«Restituiamo dignità alla crostata, che sembra semplice ma è in realtà un piatto trasformista. Basta cambiare un solo ingrediente, e si ottiene qualcosa di totalmente diverso. Lanciamo un movimento per la rivalutazione della crostata!»
Angela Frenda è frizzante, divertente, esplosiva: impossibile incontrarla e non trovarsi ad ascoltarla incantati mentre racconta la sua ultima fatica, I miei grandi classici (Solferino). Ed è altrettanto impossibile non volersi precipitare a casa, indossare un grembiule e infornare un pollo arrosto con patate.
Quella raccontata da Angela Frenda tra le pagine de I miei grandi classici è la cucina di casa, nella sua accezione più emozionale: i grandi classici del titolo sono «i piatti che rassicurano, che preparo quando salta fuori una cena all'improvviso e devo essere sicura che riesca bene».
I suoi cavalli di battaglia, e chi non ne ha almeno un paio?
Sfogliare il suo libro vuol dire entrare in casa sua e nella sua cucina, e allo stesso tempo sentirsi davvero a casa propria, e dalla lettura al trovarsi con le mani affondate in un impasto il passo è davvero brevissimo.
Un grande desiderio era anche quello di restituire alla cucina di casa la sua dignità, ed è un tema a cui Angela Frenda tiene particolarmente.
«Tutte noi, quano portiamo in tavola un piatto, cerchiamo di presentarlo al meglio. Cucina di casa non significa cucina raffazzonata, e il messaggio che vorrei che arrivasse è che sì, questa è una cucina semplice, ma anche molto curata e bella da vedere.»
I grandi classici di Angela Frenda sono piatti italiani, tradizionali, ma non solo: ci si trova a passeggiare in Francia e in Inghilterra, per citarne due, e non ci si ferma qui.
«Sono convinta che le ricette nascondano delle storie, universali e personali, e sono le storie a renderle speciali: dal dolce che un'amica ci ha insegnato a preparare al piatto che abbiamo gustato quando siamo usciti a cena per la prima volta con il nostro compagno.
Dobbiamo riportare le storie nei ricettari, perchè se no le sviliamo. Quando ricette ci sono per gli spaghett al pomodoro? Eppure la mia non sarà mai uguale a quella di nessun altro.
Si parla molto di storytelling, e credo vada riportato anche in cucina.»
Uno storytelling e una narrazione che sono, per tradizione, prettamente femminili (con l'eccezione di qualche voce maschile), nonostante in Italia abbiamo grandi ricettari ma non un grande food writing.
I miei grandi classici è un volume di inedita eleganza, soprattutto nella sua componente fotografica, che riesce a trasmettere il calore della casa e dell'intimità domestica senza rinunciare a uno scatto di altissimo livello.
«Quando dico di voler restituire alla cucina di casa la sua dignità, mi riferisco al fatto che, alla fine, le persone dove cucinano? A casa. Quanti di noi sono chef, e quanti di noi sono persone che cucinano ogni giorno senza farlo di professione? Basti pensare, tra l'altro, al fatto che anche la cucina stellata stia recuperando molto delle radici personali, delle ricette tramandate. Per forza, altrimenti ci perdiamo.»
Ed è anche in quest'ottima che, secondo Angela Frenda bisogna fare qualcosa per salvare i secondi piatti, vittima del nostro mangiare meno, e nel notro privilegiare gli antipasti (più leggeri e su cui si sperimenta di più) e i primi (a cui, oggettivamente, non rinunceremmo mai).
«Abbiamo lavorato su questo, e alleggerito molti dei secondi proposti, anche pensando al fatto che, inevitabilmente, si mangia sempre meno carne» aggiunge l'autrice, sottolineando però che il filetto al forno alle erbe è un piatto molto semplice da preparare, e quindi perchè non cimentarsi?
I miei grandi classici è un invito a riscoprire la gioia di cucinare e di mangiare insieme a chi amiamo, a sporcarci le mani di farina e a infornare una crostata in un pomeriggio di pioggia: esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Consigliato.
I miei grandi classici di Angela Frenda (Solferino) è in libreria, al prezzo di copertina di 18€.
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venerdì 15 novembre 2019
venerdì 6 settembre 2019
"Alzare lo sguardo" di Susanna Tamaro: quattro domande all'autrice!
