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venerdì 4 novembre 2016

"Il cane a testa in giù" di Claire Dederer

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il cane a testa in giù" di Claire Dederer, edito Sonzogno (brossurato a 18€):
L'incontro con lo yoga può essere una scelta, una sfida. Ma può anche avvenire per caso, nel momento in cui decidiamo di dare ascolto a chi ce lo consiglia caldamente quando ci lamentiamo per i nostri piccoli acciacchi. A Claire Dederer è andata proprio così: dopo la nascita della prima figlia, si è ritrovata con un mal di schiena per il quale - secondo le amiche, i colleghi, i negozianti del quartiere e chiunque incontrasse - parevano non esserci altri rimedi. Perché non provare? Accantonate le tipiche diffidenze (non ci sarà troppo misticismo new age?), fin dalle prime sedute capì che quella nuova attività la metteva in sintonia con la sua emotività più profonda, introducendola in un mondo fino allora inesplorato. Nei dieci anni successivi, le sue settimane sono state scandite da "triangoli", "corvi", "leoni", "cani a testa in giù", tentativi più o meno riusciti di raggiungere le posizioni prescritte. Ma la vera scoperta arrivò poco per volta. Non solo il corpo (e la schiena) traevano giovamento da quella disciplina: persino il modo di vivere la quotidianità si trasformava, a sorpresa, prendendo una direzione che lei non avrebbe mai immaginato e portandola così a fare i conti con le manie che avevano plasmato la sua generazione. Claire e le sue coetanee erano cresciute compiacendosi nel tentativo di diventare "moderne", "alternative", finalmente perfette nei ruoli di moglie, madre, figlia, amica.
Più praticava lo yoga, però, più guardava in modo nuovo quel che vuol dire essere una buona moglie, madre, figlia, amica. Fino a desiderare per sé un po' meno ordine e un po' più di improvvisazione.

Una lettura imprevista ma davvero molto apprezzata, per due motivi.
Il primo è che nelle insicurezze e nel desiderio di perfezione di Claire ho rivisto tanto della tendenza attuale a voler apparire sempre perfetti - se c'è una cosa che i social media hanno acutizzato è stata proprio la nostra brama di costruirci una vita dorata e da sogno, almeno davanti allo sguardo implacabile del mondo.
Il secondo è che io non so nulla di yoga. Zero assoluto.
Ho preso qualche lezione e mi piaceva da morire, però, quindi mi sono tuffata tra le pagine con entusiasmo e tanta curiosità.

Cominciamo col dire che Claire descrive una situazione comune a quella di quasi tutti i neogenitori, ovvero quella di una coppia di individui che vuole la perfezione.
La casa perfetta, la maternità perfetta, i giochi e le attività per il pupo perfette.
Vuole sapere di stare facendo tutto bene e tutto nel modo giusto, e anche solo il minimo barlume di imperfezione (o meglio, di umanità) avvistato all'orizzonte basta a destabilizzarli.
Claire desidera così tanto essere una madre perfetta dal dimenticarsi a volte di godersela, la maternità, e di godersi il suo matrimonio.
Per poi trovarsi con il mal di schiena, piena d'ansia e di nervosismo, e cosa arriva in suo soccorso?
Avete indovinato: lo yoga.
La storia di Claire e del suo percorso verso la serenità psicofisica (e una maternità più felice) è raccontata attraverso la scoperta, da parte dell'autrice, dello yoga e delle sue posizioni.
23, per l'esattezza, di varia difficoltà e non tutte perfettamente padroneggiabili, ma ognuna in grado di insegnarle qualcosa su se stessa.

È un memoir, ma anche un romanzo, ma anche una buffa guida-non guida per chi volesse avventurarsi nel mondo dello yoga.
C'è tanta ironia nelle pagine di "Il cane a testa in giù", e tantissimo sentimento.
Si legge tutto d'un fiato, ansiosi di scoprire se il matrimonio di Claire funzionerà, se riuscirà a realizzare tutte le posizioni, se i dolori da stress passeranno e soprattutto se diventerà un apersona diversa e più serena perchè nelle ansie della protagonista ci possiamo identificare tutti.
Consigliatissimo alle neomamme ansiose di fare tutto "nel modo giusto", e a chi volesse armarsi di tappetino e provare a trovare il proprio centro: ci riuscirete ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 19 ottobre 2016

"Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga" di Louise Miller [BlogTour]

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata alla mia tappa del blogtour di "Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga" di Louise Miller, edito da Sonzogno (brossurato a 17,50€):
Non tutte le ciambelle riescono col buco. Eppure Olivia Rawlings, rinomata pasticciera del più esclusivo club di Boston, sembra fare eccezione: con le sue forme abbondanti e i capelli tinti di viola, colleziona un successo dietro l’altro, concedendosi a servizi giornalistici e apparizioni televisive, nonché a una relazione clandestina col suo datore di lavoro, padre di famiglia. Una vita dolce e piena di sapore, almeno fino al giorno della festa per i 150 anni del club, quando Olivia, sotto gli occhi di tutti, incendia non solo la torta flambé ma l’intero locale. La sua carriera è – letteralmente – in fumo, e le tocca abbandonare il glamour della metropoli per rifugiarsi a Guthrie, uno sperduto paesino del Vermont, patria di musiche e balli folkloristici. Immersa nella vita di provincia in compagnia del cane Salty, Olivia crede di ritrovare la tranquillità necessaria per riordinare le idee. Tanto più che la burbera Margaret la assume come pasticciera nella propria locanda. Per una cittadina come lei, la casetta con veranda, il frutteto, la fragranza dei cibi genuini e le serate danzanti con la band del luogo sono un vero idillio. E l’incontro con Martin, tornato da Seattle per accudire il padre malato, la persuade di non essere più così sola al mondo.
Ben presto, però, qualcosa si incrina: nel piccolo paese i pettegolezzi cominciano a girare e la nuova arrivata, dipinta come una rovinafamiglie, ne è l’oggetto preferito. Fino a quando una visita a sorpresa getterà il villaggio nello scompiglio e Olivia si troverà a dover decidere se continuare a scappare o impastare gli ingredienti che la vita sembra offrirle. E magari scoprire che quel che vuole davvero non è come lo immaginava, ma addirittura migliore.
Io ho deciso di preparare per voi una ricetta, ovviamente dolce, perfetta per le merende autunnali se accompagnata da una buona tazza di tè.
È la ricetta del mio plumcake glassato all'arancia con fondo di gocce di cioccolato, e vi serviranno:

170gr di farina
170gr di zucchero
170gr di burro (io uso quello a ridotto contenuto di colesterolo)
3 uova
un teaspoon di lievito in polvere
la scorza grattuggiata di un'arancia
gocce di cioccolato (io abbondo sempre perchè AMO il cioccolato, ma considerate almeno una bella manciata)

Inoltre vi occorrono 150gr di zucchero a velo e il succo di un'arancia per fare la glassa.

Preriscaldate il forno a 180°.
Mescolate in una planetaria le uova, la farina, lo zucchero, il burro tagliato a pezzetti, il lievito e la scorza d'arancia, fino ad avere un impasto omogeneo e senza pezzetti di burro non amalgamato.
Versatelo in uno stampo imburrato e in uno foderato di carta da forno (per evitare che la torta bruci o si attacchi).
Infornate per 35-45 minuti (la mia era pronta dopo 45 ma dai 35 in avanti tenetela d'occhio: quando è un bel marroncino dorato, e lo stuzzicadenti inserito nel dolce esce asciutto e pulito, è pronta).

Una volta raffreddata, è pronta per essere glassata.
Versate in una ciotola lo zucchero a velo, e aggiungete il succo d'arancia un cucchiaino alla volta, per essere sicuri di ottenere una glassa non troppo liquida che poi non si rapprenderebbe.
Non userete il succo di tutta l'arancia: a me ne è bastato la metà, circa.
Se preferite che il dolce sappia solo leggermente di arancia, la glassa potete farla con zucchero a velo e acqua a temperatura ambiente.
Datele il tempo di solidificarsi, et voilà.
Siete pronti a fare merenda!
Spero che la ricetta vi sia piaciuta, e soprattutto che vi incuriosisca l'idea di una pasticciera che abbandona il mondo glam della città e delle apparizioni in tv per riscoprire il fascino della vita semplice e del preparare dolci con ingredienti locali e genuini.
Io ho sempre sognato una cucina country, di quelle dove ti aspetteresti di trovare l'arrosto nel forno e la torta di mele che raffredda sul davanzale, e non ho dubbi: un giorno avrò una cucina così!
E chi lo sa, magari preparerò proprio la torta di Olivia... ma per scoprirne la ricetta dovrete sbirciare il romanzo.
E a questo proposito, abbiamo uan copia cartacea del libro in cerca disperata di una nuova casa, e provare a dargliene una è davvero semplice.
È sufficiente che voi:

1) Commentiate tutte le tappe
2) Vi iscriviate ai nostri blog
3) Mettiate "Mi piace" alla pagina Facebook di Sonzogno
È gradita anche la condivisione delle tappe sui vostri social, ma non è obbligatoria.
Compilate il modulo qui sotto ed è fatta:

a Rafflecopter giveaway Per non perdere nemmeno una tappa, seguite il nostro calendario:
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 27 settembre 2016

"La sposa scomparsa" di Rosa Teruzzi

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La sposa scomparsa" di Rosa Teruzzi, edito da Sonzogno (brossurato a 14€):
Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

Eccomi qui con un bel giallo italiano ambientato proprio nella mia città, Milano.
I Navigli sono a un passo da casa mia, e così anche via Giambellino.
I protagonisti di questa storia si muovono proprio nella "mia" Milano, e questo mi ha fatta sentire a casa.

