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lunedì 7 novembre 2016

Chiacchierata con Naomi Wood, su "Quando amavamo Hemingway", sul fascino di un uomo tormentato e sulle donne-faro

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi vi propongo l'intervista che ho avuto modo di fare insieme ad altri giornalisti e blogger a Naomi Wood, autrice di "Quando amavamo Hemingway", edito Book Me (rilegato a 16,90€):
La prima è Hadley, la moglie dei giorni "poveri e felici" che precedono la fama e il successo. Hadley nel minuscolo appartamento a Parigi - due sedie soltanto, uova sode per pranzo e un freddo da battere i denti; la stessa che alla Gare de Lyon, in un momento di distrazione, perde irreparabilmente la valigetta contenente i manoscritti del marito. Poi c'è Pauline, per tutti Fife, dal fisico acerbo e perfetto, ricchissima ed elegante, inevitabile fin dall'istante in cui gli appare avvolta in un soprabito di cincillà. Dopo viene Martha, reporter leggendaria, compagna coraggiosa nel cuore della Guerra Civile Spagnola. E infine Mary, l'ultima - sposata a Cuba e abbandonata nell'Idaho in modo persino più crudele e definitivo delle altre. Hadley, Fife, Martha e Mary: sono le "Signore Hemingway" cui dà voce questo romanzo. Quattro mogli, quattro donne tra le tante amate e tradite dallo scrittore più famoso e tormentato della sua generazione. Tra la Parigi degli Anni Venti e Key West, tra Cuba e l'America della Guerra Fredda, le quattro Mrs. Hemingway si passano il testimone per raccontare una storia vera densa di passioni e tradimenti, di intrighi, ambizioni e gelosie. Perché dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna. E qualche volta persino più di una.

Adoro Hemingway da quando ho letto "Addio alle armi" in estate parecchi anni fa su un vecchio Oscar Mondadori sciupato, e da lì è stato un attimo recuperare ogni suo scritto.
Non potevo perdere l'occasione di incontrare un'autrice che, per scrivere il suo romanzo, ha letteralmente respirato Hemingway per mesi.
Riporto per voi la nostra chiacchierata, sperando che vi incuriosisca sia riguardo al romanzo sia riguardo alla figura di Hemingway.

Cos'ha fatto scattare il desiderio di fare ricerca su un personaggio come Hemingway e sulle donne della sua vita?
Sono sempre stata una fan della sua produzione letteraria ed ero particolarmente attratta dal suo stile scarno, semplice ed economico, ma il clic è scattato leggendo le lettere d'amore che ha scritto alle sue donne nel corso della vita, in cui il tono della sua scrittura, ed il modo di narrare, cambiano completamente rispetto ai romanzi. Troviamo una prosa sensuale e sentimentale, con tantissimi nomignoli, e ho pensato che questo fosse un ottimo punto di partenza per costruire un ritratto inedito del personaggio Hemingway.

Come definiresti Hemingway come marito?
Come marito dev'essere stato senz'altro orribile, ma questa è una delle domande che mi sono posta di più durante la scrittura.
Se lui fosse stato sempre mostruoso non ci sarebbe stata una ragione perchè queste quattro donne, che comunque erano tutte assolutamente valide, restassero con lui così a lungo, e quindi mi sono proprio chiesta: perché sono rimaste lì nonostante i maltrattamenti e i tradimenti?
In questo senso, ho cercato di mostrare anche il suo lato generoso e più amabile, e anche il fatto che lui, comunque, oltre a spingere e sostenere se stesso e la sua produzione ha sempre cercato di fare lo stesso anche nei confronti delle mogli. Ho tentato di rispondere a questa potenziale domanda dei lettori nel momento in cui scrivevo il libro, anche quando sostenere un uomo come lui sembrava andare oltre i propri limiti.

Nel libro si racconta la vita delle quattro mogli, due delle quali hanno dato a Hemingway complessivamente tre figli, ma di questi figli non si parla quasi mai, come se le donne fossero molto concentrate sul marito, che assorbiva così tanto le loro energie da non lasciare molto spazio per i figli. È così?
Sì, per due ragioni. La prima è che questo è un dato di realtà, perché soprattutto Pauline, la seconda moglie, era talmente ossessionata dalla felicità di Ernest che non si è mai curata particolamente dei figli. Il fatto poi che lo scrittore volesse avere un ritmo di vita sostenuto e avventuroso, a cui era impossibile far partecipare anche i figli, e che non amasse per nulla la routine domestica, ha imposto alla donna una scelta, che ha finito per favorire il marito a discapito dei figli.
La seconda ragione è che tutti i personaggi di cui si parla nel romanzo sono morti, ad eccezione di Patrick, il maggiore dei due figli avuti da Pauline, per cui, nel timore di suscitare in lui reazioni di tipo legale, ho preferito parlare il meno possibile di lui e dei suoi fratelli. Patrick Hemingway è un uomo misterioso e molto ricco, che vive in Minnesota e non volevo rischiare di essere magari citata in tribunale per aver scritto cose che gli risultassero sgradite.

