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mercoledì 3 ottobre 2018

Intervista a Jeffrey Archer, sulla scrittura come missione, le saghe e il bisogno di reinventarsi sempre

Jeffrey Archer è un autore amato in tutto il mondo, ma i lettori italiani hanno potuto godere della vista dei suoi titoli sugli scaffali grazie ad HarperCollins, che ha acquisito e tradotto "La saga dei Clifton": il secondo volume, I peccati del padre, è arrivato in libreria a settembre ed è stata l'occasione per incontrarlo a Milano, prima della presentazione al pubblico, e scoprire qualche retroscena di quella che è stata una vita emozionante e che è confluita in parte nei protagonisti di questa grande saga familiare.

A proposito di scrivere saghe familiari, un genere che possiamo trovare nella letteratura classica e in quella contemporanea (pensiamo alle saghe fantasy che appassionano i lettori di tutto il mondo), lei aveva già in partenza l'idea di scrivere una saga oppure questa si è sviluppata in seguito?
A settant'anni anni ho deciso che avevo bisogno di una missione, di qualcosa da fare per cui alzarmi ogni mattina, e mi sono messo in testa di scrivere una saga in cinque capitoli che avrei chiamato La cronaca dei Clifton, in cui tre personaggi principali, Harry, Giles ed Emma, partissero dall'infanzia per raggiungere i settant'anni e chiudere la storia.
Quando però ho finito i cinque romanzi, mi sono reso conto che i personaggi avevano soltanto quarantuno e quarantadue anni, e che in realtà non avevo terminato la storia che avevo pensato di scrivere, per cui ho dovuto aggiungere altri due capitoli, in cui i tre protagonisti arrivano a essere ultrasettantenni come desideravo in partenza.
Nel momento in cui ho avuto la prima idea della saga, però, avevo in mente solo le prime dieci pagine del primo romanzo e nient'altro: non avevo la minima idea di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, che è arrivato perché io sono un narratore. Il dono della narrazione è un talento che ti viene dato da Dio, non si inventa: è quello che mi ha permesso di arrivare alla fine della saga.

C'è molta autobiografia nei suoi romanzi. Questo secondo libro si apre con il protagonista che finisce ingiustamente in carcere, esperienza che anche lei ha vissuto.
Io scrivo storie, non racconto la mia vita, ma ci sono senz'altro molti elementi autobiografici nella narrazione. Harry è decisamente il sottoscritto, Giles è stato ispirato da un mio caro amico, anche se possiede a sua volta qualche mio tratto personale, ed Emma è mia moglie praticamente sotto ogni punto di vista. Anche molti altri personaggi rispecchiano persone reali, che ho conosciuto e con cui ho lavorato, amici e conoscenti. Se qualcuno di voi aspira a scrivere un romanzo o magari l'ha già fatto, lo fareste di sicuro prendendo spunto da ciò che conoscete già, perché per me un vero scrittore scrive di cose che conosce. È probabile, ad esempio, che voi decidiate di ambientare le vostre storie a Milano, perché è la realtà che conoscete, mentre io non potrei mai farlo. I miei libri sono ambientati a Bristol, a Londra, in parte negli Stati Uniti, perché sono i luoghi che conosco bene e perché questo mi fa sentire a mio agio quando scrivo.
Anche se scrive di luoghi che conosce, le sue storie partono comunque dal passato e quindi avrà per forza dovuto fare delle ricerche per capire come fossero questi luoghi all'epoca in cui si svolgono i fatti narrati. Come si organizza tra ricerche e struttura creativa?
Quando scrivo i miei romanzi lo faccio senza interruzioni dall'inizio alla fine, quindi non mi sono preoccupato del lavoro di ricerca e mi sono basato soltanto su ciò che sapevo io del passato, sulla mia conoscenza dell'ambiente, sulle passioni che ho sempre avuto per l'arte, per la politica e per i viaggi. Solo quando sono arrivato alla fine della stesura del romanzo ho compiuto un processo inverso e sono tornato indietro per documentarmi. Quando scrivo lo devo fare seguendo un flusso continuo e ininterrotto dall'inizio alla fine. Non voglio e non posso interrompermi, perché il mio obiettivo è quello di fare in modo che il lettore legga il libro avidamente dall'inizio alla fine, che non avverta pause. Dopo c'è tutto il tempo di controllare i dettagli.

Nel libro e nella saga ci sono personaggi positivi, ma anche altri molto negativi.
Di quali preferisce scrivere?
Mia moglie dice sempre che le pagine più divertenti da leggere sono quelle dove si parla dei cattivi, che per lei sono i personaggi più interessanti. Devo dire che per me è molto più facile scrivere le pagine che riguardano i personaggi negativi rispetto a quelle dei personaggi positivi e leggendo le email che ricevo dai lettori mi rendo conto che la maggior parte di loro adora i personaggi più cattivi, anche se magari si augura che alla fine della storia vadano incontro a una morte terribile.

Solo sorrisi, dopo l'intervista.
Lei ha avuto una vita molto intensa, ha intrapreso carriere poi interrotte. Se potesse tornare indietro vorrebbe essere sempre uno scrittore oppure compiere una brillante carriera politica e diventare magari primo ministro, come poteva accadere quando era vicepresidente del partito conservatore ai tempi di Margaret Tatcher?
Non avrei potuto prendere il posto di Margaret Tatcher perché lavoravo per lei, l'ho fatto per diciassette anni. Al massimo avrei potuto diventare ministro dei trasporti... In Italia sarebbe più semplice perché voi cambiate il primo ministro molto più spesso che in Inghilterra, quindi ci sono più probabilità di diventarlo. Margaret è stata un grande primo ministro, una grande leader e una cara amica, per cui non avrei mai potuto prendere il suo posto. In compenso ho venduto duecentottanta milioni di libri e quindi non mi posso certo lamentare di aver fatto lo scrittore.
Nella vita ha esercitato diverse professioni, e anche nei suoi personaggi troviamo differenti tipi di umanità. Quale tipo di uomo può incidere di più nella società di oggi, un politico, un romanziere o uno scienziato?
Mia moglie è uno scienziato, ha studiato e insegnato chimica a Oxford, attualmente dirige il Museo delle Scienze di Londra, ed è stata la prima donna inglese a dirigere un museo nazionale.
Di questi tempi le vite si sono allungate e viviamo fino a un'età molto avanzata: non è più pensabile avere un solo lavoro nel corso di un'esistenza. Le cose possono cambiare. Ho un amico che ha fatto il medico per diciassette anni e poi ha aperto una galleria d'arte e ora fa il gallerista.
Anch'io ho avuto due o tre vite diverse, oggi ho settantotto anni, scrivo e continuerò a scrivere.
Credo che un politico, in particolare, debba avere anche altre esperienze nella vita, se vuole incidere nella società.

Quale fra tutti i suoi libri vorrebbe vedere come film sullo schermo?
Alcune mie serie sono state sceneggiate in passato, ma ultimamente Netflix sta mostrando un certo interesse per questa "saga dei Clifton", per cui vediamo come andrà. Hugh Jackman non sarebbe male come protagonista nel ruolo di Harry.
Dovrebbe comunque essere una lunga serie e non un film, visto che sono sette libri che portano dalla nascita alla morte di Harry. Netflix lo sta considerando appunto per farne una serie televisiva in più puntate.

Nei suoi romanzi sembra voler dire che il nostro destino ce lo costruiamo noi, contro ogni difficoltà, contro la nascita in una classe sociale svantaggiata, contro le ingiustizie. Quale capitolo della sua vita lei conserverebbe così com'è e quale cancellerebbe?
Credo che non cambierei nulla. Ricordatevi che la "saga dei Clifton" è una serie di romanzi e non la mia autobiografia,  perché si può scrivere di ogni cosa. Ci sono narratori come Jane Austen che parlano sostanzialmente sempre di se stessi: Jane racconta del tentativo di trovare un marito, di avere in fondo una vita semplice e normale, ma è una narratrice favolosa, per cui qualunque cosa scriva spinge il lettore ad andare avanti nella lettura. Il talento narrativo è un dono naturale, se l'avete potete parlare di qualsiasi cosa.