Detto questo, Rosa Terruzzi ha scritto un bellissimo romanzo che è allo stesso tempo un giallo e una storia di famiglia, dove ad investigare e a far riaprire un caso chiuso da tempo sono una giovane poliziotta, sua madre e la sua alquanto originale nonna.
Protagonista a pieno titolo è proprio la madre, Libera, quarantasei anni, che, colpita dall'appello di una donna incapace di accettare di non sapere cosa ne sia stato della figlia scomparsa da tempo, decide di spronare la figlia e la polizia a riaprire il caso.
Cosa ne è stato di Carmela Minardi, sparita l'8 Agosto 1988?
Nessuno lo sa, ma più "indagano" (a volte trovando soluzioni discutibili ai vari intoppi in cui incorrono), più Libera e sua madre Iole ne sono convinte: la ragazza nascondeva qualcosa.
Saranno proprio loro, insieme alla figlia poliziotta Vittoria, a scoprire una verità rimasta sotto silenzio troppo a lungo.
Ho davvero apprezzato questo romanzo di 162 pagine, ed è la prova che non sempre essere prolissi paga perchè qui non c'è una parola di troppo ma nemmeno una di meno.
Rosa Teruzzi in meno di 200 pagine ci racconta una storia appassionante, piena di piccoli segreti svelati a uno a uno, descrivendoci ogni ambiente senza troppi, intuili dettagli, e senza che il ritmo della narrazione rallenti.
Si legge tutto d'un fiato, verso un finale che da un lato offre al lettore la soluzione del caso, dall'altro offre lo spunto per un'eventuale nuova indagine delle tre insolite detective.

Non voglio dirvi di più della storia, MA voglio dire che ho apprezzato moltissimo, oltre allo sviluppo di una trama decisamente "gialla", anche il lato ironico del libro.
Nonna Iole è esilarante, il fatto che Libera si trovi improvvisamente quasi contesa da due uomini affascinanti - e il suo relativo imbarazzo - è divertente e a volte molto tenero, e l'evoluzione dei rapporti nonna-figlia, madre-figlia e nonna-nipote è davvero ben costruita.

Consigliatissimo a chi volesse scoprire un giallo tutto milanese e tutto italiano e a chi non sa dire di no alla risata anche in un contesto di omicidi e sparizioni.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 1 agosto 2016

"Mare nero" di Gabriella Genisi

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Mare nero" di Gabriella Genisi, edito da Sonzogno (brossurato a 14€):
In una giornata di metà settembre, al largo di Bari, il mare restituisce i corpi di due giovani, da poco fidanzati. Insieme ad altri amici, approfittando del clima invitante, erano usciti per una gita in barca e per delle immersioni subacquee nei pressi di un relitto, ma l'allegra escursione si è trasformata in tragedia. Sembra il tipico incidente, dovuto all'imprudenza o alla fatalità. Eppure qualche indizio non quadra e, quando arrivano i risultati dell'autopsia, tutto un altro scenario prende forma. Qualcuno ha voluto uccidere. Ma perché? Toccherà al commissario Lolita Lobosco, animata, come sempre, da un'inesausta passione per la giustizia (oltre che per la buona cucina e i tacchi a spillo), indagare su questo caso. La ricerca della verità si rivelerà particolarmente difficile, tanto più che le acque dell'Adriatico nascondono misteri che in troppi hanno interesse a non far venire a galla. E, come se non bastasse, perfino il questore, attento a non pestare i piedi ai potenti di turno, metterà i bastoni tra le ruote. Ma la bella Lolita, grazie all'aiuto dei suoi fidi collaboratori Esposito e Forte, del sorprendente medico legale Franco Introna e, perché no, di un imprevisto nuovo amore, riuscirà a mettere insieme i pezzi di un inquietante rompicapo. Senza esitare a tuffarsi, letteralmente, nelle gelide profondità del suo mare.

Questa è ormai la sesta puntata delle indagini del commissario di polizia Lolita Lobosco, personaggio seriale fatto esordire da Gabriella Genisi nel 2010 con “La circonferenza delle arance”, poi seguito da “Giallo ciliegia”, “Uva noir”, “Gioco pericoloso” e “Spaghetti all’assassina”, tutti pubblicati con cadenza annuale da Sonzogno.

Non avevo ancora fatto conoscenza con quest’autrice, e devo dire che è stato un incontro piacevole, anche perché la serialità del personaggio si avverte poco, e che le singole indagini possono essere tranquillamente lette in modo indipendente una dall’altra.
La vicenda è ambientata, come le precedenti, a Bari, di cui la Genisi ci descrive molto bene l’atmosfera, tipica di ogni città di mare, in cui la vita è spesso scandita dalle attività portuali e dal viavai delle navi e dei pescatori, mentre il pesce fresco è parte integrante dell’alimentazione quotidiana.

Sotto certi aspetti, Lolita Lobosco appare un po’ come una versione femminile del commissario Montalbano di Andrea Camilleri, a cui la Genisi ha reso omaggio in modo esplicito immaginando un’amicizia tra i due personaggi, nata in passato da un breve soggiorno di Lolita a Vigata e mantenuta con frequenti scambi telefonici.
Come Salvo Montalbano, del resto, Lolita ama intercalare i suoi discorsi con espressioni prese dal dialetto locale (ovviamente barese e non siciliano) e adora la buona cucina: non a caso, in appendice al volume troviamo una serie di ricette, che invitano i lettori a preparare alcuni piatti tipici della cucina pugliese a cui si accenna nel corso della storia.

Il punto di forza del romanzo sta però, oltre alla simpatia suscitata dalla protagonista, donna intraprendente e concreta, tra l’altro poco incline a preoccuparsi eccessivamente della propria vita sentimentale, nell’ampio respiro che assume ben presto l’indagine, in cui la tragica morte dei due fidanzati si rivela essere solo il punto di partenza per arrivare a occuparsi di tutt’altro, in un contesto molto più impegnativo.

Gabriella Genisi si rivela quindi appartenere a quella caegoria di autori che sanno inserire abilmente una trama poliziesca in un contesto di denuncia sociale, affrontando di volta in volta problemi scottanti come il terrorismo, la violenza sulle donne o l’inquinamento ambientale, cosa che rende senza dubbio i loro romanzi più interessanti rispetto ad altri puramente “di genere”.
Un altro tocco personale dell’autrice, che sembra aver incontrato molto il favore dei lettori, è la sua  scelta di far incontrare spesso Lolita Lobosco con altri personaggi letterari divenuti popolari negli ultimi anni: le fan di Alessia Gazzola si preparino dunque a ritrovare, tra le pagine di “Mare nero”, anche la simpatica Alice Allevi.

Un romanzo godibile anche da solo, prescindendo dai cinque precedenti e che può essere un valido compagno sotto l'ombrellone vista mare ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 9 giugno 2016

Anteprima: "La valle delle bambole" di Jacqueline Susann

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "La valle delle bambole" di Jacqueline Susann, edito da Sonzogno (brossurato) in uscita il 30 Giugno:
La seconda guerra mondiale è finita da poco e - per chi è giovane e intraprendente come Anne, Neely e Jennifer - New York rappresenta il Grande Sogno. Le tre ragazze, che arrivano dalla provincia americana, approdano a Manhattan per cercare fortuna. E, a loro modo, la trovano: una recita nei musical di Broadway, un’altra lavora nella pubblicità, la terza riesce a sposare un attore-cantante famoso. Poco per volta, però, la buona sorte le abbandona. E allora, per tirare avanti, l’unica consolazione restano le “bambole” ovvero, nel gergo di quegli anni, le pasticche che servono a trovare un po’ di pace o di eccitazione. Finché anche quelle non si trasformano in uno strumento di autodistruzione… 
Pubblicato nel 1966, "La valle delle bambole" di Jacqueline Susann fu uno dei più clamorosi casi editoriali della letteratura americana, arrivando a vendere nel mondo oltre 30 milioni di copie (come "Via col vento"). Al grande successo contribuiva l’aura scandalosa di una prosa che metteva in scena, con linguaggio schietto, storie d’amore e di sesso, ma che, soprattutto, intercettava i cambiamenti nei costumi di massa. L’autrice era un’esordiente non più giovanissima, eppure incantava poiché riusciva a toccare, con voce autentica e senza autocensure, i temi brucianti della vita delle donne: il piacere, il lavoro, l’amore, il matrimonio. Non è dunque strano che oggi figure influenti come Gloria Steinem e Lena Dunham abbiano incoronato il libro di Jacqueline Susann come un classico della cultura pop. Un classico che oggi, a cinquant’anni di distanza, ha ancora molto da dire.

