Da quest'anno, il blog ospita le recensioni di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ecco cosa ha pensato di Perduti nei quartieri spagnoli di Heddi Goodrich (Giunti)!
Appena terminato il libro di Heddi Goodrich, Perduti nei quartieri spagnoli (Giunti), una sola domanda sorge spontanea ed insistete: ma ci si può davvero perdere così, nei quartieri spagnoli? E non s’intende solo a livello geografico. Questo è il libro per chi desidera camminare tra le vie dei pensieri e i paesaggi dei ricordi.
Ambientato negli anni Settanta del 1900, racconta di una storia d’amore all’italiana, nata come adolescenziale e rivissuta a quarant’anni. Heddi è l'autrice e la protagonista, nativa americana trasferita in Italia per uno scambio culturale che diventa una evoluzione di vita. Pietro è campano di nascita, ma vorrebbe essere molto di più. Legato alla propria terra da doveri familiari, potrà mai dare alla sua compagna ciò che lei si merita? Ma soprattutto, la sua voglia di evasione, indipendenza e libertà dai vincoli di famiglia, è davvero pronta a diventare realtà?
L’autrice alterna capitoli degni di un romanzo, in termini di lunghezza e contenuto, a due/tre pagine di emails scambiate tra i protagonisti. Solo dopo qualche scambiodiventerà chiaro il contrasto tra passato e presente, tra ricordo e attualità.
Due culture a confronto, con le loro differenze e affinità, quella americana, indipendente, nomade, in qualche modo esoterica e senza limiti imposti; e quella italiana, tradizionale, burbera nei sentimenti, legata alle terre natie e al lavoro, una cultura che è essa stessa la sua storia. Due modi di pensare che potrebbero incastrarsi alla perfezione, o collimare all’infinito.
L’amore che racconta la Goodrich è un amore impossibile a cui viene dato tutto, quello pieno di vita che quasi fa male. Un amore inconsapevole, irrazionale, folle e fortissimo. Esattamente in linea con l’età dei protagonisti e del periodo storico scelto per l’ambientazione della trama.
Ma alla fine del libro c’è una grande sorpresa: l’autrice ha davvero scelto ogni dettaglio?
E la risposta alla domanda d’apertura, ora riformulata come: Ma ci si può davvero perdere così, e meravigliosamente, nella vita? Perdere d'amore, per una città e per un'anima (gemella, forse), le loro passioni, i loro vizi, promesse e tradimenti…
La risposta, evidentemente, è SÌ!
E poi Napoli come protagonista assoluta. Una città in grado di stregare, gli abitanti e i turisti allo stesso modo, con quel suo savoir faireunico e calamitoso. Ricca di storie di vita e così anni Settanta, anche nei clichè, che sembra quasi finta. Napoli e il Vesuvio, quel punto di riferimento che la protagonista ama alla follia e allo stesso tempo teme ogni notte tra incubi e sogni. Napoli in questo libro è raccontata attraverso gli occhi di chi l’ha scelta come casa.
Napoli è aria che dà ossigeno e soffoca allo stesso tempo. Ci sei e vuoi scappare, sei lontano e ti manca da morire.
Heddi Goodrich ha scritto un libro (il suo primo) così vero, che lascia senza fiato!
Perduti nei quartieri spagnoli di Heddi Goodrich (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 19€.
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lunedì 3 giugno 2019
mercoledì 15 maggio 2019
Intervista a Veronica Di Lisio su "Storie di talenti", le principesse Disney e come raccontarle ai bambini di oggi
Si fa presto a dire principesse. Quando si parla di principesse Disney, poi...
Ma è altrettanto facile parlare ai più giovani di talento, di come scoprire il proprio e come coltivarlo?
Non esattamente.
Per questo Disney e Giunti hanno dato vita insieme a un progetto strepitoso, Storie di talenti, concretizzatosi in una nuova collana omonima con un obbiettivo ambizioso: insegnare alle lettrici a credere in se stesse e nel proprio talento, perchè dietro ogni ragazza che sogna in grande c'è una principessa che attende di realizzare il proprio destino!
Il progetto è stato presentato a Torino, al Salone Internazionale del Libro, e a raccontarlo ai lettori è stata Veronica di Lisio, affiancata da due madrine d'eccezione: la webstar Ludovica Olgiati e Naomi Rivieccio, che ha inciso le parti cantate di Jasmine nel live-action Aladdin, nelle sale dal 22 maggio.
E proprio in questa occasione Veronica Di Lisio, direttore editoriale Disney Publishing Division presso Giunti Editore, ha potuto raccontarci qualcosa di più sulla nuova collana, sulle principesse Disney di ieri e quelle di oggi... e non solo!
La scelta di raccontare il coraggio e la gentilezza, che di solito riteniamo non tanto dei talenti quanto dei tratti caratteriali, in questa chiave è vincente, perchè li si presenta ai bambini come "doti da coltivare e allenare".
Era proprio questo il nostro scopo, ma dobbiamo fare un passo indietro.
Perchè alla base del talento, e della capacità di coltivarlo, ci sono quelle doti e quei valori che lo rendono possibile e che ti permettono di avere magari anche quell'incontro determinante nella vita.
Pensiamo alla gentilezza, e a quanto è fondamentale nel momento dell'incontro e della comunicazione!
Vogliamo promuovere l'importanza della scoperta e della consapevolezza nelle ragazze verso i propri valori, che serviranno loro nella vita, se allenati, per scoprire e coltivare il proprio talento.
Molto interessante anche la rivisitazione delle principesse Disney "della vecchia guardia" (Biancaneve arriva sugli schermi per la prima volta nel 1937, ndr), apparentemente diverse e meno determinate e indipendenti di quelle nate negli ultimi anni.
C'era il desiderio di mettere invece in luce alcuni aspetti di queste principesse che, per forza di cose, nei decenni scorsi erano rimaste in seondo piano?
Esattamente, e anzi, è questa la carta vincente che abbiamo voluto giocare con queste storie.
Abbiamo scelto storie inedite, che fotografassero le principesse nel momento in cui avevano la stessa età delle nostre lettrici.
Quello che non abbiamo visto, ma che c'è stato.
Che c'è stato, perchè di molte di loro abbiamo visto emergere solo in parte le doti.
Pensiamo a Belle, della quale sicuramente abbiamo visto tutti l'amore per la lettura e il coraggio (anche se limitato a ciò che era il suo rapporto con il principe, e a ciò che era disposta a fare per un uomo), ma non del tutto.
Cenerentola la conosciamo nel momento dell'incontro con il principe, ma non sappiamo niente della sua infanzia e di chi l'ha aiutata a sviluppare quel coraggio e la gentilezza poi messi in pratica da adulta.
Anche la modalità del racconto è sicuramente più moderna, più vicina al gusto di oggi.
In fondo le principesse sono cambiate anche nel mondo reale, e i reali inglesi sono solo l'esempio più lampante, ma non certo l'unico. Di conseguenza, per le ragazzine di oggi è sicuramente stato "forte" vedere l'attrice di una serie tv sposare un principe: nell'immaginario collettivo, sono due mondi separati. Ma in fondo, le principesse Disney sono (quasi) sempre ragazze comuni che sposano un principe.
Erano di una modernità straordinaria: rappresentavano e rappresentano coloro che ce l'hanno fatta.
Noi abbiamo questo slogan, «dietro ogni ragazza che sogna in grande c'è una principessa che attende di realizzare il proprio destino», laddove per destino, o destinazione, c'è l'obbiettivo verso cui ti muovi.
Obbiettivo che tutte le principesse Disney hanno raggiunto, grazie ai loro talenti.
Questo è solo il primo volume di una collana: puoi anticiparci le protagoniste del secondo volume (in uscita in autunno, ndr)?
Certamente: saranno Jasmine e Aurora.
Questo anche seguendo una volontà ben precisa: sarebbe stato più facile partire da Merida - soprattutto pensando al coraggio -, mentre noi vogliamo andare a riprendere quei personaggi che sembrano "datati", ma che sono in realtà d'attualità.
