Impossibile ignorare che AFTER sia un fenomeno editoriale senza precedenti: la serie scritta da Anna Todd sul suo cellulare e inizialmente pubblicata sulla piattaforma Wattpad ha venduto oltre un milione e trecentomila copie in Italia (più di dieci milioni nel mondo), e sbarca al cinema il prossimo anno con un cast di talenti da scoprire e la stessa Todd coinvolta accanto a Susan McMartin nella scrittura della sceneggiatura.
Direttamente dal set di uno dei film più attesi del 2019 (data ufficiale di uscita italiana: 11 Aprile 2019), è stata resa pubblica da Anna Todd sul suo profilo Instagram, suscitando reazioni entusiaste da parte delle sue 475.000 follower e dei media, che hanno subito ripreso la notizia.
Sulla mano di Hardin, interpretato da Hero Fiennes Tiffin, si intravede uno dei tatuaggi che le lettrici erano ansiose di scoprire (sono sicuramente uno dei tratti distintivi del personaggio), e accanto a lui Josephine Langford fa la sua seconda apparizione ufficiale nei panni di Tessa.
Gli #Hessa stanno arrivando, insomma, e sono più belli che mai.
Conquisteranno il pubblico italiano?
Lo scoprirermo solo l'11 Aprile 2019, quando AFTER uscirà nelle sale distribuito da Leone Film Group.
Nell'attesa, le lettrici di Anna Todd avranno STARS. Noi stelle cadenti da scoprire, primo capitolo di una nuova serie pubblicata ancora una volta da Sperling & Kupfer e in libreria dall'11 Settembre.
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martedì 7 agosto 2018
AFTER: il primo scatto dal set!
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mercoledì 25 luglio 2018
"La ragazza dei tulipani": un adattamento a cinque stelle per il romanzo di Deborah Moggach
Non è un caso che la febbre dei tulipani, e il suo lasciare migliaia di cittadini olandesi sul lastrico, sia
qualcosa di pienamente comprensibile oggi.
Secoli di bolle finanziarie dopo, e il fervore della borsa clandestina olandese (non è improprio chiamarla così: il termine "borsa" in vigore ancora oggi deriva proprio dall'insegna presente ad Amsterdam sul palazzo in cui avveniva una primitiva vendita di titoli ed emissione di cambiali, legati sostanzialmente ai carichi che i mercanti avrebbero potuto portare indietro dai loro viaggi verso l'America e l'India, ndr) suona quanto mai familiare.
Ridicolo impegnare i risparmi di una vita in un bulbo? Forse.
Ma in fondo abbiamo fatto di peggio con i fondi pensione a inizio anni Duemila.
Detto questo, "La ragazza dei tulipani" non solo coglie e racconta splendidamente il momento di fermento e benessere vissuto dalla città di Amsterdam a metà degli anni Trenta del Seicento (la bolla dei tulipani sarebbe esplosa definitivamente nel 1637, ndr): è anche una storia di amore e passione, che conquista il pubblico e lo tiene ancorato allo schermo dall'inizio alla fine.
Ottima prova per Christoph Waltz, nei panni del ricco commerciante Cornelis Sandvoort sposato all'orfana decisamente più giovane di lui Sophia (Alicia Vikander): abile nel portare sullo schermo la personalità multisfaccettata di un uomo che sogna un erede e ama sua moglie, dal carattere orgoglioso e un po' vanesio ma anche profondamente buono.
Meno convincente la Vikander, vittima del magnetismo di Dane DeHaan che, nel ruolo del giovane pittore Jan Van Loos assunto da Cornelis per ritrarre la coppia, le ruba i riflettori in ogni scena.
Il giovane attore di Chronicle e Kill Your Darlings è cresciuto, ed è cresciuto decisamente bene, scegliendo ruoli sempre diversi e - magicamente - sempre a lui congeniali: non è da meno stavolta, dando vita al tormentato artista che perde testa e cuore per la sposa di Cornelis (ricambiato), arrivando a concepire insieme alla donna un piano folle quanto temerario per avere un suo personale, romantico lieto fine.
105' dopo la prima apparizione della spiaggia sullo schermo, gli splendidi costumi curati da Michael O'Connor e le scenografie impeccabili di Simon Elliott lasciano il posto ai titoli di coda, e se il finale non è tragico come si sarebbe potuto temere o gioioso come si sarebbe potuto sperare, una cosa è certa: si lascia la sala con il sorriso sulle labbra, perchè "La ragazza dei tulipani" un lieto fine lo dona al personaggio che, tradizionalmente, avrebbe solo attraversato le scene senza mai godere di un ruolo da protagonista.
