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giovedì 21 maggio 2020

#IoLeggoACasa: ecco com'è andata!

#IoLeggoACasa è stato il bacino digitale in cui sono confluite le storie scoperte dai lettori in piena emergenza Covid-19: abbiamo letto di più? Di meno? O magari sono state letture differenti rispetto alle nostre abitudini? Ora che è iniziata la Fase 2, ecco una panoramica letteraria della Fase 1.


Complice una pulizia e riorganizzazione delle librerie a gennaio, le lunghe ore a casa hanno permesso di recuperare letture rimaste sugli scaffali. Da segnalare, la magica fiaba di A.L. Kennedy che trasporta in un mondo lontano, e le giovani principesse baltiche protagoniste del romanzo di von Keyserling la cui vita lenta e circoscritta a castello e giardino non è più sembrata così difficile da comprendere.

Tutto chiede salvezza, di Daniele Mencarelli (Mondadori)
La vita dispari, di Paolo Colagrande (Einaudi)
Principesse, di Eduard von Keyserling (Adelphi)
Quello che rimane, di Paula Fox (Fazi Editore)
Il piccolo serpente, di A. L. Kennedy (Edizioni E/O)
La variante di Luneburg, di Paolo Maurensig (Adelphi)
David Golder, di Irene Nemirovsky (Adelphi)
La panne, di Friedrich Durrenmatt (Adelphi)
Noi contro di voi, di Fredrik Backman (Mondadori)
Tanti piccoli fuochi, di Celeste NG (Bollati Boringhieri)


Non sono mancati gli ebook, anche grazie alle interessanti promozioni e ai regali che editori grandi e piccoli hanno deciso di fare ai lettori (grazie!). Inoltre, continua il club del libro di Reese Witherspoon, e i titoli scelti per febbraio, marzo e aprile sono stati una lettura appassionante. Consigliatissimo il romanzo di A. E. Ward per chi legge in lingua inglese, e da segnalare che il romanzo di Erica Bauermeister è disponibile anche in italiano, edito da Garzanti con titolo "La bottega delle essenze" (non ci sono però botteghe nel romanzo, ehm...).

The jetsetters, di Amanda Eyre Ward
The scent keeper, di Erica Bauermeister
E noi dove eravamo? di Silvia Ziche
Untamed, di Glennon Doyle

E per tutte quelle ore passate a cucinare, pulire la casa già pulita, lucidare l'argenteria, finire il decluttering digitale? A quello hanno pensato gli audiolibri di Storytel (qui la prova gratuita di 14 giorni). Classici da recuperare di F.S. Fitzgerald ed Hermann Hesse, e il primo romanzo della collana Munizioni, splendido progetto di Bompiani curato da Roberto Saviano di cui avevamo parlato qui. Da leggere ASSOLUTAMENTE.

Tenera è la notte, di F. S. Fitzgerald
Gotico americano, di Arianna Farinelli
Tre casi per l'investigatore Wickson Alieni, di Luca Doninelli
Se tu lo vuoi, di Valeria Fioretta
Narciso e Boccadoro, di Hermann Hesse
Figlie di una nuova era, di Carmen Korn

E la Fase 2, che letture ci riserverà? Leggeremo di più o di meno?
Il ritorno delle novità in libreria sarà un stimolo o ci provocherà una forma letteraria di Sindrome di Stendhal?

mercoledì 1 aprile 2020

Questo e quello: 1 aprile 2020

Torna Questo e quello, l'appuntamento settimanale con cinque libri, film, prodotti da scoprire questa settimana. E iniziamo subito con una lettura da scaricare gratuitamente oggi!


Il Saggiatore mette a disposizione, a giorni alterni, un titolo del catalogo da scaricare gratuitamente in formato epub e mobi: quello di oggi è Hamburg di Marco Lupo, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2019. Vi aspetta qui!

Adelphi ha invece lanciato Microgrammi, una collana digitale (1,99€ a pubblicazione), che include anticipazioni di titoli disponibili in libreria in futuro. Un esempio? Un delitto in Gabon di Georges Simenon include due racconti su cinque del volume La linea del deserto, di prossima uscita.

Dopo una settimana di binge watching su Disney+, è il momento di segnalare un film davvero imperdibile per gli appassionati di fantascienza, lontano dagli schermi per anni e finalmente disponibile: Il buco nero (1979), diretto da Gary Nelson. Quell'anno fu candidato agli Oscar per fotografia ed effetti speciali, ed è un vero gioiellino dimenticato da rispolverare.

