un odio simile per il genere umano non ti lascia moltissime strade: la soluzione è starne alla larga, il più possibile. Proprio per questa sua natura più ritirata all’inizio è quasi impossibile, per il prossimo, riconoscere in lui il mostro.
Il personaggio di Lena è sicuramente quello che accenderà di più le discussioni, perché ci sarà chi la odierà e chi la compatirà.
Ho avuto esattamente questo tipo di feedback da chi lo ha letto in anticipo, dal “la odio, la odio un sacco!” al “però poverina, è debole…”. Di mio, dico che non volevo creare un personaggio positivo: la trasformazione di Lena, alla fine, è la trasformazione in qualcosa di più mostruoso di Caparzo. Quelle che le importa è di farla franca, e anzi, nel momento in cui sente di potersela cavare va tutto bene. Fino a quando qualcosa non la danneggia personalmente, non c’è nessun controcanto interiore, nessuna voce di coscienza che le dica di fermarsi.
Mi ha incuriosita molto il tuo partire, per spaventarci tutti quanti, dall’oggetto che fa parte delle nostre vita e da cui, a modo nostro, dipendiamo: il cellulare. Già nel flusso di pensiero di Lena che apre “Io so chi sei” emerge la sua natura indecisa e confusionaria, e anche un po’ imbranata: una persona più equilibrata avrebbe o buttato la SIM per tenere il telefono per sé, o lo avrebbe gettato via senza troppi pensieri. Visto il ruolo cruciale che hanno i messaggi nel momento dell’avvio della vicenda, mi chiedevo quale fosse il tuo rapporto con il cellulare e quanto di te fosse finito nel libro.
Se esco di casa e dopo 500m realizzo di averlo dimenticato, mi viene l’ansia! Il problema del cellulare sta nel suo essere un canale, non più solo uno strumento, e nel suo essere un canale che, in entrata, possiamo controllare fino a un certo punto. Possiamo bloccare numeri e cancellare messaggi, ma la realtà è che possono arrivarci telefonate non richieste, o possiamo vedere cose che mai vorremmo sulle nostre bacheche Facebook perché all’improvviso un amico insospettabile sceglie di condividerle. Il punto è proprio questo: l’unica forma di tutela è non avere un cellulare, perché altrimenti il controllo è suo, non nostro.
La scelta del mondo animalista è interessante, da cosa è stata determinata?
L’ho frequentato per molti anni, ahimè, e se è vero che ho trovato persone ed emozioni straordinarie, ho anche trovato i talebani, che considero dei folli. Sono quelli che non vogliono trovare la situazione più accettabile, che non offrono alternative o soluzioni concrete a nessuno, perché per loro o tutto oppure… tutto. Nemmeno il niente è contemplato. Negli anni in cui ho fatto la volontaria, e ospitato io stessa dei cani per dare una mano, mi sono scontrata spesso con queste persone, che non sono in grado di vedere la realtà con lucidità.
Quali sono i personaggi che hanno più colpa, all'interno del romanzo?
Voglio menzionare i genitori di Lena, perchè sì, lei è un'inetta, ma loro... dio santissimo!
Sono figure marginali, però la madre è proprio una nullità. Non esiste al di fuori della casa, e anzi, non va nemmeno a trovare la figlia. Il padre ci va, sebbene lo faccia più per criticarla che per sostenerla, ma la madre...
Di fatto, quando la figlia ha bisogno d'aiuto i genitori non esistono: quando Lena non corrisponde più all'immagine di figlia perfetta, quando i loro canoni di vita non corrispondono più, per i genitori la delusione supera l'amore.
Per esempio, quando il padre le lava i piatti, non lo fa per aiutarla: lo fa per sottolineare che lei non aveva provveduto. Una critica mascherata da falsa gentilezza.
Quella di "Io so chi sei" è stata una lettura fatta in velocità, ma a voi consiglio di assaporarlo, concedendovi il tempo di entrare a fondo nella storia e nelle sue sfumature, perchè la scrittura di Paola è la dieci e lode.
Consigliatissimo, davvero.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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martedì 15 maggio 2018
"Nel fuoco si fanno gli uomini" di Ivan Brentari
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Nel fuoco si fanno gli uomini" di Ivan Brentari, edito Piemme (rilegato a 17,50€):
Quando Alessandro Valtorta era Serpente, braccio armato di Gerlando Piscopo, il boss di spaccio e racket nel quartiere Corvetto di Milano, solo i più coraggiosi osavano salutarlo. Tutti in Corvetto sapevano che aveva la testa ma era capace di fare cose terribili. E tutti lo rispettavano, perché avrebbe potuto portar via il posto al capo, se solo avesse voluto. Tranne suo padre. Operaio da sempre, fedele al sindacato e al partito, si era spezzato la schiena per far studiare il figlio che lo ripagava sguazzando in quel covo di tossici. Poi era morto Giorgio, fratello di Alessandro, trovato con la siringa ancora infilata nel braccio. Per suo padre era Serpente il colpevole, e forse lui stesso lo credeva. C'era voluto l'ispettore De Pin, uno sbirro diverso dagli altri, coltissimo e lontano dai giochetti di carriera, per fargli cambiare vita. Lo aveva fatto entrare in polizia, prima alle Volanti, poi all'Antidroga.
Oggi Serpente è diventato il commissario Valtorta. Ha passato dieci anni a chiudere un caso dopo l'altro e a cercare di spegnere le voci dei fantasmi del suo passato. Tutto pare diverso, ora. Ma quando viene rinvenuto il cadavere di Oksana Golubeva, una prostituta, in un appartamento pieno di cocaina e soldi, Valtorta si trova davanti le ombre che pensava di essersi lasciato alle spalle. L'indagine lo coinvolge sempre più a fondo, anche quando il questore vorrebbe che si dedicasse alla sparizione di un sindacalista che sta scaldando la città e rischia di rovinare il Salone del Mobile.
Valtorta deve combattere contro ciò che è stato e ciò che è diventato. Per cercare la verità attraversa come una furia una Milano scossa da manifestazioni e insinuazioni giornalistiche. Dai bassifondi ai quartieri scintillanti. È pronto a perdere tutto, anche la parte migliore di sé.
Non sono una lettrice "forte" di thriller, ma quando incappo in uno buono ne vengo immediatamente catturata.
Quando poi tra i protagonisti c'è anche la "mia" Milano, come resistere?
E quella di Ivan Brentari, e del suo commissario Valtorta, è una Milano più che contemporanea.
Una Milano che brilla, animata da moda, tendenze e design, del quale il Salone del Mobile è forse l'espressione più patinata, e che ben si presta a fare da contraltare alla Milano periferica, violenta e ostaggio della malavita nella quale l'ora commissario si è fatto le ossa.
A salvare Valtorta da un destino apparentemente già scritto è stata proprio la polizia, "il nemico", e la consapevolezza di essere sì arrivato troppo tardi per salvare il fratello dala droga e dal brutto giro in cui era finito, ma non per dedicare la vita ad assicurare un posto al fresco a ogni criminale abbastanza sfortunato da incrociare il suo cammino.
Se non fosse che, ancora oggi, Valtorta fatica a soffocare sensi di colpa, rimpianti e rimorsi per la persona che è stato, quando il suo nome era "Serpente" e incuteva paura, oltre che rispetto, nelle stesse persone che ora fa di tutto per arrestare.
Sarà proprio il sopraggiungere di due casi (ma saranno davvero due casi distinti?) molto diversi a risvegliare in lui non solo i ricordi di un passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle, ma anche un lato di sè che credeva di aver seppellito per sempre.
E no, non vi dico altro sull'indagine di Valtorta, perchè se no che gusto c'è?
Voglio dirvi, però, qualcosa su questo protagonista diviso tra passato e presente, conscio di dover e voler lottare anche quando non sa bene "per cosa", ma del resto glielo diceva anche suo padre, che «nel fuoco della lotta incerta si fanno gli uomini».
Questo monito (una cui parte costituisce il titolo del romanzo) accompagna Valtorta pagina dopo pagina, difficltà dopo difficoltà, ed è sicuramente un messaggio che il lettore porta con sè anche a lettura ultimata.
Non è facile, all'inizio, cogliere ogni sfumatura di quest'uomo dal passato criminale e ora commissario puntiglioso e determinato, ma Ivan Brentari riesce a stimolare la curiosità dei lettori capitolo dopo capitolo, e a farli affezionare - nonostante il contesto ben poco romantico della vicenza - a «Alessandro, ovvero Serpente, ovvero Valtorta, [...] quello che aveva finito bene ragioneria senza mai aprire un libro. Quello che capiva sempre le cose prima degli altri, in maniera naturale. Quello che si faceva di eroina ma controllava la cosa. Quello per cui le ragazzine delle case popolari si mettevano in fila dopo aver preso il numerino. Quello che aveva stregato Gerlando Piscopo, il boss di Corvetto, uno che lavorava per conto della gente di Napoli. Stupefacenti & racket delle case popolari.»
La sua velocità di pensiero, la sua capacità di analisi, il suo essere contemporaneamente guardia e ladro in quella che sembra, a tratti, una partita all'ultimo sangue dall'esito tut'altro che certo, lo rendono un protagonista perfetto non solo per questo romanzo, ma per una serie di indagini che seguirei con il fiato sospeso, dalla prima all'ultima.