In un'intervista hai dichiarato che il trenta per cento della storia è inventato.
Non avevi paura di inventare, e dove ha lavorato di più di fantasia?
Sono partita senz'altro dai dati disponibili e ho cercato di essere il più aderente possibile ai fatti storici, cercando anche di rendere giustizia alle persone coinvolte nella vicenda, però ci sono degli elementi di fiction. Ad esempio, ho letto una frase pronunciata veramente da Mary che aveva incontrato Martha a una festa. Martha era arrivata attorniata da due piloti polacchi e portava un collo di volpe molto vistoso, e mi sono chiesta subito questi due piloti cosa potessero dirsi. Su questo tipo di scelta, quanto inventare e quanto no, ho passato delle notti insonni e poi sono arrivata a un compromesso con me stessa: settanta per cento di fatti reali e trenta per cento di elementi inventati per me poteva essere un buon compromesso, e alla fine sono stata soddisfatta del risultato.
Nella ricerca fatta per scrivere il libro c'è qualche particolare che hai scoperto e che hai preferito omettere?
Non c'era nulla che avrei scelto di non inserire, più che altro è stata una questione di spazi, per cui ho dovuto operare delle scelte. Riguardo al sesso, però, devo dire che non me la sono sentita d'inserire delle descrizioni troppo intime ed esplicite, non perché scrivere scene di sesso mi crei problemi, ma per il tipo di personaggio, questo maschio alfa estremamente virile, che forse rischiava di apparire bizzarro, o buffo.

Qual è la moglie che hai amato di più e che in qualche modo riflette qualcosa di tuo? 
E che tipo di commenti sono arrivati da lettori di sesso maschile?
Sicuramente ho sentito la maggiore vicinanza con Pauline Pfeiffer, la seconda moglie, che all'inizio mostro, e spero di essere riuscita a rappresentare bene, come il nemico numero uno, ma con la quale già nel secondo capitolo entro in maggiore empatia, per varie ragioni.
In "Festa mobile" Hemingway parla di lei marcandola negativamente in modo molto esplicito, come una specie di diavolo in gonnella, e lei è l'unica delle mogli che non ha avuto la possibilità di raccontarsi perché è morta prematuramente.
Per quanto riguarda i pareri maschili, molti lettori uomini mi hanno accusato di aver tolto Hemingway dalla gogna troppo presto, di essere stata troppo empatica con lui e che avrei dovuto lasciarlo a lungo sulla graticola.
Quale delle quattro mogli invece è più antipatica?
Io le ho amate tutte allo stesso modo però quella di cui è stato più difficile scrivere è sicuramente Martha, perché su di lei esiste una ricchissima documentazione, per cui mi sono rimasti pochi spazi creativi e per me è stato più difficile "romanzare".

In un'intervista hai detto che in questa storia non erano tanto le mogli le vittime quanto lo stesso Hemingway, perciò volevo sapere il perché.
In realtà lui è stato soprattutto vittima di se stesso e nessuna di loro è stata  nei suoi confronti. Lo svilupparsi di uno stato d'animo depressivo e paranoide e l'attenuarsi di tutti i piaceri della vita sono stati un suo problema molto personale. Le mogli vi hanno preso parte ma è stato lui la vittima dei propri stati d'animo.
Quanto hai letto di meramente storico e documentario e quanto di altri libri sotto forma di romanzo scritti su Hemingway e le sue  mogli, come per esempio "La moglie di Parigi" (di Paula McLain, concentrato su Hadley, la prima moglie, ndr)?
Probabilmente ho letto troppo, fino a essere quasi ossessionata. In un certo senso mi sentivo la quinta moglie e ho letto tutte le opere di Hemingway e di Martha Geldhorn, e in questo modo ho tentato di potermi muovere all'interno della mia capacità inventiva basandomi su tutti i fatti di cui ero certa. Invece la parte più letteraria e di fiction l'ho affrontata molto più tardi nel processo di scrittura perché non volevo esserne influenzata.
Una delle relazioni più importanti della vita di Hemingway, a parte quelle con le mogli, è stata quella con F. S. Fitzgerald. Hai indagato un po' anche in quella direzione? Non è stato una "quinta moglie", in un certo senso?
È stata una relazione difficile da definire e per certi versi ingannevole. Molte persone ritengono che ci fosse una sfumatura di tipo omosessuale, ma per me si trattava soprattutto dello scontro tra due personalità molto grandi e forti che volevano sostanzialmente la stessa cosa, cioè essere il miglior scrittore del mondo. A un certo punto Fitzgerald ha definito se stesso melanconico e Hemingway megalomane e per noi è molto più facile entrare in empatia con un melanconico che con un megalomane.
Resto scettica riguardo a una possibile relazione omosessuale tra i due.