Vogliamo farle conoscere in una luce nuova, diversa, e spero davvero che scatti l'immedesimazione anche per le lettrici di oggi.
Una curiosità personale: una parte importante del mondo Disney degli ultimi anni è stata sicuramente quella dei live-action movie, che hanno riportato sullo schermo storie ormai classiche, ma in una veste nuova. La mia percezione è quella di prodotti che, sebbene perfetti per i più piccoli, servissero almeno in parte anche per riconnettere con il mondo Disney un pubblico più adulto, che ha riscoperto storie che facevano parte della sua infanzia.
Avete avuto un feedback di questo tipo?
È successo esattamente questo. Guarda un film come Il Re Leone, che arriva 25 anni dopo la versione animata, e che in questa veste ha avuto un gancio incredibile sulle nuove generazioni, e allo stesso tempo ha scatenato l'entusiasmo di quelle precedenti. È il film che andranno a vedere nonni, genitori, figli, nipoti... tutta la famiglia!
Storie di talenti. Ragazze che hanno allenato il coraggio e la gentilezza (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 16€.
Il progetto ha un sito dedicato, consultabile qui.
Ma è altrettanto facile parlare ai più giovani di talento, di come scoprire il proprio e come coltivarlo?
Non esattamente.
Per questo Disney e Giunti hanno dato vita insieme a un progetto strepitoso, Storie di talenti, concretizzatosi in una nuova collana omonima con un obbiettivo ambizioso: insegnare alle lettrici a credere in se stesse e nel proprio talento, perchè dietro ogni ragazza che sogna in grande c'è una principessa che attende di realizzare il proprio destino!
Il progetto è stato presentato a Torino, al Salone Internazionale del Libro, e a raccontarlo ai lettori è stata Veronica di Lisio, affiancata da due madrine d'eccezione: la webstar Ludovica Olgiati e Naomi Rivieccio, che ha inciso le parti cantate di Jasmine nel live-action Aladdin, nelle sale dal 22 maggio.
E proprio in questa occasione Veronica Di Lisio, direttore editoriale Disney Publishing Division presso Giunti Editore, ha potuto raccontarci qualcosa di più sulla nuova collana, sulle principesse Disney di ieri e quelle di oggi... e non solo!
La scelta di raccontare il coraggio e la gentilezza, che di solito riteniamo non tanto dei talenti quanto dei tratti caratteriali, in questa chiave è vincente, perchè li si presenta ai bambini come "doti da coltivare e allenare".
Era proprio questo il nostro scopo, ma dobbiamo fare un passo indietro.
Perchè alla base del talento, e della capacità di coltivarlo, ci sono quelle doti e quei valori che lo rendono possibile e che ti permettono di avere magari anche quell'incontro determinante nella vita.
Pensiamo alla gentilezza, e a quanto è fondamentale nel momento dell'incontro e della comunicazione!
Vogliamo promuovere l'importanza della scoperta e della consapevolezza nelle ragazze verso i propri valori, che serviranno loro nella vita, se allenati, per scoprire e coltivare il proprio talento.
Molto interessante anche la rivisitazione delle principesse Disney "della vecchia guardia" (Biancaneve arriva sugli schermi per la prima volta nel 1937, ndr), apparentemente diverse e meno determinate e indipendenti di quelle nate negli ultimi anni.
C'era il desiderio di mettere invece in luce alcuni aspetti di queste principesse che, per forza di cose, nei decenni scorsi erano rimaste in seondo piano?
Esattamente, e anzi, è questa la carta vincente che abbiamo voluto giocare con queste storie.
Abbiamo scelto storie inedite, che fotografassero le principesse nel momento in cui avevano la stessa età delle nostre lettrici.
Quello che non abbiamo visto, ma che c'è stato.
Che c'è stato, perchè di molte di loro abbiamo visto emergere solo in parte le doti.
Pensiamo a Belle, della quale sicuramente abbiamo visto tutti l'amore per la lettura e il coraggio (anche se limitato a ciò che era il suo rapporto con il principe, e a ciò che era disposta a fare per un uomo), ma non del tutto.
Cenerentola la conosciamo nel momento dell'incontro con il principe, ma non sappiamo niente della sua infanzia e di chi l'ha aiutata a sviluppare quel coraggio e la gentilezza poi messi in pratica da adulta.
Anche la modalità del racconto è sicuramente più moderna, più vicina al gusto di oggi.
In fondo le principesse sono cambiate anche nel mondo reale, e i reali inglesi sono solo l'esempio più lampante, ma non certo l'unico. Di conseguenza, per le ragazzine di oggi è sicuramente stato "forte" vedere l'attrice di una serie tv sposare un principe: nell'immaginario collettivo, sono due mondi separati. Ma in fondo, le principesse Disney sono (quasi) sempre ragazze comuni che sposano un principe.
Erano di una modernità straordinaria: rappresentavano e rappresentano coloro che ce l'hanno fatta.
Noi abbiamo questo slogan, «dietro ogni ragazza che sogna in grande c'è una principessa che attende di realizzare il proprio destino», laddove per destino, o destinazione, c'è l'obbiettivo verso cui ti muovi.
Obbiettivo che tutte le principesse Disney hanno raggiunto, grazie ai loro talenti.
Questo è solo il primo volume di una collana: puoi anticiparci le protagoniste del secondo volume (in uscita in autunno, ndr)?
Certamente: saranno Jasmine e Aurora.
Questo anche seguendo una volontà ben precisa: sarebbe stato più facile partire da Merida - soprattutto pensando al coraggio -, mentre noi vogliamo andare a riprendere quei personaggi che sembrano "datati", ma che sono in realtà d'attualità.
Vogliamo farle conoscere in una luce nuova, diversa, e spero davvero che scatti l'immedesimazione anche per le lettrici di oggi.
Una curiosità personale: una parte importante del mondo Disney degli ultimi anni è stata sicuramente quella dei live-action movie, che hanno riportato sullo schermo storie ormai classiche, ma in una veste nuova. La mia percezione è quella di prodotti che, sebbene perfetti per i più piccoli, servissero almeno in parte anche per riconnettere con il mondo Disney un pubblico più adulto, che ha riscoperto storie che facevano parte della sua infanzia.
Avete avuto un feedback di questo tipo?
È successo esattamente questo. Guarda un film come Il Re Leone, che arriva 25 anni dopo la versione animata, e che in questa veste ha avuto un gancio incredibile sulle nuove generazioni, e allo stesso tempo ha scatenato l'entusiasmo di quelle precedenti. È il film che andranno a vedere nonni, genitori, figli, nipoti... tutta la famiglia!
Storie di talenti. Ragazze che hanno allenato il coraggio e la gentilezza (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 16€.
Il progetto ha un sito dedicato, consultabile qui.
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mercoledì 27 marzo 2019
Intervista a Valentina Schifilliti su "L'ora del te", la scrittura e The Rotten Salad
Per i suoi 102000 follower su Instagram è @larotten, ma in libreria ci arriva co il suo nome e cognome:Valentina Schifilliti, autrice di L'ora del te. Le (dis)avventure di Alice in Fashionland (Giunti) ha una personalità travolgente e una prosa che conquista.
L'abbiamo incontrata a Milano, nella sede di Giunti, ed ecco cosa ci ha raccontato!
Partiamo dal sottotitolo del tuo romanzo: da dove viene l'affinità con il personaggio di Alice nel paese delle Meraviglie?
Non sono scelte che si fanno a tavolino, ma nascono d'istinto. Confesso che per la protagonista mi sono ispirata alla mia amica Alice Basso, che è una delle poche persone che conosco a essersi mantenuta pura e coerente nel mondo social - mi piaceva che il personaggio avesse il suo nome - ma non saprei dire quando ho iniziato a pensare anche al romanzo di Carroll: in un certo senso, è come se fosse stato sempre lì. Ho letto e riletto il libro da bambina e anche crescendo, ho amato il cartone Disney anche se lo trovo un po' inquietante. Sicuramente mi ritrovo nella curiosità di Alice.
Hai un personaggio preferito, all'interno del tuo romanzo?
