Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il grande Grabski" di Marco Rinaldi, edito Fazi Editore (brossurato a 16€):
Maurizio, quarant'anni, cuoco sopraffino, è un uomo fondamentalmente sano. Ha alle spalle una famiglia normale, è amante del buon cibo e delle belle donne ma, convinto dalla moglie che lo ritiene malato, finirà per affidarsi alle cure del dott. Grabski, per anni. Il dottore, psicanalista freudiano, ma anche lacaniano o junghiano, a seconda del momento e dell'estro, coinvolgerà il protagonista in un improbabile percorso psicoterapeutico passando dal classico lettino ai giochi con la sabbia, dall'ascolto delle "voci" alla drammatizzazione di scene familiari con i pupazzetti. Metodi ortodossi e meno ortodossi si alterneranno in sedute al limite del cialtronesco nello stravolgimento di tappe fondamentali, secondo i manuali, come la "forclusione del nome del padre", il complesso di Edipo o il viaggio dell'eroe. Maurizio, sotto la guida di Grabski, si ammalerà, litigherà con tutti, compresi i suoi parenti, perderà il lavoro, i soldi, e divorzierà. Ma alla fine riuscirà fatalmente a prendere coscienza delle sue inclinazioni e delle sue vere passioni che inizierà a seguire subito per una nuova vita all'insegna del benessere. "Il grande Grabski" è la parodia di ogni cura che travalichi il buon senso e il desiderio di un'esistenza semplice fatta di curiosità e voglia di stare al mondo.
Ci sono quei libri che ti parlano: se ne stanno lì, sullo scaffale in libreria, apparentemente silenziosi, e invece appena muovi un passo nella loro direzione sembra che ti dicano "forza, prendimi in mano...".
"Il grande Grabski" è uno di questi libri, e oggi voglio darvi cinque buoni motivi per regalarvelo - e per regalarlo a Natale, che ormai siamo in quel periodo lì - perchè credetemi, ne vale la pena.
Innanzitutto, le risate.
"Il grande Grabski" non è un libro che fa sorridere: è uno di quelli che vi farà ridere apertamente e di gusto, perchè Marco Rinaldi gioca con i clichè e i paradossi in modo unico e restare impassibili è davvero molto, molto difficile.
E poi, i personaggi. I personaggi costituiscono il fulcro del romanzo, a cominciare da Maurizio che è decisamente #UnoDiNoi con le sue perplessità e il suo crederci fino a un certo punto in tutta "quella roba psicologica lì" e che invece trova nell'improbabile - e per questo assolutamente credibile - dottor Grabski la guida ideale per districarsi nei meandri della sua mente confusa.
Certo, a tratti sembra che il dottore più che aiutarlo gli stia rovinando la vita, ma poi si è ogni volta costretti a ricredersi perchè quello psicanalista così originale probabilmente ha perso qualche rotella lungo la strada, ma quelle importanti girano ancora tutte.
Come dicevo, Maurizio è #UnoDiNoi, e di conseguenza è uno di voi.
Questo romanzo parla anche di voi, gente. Delle vostre ossessioni, soprattutto di quelle più nascoste, e di tutto ciò che vi confonde e vi lascia perplessi nella vita di ogni giorno.
Leggerlo è un po' come stendersi sul lettino, e a lettura ultimata ci si sente in grado di guardare a se stessi con un briciolo di leggerezza in più.
Ma poi, voi credete nella psicanalisi?
Io ne sono totalmente affascinata, ma ne apprezzo anche il lato più divertente che ci hanno mostrato film, serie tv e commedie teatrali nel corso degli anni: ecco, questo romanzo combina egregiamente entrambi gli aspetti, raccontando quello che è un percorso di guarigione e di rinascita senza rinunciare a qualche concessione alla parodia e all'ironia.
E vorremo pur dire due parole sulla prosa di Marco Rinaldi, giusto?
L'autore non solo racconta una storia coinvolgente, esilarante e allo stesso tempo introspettiva, distensiva e allo stesso tempo riflessiva: ce la racconta BENE.