Grazie ad HarperCollins e a Jeffrey Archer per la splendida chiacchierata, e in attesa di scoprire se i Clifton arriveranno su Netflix (incrociamo le dita!), i primi due volumi della saga vi aspettano in libreria.


I peccati del padre di Jeffrey Archer (HarperCollins) è in libreria, al prezzo di copertina di 9,90€.

venerdì 15 gennaio 2016

"House of Crime: Investigation" di Marie Force

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "House of Crime: Investigation" di Marie Force, edito da HarperCollins Italia (brossurato a 7,50€), in uscita oggi in edicola e disponibile sullo store online dal 18 Gennaio:
Washington è la città del detective Samantha Holland. Le"scene del crimine" sono sempre state la sua passione fin da bambina e il suo intuito l'ha aiutata in più di un'occasione nel risolvere anche i casi più ostici. Almeno fino all'ultima indagine dove qualcosa è andato storto e lei si è vista portare via carriera e credibilità. Per questo ha bisogno di riscattarsi e di un caso nuovo in cui tuffarsi anima e corpo. L'occasione si presenta quando il senatore John O'Connor viene trovato brutalmente ucciso nel suo letto e l'indagine viene assegnata proprio a lei. La situazione è davvero complicata anche perché Sam si trova a dover collaborare con Nick Cappuano, amico fraterno e capo dell'ufficio stampa del senatore, ma anche sua vecchia conoscenza. Lei deve far forza su se stessa per rimanere concentrata sul caso, nonostante si senta in bilico tra ciò che vorrebbe fare e ciò che è giusto fare. Sam sa che anche il più piccolo errore potrebbe risultare fatale, soprattutto alla luce dell'inarrestabile scia di cadaveri che trova sulla propria strada.

Il 2015 è stato l'anno in cui mi sono avvicinata ai thriller, e pur essendo solo a metà Gennaio ne ho già letti tre. Ormai è amore.
Marie Force ci porta a Washington, sulle tracce di un assassino meticoloso che dopo aver ucciso barbaramente un giovane senatore sembra essersi dileguato senza lasciare tracce, in quello che è il romanzo di apertura della sua serie "House of Crime: Omicidi alla Casa Bianca".

John O'Connor sembrava avere tutto: una famiglia ricca e potente alle spalle, una promettente carriera politica e l'affetto di chiunque incrociasse la sua strada.
O forse non proprio di chiunque: quando Nick Cappuano, capo del suo staff, lo trova morto nella sua camera da letto, è chiaro a tutti che persino un uomo di buon carattere come John O'Connor avesse dei nemici.
Ma chi poteva odiarlo o volerlo ostacolare al punto da arrivare a toglierlo di mezzo?
E' quello che la detective Samantha Holland cerca di capire, con l'aiuto di una squadra formidabile (Freddie vi conquisterà) e anche dello sconvolto Nick: non era solo un dipendente del senatore, era il suo migliore amico sin da quando erano ragazzi. Farebbe di tutto per trovare l'assassino, incluso lavorare con la donna che sei anni prima, dopo una notte di passione, ha ripetutamente ignorato le sue telefonate. Samantha, appunto.
La scintilla tra i due si riaccende al primo sguardo, ma l'indagine è complessa e i tempi serratissimi: riuscirà Samantha a incastrare il colpevole, prima che la lista di vittime includa altri nomi oltre a quello del senatore?
Grazie ad HarperCollins Italia per la copia cartacea del romanzo <3
E' un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, perchè Marie Force ha saputo costruire una storia complessa ma credibile, e proporre quello che è il romanzo poliziesco tradizionale con in aggiunta un po' di pepe e di passione.
La storia di Sam e Nick è sexy e romantica al punto giusto, e questo senza che si porti via nulla alla vicenda dalle tinte noir che l'autrice ha voluto raccontare.
C'è tensione, c'è frenesia, ci sono colpi di scena e capovolgimenti di trama: tutto ciò che serve per godersi 355 pagine di intrattenimento puro.
Il cast di personaggi è ricco e variegato, e ognuno di loro ha la sua buona dose di scheletri nell'armadio pronti a saltare fuori al momento opportuno: niente è come sembra e nessuno è davvero chi dice di essere.
Nemmeno John O'Connor.

A tutto questo va aggiunto il fatto che Samantha Holland è il vero e proprio motore del romanzo, perchè è un personaggio complesso e dalle mille sfaccettature. Spietata nel dare la caccia ai criminale ma profondamente emotiva nell'affrontare lo sbocciare di un sentimento profondo, meticolosa sul lavoro ma disordinata nel privato: tante piccole contraddizioni che la rendono "vera", almeno ai miei occhi. Non ha un passato felice a cui guardare, ma questo non le impedisce di desiderare un futuro differente, magari insieme a Nick ma soprattutto con la sua famiglia.
Nick, da parte sua, mi è piaciuto moltissimo, ed è insieme a Samantha il motivo per il quale ho già iniziato a leggere "House of Crime: Justice", secondo volume della serie.
Lo trovate in edicola insieme a questo, e credetemi se vi dico che una volta girata l'ultima pagina del primo vorrete avere il secondo sul comodino.
Consigliato a tutti, anche agli uomini: usate le (rare) scene d'amore per riflettere sugli indizi, e godetevi la risoluzione del caso O'Connor!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 4 gennaio 2016

Anteprima: "Il patto" di Jodi Picoult

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Il patto" di Jodi Picoult, edito da Harper Collins Italia (rilegato a 14,90€), in uscita il 19 Gennaio:
Fino a quella telefonata alle tre del mattino di una giornata di Novembre, i Gold e i loro vicini di casa, gli Harte, sono sempre stati inseparabili. Per ben diciotto anni. Non è stata una sorpresa per nessuno, dunque, quando i loro figli adolescenti, Chris ed Emily, da semplici amici sono diventati qualcosa di più.
Ma adesso la diciassettenne Emily è morta uccisa da un colpo di pistola alla testa sparatole da Chris, in un apparente patto suicida lasciando le due famiglie devastate e alla disperata ricerca di risposte su un gesto inimmaginabile, di due figli che forse non conoscevano bene come credevano.
È rimasta una sola pallottola nella pistola che Chris ha preso dall'armadio del padre, una pallottola che secondo la sua versione era destinata a se stesso. Cos'è successo veramente?
Un detective della polizia del luogo nutre più di un dubbio sul patto suicida descritto dal ragazzo e inizia un'indagine che terrà il lettore col fiato sospeso fino all'ultima pagina.

Adoro Jodi Picoult: ho letto "La custode di mia sorella", "La solitudine del lupo" e "House Rules" (quest'ultimo in lingua originale) e non vedo l'ora di scoprire anche questa storia!
Sono sicura che sarà strepitosa.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 1 gennaio 2016

Anteprima: "House of Crime: Investigation" e "House of Crime: Justice" di Marie Force

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla serie "House of Crime" di Marie Force, edita da Harper Collins Italia (ogni volume è brossurato e costa 7,50€), in uscita il 15 Gennaio in edicola, e dal 18 gennaio disponibile anche sullo store online:
Washington è la città del detective Samantha Holland. Le"scene del crimine" sono sempre state la sua passione fin da bambina e il suo intuito l'ha aiutata in più di un'occasione nel risolvere anche i casi più ostici. Almeno fino all'ultima indagine dove qualcosa è andato storto e lei si è vista portare via carriera e credibilità. Per questo ha bisogno di riscattarsi e di un caso nuovo in cui tuffarsi anima e corpo. L'occasione si presenta quando il senatore John O'Connor viene trovato brutalmente ucciso nel suo letto e l'indagine viene assegnata proprio a lei. La situazione è davvero complicata anche perché Sam si trova a dover collaborare con Nick Cappuano, amico fraterno e capo dell'ufficio stampa del senatore, ma anche sua vecchia conoscenza. Lei deve far forza su se stessa per rimanere concentrata sul caso, nonostante si senta in bilico tra ciò che vorrebbe fare e ciò che è giusto fare. Sam sa che anche il più piccolo errore potrebbe risultare fatale, soprattutto alla luce dell'inarrestabile scia di cadaveri che trova sulla propria strada.