Non so se sia nelle intenzioni dell'autore realizzare un progetto simile, ma da lettrice non posso far altro che augurarmelo perchè aspetto già un ritorno di Valtorta sulle scene (del crimine, ça va sans dire).
Mi ha colpita da subito la scrittura quasi cinematografica di Ivan Brentari, e scoprire che dal suo lavoro precedente ha tratto anche una pièce teatrale non mi ha stupita: non sono molti gli autori capaci di costruire una scena trascinando il lettore al suo interno, ma lui ci riesce.
A dare forza e spessore a "Nel fuoco si fanno gli uomini" è, sicuramente, anche il forte legame con l'attualità: dal dilagare della criminalità nelle periferie, ignorate dai riflettori perchè non abbastanza sfavillati, all'emergere di una Milano che è sì una metropoli glam ma anche una città piena di lati oscuri, che troppo spesso si sceglie di non raccontare.
C'è un mondo del lavoro spesso più corrotto della malavita stessa, c'è una giustizia che non arriva e c'è la tentazione di farsi giustizia da sè, c'è una città con ancora molte storie da raccontare... e vite da salvare.
Ivan, se sei in ascolto, cogli il non tanto subliminale messaggio ;)
Consigliatissimo ai milanesi (e non solo), ma soprattutto agli amanti di storie ricche di ombre e personaggi capaci di svelarsi lentamente, senza mai mostrare del tutto la loro vera natura e stupendo il lettore in più di un'occasione.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Nel fuoco si fanno gli uomini" di Ivan Brentari, edito Piemme (rilegato a 17,50€):
Quando Alessandro Valtorta era Serpente, braccio armato di Gerlando Piscopo, il boss di spaccio e racket nel quartiere Corvetto di Milano, solo i più coraggiosi osavano salutarlo. Tutti in Corvetto sapevano che aveva la testa ma era capace di fare cose terribili. E tutti lo rispettavano, perché avrebbe potuto portar via il posto al capo, se solo avesse voluto. Tranne suo padre. Operaio da sempre, fedele al sindacato e al partito, si era spezzato la schiena per far studiare il figlio che lo ripagava sguazzando in quel covo di tossici. Poi era morto Giorgio, fratello di Alessandro, trovato con la siringa ancora infilata nel braccio. Per suo padre era Serpente il colpevole, e forse lui stesso lo credeva. C'era voluto l'ispettore De Pin, uno sbirro diverso dagli altri, coltissimo e lontano dai giochetti di carriera, per fargli cambiare vita. Lo aveva fatto entrare in polizia, prima alle Volanti, poi all'Antidroga.
Oggi Serpente è diventato il commissario Valtorta. Ha passato dieci anni a chiudere un caso dopo l'altro e a cercare di spegnere le voci dei fantasmi del suo passato. Tutto pare diverso, ora. Ma quando viene rinvenuto il cadavere di Oksana Golubeva, una prostituta, in un appartamento pieno di cocaina e soldi, Valtorta si trova davanti le ombre che pensava di essersi lasciato alle spalle. L'indagine lo coinvolge sempre più a fondo, anche quando il questore vorrebbe che si dedicasse alla sparizione di un sindacalista che sta scaldando la città e rischia di rovinare il Salone del Mobile.
Valtorta deve combattere contro ciò che è stato e ciò che è diventato. Per cercare la verità attraversa come una furia una Milano scossa da manifestazioni e insinuazioni giornalistiche. Dai bassifondi ai quartieri scintillanti. È pronto a perdere tutto, anche la parte migliore di sé.
Non sono una lettrice "forte" di thriller, ma quando incappo in uno buono ne vengo immediatamente catturata.
Quando poi tra i protagonisti c'è anche la "mia" Milano, come resistere?
E quella di Ivan Brentari, e del suo commissario Valtorta, è una Milano più che contemporanea.
Una Milano che brilla, animata da moda, tendenze e design, del quale il Salone del Mobile è forse l'espressione più patinata, e che ben si presta a fare da contraltare alla Milano periferica, violenta e ostaggio della malavita nella quale l'ora commissario si è fatto le ossa.
A salvare Valtorta da un destino apparentemente già scritto è stata proprio la polizia, "il nemico", e la consapevolezza di essere sì arrivato troppo tardi per salvare il fratello dala droga e dal brutto giro in cui era finito, ma non per dedicare la vita ad assicurare un posto al fresco a ogni criminale abbastanza sfortunato da incrociare il suo cammino.
Se non fosse che, ancora oggi, Valtorta fatica a soffocare sensi di colpa, rimpianti e rimorsi per la persona che è stato, quando il suo nome era "Serpente" e incuteva paura, oltre che rispetto, nelle stesse persone che ora fa di tutto per arrestare.
Sarà proprio il sopraggiungere di due casi (ma saranno davvero due casi distinti?) molto diversi a risvegliare in lui non solo i ricordi di un passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle, ma anche un lato di sè che credeva di aver seppellito per sempre.
E no, non vi dico altro sull'indagine di Valtorta, perchè se no che gusto c'è?
Voglio dirvi, però, qualcosa su questo protagonista diviso tra passato e presente, conscio di dover e voler lottare anche quando non sa bene "per cosa", ma del resto glielo diceva anche suo padre, che «nel fuoco della lotta incerta si fanno gli uomini».
Questo monito (una cui parte costituisce il titolo del romanzo) accompagna Valtorta pagina dopo pagina, difficltà dopo difficoltà, ed è sicuramente un messaggio che il lettore porta con sè anche a lettura ultimata.
Non è facile, all'inizio, cogliere ogni sfumatura di quest'uomo dal passato criminale e ora commissario puntiglioso e determinato, ma Ivan Brentari riesce a stimolare la curiosità dei lettori capitolo dopo capitolo, e a farli affezionare - nonostante il contesto ben poco romantico della vicenza - a «Alessandro, ovvero Serpente, ovvero Valtorta, [...] quello che aveva finito bene ragioneria senza mai aprire un libro. Quello che capiva sempre le cose prima degli altri, in maniera naturale. Quello che si faceva di eroina ma controllava la cosa. Quello per cui le ragazzine delle case popolari si mettevano in fila dopo aver preso il numerino. Quello che aveva stregato Gerlando Piscopo, il boss di Corvetto, uno che lavorava per conto della gente di Napoli. Stupefacenti & racket delle case popolari.»
La sua velocità di pensiero, la sua capacità di analisi, il suo essere contemporaneamente guardia e ladro in quella che sembra, a tratti, una partita all'ultimo sangue dall'esito tut'altro che certo, lo rendono un protagonista perfetto non solo per questo romanzo, ma per una serie di indagini che seguirei con il fiato sospeso, dalla prima all'ultima.
Non so se sia nelle intenzioni dell'autore realizzare un progetto simile, ma da lettrice non posso far altro che augurarmelo perchè aspetto già un ritorno di Valtorta sulle scene (del crimine, ça va sans dire).
Mi ha colpita da subito la scrittura quasi cinematografica di Ivan Brentari, e scoprire che dal suo lavoro precedente ha tratto anche una pièce teatrale non mi ha stupita: non sono molti gli autori capaci di costruire una scena trascinando il lettore al suo interno, ma lui ci riesce.
A dare forza e spessore a "Nel fuoco si fanno gli uomini" è, sicuramente, anche il forte legame con l'attualità: dal dilagare della criminalità nelle periferie, ignorate dai riflettori perchè non abbastanza sfavillati, all'emergere di una Milano che è sì una metropoli glam ma anche una città piena di lati oscuri, che troppo spesso si sceglie di non raccontare.
C'è un mondo del lavoro spesso più corrotto della malavita stessa, c'è una giustizia che non arriva e c'è la tentazione di farsi giustizia da sè, c'è una città con ancora molte storie da raccontare... e vite da salvare.
Ivan, se sei in ascolto, cogli il non tanto subliminale messaggio ;)
Consigliatissimo ai milanesi (e non solo), ma soprattutto agli amanti di storie ricche di ombre e personaggi capaci di svelarsi lentamente, senza mai mostrare del tutto la loro vera natura e stupendo il lettore in più di un'occasione.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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giovedì 5 aprile 2018
"Se la notte ti cerca" di Romano De Marco: due domande all'autore
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Romano de Marco è tornato in libreria a Marzo con "Se la notte ti cerca", edito Piemme (rilegato a 17,50€), e ho avuto l'opportunità insieme ad altri blogger di fare due domande all'autore dopo aver divorato il thriller in poche ore:
Il brutale omicidio di Claudia Longo, single cinquantenne, nell'esclusivo quartiere Parioli, a Roma, sembra opera di un amante occasionale. Uno dei tanti che la donna era solita ospitare in casa. L'unica a non pensarla così è il commissario Laura Damiani, tornata nella capitale dopo una devastante esperienza lavorativa a Milano. La poliziotta scopre delle connessioni fra quell'omicidio e le morti, apparentemente accidentali, di altre donne sole. Le vittime erano tutte clienti di un raffinato locale per incontri, nel quartiere Eur, il Single. L'unico modo che Laura ha per vederci chiaro è infiltrarsi nel locale, come cliente, all'insaputa dei suoi superiori. Sarà l'inizio di un viaggio allucinante nei misteri di una vita notturna fatta di trasgressione, vizio, segreti innominabili. Laura avrà l'occasione di guardare dentro se stessa e misurarsi con la propria solitudine e i fantasmi di una esistenza perennemente al bivio fra la totale dedizione al lavoro e la scelta di una vita personale più appagante. Ma dovrà fare i conti anche con un'altra realtà: c'è ancora un assassino in circolazione. E il suo prossimo obiettivo sembra essere proprio lei...
