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giovedì 5 settembre 2019

Presenza oscura: intervista a Wulf Dorn

«Il mio nome è Nikka. Mi hanno uccisa. Ma questo è solo l'inizio.»

Wulf Dorn torna in libreria con Presenza oscura (Corbaccio), che presenterà in anteprima alla 20° edizione di Pordenonelegge domenica 22 settembre alle 15 (Spazio Bcc), in dialogo con Luca Crovi.
La storia di Nikka, che a sedici anni si risveglia dal coma in ospedale e fatica a ricordare cosa le sia successo. Era a una festa, questo lo ricorda, insieme alla sua amica Zoe.

Ma poi? Poi, improvvisamente un blackout.
Nikka ha provato l’esperienza della morte: per ventuno terribili minuti il suo cuore ha cessato di battere, ma il suo cervello ha continuato a funzionare. E Nikka ricorda un tunnel buio in cui si intravedeva una luce e ricorda che anche Zoe era con lei. E quindi rimane scioccata alla notizia che Zoe è scomparsa proprio durante la festa e che da allora manca da casa. Che sia stata uccisa?
Nikka è convinta di no e appena riesce incomincia a cercarla...
Ma fin dove sarà disposta a spingersi per salvare la sua migliore amica?


Abbiamo incontrato l'autore a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato!

Partiamo dal titolo Presenza Oscura. Nonostante in letteratura e nell'arte l’oscurità sia sempre contrapposta alla luce, nel tuo romanzo c’è come un rovesciamento tra luce ed oscurità. Nella nostra concezione la luce è il bene, e l’oscurità il male: in questo caso la luce è la fine del percorso, e restare aggrappati all’oscurità vuol dire in realtà riuscire a tornare alla vita. Volevo sapere se questo rovesciamento di luce ed ombra è stata una dinamica su cui pensavi di lavorare visto che nei tuoi romanzi l’oscurità è sempre presente.
Ho pensato parecchio ad un titolo per questo libro: il mio titolo iniziale era 21. Gioco volentieri con i numeri, e il 21 in questo libro ha vari significati: sono ventuno sia i minuti di morte di Nikka, sia i celebri grammi dell'anima. Il titolo italiano mi piace moltissimo, ed è vero che c’è questo gioco tra luce ed ombra nel mio romanzo. Penso che noi tutti abbiamo in testa delle immagini fisse: la luce è sempre la cosa buona, e l'ombra quella cattiva. Questa storia gioca anche con la realtà, con quello che potremmo definire la fantasia, quello che ho imparato nei miei tanti anni di lavoro in ambito psichiatrico. Ho imparato che la nostra percezione di quello che è reale e normale rispetto a ciò che non è reale ed è falso, vede queste due realtà separate da una linea sottilissima. Proprio perché questo confine è cosi sottile non possiamo sempre distinguere bene le due cose. Può anche significare che la luce non è una cosa buona, e che ciò che è buio non è sempre una cosa cattiva. E proprio perché questo libro ruota intorno alle percezioni, è interessante vedere come queste cose possono cambiare posizione, e possono anche non essere sempre neutre.

Parlaci di Nikka, e di come è nato il suo personaggio.
Volevo scrivere una storia sulla morte e sul morire, e come in tutti i miei romanzi cercavo un protagonista che, a priori, c'entrasse il meno possibile con la storia: questo avrebbe creato dei conflitti, e sono i conflitti a portare avanti la storia. Ed è per questa stessa ragione che ho scelto una persona molto giovane: una persona giovane certamente non pensa già alla morte, ma pensa al futuro, a quello che ha da proporle, a ciò che vuole diventare.
Strappare una persona così alla propria vita crea questo conflitto, e questo dà il via a tutta la storia.
Ecco perché era importante che scegliessi una persona così giovane per questa storia: perché una persona giovane sperimenta una serie di cose per la prima volta, mentre noi adulti abbiamo già un certo bagaglio di esperienza, e sappiamo già cosa può essere pericoloso grazie all'esperienza acquisita, oltre a sapere come regolarci in certi momenti di difficoltà.

Cosa puoi dirci di Sascha? Ti sei ispirato a qualcuno per il suo personaggio?
Anche Sascha ha avuto un concepimento piuttosto lungo. Doveva essere un personaggio che si combinasse bene con Nikka. Nikka ha una personalità molto forte, mentre Sascha è un giovanotto molto sensibile, ma che d'altra parte non doveva essere un fifone. La sua forza è nascosta sotto vari strati di timidezza: è un ragazzo esile e magrolino, ma nonostante questo è lui a riuscire a rianimare Nikka per 21 minuti, tenendola in vita.
Quando ho iniziato a riflettere su come mettere insieme questi due personaggi, mi sono chiesto ma come fa uno come Sascha a trovarsi lì, ad una festa, nel momento in cui succede quel che succede a Nikka? Visto che nei miei libri la musica ha sempre un ruolo importante per me, lavoro spesso tanto volentieri con citazioni di canzoni, ed è per questo che mi è venuto in mente che Sascha avrebbe potuto essere un D.J, e mi è sembrata un 'ottima idea!

Puoi parlarci del rapporto con la morte? La morte, in Presenza Oscura non è nulla di angosciante. È come se fosse un invito a vedere la morte come parte della vita.
Se Presenza Oscura spingerà i lettori a riflettere sulla loro esistenza, allora questo libro avrà già raggiunto un obbiettivo importante. Credo che finché viviamo - e le cose vanno bene - tendiamo a dare per scontato tante cose, e passare oltre ad un sacco di  piccolezze della nostra esistenza.
Ma quando riusciamo a vedere davvero la nostra vita, e a capire che tutto ha una fine, riusciamo ad essere più attenti e ad essere grati di quello che abbiamo. Forse anche essere più felici.
Quello che alcuni definirebbero un memento mori, in realtà vuole spingerci ad apprezzare di più quel che abbiamo. Se riuscissimo a vivere la nostra esistenza in armonia con noi stessi, credo che non sarebbe necessario aver paura della morte.

Cosa puoi dirci dei tuoi prossimi lavori? 
Due settimane fa ho cominciato a scrivere il mio nuovo romanzo.
Ma devo fare una premessa, ovvero che il prossimo anno sarà un anno speciale: sarà il decimo anniversario de La psichiatra in Italia, ed è il libro per il quale ricevo così tanta posta dai miei lettori.
Molti mi chiedono se un giorno ci sarà un seguito, ed è a questo che sto lavorando.
Non posso garantire che sarà pronto il prossimo anno, ma spero che sarà il prossimo romanzo di cui parlaremo!


Presenza oscura di Wolf Dorn (Corbaccio) è in libreria, al prezzo di copertina di 19,50€.

giovedì 2 febbraio 2017

"La scelta decisiva" di Charlotte Link: scopriamo il romanzo insieme all'autrice!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Charlotte Link è di nuovo in libreria con "La scelta decisiva", edito Corbaccio (rilegato a 18,60€), e io non vedevo l'ora di scoprirlo:
Simon sognava di trascorrere le vacanze di Natale con i figlie e la sua compagna in un tranquillo paesino nel sud della Francia. Ma a quanto pare il sogno è destinato a non realizzarsi: i figli gli comunicano che hanno tutt’altri progetti, e la compagna lo abbandona all’ultimo momento. Ciononostante Simon decide di partire da solo, finché, lungo la strada, incontra una giovane donna, Nathalie: disperata, senza soldi, senza documenti non sa dove andare e Simon le dà un passaggio e d’impulso le offre di ospitarla nella casa che ha affittato. Non sa che questa sua decisione lo farà precipitare in un incubo e in un mondo le cui tracce, macchiate di sangue, conducono fino in Bulgaria e a una ragazza di nome Selina che cercava una vita migliore ma che ha trovato l’inferno. Selina riesce a sfuggire ai suoi aguzzini ma la sua vicenda si intreccerà in modo drammatico e inaspettato ai destini di Simon e Nathalie a mille chilometri di distanza.

Ho avuto la possibilità di partecipare a un incontro davvero speciale insieme ai blogger più affezionati al lavoro dell'autrice, ed ecco cosa ci ha raccontato su "La scelta decisiva", sulla scrittura e sulle sue letture!