In piedi davanti al cadavere di Julian Sinclair, esponente della Corte Suprema, il tenente Sam Holland è notevolmente turbata. Il fatto che lei sia stata una delle ultime persone a vederlo in vita la sera prima, alla festa per la nomina a senatore di Nick Cappuano, non gioca a suo favore. Sam non può non considerare che Julian è la seconda persona, dopo il senatore John O'Connor, legata a Nick a essere trovata brutalmente uccisa. Per questo deve relegare i sentimenti che prova per lui e non perdere l'obiettività e la freddezza necessari per portare avanti l'indagine. Se non fossero sufficienti le altalene emotive che Sam sta vivendo, le ombre di un caso irrisolto che coinvolgono suo padre si allungano su di lei mettendola in serio pericolo. Segreti sepolti e verità non dette rischiano di far naufragare tutto il suo mondo per la seconda volta. La giustizia può essere cieca, ma mischiare le emozioni con la politica è di sicuro una scelta fatale.

Qualcuno di voi potrebbe conoscere questa serie come la "Fatal Series", e io sono molto molto contenta che arrivi in Italia in una veste (per me) molto più appetibile di quella originale.
Ecco il calendario completo delle uscite:

15 Gennaio:
Vol. 1: INVESTIGATION
Vol. 2: JUSTICE

15 Aprile:
Vol. 3: CORRUPTION
Vol. 4: CONSPIRANCY

15 Giugno:
Vol. 5: MISSING
Vol. 6: FATALITY

15 Settembre:
Vol. 7: RISK
Vol. 8: SCANDAL
Ed è solo la prima della miriade di novità che Harper Collins Italia ha in serbo per voi!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

domenica 20 dicembre 2015

"Nei tuoi sogni" di Kristan Higgins

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Nei tuoi sogni" di Kristan Higgins, edito da Harlequin Mondadori/Harper Collins Italia (brossurato a 14,90€):
Manningsport, stato di New York. Quando Emmaline Neal viene invitata al matrimonio del suo ex fidanzato a Malibu, decide che non può assolutamente andarci da sola. Come fare? La soluzione sembra essere quella di farsi accompagnare da Jack Holland - alto, biondo e bellissimo - che non si tira mai indietro quando c'è da aiutare una fanciulla disperata. Jack sa bene come vanno queste cose, dunque non si farà certo idee strane. Da parte sua, lui ha bisogno di una scusa per lasciare la città: da quando ha salvato quattro persone è diventato una sorta di eroe e tutta questa attenzione sta cominciando a infastidirlo; inoltre deve decisamente sfuggire alle grinfie della sua ex moglie che vorrebbe una riappacificazione. Emmaline gli è sempre piaciuta. Ha bisogno di un cavaliere per il weekend? Nessun problema. Non hanno fatto i conti, però, con il vino rosso a disposizione e con una fantastica torta al cioccolato, unici responsabili, secondo Emmaline, del fatto che sono finiti a letto insieme. Si è trattato di una sola notte, che non si ripeterà. Oppure no? Jack vuole di più e se Emmaline decidesse di abbassare la guardia potrebbe ritrovarsi con il cuore spezzato o scoprire che lui è davvero l'uomo dei suoi sogni.

Ringrazio TANTISSIMO Harper Collins Italia per la copia cartacea del romanzo, arrivata a sorpresa, perchè io ancora non conoscevo Kristan Higgins. O meglio, sapevo chi fosse e avevo ovviamente visto più volte i suoi romanzi in libreria, ma non ne avevo mai letto uno.
MALE, perchè questo mi ha catturata fin dall'inizio, e mi ha fatto aggiungere in wishlist i tre volumi precedenti della serie Blue Heron.
Per fortuna è sì una serie, ma composta da romanzi autoconclusivi, e quini me lo sono goduto moltissimo anche da solo.

Ma veniamo a noi, dicendo da subito che Emmaline è la protagonista che aspettavo da un sacco di tempo: aspettavo uan protagonista che potesse sembrare reale, lontana dai soliti clichè della letteratura di genere, e Kristan higgins ne ha creata una che ho adorato fin da subito.
Emmaline si rimpinza di gelato e per questo NON è magrissima (basta ragazze che mangiano che maiali e portano la 38!), grugnisce quando è scocciata, preferisce la birra al vino (e pazienza se è meno chic), gioca a hockey e ha capelli ingestibili che si increspano subito (come me, tra parentesi: ha tutta la mia solidarietà).
E' normalmente bella, perchè lo schianto di famiglia è Angela, la sorella minore adottata dai genitori quando lei aveva già 14 anni.
Emmaline ha avuto un'infanzia difficle perchè vittima di bullismo a causa della balbuzie, e il suo unico conforto è stata la relazione con Kevin.
Kevin che era vittima di bullismo perchè grasso, e la loro storia è proseguita fino a quando, una volta adulti e a poche settimane dalle nozze, lui non l'ha scaricata preferendole un'altra donna.
Con il cuore infranto, Emmaline è tornata a vivere a Manningsport, nella vecchia casa della nonna, ed è solo in occasione del matrimonio di Kevin che capisce di aver bisogno di chiudere del tutto il capitolo.

Per farlo, però, le serve un accompagnatore per il matrimonio (e qui le do ragione: andare al matrimonio del tuo ex da sola è abbastanza deprimente. Anche nel momento in cui non lo rivorresti per te, sembri fuori posto "spaiata".) e la scelta ricade su Jack Holland.
Il bellissimo ed affascinante enologo di Blue Heron, che però ultimamente non se la passa troppo bene.
Ha salvato quattro ragazzi in circostanza eccezionali, diventando l'eroe del giorno nella tranquilla località in cui vive, e lo stress derivato dall'essere costantemente sotto i riflettori e con gli occhi puntati addosso lo sta stremando.
Quella notte ha salvato uattro vite, ma uno dei ragazzi che ha soccorso è in coma, e di fato sta morendo. Jack non riesce a evitare di tormentarsi, pensando che forse agendo diversamente avrebbe potuto fare la differenza, e come se non ne avesse abbastanza, la sua ex moglie ha deciso di volere un'altra possibilità e gli si è letteralmente piantata tra capo e collo di punto in bianco.
A Jack serve una via di fuga, e accetta con entusiasmo la trasferta a Malibu, dalla parte opposta del paese, per accompagnare Emmaline al matrimonio di Kevin.

Se non fosse che quello che nasce come un accordo diventa ben presto qualcosa di più: Jack ed Emmaline si piacciono, e finiscono pr condiidere una notte di fuoco.
Da cui sorge un problema: lasciare tutto così com'è, tornando a una tiepida amicizia, o uscire insieme?
Quello che ho apprezzato di questo romanzo è il fatto che niente viene risolto in due-minuti-due.
Jack ha un problema serio, che si trascina per tutto il romanzo e per il quale è chiaro fin da subito gli serva un aiuto vero. Non viene sminuito nè drammaticizzato, e proprio per questo il suo tormento arriva al lettore come realmente struggente e non fittizio.
Emmaline porta ancora sulla pelle i segni del bullismo di cui è stata vittima da bambina e da ragazzina e della relazione con Kevin, finita malissimo: non si butta tra le braccia di Jack all'istante, e per i due non sarà facile gestire il sentimento crescente che li unisce.
Entrambi dovranno lavorare molto su se stessi, prima di conquistarsi il finale che desiderano.
Da soli, o insieme.

Ma fose soprattutto da soli: Emmaline ha un rapporto a dir poco catastrofico con i genitori, ai quali vorrete tirare una secchiata d'acqua in faccia per più di metà del tempo, e questa è una cosa che gestirà da sola. Jack ha invece un'ex-moglie da incubo, e anche in questo caso secchiate d'acqua ovunque, dalla quale dovrà riuscire a liberarsi per se stesso, prima che per Emmaline. E' questo, secondo me, a rendere speciale il romanzo: il punto non è tanto avere a tutti costi un finale "cuori, unicorni e fuochi d'artificio", quanto dare a ogni personaggio la possibilità di crescere e risolvere i suoi problemi.
Detto questo, ci sono scene tra Emmaline e Jack che fanno battere il cuore più veloce, e persino due adorabili cuccioli che regalano alcuni momenti comici.