Ringrazio Piemme e Romano De Marco per l'opportunità di leggere il romanzo in anteprima e soddisfare così due mie curiosità, e vi invito ovviamente a recuperare anche le domande poste dai miei "compagni d'avventura", ma veniamo a noi!
Leggendo il tuo romanzo, ho avuto la sensazione che uno degli elementi più forti fosse quello della solitudine. Non solo quella di Laura, nel momento in cui si isola per concentrarsi sul lavoro, ma anche quella dei clienti del Single, locale che da un lato sembra incoraggiare gli incontri ma dall'altro mette ancora più in evidenza quanto i suoi avventori siano persone profondamente sole, in cerca di un'emozione forte che colmi il vuoto che hanno dentro. Secondo te, in una società come quella di oggi in cui sembriamo essere sempre in compagnia e sempre iperconnessi agli altri, quanto è facile invece essere soli, e quanto è pericolosa questa solitudine?
L’epoca dei social e della comunicazione globale ha fatalmente contribuito ad accrescere la solitudine, proprio perché ha contribuito a ridurre sempre più rare le occasioni di socializzazione e condivisione reali. La solitudine è pericolosa perché apre la porta alla parte oscura della nostra anima (quella “notte” citata nel titolo) spingendoci a fare scelte che normalmente riterremmo sbagliate e a mortificare la nostra autostima pur di avere un qualsiasi contatto con gli altri. È proprio di questo che racconta il romanzo, di quanto la solitudine ci renda fragili e scoperti, possibili vittime di chi è pronto ad approfittare di questa debolezza. Come l’assassino col quale dovrà misurarsi la mia poliziotta Laura Damiani.
Nel tuo romanzo racconti, soprattutto, le donne. Come vittime, e attraverso il tuo commissario. Quello del femminicidio è un tema "caldo" perchè, sebbene non sia un fenomeno in crescita, non è nemmeno un fenomeno in calo. Credi che la fiction, in particola modo il thriller e il noir, possano aiutare a tenere viva la discussione sull'argomento?
Nella misura in cui oggi la narrativa di genere ha superato il concetto del puro e semplice intrattenimento, candidandosi a raccontare la realtà (pur nel contesto di una “intelaiatura” di fiction) credo che sia quasi un dovere di chi scrive non sottovalutare certe tematiche. Penso al bellissimo romanzo "Le spose sepolte" di Marilù Oliva che affronta proprio la tematica dei femminicidi rimasti senza colpevole (qui trovate la mia intervista all'autrice, se siete curiosi). Io stesso, qualche anno fa, ho partecipato a una bellissima antologia di racconti (tradotta anche in spagnolo) dal titolo "Nessuna più", nella quale quaranta autrici e autori, partendo da un caso di cronaca, costruivano una storia che raccontasse i casi di femminicidio, per sollevare il velo su una sostanziale immobilità del mondo della cultura rispetto a questo tema.
Volete saperne di più? Ecco dove trovare le altre domande rivolte all'autore, e le sue risposte:
Milanonera
50/50 Thriller
Everpop
Il giallista
E domani non perdete l'appuntamento con le due domande di Thriller Nord!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Romano de Marco è tornato in libreria a Marzo con "Se la notte ti cerca", edito Piemme (rilegato a 17,50€), e ho avuto l'opportunità insieme ad altri blogger di fare due domande all'autore dopo aver divorato il thriller in poche ore:
Il brutale omicidio di Claudia Longo, single cinquantenne, nell'esclusivo quartiere Parioli, a Roma, sembra opera di un amante occasionale. Uno dei tanti che la donna era solita ospitare in casa. L'unica a non pensarla così è il commissario Laura Damiani, tornata nella capitale dopo una devastante esperienza lavorativa a Milano. La poliziotta scopre delle connessioni fra quell'omicidio e le morti, apparentemente accidentali, di altre donne sole. Le vittime erano tutte clienti di un raffinato locale per incontri, nel quartiere Eur, il Single. L'unico modo che Laura ha per vederci chiaro è infiltrarsi nel locale, come cliente, all'insaputa dei suoi superiori. Sarà l'inizio di un viaggio allucinante nei misteri di una vita notturna fatta di trasgressione, vizio, segreti innominabili. Laura avrà l'occasione di guardare dentro se stessa e misurarsi con la propria solitudine e i fantasmi di una esistenza perennemente al bivio fra la totale dedizione al lavoro e la scelta di una vita personale più appagante. Ma dovrà fare i conti anche con un'altra realtà: c'è ancora un assassino in circolazione. E il suo prossimo obiettivo sembra essere proprio lei...
Ringrazio Piemme e Romano De Marco per l'opportunità di leggere il romanzo in anteprima e soddisfare così due mie curiosità, e vi invito ovviamente a recuperare anche le domande poste dai miei "compagni d'avventura", ma veniamo a noi!
Leggendo il tuo romanzo, ho avuto la sensazione che uno degli elementi più forti fosse quello della solitudine. Non solo quella di Laura, nel momento in cui si isola per concentrarsi sul lavoro, ma anche quella dei clienti del Single, locale che da un lato sembra incoraggiare gli incontri ma dall'altro mette ancora più in evidenza quanto i suoi avventori siano persone profondamente sole, in cerca di un'emozione forte che colmi il vuoto che hanno dentro. Secondo te, in una società come quella di oggi in cui sembriamo essere sempre in compagnia e sempre iperconnessi agli altri, quanto è facile invece essere soli, e quanto è pericolosa questa solitudine?
L’epoca dei social e della comunicazione globale ha fatalmente contribuito ad accrescere la solitudine, proprio perché ha contribuito a ridurre sempre più rare le occasioni di socializzazione e condivisione reali. La solitudine è pericolosa perché apre la porta alla parte oscura della nostra anima (quella “notte” citata nel titolo) spingendoci a fare scelte che normalmente riterremmo sbagliate e a mortificare la nostra autostima pur di avere un qualsiasi contatto con gli altri. È proprio di questo che racconta il romanzo, di quanto la solitudine ci renda fragili e scoperti, possibili vittime di chi è pronto ad approfittare di questa debolezza. Come l’assassino col quale dovrà misurarsi la mia poliziotta Laura Damiani.
Nel tuo romanzo racconti, soprattutto, le donne. Come vittime, e attraverso il tuo commissario. Quello del femminicidio è un tema "caldo" perchè, sebbene non sia un fenomeno in crescita, non è nemmeno un fenomeno in calo. Credi che la fiction, in particola modo il thriller e il noir, possano aiutare a tenere viva la discussione sull'argomento?
Nella misura in cui oggi la narrativa di genere ha superato il concetto del puro e semplice intrattenimento, candidandosi a raccontare la realtà (pur nel contesto di una “intelaiatura” di fiction) credo che sia quasi un dovere di chi scrive non sottovalutare certe tematiche. Penso al bellissimo romanzo "Le spose sepolte" di Marilù Oliva che affronta proprio la tematica dei femminicidi rimasti senza colpevole (qui trovate la mia intervista all'autrice, se siete curiosi). Io stesso, qualche anno fa, ho partecipato a una bellissima antologia di racconti (tradotta anche in spagnolo) dal titolo "Nessuna più", nella quale quaranta autrici e autori, partendo da un caso di cronaca, costruivano una storia che raccontasse i casi di femminicidio, per sollevare il velo su una sostanziale immobilità del mondo della cultura rispetto a questo tema.
Volete saperne di più? Ecco dove trovare le altre domande rivolte all'autore, e le sue risposte:
Milanonera
50/50 Thriller
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E domani non perdete l'appuntamento con le due domande di Thriller Nord!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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martedì 12 dicembre 2017
Anteprima sotto l'albero: "L'ospite inatteso" di Patricia Gibney
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'ospite inatteso" di Patricia Gibney, edito Newton Compton (rilegato a 10€) in uscita il 4 Gennaio:
La buca non era profonda. Un sacchetto di farina avvolgeva il piccolo corpo. Tre faccine guardavano dalla finestra, gli occhi neri di terrore. Uno dei bambini disse: «Chi sarà il prossimo?»
La detective Lottie Parker cerca un collegamento tra la morte di una donna assassinata in una cattedrale e quella di un uomo impiccato a un albero del suo giardino. Le vittime hanno infatti un passato oscuro in comune. Ma nel corso delle indagini Lottie vede man mano riaffiorare antichi dolori che ben conosce, e quello strano caso sembra iniziare a riguardarla personalmente. Solo muovendosi in fretta potrà fermare l’allungarsi della scia di sangue, ma andare fino in fondo potrebbe farle correre un pericolo terribile che la riguarda molto da vicino...
Lottie Parker non è una donna semplice, anzi: reagisce allo stress contando ossessivamente gli elementi attorno a se (le bottiglie dietro al bancone di un bar, gli uccelli appollaiati su un filo elettrico, e via dicendo), ha un atteggiamento di sfida nei confronti dei suoi colleghi che la rende spesso fastidiosa e non è molto brava a seguire gli ordini quando non la convincono del tutto.
Deve seguire le direttive di un uomo che occupa una poltrona che le sarebbe spettata di diritto, e dovrebbe decisamente dare un taglio al cibo spazzatura, volendo evitare un infarto prima dei cinquant'anni.
