Inevitabile interrogarsi sulle proprie origini, quando non si sa nulla (o quasi) al riguardo.
Se si è adolescenti, poi, porsi domande su se stessi e sulla propria natura è ineluttabile.
Di certo lo è per Grace, Maya e Joaquin, protagonisti di Il filo che ci unisce di Robin Benway (DeAgostini). Se il nome dell'autrice vi suona familiare, non vi sbagliate: in Italia è uscito un suo lavoro precedente, Aspetta! (Rizzoli) dieci anni fa.
I tre sono fratelli biologici, anche se ancora non si conoscono: Grace e Maya sono state adottate da due famiglie che, nonostante i loro problemi, le hanno amate e cresciute con affetto e supporto, mentre Joaquin è rimbalzato da una famiglia affidataria all’altra, trovando solo ora una coppia di genitori adorabili che vorrebbero adottarlo.
A farli incontrare è la decisione di Grace di sapere di più sulle sue origini, quando resta incinta e si trova a dare in adozione la sua bambina: in quel momento capisce cosa deve aver passato sua madre, e vuole mettersi sulle sue tracce. Scoprire di avere una sorella e un fratello là fuori è una sorpresa, e i primi incontri dei tre sono molto teneri e impacciati, tra l’ansia di non piacersi e la gioia nello scoprire piccoli tratti in comune.
Le settimane che seguono il loro incontro comportano cambiamenti importanti per tutti e tre: Maya lascia la sua ragazza, Claire, e deve affrontare il fatto che l’alcolismo della madre non sia più qulcosa da tenere nascosto sperando che sparisca; Grace deve gestire il senso di paura e di vuoto che le è rimasto dopo aver dato via la sua bambina, alla quale continua a pensare, e allo stesso tempo trova nel divertentissimo Rafe un nuovo, insperato amico; Joaquin deve decidere se vuole che i suoi genitori affidatari lo diventino a tutti gli effetti con l’adozione, e capire se è pronto a lasciarsi andare e accettare il fatto che stavolta potrebbe davvero avere trovato la sua famiglia.
Il filo che ci unisce è una lettura stimolante fin dal primo capitolo, ed una volta iniziato il romanzo, lo si legge tutto d’un fiato. Ottima tensione narrativa, che porta il lettore a scoprire cosa sia successo alla madre dei tre ragazzi, e cosa ne sarà di Grace, Maya e Joaquin ora che si sono ritrovati.
Grace deciderà di far parte della vita di sua figlia, oppure no? Joaquin si farà adottare? Maya riuscirà a trovare le parole giusto per salvare la sua relazione con la madre?
Seguire, a capitoli alterni, i movimenti dei tre fratelli è un ulteriore stimolo a leggere senza interruzioni, una tecnica che Robin Benway padroneggia alla perfezione.
Attorno ai tre giovani protagonisti c’è un cast non indifferente di genitori affidatari e adottivi, sorelle, amici. Da tenere d'occhio Rafe, personaggio secondario che acquista sempre più importanza mano a mano che il suo rapporto con Grace evolve e si rafforza. Lo stesso accade per i genitori di Maya (che devono affrontare il divorzio e l’alcolismo della madre).
I personaggi creati dall'autrice risultano vincenti, credibili perchè imperfetti e non stereotipati, ed è facile identificarsi in uno o più di loro, nelle loro paure e nei loro errori.
Sebbene sia un romanzo decisamente americano (al centro, un sistema di adozioni e affidi diverso dal nostro, e si vede) è allo stesso tempo universale: al centro tre fratelli e le emozioni dell’adolescenza, la ricerca della propria identità e del proprio posto del mondo.
Quello che abbiamo cercato tutti, e che forse molti di noi cercando ancora.
Il filo che ci unisce di Robin Benway (DeAgostini) sarà in libreria il 30 Ottobre.
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giovedì 4 ottobre 2018
lunedì 2 ottobre 2017
"Mirror Mirror" di Cara Delevingne e Rowan Coleman:
leggi il primo capitolo!
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Mirror Mirror" di Cara Delevingne e Rowan Coleman, edito DeAgostini (rlegato a 16,90€) in uscita il 10 Ottobre:
Red, Leo, Naomi e Rose. Quattro ragazzi diversi ma uniti da un’unica passione: la musica. È stata la musica a renderli non solo una band, i Mirror Mirror, ma anche una famiglia. Inseparabili.
Almeno fino al giorno in cui Naomi è scomparsa nel nulla e la polizia l’ha ritrovata in condizioni disperate sulle rive del Tamigi. Da quel momento niente è più stato come prima: uno specchio si è rotto e un pezzo si è perso per sempre nelle vite di Red, Leo e Rose. Perché Naomi era la più solare di tutti, l’amica migliore del mondo.
Ma in fondo al cuore nascondeva un segreto… Un segreto inconfessabile che nemmeno Red aveva fiutato e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E mentre Rose si abbandona agli eccessi e Leo si chiude in se stesso, Red non accetta il destino dell’amica: ha bisogno di sapere, di capire. Che cosa ha ridotto Naomi in quello stato? Può davvero trattarsi di un tentato suicidio come crede la polizia?
Per scoprire la verità Red dovrà trovare la forza di guardarsi allo specchio, conoscersi e imparare ad amarsi per quello che è. Perché, a volte, bisogna accettare che niente è ciò che sembra e che la realtà può essere capovolta.
Sono curiosissima di leggere questo romanzo: Cara Delevingne oltre che per le sopracciglia e i selfie con la lingua fuori è famosa per essere eclettica, e visto che la sua interpretazione in "Valerian e la città dei mille pianeti" mi ha convinta, sono pronta a scoprirla in questo nuovo ruolo.
Ed ecco il primo capitolo di "Mirror Mirror", che potevate trovare sul numero di TU Style del 26 settembre:
l sole sorgeva mentre tornavamo a casa, strascicando i piedi, le nostre braccia intrecciate, il caldo dell’estate che si ammassava nell’aria. La testa di Rose poggiata sulla mia spalla, il suo braccio intorno alla mia vita. Mi ricordo con esattezza la sensazione del suo fianco che batteva contro il mio come fosse fuori ritmo, della sua pelle sulla mia, calda e morbida.
Mancava poco alle cinque; la luce del mattino, violenta e dorata, faceva brillare le strade sporche neanche fossero nuove di zecca. Avevamo visto tante volte l’alba, tornando a casa insieme dopo le lunghe nottate in giro, trascinando quel momento finché non ci si chiudevano gli occhi. Fino a quella notte, la vita era bella. Era finalmente nostra e noi le appartenevamo riempiendola ogni secondo di cose nuove che ci sembravano importanti. Ma quella notte era diversa.
I miei occhi bruciavano, la bocca era arida, il cuore mi batteva forte. Non volevamo tornare a casa, ma che cosa potevamo fare? Non c’erano altri posti dove avremmo potuto andare. «Perché adesso?» ha detto Rose. «Andava tutto bene. Era contenta, felice. Perché proprio adesso?». «Vabbè, non è la prima volta» ha ri- sposto Leo. «Per questo gli sbirri non sono preoccupati. L’ha già fatto prima. Soldi, zaino pieno di cibo, chitarra. Sparire per un paio di settimane è proprio da lei». «Ma non da quando ci sono i Mirror, Mirror» ha ribattuto Rose. «Non da quando ci siamo noi. Giusto? Prima, quando si tagliava, prendeva e scappava via. Ma non da quando c’è la band. Era... stavamo tutti bene. Andava tutto benissimo». Mi ha guardato per avere conferma e io non potevo che darle ragione: la vita di noi tre era cambiata totalmente nell’ultimo anno. Prima della band, avevamo ognuno i nostri casini. Poi ci siamo trovati. E insieme eravamo cool, eravamo super punk, eravamo proprio strafighi. Pensavamo che anche per Naomi fosse lo stesso, che non avesse più bisogno di scappare di casa. Fino alla notte prima.
Quella notte siamo rimasti tutto il tempo fuori, in giro per la città. In ogni luogo in cui eravamo stati con lei, ci siamo tornati senza di lei. Siamo stati nei posti che conoscono anche i nostri genitori, e in quelli di cui non abbiamo mai fatto parola; nei locali che non andrebbero bene per noi, perché eravamo troppo giovani, carichi e puzzolenti di sudore e ormoni. Ci siamo fatti largo a gomitate tra la folla che ballava, cercando di avvistarla. Siamo strisciati nell’ombra, nei vicoli dietro i pub dove si può trovare la roba, per parlottare con dei ragazzetti nervosi dagli occhi cerchiati che ci hanno proposto lo skunk. Quella notte lo abbiamo rifiutato.