Una prosa pulita, senza fronzoli ma resa ricca da un lessico vario e da immagini sapientemente dipinte sulla pagina, un racconto animato da dialoghi vivaci e dal giusto ritmo.
Il romanzo è davvero consigliatissimo, e Fazi Editore resta una garanzia in fatto di belle letture.
Vi invito a scoprire tutti gli altri contenuti legati a "Il grande Grabski", seguendo il nostro coloratissimo calendario... e buona lettura a tutti!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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venerdì 17 novembre 2017
mercoledì 28 giugno 2017
"Dente per dente" di Francesco Muzzopappa:
conosciamo l'autore!
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un ospite molto speciale: Francesco Muzzopappa, autore di "Dente per dente", edito Fazi Editore (brossurato a 15€):
Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.
Ecco cosa ci ha raccontato l'autore di questo romanzo carico di black humour e del quale proprio non potrete fare meno quest'estate!
Non posso non chiedertelo: da dove nasce “Dente per dente”?
Da un’idea che avevo nel mio prezioso taccuino da molto tempo. Ma ha preso il volo solo dopo l’innesto satirico sul mondo dell’arte contemporanea.
Il tuo protagonista, Leonardo, raggiunge il punto di rottura quando scopre che la donna con la quale è pronto a impegnarsi… è impegnata con un altro. A letto. Hai vissuto personalmente un tradimento di questa portata, e ti sei rifatto alla tua esperienza per farci sentire così vicini a Leonardo e alle sue emozioni?
Di quella portata no.
Ma immagino di non essere stato immune alle corna. Ne ho il vago sospetto.
Ho trovato divertentissima l’idea di una vendetta “biblica”: i dieci comandamenti sono sempre fonte di discussione, soprattutto perchè a) ne manca sempre uno quando si prova ad ad elencarli, e b) sembra impossibile riuscire a vivere rispettandoli tutti. Leonardo si mette in testa di fare l’esatto opposto, e io ti chiedo: è possibile anche questo? O a un certo punto dovrebbe subentrare una sorta di “freno” a dirci che basta così?
In “Affari di famiglia” il mio romanzo precedente, la protagonista (aristocratica con il conto in rosso) inscenava il proprio rapimento per ricattare la famiglia e recuperare denaro. Troppo paradossale, mi si diceva. Bene: dopo qualche mese Lapo Elkann ha fatto la stessa cosa ma nella vita reale. Ecco, nelle commedie preferisco non avere freni perché poi arriva l’attualità e mi frega.
Il tuo romanzo riesce nella difficile impresa di far ridere il lettore senza propinargli nemmeno una battuta stantia: quando è complicato costruire un romanzo del genere?
Sono tanto marziale nella fase di stesura quanto inflessibile in quella di revisione. Tutto ciò che mi suona già sentito viene eliminato. Mi piace la ricerca nella battuta, che sia sorprendente, spiazzante e coinvolga l’intelligenza del lettore, parte attiva nel cogliere allusioni, parodie e stilettate caustiche.
Quanto c’è di te in Leonardo, e cosa invece gli hai regalato che a te manca?
Leo si vendica a caldo. Io agirei a freddo perché (purtroppo per me) sono troppo razionale e riflessivo. E poi gli ho regalato una conoscenza delle auto che a me manca completamente. So dov’è il volante, ma se aprissi il cofano di una macchina per capirci qualcosa mi esploderebbero le tempie.
In un’intervista ho letto che il libro della tua vita è “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” scritto da Pessoa: quali altre letture ti hanno particolarmente emozionato e formato?
Sono un appassionato di letteratura umoristica e per questo cerco di continuo testi che facciano ridere con intelligenza, prevalentemente stranieri, data la mia venerazione per l’ironia di stampo ebraico. Ma adoro leggere, anzitutto. Ho un debole per il realismo isterico di Zadie Smith (non tutto) e Dave Eggers (non tutto). Ultimamente sto amando Bill Bryson, Will Self e Douglas Coupland. Ma da linguista (non si direbbe, ma sono laureato in lingue e letterature straniere) ho una passione per alcuni grandi classici: Pessoa, certo, ma anche Hardy, Wilde, le Bronte e Miguel Delibes.