È alla domestica Maria (Holliday Grainger) che spetta (a sorpresa solo per i meno attenti) il ruolo di eroina, alla stessa domestica che, nel 1600, avrebbe avuto ben poca voce in capitolo in società e nella sua stessa casa e che invece è qui voce narrante e piena protagonista: un'ottima interpretazione anche per la Grainger, che potreste ricordare per il suo ruolo in Bel Ami - Storia di un seduttore nel 2012.
Un adattamento riuscito del romanzo "Tulip Fever" di Debora Moggach, uscito per la prima volta nel 1999 e portato in Italia nel 2017 da Sperling & Kupfer in occasione della trasposizione cinematografica: un romanzo appassionante al quale è stata regalata nuova vita: le lettura perfetta per un'estate all'insegna delle gonne fruscianti, dei tulipani in fiore e dell'amore che sfida ogni regola.
qualcosa di pienamente comprensibile oggi.
Secoli di bolle finanziarie dopo, e il fervore della borsa clandestina olandese (non è improprio chiamarla così: il termine "borsa" in vigore ancora oggi deriva proprio dall'insegna presente ad Amsterdam sul palazzo in cui avveniva una primitiva vendita di titoli ed emissione di cambiali, legati sostanzialmente ai carichi che i mercanti avrebbero potuto portare indietro dai loro viaggi verso l'America e l'India, ndr) suona quanto mai familiare.
Ridicolo impegnare i risparmi di una vita in un bulbo? Forse.
Ma in fondo abbiamo fatto di peggio con i fondi pensione a inizio anni Duemila.
Detto questo, "La ragazza dei tulipani" non solo coglie e racconta splendidamente il momento di fermento e benessere vissuto dalla città di Amsterdam a metà degli anni Trenta del Seicento (la bolla dei tulipani sarebbe esplosa definitivamente nel 1637, ndr): è anche una storia di amore e passione, che conquista il pubblico e lo tiene ancorato allo schermo dall'inizio alla fine.
Ottima prova per Christoph Waltz, nei panni del ricco commerciante Cornelis Sandvoort sposato all'orfana decisamente più giovane di lui Sophia (Alicia Vikander): abile nel portare sullo schermo la personalità multisfaccettata di un uomo che sogna un erede e ama sua moglie, dal carattere orgoglioso e un po' vanesio ma anche profondamente buono.
Meno convincente la Vikander, vittima del magnetismo di Dane DeHaan che, nel ruolo del giovane pittore Jan Van Loos assunto da Cornelis per ritrarre la coppia, le ruba i riflettori in ogni scena.
Il giovane attore di Chronicle e Kill Your Darlings è cresciuto, ed è cresciuto decisamente bene, scegliendo ruoli sempre diversi e - magicamente - sempre a lui congeniali: non è da meno stavolta, dando vita al tormentato artista che perde testa e cuore per la sposa di Cornelis (ricambiato), arrivando a concepire insieme alla donna un piano folle quanto temerario per avere un suo personale, romantico lieto fine.
105' dopo la prima apparizione della spiaggia sullo schermo, gli splendidi costumi curati da Michael O'Connor e le scenografie impeccabili di Simon Elliott lasciano il posto ai titoli di coda, e se il finale non è tragico come si sarebbe potuto temere o gioioso come si sarebbe potuto sperare, una cosa è certa: si lascia la sala con il sorriso sulle labbra, perchè "La ragazza dei tulipani" un lieto fine lo dona al personaggio che, tradizionalmente, avrebbe solo attraversato le scene senza mai godere di un ruolo da protagonista.
È alla domestica Maria (Holliday Grainger) che spetta (a sorpresa solo per i meno attenti) il ruolo di eroina, alla stessa domestica che, nel 1600, avrebbe avuto ben poca voce in capitolo in società e nella sua stessa casa e che invece è qui voce narrante e piena protagonista: un'ottima interpretazione anche per la Grainger, che potreste ricordare per il suo ruolo in Bel Ami - Storia di un seduttore nel 2012.
Un adattamento riuscito del romanzo "Tulip Fever" di Debora Moggach, uscito per la prima volta nel 1999 e portato in Italia nel 2017 da Sperling & Kupfer in occasione della trasposizione cinematografica: un romanzo appassionante al quale è stata regalata nuova vita: le lettura perfetta per un'estate all'insegna delle gonne fruscianti, dei tulipani in fiore e dell'amore che sfida ogni regola.
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mercoledì 31 maggio 2017
"Nerve": e tu, per che cosa giochi?
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Uno dei film più attesi sin dallo scorso anno è finalmente arrivato. "Nerve" sarà nelle sale il 15 Giugno, e la pellicola diretta da Henry Joost e Ariel Schulman su scenenggiatura di Jessica Sharzer è pronta a conquistare i giovani e i giovanissimi:
Vee Delmonico (Emma Roberts) è una studentessa modello dell'ultimo anno delle superiori, che è stanca di rimanere sempre in disparte. Quando i suoi amici la incoraggiano a partecipare a un popolare social game online chiamato Nerve, Vee decide di iscriersi, anche solo per provare quello che in apparenza le sembra un gioco innocuo e divertente.