Siamo andati in posti senza insegne, dove bisogna conoscere qualcuno per entrare. Seminterrati bui, dove avevano fumato così tanto da rendere l’aria irrespirabile: la musica era talmente forte da farti fischiare le orecchie, il petto vibrava e il pavimento sobbalzava seguendo il ritmo. Siamo stati in questi posti e in molti altri. Il giardino nel condominio dove andavamo a cazzeggiare. Il fiume, estraneo, su cui si affacciano gli appartamenti dei milionari.Vauxhall Bridge, il ponte che sentiamo talmente nostro da sembrarci quasi un amico, una specie di testimone: lo avevamo attraversato milioni di volte, gridando per farci sentire nel traffico. Alla fine abbiamo provato in quel centro scommesse vuoto, con la porta rotta e il materasso sul retro, dove vanno alcuni ragazzi per stare soli. Alcuni, ma io mai, perché se c’è una cosa che odio è la solitudine.
La notte passava, ora dopo ora, ma noi pensavamo che presto l’avremmo trovata, che stava solo facendo una delle sue scene per attirare l’attenzione quando stava male. Eravamo sicuri che la nostra migliore amica, nonché membro della band, Naomi, fosse in un posto che conoscevamo solo noi. Ad aspettarci.
Perché non puoi esistere e il giorno dopo sparire di colpo. Non ha senso.
La gente non svanisce nel nulla senza lasciare tracce.
Questo ci dicevamo la notte in cui l’abbiamo cercata, e anche quella dopo, e tutte le altre notti, finché i nostri genitori ci hanno imposto di smettere: sarebbe tornata a casa quando se la fosse sentita. Anche la polizia ha interrotto le ricerche, perché era già scappata tante volte. Ma noi ce lo sentivamo che le cose erano diverse, che non era come le altre volte, perché lei non era quella di prima. Loro non ci ascoltavano, se ne stavano lì con la loro espressione annoiata e i taccuini vuoti. Che cosa potevano saperne?
Così abbiamo continuato a cercarla noi, Naomi, a lungo, anche dopo che tutti avevano smesso. Abbiamo guardato ovunque. Ma lei non era da nessuna parte. L’unica cosa che abbiamo trovato erano i posti che frequentava.
***
CAPITOLO 1
Oggi... La vita va avanti, dicono tutti così. Dobbiamo continuare ad alzarci, andare a scuola, tornare a casa, pensare a cazzate tipo gli esami sempre più vicini. E “sperare, pregare e avere fiducia” e tutte le altre stronzate che ci ripetono.
La vita va avanti. Ma è una balla, perché la notte in cui Naomi è sparita ha premuto il tasto PAUSA per tutti noi. I giorni passano, e anche le settimane e le stagioni e qualsiasi altra cavolata, ma il resto no. Per niente. È come se vivessimo in apnea da otto settimane. E poi c’è quello che non dicono più. Non dicono più che tornerà a casa quando se la sentirà.Vedo la sorella maggiore, Ashira, a scuola: testa bassa, chiusa a cozza per scoraggiare chiunque abbia intenzione di avvicinarsi. E i suoi genitori che vagano al supermercato e fissano i prodotti senza vederli.Anche se è Nai a essere scomparsa, sono loro a sembrare persi.
Certo, una volta sarebbe scappata di casa per farsi cercare, eccome, perché un tempo quel tipo di psico-dramma era la norma, per lei. Ma ormai non lo faceva da tanto, e di sicuro non in questo modo. Non avrebbe mai voluto far contorcere dalla preoccupazione i suoi genitori, o vedere Ash trattenere il respiro in attesa di cattive notizie. Nai è complicata, ma ama la sua famiglia e loro la ricambiano: è come un puntino luminoso che attira tutti sulla sua scia, come una fiamma per le falene. La sua è la classica famiglia in cui ci si prende cura l’uno dell’altro.
Davvero, Naomi non farebbe mai questo a loro. O a noi. Ma nessuno vuole sentirlo, né la polizia, né sua madre, perché è più facile pensare che Naomi sia una stronza al quadrato piuttosto che considerare che sia sparita per sempre.
Per questo a volte mi scopro a desiderare che trovino il cadavere. E mi sento una merda, sì. Però, a volte, vorrei che fosse morta così almeno saprei cos’è successo. E invece, niente. Non hanno trovato nulla. E la vita va avanti. Il che significa che ci serve un nuovo bassista per sostituire Naomi.
Per un attimo, abbiamo pensato che, senza di lei, ci saremmo sciolti. Il resto dei Mirror, Mirror – cioè io, Leo e Rose – si è riunito per le prove, e ci siamo chiesti se non fosse il caso di mollare, ed eravamo d’accordo.
Solo che poi ce ne siamo stati fermi lì tutti e tre, nessuno di noi se ne andava o prendeva le proprie cose e, anche senza dirlo, abbiamo capito che non potevamo scioglierci. Smembrare la band significava non solo distruggere la cosa migliore della nostra vita, ma anche abbandonare Naomi, per sempre.
È stata lei a fondarla. O per lo meno è stata lei che l’ha trasformata da banale progetto scolastico in una cosa reale e importante. Grazie a Nai, abbiamo trovato qualcosa in cui siamo bravi, qualcosa in cui lei era bravissima. Davvero, era una grande bassista, come ne esistono pochi; la sentivi suonare e ci restavi secco. Ma, soprattutto, Naomi componeva canzoni. Ed erano canzoni stupende. Io non sono malaccio e insieme spacchiamo, ma Nai ha quel non so che di speciale, è in grado di prendere una cosa qualunque, grigia e banale, e farla brillare talmente tanto da renderla unica. Prima dei Mirror, Mirror non sapeva di avere questo superpotere, ma ora sì, perché glielo avevamo rivelato noi. E più glielo ripetevamo, più lei migliorava. Quando hai un superpotere come quello, non hai bisogno di
scappare di casa. Il giorno in cui ci siamo quasi sciolti, il prof Smith, il nostro insegnante di musica, è entrato in sala prove. Eravamo in piene vacanze estive, la scuola era semideserta, tranne che per noi,
perché lui ci aveva dato il permesso di andarci. Passava le ferie seduto a leggere il giornale mentre noi litigavamo e suonavamo. Ma quella volta si è seduto e ha aspettato che finissimo di parlare
e ci girassimo verso di lui, e in quel momento aveva uno sguardo diverso, mai visto prima. Il prof Smith è una di quelle persone che riempiono la stanza, non solo perché è alto e ben piazzato. È per la sua perso- nalità. Ama la vita, ama noi che siamo i suoi studenti, e questo è raro.Ti stimola a fare, a imparare, e tutto grazie a quel tipo di energia che di solito gli adulti non hanno. Si vede che lui ci tiene davvero. Quel giorno, però, sembrava che si fosse sgonfiato come un palloncino, come se tutta la forza e la positività che portava con sé fossero scomparse. Ed era spaventoso vederlo in quello stato, perché lui non molla mai. Mi ha colpito in un modo che non saprei spiegare e, forse, me lo ha fatto apprezzare ancora di più. Era bello vedere quanto fosse preoccupato per la scomparsa di Nai. Intendo, preoccupato sul serio. A parte noi tre e la famiglia di Nai, lui era uno dei pochi a cui sembrava importasse. Non so cosa provassero gli altri, ma in quel momento io avrei voluto aiutarlo, proprio come sapevo che lui voleva aiutare noi.
«State davvero pensando di sciogliervi?» ha chiesto. Ci siamo guardati l’un l’altro e per un attimo è stato come tornare indietro nel tempo, prima che fossimo amici, quando eravamo solitari e maldestri, e l’idea di ritornare a quel punto era terrificante. «Senza di lei non ha senso» ho detto. «Lo capisco» ha risposto, passandosi le dita tra i capelli biondi che sono rimasti dritti come spine. «Ma ascoltatemi, se ora vi sciogliete, ve ne pentirete.Voi quattro... voi tre... io sono fierissimo di voi e di tutto quello che fate. Non voglio che perdiate questa cosa, né per voi, né per Nai. L’unica cosa che possiamo fare ora per lei è assicurarci che tutti continuino a ricordarla finché non la ritroveranno. In questo modo non smetteranno mai di cercarla. Ed è per questo che ho pensato di proporvi un’idea che mi è venuta: organizziamo un concerto, qui a scuola. Raccogliamo i fondi per aiutare la sua famiglia con le
ricerche, per impedire che la gente si dimentichi di lei. Costringiamo il mondo intero a guardarci, a guardare voi, ragazzi, e quanto tenete a Nai. Questo è ciò che voglio realizzare, ma da solo non posso fare nulla. Che cosa ne pensate? Ci state?».
Certo che ci stavamo.
Era l’unica cosa che potevamo fare.
***
Abbiamo continuato a suonare per tutta l’estate, solo noi tre, ma adesso che manca poco al concerto, abbiamo realizzato che dobbiamo trovare un nuovo bassista. E sarà un gran bel casino. Naomi era... è... la migliore bassista con cui abbia mai suonato, il che è strano perché è una ragazza e di solito non sono portate per questo strumento. Non sono sessista, è un dato di fatto. Per suonare bene il basso ci vuole parecchia determinazione e, soprattutto, la capacità di rendersi invisibili. E alle ragazze, cioè
alle ragazze normali, piace essere guardate.
Ma oggi dobbiamo andare avanti. Devo ripigliarmi. Mentre mi trascino fuori dal letto, guardo i vestiti appallottolati sul pavimento.