Uno dei tuoi “maestri” è Wodehouse - e io sono una grandissima fan di Jeeves - e pensando alla comicità attuale, sia in tv che in forma scritta, mi viene spontaneo chiederti: dove stiamo andando? Da un lato la comicità televisiva sembra tendere sempre di più alla battuta scontata, dall’altro c’è sempre una maggiore attenzione per il black humor…
La letteratura è lo specchio della società e più il livello culturale si assottiglia più la risposta umoristica, per essere compresa, si fa povera e banale. In tv si indugia molto, ultimamente, sulle imitazioni, sulla farsa, o su quei giochi di parole che Dorothy Parker liquidava come “ginnastica ritmica” rispetto all’umorismo più tagliente e sagace. Non è un bel segnale. Anche per questo mi rifugio nei libri o nei vecchi dvd del Flying Circus dei Monty Python (oro nonsense direttamente dal 1969).
Oggi il blog ha un ospite molto speciale: Francesco Muzzopappa, autore di "Dente per dente", edito Fazi Editore (brossurato a 15€):
Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.
Ecco cosa ci ha raccontato l'autore di questo romanzo carico di black humour e del quale proprio non potrete fare meno quest'estate!
Non posso non chiedertelo: da dove nasce “Dente per dente”?
Da un’idea che avevo nel mio prezioso taccuino da molto tempo. Ma ha preso il volo solo dopo l’innesto satirico sul mondo dell’arte contemporanea.
Il tuo protagonista, Leonardo, raggiunge il punto di rottura quando scopre che la donna con la quale è pronto a impegnarsi… è impegnata con un altro. A letto. Hai vissuto personalmente un tradimento di questa portata, e ti sei rifatto alla tua esperienza per farci sentire così vicini a Leonardo e alle sue emozioni?
Di quella portata no.
Ma immagino di non essere stato immune alle corna. Ne ho il vago sospetto.
Ho trovato divertentissima l’idea di una vendetta “biblica”: i dieci comandamenti sono sempre fonte di discussione, soprattutto perchè a) ne manca sempre uno quando si prova ad ad elencarli, e b) sembra impossibile riuscire a vivere rispettandoli tutti. Leonardo si mette in testa di fare l’esatto opposto, e io ti chiedo: è possibile anche questo? O a un certo punto dovrebbe subentrare una sorta di “freno” a dirci che basta così?
In “Affari di famiglia” il mio romanzo precedente, la protagonista (aristocratica con il conto in rosso) inscenava il proprio rapimento per ricattare la famiglia e recuperare denaro. Troppo paradossale, mi si diceva. Bene: dopo qualche mese Lapo Elkann ha fatto la stessa cosa ma nella vita reale. Ecco, nelle commedie preferisco non avere freni perché poi arriva l’attualità e mi frega.
Il tuo romanzo riesce nella difficile impresa di far ridere il lettore senza propinargli nemmeno una battuta stantia: quando è complicato costruire un romanzo del genere?
Sono tanto marziale nella fase di stesura quanto inflessibile in quella di revisione. Tutto ciò che mi suona già sentito viene eliminato. Mi piace la ricerca nella battuta, che sia sorprendente, spiazzante e coinvolga l’intelligenza del lettore, parte attiva nel cogliere allusioni, parodie e stilettate caustiche.
Quanto c’è di te in Leonardo, e cosa invece gli hai regalato che a te manca?
Leo si vendica a caldo. Io agirei a freddo perché (purtroppo per me) sono troppo razionale e riflessivo. E poi gli ho regalato una conoscenza delle auto che a me manca completamente. So dov’è il volante, ma se aprissi il cofano di una macchina per capirci qualcosa mi esploderebbero le tempie.
In un’intervista ho letto che il libro della tua vita è “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” scritto da Pessoa: quali altre letture ti hanno particolarmente emozionato e formato?