Chi ama Hemingway deve sempre fare i conti con la sua personalità molto spesso respingente, da antieroe e da esempio negativo. Al termine di questo percorso biografico, la tua visione dello scrittore è cambiata? Ti piace di più o di meno?
Sicuramente la mia prospettiva è cambiata nel corso dell'opera. All'inizio lo giudicavo un marito tremendo e mi chiedevo perché le donne gli restassero accanto, mentre alla fine mi sono anche resa conto di quanto è accaduto dopo a queste donne, che si sono comnuque rifatte una vita, mentre lui è rimasto incagliato fino a decidere di uccidersi. È stato uno spreco enorme di talento.
Questo come autrice, ma come lettrice? Leggere ora le sue opere ha lo stesso valore di prima o assume altre sfumature?
La sua opera continua a piacermi, però è vero che aver conosciuto il suo lato biografico mi mette a conoscenza anche dei punti di debolezza della sua scrittura, perché posso vedere che ci sono libri e passaggi che funzionano meno bene, e vado a verificare che magari corrispondono ai momenti della sua vita in cui era in crisi o attraversava un momento buio.
In "Verdi colline d'Africa" scritto nel 1935 Hemingway si rappresenta al centro del libro come uomo molto macho, col grande fucile in mano mentre uccide animali, e questo è una posa molto evidente perché parallelamente il suo matrimonio stava andando in fumo.
Lui e il suo corpo sono comunque sempre al centro.
Hai subito il fascino di Hemingway?
No, alla mia età non vengo più sedottta da questo genere di uomini.
Hemingway aveva bisogno di circondarsi d'amore per la sua vita o per la scrittura?
Penso che siano vere entrambe le cose. Non usava le mogli, ma era molto felice del fatto che tutte loro adorassero la sua scrittura e lo sostenessero anche nel caso in cui non stesse scrivendo il migliore dei suoi libri o i critici lo stroncassero. Sicuramente, come scrittore, ha avuto bisogno di questo fortissimo supporto emotivo da parte delle mogli. Da un lato aveva bisogno d'amore, come tutti noi, ma dall'altro si è anche appoggiato molto alle mogli come se loro fossero il suo editor.
Una persona così irrequieta e con poca stabilità come sopravvive? Secondo te qual'era il faro nella vita di Hemingway?
Credo che il suo faro siano state proprio le donne. Lui ha avuto tantissimi incidenti, vicissitudini che l'hanno portato spessissimo vicino alla morte, e probabilmente il femminile in generale tende ad avvicinarsi di meno al pericolo, forse con l'eccezione di Martha, la terza moglie, corrispondente di guerra come lui. Forse sono state proprio le mogli a mantenerlo vivo e a essere i suoi fari nella nebbia.
Potresti dire che un altro faro nella sua vita è stato l'alcool?
No, perché l'alcool non ha la connotazione positiva che dovrebbe avere un faro. La tendenza a ripetere che aveva con le donne era la stessa che lo portava vicino all'alcool. Si sentiva giù, si sentiva male, quindi per darsi coraggio e infondersi la capacità di relazionarsi o di scrivere beveva, ma alla fine era talmente ubriaco da ricominciare il processo di tristezza e di fase bassa. L'alcool non era un faro ma uno scoglio verso cui andava a sfracellarsi.
Perché neanche una delle mogli ha mai provato a curarlo dall'alcolismo?
Probabilmente si tratta di una questione legata all'epoca: il contesto era differente e sarebbe stato difficile per loro trovare un aiuto. Loro stesse del resto erano bevitrici e non disdegnavano l'alcool. Infine, Hemingway bevitore diventava un ordigno troppo difficile da disinnescare.

La Parigi di Hemingway è più uno stato d'animo che una città reale. Oggi è possibile trovare un posto del genere?
Non lo so. Parliamo della Parigi degli anni Venti, in cui c'era un enorme fermento a livello di sperimentazione letteraria. Era un coacervo di artisti, lì insieme, che vi confluivano per tante ragioni. C'era un cambio monetario molto favorevole, cibo e vino erano buonissimi, potevano tutti avere facilmente un aiuto per i figli, con governanti a basso costo, così tutti questi elementi positivi rendevano favorevole la loro unione. Era un luogo non luogo che psicogeograficamente poteva avere un senso. Ora non so se ci possa essere qualcosa di analogo. Qualcuno ha suggerito Londra, ma io ci abito e posso dire di no... e non fatemi dire nulla sulla Brexit!

Una parte della vita di Hemingway molto significativa per lui è stata segnata il suo rapporto con la Spagna. Dietro alla fascinazione che ha subito da parte della corrida veniva da una certa immedesimazione? Secondo te lui si specchiava nel torero o nel toro?
Questa analogia è molto bella e molto utile per comprendere la sua scrittura. Io parto dal presupposto che lui volesse essere il torero e che questa oscurità elusiva che sfuggiva continuamente lui la vedesse come il toro da uccidere. Gregory, uno dei figli, era stato trovato dallo stesso Hemingway in bagno mentre tentava d'infilarsi le calze della madre. Il padre, che aveva difficoltà a comprendere questo comportamento, scrisse a Pauline, la madre di Gregory, dicendo che il figlio soffriva della stessa oscurità che tutti loro condividevano. Senza dubbio il concetto di toro come oscurità che sfuggiva era molto presente in lui. In principio voleva essere il torero, ma di sicuro verso la fine si sentiva più simile al toro.

