Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La casellina di Blogmas di oggi è dedicata ai miei 10 cartacei preferiti dell'anno, rivolti a un pubblico adulto.
Arriveranno anche i 10 libri per ragazzi preferiti, perchè credo tantissimo nel "a Natale #RegalaUnLibro" e ho sempre adorato trovare nuove storie sotto l'albero, fin da bambina.
Ma oggi parliamo dei libri che potreste regalare ad amici, genitori, parenti assortiti.
Ho pescato tra le mie letture dell'anno, ed eccoli qui, con i link alle varie recensioni per tutte le info del caso.
Non è una classifica, e sono in ordine casuale: sono i dieci libri che regalerei senza esitazione ;)
"Wool" di Hugh Howey è il romanzo d'apertura della Trilogia del Silo: letto a Novembre e divorato in un giorno e poco più, impossibile da non menzionare perchè credo di poter definire questo libro uno dei migliori romanzi distopici mai letti. Non vedo l'ora di leggere "Shift", il volume seguente!
"La misura della felicità" di Gabrielle Zevin è il libro che ogni amante dei libri dovrebbe leggere, ma non solo. Una storia d'amore, di famiglia e di amicizia, oltre che di passione sfrenata per la carta stampata e per la magia custodita tra le pagne di ogni volume.
Mi ha emozionata, divertita, e persino commossa: imperdibile.
"Via dalla pazza folla" di Thomas Hardy è stato il classico dell'anno, perchè tra quelli recuperati è stato il mio preferito. Una protagonista a tratti insopportabile e un innamorato che definire perseverante è dire poco, e una prosa magistrale che mi ha conquistata subito. Dello stesso autore avevo amato anche "Jude l'oscuro", che vi consiglio al pari di questo.
"Il contrario della solitudine" di Marina Keegan è il magnifico regalo lasciatoci da quella che, ne sono sicura, sarebbe potuta essere una scrittrice brillante ed intrigante. Nei suoi racconti è riuscita a raccontare universi interi, nelle sue poesie riecheggia una voce sincera, e nelle sue riflessioni personali si coglie quella che era l'essenza di una ragazza già donna, con qualcosa d'intelligente da dire. Se mai dovessi desiderare di saper scrivere, vorrei saperlo fare così.
"Come diventare una ragazza" di Caitlin Moran, invece, è un romanzo che colloco a metà tra una lettura per adulti e un romanzo per giovani adulti. Questo perchè la protagonista è una ragazza, in grado di trasmettere al lettore ogni turbamento ed emozione caratteristici di quell'età, la sua voce è pronta a conquistare tutti. Ne ho amato le situazioni paradossali ma allo stesso tempo intrise di realismo, oltre all'ironia che ha reso famosa l'autrice.
"La strada stretta verso il profondo Nord" di Richard Flanagan è forse il romanzo migliore che ho letto nel 2015, attenzione! Non è un romanzo facile: si parla di guerra, di campi di prigionia giapponesi, di morte e di sofferenza. Ma anche di amori infelici, di passione: Flanagan è un romanziere d'incredibile talento, in grado di tenere anche la sottoscritta inchiodata alle pagine di un libro che, sulla carta, era tutto fuorchè adatto a lei. Regalatelo a padri, zii, nonni: è semplicemente strepitoso.
"Sei il mio sole anche di notte" di Amy Harmon, e questo per dire che sono decisamente una lettrice onnivora. Questo è uno dei romanzi d'amore più belli che abbia mai letto in assoluto, e ad oggi non conosco nessuno che l'abbia letto e non se ne sia innamorato perdutamente.
Forse perchè Amy Harmon stravolge la struttura tipica del romanzo rosa, inserendo al suo interno uno dei personaggi migliori di sempre: Bailey. Che non è l'eroe romantico della storia, anzi.
Ma vi prenderà il cuore e lo stomaco, dando loro una vigorosa strizzata.
Preparate i fazzoletti, perchè è impossibile concludere la lettura ad occhi asciutti.