Sono un appassionato di letteratura umoristica e per questo cerco di continuo testi che facciano ridere con intelligenza, prevalentemente stranieri, data la mia venerazione per l’ironia di stampo ebraico. Ma adoro leggere, anzitutto. Ho un debole per il realismo isterico di Zadie Smith (non tutto) e Dave Eggers (non tutto). Ultimamente sto amando Bill Bryson, Will Self e Douglas Coupland. Ma da linguista (non si direbbe, ma sono laureato in lingue e letterature straniere) ho una passione per alcuni grandi classici: Pessoa, certo, ma anche Hardy, Wilde, le Bronte e Miguel Delibes.
Uno dei tuoi “maestri” è Wodehouse - e io sono una grandissima fan di Jeeves - e pensando alla comicità attuale, sia in tv che in forma scritta, mi viene spontaneo chiederti: dove stiamo andando? Da un lato la comicità televisiva sembra tendere sempre di più alla battuta scontata, dall’altro c’è sempre una maggiore attenzione per il black humor…
La letteratura è lo specchio della società e più il livello culturale si assottiglia più la risposta umoristica, per essere compresa, si fa povera e banale. In tv si indugia molto, ultimamente, sulle imitazioni, sulla farsa, o su quei giochi di parole che Dorothy Parker liquidava come “ginnastica ritmica” rispetto all’umorismo più tagliente e sagace. Non è un bel segnale. Anche per questo mi rifugio nei libri o nei vecchi dvd del Flying Circus dei Monty Python (oro nonsense direttamente dal 1969).
Quest'intervista è anche l'ultima tappa di un bellissimo blogtour - e ringrazio moltissimo Fazi Editore per avermi coinvolta, leggere "Dente per dente" mi ha regalato molte risate e anche qualche spunto di riflessione - e non potete perdervi nessuna tappa perchè c'è una sopresa per voi!
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Ecco il calendario per essere sicuri di recuperare tutti i contenuti precedenti:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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mercoledì 15 febbraio 2017
Anteprima: "Le notti blu" di Chiara Marchelli
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Le notti blu" di Chiara Marchelli, edito Giulio Perrone Editore (brossurato a 15€) in uscita il 9 Marzo:
Tutti crediamo di conoscere le persone che amiamo: Larissa e Michele si conoscono da una vita, così come pensano di conoscere Mirko, il figlio che lascia gli Stati Uniti, dove è nato, per vivere in Italia e sposare Caterina: un colpo di fulmine che non hanno mai approvato pienamente. Larissa e Michele sono sposati da oltre trent’anni, vivono a New York, hanno una vita agiata e hanno saputo costruire un rapporto solido, basato sulla cura reciproca, sulle piccole e generose attenzioni e sulle affettuose abitudini della loro quotidianità.
Le notti blu racconta, come una sorta di lastra a raggi x, il matrimonio di Larissa e Michele e la loro vita che sembra normalissima, se non fosse per un lutto, un dolore tremendo che accompagna, e regola, le loro esistenze. È una notizia dall’Italia a rompere l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito. Con una scrittura chirurgica e lucidissima, Chiara Marchelli ci accompagna attraverso i pensieri della coppia e ci svela confessioni che avremmo preferito non ascoltare: segreti ingombranti, dolorosi, che leggiamo con avidità, rassicurati dal fatto che l’autrice ha intenzione di dirci proprio tutto e di tenere con mano ferma tutti i fili di questa storia cha va indietro nel tempo.
Se il nome dell'autrice non vi è nuovo, è perchè potreste aver letto "Angeli e cani" (uscito nel 2003 per Marsilio), la raccolta di racconti Sotto i tuoi occhi (uscita nel 2007 per Fazi), oppure i suoi ultimi libri "L’amore involontario" e "Le mie parole per te" (Piemme Open).