Nella costruzione del personaggio Hemingway c'entrava in qualche modo una dose di maschilismo? Torero, pugile, reporter di guerra, bevitore. Un personaggio emblematico di una certa figura dominante di uomo, con le sue donne sempre un passo indietro: i rapporti di forza tra Hemingway come figura di macho e le donne che lo subivano erano un riflesso dei rapporti più in generale tra uomo e donna?
Sì, credo proprio che sia esattamente successo questo. La storia che racconto inizia negli anni venti, epoca nota per il suo liberalismo in tutti i sensi, per il fatto che la società era permissiva: si poteva vivere in tre e avere una relazione, ci si poteva amare tra donne, e quindi ci si chiede come mai lui si ponesse in un ruolo così conservatore e da macho.
Successivamente lo vediamo negli anni trenta a ritagliarsi addosso un personaggio su misura: scrive e pubblica su Esquire, rivista tipicamente maschile, un articolo su "come essere un uomo vero".
La sua potrebbe essere una tipica reazione di fronte alle conquiste ottenute in quegli anni dalle donne e dal femminismo, come il diritto di voto in molti stati. Il desiderio di un maschio alfa dominante poteva essere una specie di contromisura rispetto a questo.
Hilary Mantel afferma che molto spesso quando siamo trasferiti in un'altra epoca durante il processo di scrittura ci troviamo di fronte a fatti e affermazioni che suonano difficili da raccontare secondo la nostra sensibilità contemporanea. Però anche in questo caso io, come ha fatto anche Hilary Mantel, ho scelto di essere estremamente leale e fedele ai personaggi originali, forzandomi anche a scrivere cose per me inammissibili come donna contemporanea, che per loro invece erano ammissibili.

Una domanda sulla tua vita da scrittrice: in quali situazioni ami scrivere?
La notte purtroppo per me non è più disponibile perché ho una figlia molto piccola e seguo un regime piuttosto drastico: vado a letto alle 21 perché alle 5 del mattino lei si sveglia. Però amo molto scrivere appena sveglia, dopo aver bevuto un buon caffé: mi siedo e non mi alzo finché non ho finito.
Sono davvero felice di aver avuto loccasione di incontrare l'autrice di uno dei romanzi più interessanti letti quest'anno, e anche se io sono di parte perchè amo Hemingway e i suoi lavori, non posso fare a meno di consigliarlo a gran voce perchè è godibilissimo e ricco di emozioni.
Grazie a Book Me per questa splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 24 agosto 2016

"Come sposare un milionario" di Curtis Sittenfeld

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Come sposare un milionario" di Curtis Sittenfeld, edito da Book Me (rilegato a 16,90€) in uscita il 30 Agosto:
Liz e Jane Bennet lasciano New York per fare ritorno a Cincinnati. All'indomani dell'intervento chirurgico subito dal padre, vogliono verificare il suo stato di salute, convincere la madre a servirgli qualcosa di più sano delle solite bistecche e sincerarsi che la vecchia magione di famiglia in stile Tudor non crolli in testa agli anziani genitori. Tanto più che le sorelle minori Lydia, Mary e Kitty, ciascuna ostinatamente dedita ai propri affari, non sembrano intenzionate a muovere un dito per scongiurare l'incipiente rovina economica della famiglia. Una volta riuniti sotto lo stesso tetto, i Bennet danno puntualmente il peggio di sé. E mentre Liz e Jane subiscono gli agguati della madre, pronta a tutto pur di procurar loro un buon partito, complicazioni vecchie e nuove minacciano di travolgere un microcosmo che più pericolante non si può. Tra i fantasmi dei fasti che furono e plotoni di ragni infestanti, tra scapoli imprevedibili e improbabili pretendenti, riusciranno le sorelle Bennet a uscire indenni da quel ciclone chiamato amore?

Potevo forse perdermi un retelling moderno e frizzante di "Orgoglio e pregiudizio"?
Potevo perdermi il nuovo lavoro dell'autrice di "Prep" e "Sisterland"?
La risposta è NO, ad entrambe le domande.

Curtis Sittenfeld è riuscita nel delicato compito di trasportare una delle storie d'amore più amate di sempre ai giorni nostri, rispettando il carattere di ogni personaggio nonostante un aggiornamento di qualche secolo.

Troviamo la placida Jane insegnante di yoga, l'intellettuale Liz giornalista, le svaporate Lydia e Kitty maniache del CrossFit e la solitaria Mary impegnata nello studio "matto e disperatissimo".
Le sorelle Bennet devono vedersela con due genitori tutt'altro che facili: il padre vive in un mondo tutto suo, dove i debiti si accumulano e il baccano fatto dalle figlie non esiste, la madre invece è afflitta da un serio problema di shopping compulsivo e sembra interessata solo a piazzare figlie al miglior offerente - in questo non è cambiata affatto.
Quando la star del reality "Eligible" (una sorta di "Uomini e donne"), il dottor Bingley, arriva nella tranquilla e sonnacchiosa Cincinnati, per la signora Bennet è quasi una questione di principio: dovrà essere una delle sue figlie, a mettergli una nello al dito.
A lui e al suo patrimonio, ovviamente.