"La sconosciuta" di Mary Kubica mi ha tenuta sveglia per un'intera notte: in questo thriller psicologico nessuno è come sembra, e se i personaggi apparentemente ambigui si rivelano poi i meno preoccupanti, chi all'inizio suscita compassione e rispetto diventa ben presto terrificante.
Due gli interrogativi che vi accompagneranno nella lettura: quanto conosci davvero chi ti sta accanto? E soprattutto, riusciresti ad aiutare una sconosciuta?
"Uomo nel buio" di Paul Auster è l'unico libro di cui non è presente una recensione sul blog, e quindi vi riporto la trama completa:
August Brill ha 72 anni, ora vive nel Vermont a casa della figlia per rimettersi da un grave incidente d'auto. Nelle notti d'insonnia tiene occupata la mente immaginando storie che lo conducano lontano dalla sua vita, da ciò che vorrebbe dimenticare: la recente morte della moglie e l'orribile assassinio in Iraq del fidanzato della nipote che laggiù lavorava in un impresa di costruzioni. Sdraiato nel buio, immagina un'America dilaniata dalla guerra civile scoppiata nel 2000 durante la prima contestatissima elezione di Bush; un'America parallella nella quale non è avvenuto l'attentato dell'11 settembre. Mentre il destino del protagonista della storia fantapolitica diventa sempre più incerto, la nipote, anch'essa insonne, raggiunge il nonno e August capisce che non può più sfuggire ai racconti veri, alle vicende della sua vita.
Mi è piaciuto moltissimo per tre motivi: la struttura a scatola cinese, con una storia incastonata nell'altra, che mi ha reso impossibile abbandonare la lettura prima di aver finito il romanzo; la prosa strepitosa di Paul Auster, che personalmente adoro e di cui sto piano piano leggendo ogni singolo libro; l'emozione che quest'uomo ormai anziano, e con una storia famigliare alquanto problematica, riesce a trasmettere al lettore fin dalle prime pagine. L'amore e la nostalgia per la moglie, morta da tempo; la preoccupazione per la nipote, che non riesce a superare il lutto per la morte dell'ex-fidanzato; la paura del futuro. E' un romanzo breve ma che contiene tutto, e se avete amato la sua "Trilogia di New York" non potete proprio farvelo sfuggire.
"La gemella silenziosa" di S.K. Tremayne è l'ultimo libro, ma non il meno avvincente.
Un thriller psicologico (stavolta però scritto da un uomo) che consiglio a ogni tipo di lettore, perchè tutto parte da una domanda vecchia come il mondo: quanto una madre può davvero conoscere i suoi figli? La madre protagonista di questa storia lo scoprirà, pagando un prezzo carissimo.
un crescendo di tensione e un finale in parte inaspettato l'hanno resa una lettura entsiasmante, e spero davvero di poter leggere altro di quest'autore.
Il 2015 è stato un bellissimo anno, per quanto riguarda la lettura: o scoperto nuovi autori e nuovi generi, ho letto le conclusioni di diverse serie che adoro, e soprattutto mi ha asciato caric e pronta ad accogliere tutte le novità del prossimo anno!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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giovedì 17 dicembre 2015
Blogmas Day 17: TOP 10 Libri del 2015 (Adult Edition)
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domenica 13 settembre 2015
"La strada stretta verso il profondo Nord" di Richard Flanagan
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La strada stretta verso il profondo Nord" di Richard Flanagan, edito da Bompiani (brossurato a 20€):
Dorrigo Evans, medico di origine tasmaniana, è stato deportato in un campo di prigionia giapponese dove, insieme a molti connazionali, viene impiegato nella costruzione della Ferrovia della Morte, la linea ferroviaria tra Bangkok e la Birmania che avrebbe dovuto permettere all’esercito nipponico d’invadere l’India. Un’impresa sovrumana, che costerà la vita a centinaia di migliaia di uomini. Dorrigo fa il possibile per salvare i suoi compagni dalla fame, dalle malattie e dalle violenze delle guardie. A sostenerlo il ricordo di una fugace storia d’amore, vissuta anni prima con la giovane moglie di suo zio. Una manciata di giorni che vale una vita. Una promessa mai pronunciata.