Sono molto curiosa di scoprire questo romanzo, che verrà presentato a Milano alla Libreria Verso (Corso di Porta Ticinese 40) il 10 Marzo alle ore 19. Non mancate ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Le notti blu" di Chiara Marchelli, edito Giulio Perrone Editore (brossurato a 15€) in uscita il 9 Marzo:
Tutti crediamo di conoscere le persone che amiamo: Larissa e Michele si conoscono da una vita, così come pensano di conoscere Mirko, il figlio che lascia gli Stati Uniti, dove è nato, per vivere in Italia e sposare Caterina: un colpo di fulmine che non hanno mai approvato pienamente. Larissa e Michele sono sposati da oltre trent’anni, vivono a New York, hanno una vita agiata e hanno saputo costruire un rapporto solido, basato sulla cura reciproca, sulle piccole e generose attenzioni e sulle affettuose abitudini della loro quotidianità.
Le notti blu racconta, come una sorta di lastra a raggi x, il matrimonio di Larissa e Michele e la loro vita che sembra normalissima, se non fosse per un lutto, un dolore tremendo che accompagna, e regola, le loro esistenze. È una notizia dall’Italia a rompere l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito. Con una scrittura chirurgica e lucidissima, Chiara Marchelli ci accompagna attraverso i pensieri della coppia e ci svela confessioni che avremmo preferito non ascoltare: segreti ingombranti, dolorosi, che leggiamo con avidità, rassicurati dal fatto che l’autrice ha intenzione di dirci proprio tutto e di tenere con mano ferma tutti i fili di questa storia cha va indietro nel tempo.
Se il nome dell'autrice non vi è nuovo, è perchè potreste aver letto "Angeli e cani" (uscito nel 2003 per Marsilio), la raccolta di racconti Sotto i tuoi occhi (uscita nel 2007 per Fazi), oppure i suoi ultimi libri "L’amore involontario" e "Le mie parole per te" (Piemme Open).
Sono molto curiosa di scoprire questo romanzo, che verrà presentato a Milano alla Libreria Verso (Corso di Porta Ticinese 40) il 10 Marzo alle ore 19. Non mancate ;)
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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martedì 11 ottobre 2016
Anteprima: "L’uomo che non fu Giovedì" di Juan Esteban Constaín
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "L’uomo che non fu Giovedì" di Juan Esteban Constaí, edito da Fazi Editore (brossurato a 16,50€) in uscita il 20 Ottobre:
Poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI, torna alla luce un vecchio processo per la canonizzazione di G.K. Chesterton, celebre scrittore e teologo inglese convertitosi al cattolicesimo dopo un travagliato percorso interiore. Il dossier riguardante il caso, conservato gelosamente per anni, ricompare nel polverone sollevato dalle lotte intestine, dai furti di documenti e dagli scandali che hanno assediato la Chiesa nel corso dell’ultimo decennio. Essere un cristiano devoto va bene, ma diventare santo è tutt’altra cosa: quale segreto si cela dietro questa storia? Ebbene, i miracoli che dimostrerebbero la santità di Chesterton sono legati a uno strano episodio avvenuto nel 1929, anno in cui, per volere di Pio XI, lo scrittore prestò un importante servizio alla Chiesa, sul quale inspiegabilmente calò poi un velo di silenzio.
Il nostro narratore, un professore di Storia incaricato di indagare sulla vicenda, si mette subito al lavoro. Si accorgerà presto che molti sono i misteri sepolti dentro queste carte, e ancor più i nemici. Nel frattempo, si perderà nei meandri del passato, e noi ci perderemo con lui, affacciandoci sulle vite private dei più svariati personaggi: non solo Ratzinger e Bergoglio, ma anche John Lennon, Casanova, George Bernard Shaw e Mussolini, a dimostrazione che la Storia, con i suoi intrighi politici, religiosi e perfino letterari, è fatta per essere letta come una qualsiasi opera di finzione.
Un intrigante giallo a sfondo religioso, omaggio all’eterno creatore di padre Brown, ma anche un esilarante romanzo umoristico, poliedrico e coltissimo.
Sembra un romanzo molto singolare, e decisamente diverso dal solito!
Che dite, vi incuriosisce?