Quello di Margherita è l'unico personaggio che esiste davvero, mentre tutti gli altri sono frutto della mia fantasia. Lei nella realtà è una mia amica che, come Margherita, gestiva un bar. È il mio personaggio preferito di tutto il romanzo, ed è nella vita reale la prima persona che mi ha spinto a stare sui social nonostante il bello e il cattivo tempo.
Il tuo libro segue molti stilemi tipici della narrativa di sentimenti, anche se con degli scarti abbastanza marcati. Che rapporto hai con la narrativa rosa?
Da lettrice, nessuno. Amo i gialli e dei thriller, ma mi piacciono anche i libri di Guido Catalano. In generale, mi piace mixare i generi, che poi è anche una caratteristica del mio stile, perché mi piace sempre sdrammatizzare e mescolare argomenti seri e meno seri.
Gestisci un profilo instagram, per cui lavori associando sempre parole e immagini, ma scrivendo un romanzo hai dovuto lasciare da parte le immagini. Il tuo rapporto con la scrittura è cambiato molto passando dai post al romanzo?
No, ho scritto i capitoli del romanzo esattamente come scrivo di solito i post da mettere in rete: a mano, su una Moleskine. Io non sono una pura nativa digitale e resto legata alle agende, ai fogli e alle penne. Ho scritto i capitoli a mano trasferendoli a poco a poco sul computer. Con la penna riesco a seguire i pensieri meglio che attraverso la tastiera.
Quando hai aperto il tuo profilo Instagram era già il 2013. Com'era la tua vita prima di approdare in rete?
Lavoravo in comunità per tossicodipendenti e detenuti in misura alternativa al carcere, però sapevamo che gli ultimi arrivati tra noi sarebbero stati presto rimandati a casa. Instagram stava prendendo piede in quel periodo e avevo iniziato a seguire diversi profili. Una sera, a cena con amici, mi sono ritrovata a commentare le foto di alcune fashion blogger, finché qualcuno mi ha suggerito di aprire una pagina in cui prendere in giro quel mondo. Così ho cominciato a postare parodie delle foto di moda, a seguire le Fashion Week, cosa che poi mi è servita per scrivere una parte del libro. Non avete idea di quanto poco sappia di moda la gente che frequenta le sfilate...
A un certo punto volevo chiudere il profilo, poi ho cercato di migrare con calma verso altri argomenti: come avevo iniziato smitizzando il mondo della moda, poi mi sono divertita a parlare delle tisane, dei bibitoni, delle varie mode pseudoscientifiche.
L'importante era parlare di argomenti che mi piacessero. E poi le dinamiche del web sono strane: anche se hai trent'anni e pensi di essere una persona sana e razionale, capita che ti chiedi perché un tuo post abbia meno like di un altro.
E il personaggio della influencer che descrivi così bene nel romanzo?
È un mix di persone che ho conosciuto in questi anni, sono tutte in lotta una con l'altra contando i rispettivi follower.
È un mondo in cui si possono fare anche incontri autentici?
Assolutamente sì. Pochi, ma io ho amiche a cui sono legata fin dall'inizio. Cerco la compagnia di persone a cui, come me, in realtà non importi molto di quel mondo. Non mi preoccupo più di tanto dei follower, perché parto dal presupposto che loro sanno chi sono io, ma io non so chi sono loro, per cui non può mancarmi qualcuno che non conosco.
Se Instagram ti venisse a mancare continueresti a scrivere di te?
Sì, certo. Del resto sto scrivendo un altro libro, che avevo iniziato prima che Giunti mi chiedesse di scrivere questo, che perla delle mie esperienze in comunità.
C'è un contrasto tra il mondo effimero della rete e il fatto che Alice voglia fare la sarta, prima ancora che la stilista, perché le piace cucire fisicamente i suoi vestiti. Da dove è venuta l'idea di questo contrasto? L'abbandono del mondo concreto, materiale, anche creativo, in favore dell'effimero non è in fondo un problema che interessa le ultime generazioni?
Alice riesce a compiere il suo percorso proprio perché parte da una base materiale: è molto legata alla nonna sarta e al suo mondo di affetti. Lei stessa si percepisce come una mosca bianca rispetto alle influencer con cui entra in contatto: è proprio la materialità a renderla speciale e diversa.
Alice ha qualcosa di me e molto di diverse persone che conosco, che sono riuscite a vivere le loro esperienze in rete con delle difficoltà, ma senza perdere mai di vista se stessi e senza farsi schiavi del numero dei follower. Alice è il lato buono delle influencer.
Eppure anche Alice a un certo punto si perde dietro alle lusinghe della rete.
A te è capitato di trovarti in quella situazione?
A me è capitato di trovarmi a corto di argomenti o di foto da postare, perché non riuscivo più a mettere quello che sapevo che la gente si aspettava da me. Evitavo di mostrare me stessa, finché ho capito cosa volessi fare veramente. Bisogna anche dire che quando ho aperto il mio profilo avevo già ventisette anni, non ero più una ragazzina.
Cosa consigli per non smarrirsi nel mondo dei social?
Dipende molto dal punto da cui parti tu, da quanto tu cerchi di piacere agli altri anche nella vita offline. La ricerca del consenso può diventare un'ossessione anche fuori dalla rete. Io mi sento una persona completa: ho la mia vita, la famiglia, il lavoro, le amicizie e non cerco completamenti in rete
Come ti senti col tuo libro in mano?
Dopo due anni passati a scriverlo, correggerlo, editarlo, è una soddisfazione e una rivincita, pensando per esempio ai professori per i quali non dovevo nemmeno frequentare il liceo... Il pensiero di aver pubblicato un libro senza dover andare a bussare alle porte degli editori basta per dire che il web non è poi tutto il male. Senza Instagram non sarebbe stato possibile.
La mia sensazione comunque è che la gente si stia stancando di seguire un certo tipo di influencer, che adesso sia più alla ricerca di cose concrete. Per esempio consigli utili, pratici, da usare nella vita di ogni giorno.
L'ora del te. Le (dis)avventue di Alice in Fashionland di Valentina Schifilliti (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 14,90€.
L'abbiamo incontrata a Milano, nella sede di Giunti, ed ecco cosa ci ha raccontato!
Partiamo dal sottotitolo del tuo romanzo: da dove viene l'affinità con il personaggio di Alice nel paese delle Meraviglie?
Non sono scelte che si fanno a tavolino, ma nascono d'istinto. Confesso che per la protagonista mi sono ispirata alla mia amica Alice Basso, che è una delle poche persone che conosco a essersi mantenuta pura e coerente nel mondo social - mi piaceva che il personaggio avesse il suo nome - ma non saprei dire quando ho iniziato a pensare anche al romanzo di Carroll: in un certo senso, è come se fosse stato sempre lì. Ho letto e riletto il libro da bambina e anche crescendo, ho amato il cartone Disney anche se lo trovo un po' inquietante. Sicuramente mi ritrovo nella curiosità di Alice.
Hai un personaggio preferito, all'interno del tuo romanzo?
Quello di Margherita è l'unico personaggio che esiste davvero, mentre tutti gli altri sono frutto della mia fantasia. Lei nella realtà è una mia amica che, come Margherita, gestiva un bar. È il mio personaggio preferito di tutto il romanzo, ed è nella vita reale la prima persona che mi ha spinto a stare sui social nonostante il bello e il cattivo tempo.
Il tuo libro segue molti stilemi tipici della narrativa di sentimenti, anche se con degli scarti abbastanza marcati. Che rapporto hai con la narrativa rosa?
Da lettrice, nessuno. Amo i gialli e dei thriller, ma mi piacciono anche i libri di Guido Catalano. In generale, mi piace mixare i generi, che poi è anche una caratteristica del mio stile, perché mi piace sempre sdrammatizzare e mescolare argomenti seri e meno seri.
Gestisci un profilo instagram, per cui lavori associando sempre parole e immagini, ma scrivendo un romanzo hai dovuto lasciare da parte le immagini. Il tuo rapporto con la scrittura è cambiato molto passando dai post al romanzo?