Ma è anche una detective capace, determinata e piena d'ingegno, e sono queste qualità ad emergere quando il cadavere di Susan Sullivan viene ritrovato in una chiesa.
La donna è stata uccisa e abbandonata, ma perchè? Per chi poteva costituire una minaccia?
L'indagine la porterà ad affrontare cose che credeva di essersi lasciata alle spalle, e non sarà affatto facile per Lottie restare lucida, fredda e imparziale...
Mi è piaciuto moltissimo.
Sarà l'overdose di zucchero provocata dalla carrellata di letture natalizie, ma avevo bisogno di un libro così, adesso, e "L'ospite inatteso" è stata una delle migliori letture del mese.
In Lottie Parker ho trovato una donna resa forte dalle proprie debolezze, un mix di acciaio e morbidezza che mi ha ricordato Kim Stone, la tostissima detective di Angela Marsons, e non è un caso: le due autrici condividono non solo l'editore (Bookouture) ma anche il pubblico.
Anche Lottie è sola, e anche per lei il passato rappresenta qualcosa di doloroso che le rende difficile lasciarsi andare nel presente. Anche Lottie dà tutta se stessa sul lavoro, per compensare i vuoti nella sua vita privata.
Ma quello che rende "L'ospite inatteso" un thriller da leggere assolutamente è il suo intreccio.
Patricia Gibney padroneggia una trama complicata e un intreccio complesso, che affonda le radici in un passato oscuro posto negli anni Settanta e che porta il lettore avanti e indietro nel tempo grazie a flashback e ricordi senza che il tutto appaia forzato o poco lineare.
È un passato fatto di abusi a sfondo sessuale, di violenza, di omicidi impuniti che influenzano le vite delle vittime ancora oggi, e di domande portate poi nel cuore per tutta la vita che trovano una risposta, seppur dolorosa e difficile da accettare.
Lottie ha perso un fratello e ha di fatto perso anche se stessa, e risolvere il caso più complesso della sua carriera (finora) l'aiuta a concedersi finalmente la possibilità di andare avanti.
Tenete d'occhio Boyd, il collega di Lottie. Ve la butto lì così, senza dirvi di più.
Quello che posso dirvi è che "L'ospite inatteso" è un thriller impeccabile, pieno di tensione e che si legge tutto d'un fiato. Ed è anche il thriller con cui iniziare il 2018: vi toglierà il respiro.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'ospite inatteso" di Patricia Gibney, edito Newton Compton (rilegato a 10€) in uscita il 4 Gennaio:
La buca non era profonda. Un sacchetto di farina avvolgeva il piccolo corpo. Tre faccine guardavano dalla finestra, gli occhi neri di terrore. Uno dei bambini disse: «Chi sarà il prossimo?»
La detective Lottie Parker cerca un collegamento tra la morte di una donna assassinata in una cattedrale e quella di un uomo impiccato a un albero del suo giardino. Le vittime hanno infatti un passato oscuro in comune. Ma nel corso delle indagini Lottie vede man mano riaffiorare antichi dolori che ben conosce, e quello strano caso sembra iniziare a riguardarla personalmente. Solo muovendosi in fretta potrà fermare l’allungarsi della scia di sangue, ma andare fino in fondo potrebbe farle correre un pericolo terribile che la riguarda molto da vicino...
Lottie Parker non è una donna semplice, anzi: reagisce allo stress contando ossessivamente gli elementi attorno a se (le bottiglie dietro al bancone di un bar, gli uccelli appollaiati su un filo elettrico, e via dicendo), ha un atteggiamento di sfida nei confronti dei suoi colleghi che la rende spesso fastidiosa e non è molto brava a seguire gli ordini quando non la convincono del tutto.
Deve seguire le direttive di un uomo che occupa una poltrona che le sarebbe spettata di diritto, e dovrebbe decisamente dare un taglio al cibo spazzatura, volendo evitare un infarto prima dei cinquant'anni.
Ma è anche una detective capace, determinata e piena d'ingegno, e sono queste qualità ad emergere quando il cadavere di Susan Sullivan viene ritrovato in una chiesa.
La donna è stata uccisa e abbandonata, ma perchè? Per chi poteva costituire una minaccia?
L'indagine la porterà ad affrontare cose che credeva di essersi lasciata alle spalle, e non sarà affatto facile per Lottie restare lucida, fredda e imparziale...
Mi è piaciuto moltissimo.
Sarà l'overdose di zucchero provocata dalla carrellata di letture natalizie, ma avevo bisogno di un libro così, adesso, e "L'ospite inatteso" è stata una delle migliori letture del mese.
In Lottie Parker ho trovato una donna resa forte dalle proprie debolezze, un mix di acciaio e morbidezza che mi ha ricordato Kim Stone, la tostissima detective di Angela Marsons, e non è un caso: le due autrici condividono non solo l'editore (Bookouture) ma anche il pubblico.
Anche Lottie è sola, e anche per lei il passato rappresenta qualcosa di doloroso che le rende difficile lasciarsi andare nel presente. Anche Lottie dà tutta se stessa sul lavoro, per compensare i vuoti nella sua vita privata.
Ma quello che rende "L'ospite inatteso" un thriller da leggere assolutamente è il suo intreccio.
Patricia Gibney padroneggia una trama complicata e un intreccio complesso, che affonda le radici in un passato oscuro posto negli anni Settanta e che porta il lettore avanti e indietro nel tempo grazie a flashback e ricordi senza che il tutto appaia forzato o poco lineare.
È un passato fatto di abusi a sfondo sessuale, di violenza, di omicidi impuniti che influenzano le vite delle vittime ancora oggi, e di domande portate poi nel cuore per tutta la vita che trovano una risposta, seppur dolorosa e difficile da accettare.
Lottie ha perso un fratello e ha di fatto perso anche se stessa, e risolvere il caso più complesso della sua carriera (finora) l'aiuta a concedersi finalmente la possibilità di andare avanti.
Tenete d'occhio Boyd, il collega di Lottie. Ve la butto lì così, senza dirvi di più.
Quello che posso dirvi è che "L'ospite inatteso" è un thriller impeccabile, pieno di tensione e che si legge tutto d'un fiato. Ed è anche il thriller con cui iniziare il 2018: vi toglierà il respiro.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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lunedì 11 dicembre 2017
Letture sotto l'albero: "L'uomo del labirinto" di Donato Carrisi
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'uomo del labirinto" di Donato Carrisi, edito Longanesi (rilegato a 19€):
L'ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l'avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d'ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l'Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l'unico a inseguire il mostro. Là fuori c'è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l'ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c'è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine... E questa è l'occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L'Uomo del Labirinto l'ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.
Alzi la mano chi non vedeva l'ora di leggere un nuovo romanzo di Donato Carrisi!
Dopo aver visto al cinema proprio quest'autunno "La ragazza nella nebbia", era il momento di tornare ad immergersi in una delle appassionanti storie scaturite dalla penna di uno degli autori italiani più apprezzati (anche da me).
E "L'uomo del labirinto" non delude, anzi!
Sin dalla premessa, che vede la storia aprirsi non con un assassinio o un rapimento, ma con l'improvviso stato di libertà della vittima, Samantha.
Sconvolta, confusa, ferita nel corpo e nello spirito, apparentemente non è in grado di aiutare granchè le autorità in quella che potrebbe essere una delle azioni di polizia più delicate, la cattura dell'Uomo del Labirinto. Per la donna, infatti, si è trattato di alcuni mesi di paura, ma nel mondo "reale" sono passati quindici anni. Cosa sia successo a Sam per confonderla sino a questo punto è qualcosa che quasi si ha paura di scoprire, ma soprattutto ci si chiede: chi è l'Uomo del Labirinto?
E dove si è rifugiato? Come ha fatto la donna a fuggire?
Domande che trovano risposta nelle 400 pagine che vi aspettano in libreria, e credetemi: "L'uomo del labirinto" va letto con la luce accesa.
Trovo poche cose spaventose quanto la prospettiva di essere tenuta prigioniera: per molti versi, trovo preferibile una morte improvvisa e rapida.
I romanzi come "L'uomo del labirinto" giocano con questa e con un'altra delle mie grandi paure: non poter fare del tutto affidamento su ciò che credo essere vero.
Perdere il senso del tempo e della realtà è per me molto più terrificante di perdere un braccio, perchè se non sai chi sei, dove sei o in che momento ti trovi, non hai coscienza di te.
Donato Carrisi si addentra in quello che è a sua volta un misterioso labirinto, quello della mente umana, e ci accompagna in un viaggio cupo, pieno di dubbi e di paura, e lo fa mettendoci nelle mani di un personaggio molto singolare: Bruno Genko.
Non è un investigatore qualsiasi, anzi: probabilmente è uno di quei (pochi) personaggi che, a distanza di anni da ora, ricorderete con lucidità.
Ricordo o auto-inganno? Percezione o illusione?
Quanto di ciò che Sam ritiene essere parte della sua spaventosa esperienza è realmente accaduto, e soprattutto, quale sarà la chiave per trovare l'Uomo del Labirinto prima che sia troppo tardi?
E poi, Samantha è davvero chi dice (o crede) di essere?
Precipitatevi in libreria. Adesso.
La risposta a queste domande è in uno dei romanzi migliori che leggerete quest'anno.