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "L’uomo che non fu Giovedì" di Juan Esteban Constaí, edito da Fazi Editore (brossurato a 16,50€) in uscita il 20 Ottobre:
Poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI, torna alla luce un vecchio processo per la canonizzazione di G.K. Chesterton, celebre scrittore e teologo inglese convertitosi al cattolicesimo dopo un travagliato percorso interiore. Il dossier riguardante il caso, conservato gelosamente per anni, ricompare nel polverone sollevato dalle lotte intestine, dai furti di documenti e dagli scandali che hanno assediato la Chiesa nel corso dell’ultimo decennio. Essere un cristiano devoto va bene, ma diventare santo è tutt’altra cosa: quale segreto si cela dietro questa storia? Ebbene, i miracoli che dimostrerebbero la santità di Chesterton sono legati a uno strano episodio avvenuto nel 1929, anno in cui, per volere di Pio XI, lo scrittore prestò un importante servizio alla Chiesa, sul quale inspiegabilmente calò poi un velo di silenzio.
Il nostro narratore, un professore di Storia incaricato di indagare sulla vicenda, si mette subito al lavoro. Si accorgerà presto che molti sono i misteri sepolti dentro queste carte, e ancor più i nemici. Nel frattempo, si perderà nei meandri del passato, e noi ci perderemo con lui, affacciandoci sulle vite private dei più svariati personaggi: non solo Ratzinger e Bergoglio, ma anche John Lennon, Casanova, George Bernard Shaw e Mussolini, a dimostrazione che la Storia, con i suoi intrighi politici, religiosi e perfino letterari, è fatta per essere letta come una qualsiasi opera di finzione.
Un intrigante giallo a sfondo religioso, omaggio all’eterno creatore di padre Brown, ma anche un esilarante romanzo umoristico, poliedrico e coltissimo.
Sembra un romanzo molto singolare, e decisamente diverso dal solito!
Che dite, vi incuriosisce?
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
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venerdì 22 gennaio 2016
Anteprima: novità Fazi Editore di Febbraio [Narrativa]
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alle anteprime di Febbraio firmate Fazi Editore.
Una carrellata di titoli, e qualcosa ha catturato il mio interesse.
A cominciare da "Al di là del nero" di Hilary Mantel, in uscita il 18 febbraio (18€):
Nella grigia periferia inglese, dove il cibo è insapore e la vita è offuscata dalla nebbia del disincanto, la corpulenta Alison si guadagna da vivere come medium, contattando i morti durante affollate sedute. La sua assistente è Colette, donna scheletrica dal cuore di pietra, cinica quasi quanto lei e reduce dalla rottura con l’inetto marito. A completare il quadro c’è Morris, fantasma volgare, lascivo e dispettoso, sempre tra i piedi. In un bizzarro viaggio on the road lungo le desolate tangenziali del sudest, i tre si spostano di fiera in fiera, di motel in motel, dando vita a una serie di performance architettate ad hoc per soddisfare i clienti. Alison sa bene come coniugare le sue doti di deduzione psicologica con la credulità del pubblico, eppure non è una ciarlatana: sa leggere
davvero nella mente delle persone ed è davvero in contatto con il mondo degli spiriti, il luogo «al di là del nero». Lei stessa è perseguitata dai suoi demoni: inquietanti figure maschili, spauracchi di un passato di cui porta ancora le cicatrici, che s’impadroniscono della sua casa, del suo corpo e della sua anima, e più cerca di liberarsene, più loro acquistano forza e cattiveria...
La sapiente penna di Hilary Mantel confeziona un romanzo unico, che scorre tutto lungo quella linea sottile tra paradiso e inferno, veglia e sonno, vita e morte.