Ho visto il film (ed era strepitoso, provate a recuperarlo!) e sono curiosissima di leggere il romanzo da cui è stato tratto: un'ottima idea quella di ristamparlo, perchè quando l'avevo cercato in libreria non era disponibile da nessuna parte.
Che io ami le copertine Sonzogno ormai si sa XD

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 2 maggio 2016

Chiacchierata con Minna Lindgren, su "Fuga da Villa del Lieto Tramonto", la Finlandia e... Molto altro!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi vi propongo l'intervista a Minna Lindgren, autrice della Trilogia di Helsinki della quale Sonzogno ha già proposto i primi due capitoli:
Trovate qui la recensione del primo volume, "Mistero a Villa del Lieto Tramonto", e qui la mia tappa del blogtour dedicato al seguito: non c'è la mia recensione, ma c'è una ricetta golosa per i biscotti speziati di gusto "nordico" (ok, la ricetta era svedese, ma l'ho comunque ritoccata quindi... Voi provateli XD).
Ma veniamo a noi, o meglio, a Minna!

1) Come mai questa scelta così particolare di tre protagoniste in età avanzata, che pongono tutta una serie di problemi legati alla loro età e di impedimenti che ovviamente non avremmo con un detective più giovane?
Volevo scrivere di anziani e dei problemi legati alla terza età perché si tratta di un problema importante, che riguarda tutti noi. La terza età è infatti l’unica età che non può essere illuminata dalla patina della nostalgia, come succede per esempio con la giovinezza, in cui tutto è edulcorato.
Nei media finlandesi gli anziani vengono rappresentati in chiaroscuro, molto in negativo, mentre io ho un’idea molto allegra della terza età. Ho un’immagine dell’anziano decisamente diversa da quella che viene proposta.

2) A proposito di come descrive la vita degli anziani in questa casa di riposo, che in definitiva ci appare abbastanza terrificante, le cose stanno davvero così, in Finlandia, oppure lei ha reso la situazione un po’ più grottesca?
Purtroppo è tutto vero, ma la letteratura non va letta cercando ciò che è vero o falso.
Da giornalista mi sono occupata per circa due anni del mondo degli anziani, e mentre lo facevo ho cominciato a ricevere telefonate e lettere da parte delle persone e mi sono resa conto la realtà era peggiore di quella che potevo descrivere nei miei articoli.
La situazione era molto drammatica, ma le cose più scioccanti io non le avevo ancora raccontate e non lo potevo fare. Per questo ho seguito il consiglio di una mia insegnante che mi ha detto “quando vuoi raccontare la verità scrivi un romanzo”. Questo è un romanzo, ma è tutto basato sulla realtà, sulla verosimiglianza, quindi quello che è scritto è passibile di verosimiglianza.
Sono andata molto in giro a presentare il libro in Finlandia, anche nelle fondazioni che si occupano degli anziani e la cosa più gratificante è stata che alla fine delle presentazioni gli anziani venivano a stringermi la mano e a dirmi “questo è più vero della verità”.

3) Questi romanzi sembrano essere una critica sociale del sistema sanitario e assistenziale della Finlandia, ad esempio pensando anche alle infermiere giovani e impreparate, oppure al disinteresse dei parenti. Come si è arrivati a questa situazione? Esiste una possibilità di miglioramento?
La Finlandia è un paese di ingegneri, molto efficaci e molto tecnici.
Tutto deve essere molto efficiente e basato sui documenti.
Tu guardi i documenti, vedi quello che c’è da fare, e lo fai.
Nessuno ha progettato di arrivare a questo punto, ma questo è il risultato dell’agire nella maniera più efficace, facendo in modo che il deficit di bilancio sia il minimo possibile.
Poi si arriva all’estremo che nella cura non servono più le persone capaci.

4) In entrambi i libri è molto forte il tema di come gli anziani affrontano la morte, soprattutto nel secondo libro si parla di eutanasia. Volevo sapere qual è la sua posizione su questo argomento, e se il suo pensiero è quello dei protagonisti.
Ho scritto un articolo sulla morte di mia madre, che desiderava morire di vecchiaia, ma in questa società finlandese di ingegneri la morte dev’essere sempre controllata, dev’essere qualcosa messo da parte e non si può parlare di avere una “bella morte”.
Nel 2015 è stato detto che da quel momento in poi in Finlandia si poteva morire semplicemente di vecchiaia, ma fino a quel momento questa non era ammessa come causa di morte: ci voleva una motivazione di decesso. A me sembrava una cosa ridicola, che non si potesse morire di vecchiaia.
In tutti i miei libri c’è qualcosa di divertente e un argomento serio: qui l’eutanasia è l’argomento serio. Quando si parla di morte degli anziani l’eutanasia non è nemmeno messa in discussione: la si associa a una persona che ha un male terminale, come un tumore ai polmoni, che può avere un decorso lungo e doloroso. Negli anziani, dopo una certa età, la morte diventa un desiderio.
In questo secondo libro ho messo questo personaggio che ha completamente perso la sua personalità: la moglie parla di eutanasia perché non sopporta di vedere il marito in quelle condizioni.

5) Nei libri c’è qualcosa di lei? Un personaggio, oppure quei viaggi in tram da cui traggono spunto per le riflessioni sulla città e renderla protagonista?
Qualunque libro di qualunque scrittore parla di lui e del suo mondo, e io mangio lo stesso cibo, ascolto la stessa musica e prendo gli stessi tram dei miei personaggi.
Scrivendo di loro, io prendo queste anziane e le faccio uscire nel mondo.
E quando sono al computer a scrivere con la musica d’opera in sottofondo, anch’io esco fuori ed entro nel loro mondo.
Mia nonna a vent’anni è rimasta vittima di un incidente: è finita sotto un tram e ha perso una gamba. Aveva una protesi che era un aggeggio molto pesante, che non si piegava, ma mia nonna non voleva a rinunciare a fare quello che facevamo noi, a stare con noi bambini.
Ogni tanto prendeva uno dei nipoti, soprattutto me che abitavo più vicina, e ci portava in giro. Guardava una cartina di Helsinki per decidere dove andare, poi prendevamo i tram e giravamo, mentre lei mi raccontava dei palazzi che ci passavano davanti.
È stato allora che ho imparato e ancora oggi è una cosa che amo molto fare.

6) Mi ha colpito molto la critica negativa che fa al suo paese e di alcune sue scelte di vita, come questa sorta di crudezza che c’è nei confronti delle persone, e soprattutto degli anziani.
Questo romanzo non è una biografia, ma una satira. L’umorismo è uno strumento delicato, perché il riso è molto vicino al pianto, non può essere solo divertimento. Quando fai ridere una persona, subito dopo puoi proporle un argomento difficile, che quella persona è più pronta ad accogliere.
Io sono convinta che la lettura possa influenzare davvero le persone.
In Finlandia noi non abbiamo problemi di soldi ma di atteggiamento.
7) In questo libro si tocca anche il tema dell’immigrazione, che in questo momento è un problema delicato per l’Europa. Qual è la realtà che lei vive nel suo paese a questo proposito?
Credo che le cose non vadano molto bene, e la politica dell’immigrazione è molto criticata.
La prima persona che nel primo libro aiuta le anziane è ai margini della società.
Nel secondo ci sono degli immigrati, con cui loro cucinano insieme, e questo ha quasi una vena erotica. In Finlandia sanno cucinare solo gli anziani e gli immigrati.
Si incontrano i due soggetti che sono ai margini della società.
Frequentando gli anziani mi sono resa conto che sono aperti agli altri, che vanno oltre le apparenze. La vecchiaia si lega a una sorta di apertura dello spirito.
Da una statistica ho appreso che gli anziani hanno due caratteristiche: la curiosità e il senso dell’umorismo. Non si sentono minacciati da niente ma sono molto interessati da quello che gli accade intorno.