Sapete dove proliferano i batteri in cucina? Nella spugna. Esatto, quella che usate per lavare i piatti in cui poi mangiate, e i bicchieri in cui poi bevete. C'è una soluzione, però: i guanti da cucina resistenti al calore con applicazioni in silicone con cui "sfregare" allegramente piatti e bicchieri con il detersivo, e facilissimi da pulire con acqua e una goccia di detersivo dopo. Li trovate qui, in diversi colori.

Mulino Bianco ha lanciato Incontri, una serie di conserve di frutta in vaso di vetro per rendere la colazione e la merenda più golose (3,59€ per 235g). Le varianti sono:
Fragole con pere e granella di cacao
Albicocche con fichi e mandorle
Mirtilli con lamponi e scorza di limone

giovedì 3 gennaio 2019

DEGAS. Passione e perfezione, e Degas parla: l'artista al cinema e in libreria con Nexo Digital e Adeplhi

Ballerine sinuose, interni di caffè, corse di cavalli, ritratti di famiglia, eleganti nudi femminili. Ricerca costante, studio dei maestri del passato, visite continue al Museo del Louvre.
È questo il mondo in cui vi trasporterà DEGAS. Passione e perfezione, il docufilm diretto da David Bickerstaff che inaugura la stagione 2019 della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.


In programma il 28, 29 e 30 gennaio, DEGAS. Passione e perfezione vi farà attraversare le sale del Fitzwilliam Museum di Cambridge, sede della più ampia collezione di Degas del Regno Unito, per spostarsi quindi a Parigi e in Italia, dove Degas trascorse gli anni della formazione e dove ebbe modo di ricongiungersi anche col nonno paterno, René Hilaire De Gas, trasferitosi a Napoli a seguito della Rivoluzione francese.

Il film-evento offrirà una visione unica sulla vita personale e creativa di Degas, indagando la sua relazione con il movimento impressionista, la sua fascinazione per la danza e i problemi di vista che lo attanagliarono sin dagli anni novanta. Gli spettatori scopriranno così la storia della sua ossessiva ricerca della perfezione attraverso la sperimentazione di nuove tecniche e lo studio dei maestri del passato, tra cui artisti del Rinascimento italiano e pittori contemporanei come Ingres e Delacroix. Uno studio che cominciò sin dal suo personale Grand Tour in Italia e che si sviluppò anno dopo anno grazie alle continue frequentazione di gallerie e musei parigini, primo tra tutti il Louvre.

Come spiega lo storico francese Daniel Halévy, Edgar Degas (1834-1917) era un lavoratore indefesso e quasi sempre insoddisfatto che teneva la maggior parte delle sue opere nascoste in scatole: le estraeva solo quando era costretto a venderle per vivere. Degas, che gli amici descrivevano come un uomo brillante capace di sprigionare allegria ma anche terrore in chi gli stava vicino, era un artista interessato più al processo artistico in sé che al risultato finale, tanto da essere noto per l’ossessiva rielaborazione delle opere. Una mania che, in alcune occasioni, lo spinse persino a chiedere ai committenti di riavere i suoi quadri per poterli ulteriormente ritoccare anche dopo averli consegnati.


Per raccontare il quotidiano che tanto lo colpiva - la vita nei caffè parigini (dal celebre Café Guerbois al Nouvelle Athènes), le corse di cavalli, i ritratti di famiglia, i nudi femminili - Degas non si limitò alla pittura ma realizzò anche numerose statue, prediligendo però la cera o l’argilla: sosteneva di non poter lasciare nulla dietro di sé in bronzo perché «il metallo era per l’eternità». Il mercante d’arte Ambroise Vollard raccontò come un giorno Degas gli avesse mostrato una ballerina che aveva ritoccato per la ventesima volta esclamando «Non scambierei nemmeno con un secchio d’oro il piacere che sento nel distruggerla e nel ricominciare da capo».

Alla morte di Degas, nel 1917, più di 150 sculture in cera, argilla e plastilina furono trovate nel suo studio, molte delle quali conservate proprio al Fitzwilliam Museum. Saranno queste sculture, assieme allo studio di alcuni dei suoi quadri più celebri, ai racconti di chi gli stava vicino e alle sue stesse lettere a rivelare la complessa interiorità di uno degli artisti più influenti e amati dell’impressionismo.