Ha scritto molti libri di genere diverso. Da dove riceve maggiore ispirazione? Dalla cronaca, da fatti di attualità (come in questo libro che parla della tratta di ragazze dai paesi dell’est) o da altro?
Cosa le dà il la per partire con una nuova storia?
La primissima ispirazione arriva sempre da qualcosa di banale e quotidiano. Può essere una frase che sento, oppure l’espressione di un viso e niente di più. Questo costituisce il primo episodio di una sequenza di riflessioni che faccio, che mi portano a immaginare una storia che non ha niente a che fare con la persona che ha fatto nascere quella scintilla, e il tutto diventa un libro.
Quindi nessun fatto di cronica specifico le ha dato ispirazione per quanto riguarda i fatti narrati in "La scelta decisiva"? 
Non sono stati tanto i fatti di cronaca o i giornali che mi hanno dato lo spunto, ma prima di cominciare a scrivere questo libro ero stata per ragioni mie a Sofia, in Bulgaria, e ho avuto quindi dei contatti con gente del posto. Queste persone mi hanno raccontato di una ragazza che in circostanze misteriose  è scomparsa, e di lei non si sono più avute notizie. Questa è stata la prima scintilla della storia. Tornata in Germania sono entrata in contatto con un regista teatrale che stava lavorando a una pièce e mi ha fornito tantissimo materiale sull’argomento. Molte delle persone che scompaiono senza lasciare traccia di sé spesso lo fanno volontariamente e non vogliono più dare notizia di sé.
Sempre parlando di cronaca, fa più volte riferimento anche agli attentati terroristici in Francia.
Riportarli sulla carta è un modo per esorcizzarli?
Ho una seconda residenza nel sud della Francia e quindi mi capita spesso di passarci anche dei periodi piuttosto lunghi. Per caso ero in Francia al momento di tutti gli attentati di Parigi e Nizza e ho vissuto veramente molto da vicino tutta l’atmosfera che si è creata in Francia per quello. Non più il paese delle spiagge e del sole, ma un’atmosfera carica di terrore, di polizia e di militari  dappertutto. Non potevo scrivere della Francia evitando di parlare di questi fatti.

Immergiamoci nel romanzo, a cominciare dai suoi personaggi, che sono tanti, e molto diversi tra loro. Si è ispirata a qualcuno in particolare oppure sono nati dal flusso di pensieri?
Non creo mai delle figure prese come copie da qualcuno che conosco veramente, ma sono le persone che finisco per conoscere che mi forniscono ispirazione per i personaggi dei miei libri. Osservo molto attentamente sia le mie esperienze di vita, sia quelle di queste persone e poi costruisco a poco a poco un personaggio che è un insieme di tutti i dettagli e sviluppo una sua vita specifica.
Quanto conta l’immedesimazione durante la fase di creazione?
Tento di non identificarmi mai eccessivamente nei miei personaggi, perché devo poi anche scriverne  e quindi è necessario mantenere una certa distanza. È sempre una questione di equilibri: da una parte mi devo proprio immergere in tutte le sensazioni dei personaggi, ma contemporaneamente devo mantenere la distanza che mi serve per rimanere oggettiva e neutrale nel momento in cui scrivo.

Quando scrive un romanzo come decide chi sopravvive e chi muore?
Come anticipavo prima, spesso ho un piano iniziale, col quale parto, però i personaggi a un certo punto sviluppano una vita propria e a volte uno che era destinato a morire in realtà sopravvive, o viceversa, quindi il mio piano iniziale può cambiare.
Il piano iniziale è dettagliato oppure è solo un abbozzo?
Non è un piano preciso al cento per cento è un più o meno, con i personaggi e il ruolo che svolgono, però in testa non ho ancora un’idea precisa di quello che avverrà. È soltanto con la scrittura che avviene lo sviluppo dei caratteri. Un personaggio può sviluppare un carattere diverso da quello che prevedevo, così ci possono essere delle modifiche sia dei caratteri che delle azioni.
Quali sono i personaggi di questo libro cambiati in corso di stesura?
Di Simon sapevo che era un personaggio debole, ma non sapevo quale evoluzione avrebbe avuto. Non sapevo nemmeno se sarebbe rimasto un debole o se si sarebbe evoluto positivamente, poi abbiamo visto che la sua è stata un’evoluzione , ma all’inizio non ero in grado di saperlo.
Per quanto concerne Nathalie, è un altro personaggio che ha avuto un’evoluzione positiva. Questa era una cosa che mi era chiara fin dall’inizio, ma non sapevo che direzione avrebbe preso questa evoluzione.
C’è un personaggio a cui è più legata?
Simon. C’è un modo di dire tedesco, “uovo molle”, che descrive una persona debole, e quello di Simon è un personaggio interessante proprio perché non risponde all’idea di uomo forte. È un personaggio pieno di dubbi, che si lascia sfruttare ma arriva a un punto in cui capisce che non può andare avanti così, perché i suoi insuccessi si moltiplicano a tutti i livelli e ha bisogno di un evento drammatico per cambiare.
E c’è invece un personaggio per cui provava un senso di rifiuto mentre ne scriveva?
Direi che non sopportare forse è un po’ esagerato, però con Nathalie ho avuto le mie difficoltà, tuttavia ho amato molto tutti i miei personaggi e sono anche arrivata a comprenderli. Sarebbe interessante invece capire quali personaggi non sono stati amati dai lettori e per quali ragioni. La maggior parte dei lettori in Germania mi ha detto di non aver amato Simon e di non essere riusciti a sopportarlo.
Il problema di Simon è che lui ha un bisogno estremo di armonia e quindi a qualunque prezzo deve essere amato da chi lo circonda e tutti devono essere d’accordo con lui. Questo non consente lo sviluppo di una personalità chiara e sicura,  è una cosa che accade molto spesso e lo vediamo in tante persone.
Riguardo a Nathalie, è stato difficile scrivere di una donna così? Ti ha lasciato qualcosa dentro?
Lo so che può apparire stupefacente, però il personaggio di Nathalie è stato piuttosto facile da scrivere perché la faccio raccontare in prima persona, e quando si fa questo l’identificazione è più forte. Mi sono a tal punto identificata con lei che mi sono proprio fusa col personaggio, e ho più volte sofferto la fame perché lei soffre la fame.
Tutti i personaggi a un certo punto devono fare una scelta o soffrono per le scelte fatte dagli altri.
Quindi la scelta può diventare una colpa?
Questo è un tema molto importante all’interno del libro, perché a volte nella vita hai veramente delle frazioni di secondo per decidere che cosa fare, ed è quello che accade sulla spiaggia a Simon. Lui ha troppe poche informazioni per sapere se la sua decisione di un momento sarà corretta oppure no, così come spesso accade nella vita. È soltanto dopo molto tempo che guardandoti indietro puoi stabilire se è stata una buona scelta o no. Proprio questa tematica mi affascina e mi coinvolge molto, è una questione veramente interessante: fai una scelta e poi ti ritrovi a dover combattere contro un senso di colpa causato da quella scelta.
Non ha avuto paura che Nathalie risultasse un personaggio negativo, per cui il lettore non provasse empatia?
Posso immaginare che alcuni lettori possano provare difficoltà a identificarsi con lei perché è un personaggio disturbato, tuttavia il lettore deve anche essere capace di sopportare questo genere di personaggio, perché ce ne sono anche nella nostra vita di tutti i giorni. Nel suo caso specifico c’è però un’evoluzione in positivo.

Nei suoi romanzi precedenti parla più volte  di un mondo dove le donne non possono vivere tranquille, di una normalità che dietro la facciata presenta lati oscuri e inquietanti: questo sembra quasi un messaggio presente anche in questo romanzo, dove le donne devono difendersi da una società portata alla diseguaglianza.
Neanche gli uomini possono sentirsi granché sicuri. Viviamo in tempi di grande incertezza e mancanza di sicurezza, e direi che sono tempi duri per tutti. È vero che le donne sono vittime, ma spesso sono anche autrici di determinate violenze. Per esempio, per quanto riguarda il mercato delle ragazze, ho potuto stabilire che il sessanta per cento delle persone impiegate in questo traffico sono donne e non uomini.
In un mondo dove le informazioni e le bufale viaggiano a velocità istantanea sui social, quanto c’è ancora di ignoranza, in questi casi di ragazze avviate alla carriera di modelle, e quanto c’è di disperazione o voglia di emergere? Le notizie non arrivano anche nei paesi dell’est?
Sono stata una volta a Sofia e due volte in Russia, e davvero è difficile immaginarsi come si viva in questi paesi. Nelle città è più o meno come da noi, ma non appena si esce da quelle e si arriva al primo paese, è come piombare nei nostri paesi del milleottocento. C’è una povertà assoluta e soprattutto una vita priva di prospettive, quindi se nasci all’interno di un ambiente simile davvero non hai futuro. Sono quindi moltissime le persone che accettano di correre anche enormi rischi perché non hanno niente da perdere. A volte questa cosa funziona, basta guardare Melanie Trump che è arrivata come modella dalla Slovenia…

Come struttura il suo lavoro?
Segue una rigida programmazione o segue l'ispirazione del momento?
Lavoro come tutti quelli che vanno in ufficio: inizio al mattino alle otto quando mio marito e mia figlia escono di casa e io resto sola, e continuo fino alle quattro del pomeriggio, quando mia figlia torna da scuola. Il resto del tempo lo occupo facendo ricerche.
Chi è il suo primo lettore quando finisce di scrivere un libro?
Appena finisco un romanzo lo do da leggere contemporaneamente a mio marito e alla mia editrice. Mio marito direi che si comporta in una maniera abbastanza particolare: in prima battuta mi dice tutto quello che non gli è piaciuto, e quando sono proprio a terra mi dice che sì, in fondo il libro può andare. Invece la mia editrice si comporta al contrario: prima mi elenca tutti i pregi e poi le cose che possono essere cambiate o migliorate. La cosa è interessante perché ognuno tende a valutare diversamente i vari personaggi. È importante sapere quando un certo personaggio a qualcuno non sembra comportarsi in maniera logica: questo per me è un segnale molto importante, perché significa che probabilmente non sono riuscita a descriverlo correttamente e quindi devo rimetterci le mani e cambiare qualcosa.