A differenza mia, Leo non ha problemi, lui esce dal letto ed è già perfetto. Prende la sua chitarra e pare un dio: le ragazze lo adorano proprio come se lo fosse. Non è giusto che a sedici anni uno sia già così figo, come se fosse nato già perfetto, con la voce profonda e il fisico scolpito, alto, muscoloso.
Io invece sono ancora nella fase sgraziata.Vivo nella fase sgraziata. Incarno la fase sgraziata. Se esistesse un emoji per le fasi sgraziate, avrebbe il mio aspetto. Ho quasi la certezza che sarò nella mia fase sgraziata anche quando avrò quarantacinque anni e starò per morire. Eppure vorrei davvero avere un po’ di figaggine.Anzi, a dirla tutta, vorrei la figaggine di Leo: maglietta bianca senza scritte, jeans, felpa col cappuccio e sneaker alte, candide e immacolate. Non è un livello di figaggine che posso raggiungere. Sinceramente non credo esista un livello di figaggine che posso raggiungere, a parte quella che mi arriva per riflesso da Leo. Anche Rose è fantastica, ma lei è bella nel vero senso della parola e i belli non hanno bisogno di sforzarsi. Ha dei capelli incredibili: castano scuro naturale, ma tinti di biondo sulle punte. Non è magrissima come la maggior parte delle ragazze e si può ben dire che il seno e i fianchi di Rose tengano in pugno tutti i maschi del Thames Comprehensive.
E non è tutto. Si trucca un sacco, anche se sta meglio senza. Si pettina i capelli all’indietro e si buca le calze apposta. Rose è consapevole del proprio aspetto e dell’effetto che ha sugli altri: ovunque vada, riesce a caricare l’aria di una specie di elettricità statica e a creare milioni di piccole esplosioni attorno a lei. In tante cercano di copiarla, ma non c’è nessuna come Rose, perché, ve lo giuro, è l’unica ragazza che abbia mai conosciuto in grado di sbattersene alla grande di tutto.
E quando canta... i muri vibrano. Gli occhi da castani le diventano verdi. Maschi arrapati dappertutto.
Tra i quattro membri della nostra fantastica famiglia di disadattati, Naomi era... è quella che mi somiglia di più. Se Leo e Rose sono il re e la regina del ballo in versione punk, io e Nai siamo a capo della squadra dei nerd.
Quando penso a lei, con i suoi occhiali dalla montatura spessa che le nascondono il volto a forma di cuore e i dolci occhi castani, provo orgoglio. Per come porta le camicie, abbottonate fino al collo, e le gonne a pieghe, di una lunghezza diversa rispetto alle altre ragazze. Le scarpe basse, stringate e lucidate. E dietro a tutto questo, agli abbinamenti volutamente sbagliati e alle sue scelte strane, c’è una vera dura che non ha tempo per le cazzate.
A volte io e Naomi andavamo a leggere in biblioteca in pausa pranzo. Stavamo in silenzio, immobili. Era rilassante. Lei incrociava il mio sguardo sopra la copertina del libro e sollevava un sopracciglio quando qualche primino ci passava accanto. Ci scambiavamo un sorrisetto incredulo: due super nerd che avevano in qualche modo raggiunto la pole position.
E quando suonava... era brava quanto il miglior bassista del mondo, anzi, anche di più. Io stavo alla batteria e noi due insieme eravamo il cuore pulsante della band e riuscivamo a tenere il ritmo con rara precisione. Ora come ora, mi scoccia anche solo pensare a come vestirmi, quindi ’sticazzi. Jeans e camicia a quadri con T-shirt bianca sotto: questa è la mia uniforme. Da taglialegna professionista, come dice Rose. Almeno non devo più pensare ai capelli, da quando me li sono rasati quasi a zero.
Pel di carota. Ketchup.Testa di cazzo.
Tutti simpatici nomignoli che mi hanno appioppato solo perché ho i capelli rossi. E non semplicemente rossi, ma anche ricci. Una massa di ricci rossi, ecco cosa mi ritrovo. Praticamente, è come se dalla nascita girassi con un cartello PICCHIAMI piantato proprio sulla testa.
Rose mi ripete che potrei sistemarli e cerca sempre di spalmarmi qualche prodotto per lisciarli. No, bella mia. In più, ogni tre giorni mi propone di tingermeli di nero. Ma io le ripeto che no, sono pel di carota, e dovete farvene tutti una ragione.E poi, se avessi i capelli scuri non potrebbero chiamarmi Red, che è la cosa più figa di me.
Quello che ho fatto è tagliarli cortissimi, il giorno prima della scomparsa di Nai. Non l’ho detto a nessuno, siamo andati io e Leo dal barbiere e ho chiesto di rasarmeli di lato e lasciarli lunghi davanti, quanto basta per farli cascare sugli occhi e farli rimbalzare all’impazzata quando ci do dentro con la batteria. Mamma ha urlato per un’ora intera quando li ha visti. Mi ha detto che sembravo un avanzo di galera, e non sto scherzando. Quando papà è tornato da una delle sue “riunioni notturne del consiglio”, ha sbraitato pure contro di lui perché non mi aveva rimproverato. È stato addirittura peggio di quella volta che ho fatto quattro buchi alle orecchie. Da allora non racconto più nulla delle cose che faccio per sentirmi bene. Non ne vale la pena. Avevo capito da molto tempo che i miei genitori non mi avrebbero salvato, recuperato o aiutato. Sono entrambi così impegnati ad autodistruggersi che io e mia sorella minore Gracie siamo solo un danno collaterale. Da quando ho assimilato questo concetto, che ci crediate o no, la vita mi è sembrata più facile. Certo, è difficile ignorare che mia madre mi detesti e che mio padre sia un porco. Ma, per quanto possibile, ci provo.
Che dite, vi incuriosisce? A me tantissimo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Mirror Mirror" di Cara Delevingne e Rowan Coleman, edito DeAgostini (rlegato a 16,90€) in uscita il 10 Ottobre:
Red, Leo, Naomi e Rose. Quattro ragazzi diversi ma uniti da un’unica passione: la musica. È stata la musica a renderli non solo una band, i Mirror Mirror, ma anche una famiglia. Inseparabili.
Almeno fino al giorno in cui Naomi è scomparsa nel nulla e la polizia l’ha ritrovata in condizioni disperate sulle rive del Tamigi. Da quel momento niente è più stato come prima: uno specchio si è rotto e un pezzo si è perso per sempre nelle vite di Red, Leo e Rose. Perché Naomi era la più solare di tutti, l’amica migliore del mondo.
Ma in fondo al cuore nascondeva un segreto… Un segreto inconfessabile che nemmeno Red aveva fiutato e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E mentre Rose si abbandona agli eccessi e Leo si chiude in se stesso, Red non accetta il destino dell’amica: ha bisogno di sapere, di capire. Che cosa ha ridotto Naomi in quello stato? Può davvero trattarsi di un tentato suicidio come crede la polizia?
Per scoprire la verità Red dovrà trovare la forza di guardarsi allo specchio, conoscersi e imparare ad amarsi per quello che è. Perché, a volte, bisogna accettare che niente è ciò che sembra e che la realtà può essere capovolta.
Sono curiosissima di leggere questo romanzo: Cara Delevingne oltre che per le sopracciglia e i selfie con la lingua fuori è famosa per essere eclettica, e visto che la sua interpretazione in "Valerian e la città dei mille pianeti" mi ha convinta, sono pronta a scoprirla in questo nuovo ruolo.
Ed ecco il primo capitolo di "Mirror Mirror", che potevate trovare sul numero di TU Style del 26 settembre:
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OTTO SETTIMANE PRIMAl sole sorgeva mentre tornavamo a casa, strascicando i piedi, le nostre braccia intrecciate, il caldo dell’estate che si ammassava nell’aria. La testa di Rose poggiata sulla mia spalla, il suo braccio intorno alla mia vita. Mi ricordo con esattezza la sensazione del suo fianco che batteva contro il mio come fosse fuori ritmo, della sua pelle sulla mia, calda e morbida.
Mancava poco alle cinque; la luce del mattino, violenta e dorata, faceva brillare le strade sporche neanche fossero nuove di zecca. Avevamo visto tante volte l’alba, tornando a casa insieme dopo le lunghe nottate in giro, trascinando quel momento finché non ci si chiudevano gli occhi. Fino a quella notte, la vita era bella. Era finalmente nostra e noi le appartenevamo riempiendola ogni secondo di cose nuove che ci sembravano importanti. Ma quella notte era diversa.
I miei occhi bruciavano, la bocca era arida, il cuore mi batteva forte. Non volevamo tornare a casa, ma che cosa potevamo fare? Non c’erano altri posti dove avremmo potuto andare. «Perché adesso?» ha detto Rose. «Andava tutto bene. Era contenta, felice. Perché proprio adesso?». «Vabbè, non è la prima volta» ha ri- sposto Leo. «Per questo gli sbirri non sono preoccupati. L’ha già fatto prima. Soldi, zaino pieno di cibo, chitarra. Sparire per un paio di settimane è proprio da lei». «Ma non da quando ci sono i Mirror, Mirror» ha ribattuto Rose. «Non da quando ci siamo noi. Giusto? Prima, quando si tagliava, prendeva e scappava via. Ma non da quando c’è la band. Era... stavamo tutti bene. Andava tutto benissimo». Mi ha guardato per avere conferma e io non potevo che darle ragione: la vita di noi tre era cambiata totalmente nell’ultimo anno. Prima della band, avevamo ognuno i nostri casini. Poi ci siamo trovati. E insieme eravamo cool, eravamo super punk, eravamo proprio strafighi. Pensavamo che anche per Naomi fosse lo stesso, che non avesse più bisogno di scappare di casa. Fino alla notte prima.