Posto che tutti conosciamo "Orgoglio e pregiudizio", tutti sappiamo anche come va a finire questa trasposizione.
Il suo punto di forza, però, sta nei dialoghi serrati e pieni di ironia che Curtis Sittenfeld ha saputo mettere su carta, e in una protagonista che, lo ammetto, mi è riuscita più simpatica dell'originale Elizabeth Bennet (che insomma, era un po' tanto so-tutto-io e piena di sè almeno quanto il signor Darcy.
Complici i tempi moderni, questa Liz oltre a cianciare "fa anche" (perchè può), e ho trovato perfetta per lei l'occupazione di giornalista.
Ho apprezzato il suo vivere in autonomia a New York, e in fondo anche il suo vivere una relazione d'amore in cui lei è "l'altra donna" di Jasper, un uomo in attesa di divorzio: questa è infatti l'unica relazione che le dia abbastanza indipendenza, se ci si pensa bene.
Sostanzialmente Liz Bennet sta bene per conto suo, e per quelle volte in cui non è così allora c'è Jasper.
Sarà Darcy a farle pensare per la prima volta che, in fondo, non sarebbe male avere accanto qualcuno sempre, anche quando non se ne sente il bisogno.
Ma prima dovranno superare una forte ostilità, una fase da "nemici di letto" (perchè se nella vita si beccano di continuo, a letto invece funzionano alla grande da subito) e la reticenza di Darcy ad esporsi nuovamente dopo che Liz lo ha respinto.

Mi capita di rado di non avere nemmeno una critica da fare, ma stavolta è così: in questo romanzo funziona tutto.
Dalla casa che cade a pezzi (perchè in fondo Mr Bennet non ha mai dato l'idea di quello che si occupa sul serio della sua proprietà) alle figlie volutamente disoccupate che vivono sulle spalle di mamma e papà (perchè chi le immagina Kitty e Lydia impegnate nella ricerca di un lavoro?), alla pace interiore e all'equilibrio di Jane trovato grazie allo yoga, alla sfrontatezza di Liz che la rende un'ottima giornalista.
Mrs Bennet era un incubo e resta tale: lungi da noi avere una madre così!
Mi ha divertita molto il fatto che Darcy fosse un serio neurochirurgo e invece Bingley un medico tentato dalle luci di Hollywood, perchè i due uomini erano veramente così: uno serio e concentrato sul suo dovere, l'altro più festaiolo e rilassato.
L'amore trionfa anche stavolta, ma lo fa dopo centinaia di pagine divertenti e frizzanti, che potrebbero far rivalutare "Orgoglio e pregiudizio" a chi si fosse sempre chiesto cos'avesse di tanto speciale (inclusa, lo ammetto, la sottoscritta: per me il romanzo più riuscito di Jane Austen è e resterà sempre "L'abbazia di Northanger", dove l'autrice si è lanciata in uan splendida parodia del romanzo gotico).
Mi è piaciuto immensamente, mi ha fatta ridere in più di un'occasione, e l'ho trovato un ottimo quarto capitolo di quell'opera che è il progetto Austen: sei autori contemporanei per sei romanzi dell'autrice inglese più famosa al mondo, ognuno di loro incaricato di scrivere il retelling di un libro.
Li ho letti tutti in lingua originale, - i quattro usciti finora - e ve li consiglio perchè sono frutto di un lavoro molto accurato e rispettoso dell'opera originale, a differenza di molti retelling in circolazione.
Spero vengano portati in Italia tutti e sei!
Come ve la cavate con la lingua inglese?
Se la risposta è "alla grande!" vi segnalo la puntata di Slate's Audio Book Club dedicata proprio a "Come sposare un milionario" nella quale potete ascoltare un interessante confronto a tre voci tra il romanzo di C. Sittenfeld e l'originale di J. Austen
Questo arriva in libreria il 30 Agosto, e lo consiglio vivamente.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 4 agosto 2016

"Come lui nessuno mai" di Bethany Chase

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Come lui nessuno mai" di Bethany Chase, edito da Book Me (rilegato a 12,90€):
Tutte noi ne abbiamo uno. È il Grande Se della nostra vita: l’amore che avrebbe potuto essere e non è stato. Per Sarina Mahler – architetto trentenne di Austin, Texas – si chiama Eamon Roy, occhi penetranti e fisico da urlo scolpito da anni di allenamenti come nuotatore olimpionico. Praticamente perfetto. E imperdonabile, per il modo in cui la lasciò senza preavviso né spiegazioni. Adesso, dopo anni di assenza, Eamon è tornato in città, e pretende che sia proprio Sarina a seguire la ristrutturazione della sua nuova casa. L’occasione professionale è troppo ghiotta perché lei possa permettersi di rinunciare. Tanto più che, fidanzata con l’impeccabile Noah, non ha nulla da temere da Eamon, dal suo famigerato sorriso e dai suoi modi premurosi e attenti, così lontani dal ragazzo brusco e taciturno che ricordava. E allora come spiegare il brivido di pura emozione che le percorre la schiena ogni volta che i loro sguardi si incrociano? 
Sexy, sincero, appassionante, "Come lui nessuno mai" mette in scena il più classico dei triangoli in una commedia piena di humor, di sorprese e di saggezza.