No, ho scritto i capitoli del romanzo esattamente come scrivo di solito i post da mettere in rete: a mano, su una Moleskine. Io non sono una pura nativa digitale e resto legata alle agende, ai fogli e alle penne. Ho scritto i capitoli a mano trasferendoli a poco a poco sul computer. Con la penna riesco a seguire i pensieri meglio che attraverso la tastiera.
Quando hai aperto il tuo profilo Instagram era già il 2013. Com'era la tua vita prima di approdare in rete?
Lavoravo in comunità per tossicodipendenti e detenuti in misura alternativa al carcere, però sapevamo che gli ultimi arrivati tra noi sarebbero stati presto rimandati a casa. Instagram stava prendendo piede in quel periodo e avevo iniziato a seguire diversi profili. Una sera, a cena con amici, mi sono ritrovata a commentare le foto di alcune fashion blogger, finché qualcuno mi ha suggerito di aprire una pagina in cui prendere in giro quel mondo. Così ho cominciato a postare parodie delle foto di moda, a seguire le Fashion Week, cosa che poi mi è servita per scrivere una parte del libro. Non avete idea di quanto poco sappia di moda la gente che frequenta le sfilate...
A un certo punto volevo chiudere il profilo, poi ho cercato di migrare con calma verso altri argomenti: come avevo iniziato smitizzando il mondo della moda, poi mi sono divertita a parlare delle tisane, dei bibitoni, delle varie mode pseudoscientifiche.
L'importante era parlare di argomenti che mi piacessero. E poi le dinamiche del web sono strane: anche se hai trent'anni e pensi di essere una persona sana e razionale, capita che ti chiedi perché un tuo post abbia meno like di un altro.
E il personaggio della influencer che descrivi così bene nel romanzo?
È un mix di persone che ho conosciuto in questi anni, sono tutte in lotta una con l'altra contando i rispettivi follower.
È un mondo in cui si possono fare anche incontri autentici?
Assolutamente sì. Pochi, ma io ho amiche a cui sono legata fin dall'inizio. Cerco la compagnia di persone a cui, come me, in realtà non importi molto di quel mondo. Non mi preoccupo più di tanto dei follower, perché parto dal presupposto che loro sanno chi sono io, ma io non so chi sono loro, per cui non può mancarmi qualcuno che non conosco.
Se Instagram ti venisse a mancare continueresti a scrivere di te?
Sì, certo. Del resto sto scrivendo un altro libro, che avevo iniziato prima che Giunti mi chiedesse di scrivere questo, che perla delle mie esperienze in comunità.
C'è un contrasto tra il mondo effimero della rete e il fatto che Alice voglia fare la sarta, prima ancora che la stilista, perché le piace cucire fisicamente i suoi vestiti. Da dove è venuta l'idea di questo contrasto? L'abbandono del mondo concreto, materiale, anche creativo, in favore dell'effimero non è in fondo un problema che interessa le ultime generazioni?
Alice riesce a compiere il suo percorso proprio perché parte da una base materiale: è molto legata alla nonna sarta e al suo mondo di affetti. Lei stessa si percepisce come una mosca bianca rispetto alle influencer con cui entra in contatto: è proprio la materialità a renderla speciale e diversa.
Alice ha qualcosa di me e molto di diverse persone che conosco, che sono riuscite a vivere le loro esperienze in rete con delle difficoltà, ma senza perdere mai di vista se stessi e senza farsi schiavi del numero dei follower. Alice è il lato buono delle influencer.
Eppure anche Alice a un certo punto si perde dietro alle lusinghe della rete.
A te è capitato di trovarti in quella situazione?
A me è capitato di trovarmi a corto di argomenti o di foto da postare, perché non riuscivo più a mettere quello che sapevo che la gente si aspettava da me. Evitavo di mostrare me stessa, finché ho capito cosa volessi fare veramente. Bisogna anche dire che quando ho aperto il mio profilo avevo già ventisette anni, non ero più una ragazzina.
Cosa consigli per non smarrirsi nel mondo dei social?
Dipende molto dal punto da cui parti tu, da quanto tu cerchi di piacere agli altri anche nella vita offline. La ricerca del consenso può diventare un'ossessione anche fuori dalla rete. Io mi sento una persona completa: ho la mia vita, la famiglia, il lavoro, le amicizie e non cerco completamenti in rete
Come ti senti col tuo libro in mano?
Dopo due anni passati a scriverlo, correggerlo, editarlo, è una soddisfazione e una rivincita, pensando per esempio ai professori per i quali non dovevo nemmeno frequentare il liceo... Il pensiero di aver pubblicato un libro senza dover andare a bussare alle porte degli editori basta per dire che il web non è poi tutto il male. Senza Instagram non sarebbe stato possibile.
La mia sensazione comunque è che la gente si stia stancando di seguire un certo tipo di influencer, che adesso sia più alla ricerca di cose concrete. Per esempio consigli utili, pratici, da usare nella vita di ogni giorno.
L'ora del te. Le (dis)avventue di Alice in Fashionland di Valentina Schifilliti (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 14,90€.
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mercoledì 13 febbraio 2019
"Tutte le volte che ho pianto" di Catena Fiorello
Da quest'anno, il blog ospita le recensioni di Veronica Lempi, già collaboratrice de Gli Amanti dei Libri. Ecco cosa ha pensato di Tutte le volte che ho pianto di Catena Fiorello (Giunti)!
Catena Fiorello, in uscita oggi con il suo Tutte le volte che ho pianto (Giunti), è pronta a toccare le corde dell’anima, ancora una volta.
Un romanzo dedicato all'amore in tutte le sue forme, comunemente e non convenzionalmente inteso, incondizionato come quello di una mamma per una figlia e - allo stesso tempo - di una figlia per una mamma; inaspettato come quello di una nuova passione giunta, e colta, improvvisamente dopo una travagliata separazione; fedele, come quello di un siciliano per la sua terra ed il suo immenso mare; straziante ed eterno come quello per una sorella, strappata troppo presto alla vita.
Flora è una mamma single, ora, dopo un matrimonio vissuto in nome dell’amore e della menzogna a causa di un marito adultero. Ha una figlia di 15 anni in piena adolescenza, innamorata - ça va sans dire - follemente del suo papà, ed una madre caduta nella trappola della depressione in seguito alla morte del marito. Avendo vissuto molte delusioni fin da piccola, Flora si chiude in sé stessa, alza le barriere e abbassa le serrande: di fidarsi di qualcuno - un uomo soprattutto - non se ne parla più. È a quel punto che arriva Leo, bello e (im)possibile, reale e allo stesso tempo così utopico: conosce Flora e la sua storia prima che lei venga a conoscenza del suo nome, sa molto di lei e ancor più di quanto lei conosca di se stessa.
Leo riporta nella vita il dolore e l’amore: confida a Flora qualcosa di inedito, sconvolgente e inaspettato riguardo alla sua storia e alla sua esistenza, ed è proprio qui che lei rinasce.
Flora è una donna semplice, che potremmo ritrovare sul volto della vicina di casa, nello sguardo della panettiera, nel profumo di caffè in coda alla cassa di un bar la mattina. È la donna che tutte potremmo, e che alla fine del libro vorremmo, essere. Vera come tutti i personaggi raccontati da Catena Fiorello, che narra ancora una volta una storia di vita immaginata, che potrebbe a tutti gli effetti essere reale.
Co-protagonista e amica fedele di Flora è la Sicilia, presente in ogni scena attraverso il racconto di paesaggi veraci, espressioni autentiche e dettagli così precisi che solo la Sicilia potrebbe vantare.
Tutte le volte che ho pianto emoziona, diverte, ispira.
Ogni lettore può essere un potenziale ascoltatore perché ci sono messaggi chiari e forti, validi e valorosi a seconda di chi li legge, della sua esperienza e della sua esistenza.
Tutte le volte che ho pianto di Catena Fiorello (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 18€.
Catena Fiorello, in uscita oggi con il suo Tutte le volte che ho pianto (Giunti), è pronta a toccare le corde dell’anima, ancora una volta.