Arriva poi "Le acque torbide di Javel" di Léo Malet, in uscita il 25 Febbraio (14€):
L’aria di dicembre è piuttosto dolce, quest’anno, ma a Hortense Demessy non importa. Incinta e senza un soldo, chiede l’aiuto di Nestor Burma: dovrebbe ritrovare suo marito, un vecchio clochard che è sparito senza lasciare tracce. Burma fa il giro del quartiere, consulta la veggente Zorga Tinea, da lui soprannominata la Pizia rispettosa, interroga Wanda di place de Breteuil e la raggiante Jeanne, che abita in un orribile palazzone popolare. Continua a cercare e visita le fabbriche della Citroën, il Bal Nègre di Rue Blomet, il caffè di Rue Payen. Setaccia anche i dintorni di Pont Mirabeau. Non trova il disperso, ma s’imbatte in una serie di cadaveri.
E ora quello che m'interessa moltissimo: "Una famiglia decaduta" di Nikolai Leskov, in uscita il 25 Febbraio (16€):
La nipote della principessa, Vera, raccogliendo le storie sulla nonna che le sono state raccontate nel tempo da varie persone, ma principalmente dalla fedele e affezionata dama di compagnia Olga Fedotovna e da uno straordinario personaggio, Dorimedont “Don Chisciotte” Rogozin, nome che rivela subito la sua vicinanza con Parfen Rogozin da L’idiota di Dostoevskij, racconta l’ascesa della nonna, che dalla piccola nobiltà di provincia entra a far parte di una delle famiglie aristocratiche più in vista di San Pietroburgo. La cronaca inizia nell’anno 1812, in cui il consorte della principessa resta ucciso nella guerra contro Napoleone, e termina nel 1825 con la rivolta dei decabristi.
Vedova a meno di trent’anni – ma ancora giovane e bella – la principessa non è interessata a risposarsi, perché lei ha amato e sempre amerà un unico uomo nella sua vita. Si occupa, invece, con grande impegno dell’educazione dei suoi figli, a cui vorrebbe dare un’educazione
genuinamente cristiana, e del benessere dei suoi contadini (siamo ancora al tempo della servitù della gleba). Più che far uso di vuoti discorsi fintamente religiosi (come fa la maligna contessa Choteeva, una bigotta odiosa ed egocentrica, che farà di tutto per rovinarle la vita) la principessa agisce con una bontà fuori dal comune che non può però che procurarle un danno dopo l’altro, soprattutto quando si trasferisce dalla campagna a San Pietroburgo ed è costretta a frequentare i salotti delle dame intellettuali. La corruzione della capitale ci viene descritta con un realismo “comico” impressionante. Alla fine la principessa, imbrogliata dal genero, il conte di origine tedesca Funckendorff, che dopo aver chiesto la sua mano, e avendo ricevuto un rifiuto, sposa in alternativa la figlia diciottenne (resa sufficientemente frivola dall’educazione ricevuta nel collegio di San Pietroburgo), perde quasi tutto. I suoi contadini cadono sotto la gestione disumana e crudele dell’amministratore tedesco nominato da Funckendorff.
Ho scelto di presentarvi in questo post solo i tre titoli di narrativa, perchè di uno di quelli di saggistica vi parlerò in un contesto diverso (molto presto).
Spero davvero di poter leggere "Una famiglia decaduta" di Nikolaj Leskov perchè la trama mi affascina moltissimo.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alle anteprime di Febbraio firmate Fazi Editore.
Una carrellata di titoli, e qualcosa ha catturato il mio interesse.
A cominciare da "Al di là del nero" di Hilary Mantel, in uscita il 18 febbraio (18€):
Nella grigia periferia inglese, dove il cibo è insapore e la vita è offuscata dalla nebbia del disincanto, la corpulenta Alison si guadagna da vivere come medium, contattando i morti durante affollate sedute. La sua assistente è Colette, donna scheletrica dal cuore di pietra, cinica quasi quanto lei e reduce dalla rottura con l’inetto marito. A completare il quadro c’è Morris, fantasma volgare, lascivo e dispettoso, sempre tra i piedi. In un bizzarro viaggio on the road lungo le desolate tangenziali del sudest, i tre si spostano di fiera in fiera, di motel in motel, dando vita a una serie di performance architettate ad hoc per soddisfare i clienti. Alison sa bene come coniugare le sue doti di deduzione psicologica con la credulità del pubblico, eppure non è una ciarlatana: sa leggere
davvero nella mente delle persone ed è davvero in contatto con il mondo degli spiriti, il luogo «al di là del nero». Lei stessa è perseguitata dai suoi demoni: inquietanti figure maschili, spauracchi di un passato di cui porta ancora le cicatrici, che s’impadroniscono della sua casa, del suo corpo e della sua anima, e più cerca di liberarsene, più loro acquistano forza e cattiveria...