"La strada stretta verso il profondo Nord" è una storia epica d’amore e morte, disperazione e speranza, e Richard Flanagan, con una lingua densa e uno stile superbo, riesce a toccare tutte le corde dell’animo umano, avvolgendo il lettore con una storia sorprendente, dolorosa e di tremenda bellezza.
Da dove iniziare, per parlare di questo romanzo a dir poco travolgente?
Forse dalla guerra, di cui Flanagan racconta una delle pagine più disperate.
O forse da Dorrigo, che vive per Amy e per il ricordo del loro amore passionale e fugace.
Molto è stato scritto sui campi di sterminio tedeschi, e ogni anno puntualmente esce qualche nuovo romanzo ambientato in uno dei teatri dell'ecatombe per mano nazista.
Ma Flanagan ci parla invece del Giappone, e di un ideale di trionfo e superiorità fondati sul sacrificio che è costato centinaia di migliaia di vite umane.
Teatro della parentesi più dolorosa e significativa della vita di Dorrigo Evans è infatti un campo di prigionia giapponese, dove insieme a migliaia di australiani viene costretto a lavorare a un progetto folle e disperato: la costruzione della ferrovia che andrà da Bangkok alla Birmania (il cui scopo era l'invasione dell'India, almeno nei folli progetti originari).
Il romanzo si apre su un Dorrigo ragazzino, salta a un Dorrigo di mezza età che ripensa alla sua giovinezza, ci catapulta in un infernale campo di prigionia e poi ci riporta di nuovo a Amy: la narrazione procede tra salti nel tempo e tra i ricordi, ogni capitolo legato al precedente e al successivo con una maestria tale da rasentare la perfezione.
E' molto difficile ottenere un romanzo fluido quando la narrazione procede in modo così apparentemente disordinato, ma Flanagan ci riesce, catturando la nostra attenzione e non lasciandoci andare fino alla fine.
La storia di Dorrigo non è quella di un eroe, anzi: Dorrigo non è particolarmente bello; è un chirurgo ma non arriverà mai ad essere un vero e proprio luminare del settore; il suo matrimonio sarà privo di amore e di tenerezza, e questo si riverserà anche sul suo rapporto con i figli.
Dorrigo è un uomo qualunque, pieno di difetti e vittima dei suoi stessi errori e delle sue stesse debolezze, più che del mondo circostante.
Il sollievo e la gioia per essere sopravvissuto saranno sempre in guerra con il senso di colpa nei confronti dei compagni che non è riuscito a salvare, in un feroce conflitto interiore che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.
La scelta più coraggiosa di Flanagan, però, non è quella di scegliere come eroe un uomo che di eroico ha ben poco, no.
La scelta più coraggiosa è quella di dare spazio al nemico, perché sarebbe stato fin troppo facile limitarsi a dipingere i giapponesi come un "lupo cattivo".
Flanagan invece li porta uno per uno davanti al lettore, dando spazio ai loro ricordi, alla loro percezione del mondo, e alla società e alla cultura di cui sono frutto.
E' impossibile giustificarne le atrocità, ma di sicuro è possibile comprenderne l'umanità.
Ho trovato angosciante lo sconforto e lo smarrimento di uno degli ufficiali che, in seguito ai processi per crimini di guerra e alla condanna all'impiccagione, realizza che l'imperatore, il "dio" per il volere del quale lui ha ucciso ripetutamente, resterà al suo posto mentre lui morirà.
Alla fine sarà solo una questione di soldi e convenienze politiche, e l'uomo (perché non è più un dio, nemmeno ai suoi occhi) che ha ordinato i massacri resterà nel suo palazzo, lasciando che le colpe vengano pagate da loro, i suoi fedeli servitori.
E' un atto degno di un Dio, questo?
Questa è la condanna vera, non l'impiccagione: vedere tutte le tue certezze, gli ideali che ti hanno forgiato e accompagnato per una vita intera, ridursi a mera polvere.
Il filo conduttore della storia di Dorrigo è sicuramente l'amore per Amy, la giovane moglie dello zio Keith. Un amore al quale sono dedicati gli unici pensieri dolci, teneri e passionali della vita dell'uomo, un amore per il quale si può sopravvivere alla malaria, alla denutrizione, alle piaghe.