Susanna Tamaro torna in libreria questa settimana con Alzare lo sguardo (Solferino), un'importante riflessione sulla scuola, l'istruzione e l'educazione.
Abbiamo incontrato l'autrice a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato sulla nascita dell'opera, e sul ruolo chiave della lettura.
In questo libro, e nell'affrontare il tema della scuola, e di ciò che non funziona nel nostra sistema educativo, è partita dalla sua stessa esperienza.
La mia esperienza scolastica è stata pessima, come racconto. Sono riuscita a prendere un "meno 17", voto che credo ben pochi abbiano potuto vedersi assegnare!
Da qui è nato il desiderio di scrivere di scuola, da qui e dal mio aver desierato a lungo di poter fare la maestra elementare: purtroppo non ce l'ho fatta, ma avrei voluto poter insegnare e impedire che altri bambini soffrissero quanto avevo sofferto io.
La scrittura mi ha permesso di portare comunque avanti un lavoro a stretto contatto con i bambini e le scuole, e ho visto tante cose non funzionare.
Vedo i bambini sempre più abbandonati a loro stessi, e le conseguenze di questo abbandono arriveranno una volta cresciuti: i bambini meritano rispetto, attenzione e fiducia. Bisogna lavorare per dare e trarre da loro il meglio, non per "portarli avanti" e buttarli fuori dalla scuola.
Nel libro parla anche del ruolo chiave della lettura. L'esperienza di molti di noi, per quanto riguarda scuola e lettura, è stata negativa: libri non adatti e ripetuti a ogni ciclo scolastico, per esempio. È possibile percorrere altre strade?
Io odiavo leggere, ai tempi della scuola. Mi proponevano libri che tutto facevano tranne rendere l'esperienza della lettura gradevole. È un problema della scuola italiana, quello di fare odiare la letteratura ai ragazzi trasformandola in un dovere, e un qualcosa di faticoso e sgradevole.
La lettura dev'essere un piacere, e per far appassionare i ragazzi bisogna proporre loro libri che li riguardino. Per esempio, io ho adorato Zanna Bianca: mi piacevano i cani, e per me è stata davvero una lettura azzeccata. L'importante è creare l'abitudine alla lettura, in modo che poi da adulti vadano a cercare anche i classici: bisogna rivedere i programmi scolastici, e trovare posto anche a letture diverse, a romanzi contemporanei scritti per i ragazzi.
Leggere dev'essere un piacere, prima di tutto: qui hanno un ruolo fondamentale anche le famiglie, perchè i figli di lettori leggono di più - con le dovute eccezioni.
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| Susanna Tamaro |
E per quanto riguarda gli adulti? Perchè uno dei problemi, con la lettura, è che ci sono moltissimi non lettori nella fascia 18-35, persone che leggevano da bambine per poi perdere quest'abitudine e, se va bene, ritrovarla solo molti anni dopo (quando succede).
I bambini leggono moltissimo, e in genere portano con sè l'abitudine fino alle medie. Lì si apre una voragine, e se non trovano alla scuola superiore degli insegnanti che li facciano appassionare nuovamente alla lettura, restano non-lettori. Bisogna trovare il modo giusto per coinvolgerli.
È molto interessante la sua riflessione sullo smarrimento: è importante smarrirsi, e la creatività deriva proprio da temporanei smarrimenti. Ma in questo mondo che cambia così velocemente e con questa struttura scolastica così rigida, secondo lei, quanto è importante oggi smarrirsi?
Sempre di più. Questo è un mondo che richiede l'efficienza continua, e non so se in futuro ci saranno scrittori e artisti come in passato: sembra non esserci il tempo dello smarrimento che da sempre è la fonte della creatività, della poesia, della letteratura...
Si pensa alla prestazione, ma l'anima umana è più complessa di così, e ha bisogno anche di "deragliare" ogni tanto, invece di raggiungere la prossima stazione a tutta velocità.
Alzare lo sguardo affronta moltissimi altri temi "caldi" legati all'educazione e all'istruzione, e incontrare l'autrice e poterne approfondire una parte è stato un onore: grazie a Solferino e a Susanna Tamaro per quest'occasione di confronto.
Alzare lo sguardo di Susanna Tamaro (Solferino) è in libreria, al prezzo di copertina di 11,90€.
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