8) In  fondo le sue tre nonnine è come se non avessero tanto tempo per preoccuparsi per quello che ci sarà dopo. Sono molto ancorate al presente. Questo rispecchia la sua visione delle cose o è stata una scelta precisa per non entrare troppo in un discorso religioso, focalizzandosi su una storia satirica, umoristica?
Lo chiedo perchè in Italia è davvero molto difficile che in un romanzo con protagoniste delle eprsone anziane non si vada a toccare la sfera religiosa.
Il mio è un paese molto laico. L’ottantacinque per cento della popolazione appartiene alla chiesa ma nessuno ci va. Per gli anziani la morte è un fatto naturale e non si lega alla religione.
In Finlandia appartenere alla chiesa significa versare una quota annuale alla congregazione: non come in Italia andare semplicemente a messa, si fa proprio parte della parrocchia.
La quantità di persone che paga e fa parte della comunità è comunque bassa.
Un anziano ancora attivo e vivace come le mie protagoniste vuole sapere cosa succede nel mondo adesso, mentre spesso agli anziani si chiede di parlare della gioventù, del periodo del Depressione. Mio padre era un eroe di guerra, ma negli ultimi anni stava diventando pazzo perché tutte le attività che gli offrivano erano legate al ricordo degli anni passati.
Io comunque ho un amico che ha una suocera italiana, adesso ricoverata in una casa di riposo nell’alta Italia, e ho già deciso che quando sarò vecchia verrò qui: nelle vostre case di riposo si sta meglio, e poi ci sono buon cibo e buon vino.

9) Ora qualcosa su di lei: è la prima volta che viene a Milano?
No, ci sono già  stata per portare alla Scala un gruppo di anziani appassionati dell’opera lirica.
E stamattina ho fatto uno dei miei giri in tram: Milano è l’unica città europea in cui ci sono ancora in circolazione tram degli anni Settanta.

10) Lei è lettrice oltre che scrittrice? Quali autori hanno influenzato la sua scrittura?
Non ho un modello particolare però sono sicuramente una lettrice, soprattutto di narrativa finlandese e dei paesi nordici. In finlandese viene tradotto poco, principalmente dalla Russia, dai paesi anglosassoni e dalla Germania. Per quanto riguarda l’aspetto umoristico, c’è un autore finlandese che viene anche citato nel romanzo, ed è Ollie.

11) Ha delle abitudini particolari come scrittrice, o regole che si crea?
Lavoro come giornalista e ho tre figlie...
Sono molto invidiosa di Virginia Woolf che aveva una stanza tutta per sé.
In casa mia c’è un tavolo in sala da pranzo, dove mi metto a scrivere tra un pasto e l’altro.
Però ho un’ottima capacità di concentrazione.

Spero che l'intervista vi sia piaciuta, e presto arriverà anche la recensione di "Fuga da Villa del Lieto Tramonto": è già programmata.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 28 aprile 2016

"Il tuo castello tra le nuvole" di Barbara Sophia Tammes

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il tuo castello tra le nuvole" di Barbara Sophia Tammes, edito da Sonzogno (brossurato a 16,50€):
Non vedi l’ora di rilassarti? Di prenderti un po’ tempo da dedicare soltanto a te, senza divieti, obblighi o restrizioni? Ecco un libro che insegna a usare il potente mezzo dell’immaginazione per scoprire i propri desideri, uscire dalla routine di tutti i giorni e costruire nuove possibilità. Un approccio originale al benessere e al pensiero positivo in cui anche le illustrazioni, come parte essenziale del metodo, ti aiuteranno a stimolare la fantasia spingendoti a immaginare la tua mente come un castello da arredare, per migliorarti la vita. Focalizzandoti sui tuoi desideri, invece che sulle tue paure, accrescerai le possibilità di far virare la realtà nella direzione giusta e di andare incontro al cambiamento e al successo. Non ti resta che iniziare. Entra nel tuo Castello, rendilo accogliente e grazioso, arredalo seguendo i consigli di Barbara. Percorri ciascuna delle 25 stanze descritte e disegnate per te: alla fine di ogni tappa, anche grazie alle domande che l’autrice ti porgerà tenendoti per mano e guidandoti come una vera amica, ti conoscerai più in profondità. Diventerai così consapevole dei tuoi veri desideri, e riuscirai a esprimerli a parole, a sperimentarli come immagini, a percepirli come profumi, a provarli come emozioni: sarai perfino in grado di trasformare la realtà. Puoi chiamarla profezia che avvera i desideri. Oppure, il tuo Castello tra le Nuvole, quello spazio interiore e unico dal quale si può riemergere rinnovati, tanto da renderlo il posto migliore in cui vivere.

Chi mi conosce sa che vado matta per questo genere di libri, e questo perchè mi permettono di vedere ciò che mi circonda o mi passa per la testa da una prospettiva differente.
Quando questo splendido volumetto, ricco di illustrazioni e spunti interessanti, è arrivato nella mia cassetta postale, è stato un attimo prepararmi una tazza di tè e immergermi nella lettura.

L'espressione "avere una gran confusione in testa" la conosciamo tutti, e un motivo c'è: i pensieri hanno effettivamente bisogno di essere organizzati.
Certo non è semplice, non essendo tangibili, ma Barbara Sophia Tammes propone un modo divertente e sicuramente accattivante di immaginare la nostra mente.
Pensatela come il vostro castello.
Esatto, avete capito bene: un castello di ben 25 stanze, ognuna con la sua funzione: dalla Cucina alla Suite Reale della Malvagità, dalla SPA Mentale alle Stalle Reali, in questo palazzo non manca proprio nulla.

L'autrice accompagna il lettore con leggerezza e ironia in quello che è un vero percorso di auto-osservazione e (semi) auto-analisi, al termine del quale non solo ci si trova con una mente più sgombra e meno confusa, ma ci si conosce decisamente meglio.
Grazie a Sonzogno per la copia cartacea del saggio <3
Potrei dirvi tutto ciò che ho amato di questo volumetto (arricchito da bellissime illustrazioni della stessa autrice), ma sostanzialmente vi farei uno spoiler lungo 220 pagine visto che mi è piaciuto tutto.
Invece, vi voglio parlare delle tre cose che mi hanno colpita di più:

1) devo per forza partire dalla Suite Reale della Malvagità, perchè quando ho letto il capitolo da pagina 188 a 193 mi sono davvero ritrovata. L'idea è che in tutti ci sia una parte oscura e malefica, e che il modo migliore per non farla uscire a far danni sia quello di darle una suite superlussuosa, così bella da far sì che quella cattiveria proprio non voglia saperne di uscire.
L'unico caso in cui potrebbe essere utile farvi ricorso è quello in cui vogliate concedervi uno scatenato attacco di rabbia, ed è per questo che in questa stessa sede Barbara Sophia Tammes ci parla anche dei Manager della Rabbia, ai quali puoi lasciar fare il lavoro sporco di arrabbiarsi per te: l'allenatore, la purista, il frigo e la fiorista. Sono morta dal ridere leggendo i loro profili, e quindi ve li lascio scoprire in libreria (sono cattiva, lo so).

2) il Giardino dei Desideri, perchè andiamo: chi non ne vorrebbe uno?
L'idea è che ogni nostro desiderio vero, profondo, sia come un seme: va piantato nel nostro giardino, coltivato e curato per permettergli di crescere e sbocciare in uno splendido fiore.
Nel concreto, poniamo il caso che qualcuno desideri ardentemente saper scattare delle splendide foto.
Il suo seme sarebbe coltivato frequentando assiduamente un corso di fotografia, scattando e sperimentando con costanza, frequentando mostre e gallerie per trarre ispirazione.
Ricordate Gretchen Rubin e il suo "Cambiare è facile"? Diceva che quello che facciamo ogni giorno conta più di ciò che facciamo una volta ogni tanto, e qui si dice la stessa identica cosa: non potete piantare il seme e chi s'è visto, s'è visto. No, dovete prendervene cura ogni giorno o la piantina muore.

3) il Cestino delle False Idee, che trovate a pagina 142. Qui devono finire le insicurezze, le paranoie e le paturnie, in primis. E poi le aspettative esagerate, gli obbiettivi irraggiungibili, le convinzioni non così convinte e via dicendo. Niente raccolta differenziata: via tutto nel bidone, per ripartire più leggeri.

Questo libro si legge in un baleno, per poi tornare indietro a sottolineare, mettere linguette adesive e riguardare le illustrazioni che lo riempiono di vita e di colore.
Mi è piaciuto moltissimo e mi ha insegnato qualcosa di veramente utile e, nella sua semplicità, illuminante: mi sento di consigliarlo veramente a tutti!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 19 aprile 2016

Anteprima: "L'amore è una cosa meravigliosa" di Han Suyin

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "L'amore è una cosa meravigliosa" di Han Suyin, edito da Sonzogno (brossurato a €18) in uscita il 28 Aprile:
Vennero versati fiumi di lacrime, nel 1955, quando uscì nelle sale "L'amore è una cosa meravigliosa", con Jennifer Jones e William Holden. E tutti di nuovo piangevano quando dai jukebox risuonava la canzone composta per il film, Love Is a Many-Splendored Thing, interpretata da Andy Williams. Quasi tutti, però, ignoravano che dietro questa commovente vicenda sentimentale c'era una storia vera, raccontata nell'omonimo romanzo di Han Suyin, dottoressa metà cinese e metà europea, donna molto bella, più volte maritata, ma lacerata tra Oriente e Occidente nella sua scomoda identità di "mezzo sangue". Il romanzo, fortemente autobiografico, si svolge a Hong Kong alla fine degli anni Quaranta. Racconta la storia d'amore tra una donna cinese di buona famiglia, che ha studiato medicina nelle scuole inglesi, e un giornalista britannico residente in Asia, sposato con figli. È una relazione molto travagliata, circondata com'è dall'ostilità e dai pregiudizi della famiglia di lei e della società circostante. Sullo sfondo si agitano le passioni politiche del dopoguerra, l'epopea della guerra civile e la vittoriosa Lunga Marcia dei comunisti di Mao Zedong. "L'amore è una cosa meravigliosa" (1952) fu un successo mondiale, con moltissime edizioni internazionali, quattro solo in Italia, dove vinse il Premio Bancarella nel 1956. Sonzogno lo ripubblica in una nuova traduzione, arricchito da una postfazione di Renata Pisu.