C’è un libro a cui è legata di più a livello personale, magari perché è stato più significativo per la sua carriera?
Direi che per me il libro più importante è sempre l’ultimo, quello a cui sono ancora molto legata, tanto che quando inizio a scrivere il successivo devo impormi di tagliare nettamente col precedente, ma un libro che rimane molto importante per me è “La casa delle sorelle” che ha costituito l’inizio della mia carriera come autrice di bestseller.
Avverte la pressione di dover scrivere ogni volta un altro bestseller?
In una certa misura il successo costituisce una pressione. Il fatto che l’ultimo libro abbia avuto successo muove tutta una serie di aspettative rispetto al prossimo che dovrà essere “bello tanto quanto” o anche migliore. È sempre difficile quando vedo sulla fascetta del libro non ancora entrato  nelle librerie “l’ultimo bestseller di ...”. Questa è una cosa abbastanza difficile da gestire e che desta sempre grandi attese.
Ha mai pensato di fare qualcosa d’altro nella vita, da bambina o da ragazza?
Scrivere è sempre stato il suo piano A?
Non avrei mai pensato di diventare una scrittrice!
In primo luogo perché non pensavo che si potesse vivere di questo mestiere, tanto che erano già usciti i miei primi libri e io mi sono comunque iscritta all’università, perché volevo avere in mano un vero mestiere. Ho impiegato un sacco di tempo prima di riuscire a fidarmi ,perché volevo prima verificare che la cosa funzionasse, per questo mi sono iscritta a legge e volevo diventare avvocato o giudice.
Che consiglio darebbe a un giovane che volesse fare lo scrittore oggi?
Prima di tutto, se un giovane cerca un editore dovrebbe prima cercarsi un agente. In Germania almeno funziona così: nelle case editrici vengono letti pochissimi manoscritti, invece nelle agenzie i manoscritti vengono letti e poi indirizzati a chi potrebbe volerli pubblicare. Gli direi di scrivere soltanto quello che vuole scrivere e di non lasciarsi influenzare da quello che spesso si sente dire tipo “scrivi questa cosa perché va” o “perché è più popolare”. Bisogna sempre fare ciò che ci detta il cuore.

C’è un libro che ha avuto difficoltà a portare a termine?
Direi che il più difficile è stato proprio quest’ultimo, perché ha una trama molto complicata e stratificata, c’è una logistica molto complessa e ho dovuto tenere in mano tanti fili diversi fino alla fine e avere tutto sempre ben presente in mente. Soprattutto ci sono le parti ambientate nell’Europa dell’est che sono in un mondo molto lontano dalla realtà in cui vivo che hanno richiesto tantissime ricerche, e soprattutto mi hanno richiesto di tuffarmi all’interno di una realtà sconosciuta. È stato difficile.
C’è un libro che invece ha lasciato nel cassetto?
No, non ho dei libri che ho abbandonato, però ci sono stati due libri che ho cominciato, ma prima di portarli a termine ne ho scritti degli altri, e questi li ho ripresi soltanto dopo, però ho finito anche questi.

Non posso non chiederglielo: quali sono i libri sul suo comodino in questo momento?
Leggo tantissimi gialli. Adesso sto leggendo un romanzo di Nicci French, un’autrice inglese.
Leggo volentieri autori inglesi e americani,  per esempio Karin Slaughter, Simon Beckett, Nicci French, Donna Leon,  e anche degli scandinavi.
Raffreddatissima e stordita dall'Aspirina, ma non si può incontrare Charlotte Link
e non scattare una foto con lei.
Grazie a Corbaccio per l'opportunità di incontrare un'autrice che leggo da molto tempo, alle blogger intervenute per il confronto interessante sul genere e sul romanzo, e all'autrice per la disponibilità!
Spero che l'intervista vi piaccia, e che vi incuriosisca riguardo a "La scelta decisiva": vi aspetta in libreria ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 12 luglio 2016

"Leaving" di Jodi Picoult

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Leaving" di Jodi Picoult, edito da Corbaccio (rilegato a 18,60€):
Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. 
La figlia Jenna aveva tre anni all'epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all'improvviso. 
Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l'aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell'onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l'altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. 
Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. 
Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l'ha indotta a fuggire. 
Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare...

Un romanzo conturbante, forse il più singolare dell'autrice di "La custode di mia sorella" e di "Il patto" (due tra i miei preferiti), che strizza l'occhio al paranormale in quello che però resta uno splendido romanzo di narrativa contemporanea.
È anche un "recupero" tra i vari arretrati che avevo perciò doppio evviva!

Jenna è un'intrepida e solitaria ragazzina di 13 anni, che stanca di non sapere cosa ne sia stato della madre scomparsa ormai da dieci anni decide di cercarla da sè.
Si rivolge alle due persone che, secondo lei, potranno meglio di ogni altro aiutarla nella sua ricerca: una sensitiva caduta in disgrazia dopo una serie di previsioni errate, e Virgil Stanhope, il detective che allora seguì il caso e lo lasciò senza soluzione.
Ora è un mezzo alcolista, ma a Jenna non importa: vuole solo riuscire a capire dove sia finita sua madre Alice, con la quale aveva un rapporto magico e speciale.
Quello che troverà non sarà però ciò che si aspettava, e soprattutto non sarà ciò che ci aspetteremmo noi.

Jodi Picoult ha costruito un romanzo pressochè perfetto, offrendoci da un lato la possibilità di seguire Jenna attraverso la sua voce narrante (e quindi non solo di "seguirla" nel vero senso della parola a livello spaziale, ma anche di essere a conoscenza dei suoi pensieri e dei suoi ricordi, popolati dalla madre e, soprattutto, dagli elefanti) e dall'altro quello di comprendere meglio i costanti riferimenti ai pachidermi fatti dalla ragazzina grazie alla seconda voce narrante del libro, quella di Alice.
Alice ci fa un vero e proprio corso accelerato sul comportamento e sulla storia degli elefanti, e io l'ho trovato interessantissimo, soprattutto pensando a come Jodi Picoult è riuscita a incastrarlo alla perfezione tra un capitolo e l'altro della storia di Jenna.
Grazie a Corbaccio per la copia cartacea del romanzo <3
Ho seguito l'indagine di Jenna, Serenity e Virgil con entusiasmo, soprattutto perchè sono i tre investigatori più improbabili di sempre: una ragazzina, una sensitiva alla quale gli spiriti non parlano più e un ex-detective alcolista pieno di risentimento.
L'autrice riesce a trasmetterci il senso di impotenza di Jenna, la frustrazione di Serenity e la disperazione di Virgil al punto da lasciarci senza parole quando, a un quarto di romanzo dalla fine, scopriamo che nulla è come sembra.
Jodi Picoult con questo romanzo si è superata, creando un finale che non è solo a sorpresa: di più.
Perciò leggetelo con attenzione, immergetevi a fondo nella storia e fatevi sorprendere da Jenna, Alice e dagli elefanti.
Dai quali, ormai ne sono convinta, potremmo e dovremmo imparare moltissimo.
Uno dei punti di forza del libro è dato sicuramente dal messaggio, nascosto tra le righe, che il legame tra madre è figlia è quello più difficile da spezzare, anche arrivando ad un livello in cui dobbiamo abbandonare la nostra razionalità e affidarci esclusivamente alla fede e alle emozioni.
Alice e Jenna ci riescono, aprendo il loro cuore, e forse potremo riuscirci anche noi.

Consigliatissimo ai fan dell'autrice, ma soprattutto a chi debba ancora scoprirla: questo è forse il suo lavoro più audace e peculiare, ma non potrà non stupirvi!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 27 giugno 2016

Anteprima: "La ragazza corvo" di Erik Axl Sund

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "La ragazza corvo" di Erik Axl Sund, edito da Corbaccio (rilegato a 18,90€) in uscita il 30 Giugno:
Stoccolma: in un parco cittadino la polizia scopre il cadavere di un giovane straniero. Il commissario di polizia Jeanette Kihlberg conduce le indagini, dando la caccia a un misterioso quanto efferato omicida e lottando contro le resistenze interne alla polizia stessa, restia a impiegare le proprie forze per cercare l’assassino di un immigrato sconosciuto. Ma con la scoperta di altri due corpi barbaramente uccisi, Jeanette capisce di trovarsi di fronte a un serial killer e si rivolge alla psichiatra e profiler Sofia Zetterlund, con cui lavora giorno e notte incrociando con lei non solo la vita professionale ma anche quella personale. E a mano a mano che procedono nelle indagini, appare chiaro che la catena di omicidi è solo la manifestazione più evidente e raccapricciante di un disegno criminoso e diabolico che coinvolge settori insospettabili della società svedese. «La ragazza corvo» è uno psicothriller adrenalinico, intenso e avvolgente, che mette a nudo il male radicale e l’altrettanto radicale bisogno di vendetta che può covare in ogni essere umano.