Bello, bello, bello.
Mi è piaciuto tutto, di questo romanzo: l'intraprendenza di Sarina, la sfrontatezza di Eamon, l'irriverenza di Danny (il migliore amico festaiolo di lei).
Ho riso un sacco, ho sperato in un lieto fine romantico al punto giusto, e c'è persino stato il momento-commozione quindi cosa volere di più?

Ma andiamo con ordine.
Partiamo dal fatto che Sarina ed Eamon, una vita fa, hanno passato la notte insieme, ma che al mattino il ragazzo se l'è letteralmente data a gambe.
Si è trasferito in California, e la passione per il nuoto lo ha portato ai massimi risultati possibili, incluso il trionfo alle Olimpiadi.
Ora si è ritirato, ed è tornato ad Austin, Texas, pronto a mettere su casa.
E chi meglio di Sarina, diventata un brillante architetto, per progettarla?
La donna nel frattempo ha trovato l'amore in Noah, uomo d'affari di successo, con il quale parla già di matrimonio, ma vede nel progetto di Eamon un'ottima opportunità per la sua carriera.
Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che più tempo Sarina ed Eamon passano insieme, più si piacciono.
E più Noah sembra non essere proprio il Principe Azzurro che Sarina credeva...
Grazie a Book Me per la copia cartacea del romanzo <3
Bethany Chase ha stravolto il clichè del triangolo amoroso, in questo romanzo, perchè stavolta noi vogliamo che Sarina scelga l'altro.
Vogliamo che scarichi quello che in fondo è stato per lei un buon compagno per quattro anni, perchè Eamon è attento, premuroso, sarcastico, ironico, diretto e fin troppo perspicace: con lui Sarina è una versione più divertente e rilassata di se stessa, o forse sarebbe meglio dire che con lui Sarina è se stessa.
Con lui può ballare, ridere, fare festa fino a tardi con Danny, Nicole e tutta la cerchia di amici della quale sono circondati: quando è con Noah, finisce per ritirarsi presto insieme a lui.
E poi Eamon stimola la sua creatività e la sprona a inseguire nuovi progetti, mentre Noah la vorrebbe a casa subito dopo il matrimonio, a fare la mamma a tempo pieno.
Volevo che Sarina scaricasse Noah quasi da subito, e soprattutto volevo che Eamon facesse qualcosa che la conquistasse.
Volevo il grande gesto, insomma.

L'autrice affronta un tema importante, quello del ruolo della donna all'interno della sua famiglia, e lo fa con Sarina che è una delle mie protagoniste preferite di quest'anno: una donna forte, decisa, piena di creatività e con un cuore grande.
Il suo stile è leggero, frizzante e il suo romanzo ha un ritmo trascinante.
Si inizia a leggerlo, e poche ore dopo ci si trova all'ultima pagina, incapaci di metterlo giù prima di aver raggiunto la parola "fine".
Sono davvero felice di averlo potuto leggere, e lo consiglio assolutamente come lettura vacanziera perchè perfetto da gustarsi sotto l'ombrellone ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

sabato 24 ottobre 2015

Anteprima: "Il mio nome è Sissi" di Allison Pataki

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Il mio nome è Sissi" di Allison Pataki, edito da Book Me (rilegato a 16,90€), in uscita il 27 Ottobre:
È il 1853 quando la quindicenne Elisabetta lascia gli amati boschi della Baviera per accompagnare la madre e la sorella Elena alla corte degli Asburgo. Nell’attimo in cui gli occhi del cugino Francesco Giuseppe si posano per la prima volta sul suo bel viso, il destino di Sissi è segnato: sarà lei, e non la sorella maggiore come auspicato dall’Arciduchessa madre, ad andare in sposa all’imperatore d’Austria. Comincia così la tormentata favola di una delle principesse più amate della Storia, icona universale di bellezza, simbolo di indipendenza, forza e fragilità. Perché Sissi è tante cose insieme, tutto e il contrario di tutto: spontanea e sorvegliata, inflessibile e appassionata, madre ferita e sposa disillusa, nuora ribelle e abile diplomatica, amica del popolo e instancabile viaggiatrice. Protagonista, in ogni momento, di un’epoca che non seppe comprendere né accettare fino in fondo la sua irriducibile, irrequieta modernità. Sulla scorta di un’approfondita ricerca storica, Allison Pataki rivisita la vita di Sissi con verve da grande narratrice, restituendoci, per la prima volta in forma di romanzo, tutto il fascino e la complessità di un personaggio 
indimenticabile.