Ho visto il film, ma non ho mai letto il romanzo e quindi sarà la buona occasione per farlo!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 6 aprile 2016

"Fuga da Villa del Lieto Tramonto" di Minna Lindgren [BlogTour]

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi é dedicata alla mia tappa del blogtour di "Fuga da Villa del Lieto Tramonto" di Minna Lindgren, edito da Sonzogno (brossurato a 17,50€) in uscita il 14 Aprile:
Pareti abbattute, tubature divelte e trapani che spaccano i timpani. Villa del Lieto Tramonto, la tranquilla residenza per anziani nella periferia di Helsinki, è sottosopra per massicci lavori di ristrutturazione, e alle inseparabili Siiri e Irma non resta che cercare un modo per fuggire. E alla svelta: loschi individui – sono davvero muratori? – si aggirano nell’edificio, e il portagioie della loro compagna Anna-Liisa è scomparso. Tutto sotto gli occhi della direzione della struttura. Perché allora non affittare un appartamento in centro, lontano da disagi, furti e calcinacci? Meglio però allargare l’invito agli amici della canasta: la puntigliosa, cara Anna-Liisa e l’ambasciatore, il suo distinto consorte, oltre all’infelice Margit alle prese con la grave malattia del marito. La convivenza nello stravagante alloggio – raso rosso alle pareti, un letto rotondo e un improbabile palo da lap-dance in soggiorno – in uno dei palazzi più antichi della capitale finlandese, è per il gruppo di anziani un avventuroso nuovo inizio: la spesa al pittoresco mercato coperto, il bucato, i pasti da cucinare, amicizie inaspettate e giri in tram tra vecchi ricordi e scoperte entusiasmanti. Eppure, qualcosa non quadra. Per il fiuto investigativo di Siiri e Irma, la ristrutturazione nasconde ben altre, criminose attività, e quando il mistero comincerà a dipanarsi tra comici passi falsi, inattesi colpi di scena e irriverenti quanto umane opinioni sulla morte, le ostinate vecchiette toccheranno con mano quanto sia facile lasciarsi ingannare dalle apparenze. Anche alla loro non più tenera età. Il nuovo episodio della Trilogia di Helsinki, irresistibile commedia gialla che mescola sapientemente suspense, umorismo e acute riflessioni su temi sociali di rilevante attualità.

Il blogtour prevede tanti blog e tante tappe, piene di bellissimi contenuti, ed ecco qui il calendario completo:
La mia tappa è quella golosa, perchè quella che vi propongo è la ricetta dei biscotti alla cannella in perfetto stile svedese, facilissimi da fare e ancora più veloci da mangiare ;)
Con che altri biscotti potreste mai prendere il tè insieme a Siiri, Irma ed Anna-Liisa? 
Vediamo gli ingredienti:
250 gr di farina 
100 gr di zucchero 
60 gr di zucchero di canna 
1 cucchiaino di cannella 
1 cucchiaino di cacao amaro
1/2 cucchiaino di lievito 
buccia d’arancia grattugiata 
125 gr di burro, ammorbidito a temperatura ambiente
1 uovo

Prendete una ciotola di medie dimensioni, e al suo interno mescolate la farina, lo zucchero di canna, lo zucchero semolato, il cacao, la cannella, la buccia di arancia grattugiata e il lievito: sostanzialmente tutti gli ingredienti secchi.
Una volta che sono ben miscelati, create un piccolo buco al centro e rompeteci l’uovo.
Aggiungete anche il burro ammorbidito.
Impastate il tutto, a mano o con un cucchiaio di legno, fino ad ottenere un panetto omogeneo. Mettetelo in frigo per 30 minuti, affinchè raggiunga la consistenza necessaria alla sua stesura.
Poi stendetelo su una superficie infarinata con uno spessore dai 3 ai 5 millimetri.
Con un tagliapasta (o formina da biscotti), ricavate i vostri biscotti che andrete a disporre sulla teglia rivestita di carta forno, ben distanziati: in cottura crescono, e rischiate che si attacchino.
Infornate a 180 gradi per 10 minuti circa, ma passati i 5 controllateli spesso: i miei a volte sono pronti in dieci, altre in otto.
Eccoli pronti!
Profumano di spezie, autunno e pomeriggi rintanati in casa mentre fuori si gela, armati di coperta e tazza di tè. L'atmosfera giusta per seguire le intrepide protagoniste della trilogia di Minna Lindgren: io aspetto già il terzo episodio!

Seguite il blogtour, e fatelo non solo per i post davvero carini che abbiamo preparato per voi, ma anche perchè una copia del romanzo cerca disperatamente una casa.
Ecco il modulo per provare ad "adottarla":


Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 1 marzo 2016

"La vita segreta e la strana morte della signorina Milne" di Andrew Nicoll

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La vita segreta e la strana morte della signorina Milne" di Andrew Nicoll, edito da Sonzogno (brossurato a 17,50€):
Nulla è come sembra a Broughty Ferry, tranquillo paesino sulla costa scozzese. Jean Milne, ad esempio, è una matura zitella che vive sola in una lussuosa villa di ventitre stanze (quasi tutte chiuse) ed è, per i suoi concittadini, un modello di rispettabilità. Eppure, quando viene trovata brutalmente assassinata nella sua abitazione con i piedi legati e il cranio fracassato, l'immagine pubblica, che così a lungo ha resistito, comincia a incrinarsi. Chi può avere ucciso in maniera tanto feroce una signora così riservata? E perché, di colpo, conoscenti e testimoni diventano elusivi e reticenti? E chi è l'uomo che, su carta violetta, le ha scritto, alla vigilia dell'assassinio, una lettera a dir poco personale? La notizia del crimine si diffonde rapidamente per tutta la Gran Bretagna, suscitando nei lettori delle gazzette una curiosità così morbosa che la polizia si sente subito sotto pressione: bisogna trovare un colpevole e bisogna trovarlo in fretta, anche a costo di qualche procedura non proprio scrupolosa. A indagare, con i più moderni ritrovati della scienza investigativa (siamo nel 1912), viene chiamato da Glasgow l'ispettore Trench, un esperto per i casi più difficili, affiancato dall'attento sergente Frazer, agente della polizia locale. Man mano che i due scavano nella vita della signorina Milne, i segreti della sua esistenza vengono a galla. E alla fine sarà uno shock per tutti.

Ho letto questo giallo trascinante e intriso di mistero in anteprima, ma solo oggi riesco a caricare la recensione, e di questo mi scuso TANTISSIMO. Febbraio è stato un mese terrificante in cui si è letteralmente sovrapposto di tutto e di più, ma speriamo che Marzo vada meglio!

Ma veniamo ad Andrew Nicoll, e al suo "La vita segreta e la strana morte della signorina Milne", che ero tanto felice arrivasse in Italia, avendo apprezzato altri lavori dell'autore.
L'autore ci catapulta subito nell'atmosfera del paesino scozzese di inizio Novecento: tutti si conoscono, tutti si osservano, ed è davvero un fatto strano che nessuno abbia più visto in giro la signorina Milne.
Talmente strano che sembrerebbe proprio il caso di controllare che vada tutto bene... E non va assolutamente bene, perchè la povera Jean Milne è morta stecchita.
Il cranio sfondato, i piedi legati: di sicuro non si tratta di morte accidentale, ed è un bel mistero da risolvere visto che apparentemente la signorina Milne aveva una vita abbastanza noiosa: unica rimasta della sua famiglia, viveva sola in una grande casa che avrebbe di sicuro avuto bisogno di qualche attenzione in più, e sebbene fosse conosciuta da tutti non dava molta confidenza ai suoi compaesani.
Viene aperta un'indagine, ed è un caso talmente curioso e difficile che viene scomodato addirittura un ispettore da fuori: l'ispettore Trench viene da Glasgow, e collaborerà con il sergente Frazer (della polizia locale, lo vediamo in azione fin dall'inizio del romanzo).
Riusciranno a scoprire l'identità dell'assassino?
Grazie a Sonzogno per la copia digitale del romanzo <3
Un deciso tocco retrò, ambientazioni che portano il lettore indietro nel tempo e un mistero apparentemente senza una possibile soluzione.
Eppure ci si trova catturati fin da subito nella ricerca frenetica di un colpevole, di un movente, di "qualcosa" che giustifichi un atto tanto efferato nel bel mezzo di un posto in cui non succede mai niente.