Quella notte siamo rimasti tutto il tempo fuori, in giro per la città. In ogni luogo in cui eravamo stati con lei, ci siamo tornati senza di lei. Siamo stati nei posti che conoscono anche i nostri genitori, e in quelli di cui non abbiamo mai fatto parola; nei locali che non andrebbero bene per noi, perché eravamo troppo giovani, carichi e puzzolenti di sudore e ormoni. Ci siamo fatti largo a gomitate tra la folla che ballava, cercando di avvistarla. Siamo strisciati nell’ombra, nei vicoli dietro i pub dove si può trovare la roba, per parlottare con dei ragazzetti nervosi dagli occhi cerchiati che ci hanno proposto lo skunk. Quella notte lo abbiamo rifiutato.
Siamo andati in posti senza insegne, dove bisogna conoscere qualcuno per entrare. Seminterrati bui, dove avevano fumato così tanto da rendere l’aria irrespirabile: la musica era talmente forte da farti fischiare le orecchie, il petto vibrava e il pavimento sobbalzava seguendo il ritmo. Siamo stati in questi posti e in molti altri. Il giardino nel condominio dove andavamo a cazzeggiare. Il fiume, estraneo, su cui si affacciano gli appartamenti dei milionari.Vauxhall Bridge, il ponte che sentiamo talmente nostro da sembrarci quasi un amico, una specie di testimone: lo avevamo attraversato milioni di volte, gridando per farci sentire nel traffico. Alla fine abbiamo provato in quel centro scommesse vuoto, con la porta rotta e il materasso sul retro, dove vanno alcuni ragazzi per stare soli. Alcuni, ma io mai, perché se c’è una cosa che odio è la solitudine.
La notte passava, ora dopo ora, ma noi pensavamo che presto l’avremmo trovata, che stava solo facendo una delle sue scene per attirare l’attenzione quando stava male. Eravamo sicuri che la nostra migliore amica, nonché membro della band, Naomi, fosse in un posto che conoscevamo solo noi. Ad aspettarci.
Perché non puoi esistere e il giorno dopo sparire di colpo. Non ha senso.
La gente non svanisce nel nulla senza lasciare tracce.
Questo ci dicevamo la notte in cui l’abbiamo cercata, e anche quella dopo, e tutte le altre notti, finché i nostri genitori ci hanno imposto di smettere: sarebbe tornata a casa quando se la fosse sentita. Anche la polizia ha interrotto le ricerche, perché era già scappata tante volte. Ma noi ce lo sentivamo che le cose erano diverse, che non era come le altre volte, perché lei non era quella di prima. Loro non ci ascoltavano, se ne stavano lì con la loro espressione annoiata e i taccuini vuoti. Che cosa potevano saperne?
Così abbiamo continuato a cercarla noi, Naomi, a lungo, anche dopo che tutti avevano smesso. Abbiamo guardato ovunque. Ma lei non era da nessuna parte. L’unica cosa che abbiamo trovato erano i posti che frequentava.
***
CAPITOLO 1
Oggi... La vita va avanti, dicono tutti così. Dobbiamo continuare ad alzarci, andare a scuola, tornare a casa, pensare a cazzate tipo gli esami sempre più vicini. E “sperare, pregare e avere fiducia” e tutte le altre stronzate che ci ripetono.
La vita va avanti. Ma è una balla, perché la notte in cui Naomi è sparita ha premuto il tasto PAUSA per tutti noi. I giorni passano, e anche le settimane e le stagioni e qualsiasi altra cavolata, ma il resto no. Per niente. È come se vivessimo in apnea da otto settimane. E poi c’è quello che non dicono più. Non dicono più che tornerà a casa quando se la sentirà.Vedo la sorella maggiore, Ashira, a scuola: testa bassa, chiusa a cozza per scoraggiare chiunque abbia intenzione di avvicinarsi. E i suoi genitori che vagano al supermercato e fissano i prodotti senza vederli.Anche se è Nai a essere scomparsa, sono loro a sembrare persi.
Certo, una volta sarebbe scappata di casa per farsi cercare, eccome, perché un tempo quel tipo di psico-dramma era la norma, per lei. Ma ormai non lo faceva da tanto, e di sicuro non in questo modo. Non avrebbe mai voluto far contorcere dalla preoccupazione i suoi genitori, o vedere Ash trattenere il respiro in attesa di cattive notizie. Nai è complicata, ma ama la sua famiglia e loro la ricambiano: è come un puntino luminoso che attira tutti sulla sua scia, come una fiamma per le falene. La sua è la classica famiglia in cui ci si prende cura l’uno dell’altro.
Davvero, Naomi non farebbe mai questo a loro. O a noi. Ma nessuno vuole sentirlo, né la polizia, né sua madre, perché è più facile pensare che Naomi sia una stronza al quadrato piuttosto che considerare che sia sparita per sempre.
Per questo a volte mi scopro a desiderare che trovino il cadavere. E mi sento una merda, sì. Però, a volte, vorrei che fosse morta così almeno saprei cos’è successo. E invece, niente. Non hanno trovato nulla. E la vita va avanti. Il che significa che ci serve un nuovo bassista per sostituire Naomi.
Per un attimo, abbiamo pensato che, senza di lei, ci saremmo sciolti. Il resto dei Mirror, Mirror – cioè io, Leo e Rose – si è riunito per le prove, e ci siamo chiesti se non fosse il caso di mollare, ed eravamo d’accordo.
Solo che poi ce ne siamo stati fermi lì tutti e tre, nessuno di noi se ne andava o prendeva le proprie cose e, anche senza dirlo, abbiamo capito che non potevamo scioglierci. Smembrare la band significava non solo distruggere la cosa migliore della nostra vita, ma anche abbandonare Naomi, per sempre.
È stata lei a fondarla. O per lo meno è stata lei che l’ha trasformata da banale progetto scolastico in una cosa reale e importante. Grazie a Nai, abbiamo trovato qualcosa in cui siamo bravi, qualcosa in cui lei era bravissima. Davvero, era una grande bassista, come ne esistono pochi; la sentivi suonare e ci restavi secco. Ma, soprattutto, Naomi componeva canzoni. Ed erano canzoni stupende. Io non sono malaccio e insieme spacchiamo, ma Nai ha quel non so che di speciale, è in grado di prendere una cosa qualunque, grigia e banale, e farla brillare talmente tanto da renderla unica. Prima dei Mirror, Mirror non sapeva di avere questo superpotere, ma ora sì, perché glielo avevamo rivelato noi. E più glielo ripetevamo, più lei migliorava. Quando hai un superpotere come quello, non hai bisogno di
scappare di casa. Il giorno in cui ci siamo quasi sciolti, il prof Smith, il nostro insegnante di musica, è entrato in sala prove. Eravamo in piene vacanze estive, la scuola era semideserta, tranne che per noi,
perché lui ci aveva dato il permesso di andarci. Passava le ferie seduto a leggere il giornale mentre noi litigavamo e suonavamo. Ma quella volta si è seduto e ha aspettato che finissimo di parlare
e ci girassimo verso di lui, e in quel momento aveva uno sguardo diverso, mai visto prima. Il prof Smith è una di quelle persone che riempiono la stanza, non solo perché è alto e ben piazzato. È per la sua perso- nalità. Ama la vita, ama noi che siamo i suoi studenti, e questo è raro.Ti stimola a fare, a imparare, e tutto grazie a quel tipo di energia che di solito gli adulti non hanno. Si vede che lui ci tiene davvero. Quel giorno, però, sembrava che si fosse sgonfiato come un palloncino, come se tutta la forza e la positività che portava con sé fossero scomparse. Ed era spaventoso vederlo in quello stato, perché lui non molla mai. Mi ha colpito in un modo che non saprei spiegare e, forse, me lo ha fatto apprezzare ancora di più. Era bello vedere quanto fosse preoccupato per la scomparsa di Nai. Intendo, preoccupato sul serio. A parte noi tre e la famiglia di Nai, lui era uno dei pochi a cui sembrava importasse. Non so cosa provassero gli altri, ma in quel momento io avrei voluto aiutarlo, proprio come sapevo che lui voleva aiutare noi.