Un romanzo dedicato all'amore in tutte le sue forme, comunemente e non convenzionalmente inteso, incondizionato come quello di una mamma per una figlia e - allo stesso tempo - di una figlia per una mamma; inaspettato come quello di una nuova passione giunta, e colta, improvvisamente dopo una travagliata separazione; fedele, come quello di un siciliano per la sua terra ed il suo immenso mare; straziante ed eterno come quello per una sorella, strappata troppo presto alla vita.
Flora è una mamma single, ora, dopo un matrimonio vissuto in nome dell’amore e della menzogna a causa di un marito adultero. Ha una figlia di 15 anni in piena adolescenza, innamorata - ça va sans dire - follemente del suo papà, ed una madre caduta nella trappola della depressione in seguito alla morte del marito. Avendo vissuto molte delusioni fin da piccola, Flora si chiude in sé stessa, alza le barriere e abbassa le serrande: di fidarsi di qualcuno - un uomo soprattutto - non se ne parla più. È a quel punto che arriva Leo, bello e (im)possibile, reale e allo stesso tempo così utopico: conosce Flora e la sua storia prima che lei venga a conoscenza del suo nome, sa molto di lei e ancor più di quanto lei conosca di se stessa.
Leo riporta nella vita il dolore e l’amore: confida a Flora qualcosa di inedito, sconvolgente e inaspettato riguardo alla sua storia e alla sua esistenza, ed è proprio qui che lei rinasce.
Flora è una donna semplice, che potremmo ritrovare sul volto della vicina di casa, nello sguardo della panettiera, nel profumo di caffè in coda alla cassa di un bar la mattina. È la donna che tutte potremmo, e che alla fine del libro vorremmo, essere. Vera come tutti i personaggi raccontati da Catena Fiorello, che narra ancora una volta una storia di vita immaginata, che potrebbe a tutti gli effetti essere reale.
Co-protagonista e amica fedele di Flora è la Sicilia, presente in ogni scena attraverso il racconto di paesaggi veraci, espressioni autentiche e dettagli così precisi che solo la Sicilia potrebbe vantare.
Tutte le volte che ho pianto emoziona, diverte, ispira.
Ogni lettore può essere un potenziale ascoltatore perché ci sono messaggi chiari e forti, validi e valorosi a seconda di chi li legge, della sua esperienza e della sua esistenza.
Tutte le volte che ho pianto di Catena Fiorello (Giunti) è in libreria, al prezzo di copertina di 18€.
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lunedì 12 giugno 2017
"Questo canto selvaggio" di Victoria Schwab
Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Questo canto selvaggio" di Victoria Schwab, edito Giunti (rilegato a 18€) in uscita il 14 Giugno:
Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d'ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l'anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un'ingenua...
Un romanzo tenebroso, seducente e vividamente cinematografico.
Quanto abbiamo aspettato che Victoria Schwab venisse tradotta in italiano?!
A me è sembrato un tempo infinito, ma ecco che "This Savage Song" arriva finalmente nelle nostre librerie, e giusto in tempo visto che il 13 Giugno esce in lingua originale "Our Dark Duet", secondo e ultimo volume della duologia.
Non è semplice recensire questo libro, che è sicuramente lo young adult più intrigante ed appassionante letto nel 2017 finora.
Ma Victoria Schwab è una romanziera raffinata e bisogna fare giustizia a tutto ciò che è riuscita a concentrare in un solo libro, è non è facile.
Il mondo di "Questo canto selvaggio" è un mondo in cui coesistono quattro specie: gli umani, i Corsai, i Malchai e i Sunai.
I primi - va da sè - sono i più deboli, perchè le altre tre specie sono, letteralmente, mostruose.
I Corsai vivono nell'ombra, i Malchai stringono oscure alleanze di giorno e diventano avidi cacciatori di carne umana di notte, e i Sunai si cibano di anime umane estratte dai corpi dei proprietari attraverso la musica.
Ed è proprio di un Sunai che diventiamo subito compagni di avventura: August, violinista letale e figlio adottivo di Henry Flynn, è cresciuto con un desiderio lacerante di non essere un mostro e anzi, insieme al patrigno e al fratello maggiore, si adopera come vero e proprio vigilante dando la caccia ai Malchai più irrequieti, salvando così vite umane.
Persino quella di Kate, nonostante sia figlia dell'acerrimo nemico del padre adottivo e capo della parte Nord della città di Verity, in cui in cambio di denaro Harker assicura protezione ai più ricchi vendendo speciali medaglioni metallici capaci di tenere a bada i mostri.
I due ragazzi si incontrano a scuola, e si trovano a fuggire insieme nella notte dopo essere sopravvissuti a un'imboscata: a Verity nessuno è chi dice di essere, e sia Kate che August imparano presto che sono poche le persone di cui possono fidarsi.
Meno di quelle che credevano.
Bellissimo. Mi sono tuffata sull'ebook spronata dall'uscita in Italia, e sono felice di averlo letto solo ora perchè potrò scoprire subito come andrà a finire la storia di August e Kate: l'autrice lascia i lettori con fiato sospeso, tra rivelazioni e doppie facce venute alla luce, ed è impossibile non chiedersi "e adesso?!" una volta raggiunta l'ultima pagina.
Ho trovato affascinanti entrambi i protagonisti, e interessanti gli argomenti che li vedono coinvolti: in August abbiamo un forte conflitto interiore tra natura - ciò che sei - e identità - ciò che costruisci.
Solo perchè sei nato mostro, devi esserlo per forza?
O puoi scegliere di fare la cosa giusta?
Il giovane Sunai lotta contro la sua natura in ogni momento, e anche se spesso è talmente esausto da chiedersi se ne valga la pena, di fatto non molla mai.
Kate, da parte sua, è davvero una bomba ad orologeria.
Dopo la morte della madre è stata tenuta a distanza dal padre, iscritta in ogni collegio e istituto possibile purchè fosse lontana da Verity, e forse una ragione c'era: appena tornata, tutto ciò che le importa è dimostrare al padre di essere degna di restare al suo fianco, per poi scoprire che l'amore, forse, è qualcosa che ti fa accettare per ciò che sei, e che non prevede che diventi una versione peggiore di te.
È pronta a diventare fredda, calcolatrice, bugiarda e bramosa di potere?
O sceglierà un'altra strada?
Dovrete leggerlo per scoprirlo, e procuratevi generi di conforto prima di iniziare perchè finirete il libro a notte fonda e realizzerete di esservi dimenticati della cena, della doccia e anche del proposito di andare a dormire presto.
Impossibile da mettere giù e consigliatissimo: DOVETE leggerlo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Questo canto selvaggio" di Victoria Schwab, edito Giunti (rilegato a 18€) in uscita il 14 Giugno:
Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d'ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l'anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un'ingenua...
Un romanzo tenebroso, seducente e vividamente cinematografico.
Quanto abbiamo aspettato che Victoria Schwab venisse tradotta in italiano?!
A me è sembrato un tempo infinito, ma ecco che "This Savage Song" arriva finalmente nelle nostre librerie, e giusto in tempo visto che il 13 Giugno esce in lingua originale "Our Dark Duet", secondo e ultimo volume della duologia.
Non è semplice recensire questo libro, che è sicuramente lo young adult più intrigante ed appassionante letto nel 2017 finora.
Ma Victoria Schwab è una romanziera raffinata e bisogna fare giustizia a tutto ciò che è riuscita a concentrare in un solo libro, è non è facile.
Il mondo di "Questo canto selvaggio" è un mondo in cui coesistono quattro specie: gli umani, i Corsai, i Malchai e i Sunai.
I primi - va da sè - sono i più deboli, perchè le altre tre specie sono, letteralmente, mostruose.
I Corsai vivono nell'ombra, i Malchai stringono oscure alleanze di giorno e diventano avidi cacciatori di carne umana di notte, e i Sunai si cibano di anime umane estratte dai corpi dei proprietari attraverso la musica.
Ed è proprio di un Sunai che diventiamo subito compagni di avventura: August, violinista letale e figlio adottivo di Henry Flynn, è cresciuto con un desiderio lacerante di non essere un mostro e anzi, insieme al patrigno e al fratello maggiore, si adopera come vero e proprio vigilante dando la caccia ai Malchai più irrequieti, salvando così vite umane.