Il ritmo della narrazione è scandito dal progredire delle indagini e dalle rivelazioni che vengono fatte a più riprese sull'apparentemente noiosa signorina Milne: in questo romanzo nulla è come sembra e nessuno è davvero come o chi dice di essere, quindi tenete gli occhi aperti e le antenne dritte.
Non ve ne voglio dire nemmeno mezza, di queste rivelazioni, ma il romanzo di Andrew Nicoll è una di quelle letture che si fanno tutte d'un fiato, a tratti sorridendo per quello che è il suo modo, spesso ironico, di presentare il "colore locale", a tratti sussultando quando i fatti prendono una piega inaspettata.
Un giallo che nulla ha da invidiare ad alcuni lavori di Agatha Christie, e che sicuramente soddisferà i lettori dei classici del genere.

Era da tanto che non leggevo un romanzo così, ed è stata una piacevolissima scoperta oltre che una conferma dell'opinione positiva che già avevo dell'autore.
Leggerei sicuramente altri suoi lavori in futuro, e vi consiglio di sbirciare questo in libreria.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 5 febbraio 2016

January Favorites/ I preferiti di Gennaio (random edition)

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Siamo arrivati a quello che è uno dei post che mi diverto di più a scrivere, ovvero quello dei preferiti random del mese: letture, film, serie tv, alimenti... Di tutto un po'.
Partiamo dal film del mese, che è anche stavolta un "recupero", ovvero "Descendants":
Da quando lo hanno trasmesso per la prima volta su Disney Channel non c'è stata una volta in cui fossi a casa per guardarlo, fino alle vacanze di Natale. A inizio Gennaio sono riuscita a vedere l'ennesima replica e, a parte un'imbarazzanbte esecuzione di "Stia con noi" che proprio NON si poteva sentire e la povera Bestia tramutata in un padre di famiglia scialbo e senza verve, per il resto è un film davvero carino. Decisamente disneyano, ma con quel pizzico di pepe in più.
La canzone "Rotten to the core" è la mia preferita dell'intero film, e potete ascoltarla qui.

La serie TV (ebbene sì, ne ho una!) è invece "Shannara", iniziata a metà mese su SkyAtlantic e che mi ha costretta a togliere il "Segui" su Facebook a un sacco di persone per una settimana.
Ora, io capisco che chi non ha Sky ricorra allo streaming (e ci mancherebbe, se no come fate a vederla?) ma se avete Sky e ve la guardate prima per sfizio potete evitare di postare mille foto di scene cruciali, status che spoilerano ogni possibile colpo di scena e via dicendo?
Complicazioni sociali a parte, la serie mi piace MOLTISSIMO: non ho letto i libri quindi la mia opinione non attiene minimamente alla congruenza libro-serie, sto apprezzando la serie di per sè.
Will, stai tranquillo: a me che le tue orecchie da mezz'elfo siano troppo corte non importa minimamente <3

Come lettura stavolta ho una vera e propria trilogia, perchè l'ho letta per intero nel mese di Gennaio appassionandomi moltissimo a ognuna delle vicende narrate:
Si tratta della trilogia "Ruin" di Rachel Van Dyken, di cui è appena uscito il terzo ed ultimo volume.
Trovate le recensioni del primo, del secondo e del terzo volume sul blog, e non posso fare altro che consigliarvela perché ho divorato ognuno di questi tre volumi.
Ho letto anche la novella "Fearless", che ha come protagonisti ancora una volta Wes e Kiersten in quello che è un giorno molto, molto speciale per loro, e che per ora è disponibile solo in inglese e in digitale.
Conto di recuperare anche l'altra trilogia dell'autrice edita in Italia da Nord.

Questo mese ho anche un podcast, ovvero #GirlBoss Radio di Sophia Amoruso.
Lo trovate su iTunes, scaricabile gratuitamente.
La fondatrice di NastyGal ospita ogni settimana una donna che si è distinta nel mondo dell'arte, della musica, del cinema, dell'imprenditoria e via dicendo, e dalla loro chiacchierata si ha modo di scoprire un sacco di cosa interessanti. E' in lingua inglese, ma se vi stuzzica l'idea di una donna diretta e senza peli sulla lingua che vi racconti come da disoccupata e allo sbando si sia trovata a dirigere un'impresa da milioni e milioni di dollari, vi segnalo il suo bellissimo libro:
In italiano lo ha pubblicato Sonzogno, e io ho finamente recuperato una copia cartacea!

I segnalibri del mese sono stati quelli della coppia Clary-Jace dalla serie "The Mortal Instruments", sempre realizzati da HappyHelloArt (la trovate su Etsy):
Questi segnalibri magnetici sono strepitosi, non si sfilano dalla pagina nemmeno scuotendo il libro e non lasciano il minimo segno nonostante siano più spessi di un normale segna-pagina cartaceo.

Ultimo preferito, di cui non ho una foto ma potete immaginarlo senza problemi, sono le scorze d'arancia ricoperte di cioccolato fondente.
Mi vergogno a dire quante ne ho mangiate, ma per più o meno due settimane sono state una vera e propria droga XD

E con questo si chiude il mio mese, che è stato decisamente pieno di letture, chiacchierate e caffè. 
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 29 gennaio 2016

Cambiare è facile #3: 5 podcast salva-tempo (e salva-portafoglio)

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Torna "Cambiare è facile", con il terzo post della serie ispirata al manuale di Gretchen Rubin.
Nel primo vi consigliavo 5 app pronte a sostenervi nel vostro proposito di acquisire o perdere un'abitudine, nel secondo 5 letture che considero complementari al bellissimo "Cambiare è facile" di Gretchen Rubin.
Oggi invece parliamo di... Podcast.
Parliamo di contenuti gratuiti, scaricabili sui vostri tablet e smartphone, perfetti per venire incontro alle vostre esigenze ed aiutarvi nella vita di ogni giorno.
Quando si tratta di formare un'abitudine, ogni aiuto è bene accetto, giusto?

Il primo che vi consiglio è perfetto per chi volesse migliorare il suo inglese e se lo fosse posto come obbiettivo.
L'unico modo è prendere l'abitudine di esercitarsi ogni singolo giorno, e quale momento migliore che non in auto o sui mezzi pubblici?
Bellissime le tre puntate dedicate agli "idioms", che vi aiuteranno non poco nella lettura in lingua o nella visione di film e telefilm senza sottotitoli.
Gli audiolibri sono una bellissima risorsa per chi vedesse poco o per chi volesse ascoltare una storia mentre svolge altre mansioni, ma sono molto costosi ed il catalogo di audiolibri in italiano è molto ridotto rispetto a quello in lingua inglese.
Ho trovato questo podcast che propone i classici della letteratura letti da attori di cinema o teatro, il che vuol dire voci espressive e più coinvolgenti. Ogni opera prende diverse puntate, ma i libri già disponibili per intero sono diversi.
Mai fantasticato di avere un'azienda vostra?
Ma anche senza arrivare a questo, vi siete mai ripromessi di capirci qualcosa quando leggete i giornali?
Questo podcast è perfetto per darvi un'infarinatura generale, e non solo di marketing: imparerete qualcosa di economia, di diritto, di pubblicità.
Da mettere in pratica sul lavoro, e perchè no, anche per proporre voi stessi come un prodotto vincente.
Andando oltre quest'immagine che non mi fa impazzire, questo podcast si chiama "Audiofiabe per bambini" ed è esattamente questo: una raccolta di fiabe per bambini, lette ad alta voce.
Perfette per intrattenere il vostro bambino, e darvi modo di fare qualcosa per quei 10/15 minuti.
Quel cassetto da sistemare, la tavola da apparecchiare, la lavatrice da caricare.
In più sul sito www.audiofiabe.it ci sono i testi di tutte le fiabe narrate.
Come non segnalarvi il podcast dell'autrice di "Cambiare è facile"?
Gretchen Rubin ha già sfornato 49 puntate, e in ognuna discute passaggi dei suoi libri, offre consigli e trucchi, parlando di abitudini, sì, ma anche e soprattutto di felicità.
E chi non vorrebbe essere più felice?