Consigliatissimo anche a chi non avesse mai letto nulla dell'autrice, perchè so che chi ha letto gli altri tre romanzi della serie è già corso ad accaparrarselo ;)
Per me è stato uno splendido inizio con quest'autrice, e lo sarà anche per voi.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 15 dicembre 2015

Blogmas Day 15: "Natale da Carrington" di Alexandra Brown

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La casellina di Blogmas di oggi è una lettura sotto l'albero, dedicata a "Natale da Carrington" di Alexandra Brown, edito da Harlequin Mondadori/Harper Collins Italia (brossurato a 12,90€):
Georgie Hart adora il Natale nei grandi magazzini Carrington. Responsabile del reparto borse di lusso, ama aiutare i clienti a trovare il regalo perfetto per la persona giusta. E quest'anno non fa eccezione, visto che in più ci sarà il muscoloso e affascinante Tom, il signor Carrington in persona, con cui passare questo giorno speciale. Ma i progetti di Georgie vengono completamente rivoluzionati quando Tom annuncia che nei grandi magazzini Carrington si svolgerà un reality televisivo, che vede la presenza di una vera guru della vendita al dettaglio: Kelly Cooper. Alla prima puntata Georgie non viene mostrata sotto una luce troppo lusinghiera. E le cose vanno di male in peggio quando la viscida figlia di Kelly vuole mettere le grinfie proprio sul suo Tom. Georgie inizia a pensare che queste saranno le peggiori feste della sua vita, ma forse Babbo Natale ha in serbo una piccola sorpresa per lei. Non deve fare altro che aspettare Natale per scoprirlo...

So di stare affastellando un po' le mie "letture sotto l'albero", ma la logica che ci sta dietro è che voglio darvi la possibilità di scoprirle tutte in tempo, per poterne poi scegliere una o più che vi facciano compagnia nei giorni di festa.
Quindi oggi vi parlo del ritorno di Georgie Hart, che io aspettavo con ansia da quando avevo letto "Cupcakes at Carrington's", il volume precedente della serie.
In Italia era uscito per Newton Compton con il titolo "Amiche, segreti e bollicine", ma poi la serie era stata abbandonata.
Ebbene, ora abbiamo il seguito, e stavolta è a tutto Natale.

Il libro si apre con Georgie felice come una Pasqua: con Tom va alla grande, al punto che lui si è persino presentato alla sua porta con un adorabile micetto da crescere insieme; con il padre i rapporti sono migliorati; la vita amorosa di suoi migliori amici, Sam ed Eddie, non potrebbe andare meglio di così.
Insomma, sembra quasi troppo bello per essere vero, e come direbbe Samantah Jones "Se ti sembra troppo bello per essere vero, probabilmene lo è", perchè all'improvviso tutto va a rotoli.
Georgie si trova messa alla berlina su Youtube, e i magazzini Carrington diventano protagonisti di un reality show di basso livello (anche se, in effetti, non credo ne esistano di alto livello...).
Delusa da Tom e dal suo averla tenuta all'oscuro, Georgie fa quello che ogni persona matura e dotata di buon senso farebbe: una bella litigata isterica con Tom, con tanto di rottura non voluta, porte sbattute e pianti nel bagno delle signore.
Vai così, Georgie.

Qui Tom esce di scena, e devo ammettere che è forse l'unica cosa che non ho apprezzato del romanzo: lo troviamo all'inizio e alla fine, e per il resto del tempo è come se non ci fosse.
Non ho trovato del tutto plausibile il silenzio tra lui e Georgie, perchè andiamo: in sette settimane, vuoi non trovare un telefono o un computer da cui mandare un'email?
Lui gira l'Europa tra negozi di lusso e resort di alto livello, seguito dalle telecamere del reality, mentre Georgie si strugge d'amore e di frustrazione senza però fare mai nulla di concreto per sbloccare la situazione (se non mandare sms cretini da ubriaca con tanto di faccine, ma questo non credo aiuterebbe nessuno, quindi passiamo oltre).
Malgrado la sua reticenza, diventa ben presto la star del programma, e si trova catapultata in un mondo in cui le offrono compensi stratosferici per recarsi all'inaugurazione di un locale, o per scrivere una rubrica su una rivista femminile.
Qui le sue certezze iniziano a vacillare: magari il reality.show è una fesseria, ma in fondo le sta portando un sacco di cose buone. Forse non tutto il male vien per nuocere...
O forse sì. Soprattutto quando la viscida Zara sembra aver messo gli occhi su Tom.
Grazie ad Harlequin Mondadori/Harper Collins Italia per la
copia cartacea del romanzo <3
La star del libro, per buona parte del tempo, è sicuramente Eddie. Da un lato il suo personaggio è un po' il clichè dell'amico gay, dall'altro le sue pose da star e le sue manie di grandezza non potranno fare a meno di farvi sbellicare dalle risate, soprattutto quando entrerà in scena Patatina, la sua cagnolina.
Il cui guardaroba, mi duole ammetterlo, è molto più glam del mio.
Innamoratissimo di Ciaran, il suo compagno, Eddie saltella per tutto il libro dai sogni di confetti e marce nuziali a fantasie su tappeti rossi e talk-show tutti suoi, e chi di noi non ha mai avuto un momento così? Non importa che non foste sobri ;)

Ho trovato spassosissimo il romanzo grazie a Kelly, Zara e a tutto il circo del reality-show.
Le gaffe di Georgie, gli appuntamenti combinati, gli attori maldestri: mi ha divertita molto, e ho apprezzato come Alexandra Brown sia riuscita a scrivere un romanzo umoristico e molto diretto senza perdere di vista il Natale e le sue atmosfere.
Le descrizioni dei magazzini addobbati per le feste mi hanno fatto venire voglia di andare a fare spese, e quando ha parlato della pista da pattinaggio sul tetto ero già pronta a infilare le manopole, schizzare sul ghiaccio e poi bermi una cioccolata gigante con una montagna di panna montata.

Possibilmente nel bellissimo caffè di Carrington, il regno di Sam.
Pasticcera senza eguali, in questo volume è presente con una storyline che vi emozionerà molto.
Ma il suo punto di forza restano i dolci, e in fondo al romanzo trovate una splendida sezione di ricette per provare a ricrearli nella vostra cucina.
Giusto nel caso vi servisse una scusa in più per autoregalarvi il libro, insomma.

Consigliatissimo se avevate già avuto modo di conoscere Georgie, Sam ed Eddie, ma godibile anche da solo grazie ai riferimenti costanti a cose successe in precedenza, lo consiglio come lettura natalizia senza nessuna esitazione.
Solo, non leggetelo prima di andare a fare shopping: potrebbe rivelarsi dispendioso!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 4 dicembre 2015

Blogmas Day 4: "Accade a Natale" di Sarah Morgan (e una nail-art ispirata al romanzo)

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La casellina di Blogmas di oggi è un ibrido, perchè abbiamo una lettura sotto l'albero ma anche la prima nail-art natalizia dell'anno.
Intanto diciamo che si parla di "Accade a Natale" di Sarah Morgan, edito da Harlequin Mondadori/Harper Collins Italia (rilegato a 14,90€):
Questo Natale, Tyler O'Neil, ex campione di sci, affascinante rubacuori e papà single ha una sola missione: regalare a sua figlia Jess il miglior Natale della sua vita. Il fatto che la sua migliore amica, Brenna, bella e sexy da morire, sarà temporaneamente ospite del suo chalet allo Snow Crystal Resort, al completo per le feste, è una deliziosa distrazione che lui deve assolutamente ignorare. L'amicizia che lo lega a Brenna, infatti, è forse l'unica relazione che non ha ancora rovinato. E non ha alcuna intenzione di farlo adesso. Brenna è da sempre innamorata di Tyler e stargli così vicino si rivela una vera tortura: come può concentrarsi nell'essergli solo amica quando lui dorme nella stanza accanto? È possibile che in questo magico Natale i suoi sogni possano finalmente diventare realtà?