Persino quella di Kate, nonostante sia figlia dell'acerrimo nemico del padre adottivo e capo della parte Nord della città di Verity, in cui in cambio di denaro Harker assicura protezione ai più ricchi vendendo speciali medaglioni metallici capaci di tenere a bada i mostri.
I due ragazzi si incontrano a scuola, e si trovano a fuggire insieme nella notte dopo essere sopravvissuti a un'imboscata: a Verity nessuno è chi dice di essere, e sia Kate che August imparano presto che sono poche le persone di cui possono fidarsi.
Meno di quelle che credevano.
Bellissimo. Mi sono tuffata sull'ebook spronata dall'uscita in Italia, e sono felice di averlo letto solo ora perchè potrò scoprire subito come andrà a finire la storia di August e Kate: l'autrice lascia i lettori con fiato sospeso, tra rivelazioni e doppie facce venute alla luce, ed è impossibile non chiedersi "e adesso?!" una volta raggiunta l'ultima pagina.
Ho trovato affascinanti entrambi i protagonisti, e interessanti gli argomenti che li vedono coinvolti: in August abbiamo un forte conflitto interiore tra natura - ciò che sei - e identità - ciò che costruisci.
Solo perchè sei nato mostro, devi esserlo per forza?
O puoi scegliere di fare la cosa giusta?
Il giovane Sunai lotta contro la sua natura in ogni momento, e anche se spesso è talmente esausto da chiedersi se ne valga la pena, di fatto non molla mai.
Kate, da parte sua, è davvero una bomba ad orologeria.
Dopo la morte della madre è stata tenuta a distanza dal padre, iscritta in ogni collegio e istituto possibile purchè fosse lontana da Verity, e forse una ragione c'era: appena tornata, tutto ciò che le importa è dimostrare al padre di essere degna di restare al suo fianco, per poi scoprire che l'amore, forse, è qualcosa che ti fa accettare per ciò che sei, e che non prevede che diventi una versione peggiore di te.
È pronta a diventare fredda, calcolatrice, bugiarda e bramosa di potere?
O sceglierà un'altra strada?
Dovrete leggerlo per scoprirlo, e procuratevi generi di conforto prima di iniziare perchè finirete il libro a notte fonda e realizzerete di esservi dimenticati della cena, della doccia e anche del proposito di andare a dormire presto.
Impossibile da mettere giù e consigliatissimo: DOVETE leggerlo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
giovedì 8 giugno 2017
A pranzo con Francesco Gungui,
per scoprire "Tutto il tempo che vuoi"
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi vi racconto un libro, e un pranzo. In fondo quella di libri e cibo resta una delle accoppiate perfette, giusto?
Ed è stato proprio davanti a un menu veg a chilometro zero che abbiamo potuto scoprire "Tutto il tempo che vuoi", il nuovo romanzo di Francesco Gungui, edito Giunti (rilegato a 14,90€):
Un mutuo per un bilocale in centro, un lavoro da editor in un grande gruppo editoriale, una fidanzata di lungo corso, il progetto di un figlio. Per Franz, 36 anni, la vita, almeno sulla carta, sembrerebbe avviata sui binari giusti. Fino a che tutto crolla all'improvviso: il suo capo gli dà il benservito per aver rifiutato un romanzo erotico che sta scalando le classifiche per la concorrenza, mentre a casa Lucia lo aspetta in lacrime. Di punto in bianco Franz è costretto a inventarsi un piano B e ripartire dal via.
Unica àncora di salvezza: la passione per la cucina. Da ghostwriter a ghostchef, da giovane uomo in carriera ad affittacamere, fino all'incontro con Camilla, madre divorziata di un ragazzino preadolescente, e ancora scottata dalla sua ultima relazione. Ma proprio quando le cose sembrano sul punto di raddrizzarsi, un altro colpo di scena rischia di far saltare completamente i piani di Franz...
Ecco cosa ci siamo raccontati nella bellissima cornice di "Un posto a Milano", ristorante a chilometro zero (o quasi) in via Cuccagna 2 a Milano!
Partiamo dal tuo nuovo protagonista, Franz. Indubbiamente ti assomiglia, ma di preciso quanto c'è di vero nella sua storia, e quanto di inventato?
C'è moltissimo di vero!
Tutto ciò che riguarda il suo lavoro, per esempio: io stesso sono un editor, e ho lavorato in Mondadori. Un occhio attento riconosce la sede di Segrate, e chissà, forse anche qualche ruolo...
Ho preso molto dalla mia esperienza personale.
La casa di Franz nel libro è vera: è proprio la mia! E poi la passione per la cucina, che è anche una passione personale: amo cucinare, e cucino proprio come Franz. Condivido con Franz il fatto di apprezzare il buon cibo e il buon vino, in questo sono assolutamente io.
Inoltre, per due anni ho fatto l'aiuto-cuoco e, quando ho pubblicato il mio primo libro, si trattava di un ricettario.
Ma ho attinto anche dalle storie personali di amici e persone a me vicine: ho un'amica ed ex-coinquilina che, come il coinquilino di Franz, ha deciso di mollare tutto, lasciando un lavoro sicuro, trasferirsi a Londra e aprire una focacceria.
C'è qualcosa di me anche nell'amico sposato di Franz, anche se spero che la mia storia personale abbia un epilogo diverso.
Piccola parentesi sulla cucina: cosa ne pensi del fenomeno show-cooking? Moda passeggera?
A me diverte molto: guardavo Masterchef ed Hell's Kitchen, all'inizio, trovandoli spassosi.
Certo, poi anche lì si è creato questo meccanismo per cui lo chef dev'essere crudele, i concorrenti devono avere la storia personale complicata, ecc.ecc.
Da appassionato di cucina, comunque, devo dire che se mi fai guardare qualcuno che spadella mi intrattiene davvero.
Ricollegandoci al tuo romanzo e alla scelta di Franz, ma con un occhio all'attualità, possiamo dire che quello del "piano B" legato alla cucina sia un fenomeno molto diffuso.
È vero, è una scelta diffusa. È una scelta calibrata sui valori elaborati nel corso della vita.
Quando a 35 anni decidi di cambiare vita vuol dire che ti sei guardato dentro, hai riflettuto sulla tua storia e ti sei detto "e adesso? Come vogliamo che prosegua questa storia?"
Il fatto che spesso tutto ciò porti a orientarsi verso la cucina deriva anche dal fatto che sia un settore in cui si può ancora fare molto.
Voglio però fare un appunto: io non credo nei "piani B", nel senso che non credo nei sogni nel cassetto. Il cassetto è un posto dove accumulare le bollette da pagare, le chiavi: non è il posto in cui convervare un sogno!
"Piano B" è come dire "piano di riserva", e invece secondo me si tratta di nuovi desideri, nuove competenze da acquisire, nuovi obbiettivi da raggiungere.
È la possibilità di fermarsi e studiare una strada alternativa a quella già percorsa.
La mia vita è sttaa un continuo piano B: volevo frequentare l'Accademia di Belle Arti di Brera, ma non mi hanno ammesso. Quindi ho frequentato il corso di Arti Applicate al Castello Sforzesco.
Nel frattempo sono andato via di casa e ho iniziato a lavorare in un bar.
Mi sono iscritto all'università, mi sono laureato e ancora non avevo le idee chiare su cosa volessi davvero fare: nel frattempo avevo scritto un libro di cucina e lo avevo pubblicato.
Non guadagnavo abbastanza da mantenermi, e quindi ho iniziato a lavorare per il mio editore. Prima ho consegnato libri, e poi ho iniziato a lavorare come editor.
C'è stato un momento in cui pensavo di trasferirmi a Londra per fare il cuoco, ma ho conosciuto la donna che poi sarebbe diventata mia moglie e quindi eccomi qui; sono rimasto e lavoro come editor, oltre che come scrittore.
Il titolo del mio romanzo, "Tutto il tempo che vuoi", per me significa anche questo: avere il tempo per coltivare più opzioni, per prendere più strade e per fare più di una cosa, perchè sono davvero tantissime, le cose belle che si possono fare.