Torno ancora una volta a consigliarvi il suo libro, "Cambiare è facile", edito da Sonzogno, perchè nonostante le app, le letture e i podcast quello che serve quando si vuole cambiare la propria vita è un aiuto per conoscere se stessi. non me ne viene in mente uno migliore di quello offerto da gretchen Rubin.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 22 gennaio 2016

"Le fedeltà" di Diane Brasseur

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Le fedeltà" di Diane Brasseur, edito da Sonzogno (brossurato a 15€):
Prima di partire con la famiglia per le vacanze di Natale, il narratore si rinchiude nel proprio studio determinato a non uscirne finché non avrà preso una decisione. L'uomo ha 54 anni e da dodici mesi si divide tra Marsiglia e Parigi, tra moglie e amante. Ma la situazione è ormai diventata insostenibile, deve fare una scelta. Ama ancora la moglie, ama ritrovare il profumo della sua crema da notte, guardarla sorridere con la figlia adolescente, notare quello che hanno costruito assieme. Tutto questo però non gli ha impedito di andare più in là con Alix, l'amante del cui giovane corpo non riesce più a fare a meno. Vive in attesa del prossimo momento di intimità, della lucina che indica un suo messaggio sul telefonino, perché con Alix non è solo l'ebbrezza di una nuova giovinezza, è più complicato di così, "è la possibilità di fare un secondo giro nel momento in cui le possibilità si restringono". Lascerà casa e inizierà una nuova vita con l'altra donna, come fanno tanti uomini della sua età? Oppure troncherà la relazione per dedicarsi a moglie e figlia? Nel chiuso della stanza, l'uomo ripercorre la storia del proprio adulterio: gli incontri con Alix, le prime bugie, il senso di colpa. C'è chi è a proprio agio con la doppia vita. Lui no: ama la moglie, ama Alix, non ama l'infedeltà.

Oggi vi propongo un "recupero", perchè questo romanzo breve (119 pagine) è uscito nel 2015 ed io me lo sono procurato solo all'inizio di quest'anno durante la prima scorribanda al Libraccio del 2016.
Ho da sempre un debole per la letteratura francese, e quindi eccomi qui a raccontarvelo.

Ed inizio con il dire che l'ho trovato davvero interessante.
Un punto di vista originale sull'infedeltà, che si racchiude nella semplice constatazione da parte del protagonista del suo amare sinceramente la moglie e amare altrettanto sinceramente l'amante. L'unica cosa che non ama è l'infedeltà.
Sa di tradire entrambe le donne, e la cosa lo angustia proprio perchè i suoi sentimenti sono autentici.
Si sente come se la sua vita si fosse, a un certo punto, divisa in due: quella settimanale a Parigi, con il lavoro e Alix, e quella dei fine settimana a Marsiglia, con la moglie e la figlia.
Ama entrambe le vite, al punto da sapere di non potersi privare di nessuna delle due.
Solo che ormai è il momento di fare una scelta: Alix non vorrà essere l'amante per sempre, e non potrà mentire alla moglie ancora per molto.
A quale vita (e a quale donna, soprattutto) dirà addio?
Ora, io ho idee abbastanza drastiche sull'infedeltà, nel senso che per quanto mi riguarda è una cosa che non considero una possibilità: nel momento in cui dsideri qualcuno di diverso dalla persona che hai accanto, c'è qualcosa che non va. E la soluzione non è strapparsi le mutande e rotolarsi tra le lenzuola con qualcuno di nuovo, ma capire cosa manchi nel nostro rapporto e perchè.
Quindi lo ammetto, ero pronta a odiare il protagonista (e voce narrante) di questo libro.
Ero pronta a dargli addosso in ogni modo e a non fargliene passare liscia nemmeno una.

Invece Diane Brasseur ha saputo tracciare il ritratto di un uomo in crisi con tale sensibilità e tale padronanza linguistica da conquistare anche me.
Nelle parole del nostro uomo senza nome ci sono la crisi per l'età che avanza, la consapevolezza che ormai non sempre per ogni porta che si chiude si apre un portone, anzi.
Alix però non è solo un modo per sentirsi più giovane, no: Alix è un presente più eccitante, è il romanticismo, è un'avventura a due che può ancora riservare qualcosa di inaspettato.
Al contrario della moglie, che è stata un passato romantico ma che ora si prospetta come un futuro fatto solo di routine, e per la quale prova ancora sì amore, ma non attrazione.
L'autrice padroneggia la narrazione in prima persona, il ricorso ai flashback, persino un accenno di flusso di coscienza che mi ha ricordato la prosa di James Joyce.

119 pagine di sentimenti veri, autentici, spesso scomodi e sicuramente non sempre facili da ammettere quando tocca a noi, ma è questo a rendere speciale il romanzo ed è questo il motivo per il quale ne consiglierei la lettura a tutti.
Non ai divoratori di romanzi per giovani adulti, forse, perchè questo è un treno che corre su altri binari, ma a chi è affascinato dalle molteplici sfaccettature della natura umana e adora mettersi nei panni del "cattivo" sì.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 13 gennaio 2016

Cambiare è facile #1: 5 app per cambiare facilmente

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi do il via a quello che era il mio "progetto" a cui lavoravo da prima di Natale, ovvero una serie di quattro post legata al libro "Cambiare è facile" di Gretchen Rubin, in uscita il 14/1 per Sonzogno.
Qui trovate la recensione in anteprima e quella che è stata la mia esperienza personale con i consigli dell'autrice, mentre lo scopo di questa serie di post è di aiutarvi a concretizzare tutte le buone intenzioni da "anno nuovo, vita nuova" in quello che sia un cambiamento effettivo, anche partendo dai consigli di Gretchen Rubin.
La prima cosa che voglio proporvi è una serie di APP gratuite e facili da usare, pronte ad aiutarvi nella vostra vita di tutti i giorni in ogni suo aspetto seguendo quello che è il piano d'attacco di Gretchen Rubin per costruire un'abitudine (o eliminare un vizio):

1. Conosci te stesso
2. Elabora un piano
3. Comincia a cambiare
4. Metticela tutta
5. Non cercare scuse

E cominciamo da quello che è un aspetto fondamentale della nostra vita di ogni giorno: il sonno.
Convinti di dormire bene? O assolutamente consapevoli di non farlo?
Questa è l'app che fa per voi: Sleep Cycle, disponibile in versione gratuita con possibilità di upgrade a pagamento:
Seguendo le facilissime istruzioni in apertura, verrete guidati in quello che sarà un vero e proprio studio (da parte dell'app) del vostro ciclo del sonno, e verrà individuato di volta in volta dall'app il momento idoneo a svegliarvi in modo da arrecarvi il minor fastidio possibile, ovviamente in un intervallo di tempo da voi fissato.
Svegliarsi meglio vuol dire iniziare ogni giornata nel modo giusto, e non può che aiutarvi nel cammino che porta alla costruzione di un'abitudine.

La mia seconda proposta, invece, attiene quello che è il bisogno di ognuno di noi di ricaricare le batterie durante la giornata. A questo pensa l'app gratuita di Rituals, ottimo brand di skincare che però ha un occhio di riguardo anche per la nostra mente:
All'interno dell'app è possibile selezionare dei miniprogrammi di rilassamento da pochi minuti o per intervalli più lunghi, e tutto ciò che vi serve è infilarvi gli auricolari, sedervi comodi e chiudere gli occhi. Una piccola pausa rilassante all'interno della più caotica delle giornate può fare davvero la differenza. Ve l'ho già segnalata in passato (credo fosse uno dei miei preferiti di qualche mese fa) ma continuo a considerarla un'app decisamente valida.

Abbiamo poi l'app per tutti coloro che il 31 Dicembre hanno dichiarato "l'anno prossimo andrò a correre!" e ancora non hanno tirato fuori dall'armadio le scarpe sportive.
Un po' di movimento fa bene a tutti, non dimentichiamolo!
Quello che vi propongo è Strava, che ha un sacco di ottime recensioni su Android e con la quale mi sono trovata bene (dovevo pur provarla per voi, no?): potete tenere d'occhio i vostri progressi, i percorsi fatti, e dialogare con altri utenti nella community legata.
Con l'upgrade alla versione premium ovviamente avete molte opzioni in più a disposizione, ma per iniziare da zero quella gratuita è sufficiente.

Quante volte vi siete resi conto alla fine della giornata di aver dimenticato una/due/tremila cose, e vi siete irritati con voi stessi per non esservelo segnato?
Questa è l'app che vi consiglio, anch'essa gratuita:
Wunderlist non vi fa solo scrivere delle liste. Vi permette di renderle visibili ad altri utenti, impostare allarmi sonori per determinate voci importanti, allegare immagini alle voci in elenco e molto altro. Ed è completamente gratuita.
La uso per segnarmi i post che andranno online in settimana, le cose da comprare al supermercato, i libri in uscita, ciò che devo mettere in valigia...
Mi ha reso più organizzata? Assolutamente sì.

Una delle cose che forse la maggior parte di noi vorrebbe cambiare è il nostro modo di gestire il denaro. C'è sempre quella voce dell'estratto conto a fine mese che ti lascia perplesso, facendoti pensare "Ma davvero mi serviva?", e visto che Gretchen Rubin sottolinea l'importanza di conoscere se stessi e quella di elaborare un piano, io vi dico di partire dalla prima delle due cose, verificando quanto e come spendete così:
Expensify vi permette infatti di registrare ogni singolo scontrino, di impostare un budget e rendervi conto veramente della destinazione finale dei vostri introiti.
Osservare è il primo passo per poter poi pensare a come e cosa cambiare, quindi quello che vi consiglierei è di comportarvi come sempre per un mese, registrando tutto, e poi vedere alla fne dei trenta giorni quali siano i vostri punti deboli, gli errori e via dicendo.