Ho attraversato la "fase Sissi" al liceo, guardando i film e leggendo quattro (!) biografie diverse, e non so se saprò resistere a questa proposta Book Me!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 4 settembre 2015

Anteprima: "La ragazza che ti amò due volte" di Joanna Barnard

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "La ragazza che ti amò due volte" di Joanna Barnard, edito da BookMe e in uscita il 15 Settembre:
Un incontro fugace al supermercato e Fiona Palmer si ritrova di colpo con il cuore in subbuglio. Perché il tipo che le viene incontro con un sorriso, senza traccia di fede al dito e con il cestino mezzo vuoto da single incallito, altri non è che Henry Morgan. Il professor Morgan, l’uomo che quindici anni fa, tra i banchi del liceo, ha fatto di lei una studentessa precoce in ogni senso, regalandole il brivido di una seduzione proibita. E ancora oggi Fiona non può fare a meno di chiedersi se quella antica e bruciante avventura non fosse in realtà il Grande Amore, lo stesso che lei, legata senza troppo entusiasmo all’affidabile Dave, in fondo non ha mai smesso di cercare. Qualche bicchiere di vino e una cena in nome dei vecchi tempi: è quanto basta a riaccendere il fuoco di una passione che, questa volta, non ammette ipocrisie né mezze misure. Ma nel gioco di sovrapposizione e rimandi tra passato e presente, qualcosa non torna. E se le cose tra Fiona e il professore non fossero andate come lei ha sempre creduto? 

Appassionante e controverso "La ragazza che ti amò due volte" è un thriller dei sentimenti, un’indagine coraggiosa tra luci e ombre di una storia troppo sincera e implacabile per non essere vera.

Curiosissima, e questo entra dritto in wishlist!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli).
A presto <3

martedì 23 giugno 2015

"L'ora di lettura" di Carole Lanham

Buongiorno fanciulle!
La chiacchiera librosa del giorno è dedicata a "L'ora di lettura" di Carole Lanham (con un enorme e sentitissimo GRAZIE a BookMe e a Valentina per la possibilità di leggerlo in anteprima):
Ve lo avevo presentato in anteprima, ma vi riporto comunque la trama:
Mississippi, 1920. Hadley Crumley ha nove anni, occhi vivaci e la pelle di un invitante color caffelatte. Quando la madre prende servizio presso la ricca famiglia Browning, Hadley si innamora a prima vista della deliziosa, turbolenta Lucinda, che ha la sua stessa età, la lingua tagliente e capelli lucidi come la seta. Dopo averlo studiato per qualche tempo, Lucinda sorprende il ragazzo invitandolo nella sua stanza con il pretesto di insegnargli a leggere. È l’inizio di una strana, seducente amicizia: lunghi pomeriggi strappati alle convenzioni per dedicarsi all’esplorazione dei capolavori “proibiti” della letteratura, da Romeo e Giulietta, all’Amante di Lady Chatterley. Ma la curiosità per i libri risveglia altri, più concreti appetiti, e
quello che all’inizio è solo un gioco tra ragazzi minaccia di trasformarsi in qualcosa di molto più serio, destinato a segnare la vita di entrambi. 
Romanzo di una passione smodata per i libri e attraverso i libri, L’ORA DI LETTURA celebra l’amore con la A maiuscola, quello capace di ribaltare le aspettative, di infrangere i tabù e di sorprenderci con il dono più grande: la libertà di essere fino in fondo noi stessi.

Ho AMATO questo romanzo. Con tutte le maiuscole.
L'ho iniziato una sera e finito la sera seguente, restando sveglia fino a un orario improponibile perchè DOVEVO sapere cosa sarebbe successo ad Hadley e Lucinda.
Il mattino dopo la notte insonne il tè mi è servito XD

Iniziamo con il dire che nulla di questo libro è convenzionale.
Lucinda è una bambina prepotente che diventa una donna tirannica, Hadley è un bambino timido che diventa un uomo sottomesso ai suoi capricci.
Eppure la loro storia è intrisa di desiderio dalla prima all'ultima pagina.
Lucinda e Hadley restano insieme tutta la vita, in un modo che può sembrare crudele e infelice ma che allo stesso tempo dimostra quanto il loro sentimento fosse reale.

Anche il loro amore per i libri è anti-convenzionale.
Tutto parte infatti dal loro cercare con entusiasmo i libri proibiti: storie scabrose, intrise di erotismo o di violenza, storie macabre e del tutto inadatte sia a una rampolla di buona famiglia come lei che a un domestico meticcio come lui.
Le ore che passano a leggere sono un gioco ma anche la base su cui nasce il profondo sentimento che li unisce: attraverso "Dracula", "Grandi Speranze" e diversi romanzi erotici di dubbio gusto Lucinda e Hadley esplorano i propri desideri e le proprie fantasie.

Mi sono divertita molto nel leggere dell'imbarazzo di Hadley per gli estratti sempre più spinti proposti da Lucinda, e a tratti mi sono trovata a pensare che lui fosse una vittima della tirannia di lei.
Ma leggendo il romanzo fino alla fine ho rivalutato il loro rapporto, perchè se anche può sembrare che lei lo maltratti per tutta la vita di fatto il loro rapporto dura più del matrimonio di lei e più di ogni relazione di lui.
Tutto inizia con Lucinda ed Hadley e finisce con Lucinda ed Hadley, insieme in modi sempre diversi, ma insieme nonostante tutto.