Lui e la donna si incontrano, si perdono, si ritrovano a più riprese nel corso degli anni, in un turbinio di attrazione, passione e sogni evanescenti di un futuro insieme.
Ma amore a parte, in questo romanzo ci sono descrizioni decisamente crude degli orrori della prigionia, di cui proprio non è possibile parlare con poesia e svenevolezza.
Mi risulta davvero difficile definire questo romanzo, incasellarlo in uno scaffale e dargli un'etichetta.
E' una storia d'amore? Assolutamente sì: è impossibile separare la storia di Dorrigo dal suo amore per Amy, dalla prima all'ultima pagina. Amy è già lì che lo aspetta, ancora prima di conoscerlo.
O è invece un romanzo sulla guerra, e di condanna?
La guerra occupa più di metà delle pagine, e non riguarda solo Dorrigo.
Riguarda Darky Gardiner, Bonox Baker, Sheephead Morton, Tiny Middleton, Rabbit Hendricks, Jimmy Bigelow: chi sopravvive, chi no.
Rappresentano una generazione distrutta che passerà il resto della vita (se ne avrà una) a chiedersi, in fondo, per che cosa ha effettivamente combattuto.
Sogni spezzati, vite a metà o vissute a mille all'ora, cercando di seppellire sempre più a fondo orrori che nessuno dovrebbe vedere e urla che nessuno dovrebbe sentire.
E' un romanzo unico e straordinario, a cui darei la sesta stella su cinque se si potesse.
Consigliatissimo e promosso che più promosso non si può.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La strada stretta verso il profondo Nord" di Richard Flanagan, edito da Bompiani (brossurato a 20€):
Dorrigo Evans, medico di origine tasmaniana, è stato deportato in un campo di prigionia giapponese dove, insieme a molti connazionali, viene impiegato nella costruzione della Ferrovia della Morte, la linea ferroviaria tra Bangkok e la Birmania che avrebbe dovuto permettere all’esercito nipponico d’invadere l’India. Un’impresa sovrumana, che costerà la vita a centinaia di migliaia di uomini. Dorrigo fa il possibile per salvare i suoi compagni dalla fame, dalle malattie e dalle violenze delle guardie. A sostenerlo il ricordo di una fugace storia d’amore, vissuta anni prima con la giovane moglie di suo zio. Una manciata di giorni che vale una vita. Una promessa mai pronunciata.
"La strada stretta verso il profondo Nord" è una storia epica d’amore e morte, disperazione e speranza, e Richard Flanagan, con una lingua densa e uno stile superbo, riesce a toccare tutte le corde dell’animo umano, avvolgendo il lettore con una storia sorprendente, dolorosa e di tremenda bellezza.
Da dove iniziare, per parlare di questo romanzo a dir poco travolgente?
Forse dalla guerra, di cui Flanagan racconta una delle pagine più disperate.
O forse da Dorrigo, che vive per Amy e per il ricordo del loro amore passionale e fugace.
Molto è stato scritto sui campi di sterminio tedeschi, e ogni anno puntualmente esce qualche nuovo romanzo ambientato in uno dei teatri dell'ecatombe per mano nazista.
Ma Flanagan ci parla invece del Giappone, e di un ideale di trionfo e superiorità fondati sul sacrificio che è costato centinaia di migliaia di vite umane.
Teatro della parentesi più dolorosa e significativa della vita di Dorrigo Evans è infatti un campo di prigionia giapponese, dove insieme a migliaia di australiani viene costretto a lavorare a un progetto folle e disperato: la costruzione della ferrovia che andrà da Bangkok alla Birmania (il cui scopo era l'invasione dell'India, almeno nei folli progetti originari).
Il romanzo si apre su un Dorrigo ragazzino, salta a un Dorrigo di mezza età che ripensa alla sua giovinezza, ci catapulta in un infernale campo di prigionia e poi ci riporta di nuovo a Amy: la narrazione procede tra salti nel tempo e tra i ricordi, ogni capitolo legato al precedente e al successivo con una maestria tale da rasentare la perfezione.