Consigliatissimo: Donato Carrisi non si batte, mai.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'uomo del labirinto" di Donato Carrisi, edito Longanesi (rilegato a 19€):
L'ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l'avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d'ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l'Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l'unico a inseguire il mostro. Là fuori c'è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l'ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c'è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine... E questa è l'occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L'Uomo del Labirinto l'ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.
Alzi la mano chi non vedeva l'ora di leggere un nuovo romanzo di Donato Carrisi!
Dopo aver visto al cinema proprio quest'autunno "La ragazza nella nebbia", era il momento di tornare ad immergersi in una delle appassionanti storie scaturite dalla penna di uno degli autori italiani più apprezzati (anche da me).
E "L'uomo del labirinto" non delude, anzi!
Sin dalla premessa, che vede la storia aprirsi non con un assassinio o un rapimento, ma con l'improvviso stato di libertà della vittima, Samantha.
Sconvolta, confusa, ferita nel corpo e nello spirito, apparentemente non è in grado di aiutare granchè le autorità in quella che potrebbe essere una delle azioni di polizia più delicate, la cattura dell'Uomo del Labirinto. Per la donna, infatti, si è trattato di alcuni mesi di paura, ma nel mondo "reale" sono passati quindici anni. Cosa sia successo a Sam per confonderla sino a questo punto è qualcosa che quasi si ha paura di scoprire, ma soprattutto ci si chiede: chi è l'Uomo del Labirinto?
E dove si è rifugiato? Come ha fatto la donna a fuggire?
Domande che trovano risposta nelle 400 pagine che vi aspettano in libreria, e credetemi: "L'uomo del labirinto" va letto con la luce accesa.
Trovo poche cose spaventose quanto la prospettiva di essere tenuta prigioniera: per molti versi, trovo preferibile una morte improvvisa e rapida.
I romanzi come "L'uomo del labirinto" giocano con questa e con un'altra delle mie grandi paure: non poter fare del tutto affidamento su ciò che credo essere vero.
Perdere il senso del tempo e della realtà è per me molto più terrificante di perdere un braccio, perchè se non sai chi sei, dove sei o in che momento ti trovi, non hai coscienza di te.
Donato Carrisi si addentra in quello che è a sua volta un misterioso labirinto, quello della mente umana, e ci accompagna in un viaggio cupo, pieno di dubbi e di paura, e lo fa mettendoci nelle mani di un personaggio molto singolare: Bruno Genko.
Non è un investigatore qualsiasi, anzi: probabilmente è uno di quei (pochi) personaggi che, a distanza di anni da ora, ricorderete con lucidità.
Ricordo o auto-inganno? Percezione o illusione?
Quanto di ciò che Sam ritiene essere parte della sua spaventosa esperienza è realmente accaduto, e soprattutto, quale sarà la chiave per trovare l'Uomo del Labirinto prima che sia troppo tardi?
E poi, Samantha è davvero chi dice (o crede) di essere?
Precipitatevi in libreria. Adesso.
La risposta a queste domande è in uno dei romanzi migliori che leggerete quest'anno.
Consigliatissimo: Donato Carrisi non si batte, mai.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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giovedì 21 settembre 2017
"La ragazza scomparsa" di Angela Marsons
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La ragazza scomparsa" di Angela Marsons, edito Newton Compton (rilegato a 9,90€):
Charlie e Amy, due bambine di soli nove anni, compagne di gioco, scompaiono all’improvviso. Un messaggio recapitato alle rispettive famiglie conferma l’ipotesi peggiore: le giovani sono state rapite. È l’inizio di un incubo. Poco tempo dopo, un secondo messaggio è ancora più mostruoso. I malviventi mettono le due famiglie l’una contro l’altra, minacciando di uccidere una delle due bambine. Per la detective Kim Stone e la sua squadra il caso è più difficile del solito. I rapitori potrebbero davvero trasformarsi in assassini spietati. Bisogna agire con rapidità e trovare la pista giusta. E Kim ha intuito che nel passato delle due famiglie si nascondono degli oscuri segreti...
Kim Stone, la mia detective preferita, è tornata. Eccome se è tornata.
Adoro Angela Marsons e con questo terzo romanzo mi ha conquistata ancora una volta.
Stavolta Kim e la sua squadra - e il suo partner Bryant in prima linea - devono affrontare un caso davvero delicato: due bambine sono state rapite, e i rapitori sembrano essere intenzionati a giocare con i genitori in modo perverso invece di limitarsi a chiedere un riscatto.
Come se non bastasse, la madre di una delle bambine rapite è una vecchia amica di Kim, che la detective non vedeva da anni e della quale non conserva un ricordo totalmente positivo, anzi.
Anche stavolta, Angela Marsons ci dà accesso a nuovi spaccati del passato tormentato di Kim, che sotto la scorza dura nasconde un cuore sin troppo provato da famiglie adottive non esattamente esemplari e che ha trovato un suo equilibrio buttandosi nel lavoro.
Lavoro che non si preannuncia semplice, stavolta, perchè non sono solo i rapitori a giocare a nascondino: anche i genitori delle due bambine hanno qualcosa da nascondere...
I thriller di Angela Marsons si divorano nel giro di quanto, due, tre ore al massimo?
È impossibile interrompersi una volta iniziata la lettura, ed è sicuramente una delle migliori thrilleriste in circolazione.
Anche stavolta, mi sono trovata a divorare l'indagine di Kim Stone pagina dopo pagina, e l'autrice è riuscita a stupirmi con un paio di svolte ben piazzate e che mi hanno presa di sorpresa.
Consigliatissimo, così come i precedenti volumi della serie: trovate la recensione del primo, "Urla nel silenzio", qui.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La ragazza scomparsa" di Angela Marsons, edito Newton Compton (rilegato a 9,90€):
Charlie e Amy, due bambine di soli nove anni, compagne di gioco, scompaiono all’improvviso. Un messaggio recapitato alle rispettive famiglie conferma l’ipotesi peggiore: le giovani sono state rapite. È l’inizio di un incubo. Poco tempo dopo, un secondo messaggio è ancora più mostruoso. I malviventi mettono le due famiglie l’una contro l’altra, minacciando di uccidere una delle due bambine. Per la detective Kim Stone e la sua squadra il caso è più difficile del solito. I rapitori potrebbero davvero trasformarsi in assassini spietati. Bisogna agire con rapidità e trovare la pista giusta. E Kim ha intuito che nel passato delle due famiglie si nascondono degli oscuri segreti...
Kim Stone, la mia detective preferita, è tornata. Eccome se è tornata.
Adoro Angela Marsons e con questo terzo romanzo mi ha conquistata ancora una volta.
Stavolta Kim e la sua squadra - e il suo partner Bryant in prima linea - devono affrontare un caso davvero delicato: due bambine sono state rapite, e i rapitori sembrano essere intenzionati a giocare con i genitori in modo perverso invece di limitarsi a chiedere un riscatto.
Come se non bastasse, la madre di una delle bambine rapite è una vecchia amica di Kim, che la detective non vedeva da anni e della quale non conserva un ricordo totalmente positivo, anzi.
Anche stavolta, Angela Marsons ci dà accesso a nuovi spaccati del passato tormentato di Kim, che sotto la scorza dura nasconde un cuore sin troppo provato da famiglie adottive non esattamente esemplari e che ha trovato un suo equilibrio buttandosi nel lavoro.
Lavoro che non si preannuncia semplice, stavolta, perchè non sono solo i rapitori a giocare a nascondino: anche i genitori delle due bambine hanno qualcosa da nascondere...
I thriller di Angela Marsons si divorano nel giro di quanto, due, tre ore al massimo?
È impossibile interrompersi una volta iniziata la lettura, ed è sicuramente una delle migliori thrilleriste in circolazione.
Anche stavolta, mi sono trovata a divorare l'indagine di Kim Stone pagina dopo pagina, e l'autrice è riuscita a stupirmi con un paio di svolte ben piazzate e che mi hanno presa di sorpresa.
Consigliatissimo, così come i precedenti volumi della serie: trovate la recensione del primo, "Urla nel silenzio", qui.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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venerdì 15 settembre 2017
"False identità" di Lisa Scottoline
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "False identità" di Lisa Scottoline, edito TimeCrime (rilegato a 14,90€):
A Central Valley la vita scorre lenta e serena come al solito, o almeno questo è ciò che sembra. Paul, Mindy e Evan Kostis sono appena tornati dalla vacanza alle Cayman, Susan Sematov, dopo la morte del marito, continua a prendersi cura di Raz e Ryan, e Heather Larkin dedica ogni sua attenzione all'amato figlio Jordan... Niente, insomma, sembra destabilizzare la tranquilla quotidianità degli abitanti della piccola città, finché l'arrivo di un nuovo insegnante, Chris Brennan, non sconvolge completamente le loro esistenze. Sulla carta Chris sembra essere impeccabile, le sue referenze sono ottime, ma ogni cosa che lo riguarda non è che una colossale bugia e i suoi progetti sono tutt'altro che buoni. A farne le spese saranno soprattutto Jordan, Evan e Raz, su cui il nuovo professore punta fin dall'inizio per portare a termine il proprio piano. Quando però la sua falsa identità verrà rivelata, le vite dei tre ragazzi e delle loro famiglie non saranno più come prima... Perché quell'uomo è a Central Valley? E quali sono le sue vere intenzioni?