«State davvero pensando di sciogliervi?» ha chiesto. Ci siamo guardati l’un l’altro e per un attimo è stato come tornare indietro nel tempo, prima che fossimo amici, quando eravamo solitari e maldestri, e l’idea di ritornare a quel punto era terrificante. «Senza di lei non ha senso» ho detto. «Lo capisco» ha risposto, passandosi le dita tra i capelli biondi che sono rimasti dritti come spine. «Ma ascoltatemi, se ora vi sciogliete, ve ne pentirete.Voi quattro... voi tre... io sono fierissimo di voi e di tutto quello che fate. Non voglio che perdiate questa cosa, né per voi, né per Nai. L’unica cosa che possiamo fare ora per lei è assicurarci che tutti continuino a ricordarla finché non la ritroveranno. In questo modo non smetteranno mai di cercarla. Ed è per questo che ho pensato di proporvi un’idea che mi è venuta: organizziamo un concerto, qui a scuola. Raccogliamo i fondi per aiutare la sua famiglia con le
ricerche, per impedire che la gente si dimentichi di lei. Costringiamo il mondo intero a guardarci, a guardare voi, ragazzi, e quanto tenete a Nai. Questo è ciò che voglio realizzare, ma da solo non posso fare nulla. Che cosa ne pensate? Ci state?».
Certo che ci stavamo.
Era l’unica cosa che potevamo fare.
***
Abbiamo continuato a suonare per tutta l’estate, solo noi tre, ma adesso che manca poco al concerto, abbiamo realizzato che dobbiamo trovare un nuovo bassista. E sarà un gran bel casino. Naomi era... è... la migliore bassista con cui abbia mai suonato, il che è strano perché è una ragazza e di solito non sono portate per questo strumento. Non sono sessista, è un dato di fatto. Per suonare bene il basso ci vuole parecchia determinazione e, soprattutto, la capacità di rendersi invisibili. E alle ragazze, cioè
alle ragazze normali, piace essere guardate.
Ma oggi dobbiamo andare avanti. Devo ripigliarmi. Mentre mi trascino fuori dal letto, guardo i vestiti appallottolati sul pavimento.
A differenza mia, Leo non ha problemi, lui esce dal letto ed è già perfetto. Prende la sua chitarra e pare un dio: le ragazze lo adorano proprio come se lo fosse. Non è giusto che a sedici anni uno sia già così figo, come se fosse nato già perfetto, con la voce profonda e il fisico scolpito, alto, muscoloso.
Io invece sono ancora nella fase sgraziata.Vivo nella fase sgraziata. Incarno la fase sgraziata. Se esistesse un emoji per le fasi sgraziate, avrebbe il mio aspetto. Ho quasi la certezza che sarò nella mia fase sgraziata anche quando avrò quarantacinque anni e starò per morire. Eppure vorrei davvero avere un po’ di figaggine.Anzi, a dirla tutta, vorrei la figaggine di Leo: maglietta bianca senza scritte, jeans, felpa col cappuccio e sneaker alte, candide e immacolate. Non è un livello di figaggine che posso raggiungere. Sinceramente non credo esista un livello di figaggine che posso raggiungere, a parte quella che mi arriva per riflesso da Leo. Anche Rose è fantastica, ma lei è bella nel vero senso della parola e i belli non hanno bisogno di sforzarsi. Ha dei capelli incredibili: castano scuro naturale, ma tinti di biondo sulle punte. Non è magrissima come la maggior parte delle ragazze e si può ben dire che il seno e i fianchi di Rose tengano in pugno tutti i maschi del Thames Comprehensive.
E non è tutto. Si trucca un sacco, anche se sta meglio senza. Si pettina i capelli all’indietro e si buca le calze apposta. Rose è consapevole del proprio aspetto e dell’effetto che ha sugli altri: ovunque vada, riesce a caricare l’aria di una specie di elettricità statica e a creare milioni di piccole esplosioni attorno a lei. In tante cercano di copiarla, ma non c’è nessuna come Rose, perché, ve lo giuro, è l’unica ragazza che abbia mai conosciuto in grado di sbattersene alla grande di tutto.
E quando canta... i muri vibrano. Gli occhi da castani le diventano verdi. Maschi arrapati dappertutto.
Tra i quattro membri della nostra fantastica famiglia di disadattati, Naomi era... è quella che mi somiglia di più. Se Leo e Rose sono il re e la regina del ballo in versione punk, io e Nai siamo a capo della squadra dei nerd.
Quando penso a lei, con i suoi occhiali dalla montatura spessa che le nascondono il volto a forma di cuore e i dolci occhi castani, provo orgoglio. Per come porta le camicie, abbottonate fino al collo, e le gonne a pieghe, di una lunghezza diversa rispetto alle altre ragazze. Le scarpe basse, stringate e lucidate. E dietro a tutto questo, agli abbinamenti volutamente sbagliati e alle sue scelte strane, c’è una vera dura che non ha tempo per le cazzate.
A volte io e Naomi andavamo a leggere in biblioteca in pausa pranzo. Stavamo in silenzio, immobili. Era rilassante. Lei incrociava il mio sguardo sopra la copertina del libro e sollevava un sopracciglio quando qualche primino ci passava accanto. Ci scambiavamo un sorrisetto incredulo: due super nerd che avevano in qualche modo raggiunto la pole position.
E quando suonava... era brava quanto il miglior bassista del mondo, anzi, anche di più. Io stavo alla batteria e noi due insieme eravamo il cuore pulsante della band e riuscivamo a tenere il ritmo con rara precisione. Ora come ora, mi scoccia anche solo pensare a come vestirmi, quindi ’sticazzi. Jeans e camicia a quadri con T-shirt bianca sotto: questa è la mia uniforme. Da taglialegna professionista, come dice Rose. Almeno non devo più pensare ai capelli, da quando me li sono rasati quasi a zero.
Pel di carota. Ketchup.Testa di cazzo.
Tutti simpatici nomignoli che mi hanno appioppato solo perché ho i capelli rossi. E non semplicemente rossi, ma anche ricci. Una massa di ricci rossi, ecco cosa mi ritrovo. Praticamente, è come se dalla nascita girassi con un cartello PICCHIAMI piantato proprio sulla testa.
Rose mi ripete che potrei sistemarli e cerca sempre di spalmarmi qualche prodotto per lisciarli. No, bella mia. In più, ogni tre giorni mi propone di tingermeli di nero. Ma io le ripeto che no, sono pel di carota, e dovete farvene tutti una ragione.E poi, se avessi i capelli scuri non potrebbero chiamarmi Red, che è la cosa più figa di me.
Quello che ho fatto è tagliarli cortissimi, il giorno prima della scomparsa di Nai. Non l’ho detto a nessuno, siamo andati io e Leo dal barbiere e ho chiesto di rasarmeli di lato e lasciarli lunghi davanti, quanto basta per farli cascare sugli occhi e farli rimbalzare all’impazzata quando ci do dentro con la batteria. Mamma ha urlato per un’ora intera quando li ha visti. Mi ha detto che sembravo un avanzo di galera, e non sto scherzando. Quando papà è tornato da una delle sue “riunioni notturne del consiglio”, ha sbraitato pure contro di lui perché non mi aveva rimproverato. È stato addirittura peggio di quella volta che ho fatto quattro buchi alle orecchie. Da allora non racconto più nulla delle cose che faccio per sentirmi bene. Non ne vale la pena. Avevo capito da molto tempo che i miei genitori non mi avrebbero salvato, recuperato o aiutato. Sono entrambi così impegnati ad autodistruggersi che io e mia sorella minore Gracie siamo solo un danno collaterale. Da quando ho assimilato questo concetto, che ci crediate o no, la vita mi è sembrata più facile. Certo, è difficile ignorare che mia madre mi detesti e che mio padre sia un porco. Ma, per quanto possibile, ci provo.
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Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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sabato 29 agosto 2015
"Il primo amore sei tu" di Stephanie Perkins
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il primo amore sei tu" di Stephanie Perkins, edito da De Agostini Young Adult (rilegato a 14,90€) in uscita il 15 Settembre 2015:
Lola ha diciassette anni, un gusto un po’ stravagante per la moda, e tre piccoli, piccolissimi desideri.
PRIMO: Andare al ballo della scuola vestita da Maria Antonietta.
SECONDO: Convincere i genitori che Max è il fidanzato migliore del mondo.
TERZO: Non rivedere più Cricket Bell. Mai più.
A volte però il destino gioca brutti scherzi e la famiglia Bell al completo si trasferisce nella casa proprio di fronte a quella di Lola. All’improvviso la ragazza sente il mondo crollarle addosso. Per due anni ha faticosamente tentato di dimenticare Cricket, e ora tutti i suoi sforzi sembrano vanificati. Cricket è di nuovo lì, davanti ai suoi occhi, e con lui il ricordo di ciò che è stato e di quell’ultima giornata insieme… Lola è sicura di aver voltato pagina con Max e di non provare più niente per Cricket. Ma allora perché sente il cuore batterle all’impazzata ogni volta che lo incontra? Forse perché il primo amore non si scorda mai?
Non ho mai recensito il primo ma, visto che ho letto l'intera trilogia in un'unica maratona in lingua originale, colgo l'occasione di recensire per voi quello che in origine era "Lola and the boy next door". Ovvero il suo Cricket Bell.
Ed è proprio da Lola Nolan che voglio partire, perché l'ho trovata spassosissima.