Mi incuriosisce moltissimo, e la copertina è splendida!
Solo cose belle, ultimamente!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 24 giugno 2016

Chiacchierata con Greta Simeone su "Sarò come mi vuoi", Paolo e le letture estive

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'intervista a Greta Simeone che ho potuto fare grazie a Corbaccio, sul suo bellissimo "Sarò come mi vuoi" (rilegato a €16) uscito questo mese:
E se la tua vita fosse solo una scommessa? A Gina sta andando tutto storto: sola da un po', ora ha anche perso il lavoro. Risponde ad annunci di tutti i tipi, per paura di dover rinunciare alla propria casa e tornare a vivere dai suoi, che sono freddi come l'inverno, anche se ormai si è convinta che non l'assumerà nessuno. Troppa la concorrenza, con la crisi che c'è, e lei non brilla in niente. Una sera però arriva, a sorpresa, una telefonata. A chiamarla è Paolo, socio in una catena di sexy shop, che cerca una venditrice a domicilio, con cui aveva avuto un colloquio poche ore prima. Lei era certa di aver fatto una pessima figura, ma secondo Paolo ha le carte in regola per riuscire. Però... però dovrà rifarsi il look, acquisire le giuste competenze, seguire tutte le sue indicazioni, affidarsi a lui senza remore: è disponibile? Gina accetta con riluttanza l'unica proposta ricevuta. Presto, inaspettatamente, le si aprirà un mondo nuovo: sotto la guida di Paolo imparerà molto su se stessa e sulle sue capacità. Troverà l'amore, perderà le sue inibizioni. Fino a quando ogni sua certezza sarò spazzata via da una terribile scoperta.

Vi avevo proposto la mia recensione del romanzo, e oggi torno a parlarvene proprio con l'autrice, che ringrazio moltissimo per la disponibilità e la velocità!
Spero che l'intervista vi piaccia :)

1) Grazie di essersi resa disponibile per quest’intervista!
Il suo romanzo “Sarò come mi vuoi” mi è piaciuto moltissimo, e mi ha colpita la sua capacità di prendere un tema già visto in molteplici declinazioni sia sulla carta che sul grande schermo e proporne una versione frizzante e genuina.
Da dove è venuta l’ispirazione per la storia di Paolo, Gina e della scommessa che cambia la vita della ragazza?
Accidenti, quanti complimenti! Grazie! Già la recensione, che avevo visto, ha fatto ingrassare il mio ego di 57 chili in un botto: non passa più dalle porte …
L’ispirazione viene da My Fair Lady: ho una passione per i vecchi film. Li rivedo tutte le volte che li replicano. Sono storie eterne e raccontate sempre con grande eleganza.

2) Il personaggio di Paolo è il mio preferito del romanzo: ha una storia di crescita solitaria alle spalle, ed è stato capace di trarre dagli ostacoli incontrati nella vita la forza non solo di superarli, ma di riuscire in tutto al meglio delle sue possibilità (forse anche meglio di così).
È stato ispirato da uno o più uomini che fanno parte della sua vita, e qual è il messaggio che voleva trasmettere con questo particolare personaggio?
No, zero: io ho la calamita per le carogne, e Paolo non lo è. Meglio: lo è, quando incontra Gina; lo è stato per tanti anni, ma ha il coraggio di fare scelte che rivoluzioneranno una vita costruita in modo certosino, controllato, per non soffrire più. Non tutti ce l’hanno.
Gina, in fondo, non ha scelta: quando decide di cambiare lo fa perché ha le spalle al muro. Paolo solo per amore.
E non ho pensato a un messaggio particolare, mi sono limitata a raccontare una favola.

3) Il suo è un romanzo profondamente italiano: pagina dopo pagina, scena dopo scena, è impossibile non sentirsi a casa.
Cosa le ha fatto scegliere un’ambientazione nostrana invece di puntare su una dal respiro più internazionale?
Perché lo volevo “vero”. Tanto i sentimenti sono quelli, a New York come a Cogozzo.

4) Ci sono una scena e/o un personaggio che sono stati tagliati in fase di editing?
Se sì, può svelarci di chi o cosa si trattava?
È successo il contrario. Io tendo alla sintesi eccessiva. I personaggi erano quelli fin dall’inizio, ma le figure maschili non erano molto ben delineate (chi li capisce, gli uomini?)
Ho dovuto lavorarci.

5) Non posso non farle una domanda un po’ maliziosa: come si è documentata su giocattoli erotici e altri strumenti del piacere che costituiscono il centro della professione di Gina?
Ha scoperto qualcosa di curioso o particolarmente stravagante?
Per questa occasione ho letto molti articoli e, soprattutto, ho visto i video su Youtube postati dalle venditrici. È stato un sacco divertente.

6) “Sarò come mi vuoi” è il perfetto romanzo per l’estate, sia per chi ama le storie romantiche sia per chi ha bisogno anche di divertirsi.
Sulla sua lista di letture per le vacanze cosa troveremmo, potendo dare una sbirciata?
E chi lo sa? Parto più avanti, purtroppo, e ancora non ho idea. Di solito va a finire che leggo comunque cose di lavoro. Se riuscirò a evitarlo, nella mia settimana al mare, mi piacerebbe leggere l’ultimo di Deaver (sono appassionata di gialli) e rileggere “Alice nel Paese delle meraviglie”. Sempre che non svenga sulla spiaggia per la stanchezza, per riprendermi a novembre, coperta da alghe secche.

7) Trovo molto interessante conoscere i retroscena di un romanzo, e in generale del lavoro di uno scrittore.
Come si svolge una sua giornata di scrittura “tipo”, e quali sono i consigli che si sente di dare a chi volesse cimentarsi in questa attività?
Non ho una giornata “tipo” perché scrivere è una delle cose che faccio, non l’unica purtroppo: bisogna vendere molto per poter fare lo scrittore a tempo pieno (o avere avuto un’eredità da uno ricco zio americano.)
L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere, leggere tanto. Sembra una banalità, ma considerato il numero di chi ha un libro nel cassetto e la percentuale di libri venduti in Italia – troppo pochi, c’è da vergognarsi – non lo è poi tanto.
Lavorarci, essere disponibili a ricominciare da capo, e avere molta pazienza: non è vero che gli agenti letterari o le case editrici non leggono i manoscritti. Ma, di solito, servono mesi per avere una risposta. La fila di chi ci vuole provare è lunghissima.

Vi segnalo che, su gretasimeonebooks.wix.com/gretasimeone, vi aspettano dei contenuti extra legati ai personaggi di "Sarò come mi vuoi", e torno a consigliarvi questa lettura fresca e divertente che è davvero adatta alle vacanze e alla spiaggia ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 16 giugno 2016

"Sarò come mi vuoi" di Greta Simeone

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Sarò come mi vuoi" di Greta Simeone, edito da Corbaccio (rilegato a €16):
E se la tua vita fosse solo una scommessa? A Gina sta andando tutto storto: sola da un po', ora ha anche perso il lavoro. Risponde ad annunci di tutti i tipi, per paura di dover rinunciare alla propria casa e tornare a vivere dai suoi, che sono freddi come l'inverno, anche se ormai si è convinta che non l'assumerà nessuno. Troppa la concorrenza, con la crisi che c'è, e lei non brilla in niente. Una sera però arriva, a sorpresa, una telefonata. A chiamarla è Paolo, socio in una catena di sexy shop, che cerca una venditrice a domicilio, con cui aveva avuto un colloquio poche ore prima. Lei era certa di aver fatto una pessima figura, ma secondo Paolo ha le carte in regola per riuscire. Però... però dovrà rifarsi il look, acquisire le giuste competenze, seguire tutte le sue indicazioni, affidarsi a lui senza remore: è disponibile? Gina accetta con riluttanza l'unica proposta ricevuta. Presto, inaspettatamente, le si aprirà un mondo nuovo: sotto la guida di Paolo imparerà molto su se stessa e sulle sue capacità. Troverà l'amore, perderà le sue inibizioni. Fino a quando ogni sua certezza sarò spazzata via da una terribile scoperta.

Greta Simeone gioca con una molteplicità di leitmotiv che riscuotono da sempre un discreto successo, sulla pagina come sul grande schermo: dalla scommessa cambia-persone di "Una poltrona per due" (grandissimo film!) all'ambizioso progetto di trasformare una donna apparentemente insulsa in una sensazionale (ricordate "My Fair Lady"?) arrivando fino al tema centrale di "Pigmalione" di George Bernard Shaw di cui, appunto "My Fair Lady" era una riuscita riduzione cinematografica musicale.
Con "Sarò come mi vuoi" però ci spostiamo in Italia, in un'atmosfera che ricorda quella di autori che dell'italianità hanno fatto il loro marchio di fabbrica (il primo al quale penso è Andrea Vitali, per esempio), senza rinunciare a un pizzico di pepe in più che rende il romanzo appetibile anche a chi favorisce storie dal respiro internazionale.