E' molto difficile ottenere un romanzo fluido quando la narrazione procede in modo così apparentemente disordinato, ma Flanagan ci riesce, catturando la nostra attenzione e non lasciandoci andare fino alla fine.
La storia di Dorrigo non è quella di un eroe, anzi: Dorrigo non è particolarmente bello; è un chirurgo ma non arriverà mai ad essere un vero e proprio luminare del settore; il suo matrimonio sarà privo di amore e di tenerezza, e questo si riverserà anche sul suo rapporto con i figli.
Dorrigo è un uomo qualunque, pieno di difetti e vittima dei suoi stessi errori e delle sue stesse debolezze, più che del mondo circostante.
Il sollievo e la gioia per essere sopravvissuto saranno sempre in guerra con il senso di colpa nei confronti dei compagni che non è riuscito a salvare, in un feroce conflitto interiore che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.
La scelta più coraggiosa di Flanagan, però, non è quella di scegliere come eroe un uomo che di eroico ha ben poco, no.
La scelta più coraggiosa è quella di dare spazio al nemico, perché sarebbe stato fin troppo facile limitarsi a dipingere i giapponesi come un "lupo cattivo".
Flanagan invece li porta uno per uno davanti al lettore, dando spazio ai loro ricordi, alla loro percezione del mondo, e alla società e alla cultura di cui sono frutto.
E' impossibile giustificarne le atrocità, ma di sicuro è possibile comprenderne l'umanità.
Ho trovato angosciante lo sconforto e lo smarrimento di uno degli ufficiali che, in seguito ai processi per crimini di guerra e alla condanna all'impiccagione, realizza che l'imperatore, il "dio" per il volere del quale lui ha ucciso ripetutamente, resterà al suo posto mentre lui morirà.
Alla fine sarà solo una questione di soldi e convenienze politiche, e l'uomo (perché non è più un dio, nemmeno ai suoi occhi) che ha ordinato i massacri resterà nel suo palazzo, lasciando che le colpe vengano pagate da loro, i suoi fedeli servitori.
E' un atto degno di un Dio, questo?
Questa è la condanna vera, non l'impiccagione: vedere tutte le tue certezze, gli ideali che ti hanno forgiato e accompagnato per una vita intera, ridursi a mera polvere.
Il filo conduttore della storia di Dorrigo è sicuramente l'amore per Amy, la giovane moglie dello zio Keith. Un amore al quale sono dedicati gli unici pensieri dolci, teneri e passionali della vita dell'uomo, un amore per il quale si può sopravvivere alla malaria, alla denutrizione, alle piaghe.
Lui e la donna si incontrano, si perdono, si ritrovano a più riprese nel corso degli anni, in un turbinio di attrazione, passione e sogni evanescenti di un futuro insieme.
Ma amore a parte, in questo romanzo ci sono descrizioni decisamente crude degli orrori della prigionia, di cui proprio non è possibile parlare con poesia e svenevolezza.
Mi risulta davvero difficile definire questo romanzo, incasellarlo in uno scaffale e dargli un'etichetta.
E' una storia d'amore? Assolutamente sì: è impossibile separare la storia di Dorrigo dal suo amore per Amy, dalla prima all'ultima pagina. Amy è già lì che lo aspetta, ancora prima di conoscerlo.
O è invece un romanzo sulla guerra, e di condanna?
La guerra occupa più di metà delle pagine, e non riguarda solo Dorrigo.
Riguarda Darky Gardiner, Bonox Baker, Sheephead Morton, Tiny Middleton, Rabbit Hendricks, Jimmy Bigelow: chi sopravvive, chi no.
Rappresentano una generazione distrutta che passerà il resto della vita (se ne avrà una) a chiedersi, in fondo, per che cosa ha effettivamente combattuto.
Sogni spezzati, vite a metà o vissute a mille all'ora, cercando di seppellire sempre più a fondo orrori che nessuno dovrebbe vedere e urla che nessuno dovrebbe sentire.
E' un romanzo unico e straordinario, a cui darei la sesta stella su cinque se si potesse.
Consigliatissimo e promosso che più promosso non si può.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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