Il suo gusto estroso, e a tratti decisamente fuori dagli schemi, per la moda me l'ha fatta adorare: l'idea stessa che il suo abito da sogno per il ballo di fine anno sia un costume da Maria Antonietta. invece di un vestito da sera "normale", mi è sembrata esilarante.
La sua passione è totalizzante, e non si riduce a un semplice comprare vestiti, no: Lola LI FA.
Lola taglia, cuce, ricama, e suda sette camicie per il suo stile.
Per quella che però è solo una, delle sue passioni.
L'altra passione di Lola è Max, il suo fidanzato. Decisamente più grande di lei, e per questo mal visto dai padri della ragazza (padri, avete letto bene. Siamo a San Francisco, in fondo) che cercano in ogni modo di tenerlo alla larga.
Comprensibilissimo, perché Max ovviamente non si rivela il principe azzurro della situazione, anzi.
Il principe azzurro potrebbe essere il simpatico, arruffato e vestito in modo peculiare Cricket Bell.
Il suo vicino di casa e migliore amico d'infanzia, che dopo essere ricomparso all'improvviso sembra deciso a rientrare nella sua vita ogni costo.
E' dolce, divertente e pazzo di lei: sarebbe tutto perfetto, se non fosse per quella vocina nella testa di Lola che le impedisce di lasciarsi andare.
Cricket se n'è già andato una volta, spezzandole il cuore: chi le garantisce che non lo farà di nuovo?
Questo romanzo mi è piaciuto più di "Il mio primo bacio a Parigi", e per diversi motivi.
Innanzitutto ho trovato spassosa e singolare Lola: non mi ricordava nessun'altra protagonista di romanzi dello stesso genere, e questo me l'ha fatta apprezzare moltissimo.
E' atipica, e magari a volte fastidiosa per alcune sue fissazioni, ma è anche sincera e autentica.
Ho trovato bellissimo il suo rapporto con i genitori, e anzi, qui vorrei fare un piccolo plauso alla Perkins perché inserire una famiglia con due padri in un romanzo per lettori giovani è una scelta coraggiosa. Ha trattato una tematica spinosa con leggerezza ed ironia, e con tantissima dolcezza: quello che ne è uscito è il ritratto di una famiglia singolare, sì, ma piena d'amore. E l'amore è davvero tutto ciò che serve.
Cricket Bell, dal canto suo, non è "il ragazzo dei sogni" come lo era stato Etienne St. Clair nel primo romanzo, ma è divertente, sempre di corsa e soprattutto apprezza Lola per com'è.
Stravaganze incluse, ed anzi, forse proprio per queste.
La sua è la vita dell'eterno secondo, con una sorella superstar attorno alla quale ruotano da sempre i ritmi di tutta la famiglia: la sfida è riuscire a mettere Lola e se stesso al primo posto, per una volta.
Ho adorato il fatto di ritrovare Anna e St. Clair anche in questo romanzo (Anna e Lola lavorano nello stesso cinema, e St. Clair gravita attorno ad Anna come una falena attorno ad una lampadina accesa, oltre ad essere compagno di università di Cricket), e con un ruolo vero proprio, non come semplici comparse.
E ho amato ritrovare in questa seconda parte della trilogia tutto ciò che mi aveva fatto apprezzare la prima: la dolcezza dei sentimenti, l'ingenuità e la freschezza del primo amore, dei baci da perdere la testa e tanto, tantissimo umorismo.
Stephanie Perkins ci fa divertire, oltre a farci sognare il Principe Azzurro, e questo è per me un grandissimo punto a favore.
Consigliato a chi ha amato "Il mio primo bacio a Parigi", e soprattutto a chi lo aveva apprezzato ma aveva trovano Anna un personaggio un po' fiacco (io): con Lola vi divertirete di più.
Ma soprattutto lo consiglio a chi ha nostalgia di Etienne St. Clair, e so che siete in tante!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il primo amore sei tu" di Stephanie Perkins, edito da De Agostini Young Adult (rilegato a 14,90€) in uscita il 15 Settembre 2015:
Lola ha diciassette anni, un gusto un po’ stravagante per la moda, e tre piccoli, piccolissimi desideri.
PRIMO: Andare al ballo della scuola vestita da Maria Antonietta.
SECONDO: Convincere i genitori che Max è il fidanzato migliore del mondo.
TERZO: Non rivedere più Cricket Bell. Mai più.
A volte però il destino gioca brutti scherzi e la famiglia Bell al completo si trasferisce nella casa proprio di fronte a quella di Lola. All’improvviso la ragazza sente il mondo crollarle addosso. Per due anni ha faticosamente tentato di dimenticare Cricket, e ora tutti i suoi sforzi sembrano vanificati. Cricket è di nuovo lì, davanti ai suoi occhi, e con lui il ricordo di ciò che è stato e di quell’ultima giornata insieme… Lola è sicura di aver voltato pagina con Max e di non provare più niente per Cricket. Ma allora perché sente il cuore batterle all’impazzata ogni volta che lo incontra? Forse perché il primo amore non si scorda mai?
Non ho mai recensito il primo ma, visto che ho letto l'intera trilogia in un'unica maratona in lingua originale, colgo l'occasione di recensire per voi quello che in origine era "Lola and the boy next door". Ovvero il suo Cricket Bell.
Ed è proprio da Lola Nolan che voglio partire, perché l'ho trovata spassosissima.
Il suo gusto estroso, e a tratti decisamente fuori dagli schemi, per la moda me l'ha fatta adorare: l'idea stessa che il suo abito da sogno per il ballo di fine anno sia un costume da Maria Antonietta. invece di un vestito da sera "normale", mi è sembrata esilarante.
La sua passione è totalizzante, e non si riduce a un semplice comprare vestiti, no: Lola LI FA.
Lola taglia, cuce, ricama, e suda sette camicie per il suo stile.
Per quella che però è solo una, delle sue passioni.
L'altra passione di Lola è Max, il suo fidanzato. Decisamente più grande di lei, e per questo mal visto dai padri della ragazza (padri, avete letto bene. Siamo a San Francisco, in fondo) che cercano in ogni modo di tenerlo alla larga.
Comprensibilissimo, perché Max ovviamente non si rivela il principe azzurro della situazione, anzi.
Il principe azzurro potrebbe essere il simpatico, arruffato e vestito in modo peculiare Cricket Bell.
Il suo vicino di casa e migliore amico d'infanzia, che dopo essere ricomparso all'improvviso sembra deciso a rientrare nella sua vita ogni costo.
E' dolce, divertente e pazzo di lei: sarebbe tutto perfetto, se non fosse per quella vocina nella testa di Lola che le impedisce di lasciarsi andare.
Cricket se n'è già andato una volta, spezzandole il cuore: chi le garantisce che non lo farà di nuovo?
Questo romanzo mi è piaciuto più di "Il mio primo bacio a Parigi", e per diversi motivi.
Innanzitutto ho trovato spassosa e singolare Lola: non mi ricordava nessun'altra protagonista di romanzi dello stesso genere, e questo me l'ha fatta apprezzare moltissimo.
E' atipica, e magari a volte fastidiosa per alcune sue fissazioni, ma è anche sincera e autentica.
Ho trovato bellissimo il suo rapporto con i genitori, e anzi, qui vorrei fare un piccolo plauso alla Perkins perché inserire una famiglia con due padri in un romanzo per lettori giovani è una scelta coraggiosa. Ha trattato una tematica spinosa con leggerezza ed ironia, e con tantissima dolcezza: quello che ne è uscito è il ritratto di una famiglia singolare, sì, ma piena d'amore. E l'amore è davvero tutto ciò che serve.
Cricket Bell, dal canto suo, non è "il ragazzo dei sogni" come lo era stato Etienne St. Clair nel primo romanzo, ma è divertente, sempre di corsa e soprattutto apprezza Lola per com'è.
Stravaganze incluse, ed anzi, forse proprio per queste.
La sua è la vita dell'eterno secondo, con una sorella superstar attorno alla quale ruotano da sempre i ritmi di tutta la famiglia: la sfida è riuscire a mettere Lola e se stesso al primo posto, per una volta.
Ho adorato il fatto di ritrovare Anna e St. Clair anche in questo romanzo (Anna e Lola lavorano nello stesso cinema, e St. Clair gravita attorno ad Anna come una falena attorno ad una lampadina accesa, oltre ad essere compagno di università di Cricket), e con un ruolo vero proprio, non come semplici comparse.
E ho amato ritrovare in questa seconda parte della trilogia tutto ciò che mi aveva fatto apprezzare la prima: la dolcezza dei sentimenti, l'ingenuità e la freschezza del primo amore, dei baci da perdere la testa e tanto, tantissimo umorismo.
Stephanie Perkins ci fa divertire, oltre a farci sognare il Principe Azzurro, e questo è per me un grandissimo punto a favore.
Consigliato a chi ha amato "Il mio primo bacio a Parigi", e soprattutto a chi lo aveva apprezzato ma aveva trovano Anna un personaggio un po' fiacco (io): con Lola vi divertirete di più.