I fratelli O'Neil sono tornati, e io non vedevo l'ora di leggere questo terzo e ultimo volume dedicato a Tyler: il fratello O'Neil ex-stella dello sci, disorganizzato, incapace di stare al chiuso se non per dormire e farsi la doccia.
Dopo Jackson (il manager nato, sostanzialmente quello che si fa in quattro per salvare baracca e burattini) e Sean (l'affascinante medico di successo con un debole per la cucina, e non solo, di una certa francesina), ora tocca a Tyler rubare il cuore alle lettrici e con me ci è riuscito subito.

Il personaggio di Tyler è quello a cui Sarah Morgan ha scaricato la storia personale più travagliata, che potremmo riassumere così: da giovane ha messo accidentalmente incinta una ragazza, la quale però non ha voluto sposarlo e anzi, gli ha praticamente portato via la bambina.
Ora la donna, nuovamente in coppia e madre di una neonata, ha deciso di scaricargli senza troppi complimenti la figlia, che però ha tredici anni ed è quindi in piena età critica.
Tyler di fatto è ancora un mezzo adolescente di suo, e quindi adattarsi a fare il padre dalla sera alla mattina non gli viene poi così facilmente.
A questo aggiungiamo il fatto che l'unica donna da sempre al suo fianco è la sua migliore amica, Brenna, che però forse è sempre stata qualcosa di più...

La poveretta al riguardo non ha mai avuto dubbi: ama profondamente Tyler O'Neil fin da quando era bambina, e i suoi sentimenti sono così puri e cristallini che sostanzialmente TUTTI ne sono a conoscenza.
Tutti tranne Tyler che va in giro con le fette di salame sugli occhi.
E quindi sì, lo ammetto: nonostante i fratelli O'Neil riescano a farmi venire le farfalle nello stomaco, io a Tyler ogni tanto uno schiaffo glielo avrei tirato.
Giusto per dargli una svegliata.

Per fortuna c'è la famiglia O'Neil al completo pronta ad impicciarsi come solo loro sanno fare e a salvare la situazione. Ad entrambi gli innamorati (consapevoli o meno di esserlo) serve un bel calcio nel didietro, e ci sono un sacco di persone pronte a darglielo.
Con amore, s'intende.
Grazie ad Harlequin Mondadori/Harper Collins Italia per la
copia cartacea del romanzo <3
Con i personaggi di Tyler e Brenna, Sarah Morgan affronta due temi molto delicati e lo fa con grazia e leggerezza senza essere mai banale o superficiale.
Da un lato affronta il difficile tema del bullismo adolescenziale, e lo fa senza cascare in clichè letterari ma trasmettendoci, al contrario, un forte senso di autenticità.
Dall'altro lato, Tyler deve reinventare completamente quella che sembrava una vita già scritta.
Lo sci è sempre stato tutto, e con lui la competizione, l'adrenalina, la velocità: ora invece c'è la consapevolezza di non poter più essere il più veloce o un campione a livello mondiale, e questo brucia. Brucia tantissimo, e l'unica a capire quanto sembra essere proprio Brenna.
In generale, quello di dover accettare un piano B quando si era già pronti e carichi con uno strepitoso piano A è un problema che si pone  amolti, nel corso della vita.
Pensiamo a chi ha sempre voluto una famiglia, e poi si scopre sterile, o a chi ha studiato canto e musica per anni con la consapevolezza di avere talento e poi si lesiona le corde vocali, stroncandosi ogni possibilità di carriera.
Sono cose che succedono e su cui non si ha nessun controllo, e quindi il percorso di Tyler è sia di maturazione emozionale, arrivando a comprendere ciò che prova e per chi, ma soprattutto è un percorso di accettazione di sè e del fatto che forse non può cambiare il passato, ma di sicuro ha invece la possibilità di migliorare il futuro.
Il suo, quello della figlia Jess e chissà, forse anche quello di Brenna.

E' un libro romantico, emozionante e che mi ha anche commossa, e davvero non potevo sperare in una conclusione migliore per questa trilogia.
Ho adorato trovarmi di nuovo allo Snow Crystal Resort, e anzi, esistesse davvero sarei già pronta a prenotare uno dei bellissimi chalet progettati da Jackson.
Consigliatissimo!

Ma veniamo alla nail-art, perchè dopo essermi divertita a crearne una per il volume precedente della serie (la trovate qui) sono stata felice di replicare.
Ecco la mia proposta:
Sul bianco ho steso un top coat glitterato, per creare l'effetto-neve, mentre il turchese richiama la copertina del volume.
Ma la vera protagonista è lei, la riproduzione della copertina:
Ho sudato un po' per riprodurre la coppietta a mano libera, ma non manca nulla. Nemmeno la borsetta e la sciarpina rosse di Brenna.
Spero vi piaccia, ma soprattutto ringrazio Harper Collins Italia per la proposta di collaborare insieme con qualcosa che non fosse "la semplice recensione", e per avermi dato la possibilità di leggere la conclusione di una delle mie serie preferite.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 2 dicembre 2015

Blogmas Day 2: "La piccola bottega dei sogni" di Fiona Harper

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La prima lettura sotto l'albero è dedicata a "La piccola bottega dei sogni" di Fiona Harper, edito da Harlequin Mondadori/Harper Collins Italia (brossurato a 12,90€):
Organizzatrice nata e romantica d.o.c., Nicole ha realizzato il lavoro dei suoi sogni quando ha fondato l'agenzia di proposte matrimoniali "Sogni & Fantasie". Il suo lavoro la entusiasma profondamente, fino a quando non accetta di organizzare la proposta di nozze per il fotografo Alex Black da parte della sua fidanzata. Alex, infatti, altri non è che l'uomo che lei ha baciato a una festa il Capodanno precedente e che non è mai riuscita a dimenticare. Organizzare la dichiarazione da parte di un'altra non è esattamente l'occasione in cui aveva sperato di rivederlo. Ma se permettesse a se stessa di perdere la testa per il fascino di Alex, comprometterebbe la propria reputazione professionale prima ancora di poter dire di averne una. Che cosa può fare, vivere per sempre efficiente e infelice o disoccupata e contenta?

A Capodanno Nicole, un po' alticcia e desiderosa di dimenticare l'uomo che le ha spezzato il cuore, ha baciato Alex allo scoccare della mezzanotte.
Non l'ha però mai richiamato, ed ecco che, dieci mesi dopo, le si presenta in ufficio Saffron.
Saffron è una star, sempre nel mirino di paparazzi e riviste di gossip, e vuole che Nicole le organizzi una spettacolare proposta di matrimonio.
Proprio la pubblicità di cui la sua piccola agenzia, "Sogni e Fantasie" ha un disperato bisogno se vuole restare a galla, ma ovviamente l'Universo ci mette lo zampino: Nicole scopre ben presto che il fortunato a cui sarà rivolta la proposta altri non è che il "suo" bacio di Capodanno.
Mannaggia.

