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giovedì 12 aprile 2018

Il fallimento non è la fine di tutto, è una lezione per ripartire. Andrea Dusi, le startup e le seconde opportunità

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Dalla mia scrivania tutta bianca, ogni volta che alzo lo sguardo mi trovo a fissare una cornice al cui centro è leggibile la frase "time to get stuff done".
Da un lato inspirational quote, dall'altro tentativo di autocostringermi a essere produttiva invece di guardare per aria, è anche una frase che, spesso, mi viene in mente pensando a chi, lungo il percorso, ha fallito.
Il fallimento è forse ciò che temiamo di più, quando affrontiamo una nuova sfida: abbiamo paura di sbagliare, di inciampare, di non riuscire ad arrivare in vetta. Eppure, la verità è che i momenti in cui impariamo di più sono quelli in cui sbagliamo.
Impariamo a tenere la temperatura del forno più bassa dopo aver bruciato un plumcake, a tracciare una perfetta linea di eyeliner nero dopo esserci ripetutamente dipinti l'intera palpebra mobile, a padroneggiare una lingua straniera dopo tanti, tantissimi strafalcioni e forse anche qualche gaffe imbarazzante.
Spesso scopriamo le nostre attitudini nascoste dopo aver trovato lavoro in quello che credevamo essere il nostro settore ideale, e aver realizzato di non essere proprio adatti o, soprattutto, felici,
Una meravigliosa riflessione su fallimento è quella proposta da Andrea Dusi nel suo "Come far fallire una startup ed essere felici" (Bompiani, 14€).
Cento pagine che si leggono tutte d'un fiato, decine di storie di insuccesso che però, nella maggior parte dei casi, hanno poi portato i loro protagonisti a riscattarsi con risultati straordinari.
"Errare è umano", quindi, ma non solo: è necessario. È necessario per testare i propri limiti, la propria preparazione, la propria forza d'animo. A volta è necessario anche solo per capire che forse, in quel progetto, non ci si era messo il cuore.
Se il mito delle startup si riassume in «un garage, una buona dose di genio e altrettanta di fortuna, un'idea rivoluzionaria destinata a cambiare il mondo. E poi soldi, successo, felicità», la realtà è che nove startup su dieci non sopravvivono ai primi tre anni di attività.
La domanda è: è drammatico? Assolutamente no.
In un paese come l'Italia, in cui manca una cultura del fallimento (laddove invece, negli Stati Uniti, esistono addirittura seminari universitari sull'argomento, ndr), quella di Andrea Dusi è una riflessione fresca, sincera, disinibita sull'importanza di sbagliare rotta, e di riconoscere che «il fallimento non è la fine di tutto, è una lezione per ripartire», e che «non ci sono colpe, ma errori da non ripetere».

Non sono una startupper, ma non ho potuto fare a meno di pensare ai miei, di fallimenti.
Alle relazioni chiuse male, ai risultati che non ho raggiunto, alle cose che - nonostante l'impegno - non sono riuscita a fare: ebbene, se oggi faccio un lavoro che mi stimola, mi diverte, e mi permette di incontrare persone straordinarie, viaggiare, mettermi alla prova lo devo anche a tutto ciò che ho sbagliato prima. Lo devo forse più agli errori, che non ai successi, perchè sono stati gli errori a farmi capire cosa non volevo fare e chi non volevo essere.
Forse voleva scrivere un saggio sulle startup, ma Andrea Dusi ha fatto molto di più.
Ci ha ricordato che la fallibilità è componente intrinseca della natura umana, e che va abbracciata, non combattuta. E che solo così si può, alla fine, essere felici (e di successo. Non dimentichiamo il successo).

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 30 gennaio 2018

"La medica e la strega" di Giancarla Erba

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera di oggi è dedicata alla recensione di "La medica e la strega" di Giancarla Erba, edito Decima Musa Edizioni (brossurato a 18€):
«Un tempo a Babilonia, i malati si mettevano fuori dal tempio e interrogavano chiunque vi si recasse su quali cure fossero più idonee ai loro malanni.»
Da allora la medicina ha intrapreso una strada evolutiva che, nel tempo, si è divisa in due aspetti distintivi fondamentali: quello della professione medica scientifica e quello di una visione più empirica, legata all’antico, che ha voluto conservare e tramandare antichi rimedi legati alla cura della persona.
Le donne erano impegnate su entrambi i fronti, ma seppur osteggiate e combattute, quando non torturate e uccise, hanno resistito e hanno dimostrato che la forza di volontà e l’amore per la conoscenza possono vincere anche i peggiori pregiudizi.
"La medica e la strega" racconta le storie di molte di queste donne. Di quelle tra loro che per nascita e appartenenza hanno intrapreso la via della medicina; ma anche delle figlie di un popolo abbandonato alla povertà, che hanno rischiato finanche la propria vita, per aiutare coloro che soffrivano. Antiche ricette di famiglia, rimedi riportati in documenti che si perdono nella notte dei tempi sono state la loro guida.
Mediche, streghe, suore, avvelenatrici o infermiere, ognuna di loro ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della medicina e nell’emancipazione della donna lungo i secoli. Ricordare il loro operato e il loro impegno è il minimo che si possa fare per rendere loro un dovuto omaggio.