Ma soprattutto lo consiglio a chi ha nostalgia di Etienne St. Clair, e so che siete in tante!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
mercoledì 26 agosto 2015
"Prendimi per mano" di Sarina Bowen
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Prendimi per mano" di Sarina Bowen, edito da DeAgostini Young Adult (rilegato a 14,90€) in uscita l'1 Settembre 2015:
Primo di una serie di quattro (con in più una novella), fa parte della serie "The Ivy Years" che si apre con la storia di Corey e Adam.
Corey mi è piaciuta subito: in sedia a rotelle in seguito a un grave infortunio, affronta la vita di ogni giorno con una forza d'animo che può essere solo d'esempio.
Quando anche infilarti un paio di calze o metterti seduta sul divano richiedono un'energia e una pianificazione che altri dedicherebbero a un intero weekend via, o sei forte o crolli.
E lei si rifiuta categoricamente di crollare, riuscendo invece ad essere, nel suo piccolo, una persona felice e divertente.
La sua compagna di stanza, Dana, è gentile e spiritosa, e tra le due si instaura fin da subito una grande sintonia.
Ma è Adam Hartley, che occupa la stanza per disabili di fronte alla sua, a catturare la sua attenzione: è bello, forse il ragazzo più bello che abbia mai visto.
E' divertente, spiritoso, ironico, e giorno dopo giorno diventa sempre più chiaro quanto lui e Corey siano in sintonia e sulla stessa lunghezza d'onda: anche lui giocatore di hockey, e per questo l'unico a capire davvero cosa provi la ragazza trovandosi privata dello sport all'improvviso.
La sua disabilità è temporanea (ha solo una gamba rotta), ma perdere un'intera stagione è comunque spiacevole e irritante, e solo Corey è in grado di rallegrare le sue serate.
E' un romanzo New Adult, per molti versi atipico.
Non abbiamo una protagonista romantica tradizionale, innanzitutto: Corey è tostissima, è una sportiva e per molti versi un po' un maschiaccio. Irriverente, sarcastica e molto auto-ironica: l'ho adorata da subito.
La disabilità la porta vedere il mondo e le persone attorno a lei da un punto di vista diverso, e soprattutto la costringe a un rapporto decisamente diverso con il suo corpo.
Il rischio era quello di creare una "vittima della disabilità", e invece Sarina Bowen ha creato una combattente tenace che riesce ancora a prendere la vita con leggerezza.
Abbiamo un bello-bellissimo, ma addominali a parte, a far innamorare Corey di Adam è la sua spumeggiante e spiritosa personalità.
Mi ha ricordato un po' Cam di "Ti aspettavo" di J. Lynn, per dirne uno, con anche un pizzico di Daemon Black della serie "Lux" di Jennifer l. Armentrout.
Giusto per darvi un'idea.
Ha solo un unico, gigantesco difetto: la sua fidanzata è una specie di incrocio tra Regina George di "Mean Girls", Godzilla e la Summer Roberts prima maniera di "The O.C." (la versione snob e viziata).
Bella-bellissima, ricca-ricchissima ma soprattutto odiosa-odiosissima.
E questo è l'unico punto debole di tutta la storia, perché sì, Adam fornisce una spiegazione del perché esca con un elemento simile per mesi pur trovandola lui stesso insopportabile, ma non è nemmeno lontanamente sufficiente.
Stacia è antipatica, snob, maleducata con tutti (amici e madre di lui inclusi, e per me i giochi si sarebbero chiusi qui), e non mi è minimamente bastato il motivo addotto da Adam verso la fine del romanzo.
Detto questo, ho adorato anche il migliore amico di Adam, Bridger: studente modello, fratello maggiore affettuoso, ovviamente anche lui bello-bellissimo (ma solo i miei compagni di università erano occhialuti, panciuti e più bassi di me? Dove si nascondevano quelli alti, muscolosi e con gli occhi color cielo d'estate? XD) ma con un bagaglio emotivo non indifferente.
Che però non gli impedisce di essere un ottimo amico sia per Adam che per Corey, e son felicissima che il secondo libro della serie sia dedicato a lui.
La prosa è scorrevole e ben ritmata, lo stile leggero e accattivante.
Romantico senza essere stucchevole, e sicuramente uno dei romanzi NA più "veri" che abbia mai letto.
Sarina Bowen dimostra che si può parlare d'amore senza essere banali, che si può essere amati per come si è (e non per come si appare), e che la persona giusta non sempre è quella che ti aspetti.
Consigliato alle romantiche, perché di amore ce n'è tanto; alle meno romantiche, perché ci sono tanta ironia e tanto umorismo; alle orfane di Cam e Daemon, perché Adam potrebbe fare al caso vostro.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Prendimi per mano" di Sarina Bowen, edito da DeAgostini Young Adult (rilegato a 14,90€) in uscita l'1 Settembre 2015:
Corey Callahan non avrebbe mai immaginato di iniziare il college su una sedia a rotelle. È bastato un attimo, un maledetto attimo, per infrangere i sogni di una vita e rovinare una promettente carriera sportiva. Corey è convinta che nessuno al mondo possa capire come si senta. Nessuno tranne Adam, il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al suo. Adam è bello, simpatico, premuroso. E non gioca più a hockey a causa di un grave infortunio. Insieme a lui, Corey riesce a essere di nuovo felice. Ma c’è un piccolo problema: Adam è fidanzato. Con una ragazza assolutamente perfetta.
Corey mi è piaciuta subito: in sedia a rotelle in seguito a un grave infortunio, affronta la vita di ogni giorno con una forza d'animo che può essere solo d'esempio.
Quando anche infilarti un paio di calze o metterti seduta sul divano richiedono un'energia e una pianificazione che altri dedicherebbero a un intero weekend via, o sei forte o crolli.
E lei si rifiuta categoricamente di crollare, riuscendo invece ad essere, nel suo piccolo, una persona felice e divertente.
La sua compagna di stanza, Dana, è gentile e spiritosa, e tra le due si instaura fin da subito una grande sintonia.
Ma è Adam Hartley, che occupa la stanza per disabili di fronte alla sua, a catturare la sua attenzione: è bello, forse il ragazzo più bello che abbia mai visto.
E' divertente, spiritoso, ironico, e giorno dopo giorno diventa sempre più chiaro quanto lui e Corey siano in sintonia e sulla stessa lunghezza d'onda: anche lui giocatore di hockey, e per questo l'unico a capire davvero cosa provi la ragazza trovandosi privata dello sport all'improvviso.
La sua disabilità è temporanea (ha solo una gamba rotta), ma perdere un'intera stagione è comunque spiacevole e irritante, e solo Corey è in grado di rallegrare le sue serate.
E' un romanzo New Adult, per molti versi atipico.
Non abbiamo una protagonista romantica tradizionale, innanzitutto: Corey è tostissima, è una sportiva e per molti versi un po' un maschiaccio. Irriverente, sarcastica e molto auto-ironica: l'ho adorata da subito.
La disabilità la porta vedere il mondo e le persone attorno a lei da un punto di vista diverso, e soprattutto la costringe a un rapporto decisamente diverso con il suo corpo.
Il rischio era quello di creare una "vittima della disabilità", e invece Sarina Bowen ha creato una combattente tenace che riesce ancora a prendere la vita con leggerezza.
Abbiamo un bello-bellissimo, ma addominali a parte, a far innamorare Corey di Adam è la sua spumeggiante e spiritosa personalità.
Mi ha ricordato un po' Cam di "Ti aspettavo" di J. Lynn, per dirne uno, con anche un pizzico di Daemon Black della serie "Lux" di Jennifer l. Armentrout.
Giusto per darvi un'idea.
Ha solo un unico, gigantesco difetto: la sua fidanzata è una specie di incrocio tra Regina George di "Mean Girls", Godzilla e la Summer Roberts prima maniera di "The O.C." (la versione snob e viziata).
Bella-bellissima, ricca-ricchissima ma soprattutto odiosa-odiosissima.
E questo è l'unico punto debole di tutta la storia, perché sì, Adam fornisce una spiegazione del perché esca con un elemento simile per mesi pur trovandola lui stesso insopportabile, ma non è nemmeno lontanamente sufficiente.
Stacia è antipatica, snob, maleducata con tutti (amici e madre di lui inclusi, e per me i giochi si sarebbero chiusi qui), e non mi è minimamente bastato il motivo addotto da Adam verso la fine del romanzo.
Detto questo, ho adorato anche il migliore amico di Adam, Bridger: studente modello, fratello maggiore affettuoso, ovviamente anche lui bello-bellissimo (ma solo i miei compagni di università erano occhialuti, panciuti e più bassi di me? Dove si nascondevano quelli alti, muscolosi e con gli occhi color cielo d'estate? XD) ma con un bagaglio emotivo non indifferente.
Che però non gli impedisce di essere un ottimo amico sia per Adam che per Corey, e son felicissima che il secondo libro della serie sia dedicato a lui.
| La copertina originale |
Romantico senza essere stucchevole, e sicuramente uno dei romanzi NA più "veri" che abbia mai letto.
Sarina Bowen dimostra che si può parlare d'amore senza essere banali, che si può essere amati per come si è (e non per come si appare), e che la persona giusta non sempre è quella che ti aspetti.