Da non perdere anche Degas parla dello stesso Daniel Halévy (Adelphi), raccolta di aneddoti, ricordi e frammenti di diari che permettono di scoprire un lato inedito di Edgar Degas: un uomo a tratti ironico, a volte sarcastico, socievole con chi contasse davvero ma restìo alla chiacchiera vuota da salotto. Per andare oltre le ballerine, e scoprire la mano che reggeva il pennello - fino a quando la cecità non glielo rese impossibile.
La famiglia Halévy era una delle poche a casa delle quali si sentisse a proprio agio, e per Daniel l'artista (ben più grande di lui) è un amico e confidente, oltre che un mentore a cui guardare con ammirazione: nei suoi diari ne riporta con accuratezza le parole, e si rammarica qualora non fosse riuscito a farlo.
Un volume biografico senza essere una biografia, uno zibaldone di ricordi che sa di rispetto e nostalgia, ma soprattutto un titolo imprescindibile nella bibioteca di ogni estimatore di quello che fu un vero artista a tutto tondo, affascinato in ultima istanza anche dalla fotografia. Un interessante l'inserto fotografico, infatti, arricchisce il volume, con scatti realizzati dallo stesso artista, a riprova di quanto non vedesse nello strumento un nemico del suo pennello ma solo una stimolante novità.

giovedì 27 dicembre 2018

"L'avversario" di Emmanuel Carrère

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand uccide la moglie, i figli e i genitori, poi tenta di suicidarsi. L'inchiesta che segue rivela agli amici che l'uomo che stimavano e al quale erano legati da un affetto sincero non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient'altro. Da diciott'anni mentiva, e quella bugia non nascondeva assolutamente nulla.
Sul punto di essere scoperto, Jean-Claude Romand decide di eliminare le persone di cui non sarebbe riuscito a sopportare lo sguardo, e per questo viene condannato all'ergastolo.


Da qui ha inizio L'avversario (Adelphi), e il viaggio nelle oscurità della mente umana in cui Emmanuel Carrère accompagna passo passo il lettore.
La storia di una vita di finzione, di giornate vuote e sempre più prive di scopo, passate nella paura di essere scoperto non tanto dalla società quanto dai suoi cari: Jean-Claude Romand non è un uomo cattivo, è un uomo che soccombe alla paura.
Ed è la storia di questa vita che l'autore racconta, in 170 pagine dense e che, allo stesso tempo, volano veloci, inseguendo Romand atraverso gli anni, gli studi non portati a termine, il matrimonio, i figli: una vita apparentemente perfetta, ma che sotto la superficie celava un mare in tempesta.
Ci sono ore trascorse a guardare la pioggia battere sul parabrezza dell'auto, ferma in un parcheggio isolato. Ci sono ore passate al riparo delle fronde degli alberi nei boschi del Giura, al riparo dagli sguardi di tutti tranne che del più severo: il suo.

«Chiedo perdono a chi riuscirà a perdonarmi. Lo chiedo anche a chi non ci riuscirà mai» sono le ultime parole di Jean-Claude Romand prima di essere condannato all'ergastolo, e non sono le parole di un uomo malvagio. Sono le parole di un uomo che ha distrutto la sua vita e quella delle persone che amava, e lo ha fatto per paura di deluderle.
Se mai servisse una definizione degli effetti collaterali di una menzogna, sarebbe la storia di Jean-Claude Romand, narrata in modo magistrale da Emmanuel Carrère, senza dubbio una delle voci di spicco del panorama letterario francese. Da leggere.


L'avversario di Emmanuel Carrère (Adelphi) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.

martedì 27 novembre 2018

"Gli inconvenienti della vita" di Peter Cameron

Peter Cameron è autore di storie indimenticabili, a cominciare dalla più celebre, Un giorno questo dolore ti sarà utile. Ma è anche l'autore di racconti intensi, emozionanti e capaci di trasportare il lettore dall'altra parte del mondo in poche pagine.
Due di questi, rispettivamente inclusi nel 2010 tra le O.Henry Prize Stories e nel 2014 tra le Best American Short Stories, sono oggi disponibili anche ai lettori in lingua italiana, in Gli inconvenienti della vita, un'antologia (Adelphi) che non potrà non trovare posto sotto l'albero di Natale.