Gina è una donna semplice, dimessa, solitaria e molto impacciata: è la necessità a spingerla a proporsi alla Tuttigusti come rappresentante, se non fosse che tutto il lei cozza irrimediabilmente con i prodotti che dovrebbe proporre alle clienti: giocattoli erotici.
Come può una donna che arrossisce se guardata parlare con disinvoltura di vibratori, pinze, biancheria succinta e lubrificanti al sapore di frutta?
Non può, ed è questo a stimolare la competitività di Paolo Carli: scommette con il suo socio che riuscirà a fare di lei una venditrice perfetta in poche settimane, e questo dà il via a una spirale di cambiamenti nella quale la povera Gina viene pettinata, acconciata, truccata, rivestita da capo a piedi.
Tutto ciò che serve per renderla più femminile e desiderabile, forse anche troppo perchè all'improvviso Paolo, intoccabile e apparentemente insensibile a qualsiasi voglia di legami, non riesce a smettere di pensare a lei...
Grazie a Corbaccio per la copia cartacea del romanzo <3
Borsa: ALDO
Occhiali: ASOS
Un romanzo frizzante e a tratti esilarante, che tocca tutte le corde giuste e nel qual el'autrice dribbla con abilità ogni possibile clichè: via le descrizioni interminabili di vestiti, via l'erotismo di serie B, via dialoghi troppo lunghi e troppo lenti.
Ogni conversazione è veloce e realistica, e la nuova Gina (ribattezzata Gena, che è meno banale e fa meno vecchia zia e più diva del cinema) ci è presentata in modo immediato, quasi come in una fotografia.
Ho trovato spassosissima la scena che la vede protagonista mentre impara a camminare sui tacchi alti, e ancora più divertente la fuga precipitosa di Paolo dal ristorante quando si accorge che il suo corpo risponde in modo fin troppo deciso alla bellezza svelata della donna (leggete tra le righe...).
Anche con temi già trattati, Greta Simeone riesce a divertire e a stimolare la curiosità del lettore, perchè è impossibile non chiedersi preoccupati se Gina perdonerà mai Paolo quando scoprirà di essere stata oggetto di una scommessa, se Paolo riuscirà a lasciarsi andare e ad ammettere di provare qualcosa per lei, se la carriera della donna come rappresentante di oggetti di piacere ingranerà.

L'ho divorato e lo consiglio a viva voce perchè è il romanzo perfetto per chi cerca un storia d'amore che sia anche divertente oltre che romantica, che ama i romanzi dal sapone profondamente italiano, che sia in cerca di una lettura spumeggiante per l'estate in arrivo.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 10 giugno 2016

Chiacchierata con Wulf Dorn, su "Incubo", i misteri della mente umana e... la dichiarazione dei redditi

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'incontro con Wulf Dorn organizzato da Corbaccio lunedì scorso. Insieme a molte altre blogger, ho avuto la possibilità di fare all'autore domande sul mestiere di scrivere, sulle sue fonti d'ispirazione e, sul suo ultimo romanzo, "Incubo" appena uscito per Corbaccio (rilegato a 16,90€):
Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori in un terribile incidente d'auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso ma, da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Nella zona sembra aggirarsi un mostro: una ragazza è scomparsa, e una notte si perdono le tracce anche di Melina, la fidanzata di Michael, il quale diventa l'indiziato principale. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto nella sua nuova scuola, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra. Oscuro, inquietante, avvolgente, Incubo è il nuovo psicothriller di Wulf Dorn.

Sarà un post molto lungo, quindi vi consiglio di prepararvi uno spuntino e poi rimettervi a leggere.
Ecco, ora che siete pronti, possiamo dare il via alla chiacchierata!

1) Ho trovato delle novità in questo libro, a cominciare da questa: il personaggio principale è un ragazzo, non un adulto come nei romanzi precedenti, e il nemico è la paura. Perché questa scelta?
Avevo già trattato una volta un personaggio giovane,  nel romanzo "Il mio cuore cattivo". Qui però si tratta soprattutto di elaborare la paura della perdita, che è il tema centrale di tutto il romanzo. Mi interessava partire dal punto di vista di un ragazzo, perché trovarsi proprio nel momento di passaggio tra l’infanzia e l’essere adulti rappresenta secondo me un processo estremamente interessante, che riguarda tutti. È il momento in cui ci troviamo di fronte alle nostre prime vere paure. Durante l’infanzia non hai mai paura di perdere qualcosa o qualcuno, tutto ciò comincia quando entri a far parte del mondo degli adulti. Proprio il tema della perdita assume dunque grande importanza, perché nel bambino non c’è mai l’idea di perdere qualcuno attraverso la morte, sei solo proiettato nella vita.
Ma se, proprio in questo momento, fai sì che il tuo personaggio perda qualcuno, questa perdita acquisisce un’intensità maggiore che se avvenisse in un altro momento.

C’è una scena che l’ha coinvolta maggiormente mentre la scriveva?
Una scena molto intensa è quella che si svolge nel vecchio hotel, quando i ragazzi lo scoprono e cominciano a entrarvi. È una scena che ho amato molto, e trovo sempre affascinante che dei personaggi giovani come questi due vanno incontro al passato attraversando queste rovine. C’è uno scambio tra presente e passato, è una scena molto emozionante, dove ho veramente provato la sensazione di esserci dentro anch’io.
Un’altra scena che ho vissuto intensamente, anche se ora non voglio aggiungere troppo per chi non avesse ancora letto il libro, è quella in cui Simon e suo fratello parlano di come Michael voglia cambiare la propria vita. Quello è il momento in cui Simon deve diventare adulto, ma protesta e cerca di ribellarsi a questa cosa, mentre Michael tenta di appianare il conflitto tra loro.

Secondo lei è più difficile sopportare una morte, una perdita, da giovani oppure a una certa età?
È difficile questa domanda, ma direi che in ogni fase della nostra vita affrontare questi dolori è sempre difficile. Quando sei giovane e inesperto, queste cose ti colgono impreparato e la grande difficoltà sta proprio in questo: non hai gli strumenti per reagire.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, anche se ho dovuto affrontare questa cosa quando ero già ultraquarantenne, è stato comunque molto difficile, perché avevo costruito una relazione in tanti anni e poi avevo perso la persona alla quale avevo voluto bene, quindi è stato difficile affrontare la situazione, ma soprattutto accettarla, anche se in verità non hai altra scelta: l’unica cosa che puoi fare è accettare, e provare a guardare in avanti.
Credo che in ogni fase della nostra vita questo tipo di esperienza sia complessa, così come trovare gli strumenti adatti per elaborarla.

All’inizio del romanzo scrive “Niente dura per sempre. La sicurezza è un’illusione. 
Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo”. 
Cosa significa per lei sicurezza e quanto è importante essere al sicuro?
Direi che la sicurezza è per tutti molto importante, perché è ciò che ci dà stabilità. Nel vita dobbiamo tutti imparare che questa sicurezza non ci proviene dall’esterno, ma è qualcosa che abbiamo dentro di noi: quando tutto attorno a noi va male, possiamo trovare dentro di noi qualcosa che ci dà energia e fiducia, e allora riusciamo con maggiore facilità a gestire le situazioni difficili. Per me, almeno, è così. La sicurezza mi sembra che sia la fiducia nei nostri mezzi che riusciamo a trovare nel momento della difficoltà, e che ci permette di reagire e di guardare al futuro.

Lei parte con un riferimento a Cappuccetto Rosso. 
Qual era la favola che proprio non sopportava da bambino?
Non c’è nessuna favola che non mi piacesse, tuttavia ci sono alcune favole che mi hanno particolarmente colpito, soprattutto certe scene che mi sono rimaste fissate nella memoria Una di queste è “la guardiana delle oche” (dei fratelli Grimm), dove si parla di una ragazza che parla in continuazione con la testa tagliata di un cavallo, una scena veramente raccapricciante: mi è rimasta impressa anche se non ricordo più tutta la storia. E poi ci sono dei personaggi delle favole che ricordo in modo particolarmente vivido, come il lupo cattivo che è un simbolo molto preciso, direi freudiano, di tutto ciò che è negativo e cattivo, quindi sta bene sulla copertina del romanzo.
La cosa che più m’impressiona è che rileggendo certe favole con gli occhi dell’adulto si vede come ciò che è lì nero su bianco sia un autentico horror da cui, rimanendo fedeli alla lettera, si potrebbe trarre un vero film dell’orrore. Pensate al cannibalismo di Hansel e Gretel o alla matrigna di Cenerentola che danza con i piedi sanguinanti (sempre nella versione dei Grimm), eppure si leggevano tranquillamente ai bambini. Se io oggi inserissi una scena del genere in uno dei miei libri, il mio editor mi direbbe “dacci una limatina per favore, perché sei troppo brutale.”