E con la trama mi fermo qui, perchè di questo libro si apprezzano gli equivoci, i piccoli colpi di scena, e il modo in cui ogni tassello si incastra alla perfezione nel puzzle creato da Fiona Harper.
All'inizio, lo ammetto, questo libro mi ha un po' disorientata: dalla copertina mi aspettavo un libro natalizio, e invece gli umici riferimenti al Natale sono la frase "a sei settimane da Natale" e tre pagine (da 314 a 317) in cui troviamo Nicole con la famiglia per il pranzo di festa. Fine.
Quindi questo lo devo dire: mi aspettavo una storia in cui l'atmosfera natalizia si sentisse un po' di più.
Però a parte questo, mi sono subito fatta catturare dallo spirito ironico e sbarazzino del romanzo, dai piccoli fraintendimenti, dall'amore combattuto di Nicole per Alex.
E mi sono "dimenticata del Natale".
Ringrazio Harper Collins Italia per la copia cartacea del libro <3
Fiona Harper ha scritto un romanzo in cui l'amore trionfa, in ogni sua forma: in cui ci sono sì la passione e il desiderio ma anche l'affetto e la comprensione, e in cui soprattutto c'è tanta, tantissima amicizia.
E' l'amicizia a fare da rete di salvataggio per i nostri protagonisti, infatti, e saranno gli amici a metterli ogni volta con le spalle al muro, costringendoli a guardare in faccia la realtà.
Non sono entrata molto in sintonia con Nicole, ma ho invece provato uan profonda empatia nei confronti di Alex perchè il suo personaggio è estremamente realistico.
Alex non è un ragazzetto tormentato e melodrammatico, anzi: è un uomo che ha una passione artistica e che sa di dover cedere al compromesso per potersela permettere economicamente. Nel suo caso vuol dire fare il fotografo ai matrimoni per poi finanziarsi le foto di alto livello da esporre al pubblico.
E' un uomo che ha amato e si è sposato, ma che ha poi finito con il divorziare, e quindi la sua paura dei legami non è tanto una posa quanto un sentimento comune a quasi tutti i divorziati là fuori.
Nonostante questo, lui è il primo a prendere una posizione riguardo ai suoi sentimenti, e quindi vai Alex.
Se poi aggiungo il fatto che ha anche un'adorabile fossetta, direi che non devo dire altro se non "fidanzato di carta", giusto?

Ho trovato bellissimi i messaggi di fondo del libro: da un lato l'idea che bisogna avere il coraggio di essere se stessi e che il percorso più importante che si possa fare nella vita è proprio quello che porta a conoscersi e amarsi; dall'altro lato il fatto che l'amore vero esista anche come secondo, terzo, ventesimo amore della nostra vita. Che magari a volte non è tanto questione di credere nel primo amore quanto nel "buona la seconda!".
Ad Alex non importa assolutamente nulla di trovare una donna perfetta, anzi, è troppo sveglio per credere a una fantasia simile. Nessuno è perfetto.
Vuole però una donna vera, sincera con il prossimo ma soprattutto con se stessa.
Quindi il punto non è tanto se Nicole riuscirà a riprendersi Alex, quanto se Nicole riuscirà a capire chi è e ad amarsi così com'è, e questo mi è piaciuto moltissimo.

La prosa è sicuramente scorrevole e il romanzo rilassante, oltre che divertente: l'ho letto in un giorno, approfittando di un sabato freddo e in cui la coperta in pile e la tazza di tè erano i compagni più graditi. Sono quindi felice di proporvela come prima "lettura sotto l'albero", e di consigliarvela come storia frizzante e godibile in qualsiasi momento dell'anno, ma soprattutto intorno a Capodanno.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 29 ottobre 2015

Chiacchierata con Mary Kubica, tra Campari e nuove sfide

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a BookCity, e in particolare all'evento organizzato da Harper Collins Italia che, nel contesto di un panel sul thriller al femminile, ha permesso a noi lettori di incontrare Mary Kubica. Una delle autrici-rivelazione degli ultimi anni, e di cui è da poco uscito in Italia il secondo romanzo, "La sconosciuta".
Volete saperne di più sul libro? Vi rimando alla recensione spoiler-free.
Qui vi propongo l'intervista che ho potuto fare a Mary Kubica dopo il panel, di cui voglio parlarvi nel dettaglio in separata sede perché sono emersi tantissimi spunti di riflessione che sarebbe un peccato non approfondire.

1) Ho seguito la tua carriera fin da quando è uscito in Italia il tuo primo romanzo, "Una brava ragazza", e devo dirtelo: prima di esso non mi ero mai avvicinata a thriller psicologici, e invece il tuo libro mi ha fatto apprezzare il genere.
Grazie davvero, è il complimento migliore che potresti farmi!

2) Parlando invece di "La sconosciuta", quello che il lettore può apprezzare fin dall'inizio del romanzo è come tu abbia tracciato tre diversi percorsi su piani temporali distinti, e su essi costruito tre differenti storyline, ognuna caratterizzata da un senso crescente di tensione.
E' un meccanismo inusuale, e mi chiedevo se sia stata una scelta precisa fin dall'inizio, o se la storia si sia in un certo qual modo sviluppata così durante la creazione.
Quando ho iniziato a elaborare la storia, avevo solo le voci alternate di Heidi e Chris.
Sapevo che la storia di Willow sarebbe stata raccontata, ma pensavo che Heidi e/o Chris l'avrebbero scoperta in qualche modo per conto loro, anche se ancora non sapevo come questo sarebbe accaduto.
Magari avrebbero indagato su di lei, o fatto delle ricerche sulle origini della ragazza.
Ho iniziato a scrivere il libro alternando le voci di Heidi e Chris, ed è stato solo arrivata a un terzo del romanzo che ho sentito dentro di me che Willow aveva bisogno di raccontare da sola la sua storia, che l'avrebbe fatto meglio. Sarebbe arrivata di più al lettore, magari anche a livello personale, soprattutto perché ci sarebbero stati i suoi pensieri, le sue emozioni.
Ho quindi accantonato la coppia, e scritto la storia di Willow dall'inizio alla fine, per scoprire anch'io chi fosse, che passato avesse avuto. Solo allora ho intrecciato i due lavori e portato avanti ciò che avevo messo da parte.
In questo modo sei potuta entrare nella testa e nel cuore di Willow.
Assolutamente, e credo che il suo sia il personaggio che entra maggiormente nel cuore dei lettori.

3) Io adoro Willow, ma devo ammetterlo: il mio personaggio preferito è quello di Matthew. Non so se te lo dicono spesso, ma ho trovato splendido il gioco suo e di Willow della condivisione di curiosità sulla natura, che ci accompagna fino alla fine. Trovo molto bello che di fatto tu non metta un punto fermo ai loro rapporti, lasciandoci nel dubbio e, forse, anche speranzosi.
Questo mi fa chiedere: hai pensato a cosa succede ai tuoi personaggi dopo la parole FINE?
Certo che sì, è una cosa che ho fatto per entrambi i libri.
Quello che ho voluto fare con "La sconosciuta"è di avere, anche in un contesto cupo, un finale con una nota di speranza. Le vite dei personaggi possono migliorare, tutte quante.
Non ci penso con la stessa intensità con cui penso alla parte di storia che racconto nel romanzo, ma di tanto in tanto mi soffermo a rifletterci sopra.

4) Forse è perché sei tu stessa una donna, e quindi sei in un certo modo portata a scrivere di personaggi che sono almeno in parte come te, ma nei tuoi romanzi il palcoscenico spetta (quasi) sempre a protagoniste femminili. Hai mai pensato di scrivere qualcosa in cui tutti i personaggi fossero davvero altro da te, ad esempio descrivere un universo interamente maschile, o magari popolato di personaggi molto più giovani di te?
Nel mio prossimo romanzo ("Don't you cry", esce in America a maggio 2016) i protagonisti sono decisamente più giovani di me: io ho 37 anni e loro hanno 23 e 18 anni. La loro vita è molto diversa dalla mia, soprattutto quella della ragazza, anche se lei è in qualche modo simile a com'ero io alla sua età.
Ho dovuto comunque staccarmi leggermente dalla mia vita per riflettere su come sia avere 23 anni o 18. In particolare per il diciottenne, che è anche un ragazzo, quindi proprio un altro universo rispetto a me.
Sicuramente, ogni volta che inizio a pensare a un personaggio, è un pensare a qualcosa di diverso da me, donna o uomo che sia, di qualsiasi età.
Puoi anticipare altro del tuo nuovo lavoro? Mi hai incuriosita!
Certo. E' un thriller psicologico: si parla di una ragazza di 23 anni che vive il dramma della sparizione improvvisa della coinquilina. In parallelo, a settanta miglia di distanza, un ragazzo di 18 anni vede l'arrivo di questa donna misteriosa nella sua città. Ho voluto giocare con il binomio scomparsa/comparsa, e spero di poter presto dire qualcosa di più.