Io lo dico, questo è il genere di libro che vorreste sotto mano per stendere la gettonatissima tesina di maturità sul ruolo della donna/le battaglie delle donne/la storia delle donne e tutte le possibili sfumature. L'autrice, di donne, ne racconta un centinaio, cogliendone ogni sfaccettatura e offrendo al lettore una panoramica completa del percorso compiuto da loro compiuto tra sete di conoscienza, lotta per il diritto allo studio e desiderio di tramandare credenze e riti popolari.

Alchimiste, erboriste, scienziate, ricercatrici... nel corso dei secoli, donne di ogni estrazione sociale, nazionalità e religione hanno sfidato i limiti della conoscienza cercando - e spesso creando - rimedi ai mali del corpo e della mente.
Lo hanno fatto rischiando di essere accusate di stregoneria e di praticare magia oscura, o di venire meno alle regole della società civile, e seguirle nel loro percorso attraverso i secoli rende sempre più consapevoli di quanto, per le donne, sia stato difficile ottenere almeno un decimo delle possibilità riservate agli uomini.
"La medica e la strega" è frutto di un lavoro di documentazione metodico e ben organizzato, l'esposizione dei fatti chiara e la prosa di Giancarla Erba pulita: è stata una lettura interessante, e che mi sento di consigliare soprattutto a chi dovesse documentarsi sul ruolo della donna nella storia della medicina, perchè offre moltissimi spunti e aneddoti dai quali partire.

Vi rimando ai contenuti pensati da Emozioni di una musa, Les fleurs du mal e L'ultima riga per immergervi ancora di più nell'atmosfera di "La medica e la strega":
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 11 settembre 2017

"Option B" di Sheryl Sandberg e Adam Grant

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Option B" di Sheryl Sandberg e Adam Grant, edito HarperCollins (rilegato a 17,50€), in uscita il 21 Settembre:
Dopo l'improvvisa morte del marito, Sheryl Sandberg era certa che lei e i suoi figli non avrebbero più potuto provare la vera gioia. "Ero come sospesa nel vuoto" scrive, "un immenso buco nero che ti riempie il cuore e i polmoni, che limita la tua capacità di pensare e ti impedisce persino di respirare." Poi il suo amico Adam Grant, psicologo e docente alla Wharton Business School dell'Università della Pennsylvania, le disse che esistono azioni concrete che una persona può intraprendere per guarire e riprendersi anche dalle esperienze più devastanti. Non siamo nati con una quantità fissa di resilienza. È un muscolo, che ciascuno di noi può costruire e allenare. Option B coniuga le intuizioni personali di Sheryl Sandberg con le ricerche illuminanti di Adam Grant su come trovare la forza di andare avanti nonostante le avversità. Partendo dal momento straziante in cui ha trovato il marito, Dave Goldberg, privo di vita sul pavimento della palestra, Sheryl apre il proprio cuore - e il proprio diario - per descrivere il profondo dolore e il senso di isolamento che ha provato subito dopo la sua morte. Ma Option B si spinge oltre l'elaborazione del lutto, e indaga l'esperienza di persone che hanno saputo superare difficoltà significative come malattia, perdita del lavoro, aggressioni sessuali, disastri naturali, la violenza della guerra. Le loro storie testimoniano la capacità dello spirito umano di perseverare... e di riscoprire la gioia. La resilienza nasce dal nostro intimo, ma anche dal sostegno di chi ci sta intorno. Persino dopo le esperienze più sconvolgenti è possibile crescere, trovando un significato più profondo e imparando ad apprezzare di più le nostre vite. Option B spiega come aiutare gli altri nei momenti di crisi, diventare più empatici con sé stessi, crescere figli forti e creare famiglie, comunità e luoghi di lavoro improntati alla resilienza. Molti di questi insegnamenti si possono applicare alle sfide che affrontiamo quotidianamente, in modo da poter fronteggiare qualunque cosa ci aspetti. Due settimane dopo aver perso il marito, mentre si stava preparando per un "momento padre-figlio", Sheryl ha esclamato: «Voglio Dave!». Il suo amico le ha risposto: «L'Opzione A non è disponibile» e poi le ha promesso che l'avrebbe aiutata a trarre il meglio dall'Opzione B. Prima o poi, nella vita, tutti noi siamo costretti a ricorrere a una qualche Opzione B. Questo libro ci insegna a sfruttarla al meglio.