Qualcuno le ha ispirato il personaggio di Caro, oppure l’ha immaginato con la fantasia?
Caro era proprio il personaggio che volevo creare, che fosse l’opposto di Simon: parte all’offensiva, non è proprio bravissima però lo aiuta a diventare grande. In comune hanno questo fatto, che si sentono costantemente persi in una sorta di terra di nessuno al confine tra l’infanzia e l’età adulta. Non sanno mai dove si trovano, non sono mai accettati né da una parte, né dall’altra. Credo che questo personaggio sia stato in qualche modo influenzato dalle mie giovani lettrici, che mi scrivono spesso, mi mandano fotografie e mi fanno veramente un grandissimo piacere. Amo molto Caro e mi sento molto legato a lei.
Aggiungo un dettaglio su Caro, a proposito delle scarpe che indossa: una sera ero a un concerto con amici e accanto a me c’era una ragazzina proprio con quelle stesse scarpe. Quando le ho viste, ho capito subito che Caro le avrebbe indossate la prima volta che entra in contatto con Simon, che le nota immediatamente. In questo modo riesco a renderla più viva e reale, perché sono qualcosa di stravagante.

Quanto è stato difficile, a livello emozionale, costruire un finale come quello del libro? È da interpretare come la chiusura di un cerchio oppure, viceversa, come una discesa ancora più forte attraverso un baratro?
È sempre difficile parlare pubblicamente della fine di un libro però in qualità di autore hai un grande vantaggio: quello che quando cominci a scrivere un romanzo ne conosci già la fine. Almeno per me è così: quando comincio la stesura di un romanzo so già anche come andrà a finire. Effettivamente è un finale molto emotivo che mi ha impegnato tantissimo. Io mi pongo però in maniera neutrale e lascio al lettore la facoltà di decidere come potrebbe evolversi se in senso positivo o negativo. In generale, questo è un finale aperto. Tutta la questione ruota attorno a cosa credi tu, lettore, che possa accadere dopo ai personaggi.

Lei ha lavorato a lungo come logopedista. Quanto l’ha aiutata poi questa professione nell’essere scrittore? C’è per esempio un altro autore, Patrick McGrath, che è uno psichiatra, che ha scritto molti libri riguardanti la sua professione. C’è quindi qualcosa di autobiografico nei suoi romanzi oppure no?
Queste due esperienze vanno avanti insieme. C’è tutta l’esperienza legata alla mia professione, che è durata vent’anni, che però si lega bene con il bisogno di creare con la fantasia. Quando ho cominciato a scrivere, io ho scritto soprattutto dei racconti di horror di tipo classico, con fantasmi e personaggi horror, fino a quando ho capito che dietro a questi fantasmi se ne celavano degli altri: sono quelli che vivono dentro di noi, nel subconscio, all’interno delle nostre paure e dei nostri timori.
Quello è stato il momento in cui ho capito che potevo passare dall’horror classico a questo nuovo stile di psicothriller. In questo senso, dunque, la mia professione mi ha dato una mano.
Quando creo un personaggio, la prima cosa a cui penso è il suo punto di vista psicologico: quali sono le sue caratteristiche, che carattere ha, quali sono le sue paure. In questo senso mi sembrava che Simon fosse il personaggio ideale da mettere nella mia storia, perché si inserisce in maniera perfetta all’interno di un cambiamento drammatico.

Che cos’è un incubo per lei e quanto può essere spaventoso?
Io direi che per me l’incubo è qualcosa che va nella stessa direzione dell’incubo di Simon: la perdita di una persona cara mi impegna parecchio emotivamente e mi dà modo di avere cattive nottate di pessimo sonno. Però non è così legata a un’immagine come accade a Simon, non c’è il lupo: nel mio caso è qualcosa di più emozionale e meno figurativo.
Nel caso di questo romanzo, l’incubo ricorrente di Simon era uno strumento stilistico che mi consentiva di mostrare le paure del personaggio, perché è sempre difficile descriverle, e quindi mi serviva per dimostrarle.

Qual è il luogo in cui ha più paura?
A volte mi capita di essere in qualche tour promozionale, l’evento finisce e mi tocca poi rientrare in hotel, in taxi o a piedi. Mi è capitato una volta di trovarmi in una grande città, prima dell’avvento di Google Maps: era notte fonda, non c’era nessuno per la strada e mi sembrava di sentire dei rumori, e quindi ho avuto paura che da dietro il primo angolo saltasse fuori qualcuno che mi volesse aggredire. Lì ho avuto veramente paura, e sono sempre contento quando sto in mezzo alla gente.

Che cosa le fa più paura?
Credo che la cosa che mi fa più paura sia ciò di cui sono capaci gli esseri umani, soprattutto i fanatici. Mi fa molta paura il fanatismo: qualunque forma esso assuma, politica o religiosa, si tratta sempre di una cosa pericolosa. Queste persone non accettano le opinioni altrui e sono pronte a qualunque cosa, quindi noi dobbiamo sempre essere pronti a capire cosa è giusto e cosa no. La tolleranza è fondamentale nella nostra società.

Quali sono i tre scrittori che l’hanno ispirata di più?
Difficile sceglierne solo tre! Per se devo limitarmi a tre credo che un ruolo fondamentale l’abbia avuto Stephen King. Tre anni fa ho avuto modo di conoscerlo, ed è un personaggio affascinante quanto i suoi libri, pieno di un umorismo incredibile. Anche suo figlio Joe Hill, di cui sto leggendo ora un libro, scrive in una maniera fantastica, è pieno di  fantasia. E poi mi piace molto anche Neil Gaiman.

Mi è piaciuto molto il rapporto tra i due fratelli, che promettono di non lasciarsi mai neanche da adulti, nonostante i cambiamenti della vita. Quanto è cambiata la sua vita da quando ha iniziato a scrivere e chi ha visto allontanarsi, e chi, invece, restare?
Mi è piaciuta subito la storia di questo legame tra i fratelli e mi è piaciuta anche l’idea della vita che ti impone dei cambiamenti, quindi questo loro rapporto è messo continuamente in discussione ed è stata una cosa che mi ha coinvolto moltissimo. Credo che all’inizio, quando ho cominciato  scrivere, ci fossero delle cose che ancora non sapevo e che dovevo imparare. Per esempio, quando ho scritto "La psichiatra" vivevo ancora in una mansarda con mia moglie, avevo già un agente e anche l’idea di questo libro, ma non avevo nessun tipo di pressione, sceglievo io i tempi, non avevo una data di consegna, però dovevo ancora trovare un editore.
A quel punto, stavo ancora sperando che ci fossero quelle due o tre persone a cui il mio libro potesse piacere. Tre anni dopo, mi sono ritrovato a Bogotà ad una fiera del libro a parlare con un centinaio di studenti di psichiatria, e proprio a discutere di questo libro, che è diventato un bestseller in Sudamerica e anche in Italia. Una cosa incredibile: così tanta gente che aveva avuto per le mani il mio libro. Questa cosa era diventata vera e dovevo imparare che io ormai ero così.
Va anche detto che io sono una persona tendenzialmente timida, che ha qualche difficoltà a trovarsi di fronte a così tanta gente che ti fa così tante domande. Il crinale al di là e al di qua del quale si trovano la felicità, ma anche la paura del successo, è molto sottile e non sei mai preparato. Forse non puoi neanche prepararti, al successo.
Non riesci mai a pensare veramente che il tuo libro potrà diventare un bestseller.
Oggi sono felice di questo successo, però mi sembra di non essermi montato la testa,  o almeno lo spero.

Nel libro lei parla di come riconoscere le persone giuste, quelle di cui fidarsi, ma dice anche che lo scrittore vive fuori dalla realtà. Questo è un rischio reale?
Gli autori, ma questo vale anche per gli attori, sono delle persone che si muovono tra vari mondi, tra quello della realtà – al mattino mia moglie mi dice di portare giù la spazzatura –
e quello del personaggio che sto creando. Volendo esagerare, mi muovo tra i bidoni della spazzatura e un personaggio destinato a salvare le sorti del mondo. Credo che il pericolo, in certe situazioni della vita, sia che si preferisca ritirarsi nel mondo virtuale e nascondersi lì.

Qual è il libro che le ha fatto venire più paura?
Penso che sia "L’esorcista", che ho trovato veramente terrificante. In Germania è uscito l’audiolibro, letto da un attore favoloso, in una maniera tale da farti venire la pelle d’oca.
Molti anni prima c’era stato un autore inglese, M.R. James (1862-1936, ndr), autore della storia più terrificante che mi sia capitato di leggere, anche se non è un horror in senso stretto, "Lost Hearts" (è un racconto pubblicato per la prima volta nel 1904 nell'antologia "Ghost Stories of an Antiquary", ndr). Dopo averlo letto credo di non essere più stato capace di andare in bagno da solo per un bel pezzo.
Ha mai pensato di scrivere qualcosa di diverso dai thriller?
Lo so che adesso vi metterete a ridere tutti, però stavo pensando a un libro di cucina, con delle ricette italiane, perché ritengo che la cucina italiana sia veramente la migliore. Da nord a sud, in Sicilia e in Sardegna, ogni regione ha delle specialità fantastiche e vorrei fare una sorta di giro d’Italia raccogliendo ricette, ma non quelle dei ristoranti, quelle della nonna, di famiglia, che si tramandano di generazione in generazione, e di cui si va così fieri.
Non ho ancora iniziato, ma l’intenzione è quella. So che c’è già un libro scritto da Jamie Oliver, che è proprio di questo genere ed è bellissimo, però credo che mi piacerebbe fare un libro che vada proprio in questa direzione.