5) E allora parliamo di te, adesso, e della tua esperienza di scrittrice ma non solo. Molti autori contemporanei hanno rivelato nelle loro interviste di essere diventati forti lettori solo dopo aver iniziato a scrivere. E' stato così anche per te, oppure sei una lettrice che un giorno ha avuto un'idea e ha deciso di iniziare a scrivere?
Io nasco lettrice, se possiamo dire così. Fin da quando ho memoria, da quando ero una bambina, ho sempre amato leggere, ma non pensavo di avere una storia dentro di me da voler raccontare. Per me esisteva solo la lettura. E' stato solo crescendo che la mia immaginazione si è messa in moto, e ho iniziato a trovarmi con questi spunti, queste idee che volevo trasferire sulla carta.
Credo di aver avuto 11, forse 12 anni la prima volta che ho effettivamente scritto qualcosa di mio.

6) La tua immaginazione è molto cinematografica, almeno secondo me. Ci sono parti del tuo romanzo che sembrano uscite da una sceneggiatura, in cui inquadri lo spazio, i personaggi, e la loro posizione in esso con grande precisione e ricchezza di dettagli. Hai mai pensato ad alcune scene del tuo libro in forma cinematografica?
Lo faccio sempre! E' bellissimo che tu lo abbia notato! Lo considero un esercizio di visualizzazione: cerco di mettere a fuoco la scena, immergendomici, e questo mi permette di mettere a fuoco quei piccoli dettagli dell'ambiente che voglio inserire nella scena per renderla più realistica.
Lo faccio anche nella vita di ogni giorno, ad esempio quando passeggio: sono sempre molto consapevole dell'ambiente circostante, e prendo nota di ciò che mi colpisce per poi, eventualmente, inserirlo nella mia storia.

7) Non posso evitare di chiederti, a questo punto, se ti piacerebbe vedere un tuo libro portato sul grande schermo. Molti autori sono decisamente contrari, mentre per altri è fonte di grande eccitazione ed entusiasmo. Qual è la tua posizione al riguardo?
Io credo che sia eccitante, anche se sono consapevole di quanto a volte i film risultino diversi dai libri da cui sono tratti. Questo perché la storia viene modificata durante la stesura della sceneggiatura, a volte con esiti positivi e a volte meno.
Ovviamente l'idea che il mio libro possa essere stravolto mi rende nervosa, ma non posso non riconoscere che il film è sempre un ottimo mezzo di promozione per il libro.
In genere chi vede il film e lo apprezza va poi a leggere il libro da cui è tratto, quindi io in linea di massima sono a favore.
C'è poi l'idea generale che "il libro è meglio", quindi anche chi magari non l'avrebbe acquistato pensa "se il film è così bello, chissà il libro!" e va a procurarselo.
E' vero, l'abbiamo detto tutti almeno una volta "il libro è meglio". Io di sicuro!

8) L'ultima domanda è un consiglio per i miei lettori: se tu dovessi suggerire un thriller (o un thriller psicologico) a qualcuno che non è un fan del genere o che semplicemente non lo conosce, cosa proporresti?
Questo mi viene in mente subito: "Before I go to sleep" di S. J. Watson (è uscito nel 2011 in America: in italiano è "Non ti addormentare", ndr).
L'ho adorato. E' così intelligente, così ben scritto, e il finale mi ha colta di sorpresa.
Anche il libro successivo è splendido (in italiano "Io non ti conosco", ndr).
Mary Kubica è stata così gentile da autografarmi anche
la copia di "Una brava ragazza", oltre a questa <3
Che dire se non che devo assolutamente procurarmi i due romanzi di S.J. Watson, e che spero che l'intervista vi sia piaciuta?
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La sconosciuta" di Mary Kubica

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La sconosciuta" di Mary Kubica, edito da Harlequin Mondadori (rilegato a 12,90€):
Heidi vede la ragazzina su un binario alla stazione, immobile sotto la poggia torrenziale, mentre stringe tra le braccia un neonato. La ragazzina sale su un treno e se ne va. Heidi non riesce a togliersi quella scena dalla testa. Heidi Wood è sempre stata una donna dal cuore d'oro, ma la sua famiglia inorridisce quando un giorno torna a casa con Willow e la sua neonata di soli quattro mesi: trasandata e senza casa, la ragazzina potrebbe essere una criminale, o anche peggio. Tuttavia Heidi invita Willow e la bimba a restare. A poco a poco, mentre Willow comincia a riprendersi, vengono alla luce inquietanti dettagli sul suo passato e così, quello che è iniziato semplicemente come un gesto gentile precipita sempre più velocemente verso l'abisso.

Un thriller psicologico di forte impatto, che mi ha catturata fin dalle prime pagine per non lasciarmi più andare.
Mary Kubica si conferma un'autrice di talento, e lo fa con una storia a tre voci e sviluppata su ben tre piani temporali: un opera curata nei minimi dettagli, e ringrazio moltissimo Harlequin Mondadori per la possibilità di leggerla.

Tre voci, e tre piani temporali: andiamo con ordine.
Partiamo da Willow, della quale Mary Kubica ci offre innanzitutto la voce nel passato, che ci racconta l'infanzia e la prima adolescenza della ragazza: un'infanzia problematica, che porta la ragazzina a vivere prima il dolore per la perdita dei genitori, poi per la separazione della sorella minore data in adozione.
Rimasta sola, Willow finisce in una famiglia dove subirà diverse forme di abuso, e le sue sono sicuramente le pagine più struggenti e dolorose da leggere di tutto il romanzo.
Abbiamo poi la Willow di oggi, che è in carcere e intenta a raccontare cosa sia successo non solo a se stessa ma anche ad Heidi e Chris, e questo porta immediatamente il lettore a capire che tra la ragazza e la donna che l'ha soccorsa sia andato storto qualcosa.
"Cosa" non viene rivelato fino alle ultime pagine, e non è assolutamente ciò che per molto tempo si è portati a credere.

Le altre voci sono proprio quelle di Heidi e Chris, una coppia apparentemente perfetta ma che si rivela presto per quello che è: un matrimonio allo sbando, che lega due persone che si sono allontanate ogni giorno di più.
Trascurata e concentrata solo sul volontariato lei, frustrato e leggermente infatuato di un'attraente collega lui, e nel mezzo un ragazzina di dodici anni che, lasciatemelo dire, è francamente insopportabile.
Quando Heidi vede Willow tutta sola per strada con una bimba tra le braccia, le scatta qualcosa dentro che la "costringe" a portarla a casa, e nonostante io comprenda l'amore di una madre e lo sconforto all'idea che una ragazzina e la sua neonata siano in mezzo alla strada, capisco anche lo sgomento del marito: in fondo in casa c'è la loro figlia bambina, e loro cosa sanno di Willow?
Potrebbe tranquillamente tirare fuori una pistola e ucciderli, oppure derubarli, magari con un complice che l'ha mandata avanti come esca.
Invece Heidi punta i piedi, nel disperato tentativo di prendersi cura della piccola (che tra eczemi e febbre non se la passa troppo bene), e lei e Willow restano a casa Wood.

Pagina dopo pagina, racconto dopo racconto, al lettore viene svelato il retroscena di ogni atteggiamento dei diversi personaggi, e una storia che sembrava destinata a finire in un determinato modo dimostra in realtà di dirigersi in tutt'altra direzione.
Un susseguirsi di piccoli colpi di scena e di rivelazioni, e un crescendo della tensione che caratterizza tutti e tre i piani di narrazione: è difficilissimo gestire un romanzo in questa forma facendo in modo che alla fine tutto quadri e tutto torni, ma Mary Kubica ci riesce, ed è per questo che "La sconosciuta" funziona.
Non solo perché la storia è piena di misteri, di segreti, di "non detto", ma anche perché questa storia viene sviluppata e raccontata in forma ottima.
Credibili i dialoghi, impeccabili le descrizioni, al punto che io la casa di Heidi e Chris, così come quella della famiglia adottiva di Willow, me le sono trovate attorno durante la lettura.

Ho apprezzato anche che si evitassero i cliché a ogni costo: l'infatuazione di Chris per la collega avvenente si sarebbe potuta tradurre in una banale avventura durante un viaggio di lavoro, e invece no. Invece attraverso i pensieri di Chris quello che ci viene offerto non è il semplice desiderio di una bella donna qualunque nel letto, quanto quello che Heidi torni ad essere la bella donna tra le sue lenzuola. E in tutto questo la collega avvenente conta meno di zero.