Come reagireste se, all'improvviso, quella che credevate una vita piena, ricca d'amore e proiettata verso un futuro luminoso, andasse in pezzi?
Sheryl Sandberg, COO di Facebook, perde il marito a causa di un malore, e all'improvviso non è solo il suo presente a essere pieno di dolore e di assenza: anche il suo futuro.
Quando perdi qualcuno, perdi anche la promessa implicita della sua compagnia e del suo sostegno, perdi i progetti, perdi le possibilità, e come ci si riprende da un lutto così totale?

Sheryl Sandberg e Adam Grant (uno dei miei miti da anni, recuperate i podcast dei suoi TED Talks e poi non dite che non lo ascoltereste per ore!) firmano a quattro mani un libro che non è una semplice testimonianza, e che va oltre i consigli di auto-aiuto.
L'opzione B (o il piano B, se avete più familiarità con quest'espressione) è quella che a volte siamo costretti a scegliere quando la strada che avevamo scelto non è più percorribile, ed è qualcosa che disorienta e spaventa. Spaventa moltissimo.
Se ci pensate, quella dei Millennials è la generazione dell'Opzione B: quasi tutte le Opzioni A sono state bruciate dalla generazione precedente.
Ecco, è qui che entra in gioco la resilienza. È qui che bisogna rimboccarsi le maniche e imparare a trarre il meglio anche dai momenti peggiori, e a riportare la gioia nelle nostre vite anche quando sembra impossibile.
Sheryl Sandberg e Adam Grant parlano di questo, e di molto altro, nelle pagine del loro sforzo letterario congiunto, e quando è arrivato sul mio iPad2 a Marzo era esattamente il libro di cui avevo bisogno. La mia opzione A era appena saltata, e sapete che c'è?
È vera, questa cosa della resilienza.
Non è facile, eh. Anzi. È molto più facile arrabbiarsi, piangere, battere i piedi per terra, ma la verità è che dirsi "ok, al momento la situaizone non è delle migliori, ma possiamo farcela!" è già un passo avanti.
E credo sia questo, il grande punto di forza di questo libro: il fatto che è impossibile leggerlo senza trasporlo e adattarlo alla propria situazione personale.
Non pensiate che sia dedicato solo a chi ha perso una persona cara - anche se, ad essere sinceri, chi non ne ha persa almeno una? - perchè non è così.
"Option B" è un messaggio di incoraggiamento e di sostegno che gli autori trasmettono al lettore pagina dopo pagina, ma che soprattutto impariamo, a lettura ultimata, a trasmettere a noi stessi.
Per prima cosa, evitando ad esempio tutti quei comportamenti che caratterizzano il periodo successivo al verificarsi di un evento doloroso: le acrobazie verbali per evitare quel determinato argomento ("ho perso mio marito, non posso stare peggio di così. Non è non nominandolo mai che mi farai stare meglio" è forse una delle frasi che mi è rimasta più impressa ascoltando un'intervista agli autori in unpodcast dell'Harvard Business Review), i silenzi, le sparizioni perchè "nessuno sapeva come comportarsi, e il risultato era che si tenevano a distanza proprio quando avrei avuto bisogno di non sentirmi sola" (altro momento dell'intervista in cui avrei abbracciato l'autrice del libro).
Tutti questi comportamenti non sono solo da evitare quando ci relazioniamo con qualcuno che soffre, ma anche nei confronti di noi stessi: resilienza è anche non costringere il nostro dolore al silenzio, impedendogli di esprimersi, è anche dire a noi stessi cosa c'è che non va.
Dirci che la vita in questo momento è proprio una schifezza, insomma, perchè è da lì che può partire la nostra risalita verso la felicità e la pace interiore.

Consigliatissimo, davvero.
È stata una lettura coinvolgente, emotiva e che dovrò assolutamente rifare ora che è stato tradotto e che sarà in libreria tra dieci giorni.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3