Ha delle abitudini, delle manie di scrittura particolari? Come e dove scrive?
Sono uno scrittore noioso e ho una giornata di lavoro estremamente normale. Alle sei ci alziamo, alle sette mia moglie, neurologa, esce per andare al lavoro e io comincio a lavorare. Mi siedo alla scrivania e scrivo, faccio una pausa di metà mattina e una per il pranzo. Se dopo questa pausa non ho lavorato troppo e me la sento riprendo a scrivere, ma non è detto. Se non continuo faccio cose esaltanti, tipo la dichiarazione dei redditi, rispondo alla posta e mantengo i contatti con i lettori. Poi mi dedico al giardino e alla casa, oppure esco a fare un giro.
La musica mi serve per creare delle atmosfere, per scrivere determinate scene, ma durante la fase di scrittura vera e propria in genere non ascolto musica, ho provato ma non ha funzionato. Ho dei suoni, abbastanza monotoni e con una valenza ipnotica, che mi aiutano a mettere a fuoco il testo e a concentrarmi meglio. Un’altra cosa che mi aiuta è il tempo: quando fuori piove spalanco la finestra e ascolto il rumore della pioggia.

A quale dei suoi libri si sente più legato emotivamente?
È una bellissima domanda che mi viene posta spesso, ed è come chiedere a un papà qual è il suo figlio preferito. Per ogni libro si crea un rapporto particolare, nell’anno che impieghi a scriverlo. In quest’anno tante cose si mettono in movimento, cambiano, ci sono rapporti personali che subiscono un’evoluzione. Ogni singolo libro evoca dei ricordi particolari.
Nel caso de "Il superstite" vivevo ancora nella mia mansarda, l’ho scritto durante un’estate caldissima e l’appartamento era bollente, però volevo ambientare questa storia in pieno inverno. Quindi, mentre c’erano trenta gradi ho immaginato che i miei personaggi si muovessero in un inverno gelido e pieno di neve: credo che nel libro faccia così freddo proprio perché ho dovuto metterci tanta energia.
Ogni storia è legata a qualche piccolo racconto. Nel caso de "Il mio cuore cattivo" c’è la prospettiva di una ragazza sedicenne e io sono un maschio ultraquarantenne, quindi ho dovuto tentare di pensare come una sedicenne e provare le sue sensazioni, mettendomi letteralmente nei panni di una ragazzina. Mia moglie mi ha aiutato, e anche nostra nipote.
Tutto è stato filtrato attraverso ogni esperienza del quotidiano, ed è forse per questo che il personaggio poi risulta così vivo e reale.
Ci sono sempre rapporti particolari che tu ti strutturi con ogni libro che scrivi.

Caro studia psicologia ed è convinta che le persone siano un mistero dietro le loro maschere. Nella sua vita ha incontrato molte maschere, ed è riuscito a capire cosa nascondevano?
Io penso che Caro ci dica una cosa molto importante, che ognuno di noi porta sempre una maschera o tante maschere, con i colleghi, i superiori, gli inferiori: ci sono tante maschere diverse, se prendiamo un giorno qualsiasi della nostra vita. Io oggi, per esempio, indosso la maschera del passeggero, dell’ospite dell’hotel e del ristorante, dello scrittore che viene intervistato, e anche quella del marito atteso. Ma se le mettiamo insieme tutte salta fuori la persona che siamo.

Nel libro si parla anche di bullismo. Che dimensioni ha il fenomeno in Germania?
Se ne discute tantissimo. Due anni fa, quando ancora lavoravo in ambito psichiatrico, ho avuto modo di occuparmi di due vittime di cyber-bullismo. Internet ha mostrato un certo aspetto dell’essere umano che altrimenti non sarebbe probabilmente emerso. Attraverso l’anonimato che garantisce la rete, alcuni osano fare cose che altrimenti non avrebbero mai fatto, con effetti a volte decisamente drammatici. Ho presente il caso di una ragazza che è stata bullizzata e che è stata picchiata, svestita e filmata.
È un modo per distruggere psicologicamente una persona. In Germania la situazione sta peggiorando. Non vorrei sembrare uno di quei vecchietti che ce l’ha sempre con i giovani, però è vero che oggi ci troviamo di fronte a delle situazioni che non avremmo mai immaginato potessero esistere. Soprattutto, stiamo perdendo il rispetto per gli altri e il  compito della mia generazione è di insegnare di nuovo ai nostri figli il rispetto per gli altri, anche quando sono più deboli o la pensano  diversamente. Dobbiamo insegnare che va dato a tutti il rispetto che noi ci aspettiamo dagli altri.

Il libro è stato terminato nel mese di luglio 2015. Cos’ha fatto in questi mesi?
Ho cominciato a scrivere un nuovo libro. Sono una persona estremamente superstiziosa e quindi mi comporto come quando ti sta per nascere un bambino, ma non vuoi dire il nome prima della nascita. È  ancora una storia terribile, con un argomento molto particolare, che mi stava estremamente a cuore. Il mio editore tedesco, quando gli ho raccontato come funzionava la mia idea, mi ha guardato veramente con degli occhi così e mi ha detto “ma sei sicuro?”
Ma io lo sto scrivendo, sono molto fiducioso e spero di finirlo il mese prossimo. L’uscita in Germania è programmata per la prossima primavera. Subito dopo uscirà anche in Italia.
Vi do solo un indizio: si parla di bambini.

E io non vedo l'ora di saperne di più!
Spero che la chiacchierata vi sia piaciuta, e che vi abbia incuriositi riguardo al romanzo.
Romanzo che potreste leggere, perchè il caso ha voluto che all'incontro partecipasse anche Madre (che scrive per un altro blog) e quindi ho deciso di far autografare la mia copia cartacea per uno di voi:
Per provare ad adottare una copia autografata di "Incubo" di Wulf Dorn è sufficiente essere iscritti al blog, e lasciare un commento con il vostro libro preferito di Dorn e la vostra email, da oggi al 13 Giugno compreso. Troverete il nome del nuovo proprietario della copia autografata sulla pagina Facebook del blog.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 24 dicembre 2015

Blogmas Day 24: "Baby It's Cold Outside" di Jennifer Probst, Emma Chase, Kristen Proby, Melody Anne e Kate Meader

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La casellina di Blogmas di oggi è una lettura sotto l'albero, dedicata a "Baby It's Cold Outside" di Jennifer Probst, Emma Chase, Kristen Proby, Melody Anne e Kate Meader, edito da Corbaccio (brossurato a 18,60€):
In "Voglio solo te", una donna in carriera e un playboy milionario restano bloccati durante una tempesta di neve e sono costretti a una convivenza forzata: un gustoso spin off della serie "Cuori solitari" di Jennifer Probst. I protagonisti della serie "Tangled" di Emma Chase, Drew e Kate, rivisitano in chiave sexy "Canto di Natale". In "Saving Grace", l'imbranatissima Grace Douglas è sicura che non imparerà mai a sciare, finché non cade letteralmente nelle braccia di un affascinante maestro di sci, intenzionato ad andare ben oltre le lezioni convenzionali. In "Fra le sue braccia" l'insegnante californiana Natalie Duncan viene trasferita proprio sotto Natale nel Montana, un posto decisamente gelido se non fosse per il suo nuovo vicino di casa, l'avvenente e sexy Hawk Winchester. Sexy almeno quanto Beck Rivera che in "Più caldo del fuoco" di mestiere spegne i fuochi, ma sa anche come alimentarli nel cuore delle ragazze, fra cui una splendida artista dei tatuaggi. Cinque scrittrici per cinque storie romantiche, divertenti e... molto sexy: Jennifer Probst, Emma Chase, Kristen Proby, Melody Anne e Kate Meader.

Cinque novelle tra neve, Natale, camini accesi e piccanti lezioni di sci, che mi hanno accompagnata negli ultimi tre giorni.
Il tempo per leggere è stato poco (potete immaginare) e le novelle mi hanno permesso di incastrare al meglio la lettura quando possibile.
Vi dico qualcosa di ognuna, e poi quella che è stata la mia impressione generale del volume.