E così, Vee viene risucchiata nel vortice adrenalinico della competizione, della fama e dei follower, assieme a un misterioso ragazzo (Dave Franco), ma a un certo punto il gioco diventa sempre più inquietante, con sfide via via più rischiose, in un crescendo ansiogeno che porterà alla prova finale dove la posta in gioco sarà altissima.
Ho letto e apprezzato moltissimo il romanzo di Jeanne Ryan che ha ispirato la pellicola, ed ero curiosissima di scoprire come se la sarebbero cavata Emma Roberts e Dave Franco alle prese con due personaggi per nulla semplici da rendere sul grande schermo.
E partiamo proprio da loro, perchè Dave Franco mi ha convinta appieno: ha dato vita a Ian in ogni sua sfumatura, riuscendo a convincere lo spettatore non solo con la sua sfrontatezza e il suo fare un po' arrogante ma molto divertente, ma anche a emozionarlo nelle scene più impegnative.
Regge senza sforzo primi piani e scene d'azione, diverte al punto giusto, ed è impossibile uscire dal cinema senza sperare di incontrare un ragazzo così, prima o poi.
Meno convincente Emma Roberts, che non rende a dovere la trasformazione di Vee da timida a battagliera, forse anche a causa di una sceneggiatura che implica un'evoluzione accelerata del personaggio. Se consideriamo che "Nerve" dura solo 96', però, ha fatto un buon lavoro e si conferma una giovane promessa del cinema con nulla da invidiare alla celebre zia.
Ambientazione strepitosa, con una New York che non dorme mai e che non spegne mai il cellulare: un montaggio ineccepibile rende appieno l'idea di costante trasmissione di contenuti sul web, contenuti che tutti sembrano voler vedere e dei quali il pubblico sembra non avere mai abbastanza.
"Nerve" si fonda sul bisogno inconscio (ma non troppo) di essere considerati sempre i migliori, i più divertenti, i più interessanti, i più accattivanti, e anche se a mente fredda sembra ridicolo pensare di potersi sospendere da una gru con una mano sola sfidando la morte solo per vincere una sfida lanciata da sconosciuti, il film riesce a trasmettere il senso di crescente adrenalina e senso del dovere che permea a mano a mano i concorrenti: si arriva a pensare di doverlo al proprio pubblico, di prestarsi a sfide sempre più pericolose, e il premio in palio è talmente alto da rendere il rifiuto impossibile.
Dire di no a 50$ è facile... ma se te ne offro 1500, o 25000, o addirittura 15000?
Inizi a pensarci.
Il rischio di un film del genere oggi? L'emulazione.
Per quanto il messaggio insito in "Nerve" sia di condanna nei confronti dell'abuso dei social media come filtro alterato della realtà - emblematica la frase di Vee a Ian "Basta cellulare. Preferisco parlarti di persona." - è facile immaginare il successo che potrebbe avere un gioco del genere.
La triste verità è che sarebbe l'app più scaricata, e che il web sarebbe letteralmente invaso da filmati di sfide sempre più pericolose, e non voglio nemmeno pensare a quante vite si spezzerebbero così senza un senso a causa di sfide andate male: non potremmo nemmeno definirle vittime, o forse solo della loro brama di visibilità in un mondo in cui sei considerato di successo solo se sei visibile.
È il film giusto per questo periodo e per i post-millennials, per questa Generazione Z che sembra affamata più di cuori virtuali che di vero sentimento, e che per una manciata di followers è sin troppo spesso pronta a rinunciare alla propria privacy o alla propria dignità.
Una generazione in cui tutti ambiscono a essere giocatori, dimenticandosi che sono gli spettatori ad avere il coltello dalla parte del manico: è a loro che basta smettere di guardarli, per renderli insignificanti.
Consigliato ai fan di Hunger Games (questo ne è una versione web, con tanto di scontro finale nell'arena della coppia innamorata che ricorda proprio TANTO la chiusura del primo capitolo della serie di Suzanne Collins) e a chi si fosse innamorato per la prima volta dei film sulla rete guardando quello che è orami un film di culto, Hackers. Era il 1995, ma guardatelo e ditemi che non vi ci ritrovate almeno un po'.
Consigliato soprattutto dopo la lettura del romanzo, edito in Italia da Newton Compton Editori, perchè Jeanne Ryan ha creato un personaggio femminile efficace e multisfaccettato che nel film risulta un po' piatto, e che invece merita di essere scoperto.