Ho letto la tua trilogia "Inferno-Purgatorio-Paradiso" e il tuo "Con te ho imparato a volare" (per ragazzi ed editi Fabbri Editori, ndr) e sono curiosa: cosa cambia in fase di scrittura quando si affronta un progetto seriale rispetto a un romanzo autoconclusivo, e cosa c'è dietro al passaggio dalla letteratura per ragazzi alla narrativa?
Rispondo prima alla seconda parte della domanda, dicendoti che era un passaggio fisiologico e necessario. Ho scritto dieci romanzi rivolti a un pubblico giovane, alcuni realistici e alcuni di fantascienza, raccontando quel periodo della vita da tutti i punti di vista.
Mi sono divertito tantissimo, e penso che lo rifarò in futuro, ma nel frattempo sono cresciuto e le storie che si sono accumulate nella mia testa avevano protagonisti non più adolescenti ma adulti.
Quando mi sono trovato per le mani Franz, era un personaggio che avrei potuto essere io se avessi preso una strada diversa, e da lì ho raccontato la sua storia.
Comunque in "Tutto il tempo che vuoi" c'è un preadolescente, Martino, che è un po' un testimone del mio passato e racconta ai lettori il mio passato e da dove vengo come scrittore.
Per quanto riguarda le differenze di approccio e di scrittura, inizio col dire che il libro auconclusivo è il vero romanzo, mentre la serie si avvicina alla narrazione tipica di della televisione e serve a raggiungere l'obbiettivo di creare un mondo allargato.
Stavolta volevo raccontare una storia che avesse un inizio e la sua conclusione e, anzi, lo dico da ora: non scriverò mai un seguito. Voglio che sia il lettore ad immaginarlo.
Dal punto di vista della scrittura non credo cambi molto, o almeno per me è così.
Ricollegandomi alla mia esperienza con la cucina, trovo che sia stata un'ottima scuola per me: sia la cucina che la scrittura hanno bisogno di tecnica, esperienza e creatività.
Non solo cucina, ma anche musica: nel romanzo viene citata una canzone, "Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana.
Quella canzone è il marchio generazionale: Franz ha la mia età, e si ritrova a 36 anni in una sorta di nuova, breve adolescenza, quella canzone rappresenta un'ancora emotiva al suo passato e che trasferisce a Martino, il vero adolescente della storia.
E poi io sono un superfan dei Nirvana, al punto che da giovane suonavo la chitarra e cantavo in un gruppo grunge.
Hai citato Martino: da dove nasce questo personaggio?
Avendo alle spalle dieci romanzi per ragazzi e adolescenti, un personaggio è "scappato" fuori da quei libri ed è entrato in questo. È un testimone del mio passato.
Mi piaceva la figura di questo figlio di genitori separati perchè mi permetteva di affrontare anche questo tema, e volevo che ci fosse la schiettezza dei bambini e dei preadolescenti perchè da adulto a comportarti così sembri un sociopatico. Volevo la verità che porta il suo personaggio nella storia, oltre alla sua sofferenza: anche lui, come Franz, è in un momento della sua vita in cui si sta mettendo in discussione. Martino ha un ruolo speciale, quello di "lifecoach" di Franz, anche se in modo particolare.
Parliamo di titolo e copertina: perchè "Tutto il tempo che vuoi" e perchè le tazzine?
All'inizio il romanzo si chiamava in modo diverso, "Tutta un'altra vita", perchè pensavo che fosse un'espressione ca mbia completamente di significato a seconda di come viene pronunciata.
Può esprimere stupore per un risultato positivo o rimpianto per ciò che non è stato.
Il mio protagonista guarda alla sua vita in entrambi i modi, nel romanzo, e mi sembrava che questa espressione lo raccontasse nel modo giusto.
Poi ho preferito "Tutto il tempo che vuoi", suggerito dalla mia editor, perchè ci tenevo che passasse questa idea.
Hai tutto il tempo che vuoi, è un tempo che c'è davvero... quindi agisci.
Hai tutto il tempo che vuoi per raggiungere i tuoi obbiettivi.
Per quanto riguarda la copertina, ne abbiamo viste tantissime.
Sono arrivate queste tre tazzine, e all'inizio non ne sono rimasto conquistato.
Poi ci ho visto il tempo, il caffè, tre personaggi che stavano su unico piattino, il fondo rosso che trasmetteva emozione. Ci ho visto il mio romanzo, e per fortuna ho avuto pareri positivi.
Ultima domanda: scrittore, editor... ma anche lettore. Che lettore sei?
Un lettore esigente, o meglio, puntiglioso.
Ho lo sguardo da editor, quindi sono come un cuoco che va al ristorante.
Mi trovo a pensare che qui avrei sviluppato di più la storia, che qui avrei scritto una frase in modo diverso, e via dicendo.
Il mio autore preferito senza dubbio è Nick Hornby, però: se esistesse un suo peluche lo acquisterei.
I suoi romanzi che ho preferito sono stati "About a boy" e "Come diventare buoni".
Condivido quella che è la sua capacità di mischiare ironia, divertimento e dolore.
Grazie a Giunti e a Francesco Gungui per la bellissima opportunità di incontrarsi davanti a un pranzo e di scoprire insieme "Tutto il tempo che vuoi", romanzo che vi consiglio con il cuore in mano perchè mi ha presa al punto da leggerlo in una notte - e non solo perchè dovevo finirlo in tempo per l'incontro ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Oggi vi racconto un libro, e un pranzo. In fondo quella di libri e cibo resta una delle accoppiate perfette, giusto?
Ed è stato proprio davanti a un menu veg a chilometro zero che abbiamo potuto scoprire "Tutto il tempo che vuoi", il nuovo romanzo di Francesco Gungui, edito Giunti (rilegato a 14,90€):
Un mutuo per un bilocale in centro, un lavoro da editor in un grande gruppo editoriale, una fidanzata di lungo corso, il progetto di un figlio. Per Franz, 36 anni, la vita, almeno sulla carta, sembrerebbe avviata sui binari giusti. Fino a che tutto crolla all'improvviso: il suo capo gli dà il benservito per aver rifiutato un romanzo erotico che sta scalando le classifiche per la concorrenza, mentre a casa Lucia lo aspetta in lacrime. Di punto in bianco Franz è costretto a inventarsi un piano B e ripartire dal via.
Unica àncora di salvezza: la passione per la cucina. Da ghostwriter a ghostchef, da giovane uomo in carriera ad affittacamere, fino all'incontro con Camilla, madre divorziata di un ragazzino preadolescente, e ancora scottata dalla sua ultima relazione. Ma proprio quando le cose sembrano sul punto di raddrizzarsi, un altro colpo di scena rischia di far saltare completamente i piani di Franz...
Ecco cosa ci siamo raccontati nella bellissima cornice di "Un posto a Milano", ristorante a chilometro zero (o quasi) in via Cuccagna 2 a Milano!
Partiamo dal tuo nuovo protagonista, Franz. Indubbiamente ti assomiglia, ma di preciso quanto c'è di vero nella sua storia, e quanto di inventato?
C'è moltissimo di vero!
Tutto ciò che riguarda il suo lavoro, per esempio: io stesso sono un editor, e ho lavorato in Mondadori. Un occhio attento riconosce la sede di Segrate, e chissà, forse anche qualche ruolo...
Ho preso molto dalla mia esperienza personale.
La casa di Franz nel libro è vera: è proprio la mia! E poi la passione per la cucina, che è anche una passione personale: amo cucinare, e cucino proprio come Franz. Condivido con Franz il fatto di apprezzare il buon cibo e il buon vino, in questo sono assolutamente io.
Inoltre, per due anni ho fatto l'aiuto-cuoco e, quando ho pubblicato il mio primo libro, si trattava di un ricettario.
Ma ho attinto anche dalle storie personali di amici e persone a me vicine: ho un'amica ed ex-coinquilina che, come il coinquilino di Franz, ha deciso di mollare tutto, lasciando un lavoro sicuro, trasferirsi a Londra e aprire una focacceria.
C'è qualcosa di me anche nell'amico sposato di Franz, anche se spero che la mia storia personale abbia un epilogo diverso.