Davvero un'ottima seconda prova per Mary Kubica, di cui già aspetto il terzo libro (arriva nei primi mesi del 2016, ma vi dico di più nell'intervista!).

Consigliato agli appassionati di thriller psicologici, a chi ha apprezzato "Una brava ragazza" e a chi vuole invece avvicinarsi a quest'autrice per la prima volta.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 26 ottobre 2015

Chiacchierata con Julie Kagawa, tra "Talon" e il bisogno di pianificare

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è una vera  propria chiacchiera, perché vi propongo l'intervista a Julie Kagawa, fatta per la presentazione di "Talon" a BookCity 2015.
Non sapete di cosa io stia parlando? Qui la recensione spoiler-free del romanzo.
Nella cornice di un incontro dedicato alle saghe fantasy e non, e al loro successo spesso intrecciato con lo sbarco sul grande schermo, l'autrice ha risposto a molte domande sulla saga urban fantasy più chiacchierata del momento.
La foto è di Harlequin Mondadori, io ero seduta in un punto di cui
non riuscivo a prendere tutto il tavolo :)
Qui vi propongo le mie, quelle che ho potuto porle personalmente, perché nelle sue risposte ha anche ribadito alcuni concetti espressi durante l'incontro.

1) Inizio subito con il ringraziarti per aver scritto una serie che, nonostante le premesse, non pone al centro un vero e proprio triangolo amoroso tra Amber, Garrett e Riley. Almeno non nel primo romanzo.
In effetti no, nel primo romanzo non abbiamo tanto un triangolo amoroso quanto la nascita di una sentimento d'amore tra Amber e Garrett.
Ma nel secondo libro, soprattutto verso la fine, il triangolo è più accentuato ma ci sono delle ragioni che il lettore scopre proseguendo nella lettura della serie.
Non è tanto una questione di indecisione, di "quale ragazzo potrei scegliere?", quanto di qualcosa in Amber che cambia, e che scatta portandola verso entrambi in modo diverso.
Il suo lato umano è innamorato di Garrett, questo non è messo in discussione: è il drago che è in lei a riconoscere in Riley/Cobalt un'affinità impensabile con Garrett.

2) Nelle serie YA e NA diventate famose negli ultimi anni il triangolo amoroso è stato inflazionato, spesso con pessimi risultati, mentre nella tua l'intento era chiaramente quello di parlare di Talon e dell'Ordine di San Giorno, con in più una storia d'amore. E' una scelta precisa, quella di dare all'amore uno spazio limitato?
Sì, io volevo che la storia principale fosse appunto il conflitto tra l'organizzazione di Talon e l'Ordine di San Giorgio, con il più la figura dei Rogue, in fuga da entrambi e che lottano per la sopravvivenza.
Sullo sfondo (ma non sempre, ovviamente) volevo una storia d'amore e d'interazione tra Amber, Garrett e Riley.
In fondo quando stai lottando per la sopravvivenza non hai il tempo di interrogarti su quale ragazzo potresti baciare: "ci inseguono tutti, schivano proiettili volanti ma ehi, potremmo baciarci in quel vicolo?" proprio non funziona, almeno per me.
Per questo, soprattutto nel secondo libro, la storia d'amore è nettamente in secondo piano.

3) Uno dei temi principali del libro è sicuramente quello della lealtà. Ognuno di loro sente di dover essere leale a più persone/cose e queste lealtà entrano quasi subito in conflitto.
Ad esempio Ember si sente profondamente leale nei confronti di Garrett e di Riley, ma non riesce a scrollarsi di dosso quella per Dante anche nel momento in cui per lei sarebbe necessario farlo. 
Garrett è diviso tra la lealtà all'Ordine, che l'ha cresciuto e addestrato fino a renderlo addirittura il suo soldato migliore, e quella verso la bellissima ragazza-drago che lo ha fatto sentire vivo come mai prima. Questo continuo mettere in discussione ciò in cui si crede, e ciò che si è, era uno dei tuoi obbiettivi nel raccontare questa storia?
Fin da subito sapevo di voler raccontare di due fazioni in guerra da secoli, e di come due ragazzi appartenenti ad esse potessero incontrarsi, e scoprire nell'altro qualcosa di molto diverso da ciò che erano stati educati a vedere.
Ember e Garrett incontrandosi realizzano che nell'altro non c'è solo malvagità, ed è questo a far scattare il mettere in discussione la loro educazione e le loro scelte.
Scoprendo i punti di contatto, le cose in comune, riescono a superare le loro differenze ed è uno dei messaggi che volevo arrivassero al lettore: nell'incontro con il prossimo, non bisogna essere spaventati da ciò che ci rende diversi, ma guardare a ciò che ci rende simili. La diversità non va temuta, perché è dalla paura che scaturisce il pregiudizio.
E' in questo momento che i loro sentimenti di lealtà sono messi alla prova, nel momento in cui forse non tutto ciò che gli è stato insegnato è giusto, o vero.

4) Hai accennato al fatto che le vicende di Amber, Garrett e Riley occuperanno ben cinque libri. Gestire le diverse story-line e lo sviluppo di una trama su uno spazio così vasto richiede molta pianificazione e organizzazione del lavoro, o è una storia che sta nascendo con spontaneità, in modo fluido?
Ti confesso una cosa: questa storia la porto con me da parecchio tempo. Anche da prima di "The Iron King" (primo volume di una tetralogia, uscita prima della serie "Talon"). Quando ero al liceo ho scritto una storia su un drago di nome Ember e uno sterminatore di draghi di nome Garrett, ma era un fantasy d'ambientazione medievale. Questi due personaggi sono con me da un bel po', e sono emozionata all'idea di stare finalmente raccontando la loro storia.
In effetti possiamo dire che i draghi siano la mia creatura mitologica, ma anche magico-fiabesca, preferita in assoluto: fin da bambina ne sono completamente affascinata, e credo di aver letto qualsiasi libro mi sia capitato a tiro con anche solo un drago in copertina.
Questa è sicuramente la parte spontanea del mio lavoro, quella in cui ho una storia del cuore e la voglio raccontare, ma per il resto sono una pianificatrice.
Ho detto spesso che il mio è un "writing towards", uno scrivere verso. Scrivo sapendo già come voglio che finisca la mia storia, e lo faccio per portare i miei personaggi verso quel finale.

5) Torniamo proprio ai personaggi, allora. Garrett e Riley all'inizio sembrano destinati a essere opposti in tutti: uno è un soldato, metodico, preciso e disciplinato, mentre l'altro è il bad boy in moto e giubbotto di pelle consunta, che vive secondo le sue regole e non deve obbedire a nessuno.
Più proseguivo nella lettura, e più tendevo però a trovarli simili.
Sono molto simili, anche più di quanto in effetti sappiano di essere, e di sicuro non lo ammetterebbero mai.
Sono entrambi leali nei confronti di chi amano, ed entrambi mettono il dovere al primo posto.
Riley è decisamente più sfrontato e più ribelle fin dall'inizio, anche se comunque Garrett si ribellerà all'Ordine di San Giorgio diventando, a modo suo, un bad boy.
Puoi dirmi quale sia il tuo preferito, se ne hai uno?
Ce l'ho, ma se te lo dicessi potrebbe essere uno spoiler su come intendo far concludere la loro storia.
Il mio preferito è Garrett, quindi mi raccomando...
Vedremo. Chissà quale finirà con Ember, se lui o Riley...
Ammettilo, nel terzo libro salta fuori un altro ragazzo e la situazione cambia radicalmente.
Oddio, a quel punto sarebbe un... Quadrato amoroso? Questo sì che sarebbe complicato!
Ringrazio tantissimo Harper Collins Italia per la bellissima opportunità non solo di leggere e amare "Talon", ma soprattutto di conoscerne l'autrice e chiacchierarci davanti a un bicchiere di vino, ovviamente rosso Talon.
Spero che l'intervista vi sia piaciuta, e che vi abbia svelato qualcosa in più sull'autrice e sulla serie.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3