E poi si sa che si legge prima il libro, suvvia ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Uno dei film più attesi sin dallo scorso anno è finalmente arrivato. "Nerve" sarà nelle sale il 15 Giugno, e la pellicola diretta da Henry Joost e Ariel Schulman su scenenggiatura di Jessica Sharzer è pronta a conquistare i giovani e i giovanissimi:
Vee Delmonico (Emma Roberts) è una studentessa modello dell'ultimo anno delle superiori, che è stanca di rimanere sempre in disparte. Quando i suoi amici la incoraggiano a partecipare a un popolare social game online chiamato Nerve, Vee decide di iscriersi, anche solo per provare quello che in apparenza le sembra un gioco innocuo e divertente.
E così, Vee viene risucchiata nel vortice adrenalinico della competizione, della fama e dei follower, assieme a un misterioso ragazzo (Dave Franco), ma a un certo punto il gioco diventa sempre più inquietante, con sfide via via più rischiose, in un crescendo ansiogeno che porterà alla prova finale dove la posta in gioco sarà altissima.
Ho letto e apprezzato moltissimo il romanzo di Jeanne Ryan che ha ispirato la pellicola, ed ero curiosissima di scoprire come se la sarebbero cavata Emma Roberts e Dave Franco alle prese con due personaggi per nulla semplici da rendere sul grande schermo.
E partiamo proprio da loro, perchè Dave Franco mi ha convinta appieno: ha dato vita a Ian in ogni sua sfumatura, riuscendo a convincere lo spettatore non solo con la sua sfrontatezza e il suo fare un po' arrogante ma molto divertente, ma anche a emozionarlo nelle scene più impegnative.
Regge senza sforzo primi piani e scene d'azione, diverte al punto giusto, ed è impossibile uscire dal cinema senza sperare di incontrare un ragazzo così, prima o poi.
Meno convincente Emma Roberts, che non rende a dovere la trasformazione di Vee da timida a battagliera, forse anche a causa di una sceneggiatura che implica un'evoluzione accelerata del personaggio. Se consideriamo che "Nerve" dura solo 96', però, ha fatto un buon lavoro e si conferma una giovane promessa del cinema con nulla da invidiare alla celebre zia.
Ambientazione strepitosa, con una New York che non dorme mai e che non spegne mai il cellulare: un montaggio ineccepibile rende appieno l'idea di costante trasmissione di contenuti sul web, contenuti che tutti sembrano voler vedere e dei quali il pubblico sembra non avere mai abbastanza.
"Nerve" si fonda sul bisogno inconscio (ma non troppo) di essere considerati sempre i migliori, i più divertenti, i più interessanti, i più accattivanti, e anche se a mente fredda sembra ridicolo pensare di potersi sospendere da una gru con una mano sola sfidando la morte solo per vincere una sfida lanciata da sconosciuti, il film riesce a trasmettere il senso di crescente adrenalina e senso del dovere che permea a mano a mano i concorrenti: si arriva a pensare di doverlo al proprio pubblico, di prestarsi a sfide sempre più pericolose, e il premio in palio è talmente alto da rendere il rifiuto impossibile.
Dire di no a 50$ è facile... ma se te ne offro 1500, o 25000, o addirittura 15000?
Inizi a pensarci.
Il rischio di un film del genere oggi? L'emulazione.
Per quanto il messaggio insito in "Nerve" sia di condanna nei confronti dell'abuso dei social media come filtro alterato della realtà - emblematica la frase di Vee a Ian "Basta cellulare. Preferisco parlarti di persona." - è facile immaginare il successo che potrebbe avere un gioco del genere.
La triste verità è che sarebbe l'app più scaricata, e che il web sarebbe letteralmente invaso da filmati di sfide sempre più pericolose, e non voglio nemmeno pensare a quante vite si spezzerebbero così senza un senso a causa di sfide andate male: non potremmo nemmeno definirle vittime, o forse solo della loro brama di visibilità in un mondo in cui sei considerato di successo solo se sei visibile.
È il film giusto per questo periodo e per i post-millennials, per questa Generazione Z che sembra affamata più di cuori virtuali che di vero sentimento, e che per una manciata di followers è sin troppo spesso pronta a rinunciare alla propria privacy o alla propria dignità.
Una generazione in cui tutti ambiscono a essere giocatori, dimenticandosi che sono gli spettatori ad avere il coltello dalla parte del manico: è a loro che basta smettere di guardarli, per renderli insignificanti.
Consigliato soprattutto dopo la lettura del romanzo, edito in Italia da Newton Compton Editori, perchè Jeanne Ryan ha creato un personaggio femminile efficace e multisfaccettato che nel film risulta un po' piatto, e che invece merita di essere scoperto.
E poi si sa che si legge prima il libro, suvvia ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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