Uscito a Luglio, dopo una consegna mancata del corriere e un recupero a inizio settembre, "False identità" arriva sul blog e con una recensione a 5 stelle.
Esatto, proprio le cinque stelle che non do mai a nessuno - o quasi - ma che a Lisa Scottoline invece vanno date subito.
Al centro del suo romanzo, a tratti inquietante per quanto vicino a quella che ci sembra la nostra innocua quotidianità, troviamo Chris brennan, che nella migliore tradizione del genere non è affatto la persona pulita e trasparente che sembra.
Si presenta con i documenti in ordine, senza precedenti penali e persino vestito come gli altri insegnanti, perchè ottenrre quel posto è in realtà solo uno step del ben più complesso piano di Chris.
Piano che prevede che Chris si guardi bene attorno, una volta a contatto con gli studenti, e ne identifichi uno più debole e suggestionabile, facile da manipolare, possibilmente senza una solida figura paterna a portata di mano.
Ed è per questo che, nella sua rete, finiscono tre studenti apparentemente molto diversi tra loro ma con in comune più di quanto si possa credere: Evan Kostis (bello, popolare, e ricco), Jordan Larkin (simpatico e tranquillo, senza un padre nei paraggi) e Mike (Raz) Sematov (goffa e un po' scatenato, il cui padre è morto di cancro non molto tempo prima).
Chris studia a fondo le dinamiche di gruppo all'interno delle sue classi, per scoprire chi è amico di chi e chi invece non si sopporta, e sfrutta queste informazioni per trovare quello che considera il candidato perfetto per portare a termine la sua missione.
E qui arriva il primo elemento inquietante della storia, almeno per me: Chris, infatti, riesce a sapere praticamente tutto di tutti semplicemente dagli account social dei ragazzi. È incredibile vedere come, in poco tempo, una persona con intenzioni non esattamente cristalline riesca a sapere tutto sul loro conto, le loro abitudini, i loro gusti. E sono tutte informazioni condivise spontaneamente.
Dovremmo davvero imparare a condividere di meno, perchè del resto non abbiamo nessuna idea di chi ci sia là fuori, pronto a renderti la sua preda, sfruttando tutte quelle informazioni a suo vantaggio. Come Chris, appunto.
Ben presto, spostiamo la nostra attenzione dai ragazzi alle loro famiglie, ed è qui che la trama si fa ancora pià fitta e densa di mistero.
Perchè se all'inizio sembra ovvio che, da lettori, saremo impegnati a scoprire quali siano le reali intenzioni di Chris e quale sia questo grande "piano", ecco che invece siamo catapultati in una vera e propria rete di segreti e di bugie, e non è più così chiaro chi sia il nemico e perchè.
Ci saranno arresti, condanne, rivelazioni, perdoni... e sì, c'è anche una nota rosa, che non guasta mai.
Ma il personaggio di Chris (sarà il suo vero nome? Probabilmente no, ma sta a voi scoprirlo!) domina indiscutibilmente la scena sin dalla prima pagina, ed è sua fino all'ultima riga.
È talmente ben tratteggiato, sviluppato e dinamico da sembrare già pronto per essere trasposto sul grande schermo: questo libro potrebbe essere un film strepitoso.
"False identità" è uno di quei libri che vanno iniziato quando si ha qualche ora a disposizione, perchè una volta iniziato non vorrete posarlo prima di averlo finito, e voltata l'ultima pagina desidererete solo averlo letto più lentamente, e non essere già alla fine.
Appassionante, coinvolgente, assolutamente imperdibile.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "False identità" di Lisa Scottoline, edito TimeCrime (rilegato a 14,90€):
A Central Valley la vita scorre lenta e serena come al solito, o almeno questo è ciò che sembra. Paul, Mindy e Evan Kostis sono appena tornati dalla vacanza alle Cayman, Susan Sematov, dopo la morte del marito, continua a prendersi cura di Raz e Ryan, e Heather Larkin dedica ogni sua attenzione all'amato figlio Jordan... Niente, insomma, sembra destabilizzare la tranquilla quotidianità degli abitanti della piccola città, finché l'arrivo di un nuovo insegnante, Chris Brennan, non sconvolge completamente le loro esistenze. Sulla carta Chris sembra essere impeccabile, le sue referenze sono ottime, ma ogni cosa che lo riguarda non è che una colossale bugia e i suoi progetti sono tutt'altro che buoni. A farne le spese saranno soprattutto Jordan, Evan e Raz, su cui il nuovo professore punta fin dall'inizio per portare a termine il proprio piano. Quando però la sua falsa identità verrà rivelata, le vite dei tre ragazzi e delle loro famiglie non saranno più come prima... Perché quell'uomo è a Central Valley? E quali sono le sue vere intenzioni?
Uscito a Luglio, dopo una consegna mancata del corriere e un recupero a inizio settembre, "False identità" arriva sul blog e con una recensione a 5 stelle.
Esatto, proprio le cinque stelle che non do mai a nessuno - o quasi - ma che a Lisa Scottoline invece vanno date subito.
Al centro del suo romanzo, a tratti inquietante per quanto vicino a quella che ci sembra la nostra innocua quotidianità, troviamo Chris brennan, che nella migliore tradizione del genere non è affatto la persona pulita e trasparente che sembra.
Si presenta con i documenti in ordine, senza precedenti penali e persino vestito come gli altri insegnanti, perchè ottenrre quel posto è in realtà solo uno step del ben più complesso piano di Chris.
Piano che prevede che Chris si guardi bene attorno, una volta a contatto con gli studenti, e ne identifichi uno più debole e suggestionabile, facile da manipolare, possibilmente senza una solida figura paterna a portata di mano.
Ed è per questo che, nella sua rete, finiscono tre studenti apparentemente molto diversi tra loro ma con in comune più di quanto si possa credere: Evan Kostis (bello, popolare, e ricco), Jordan Larkin (simpatico e tranquillo, senza un padre nei paraggi) e Mike (Raz) Sematov (goffa e un po' scatenato, il cui padre è morto di cancro non molto tempo prima).
Chris studia a fondo le dinamiche di gruppo all'interno delle sue classi, per scoprire chi è amico di chi e chi invece non si sopporta, e sfrutta queste informazioni per trovare quello che considera il candidato perfetto per portare a termine la sua missione.
E qui arriva il primo elemento inquietante della storia, almeno per me: Chris, infatti, riesce a sapere praticamente tutto di tutti semplicemente dagli account social dei ragazzi. È incredibile vedere come, in poco tempo, una persona con intenzioni non esattamente cristalline riesca a sapere tutto sul loro conto, le loro abitudini, i loro gusti. E sono tutte informazioni condivise spontaneamente.
Dovremmo davvero imparare a condividere di meno, perchè del resto non abbiamo nessuna idea di chi ci sia là fuori, pronto a renderti la sua preda, sfruttando tutte quelle informazioni a suo vantaggio. Come Chris, appunto.
Ben presto, spostiamo la nostra attenzione dai ragazzi alle loro famiglie, ed è qui che la trama si fa ancora pià fitta e densa di mistero.
Perchè se all'inizio sembra ovvio che, da lettori, saremo impegnati a scoprire quali siano le reali intenzioni di Chris e quale sia questo grande "piano", ecco che invece siamo catapultati in una vera e propria rete di segreti e di bugie, e non è più così chiaro chi sia il nemico e perchè.
Ci saranno arresti, condanne, rivelazioni, perdoni... e sì, c'è anche una nota rosa, che non guasta mai.
Ma il personaggio di Chris (sarà il suo vero nome? Probabilmente no, ma sta a voi scoprirlo!) domina indiscutibilmente la scena sin dalla prima pagina, ed è sua fino all'ultima riga.
È talmente ben tratteggiato, sviluppato e dinamico da sembrare già pronto per essere trasposto sul grande schermo: questo libro potrebbe essere un film strepitoso.
"False identità" è uno di quei libri che vanno iniziato quando si ha qualche ora a disposizione, perchè una volta iniziato non vorrete posarlo prima di averlo finito, e voltata l'ultima pagina desidererete solo averlo letto più lentamente, e non essere già alla fine.
Appassionante, coinvolgente, assolutamente imperdibile.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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mercoledì 12 luglio 2017
"False identità" di Lisa Scottoline arriva in Italia!
Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Giusto in tempo per farci compagnia sotto l'ombrellone, in treno o, perchè no, dopo una bella escursione in montagna, "False identità" di Lisa Scottoline arriva in libreria per Fanucci Editore con marchio TimeCrime (rilegato a 14,90€) il 27 Luglio:
A Central Valley la vita scorre lenta e serena come al solito, o almeno questo è ciò che sembra. Paul, Mindy e Evan Kostis sono appena tornati dalla vacanza alle Cayman, Susan Sematov, dopo la morte del marito, continua a prendersi cura di Raz e Ryan, e Heather Larkin dedica ogni sua attenzione all’amato figlio Jordan... Niente, insomma, sembra destabilizzare la tranquilla quotidianità degli abitanti della
piccola città, finché l’arrivo di un nuovo insegnante, Chris Brennan, non sconvolge completamente le loro esistenze. Sulla carta Chris sembra essere impeccabile, le sue referenze sono ottime, ma ogni cosa che lo riguarda non è che una colossale bugia e i suoi progetti sono tutt’altro che buoni. A farne le spese saranno soprattutto Jordan, Evan e Raz, su cui il nuovo professore punta fin dall’inizio per portare a termine il proprio piano. Quando però la sua falsa identità verrà rivelata, le vite dei tre ragazzi e delle loro famiglie non saranno più come prima... Perché quell’uomo è a Central Valley? E quali sono le sue vere intenzioni?