Consigliato alle romantiche, perché di amore ce n'è tanto; alle meno romantiche, perché ci sono tanta ironia e tanto umorismo; alle orfane di Cam e Daemon, perché Adam potrebbe fare al caso vostro.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
martedì 28 luglio 2015
Anteprime: "Liv Forever" di Amy Talkington e "Prendimi per mano" di Sarina Bowen
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Altre due anteprime per voi, firmate DeAgostini e in uscita l' 1 Settembre:
Due proposte interessanti, che entrano in wishlist <3
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Altre due anteprime per voi, firmate DeAgostini e in uscita l' 1 Settembre:
"Liv Forever" di Amy Talkington (rilegato a 14,90€):
Liv Bloom è ossessionata dall’arte. Ecco perché, quando vince una borsa di studio per la prestigiosa accademia di Wichkam Hall, è al settimo cielo. Ora ha finalmente tutto ciò che ha sempre desiderato. Compreso Malcolm, il ragazzo d’oro della scuola. Ma quello che Liv non sa è che tradizioni secolari e crudeli abitano i tetri corridoi di Wickham Hall. E che lei potrebbe essere la prossima, innocente vittima in una lunga scia di sangue…
"Prendimi per mano" di Sarina Bowen (rilegato a 14,90€):
Corey Callahan non avrebbe mai immaginato di iniziare il college su una sedia a rotelle. È bastato un attimo, un maledetto attimo, per infrangere i sogni di una vita e rovinare una promettente carriera sportiva. Corey è convinta che nessuno al mondo possa capire come si senta. Nessuno tranne Adam, il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al suo. Adam è bello, simpatico, premuroso. E non gioca più a hockey a causa di un grave infortunio. Insieme a lui, Corey riesce a essere di nuovo felice. Ma c’è un piccolo problema: Adam è fidanzato. Con una ragazza assolutamente perfetta.Due proposte interessanti, che entrano in wishlist <3
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
mercoledì 10 giugno 2015
"Un'estate contro" di Katie McGarry
Buon pomeriggio fanciulle!
La chiacchiera librosa del giorno è su una lettura perfetta per l'estate in arrivo:
Ho letto il libro a Gennaio in lingua originale, e il titolo era "Breaking The Rules" quindi la resa italiana non mi dispiace :)
In Italia lo ha portato DeAgostini YA, in un bel rilegato in vendita a 14,90€.
Eccone la trama e poi via alla chiacchiera:
Sono passati due mesi da quando Echo e Noah hanno deciso di lasciarsi tutto alle spalle e partire per un viaggio. Un viaggio pieno di sogni e di speranze, lungo un’estate.
Prima di partire Echo si era prefissata due obiettivi.
Primo: dimostrare a tutti di avere un vero, inconfondibile talento per l’arte.
Secondo: esplorare sotto ogni aspetto la relazione con Noah.
Ma entrambi i propositi si sono presto rivelati più difficili del previsto.
E ora, a una settimana dalla fine della vacanza, Echo non si sente affatto cambiata: è ancora la stessa ragazza insicura e tormentata di sempre.
Anche Noah aveva un sogno da realizzare durante l’estate: diventare l’uomo perfetto per Echo. Per riuscirci era pronto a tutto, anche a mettere fine alla fama di cattivo ragazzo.
Ma l’incontro con Mia, una sua ex convinta che la storia con Echo sia solo una parentesi momentanea, mette a dura prova tutte le sue buone intenzioni…
L’amore e la fiducia basteranno ai due ragazzi per superare le nuove prove che li aspettano?
La chiacchiera librosa del giorno è su una lettura perfetta per l'estate in arrivo:
Ho letto il libro a Gennaio in lingua originale, e il titolo era "Breaking The Rules" quindi la resa italiana non mi dispiace :)
In Italia lo ha portato DeAgostini YA, in un bel rilegato in vendita a 14,90€.
Eccone la trama e poi via alla chiacchiera:
Sono passati due mesi da quando Echo e Noah hanno deciso di lasciarsi tutto alle spalle e partire per un viaggio. Un viaggio pieno di sogni e di speranze, lungo un’estate.
Prima di partire Echo si era prefissata due obiettivi.
Primo: dimostrare a tutti di avere un vero, inconfondibile talento per l’arte.
Secondo: esplorare sotto ogni aspetto la relazione con Noah.
Ma entrambi i propositi si sono presto rivelati più difficili del previsto.
E ora, a una settimana dalla fine della vacanza, Echo non si sente affatto cambiata: è ancora la stessa ragazza insicura e tormentata di sempre.
Anche Noah aveva un sogno da realizzare durante l’estate: diventare l’uomo perfetto per Echo. Per riuscirci era pronto a tutto, anche a mettere fine alla fama di cattivo ragazzo.
Ma l’incontro con Mia, una sua ex convinta che la storia con Echo sia solo una parentesi momentanea, mette a dura prova tutte le sue buone intenzioni…
L’amore e la fiducia basteranno ai due ragazzi per superare le nuove prove che li aspettano?
Questo volume si inserisce, cronologicamente parlando, subito dopo "Oltre i limiti", che finiva proprio con la partenza della coppia per un viaggio insieme lungo un'estate intera.
Li ritroviamo quasi alla fine della vacanza, e la loro estate ci viene raccontata attraverso i pensieri e i ricordi di Echo e Noah (anche in questo volume troviamo entrambe le loro voci narranti, e io ovviamente non mi sono smentita e ho amato quella di Noah XD): le notti in tenda, quelle in motel, le colazioni nei diner lungo le strade statali.
Il viaggio on the road che molte di noi (me inclusa) sognano, e fatto con l'amore della propria vita.
Ritroviamo Echo e Noah esattamente come li avevamo lasciati, ma allo stesso tempo profondamente cambiati.
Echo, in questa nuova avventura, deve superare un trauma infantile che rischia di condizionarla sempre di più e d'impedirle di diventare ciò che sogna: un'artista di talento ed affermata.
Noah continua a costruire un rapporto con i suoi fratelli minori, cerando di essere presente senza però rinunciare a stare con Echo.
L'estate che li separa dall'inizio del college e della loro vita adulta è decisiva per la loro crescita e la loro maturazione, facendo capire entrambi cosa vogliono realmente e cosa sono disposti a fare per ottenerlo.
Il personaggio di Noah mi aveva colpita fin dal primo libro (e mi era piaciuto anche quello che avevamo intravisto di lui nel secondo, "Scommessa d'amore"): un ragazzo indurito dal dolore, che si è visto portare via i genitori nel giro di un istante e i cui fratelli ancora bambini sono stati adottati da un'altra coppia.
Innamorarsi di Echo lo ha ammorbidito, ma allo stesso tempo lo ha reso più forte, più lucido e in grado di prendere decisioni importanti.
Anche in questo volume Noah cerca di essere e fare tutto: essere presente per i suoi fratelli, sostenere Echo quando ne ha bisogno e allo stesso tempo progettare il suo futuro.
A volte impulsivo, spesso irruento, forse troppo spesso sopraffatto dal malumore e dalla frustrazione, ma il suo amore per Echo e i fratelli lo traghetta ogni volta a riva, impedendogli di annegarci.
Echo, anche se non ne è consapevole, è cambiata rispetto a come l'avevamo incontrata per la prima volta in "Oltre i limiti".
In questo volume affronta i veri fantasmi del suo passato, soprattutto quello della madre.
Noah l'aiuta, certo, ma alla fine Echo si salva da sola, ed è questo a farmela apprezzare davvero molto.
Si salva grazie ai suoi sogni e investendo su se stessa, credendo nel proprio talento e e non permettendo più al suo passato di condizionare il suo futuro.
Anche in questo romanzo Katy McGarry fonde alla perfezione la leggerezza della storia d'amore giovane e la profondità delle tematiche affrontate, in un connubio ideale che offre sicuramente diversi spunti di riflessione.
Disturbi psichici, depressione, insicurezza e lutto sono affrontati con delicatezza e serietà, senza che il romanzo scada nell'iperdrammaticità o nello squallore dei luoghi comuni.
Se avessi una figlia adolescente, questa sarebbe una lettura che le proporrei per l'estate.
E' un romanzo per lettori giovani, ed è sicuramente una storia d'amore, ma questo non mi ha impedito di trovarci qualcosa di più.
A cominciare da una lezione senza tempo sull'importanza dei propri desideri e delle proprie aspirazioni.
Ci ho trovato una ragazza danneggiata che si rimette insieme, e un ragazzo cresciuto troppo in fretta che riesce a concedersi di essere giovane ancora per un po'.
E su una nota un po' più terra-terra, ci ho anche trovato la vacanza estiva on the road dei miei sogni, Noah incluso ovviamente XD
Qui potete leggere un estratto del romanzo, vedere se vi stuzzica ;)
Consigliato a chi si è innamorata di Noah ed Echo con "Oltre i limiti", a chi ama le storie di rinascita e crescita personale e a chi gradisce che in un contesto romantico si trattino anche tematiche più impegnative.
Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3
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