"Voglio solo te" di Jennifer Probst è la prima novella del volume, e le darei 3,5/5 stelline.
Questo perchè ho adorato la storia, ma non sono riuscita a farmi coinvolgere del tutto dalla parte erotica. Riley mi è stata antipatica da subito perchè l'ho trovata stupida come una zucca: da un lato abbaimo questa donna che si è fatta da soa ed è arrivata in cima, e quindi la immaginiamo come una persona incredibilmente sveglia e piena di risorse. Poi però passa il tempo a giudicare chi ha difronte in base a quello che è il suo ricordo di quella stessa persone durante l'università. Dieci anni prima.
Ora, non so se qualcuno glielo ha mai detto, ma SI CRESCE e SI CAMBIA nella vita.
Qui mi ha proprio persa, mentre invece Dylan, il "lui" della situazione, mi è piaciuto molto e sostanzialmente meritava 5 stelline da solo.

"Un desiderio per Natale" di Emma Chase mi ha conquistata dalle prime pagine, invece: mi sono completamente identificata nell'ansia e nello stress da "negozi prima di Natale" di Drew, e stavolta l'autrice è riuscita a coinvolgermi non solo raccontandomi una storia d'amore, ma anche per quanto riguarda l'atmosfera erotica del racconto.
Potrei decisamente pensare di leggere altro di Emma Chase, anche eprchè drew e Kate sono i protagonisti della sua serie "Tangled" e a questo punto è una serie che aggiungo in wishlist.
La sua rivisitazione del "Canto di Natale" mi è davvero piaciuta, e merita 4,5/5 stelline.

"Saving Grace" di Kristen Proby ci porta sulle piste da sci, con una protagonista fermamente convinta che lei e lo sci saranno per sempre due mondi a parte... Fino a quando un affascinante e sensuale istruttore di sci non le farà cambiare idea. Ho adorato che Jacob avesse un dente storto, perchè l'idea che fosse sì un bello-bellissimo, ma con un difetto, lo ha reso più umano e meno bambolotto da fantasia erotica cheap.
Mi è piaciuto molto il loro modo di trovarsi attraenti e di sbirciarsi/osservarsi/avvicinarsi, con lo splendido contorno delle montagne innevate.
Anche questa è un'autrice della uale vorrei leggere altro, e alla novella vanno 3,5-4/5 stelline.
"Fra le sue braccia" di Melody Anne mi ha conquistata subito perchè ho adorato l'dea di Eileen e Bethen che tramano nell'ombra per accoppiare gli scapoli della città. Le loro stupidaggini aprono e chiudono la novella, e mi hanno strappato una risata. La povera Natalie Duncan arriva a Sterling, Montana, proprio sotto Natale, eccitatissima per il suo primo lavoro da insegnante, e diventa suito oggetto dell'ossessione di Hawk Winchester, capo dei pompieri della cittadina e suo vicino di casa.
Ossessione che la ragazza ricambia in tutto e per tutto.
Lo stile di Melody Anne mi ha convinta, pechè è riuscita a creare qualcosa che fosse allo stesso tempo romantico, erotico e divertente: 4 stelline meritatissime.

"Piu caldo del fuoco" di Kate Meader chiude il volume, e purtroppo non con una nota positiva.
Questa è la novella che mi è paiciuta meno, perchè troppo piena di clichè (dal "ti amo ma non ti merito, quindi ti scarico" in avanti ci sono davvero tutti) che mi hanno fatto alzare gli occhi al cielo per la metà del tempo.
Peccato, perchè dal punto di vista dello stile l'autrice mi è piaciuta: è il contenuto che, almneo epr me, non funziona. Sono 3 stelline MOLTO risicate, ma in fondo è Natale.

Nel complesso il volume mi è piaciuto: mi ha divertita, mi ha emozionata, e mi ha permesso di scoprire cinque autrici per me nuove e vedere quale mi convincesse di più.
Adoro anche la copertina in bianco e nero, che trovo molto raffinata.
Promossa come lettura per questo periodo dell'anno ma non solo, e sicuramente se siete fan delle autrici in questione proprio non potete perdervelo.

Ed è così che anche quest'anno Blogmas finisce!
Mi è piaciuto molto condividere con voi le nail-art a tema, le letture natalizie, le idee regalo e la ricetta dei miei biscotti di Natale, e sappiate fin da ora che ho in mente qualcosa di molto simile per la settimana di San Valentino.
Spero vi siate divertiti, e vi auguro un felicissimo Natale ed uno stepitoso 2016, pieno di cose belle.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 12 ottobre 2015

"L'inganno" di Charlotte Link

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "L'inganno" di Charlotte Link, edito da Corbaccio (rilegato a 18,60€):
Quando Jonas e Stella Crane ricevono la visita della madre biologica del loro bambino, Sammy, capiscono che stanno per precipitare in un incubo. Il nuovo compagno di Terry è un uomo violento, un manipolatore e di sicuro non è mosso dall'impulso di appagare il desiderio della giovane donna di rivedere il figlio dato in adozione appena nato. Dentro un incubo, invece, si trova già Kate Linville, poliziotta di Scotland Yard, da quando il padre, ispettore di polizia in pensione, è stato trovato brutalmente assassinato a casa sua nello Yorkshire. Kate non si fida degli agenti che si occupano del caso, sa che suo padre nel corso di un'integerrima carriera si è fatto molti nemici fra i delinquenti che ha contribuito ad arrestare, ma tutte le indagini in quella direzione sembrano portare a un punto morto. E nel frattempo una donna viene uccisa nello stesso identico modo. Una donna apparentemente estranea alla vita di Richard Linville... Famiglie apparentemente estranee l'una all'altra, persone che nulla hanno in comune se non il disperato bisogno di nascondere i lati oscuri della propria vita, finché un assassino che da anni cova un odio feroce non tenterà di unire il loro destino in un mortale disegno di vendetta.

Charlotte Link si conferma una delle mie autrici di thriller preferite, perchè ho divorato questo libro restando sveglia fino a notte fonda, incapace di metterlo giù.
Tanta tensione, tanti misteri e soprattutto tante persone che si rivelano molto diverse da ciò
che dicono di essere.

A cominciare dall'ex-poliziotto Linville, assassinato in casa sua nelle prime pagine del romanzo, che è sempre stato il punto fermo nella vita della figlia Kate e che si rivela un uomo pieno di segreti.
Il matrimonio, la vita professionale, il suo carattere: tutto ciò che Kate credeva di conoscere e di sapere si rivela solo una minima parte della vita di quest'uomo complesso e pieno di scheletri nell'armadio, e investigare sulla sua morte metterà la donna alla prova in più di un'occasione.

I rapporti saranno subito tesi tra Kate e Caleb, che é a capo delle indagini sull'omicidio di Richard Linville e che cerca senza successo di tenerla fuori dai lavori della polizia: Kate è impulsiva, emotiva, e non abbastanza professionale, e fa diversi errori che a tratti complicheranno le cose.
Ma é una donna sola, triste, e che ha visto demolito il suo unico punto di riferimento, ed è difficile non provare almeno un po' di compassione per lei. Soprattutto per chi, come Caleb, ha i propri fantasmi a cui badare.

C'è poi una seconda story-line da seguire, quella di Jonas e Stella, e di Sammy.
Sammy è un adorabile bambino che la coppia ha adottato dopo che la madre adolescente Terry non ha voluto crescerlo. Hanno una vita un po' stressante, ma felice: si amano, e amano il loro bambino.
Fino a quando Terry non riappare, e con lei Neil. Un uomo violento, la cui aggressività si riverserà presto sull'intera famiglia.
Neil non è chi dice di essere, e Stella e Jonas lo scopriranno nel peggiore dei modi.
Ciò che ho apprezzato TANTO di questo libro è che a tratti mi ha sorpresa: piccoli colpi di scena che non avevo previsto, rivelazioni inaspettate e uno sviluppo narrativo diverso da quello che mi ero prefigurata hanno reso la lettura molto coinvolgente.
Charlotte Link gestisce al meglio due story-line (apparentemente) slegate e riesce nel delicato processo di intrecciarle sempre più, fino all'esplosione finale in cui tutti i nodi vengono al pettine.
Bellissima l'ambientazione, con questo inquietante cottage isolato, sperduto nella brughiera, in cui probabilmente non resisterei nemmeno una notte.

E' scorrevolissimo, ben scritto, e io mi sono platonicamente innamorata del piccolo Sammy: ho sperato fin dall'inizio che non gli succedesse nulla di male, oltre a desiderare che Kate si desse una svegliata perché è uno dei personaggi femminili più piatti e insignificanti di sempre (volutamente, nel senso che è proprio un elemento che contraddistingue il suo personaggio).
E' una di quelle persone a cui la vita "succede", e con cui proprio non riesco ad entrare in sintonia.
Da questo punto di vista ero molto più presa dalla storia di Stella e Jonas.

Io dico sempre che i thriller non fanno per me e che non sono il mio genere, ma quest'anno ne ho letti diversi e mi sono piaciuti molto, quindi forse non è poi così vero.
Questo lo consiglio, non solo ai fan di Charlotte Link ma anche a chi cerca di avvicinarsi a questo genere letterario e ha bisogno di partire con il piede giusto.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3