L'ebook è disponibile già dal 13 Luglio su tutti i digital store a 4,99€ quindi cosa aspettate?
Mano agli e-reader, presto!
Non si può partire per le vacanze senza un buon thriller sottomano ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Giusto in tempo per farci compagnia sotto l'ombrellone, in treno o, perchè no, dopo una bella escursione in montagna, "False identità" di Lisa Scottoline arriva in libreria per Fanucci Editore con marchio TimeCrime (rilegato a 14,90€) il 27 Luglio:
A Central Valley la vita scorre lenta e serena come al solito, o almeno questo è ciò che sembra. Paul, Mindy e Evan Kostis sono appena tornati dalla vacanza alle Cayman, Susan Sematov, dopo la morte del marito, continua a prendersi cura di Raz e Ryan, e Heather Larkin dedica ogni sua attenzione all’amato figlio Jordan... Niente, insomma, sembra destabilizzare la tranquilla quotidianità degli abitanti della
piccola città, finché l’arrivo di un nuovo insegnante, Chris Brennan, non sconvolge completamente le loro esistenze. Sulla carta Chris sembra essere impeccabile, le sue referenze sono ottime, ma ogni cosa che lo riguarda non è che una colossale bugia e i suoi progetti sono tutt’altro che buoni. A farne le spese saranno soprattutto Jordan, Evan e Raz, su cui il nuovo professore punta fin dall’inizio per portare a termine il proprio piano. Quando però la sua falsa identità verrà rivelata, le vite dei tre ragazzi e delle loro famiglie non saranno più come prima... Perché quell’uomo è a Central Valley? E quali sono le sue vere intenzioni?
L'ebook è disponibile già dal 13 Luglio su tutti i digital store a 4,99€ quindi cosa aspettate?
Mano agli e-reader, presto!
Non si può partire per le vacanze senza un buon thriller sottomano ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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martedì 27 giugno 2017
Un'estate da leggere: i thriller da leggere in spiaggia
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
L'estate è arrivata, e con lei le prime giornate al mare - in ferie o in fuga dalla città per sole 24 ore, poco importa: l'importante è avere in borsa un buon libro!
E non so voi, ma io adoro lasciarmi catturare da un thriller mentre lavoro alla mia abbronzatura ;)
Ecco i titoli che aspetto con maggiore curiosità, e che saranno i compagni perfetti delle prime giornate di relax sulla sabbia:
Laura sa di essere una madre iperprotettiva e – in fondo – gelosa di suo figlio Daniel, un brillante neolaureato dal futuro luminoso. Così, quando Daniel le presenta la sua nuova fidanzata, Cherry, lei si impone di essere gentile e addirittura invita la ragazza per qualche giorno di vacanza nella villa di famiglia a Saint Tropez. Ma tutti i suoi buoni propositi vanno in frantumi quando scopre che Cherry si fa riempire di regali e, soprattutto, ha mentito a Daniel riguardo al suo passato e al suo lavoro. E poi c’è sempre quella sgradevolissima sensazione che Cherry nasconda un lato oscuro e che stia tramando per metterla in cattiva luce col figlio. No, Laura non può rimanere a guardare mentre una spregiudicata arrampicatrice sociale cerca di rubarle Daniel. Deve agire. Ma sta per commettere un errore imperdonabile...
Cherry odia la sua vita. E adesso, finalmente, ha la possibilità di riscattare tutte le umiliazioni subite in passato grazie all’amore di Daniel. Un ragazzo ricco, bello, generoso. Peccato che tra lei e la felicità ci sia ancora un ultimo ostacolo: l’invadente, onnipresente Laura. Cherry è convinta che, dietro un’apparenza di sorrisi e buone maniere, Laura la disprezzi e sia disposta a tutto pur di tenerla lontana da Daniel. E allora l’unica soluzione è screditarla, farla apparire come una madre paranoica e pericolosa agli occhi del suo stesso figlio. Sì, sarà proprio Daniel l’alleato più prezioso per rendere l’esistenza di Laura un inferno. E per conquistarsi così la vita da favola che lei ha sempre sognato...
Louise vorrebbe dire ad Adele tutta la verità, anche se si sono appena conosciute. Anche se Adele le sembra una donna così fragile, tormentata com'è dall'insonnia e dalla solitudine. Louise vorrebbe dirle che quella sera, al bar, quando è entrato quell'uomo, lei ha provato qualcosa che, nella sua vita di madre single, non provava da tempo. Vorrebbe dire ad Adele che le dispiace di averlo baciato. E che non poteva sapere che quell'uomo era suo marito.
Anche Adele ha i suoi segreti. Non fa parola della nuova amica con David. E nasconde a Louise ciò che accade quando, nella loro splendida casa nel cuore di Londra, lei e il marito sono finalmente soli dietro porte chiuse. Così come ogni giorno, da anni, Adele nasconde a tutti quello che accade nella sua mente. Là dove nessuno può spiarla.
Perché tante bugie, si chiede Louise? Divisa tra il suo fascinoso amante e la nuova, bellissima amica, soffocata dal castello di menzogne che lei stessa ha costruito, Louise dovrà trovare il coraggio di guardare dentro il matrimonio di Adele e David. Sapendo che le verità più spaventose si annidano nella mente, dietro quegli occhi che Adele, insonne, non chiude mai.
Le ultime parole di Charlie continuano a perseguitare la sua migliore amica Grace, che non è più la stessa da quando lei è morta. Grace è una giovane maestra che vive tranquilla con Dan, conosciuto ai tempi del liceo. È una ragazza piena di sensi di colpa, perché si è sempre sentita responsabile della scomparsa delle persone che ha amato, persino di quella della sua migliore amica Charlie. Loro due avevano un legame speciale fin da ragazzine, quando avevano nascosto insieme la misteriosa memory box di Charlie. Ora quella scatola piena di segreti è l'unico oggetto rimasto a Grace come ricordo. Al suo interno, ha trovato la lista dei desideri dell'amica: il primo sarebbe stato ritrovare il padre che non aveva mai conosciuto. Per lealtà verso quella che per lei è stata una sorella, Grace decide dunque di indagare e ben presto si imbatte in un'altra donna, Anna, che sostiene di essere la vera sorella di Charlie. Sarebbe bellissimo ritrovare una famiglia, ma il suo arrivo è accompagnato da segnali inquietanti. Gli oggetti scompaiono. Arrivano telefonate silenziose nel cuore della notte. Messaggi minacciosi. Persino Dan si comporta in modo strano. E Grace è sicura che qualcuno la segua. È tutto nella sua mente o succede davvero? Per darsi una risposta, Grace inizia un agghiacciante viaggio nel proprio passato. E in quello della ragazza che credeva di conoscere come se stessa.
Nelle foto aveva il viso gonfio, pieno di lividi ed escoriazioni, un labbro spaccato, gli occhi pesti. Peter Decker quasi non ha riconosciuto in quelle immagini la donna bellissima che gli ha chiesto aiuto. Terry McLaughlin è stata picchiata selvaggiamente dal marito Chris Donatti, un killer professionista, e adesso ha paura. Poco dopo il loro incontro scompare nel nulla. Contemporaneamente una donna viene trovata in un cantiere edile, impiccata a una trave. Che cosa le è successo? È stato il suo stile di vita discutibile a portarla a una morte prematura, o è stata vittima di un serial killer? E Terry, è stata uccisa, o ha fatto perdere le proprie tracce di proposito? Le indagini puntano in direzioni diverse, ma in entrambi i casi il tempismo è fondamentale, perché con un assassino in giro nessuno è al sicuro. Sarà una lotta contro il tempo, in cui Decker, come nel gioco dell'impiccato, dovrà trovare la soluzione prima che l'avversario completi il suo schema criminale.
Marie Wall, celebrata star di Hollywood, è tornata a Fjällbacka per le riprese di un film su Ingrid Bergman di cui è la protagonista, e in paese non si parla d'altro. Trent'anni prima, quando era ancora una ragazzina, Marie e la sua amica del cuore erano state accusate di aver ucciso la piccola Stella, una bambina di appena quattro anni, la cui morte aveva profondamente scosso l'intera comunità. Quando alle porte di Fjällbacka, dove ora riecheggiano i suoni dell'estate, un'altra bambina scompare misteriosamente nelle stesse circostanze, il ricordo di quei drammatici eventi riaffiora con forza. Può davvero essere una coincidenza? Per capire se esiste un collegamento tra passato e presente, Patrik Hedström e la sua squadra devono disseppellire verità taciute per lunghi anni. Ed Erica, che al caso Stella lavora già da un po', ha intenzione di fare di tutto per aiutare la polizia, mettendo a disposizione la sua principale abilità: quella di scavare a fondo nei vecchi casi di omicidio, cercando-di scoprire che cos'è realmente accaduto e, soprattutto, perché. Intanto, intorno a loro cresce la paura, paura dell'ignoto e del diverso, che esaspera il clima di sospetto e alimenta un odio che arde come fuoco. In una rinnovata caccia alle streghe, quella stessa terra che secoli prima era stata illuminata da innumerevoli roghi, innalzati in nome di una folle lotta contro il demonio, minaccia di bruciare ancora, e di perdersi in un'immensa oscurità.