La sapiente penna di Hilary Mantel confeziona un romanzo unico, che scorre tutto lungo quella linea sottile tra paradiso e inferno, veglia e sonno, vita e morte.
Arriva poi "Le acque torbide di Javel" di Léo Malet, in uscita il 25 Febbraio (14€):
L’aria di dicembre è piuttosto dolce, quest’anno, ma a Hortense Demessy non importa. Incinta e senza un soldo, chiede l’aiuto di Nestor Burma: dovrebbe ritrovare suo marito, un vecchio clochard che è sparito senza lasciare tracce. Burma fa il giro del quartiere, consulta la veggente Zorga Tinea, da lui soprannominata la Pizia rispettosa, interroga Wanda di place de Breteuil e la raggiante Jeanne, che abita in un orribile palazzone popolare. Continua a cercare e visita le fabbriche della Citroën, il Bal Nègre di Rue Blomet, il caffè di Rue Payen. Setaccia anche i dintorni di Pont Mirabeau. Non trova il disperso, ma s’imbatte in una serie di cadaveri.
E ora quello che m'interessa moltissimo: "Una famiglia decaduta" di Nikolai Leskov, in uscita il 25 Febbraio (16€):
La nipote della principessa, Vera, raccogliendo le storie sulla nonna che le sono state raccontate nel tempo da varie persone, ma principalmente dalla fedele e affezionata dama di compagnia Olga Fedotovna e da uno straordinario personaggio, Dorimedont “Don Chisciotte” Rogozin, nome che rivela subito la sua vicinanza con Parfen Rogozin da L’idiota di Dostoevskij, racconta l’ascesa della nonna, che dalla piccola nobiltà di provincia entra a far parte di una delle famiglie aristocratiche più in vista di San Pietroburgo. La cronaca inizia nell’anno 1812, in cui il consorte della principessa resta ucciso nella guerra contro Napoleone, e termina nel 1825 con la rivolta dei decabristi.
Vedova a meno di trent’anni – ma ancora giovane e bella – la principessa non è interessata a risposarsi, perché lei ha amato e sempre amerà un unico uomo nella sua vita. Si occupa, invece, con grande impegno dell’educazione dei suoi figli, a cui vorrebbe dare un’educazione
genuinamente cristiana, e del benessere dei suoi contadini (siamo ancora al tempo della servitù della gleba). Più che far uso di vuoti discorsi fintamente religiosi (come fa la maligna contessa Choteeva, una bigotta odiosa ed egocentrica, che farà di tutto per rovinarle la vita) la principessa agisce con una bontà fuori dal comune che non può però che procurarle un danno dopo l’altro, soprattutto quando si trasferisce dalla campagna a San Pietroburgo ed è costretta a frequentare i salotti delle dame intellettuali. La corruzione della capitale ci viene descritta con un realismo “comico” impressionante. Alla fine la principessa, imbrogliata dal genero, il conte di origine tedesca Funckendorff, che dopo aver chiesto la sua mano, e avendo ricevuto un rifiuto, sposa in alternativa la figlia diciottenne (resa sufficientemente frivola dall’educazione ricevuta nel collegio di San Pietroburgo), perde quasi tutto. I suoi contadini cadono sotto la gestione disumana e crudele dell’amministratore tedesco nominato da Funckendorff.
Ho scelto di presentarvi in questo post solo i tre titoli di narrativa, perchè di uno di quelli di saggistica vi parlerò in un contesto diverso (molto presto).
Spero davvero di poter leggere "Una famiglia decaduta" di Nikolaj Leskov perchè la trama mi affascina moltissimo.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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