Piccola parentesi sulla cucina: cosa ne pensi del fenomeno show-cooking? Moda passeggera?
A me diverte molto: guardavo Masterchef ed Hell's Kitchen, all'inizio, trovandoli spassosi.
Certo, poi anche lì si è creato questo meccanismo per cui lo chef dev'essere crudele, i concorrenti devono avere la storia personale complicata, ecc.ecc.
Da appassionato di cucina, comunque, devo dire che se mi fai guardare qualcuno che spadella mi intrattiene davvero.
Ricollegandoci al tuo romanzo e alla scelta di Franz, ma con un occhio all'attualità, possiamo dire che quello del "piano B" legato alla cucina sia un fenomeno molto diffuso.
È vero, è una scelta diffusa. È una scelta calibrata sui valori elaborati nel corso della vita.
Quando a 35 anni decidi di cambiare vita vuol dire che ti sei guardato dentro, hai riflettuto sulla tua storia e ti sei detto "e adesso? Come vogliamo che prosegua questa storia?"
Il fatto che spesso tutto ciò porti a orientarsi verso la cucina deriva anche dal fatto che sia un settore in cui si può ancora fare molto.
Voglio però fare un appunto: io non credo nei "piani B", nel senso che non credo nei sogni nel cassetto. Il cassetto è un posto dove accumulare le bollette da pagare, le chiavi: non è il posto in cui convervare un sogno!
"Piano B" è come dire "piano di riserva", e invece secondo me si tratta di nuovi desideri, nuove competenze da acquisire, nuovi obbiettivi da raggiungere.
È la possibilità di fermarsi e studiare una strada alternativa a quella già percorsa.
La mia vita è sttaa un continuo piano B: volevo frequentare l'Accademia di Belle Arti di Brera, ma non mi hanno ammesso. Quindi ho frequentato il corso di Arti Applicate al Castello Sforzesco.
Nel frattempo sono andato via di casa e ho iniziato a lavorare in un bar.
Mi sono iscritto all'università, mi sono laureato e ancora non avevo le idee chiare su cosa volessi davvero fare: nel frattempo avevo scritto un libro di cucina e lo avevo pubblicato.
Non guadagnavo abbastanza da mantenermi, e quindi ho iniziato a lavorare per il mio editore. Prima ho consegnato libri, e poi ho iniziato a lavorare come editor.
C'è stato un momento in cui pensavo di trasferirmi a Londra per fare il cuoco, ma ho conosciuto la donna che poi sarebbe diventata mia moglie e quindi eccomi qui; sono rimasto e lavoro come editor, oltre che come scrittore.
Il titolo del mio romanzo, "Tutto il tempo che vuoi", per me significa anche questo: avere il tempo per coltivare più opzioni, per prendere più strade e per fare più di una cosa, perchè sono davvero tantissime, le cose belle che si possono fare.
Ho letto la tua trilogia "Inferno-Purgatorio-Paradiso" e il tuo "Con te ho imparato a volare" (per ragazzi ed editi Fabbri Editori, ndr) e sono curiosa: cosa cambia in fase di scrittura quando si affronta un progetto seriale rispetto a un romanzo autoconclusivo, e cosa c'è dietro al passaggio dalla letteratura per ragazzi alla narrativa?
Rispondo prima alla seconda parte della domanda, dicendoti che era un passaggio fisiologico e necessario. Ho scritto dieci romanzi rivolti a un pubblico giovane, alcuni realistici e alcuni di fantascienza, raccontando quel periodo della vita da tutti i punti di vista.
Mi sono divertito tantissimo, e penso che lo rifarò in futuro, ma nel frattempo sono cresciuto e le storie che si sono accumulate nella mia testa avevano protagonisti non più adolescenti ma adulti.
Quando mi sono trovato per le mani Franz, era un personaggio che avrei potuto essere io se avessi preso una strada diversa, e da lì ho raccontato la sua storia.
Comunque in "Tutto il tempo che vuoi" c'è un preadolescente, Martino, che è un po' un testimone del mio passato e racconta ai lettori il mio passato e da dove vengo come scrittore.
Per quanto riguarda le differenze di approccio e di scrittura, inizio col dire che il libro auconclusivo è il vero romanzo, mentre la serie si avvicina alla narrazione tipica di della televisione e serve a raggiungere l'obbiettivo di creare un mondo allargato.
Stavolta volevo raccontare una storia che avesse un inizio e la sua conclusione e, anzi, lo dico da ora: non scriverò mai un seguito. Voglio che sia il lettore ad immaginarlo.
Dal punto di vista della scrittura non credo cambi molto, o almeno per me è così.
Ricollegandomi alla mia esperienza con la cucina, trovo che sia stata un'ottima scuola per me: sia la cucina che la scrittura hanno bisogno di tecnica, esperienza e creatività.
Quella canzone è il marchio generazionale: Franz ha la mia età, e si ritrova a 36 anni in una sorta di nuova, breve adolescenza, quella canzone rappresenta un'ancora emotiva al suo passato e che trasferisce a Martino, il vero adolescente della storia.
E poi io sono un superfan dei Nirvana, al punto che da giovane suonavo la chitarra e cantavo in un gruppo grunge.
Hai citato Martino: da dove nasce questo personaggio?
Avendo alle spalle dieci romanzi per ragazzi e adolescenti, un personaggio è "scappato" fuori da quei libri ed è entrato in questo. È un testimone del mio passato.
Mi piaceva la figura di questo figlio di genitori separati perchè mi permetteva di affrontare anche questo tema, e volevo che ci fosse la schiettezza dei bambini e dei preadolescenti perchè da adulto a comportarti così sembri un sociopatico. Volevo la verità che porta il suo personaggio nella storia, oltre alla sua sofferenza: anche lui, come Franz, è in un momento della sua vita in cui si sta mettendo in discussione. Martino ha un ruolo speciale, quello di "lifecoach" di Franz, anche se in modo particolare.
Parliamo di titolo e copertina: perchè "Tutto il tempo che vuoi" e perchè le tazzine?
All'inizio il romanzo si chiamava in modo diverso, "Tutta un'altra vita", perchè pensavo che fosse un'espressione ca mbia completamente di significato a seconda di come viene pronunciata.
Può esprimere stupore per un risultato positivo o rimpianto per ciò che non è stato.
Il mio protagonista guarda alla sua vita in entrambi i modi, nel romanzo, e mi sembrava che questa espressione lo raccontasse nel modo giusto.
Poi ho preferito "Tutto il tempo che vuoi", suggerito dalla mia editor, perchè ci tenevo che passasse questa idea.
Hai tutto il tempo che vuoi, è un tempo che c'è davvero... quindi agisci.
Hai tutto il tempo che vuoi per raggiungere i tuoi obbiettivi.
Per quanto riguarda la copertina, ne abbiamo viste tantissime.
Sono arrivate queste tre tazzine, e all'inizio non ne sono rimasto conquistato.
Poi ci ho visto il tempo, il caffè, tre personaggi che stavano su unico piattino, il fondo rosso che trasmetteva emozione. Ci ho visto il mio romanzo, e per fortuna ho avuto pareri positivi.
Ultima domanda: scrittore, editor... ma anche lettore. Che lettore sei?
Un lettore esigente, o meglio, puntiglioso.
Ho lo sguardo da editor, quindi sono come un cuoco che va al ristorante.
Mi trovo a pensare che qui avrei sviluppato di più la storia, che qui avrei scritto una frase in modo diverso, e via dicendo.
Il mio autore preferito senza dubbio è Nick Hornby, però: se esistesse un suo peluche lo acquisterei.
I suoi romanzi che ho preferito sono stati "About a boy" e "Come diventare buoni".
Condivido quella che è la sua capacità di mischiare ironia, divertimento e dolore.
Grazie a Giunti e a Francesco Gungui per la bellissima opportunità di incontrarsi davanti a un pranzo e di scoprire insieme "Tutto il tempo che vuoi", romanzo che vi consiglio con il cuore in mano perchè mi ha presa al punto da leggerlo in una notte - e non solo perchè dovevo finirlo in tempo per l'incontro ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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