Bene, queste erano le cinque app!
Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità, e di avervi segnalato qualcosa di utile ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 11 gennaio 2016

"Cambiare è facile" di Gretchen Rubin

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Cambiare è facile" di  Gretchen Rubin, edito da Sonzogno (brossurato a 16,50€) in uscita il 14 Gennaio:
«Le abitudini» scrive Gretchen Rubin «costituiscono l’architettura invisibile della vita quotidiana. Poiché ognuno di noi ripete quasi ogni giorno il quaranta per cento dei propri comportamenti, questi plasmano la nostra esistenza e il nostro futuro. Cambiando abitudini, cambiamo la nostra vita.» Dopo aver aiutato milioni di lettori in tutto il mondo a diventare felici, Rubin affronta una nuova sfida: sviluppare delle buone abitudini, liberandosi di quelle cattive. Già, ma come fare? Le strade sono varie, perché non esistono soluzioni valide per tutti. È facile illudersi che imitando le abitudini delle persone produttive e creative sia possibile ottenere risultati simili. In realtà, ciascuno deve coltivare le abitudini più adatte a sé. Alcuni se la cavano meglio cominciando adagio, altri partendo in quarta. Alcuni hanno bisogno di essere responsabilizzati, altri rifuggono dalle responsabilità. Alcuni rendono meglio se ogni tanto si concedono una pausa, altri se non interrompono mai la catena. La cosa più importante è conoscere se stessi e scegliere le strategie più efficaci per la propria persona. Grazie alla sua sperimentata formula di successo, che unisce una documentazione rigorosa, uno stile brillante e una serie di esempi tratti dall’esperienza personale, l’autrice scopre come sia importante, ma anche davvero possibile, dominare i propri tic, orientando le energie in una direzione positiva. Un libro che vuole provocare il lettore e insieme aiutarlo a trasformare la sua vita in meglio. Non importa quanto fallimentari siano stati i tentativi precedenti.

Carico questo post con qualche giorno di anticipo perchè non voglio tanto recensirvi il libro quanto raccontarvene lo scopo.
Partendo da chi sia Gretchen Rubin, e dal perchè questo libro sia lo strumento indispensabile per chiunque di voi voglia introdurre qualcosa di nuovo nella propria vita, o eliminare qualcosa che non gli piace.
Gretchen Rubin è una giornaista e saggista, diventata celebre per il suo memoir ""The Happiness Project", (in italia è uscito come "Progetto Felicità, sempre per Sonzogno) nel quale raccontava come avesse dedicato un intero anno al perseguimento di una maggiore felicità.
Niente gesti drastici, niente cambiamenti radicali: Gretchen è una donna sposata e con due figlie, quindi le è stato chiaro fin da subito come la maggiore felicità dovesse venirle da piccoli aggiustamenti a quella che era la sua vita di ogni giorno.
Nel corso di dodici mesi ha reso la sua casa più ordinata, ha ritagliato del tempo per i suoi progetti, ha  dato il via ad alcune tradizioni famigliari che porta avanti ancora oggi ad anni di distanza e soprattutto ha reso se stessa più felice. Anche cantando al mattino, iniziando una collezione e imprando a concedersi un lusso stravagante di quando in quando.

Anni dopo, guardandosi indietro, si è resa conto di come alla base di tutto questo ci fossero le abitudini: l'abitudine, infatti, è quella cosa che ti permettte di compiere un'azione costantemente sena che ci sia bisogno di "decidere" di volta in volta di compierla, senza che ci sia un dibattito interiore sul compierla o meno. L'abitudine rende tutto più semplice, perchè rende tutto automatico.
Ed ecco come nasce "Cambiare è facile", che non è solo un manuale su come acquisisre o perdere le proprie abitudini per vivere meglio, ma è un vero e proprio studio del comportamento umano.

Gretchen Rubin ha sviluppato il modello delle quattro tendenze (o quattro inclinazioni, se preferite), identificando così quattro tipologie caratteriali che stanno alla base della nostra capacità di acquisire o perdere un'abitudine:
Tabella fotografata dalla mia copia cartacea
Sul suo sito è possibile effettuare un piccolo test gratuito per scoprire a quale tendenza si appartiene, e ad ognuna di esse sono dedicate pagine e pagine di consigli, stratagemmi, piccoli trucchetti pensati apposta per renderci il cambiamento il più facile possibile.
Grazie a Sonzogno per la copia cartacea del libro <3
E qui è dove le cose si fanno personali, perchè io sono risultata essere una Ribelle e ho messo pratica i consigli di Gretchen Rubin per tutto il 2015 seguendo il suo blog e ascoltando il suo podcast, consigli che fanno parte di "Cambiare è facile". Vi racconto com'è andata.
Questi erano i tre obbiettivi che mi ero posta:

1) Dedicare ogni giorno due ore alla lettura;
2) Aggiornare quotidianamente il mio blog;
3) Fare 10000 passi al giorno.

1) Ora, la prima regola di Gretchen Rubin è che devi scoprire cosa funziona PER TE.
Avevo due ore al giorno per stravaccarmi sul divano a leggere? No.
E chi le ha?
Però avevo tanti piccoli ritagli di tempo qua e là: ho smesso di giocare con il cellulare mentre aspettavo la metropolitana, o mentre ero in coda in posta, e ho iniziato a leggere ovunque.
Ho anche preso l'abitudine di andare a letto presto, e mi sono trovata che alla fine sì, c'erano due ore da dedicare alla lettura nel corso della giornata.

2) Per il blog, il discorso era leggermente differente.
Avere un post come si deve da caricare ogni giorno era impossibile, questo l'ho scoperto abbastanza presto, ma non volevo riempire il mio spazio di post-pubblicità o rubrichette riempi-giorno.
Quindi ho deciso che avrei aggiornato il blog solo da lunedì a venerdì, ma restava comunque lo scoglio più grande da superare: quando scriverli?
Durante la settimana era fuori questione, visto che il mio tempo libero veniva dedicato alla lettura, e quindi ho fatto diventare la Domenica mattina il MOMENTO BLOG.
Una mattina a settimana per pianificare le letture, preparandone già le bozze con introduzione, foto della copertina e trama, in modo da dover solo aggiungere i miei pensieri a lettura finita.
Una mattina a settimana per scattare le foto per il blog, e di riflesso anche per Instagram.
Mi è capitato di scrivere recensioni in treno o sul tram, ma sempre andando a completare schede già preparate in precedenza.
In media, nel 2015 ho caricato due post al giorno, bilanciando recensioni di libri, post dedicati alla cosmesi e ricette: ho caricato quello che volevo e quando lo volevo io, e se sono riuscita a farlo ogni giorno è stato perchè ogni giorno ho avuto voglia di farlo.
E perchè ho impostato la pubblicazione automatica in modo da trovarmi un post online anche in quei giorni in cui dicevo "No, oggi non mi va". Troppo tardi, Elisa: è già online.
E' in questo contesto di programmazione selvaggia che ho creato il mio Blog Planner, che vi avevo mostrato qui.

3) I 10000 passi al giorno erano più uno scherzo, all'inizio: sono considerati il numero di passi "giusto" per una vita più sana e normalmente attiva, ed il proposito di farli nasceva dal mio chiedermi se fossero tanti, o se invece fossero davvero il minimo indispensabile.
Era possibile che li facessi già?
Mi sono procurata un piccolo contapassi, di quelli che si agganciano ai pantaloni, e per due settimane me lo sono portato in giro. Ho scoperto due cose di me. Da un lato c'erano giorni in cui di passi ne facevo più di 20000 e altri nei quali arrivavo a malapena a 5000; dall'altro lato, nei giorni in cui mi muovevo di più mi sentivo meglio. Meno stanca, meno nervosa, e con la mente più lucida.
Ho smesso di guardare i miei passi dopo quelle due settimane, ma ho imparato che ho bisogno di fare una lunga camminata ogni giorno per stare bene e per essere più attenta, e questo mi è rimasto per tutto l'anno. Non ho un orario imposto nè una lunghezza prefissata, non corro nè cammino veloce: cammino quanto e come mi serve in quel momento. E probabilmente il mio muovermi di più mi ha anche impedito di sforare nella taglia 44 quest'anno, visto che non sono capace di stare a dieta.

Questo per dire che questo libro è probabilmente la cosa più utile che io potessi leggere l'anno scorso, e che sono stata molto felice di rileggere quest'anno, evidenziando a dovere le pagine dedicate ai Ribelli. Ve lo consiglio senza alcuna remora, così come avevo fatto già in estate con il podcast dell'autrice, e lo promuovo a pieni voti.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3