Milano, 1980: Pina Accorsi, una sarta di mezza età, viene trovata cadavere nel suo appartamento in una casa di ringhiera sul Naviglio Pavese. Ha la gola tagliata ed è stata derubata.
Milano, 1938: la giovane Olimpia Cavenaghi sogna di lasciare la sua misera casa di ringhiera in viale Col di Lana per fuggire a Roma ed entrare nel favoloso mondo del cinema.
Che cosa unisce due donne tanto diverse, a oltre quarant’anni di distanza? È quello che deve scoprire il commissario Marco Pisani, chiamato a indagare sulla morte di Pina Accorsi.
Con "Un cuore oscuro" Maria Luisa Minarelli ci conduce in un lungo viaggio nella storia d’Italia, dalle feste popolari del regime fascista ai ricevimenti del bel mondo romano a Cinecittà, dagli anni della guerra agli scontri sanguinosi tra partigiani e tedeschi, dal boom economico agli anni di piombo. A tessere una trama noir ricca di colpi di scena, una carrellata di personaggi magistralmente delineati, fino all’epilogo sbalorditivo.
L'estate è arrivata, e con lei le prime giornate al mare - in ferie o in fuga dalla città per sole 24 ore, poco importa: l'importante è avere in borsa un buon libro!
E non so voi, ma io adoro lasciarmi catturare da un thriller mentre lavoro alla mia abbronzatura ;)
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| Rilegato a 16,90€ Data di uscita: 6 Luglio |
Cherry odia la sua vita. E adesso, finalmente, ha la possibilità di riscattare tutte le umiliazioni subite in passato grazie all’amore di Daniel. Un ragazzo ricco, bello, generoso. Peccato che tra lei e la felicità ci sia ancora un ultimo ostacolo: l’invadente, onnipresente Laura. Cherry è convinta che, dietro un’apparenza di sorrisi e buone maniere, Laura la disprezzi e sia disposta a tutto pur di tenerla lontana da Daniel. E allora l’unica soluzione è screditarla, farla apparire come una madre paranoica e pericolosa agli occhi del suo stesso figlio. Sì, sarà proprio Daniel l’alleato più prezioso per rendere l’esistenza di Laura un inferno. E per conquistarsi così la vita da favola che lei ha sempre sognato...
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| Rilegato a 9,90€ Data di uscita: 29 Giugno |
Kyra Winthrop ha solo trentaquattro anni e fa la biologa marina. È tutto quello che sa di se stessa, perché a causa di un incidente subacqueo ha subìto una rara e devastante perdita di memoria. Da quel terribile giorno, Kyra vive senza un passato, eccetto quei brevi lampi che squarciano per pochi secondi il buio totale dei ricordi. Il suo mondo si è ridotto a poche amicizie sull’isola dove vive con il marito Jacob, un uomo che le è rimasto sempre fedele. A un certo punto la sua vita cambia ancora: comincia ad avere delle visioni – o sono ricordi? – a proposito di un matrimonio difficile, di promesse non mantenute e di ambigue relazioni con gli abitanti dell’isola. Kyra cerca di sforzarsi, di ricordare ogni giorno di più, di scoprire il suo reale passato, ma la verità che emergerà piano piano da oscuri meandri della sua mente diventerà un incubo terrificante...
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| Rilegato a 9,90€ Data di uscita: 6 Luglio |
La piccola Thona è scomparsa all’età di sei anni e non è mai stata ritrovata.
L’ispettrice di polizia Marian Dahle, dopo un periodo di pausa in seguito a un terribile incidente, è ora tornata in servizio e Cato Isaksen le ha chiesto di riaprire l’inchiesta su quel caso mai risolto. Mentre la giovane ispettrice scava nel passato e cerca di trovare nuovi indizi, la polizia di Oslo ritrova i corpi di alcuni uomini rapiti e poi brutalmente torturati. All’apparenza le due indagini sembrano non essere collegate, ma pian piano emerge un quadro inquietante, in cui la stessa Marian è direttamente coinvolta. Gli assassini perseguitano anche lei e vogliono a tutti i costi impedirle di scoprire la verità. Per questo hanno deciso di farle visita proprio a casa...
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| Rilegato a 16,90€ Data di uscita: 15 Giugno |
È una splendida serata estiva in un quartiere di Houston. E a casa Whitaker tutto è tranquillo. Finché qualcuno non bussa alla porta. Sulla soglia compare una ragazza con grandi occhi blu e lunghi capelli biondi. È a piedi nudi. Ha il viso pallido, segnato dalla stanchezza. Ad Anna, però, quel viso è familiare. Non appena allunga le braccia per sorreggerla, ne è certa: è sua figlia Julie, scomparsa otto anni prima. Quella figlia che non vedeva l’ora di riabbracciare è finalmente tornata a casa sana e salva.
Ma i dubbi non tardano ad arrivare e ben presto si fanno sempre più insistenti. Anna vorrebbe ignorarli. E invece l’accompagnano ovunque. Con quale coraggio osa solo pensare che quella ragazza spaventata non sia veramente sua figlia? Da madre attenta e premurosa, non può permettere che la minima incertezza faccia vacillare il suo cuore. Eppure c’è qualcosa di diverso in Julie. Piccoli dettagli e comportamenti che non le ricordano sua figlia. E allora Anna non può fare a meno di chiedersi se sia la verità quella che la ragazza racconta o sia tutta una montatura. Di domandarsi come mai salti le sedute dal terapista. O cosa c’entri in tutta questa storia il ritrovamento del corpo di una giovane in una casa dall’altra parte della città.
Quando un investigatore privato la contatta dicendole di aver scoperto qualcosa, Anna non sa più cosa fare. E se Julie si stesse solo prendendo gioco di lei? Se non fosse veramente sua figlia? Anna non tarderà a scoprire che l’impossibile a volte è possibile. Perché non tutto è come sembra...
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| Rilegato a 17,90€ Data di uscita: 22 Giugno |
Da ormai sette anni, Sarah vive sola con il suo bambino: dopo essere partito per un viaggio d’affari in Sud America, suo marito Philipp è scomparso, precipitando Sarah in un incubo. Fino a quando, improvvisamente, viene annunciato il ritorno di Philipp, lasciato libero dopo essere stato per sette anni nelle mani di una banda di rapitori. La notizia diventa un caso mediatico. Sarah è incredula e frastornata, e si prepara ad accogliere il marito. Ma quando il portello dell’aereo che dovrebbe restituire Philipp alla sua famiglia si apre, accade l’impensabile: a scendere la scaletta non è Philipp. È un uomo che Sarah non ha mai visto prima. Che cos’è successo? Chi è questo estraneo che si spaccia per Philipp? E, soprattutto, che intenzioni ha? Se dello sconosciuto Sarah non sa nulla, lui invece sembra sapere tutto di lei, e la minaccia. Se si azzarderà ad aprire bocca denunciandolo alla polizia, perderà ogni cosa: suo marito, suo figlio, la sua stessa vita.
Uno psicothriller elegante e inquietante, "La verità" insinua il dubbio nel lettore pagina dopo pagina, e conferma il grande talento di una delle migliori autrici della nuova generazione.
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| Rilegato a 19,50€ Data di uscita: 4 Luglio |
Anche Adele ha i suoi segreti. Non fa parola della nuova amica con David. E nasconde a Louise ciò che accade quando, nella loro splendida casa nel cuore di Londra, lei e il marito sono finalmente soli dietro porte chiuse. Così come ogni giorno, da anni, Adele nasconde a tutti quello che accade nella sua mente. Là dove nessuno può spiarla.
Perché tante bugie, si chiede Louise? Divisa tra il suo fascinoso amante e la nuova, bellissima amica, soffocata dal castello di menzogne che lei stessa ha costruito, Louise dovrà trovare il coraggio di guardare dentro il matrimonio di Adele e David. Sapendo che le verità più spaventose si annidano nella mente, dietro quegli occhi che Adele, insonne, non chiude mai.
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| Rilegato a 18,90€ Data di uscita: 11 Luglio |
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| Brossurato a 9,90€ Data di uscita: 29 Giugno |
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| Brossurato a 19,90€ Data di uscita: 22 Giugno |
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| Brossurato a 9,99€ Data di uscita: 11 Luglio |
Milano, 1938: la giovane Olimpia Cavenaghi sogna di lasciare la sua misera casa di ringhiera in viale Col di Lana per fuggire a Roma ed entrare nel favoloso mondo del cinema.
Che cosa unisce due donne tanto diverse, a oltre quarant’anni di distanza? È quello che deve scoprire il commissario Marco Pisani, chiamato a indagare sulla morte di Pina Accorsi.
Con "Un cuore oscuro" Maria Luisa Minarelli ci conduce in un lungo viaggio nella storia d’Italia, dalle feste popolari del regime fascista ai ricevimenti del bel mondo romano a Cinecittà, dagli anni della guerra agli scontri sanguinosi tra partigiani e tedeschi, dal boom economico agli anni di piombo. A tessere una trama noir ricca di colpi di scena, una carrellata di personaggi magistralmente delineati, fino all’epilogo sbalorditivo.
Ora mancano solo il mare, la spiaggia e un lettino su cui stendersi a leggere!
E ovviamente bisogna decidere da quale cominciare ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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