«La frase di apertura di La fine della mia vita a New York mi è arrivata all'improvviso, una notte in cui sentivo un desiderio quasi disperato di scrivere una nuova storia. Disperato al punto da decidere di iniziare da quella frase, di getto, e arriva a una prima scena quasi completa... e lasciare il tutto a languire nel mio hard drive per diversi anni. Solo in seguito, quando stavo lavorando a un romanzo, ho ricordato il personaggio a cui avevo iniziato a dare una voce, e l'ho ripreso pensando di inserirlo nel libro in stesura. Non è andata così, anzi: mi sono trovato a scrivere un racconto, il suo» racconta Peter Cameron, e pensando alla scena di apertura del racconto è quasi spontaneo immaginarlo alla sua scrivania, in penombra, intento a dare voce ai protagonisti di questo racconto che fa pensare immediatamente a Flannery O'Connor e a uno dei flussi di coscienza più celebri della letteratura, quello di Molly Bloom in chiusura all'Ulisse di James Joyce.
Lo scrittore in crisi creativa che divide un appartamento a Tribeca con Phillip, avvocato in carriera, è in procinto di lasciare New York, ma un inaspettato gesto di gentilezza da parte di uno sconosciuto scatena in lui un sentimento simile al fastidio, perchè «una gentilezza simile rende ancora più difficile lasciare New York. E lo è già a sufficienza. O forse sarà semplice, anzi, un grande sollievo, come abbandonare la palestra.»

Un racconto che si legge tutto d'un fiato, per poi immergersi tra le pagine di Dopo l'inondazione.
Un matrimonio può trasformarsi in una guerra «misteriosa e mai dichiarata», scrive Peter Cameron, e certo la vita in una piccola cittadina di provincia priva di brio, dove a scandire l'esistenza degli abitanti sono le inondazioni del fiume vicino, non aiuta a mantenere gioiosa una relazione.
L'amore finisce, e non sempre l'affetto che resta è sufficiente: si può smettere di combattere fianco a  fianco, e trovarsi da due lati opposti di una trincea invisibile, senza nemmeno comprendere a fondo come si sia arrivati lì.
Peter Cameron racconta sentimenti in cui oggi, forse, è sin troppo facile ritrovarsi, e lo fa con una prosa inconfondibile e il consueto talento che gli permette di non usare mai una parola di troppo, arrivando alla testa e al cuore dei lettori anche attraverso ciò che, volutamente, non viene detto.
Impossibile non pensare a chi, dell'esplorazione della natura umana attraverso il racconto, ha fatto una vera vocazione come Dorothy Parker (il cui lavoro andava ben oltre gli spaccati di vita glamour newyorkese) e a chi, come Dawn Powell, conosce oggi nuova notorietà grazie alla riscoperta degli inconfondibili ritratti tracciati tra gli anni Venti e Sessanta, e attuali più che mai.


Gli inconvenienti della vita di Peter Cameron (Adelphi) è in libreria, al prezzo di copertina di 16€.

lunedì 2 luglio 2018

Intervista a Jean Echenoz su "Inviata speciale", la scrittura e il ruolo del narratore

Buongiorno a tutte fanciulle (e fanciulli)!
Jean Echenoz è tornato in libreria con "Inviata speciale", edito Adelphi (brossurato a 18€), e ho avuto l'incredibile opportunità di incontrarlo da Walden, a Milano, per scoprire qualcosa di più sul romanzo:
Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, "Excessif", una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord.
Con "Inviata speciale" Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.

"Inviata speciale" è un romanzo avvincente, che si legge con curiosità e trepidazione, seguendo Constance dai caffè parigini alla baia di Wonsan,

Rompo il ghiaccio partendo proprio da Constance: nonostante il romanzo presenti i tratti della spy story, in esso ho trovato soprattutto un personaggio femminile potente, e l'avvincente storia di una donna. Com'è nata questa donna così singolare, e quanto delle donne della sua vita è finito in lei?
A volte uno scrittore ha voglia di costruire un personaggio femminile, ed è quello che è successo a me. Volevo che la protagonista di questo romanzo fosse una donna, soprattutto perchè i miei romanzi precedenti ruotavano attorno a personaggi maschili (è così nella "Suite di tre vite" e in " '14", ndr) e mi era stato detto che dai miei scritti traspariva una visione misogina. Rimpiango di non avere avuto la presenza di spirito di replicare, a chi mi ha accusato di non trattare particolarmente bene le donne nei miei romanzi, che in realtà agli uomini va molto peggio!
Per tratteggiare Constance ho fatto quello che fa ogni scrittore prima di posare la penna sul foglio: ho osservato. Ci sono stati pensieri e commenti di amiche e di donne che ho incontrato, per esempio, che mi hanno dato idee e sono finiti, in parte, nel romanzo.
Una curiosità che posso condividere è questa, per esempio: uno dei piatti preparati nel romanzo, a base di lenticchie, è un piatto che mia moglie prepara spesso.