Il mio personaggio preferito del romanzo è sicuramente Hadley, perchè l'ho trovato molto singolare.
Innanzitutto non è nero, ma meticcio.
Era scontata la storia tormentata tra una ragazza bianca ricca e un domestico di colore, ma Carole Lanham ci stupisce proponendoci invece un nero a metà.
Hadley si sente sia bianco che nero, e a volte nessuno dei due: troppo scuro per i bianchi e troppo chiaro per i neri, subisce una doppia discriminazione sociale che lo isola per tutta la vita.
Ed è qui che io ho rivalutato il suo rapporto con Lucinda: è di fatto lì'unica persona che quando lo guarda non vede un colore, ma vede uno splendido uomo.
Hadley è la versione speculare di Lucinda, sotto moltissimi aspetti.
Lei è una persona distruttiva, mentre lui sembra essere in grado di aggiustare ogni cosa.
Lei è cinica e disincatata, mentre lui è un appassionato di giardinaggio che si meraviglia ogni giorno del miracolo che rappresenta un fiore che sboccia.
Coltiva i suoi fiori con dedizione, studiandone anche il significato, e le sue aiuole e i suoi prati traboccanti di profumi e colori sono la sua dichiarazione d'amore nei confronti di quella che potrebbe facilmente passare per l'eroina romantica più insopportabile della letteratura.

Dal canto suo, invece, Lucinda è una vittima.
Almeno secondo me.
E' vittima di sè stessa e del suo pessimo carattere, della sua prepotenza che è stata tollerata troppo a lungo da un padre incapace di crescerla, e che la porta a scegliere una vita infelice per sè e per chi le sta intorno.
Ama Hadley? Io sono convinta di sì.
Sono convinta che l'amore per Hadley sia l'unico vero sentimento che si sia mai concessa di provare in vita sua, e che l'accompagna dal primo all'ultimo giorno che passano insieme.
Ogni meschinità, ogni cattiveria, ogni prepotenza che gli fa subire non sono altro che manifestazioni del suo spasmodico bisogno di non perdere chi rappresenta la parte migliore di lei stessa.

Questo libro mi ha toccata profondamente e lasciato addosso un senso di struggimento che ci ha messo qualche giorno ad andare via, ed è di sicuro una delle migliori letture del 2015 fino ad oggi.
Posso descrivere le sensazioni che mi ha lasciato addosso come molto simili a quelle provate dopo aver letto "Stoner" di John Williams, e in un certo senso Hadley me lo ricorda moltissimo.
Se avete amato il romanzo di Williams, questo vi piacerà.
Se vi incuriosisce tutto ciò che riguarda i fiori e il loro significato, in fondo al romanzo c'è addirittura un'appendice dedicata.
Se vi piacciono gli amori tormentati, questo è anticonvenzionale e lontanissimo dai New Adult di adesso ma potrebbe conquistarvi, a modo suo.

Consigliatissimo, con quattro stelline e mezzo su Goodreads meritatissime, e a cui spero davvero darete un'opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

sabato 13 giugno 2015

Anteprima: "L'ora di lettura" di Carole Lanham

Buongiorno di nuovo a tutte!
Dopo un esordio rosso corallo, ora parliamo di BookMe e un titolo interessantissimo in uscita il 23 Giugno.

Sembra essere stato scritto apposta per me, a cominciare dal titolo "L'ora di lettura".
E' il primo romanzo di Carole Lanham, autrice di racconti, ed eccone copertina e trama:
Mississippi, 1920. Hadley Crumley ha nove anni, occhi vivaci e la pelle di un invitante color caffelatte. Quando la madre prende servizio presso la ricca famiglia Browning, Hadley si innamora a prima vista della deliziosa, turbolenta Lucinda, che ha la sua stessa età, la lingua tagliente e capelli lucidi come la seta. Dopo averlo studiato per qualche tempo, Lucinda sorprende il ragazzo invitandolo nella sua stanza con il pretesto di insegnargli a leggere. È l’inizio di una strana, seducente amicizia: lunghi pomeriggi strappati alle convenzioni per dedicarsi all’esplorazione dei capolavori “proibiti” della letteratura, da Romeo e Giulietta, all’Amante di Lady Chatterley. Ma la curiosità per i libri risveglia altri, più concreti appetiti, e
quello che all’inizio è solo un gioco tra ragazzi minaccia di trasformarsi in qualcosa di molto più serio, destinato a segnare la vita di entrambi. 
Romanzo di una passione smodata per i libri e attraverso i libri, L’ORA DI LETTURA celebra l’amore con la A maiuscola, quello capace di ribaltare le aspettative, di infrangere i tabù e di sorprenderci con il dono più grande: la libertà di essere fino in fondo noi stessi.

Ecco, chi mi conosce e mi segue da un po' avrà subito pensato "America degli Anni Venti, libri, lettura... Questo è per Elisa!" e infatti non vedo l'ora di leggerlo!
Che ne dite?

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3