Ha scritto "Inviata speciale", quando la situazione in Corea era diversa da quella attuale: abbiamo visto di recente un'apertura maggiore di questo paese nei confronti del mondo occidentale.
Detto questo, ha mai pensato di mandare nuovamente Constance in Corea?
Quando ho iniziato a lavorare sul libro che sarebbe diventato "Inviata speciale" era il 2013, e la Corea era un paese estremamente chiuso, isolato, un buco nero che esiste ma del quale sappiamo molto molto poco.
Mi affascinava questo contrasto tra l'esistenza certa del paese e il mistero che lo avvolgeva.
Non ho però mai pensato di dare un seguito al mio romanzo.
Uno degli elementi più curiosi del romanzo è quello della voce narrante. Il narratore onniscente, che interviene spesso, svolge due funzioni: da un lato ci ricorda che, nonostante tutto, siamo davanti a un'opera di finzione, dall'altro sembra quasi voler cercare una giustificazione per alcuni degli eventi a cui assistiamo.
Gli interventi del narratore servono sicuramente a confermare al lettore che ci troviamo in un contesto di finzione narrativa ma, in fondo ce ne sarebbe bisogno?
Il suo vero ruolo è quello di introdurre uno sguardo ulteriore sulla vicenda, che potrebbe essere sia quello di chi racconta ma anche quello di un semplice testimone. Inoltre, l'uso del "noi" coinvolge ancora di più il lettore, evitando che ci sia una distanza tra lui e l'oggetto della narrazione.

Ho un'altra curiosità sul testo: una delle espressioni più curiose, che mi hanno colpita, è quella scelta per descrivere il muro che attraversa la Corea, "appiccicoso come la carta moschicida".
Per scrivere questo romanzo ho affrontato un lavoro di documentazione che ha spaziato dagli articoli di giornale alla saggistica, alle fotografie, basandomi innanzitutto su quello ce ritenevo materiale "serio".
Questo fino al momento in cui mi sono imbattuto in questa storia dei nastri adesivi, che ho trovato su un sito e inserito nel romanzo senza rendermi conto che si trattava, in realtà, di una burla: in Francia non l'ho mai ammesso pubblicamente!
Quello di cui possiamo renderci conto, d'altra parte, è che la Corea è un luogo in cui avvenivano e avvengono cose talmente inimmaginabili che, tutto sommato, anche questa storia sembra perfettamente credibile. È il luogo dell'assurdo.
Sono caduto in trappola, ritenendo vera quella che ho scoperto essere una fake news, ma in fondo perchè no? Non è più assurda di ciò che accade realmente in questo paese.
In un'intervista ha dichiarato di avere sempre sulla scrivania un dizionario, quando scrive.
Non ha però parlato di un vero e proprio rituale di scrittura: esistono un luogo e un tempo per la scrittura, quindi?
Non seguo un vero e proprio rituale, no, e non c'è nemmeno una disciplina.
Posso dire che lavoro di mattina, e che mi bastano un tavolo e un dizionario.
La mia vera ossessione è quella della lingua, della verifica costante del significato delle parole che scelgo di utilizzare: devo essere sicuro che siano quelle giuste.

Com'è invece Jean Echenoz lettore? Ci sono autori che rilegge spesso, o che l'hanno influenzata particolarmente?
Ci sono sicuramente autori che rileggo, da Marcel Proust a Gustave Flaubert, perchè a seconda del momento della vita in cui li si affronta sanno dare al lettore qualcosa di diverso.
Sono invece soprattutto autori inglesi ed americani quelli che mi hanno segnato maggiormente, durante gli anni della mia formazione: Charles Dickens, Robert Louis Stevenson, Fëdor Dostoevskij, Vladimir Nabokov, Nikolaj Vasil'evič Gogol', Aleksandr Sergeevič Puškin e molti altri.
Nel momento in cui si scrive, naturalmente, è naturale voler vedere "come se la cavano gli altri scrittori" del proprio paese, ed è per questo che ora leggo più autori francesi.

Ringrazio Adelphi e Jean Echenoz per la bellissima opportunità di confronto e approfondimento, e vi consiglio la lettura di "Inviata speciale" perchè è un romanzo strepitoso, con una protagonista a dir poco indimenticabile.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto