Il ritorno delle sorelle March sul grande schermo (è la quinta trasposizione per il cinema, più due per la tv e due anime giapponesi, ndr) è previsto per il 9 gennaio, ed è il momento ideale per riscoprire il romanzo pubblicato da Louisa May Alcott tra il 1868 e il 1869.
E perchè no, anche i seguenti volumi della serie, grazie a edizioni omnibus che li includono tutti a un prezzo accessibile. Ed è subito maratona di lettura!
Tre proposte per i lettori più giovani e tre edizioni rivolte ad adolescenti e adulti vi aspettano in libreria, illustrate, con copertine sgargianti e arricchite da splendide illustrazioni.
Scopritele tutte!
Per avvicinare i lettori più giovani al romanzo, tre edizioni pensate per loro.
Gribaudo propone ai lettori dai 7 ani in su un'edizione rilegata, e la traduzione di S. Sacchini.
Il Battello a Vapore, invece, si affida a L. Cangemi per la traduzione e a Donata Pizzato per le illustrazioni,e propone il classico in due edizioni rilegate: quella del 2018 dedicata ai 150 anni del romanzo e quella del 2019 ad alta leggibilità con introduzione di Teresa Buongiorno, perfetta per lettori dai 9 anni in su.
Non manca un'edizione tie-in, in questo caso proposta da Salani Editore, che include Piccole donne e Piccole donne crescono (i due romanzi non sono infatti separati nella versione americana, mentre in Italia, Inghilterra, Francia e altri paesi lo sono ancora oggi, ndr). All'interno anche le foto del film, un vero volume da collezione.
Così come lo è quello realizzato da Oscar Mondadori, che racchiude i quattro romanzi della serie tradotti da C. Spallino Rocca e L. Lamberti in un volume prezioso, arricchito da illustrazioni di Malleus.
Infine, Einaudi ripropone la traduzione di L. Lamberti con una nuova copertina flessibile, più leggera e più frizzante di quella dell'edizione 2017.
Avete già scelto la vostra edizione?
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giovedì 2 gennaio 2020
Piccole donne: quale edizione scegliere?
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lunedì 6 febbraio 2017
"Sono cose da grandi" di Simona Sparaco
Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Sono cose da grandi" di Simona Sparaco, edito Einaudi (brossurato a 12€):
Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo - «sono cose da grandi» - non funziona più. Così decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza.
Se voleste spiegare a vostro figlio di quattro anni cosa siano la paura, il dolore, la morte e il male... sapreste farlo?
Quando le giustificazioni e le mezze verità non sono più sufficienti, e quando la realtà del mondo si insinua tra le quattro mura domestiche infettando il mondo di fiabe che avete costruito con amore attorno a vostro figlio, ecco che la necessità di spiegare perchè esistano anche le "cose brutte", e perchè non bisogna averne paura si fa impellente.
Così è per l'autrice di "Sono cose da grandi", che in questo libro di sole 90 pagine riesce a raccontare un intero universo di dubbi, insicurezze e timori.
Dal gioco della scatola magica in cui conservare i beni e i ricordi più cari (senza dimenticare l'ingrediente segreto) all'ascolto di musica di ogni tipo in auto, quella di Diego è un'infanzia serena, sulla quale non sembra pesare troppo la lontananza del padre.
Un bimbo vivace e molto curioso, che adora piazzare sotto il naso della madre insetti di ogni tipo - il che è fastastico, se sei aracnofobica - ma che poi sembra tornare un pulcino quando si sveglia spaventato da un incubo.
Quel camion bianco che sfreccia sulla strada mettendo fine alla vita di troppi innocenti in quella sera di qualche mese fa torna a terrorizzarlo di notte, ed è quello il momento in cui sorge il dubbio: come far entrare nel mondo fatto di magie e di bei giochi la paura?
Sarebbe meglio tenerla fuori?
Eppure il mondo è pieno di cose che potrebbero spaventarlo, e forse dovrebbe essere preparato.
E se fosse la madre ad avere paura?
Diego è il figlio di tante lettrici, così come nella voce narrante si ritrovano tantissime madri, se non tutte. La paura di un mondo che oggi appare sempre meno sicuro, nel quale a un certo punto i bambini dovranno muoversi da soli e senza guida mentre tu vorresti solo tenerli al sicuro sotto a una campana di vetro.
Ma la risposta al terrorismo, alle guerre, alle minacce... è quella di nascondersi?
O è quella di diventare cittadini del mondo, con il cuore in mano e la mente aperta, pronti a costruire un mondo migliore?
Io non sono ancora una mamma, ma sono sicura che quando la diventerò proverò ognuna delle emozioni raccontate in questo volume, e probabilmente lo rileggerò.
Sarà come ricevere conforto e consiglio da un'amica fidata, perchè anche da "figlia e non ancora mamma" io leggendo mi sono sentita abbracciata.
Simona Sparaco mi ha emozionata con ogni suo lavoro (trovate la mia recensione del suo "Equazione di un amore" qui) ma stavolta mi è entrata dritta nel cuore con ogni parola.
Consigliatissimo alle mamme con figli di ogni età.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Sono cose da grandi" di Simona Sparaco, edito Einaudi (brossurato a 12€):
Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo - «sono cose da grandi» - non funziona più. Così decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza.
Se voleste spiegare a vostro figlio di quattro anni cosa siano la paura, il dolore, la morte e il male... sapreste farlo?
Quando le giustificazioni e le mezze verità non sono più sufficienti, e quando la realtà del mondo si insinua tra le quattro mura domestiche infettando il mondo di fiabe che avete costruito con amore attorno a vostro figlio, ecco che la necessità di spiegare perchè esistano anche le "cose brutte", e perchè non bisogna averne paura si fa impellente.
Così è per l'autrice di "Sono cose da grandi", che in questo libro di sole 90 pagine riesce a raccontare un intero universo di dubbi, insicurezze e timori.
Dal gioco della scatola magica in cui conservare i beni e i ricordi più cari (senza dimenticare l'ingrediente segreto) all'ascolto di musica di ogni tipo in auto, quella di Diego è un'infanzia serena, sulla quale non sembra pesare troppo la lontananza del padre.
Un bimbo vivace e molto curioso, che adora piazzare sotto il naso della madre insetti di ogni tipo - il che è fastastico, se sei aracnofobica - ma che poi sembra tornare un pulcino quando si sveglia spaventato da un incubo.
Quel camion bianco che sfreccia sulla strada mettendo fine alla vita di troppi innocenti in quella sera di qualche mese fa torna a terrorizzarlo di notte, ed è quello il momento in cui sorge il dubbio: come far entrare nel mondo fatto di magie e di bei giochi la paura?
Sarebbe meglio tenerla fuori?
Eppure il mondo è pieno di cose che potrebbero spaventarlo, e forse dovrebbe essere preparato.
E se fosse la madre ad avere paura?
Diego è il figlio di tante lettrici, così come nella voce narrante si ritrovano tantissime madri, se non tutte. La paura di un mondo che oggi appare sempre meno sicuro, nel quale a un certo punto i bambini dovranno muoversi da soli e senza guida mentre tu vorresti solo tenerli al sicuro sotto a una campana di vetro.
Ma la risposta al terrorismo, alle guerre, alle minacce... è quella di nascondersi?
O è quella di diventare cittadini del mondo, con il cuore in mano e la mente aperta, pronti a costruire un mondo migliore?
Io non sono ancora una mamma, ma sono sicura che quando la diventerò proverò ognuna delle emozioni raccontate in questo volume, e probabilmente lo rileggerò.
Sarà come ricevere conforto e consiglio da un'amica fidata, perchè anche da "figlia e non ancora mamma" io leggendo mi sono sentita abbracciata.
Simona Sparaco mi ha emozionata con ogni suo lavoro (trovate la mia recensione del suo "Equazione di un amore" qui) ma stavolta mi è entrata dritta nel cuore con ogni parola.
Consigliatissimo alle mamme con figli di ogni età.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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domenica 2 ottobre 2016
"Rosso Parigi" di Maureen Gibbon
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Rosso Parigi" di Maureen Gibbon, edito da Einaudi (rilegato a 18€):
Parigi, 1862. Una ragazza con dei provocanti stivaletti verdi è ferma davanti a una vetrina. Sul suo blocco sta disegnando il gatto che dorme dentro la bottega quando l'avvicina un uomo, misterioso e affascinante, che la fissa. Poi le chiede se può prendere in mano il disegno e con pochi tratti sicuri riesce a infondervi la vita. Lui è Edouard Manet, lei Victorine Meurent. Il loro incontro - questo incontro - cambierà la loro vita e la storia dell'arte mondiale. Per sempre. All'inizio Manet stabilisce un torrido ménage à trois con Victorine e la sua coinquilina Denise, ma presto la relazione diventa qualcosa di più e lei gli chiede di scegliere. Così la diciassettenne Victorine abbandona la sua vecchia vita per immergersi nella Parigi degli impressionisti, dei café della bohème viziosa e sentimentale di Baudelaire, dei circoli dei canottieri dipinti da Renoir, delle soffitte romantiche e degli atelier più promiscui. Narrando la storia vera di Victorine Meurent, la musa di Manet, la donna che gli farà da modella per tanti dei capolavori che hanno fondato l'arte moderna - da "Colazione sull'erba" alla celebre "Olympia" - e che diventerà lei stessa rinomata pittrice, Maureen Gibbon ha scritto un romanzo sensuale come i colori di una tavolozza impressionista.
"Rosso Parigi" è il racconto dell'educazione artistica ed erotica di una giovane donna avida di vita e di esperienze, affamata dei colori della felicità e delle gioie del corpo.
Adoro, adoro, adoro Edouard Manet.
Questo libro sembrava scritto apposta per me, e ne ho amata ogni pagina.
La relazione tra il pittore e la sua musa è passionale e viscerale, ma Maureen Gibbon riesce nella difficile impresa di parlare di sesso a più riprese senza scadere nel volgare.
È un romanzo intenso e che tuttavia si divora, e tutto ha inizio quando il trentenne Édouard Manet incontra una giovanissima Victorine, intenta a realizzare un poco riuscito schizzo raffigurante un micetto.
A soli diciasserre anni la giovane si trova legata al pittore che, con i suoi quadri più discussi, cambierà il mondo dell'arte.
Ne sarà addirittura protagonista, perchè le donne che ammiriamo nude e rilassate nelle due tele più famose dell'artista... Sono Victorine. O meglio, una sua rappresentazione.
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Rosso Parigi" di Maureen Gibbon, edito da Einaudi (rilegato a 18€):
Parigi, 1862. Una ragazza con dei provocanti stivaletti verdi è ferma davanti a una vetrina. Sul suo blocco sta disegnando il gatto che dorme dentro la bottega quando l'avvicina un uomo, misterioso e affascinante, che la fissa. Poi le chiede se può prendere in mano il disegno e con pochi tratti sicuri riesce a infondervi la vita. Lui è Edouard Manet, lei Victorine Meurent. Il loro incontro - questo incontro - cambierà la loro vita e la storia dell'arte mondiale. Per sempre. All'inizio Manet stabilisce un torrido ménage à trois con Victorine e la sua coinquilina Denise, ma presto la relazione diventa qualcosa di più e lei gli chiede di scegliere. Così la diciassettenne Victorine abbandona la sua vecchia vita per immergersi nella Parigi degli impressionisti, dei café della bohème viziosa e sentimentale di Baudelaire, dei circoli dei canottieri dipinti da Renoir, delle soffitte romantiche e degli atelier più promiscui. Narrando la storia vera di Victorine Meurent, la musa di Manet, la donna che gli farà da modella per tanti dei capolavori che hanno fondato l'arte moderna - da "Colazione sull'erba" alla celebre "Olympia" - e che diventerà lei stessa rinomata pittrice, Maureen Gibbon ha scritto un romanzo sensuale come i colori di una tavolozza impressionista.
"Rosso Parigi" è il racconto dell'educazione artistica ed erotica di una giovane donna avida di vita e di esperienze, affamata dei colori della felicità e delle gioie del corpo.
Adoro, adoro, adoro Edouard Manet.
Questo libro sembrava scritto apposta per me, e ne ho amata ogni pagina.
La relazione tra il pittore e la sua musa è passionale e viscerale, ma Maureen Gibbon riesce nella difficile impresa di parlare di sesso a più riprese senza scadere nel volgare.
È un romanzo intenso e che tuttavia si divora, e tutto ha inizio quando il trentenne Édouard Manet incontra una giovanissima Victorine, intenta a realizzare un poco riuscito schizzo raffigurante un micetto.
A soli diciasserre anni la giovane si trova legata al pittore che, con i suoi quadri più discussi, cambierà il mondo dell'arte.
Ne sarà addirittura protagonista, perchè le donne che ammiriamo nude e rilassate nelle due tele più famose dell'artista... Sono Victorine. O meglio, una sua rappresentazione.
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| Colazione sull'erba, 1862-1863 |
Quello che Maureen Gibbon riesce a fare è raccontarci quanto desiderio, quanta passione e quanta emozione ci sia stata dietro alle pennellate della famosa "Colazione sull'erba", realizzata nel 1863 ed esposta al Salon des Refusés, la cui creazione era stata voluta dall'imperatore Napoleone III.
Leggere questo romanzo non insegna tanto qualcosa di più sull'arte di Manet quanto sulla sua persona, sull'uomo che decise di sconvolgere i critici e i colleghi proponendo una donna nuda intenta a godersi un picnic in compagnia di due gentiluomini.
![]() |
| Olympia, 1863 |
E che dire di "Olympia", quadro considerato osceno e scandaloso in quanto raffigurante niente meno che una donna di facili costumi?
Persino la posa in cui Manet ha deciso di raffigurare Victorine è presa dalla pornografia che iniziava a circolare all'epoca, e dopo aver letto il romanzo mi è (e vi sarà) impossibile guardarlo come una semplice tela dipinta, perchè "Olympia" è una dichiarazione di desiderio.
Non d'amore, ma di passione.
![]() |
| La cantante di strada, 1862 |
La prosa di Maureen Gibbon trascina il lettore dalla prima all'ultima pagina nel giro di poche ore, ed è stata una di quelle letture per le quali avrei voluto avere ancora un centinaio di pagine almeno.
Avrei voluto sapere "cosa succede dopo", e un epilogo a tot anni di distanza.
Insomma, non ne avevo abbastanza di Victorine, anzi!
Non cercate in queste pagine una lezione di storia dell'arte, perchè non la troverete.
Cercateci invece le emozioni, i colori vibranti, la passione sfrontata e ne troverete in gran quantità.
Mi è piaciuto moltissimo, e non posso fare a meno di consigliarlo.
Spero vi sia piaciuto trovare anche i quadri dell'artista legati al personaggio di Victorine, incluso "La cantante di strada".
Era impensabile citarli senza mostrarli!
![]() |
| Grazie a Einaudi per la copia cartacea del romanzo <3 |
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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lunedì 16 novembre 2015
Anteprima: "Quel fantastico peggior anno della mia vita" di Jesse Andrews
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Quel fantastico peggior anno della mia vita" di Jesse Andrews, edito da Einaudi (brossurato a 17,50€), in uscita l'1 Dicembre:
Il primo giorno di scuola, per Greg, è stato anche meglio del previsto. Stavolta, se non altro, nessuno gli ha spremuto le bustine di senape sulla testa. Il suo buonumore, però, dura poco. Il tempo che la madre torni a casa e gli spieghi che la sua compagna Rachel è ammalata e che lui dovrà starle vicino. Per uno come Greg, il nerd piú asociale della scuola, non poteva esserci notizia peggiore. La sola consolazione è che con lui ci sarà pure il suo amico Earl. Insieme decideranno di girare un film per lei. Un film che avrà un’unica, devotissima fan.
"Io sono Greg, quello che ha scritto questo libro. Poi c’è Earl, il mio amico. E questa è la storia dell’anno che lui e io abbiamo passato con Rachel, cercando di tirarla su. Per lei abbiamo anche girato un film. Forse il più brutto film di tutti i tempi."
Finalmente una data e una copertina per "Me and Earl and the Dying Girl" di Jesse Andrews, e io non vedo l'ora di leggerlo!
Vi segnalo anche che da questo romanzo è stato tratto il film vincitore del Premio della Giuria e del Premio del Pubblico al Sundance Film Festival, distribuito in Italia dalla 20th Century Fox.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata all'anteprima di "Quel fantastico peggior anno della mia vita" di Jesse Andrews, edito da Einaudi (brossurato a 17,50€), in uscita l'1 Dicembre:
Il primo giorno di scuola, per Greg, è stato anche meglio del previsto. Stavolta, se non altro, nessuno gli ha spremuto le bustine di senape sulla testa. Il suo buonumore, però, dura poco. Il tempo che la madre torni a casa e gli spieghi che la sua compagna Rachel è ammalata e che lui dovrà starle vicino. Per uno come Greg, il nerd piú asociale della scuola, non poteva esserci notizia peggiore. La sola consolazione è che con lui ci sarà pure il suo amico Earl. Insieme decideranno di girare un film per lei. Un film che avrà un’unica, devotissima fan.
"Io sono Greg, quello che ha scritto questo libro. Poi c’è Earl, il mio amico. E questa è la storia dell’anno che lui e io abbiamo passato con Rachel, cercando di tirarla su. Per lei abbiamo anche girato un film. Forse il più brutto film di tutti i tempi."
Finalmente una data e una copertina per "Me and Earl and the Dying Girl" di Jesse Andrews, e io non vedo l'ora di leggerlo!
Vi segnalo anche che da questo romanzo è stato tratto il film vincitore del Premio della Giuria e del Premio del Pubblico al Sundance Film Festival, distribuito in Italia dalla 20th Century Fox.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
giovedì 15 ottobre 2015
"Single, frivole, pronte a tutto" di Katherine Heiny
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Single, frivole e pronte a tutto" di Katherine Heiny, edito da Einaudi (brossurato a 18€):
Brillanti e un po' naïve, immature e stralunate, ecco le ragazze protagoniste dei racconti piú irriverenti dell'anno.
Maya ha un fidanzato, poi le piacciono parecchio anche il capo e il veterinario; Haley sta per sposare Tony, ma ha un amante con lo stesso nome che si intrufola in casa sua passando dalla finestra; Nina ha quarant'anni, però emotivamente si sente sulla stessa lunghezza d'onda della figlia che ne ha sedici... In spavaldo equilibrio tra l'anagrafe e la resistenza a diventare adulte,
sempre scollegate dalla fiaba a lieto fine, le ragazze di Katherine Heiny amano gli uomini e il sesso, i cani e i dolci. Sono buffe, scombinate, disarmanti. Proprio come noi e le nostre amiche.
Questa raccolta divertente, ironica, seppur a tratti anche vagamente malinconica è uscita fine Agosto e io l'ho iniziata subito...
Per poi leggere un racconto ogni tanto, e trascinarmi questa lettura fino a ieri.
Non perché non mi piacesse, anzi. forse proprio perché ho preferito leggere ogni storia al momento giusto, senza fretta.
Katherine Heiny è spiritosa, e anche parecchio cinica, non risparmiando niente e nessuno.
Donne troppo cresciute che si scoprono ancora desiderose di adolescenza ci vengono presentate sì con un'analisi oggettiva dei loro sentimenti, ma anche con un velo di tristezza perché sono donne che non sono veramente pronte a vivere la vita che si sono costruite.
Vorrebbero che una voce fuori campo urlasse "questa la rifacciamo!", e magari non uscirebbero con quel ragazzo, o non studierebbero in quell'università che tanto piaceva ai genitori, oppure chissà, alla fine andrebbe tutto nello stesso modo.
Emblema della raccolta, e del tipo di donna che ci viene presentato, è sicuramente Maya.
Protagonista di tre racconti ("Single, frivole, pronte a tutto", "Materia oscura" e "La madre di Grendel"), da leggere così come inseriti nella raccolta perché in ordine cronologico, è in pratica eroina di una trilogia di novelle tutta sua.
Ha un fidanzato, Rhodes, che forse ama e forse no: quando la delude o non è all'altezza delle sue aspettative fantastica su un'eventuale separazione, per poi rifugiarsi rassicurata tra le sue braccia quando lui la fa sentire amata o speciale.
Lo tradirà, e probabilmente lui lo capirà ma le resterà accanto perché mannaggia a te, Maya: hai il fidanzato perfetto, e nemmeno te ne accorgi. Lasciatelo dire.
Bella ma non bellissima, intelligente (ma non quanto Rhodes), forse desiderosa di maternità e forse no, ma soprattutto priva della consapevolezza di se stessa.
E' questo a rendere lei, così come le altre eroine di Katherine Heiny, profondamente vera.
I suoi difetti, i suoi errori: io li ho adorati tutti.
Uno dei miei racconti preferiti è "Come dare l'impressione sbagliata", dove la voce narrante di Gwen ci svela fin da subito quanto sia innamorata del coinquilino Boris senza ovviamente poterglielo dire.
La loro vita è quella di una coppia sposata da quindici anni almeno, e il tutto senza che si siano scambiati nemmeno un bacio.
Ho trovato molto dolce lo struggente desiderio di Gwen e la sua paura di avere Boris, o di non averlo più, perché è quello che succede quando la persona di cui ti innamori è anche il migliore amico che tu abbia mai avuto. Potresti guadagnare un amore, ma anche perdere un amico, e questo fa paura.
Anche lei è nella rosa delle donne "vere" che ho apprezzato, e in cui in parte sono riuscita ogni volta a identificarmi.
Sono racconti speciali anche perché Katherine Heiny oltre a saper raccontare sa anche scrivere, e riesce a essere efficace e fantasiosa anche nello spazio ristretto tipico di questa forma letteraria.
Per questo io ho sempre considerato i racconti una sfida ancora maggiore di quella posta da un romanzo, perché il racconto dev'essere brillante dalla prima all'ultima parola.
Non puoi permetterti tempi morti, descrizioni troppo lunghe, o riempitivi di alcun tipo: la tua storia ha solo poche pagine per svilupparsi e per arrivare al cuore del lettore.
Katherine Heiny mi è arrivata, al punto che ho voluto riservare ogni storia a un giorno in cui avessi bisogno di qualcosa di speciale.
Questa raccolta è divertente anche nella tristezza, e desolante anche quando fortemente ironica, e solo un'autrice di talento riesce a trasmettere un tale mix di sensazioni parlando di cose volutamente futili e prive di originalità, ma anzi caratteristiche della vita di tutti senza distinzione: dai drammi insiti nell'organizzazione di una festa di compleanno per bambini, al decesso improvviso del proprio animale domestico, dall'infedeltà alla ricerca della maternità.
In questa raccolta ci sono io, ci siete voi e probabilmente tutte le donne che conoscete.
Consigliato, e soprattutto a chi non ama i racconti, perché penso potrebbe farvi ricredere.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Single, frivole e pronte a tutto" di Katherine Heiny, edito da Einaudi (brossurato a 18€):
Brillanti e un po' naïve, immature e stralunate, ecco le ragazze protagoniste dei racconti piú irriverenti dell'anno.
Maya ha un fidanzato, poi le piacciono parecchio anche il capo e il veterinario; Haley sta per sposare Tony, ma ha un amante con lo stesso nome che si intrufola in casa sua passando dalla finestra; Nina ha quarant'anni, però emotivamente si sente sulla stessa lunghezza d'onda della figlia che ne ha sedici... In spavaldo equilibrio tra l'anagrafe e la resistenza a diventare adulte,
sempre scollegate dalla fiaba a lieto fine, le ragazze di Katherine Heiny amano gli uomini e il sesso, i cani e i dolci. Sono buffe, scombinate, disarmanti. Proprio come noi e le nostre amiche.
Questa raccolta divertente, ironica, seppur a tratti anche vagamente malinconica è uscita fine Agosto e io l'ho iniziata subito...
Per poi leggere un racconto ogni tanto, e trascinarmi questa lettura fino a ieri.
Non perché non mi piacesse, anzi. forse proprio perché ho preferito leggere ogni storia al momento giusto, senza fretta.
Katherine Heiny è spiritosa, e anche parecchio cinica, non risparmiando niente e nessuno.
Donne troppo cresciute che si scoprono ancora desiderose di adolescenza ci vengono presentate sì con un'analisi oggettiva dei loro sentimenti, ma anche con un velo di tristezza perché sono donne che non sono veramente pronte a vivere la vita che si sono costruite.
Vorrebbero che una voce fuori campo urlasse "questa la rifacciamo!", e magari non uscirebbero con quel ragazzo, o non studierebbero in quell'università che tanto piaceva ai genitori, oppure chissà, alla fine andrebbe tutto nello stesso modo.
Emblema della raccolta, e del tipo di donna che ci viene presentato, è sicuramente Maya.
Protagonista di tre racconti ("Single, frivole, pronte a tutto", "Materia oscura" e "La madre di Grendel"), da leggere così come inseriti nella raccolta perché in ordine cronologico, è in pratica eroina di una trilogia di novelle tutta sua.
Ha un fidanzato, Rhodes, che forse ama e forse no: quando la delude o non è all'altezza delle sue aspettative fantastica su un'eventuale separazione, per poi rifugiarsi rassicurata tra le sue braccia quando lui la fa sentire amata o speciale.
Lo tradirà, e probabilmente lui lo capirà ma le resterà accanto perché mannaggia a te, Maya: hai il fidanzato perfetto, e nemmeno te ne accorgi. Lasciatelo dire.
Bella ma non bellissima, intelligente (ma non quanto Rhodes), forse desiderosa di maternità e forse no, ma soprattutto priva della consapevolezza di se stessa.
E' questo a rendere lei, così come le altre eroine di Katherine Heiny, profondamente vera.
I suoi difetti, i suoi errori: io li ho adorati tutti.
Uno dei miei racconti preferiti è "Come dare l'impressione sbagliata", dove la voce narrante di Gwen ci svela fin da subito quanto sia innamorata del coinquilino Boris senza ovviamente poterglielo dire.
La loro vita è quella di una coppia sposata da quindici anni almeno, e il tutto senza che si siano scambiati nemmeno un bacio.
Ho trovato molto dolce lo struggente desiderio di Gwen e la sua paura di avere Boris, o di non averlo più, perché è quello che succede quando la persona di cui ti innamori è anche il migliore amico che tu abbia mai avuto. Potresti guadagnare un amore, ma anche perdere un amico, e questo fa paura.
Anche lei è nella rosa delle donne "vere" che ho apprezzato, e in cui in parte sono riuscita ogni volta a identificarmi.
Sono racconti speciali anche perché Katherine Heiny oltre a saper raccontare sa anche scrivere, e riesce a essere efficace e fantasiosa anche nello spazio ristretto tipico di questa forma letteraria.
Per questo io ho sempre considerato i racconti una sfida ancora maggiore di quella posta da un romanzo, perché il racconto dev'essere brillante dalla prima all'ultima parola.
Non puoi permetterti tempi morti, descrizioni troppo lunghe, o riempitivi di alcun tipo: la tua storia ha solo poche pagine per svilupparsi e per arrivare al cuore del lettore.
Katherine Heiny mi è arrivata, al punto che ho voluto riservare ogni storia a un giorno in cui avessi bisogno di qualcosa di speciale.
Questa raccolta è divertente anche nella tristezza, e desolante anche quando fortemente ironica, e solo un'autrice di talento riesce a trasmettere un tale mix di sensazioni parlando di cose volutamente futili e prive di originalità, ma anzi caratteristiche della vita di tutti senza distinzione: dai drammi insiti nell'organizzazione di una festa di compleanno per bambini, al decesso improvviso del proprio animale domestico, dall'infedeltà alla ricerca della maternità.
In questa raccolta ci sono io, ci siete voi e probabilmente tutte le donne che conoscete.
Consigliato, e soprattutto a chi non ama i racconti, perché penso potrebbe farvi ricredere.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
lunedì 22 giugno 2015
"Il senso di una fine" di Julian Barnes
Buongiorno, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il senso di una fine" di Julian Barnes, edito Einaudi (rilegato a 17,50€):
Questa lettura è stata fatta in collaborazione con la mia booktuber italiana preferita in assoluto, Benedetta, e vi rimando al suo canale YT dove troverete la sua recensione del romanzo.
La stimo moltissimo, e in lei ritrovo il mio essere una lettrice onnivora: legge davvero di tutto, e in particolare voglio rimandarvi al suo video dedicato a "Follie di Brooklyn" di Paul Auster, perché è un libro che ho amato e di cui non è facile sentir parlare (soprattutto così bene).
Detto questo, veniamo a Julian Barnes e a questo piccolo gioiello, di cui vi lascio la trama:
La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un'inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all'adolescenza, quando Tony procedeva all'educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l'adulto che è. Il percorso a ritroso nelle zone d'ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa cosi riflessione sulla fallacia della storia, "quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione", secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del Tony giovane. Come ha potuto la ragazza di allora, Veronica Ford, preferirgli l'amico raffinato e brillante, Adrian? Ci sono solo Camus e Wittgenstein dietro l'estrema decisione di Adrian? Da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? Perché a distanza di quarant'anni Veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo? Gli indizi da studiare tessono un filo d'Arianna di reminiscenze inaffidabili.
Un romanzo relativamente breve, di sole 150 pagine nella traduzione italiana edita da Einaudi, ma io le ho divorate per poi restare a lungo stesa sul prato a pensarci. E a pensarci. E a pensarci ancora un po'.
E' uno di quei romanzi che ti entrano dentro, ti afferrano lo stomaco e danno una bella e vigorosa strizzata: se avete amato "Stoner" di John Williams, questo DOVETE leggerlo.
Anzi, dovevate leggerlo ieri, siete già in ritardo.
Tony Webster è un protagonista "vero", pieno di difetti e di atteggiamenti che a tratti ce lo fanno risultare antipaticissimo.
A scuola fa parte di un gruppetto di ragazzetti tanto presuntuosi che alla voce "supponenza" sul dizionario potreste trovare la loro foto di gruppo: credono di sapere tutto e di avere sempre ragione, ma chi di noi non è stato così da adolescente? Non mentite!
Poi arriva Adrian, e gli scompiglia le carte in tavola perché Adrian SA invece di pretendere di sapere ed E' invece di credere di essere.
Più intelligente, più preparato, ed avvolto da un alone di fascino a cui persino loro non sanno resistere: non si piega a nessuna regola del gruppetto e finisce per diventarne il centro.
Adrian si prende persino Veronica, il primo amore di Tony (dopo che tra loro non ha funzionato, e persino chiedendogli il permesso con tanto di lettera semi-formale. Quasi a non volergli nemmeno dare la soddisfazione di poterlo odiare per aver tramato alle sue spalle, insomma).
Che poi insomma, Veronica è insopportabile e tratta Tony come nessun ragazzo meriterebbe di essere trattato quindi in fondo non è che sia stata questa grande perdita.
Tuttavia, anni dopo, una drastica decisione di Adrian sconvolge completamente il mondo di Tony, costringendolo a mettere tutto in discussione in una sorta di viaggio a ritroso tra i sui ricordi.
Che come tutti i ricordi spesso sono frammentati, o falsati, o sconnessi. a volte ricorda intere conversazioni, a volte si perde mesi interi, ma è questo a rendere il racconto credibile perché la mente umana funziona esattamente così.
Seguiamo Tony dall'inizio alla fine, mentre ricompone quello che solo ora realizza essere un puzzle con un sacco di tessere mancanti, con il fiato sospeso e pieni di "perché?" che ci riecheggiano nella mente.
Ho amato profondamente il personaggio di Adrian, che da un certo punto di vista è l'eroe tragico del romanzo: è un outsider dall'inizio alla fine, fa parte di un gruppo ma non si è mai completamente integrato, al punto che Tony realizza, sorpreso, che mentre Adrian è stato a casa di tutti loro, nessuno di loro è mai stato a casa sua. Chiaro segno di quanto Adrian non abbia, nonostante le apparenze, mai fatto entrare "davvero" nessuno di loro.
Mi sono identificata moltissimo in questo personaggio, ed è quello che ha contribuito di più alla vigorosa strizzata a cuore stomaco di cui parlavo sopra.
E' difficile dire perché ho amato così tanto questo libro, perché a ben vedere è un romanzo "semplice": non ci sono grandissimi colpi di scena, non ci sono sensazionalismi di alcun tipo, anzi ci sono pagine intere in cui sembra non accadere nulla.
E invece mi ha preso il cuore, perché la prosa di Barnes è pulita e scorrevole, perché non c'è una sola parola di troppo e perché ha scritto una storia semplicissima e ai limiti della banalità e allo stesso tempo unica e speciale.
Il mondo è pieno di Tony e di Adrian, ed è proprio questo il punto: è una storia intensa, struggente e incredibilmente autentica.
In lingua originale sono 100 pagine scarse, poco più di un racconto lungo, ma quando arrivate all'ultima vi rendete conto che non ne sarebbe servita nemmeno mezza in più.
Qui trovate un estratto gratuito del romanzo, che come al solito vi segnalo.
Consigliatissimo, che più consigliato non si può, perché vi farà sorridere, arrabbiare, provare compassione e vi lascerà immersi nelle vostre riflessioni per almeno un paio d'ore.
Se quest'estate volete un libro diverso, profondo, ma allo stesso tempo non troppo lungo perché in ferie (giustamente) volete fare anche altro, questo è il libro che dovete mettere in valigia.
Se vi piacciono gli anti-eroi, gli (apparentemente) sconfitti dalla vita, le acque chete (che ricordatevelo, alla lunga corrodono i ponti) e in "Stoner" avete ritrovato anche un po' di voi, questo libro non può mancare nella vostra libreria.
Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il senso di una fine" di Julian Barnes, edito Einaudi (rilegato a 17,50€):
Questa lettura è stata fatta in collaborazione con la mia booktuber italiana preferita in assoluto, Benedetta, e vi rimando al suo canale YT dove troverete la sua recensione del romanzo.
La stimo moltissimo, e in lei ritrovo il mio essere una lettrice onnivora: legge davvero di tutto, e in particolare voglio rimandarvi al suo video dedicato a "Follie di Brooklyn" di Paul Auster, perché è un libro che ho amato e di cui non è facile sentir parlare (soprattutto così bene).
Detto questo, veniamo a Julian Barnes e a questo piccolo gioiello, di cui vi lascio la trama:
La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un'inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all'adolescenza, quando Tony procedeva all'educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l'adulto che è. Il percorso a ritroso nelle zone d'ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa cosi riflessione sulla fallacia della storia, "quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione", secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del Tony giovane. Come ha potuto la ragazza di allora, Veronica Ford, preferirgli l'amico raffinato e brillante, Adrian? Ci sono solo Camus e Wittgenstein dietro l'estrema decisione di Adrian? Da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? Perché a distanza di quarant'anni Veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo? Gli indizi da studiare tessono un filo d'Arianna di reminiscenze inaffidabili.
Un romanzo relativamente breve, di sole 150 pagine nella traduzione italiana edita da Einaudi, ma io le ho divorate per poi restare a lungo stesa sul prato a pensarci. E a pensarci. E a pensarci ancora un po'.
E' uno di quei romanzi che ti entrano dentro, ti afferrano lo stomaco e danno una bella e vigorosa strizzata: se avete amato "Stoner" di John Williams, questo DOVETE leggerlo.
Anzi, dovevate leggerlo ieri, siete già in ritardo.
| Io l'ho letto in originale in digitale, e vi lascio la copertina della mia edizione <3 |
A scuola fa parte di un gruppetto di ragazzetti tanto presuntuosi che alla voce "supponenza" sul dizionario potreste trovare la loro foto di gruppo: credono di sapere tutto e di avere sempre ragione, ma chi di noi non è stato così da adolescente? Non mentite!
Poi arriva Adrian, e gli scompiglia le carte in tavola perché Adrian SA invece di pretendere di sapere ed E' invece di credere di essere.
Più intelligente, più preparato, ed avvolto da un alone di fascino a cui persino loro non sanno resistere: non si piega a nessuna regola del gruppetto e finisce per diventarne il centro.
Adrian si prende persino Veronica, il primo amore di Tony (dopo che tra loro non ha funzionato, e persino chiedendogli il permesso con tanto di lettera semi-formale. Quasi a non volergli nemmeno dare la soddisfazione di poterlo odiare per aver tramato alle sue spalle, insomma).
Che poi insomma, Veronica è insopportabile e tratta Tony come nessun ragazzo meriterebbe di essere trattato quindi in fondo non è che sia stata questa grande perdita.
Tuttavia, anni dopo, una drastica decisione di Adrian sconvolge completamente il mondo di Tony, costringendolo a mettere tutto in discussione in una sorta di viaggio a ritroso tra i sui ricordi.
Che come tutti i ricordi spesso sono frammentati, o falsati, o sconnessi. a volte ricorda intere conversazioni, a volte si perde mesi interi, ma è questo a rendere il racconto credibile perché la mente umana funziona esattamente così.
Seguiamo Tony dall'inizio alla fine, mentre ricompone quello che solo ora realizza essere un puzzle con un sacco di tessere mancanti, con il fiato sospeso e pieni di "perché?" che ci riecheggiano nella mente.
Ho amato profondamente il personaggio di Adrian, che da un certo punto di vista è l'eroe tragico del romanzo: è un outsider dall'inizio alla fine, fa parte di un gruppo ma non si è mai completamente integrato, al punto che Tony realizza, sorpreso, che mentre Adrian è stato a casa di tutti loro, nessuno di loro è mai stato a casa sua. Chiaro segno di quanto Adrian non abbia, nonostante le apparenze, mai fatto entrare "davvero" nessuno di loro.
Mi sono identificata moltissimo in questo personaggio, ed è quello che ha contribuito di più alla vigorosa strizzata a cuore stomaco di cui parlavo sopra.
E' difficile dire perché ho amato così tanto questo libro, perché a ben vedere è un romanzo "semplice": non ci sono grandissimi colpi di scena, non ci sono sensazionalismi di alcun tipo, anzi ci sono pagine intere in cui sembra non accadere nulla.
E invece mi ha preso il cuore, perché la prosa di Barnes è pulita e scorrevole, perché non c'è una sola parola di troppo e perché ha scritto una storia semplicissima e ai limiti della banalità e allo stesso tempo unica e speciale.
Il mondo è pieno di Tony e di Adrian, ed è proprio questo il punto: è una storia intensa, struggente e incredibilmente autentica.
In lingua originale sono 100 pagine scarse, poco più di un racconto lungo, ma quando arrivate all'ultima vi rendete conto che non ne sarebbe servita nemmeno mezza in più.
Qui trovate un estratto gratuito del romanzo, che come al solito vi segnalo.
Consigliatissimo, che più consigliato non si può, perché vi farà sorridere, arrabbiare, provare compassione e vi lascerà immersi nelle vostre riflessioni per almeno un paio d'ore.
Se quest'estate volete un libro diverso, profondo, ma allo stesso tempo non troppo lungo perché in ferie (giustamente) volete fare anche altro, questo è il libro che dovete mettere in valigia.
Se vi piacciono gli anti-eroi, gli (apparentemente) sconfitti dalla vita, le acque chete (che ricordatevelo, alla lunga corrodono i ponti) e in "Stoner" avete ritrovato anche un po' di voi, questo libro non può mancare nella vostra libreria.
Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3
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giovedì 22 novembre 2012
Guida ai regali di Natale 2012 per LEI sotto i 25€
Direi che il titolo si spiega da sé, che dite?!
Ho deciso di riproporre le mie idee-regalo sotto i 25€, ben consapevole che per una persona speciale si possa anche spendere di più e soprattutto che per importi superiori si trovino delle cose carinissime quest'anno.
Però la sfida, secondo me, rimane quella di riuscire a fare diversi regali con un budget contenuto, o perlomeno nel mio caso lo è: ogni anno devo fare diversi regali, e sempre con un budget tirato.
Infatti sono due anni che io, i regali di Natale, li inizio a comprare a Luglio con i saldi (soprattutto cose come gioielli/sciarpe/pochette da sera che non seguano più di tanto le tendenze stagionali, in modo che non si noti eheheh).
Ecco qui cosa ho trovato sul web e visto nei negozi:
Voi a che punto siete con lo shopping natalizio?
Ho deciso di riproporre le mie idee-regalo sotto i 25€, ben consapevole che per una persona speciale si possa anche spendere di più e soprattutto che per importi superiori si trovino delle cose carinissime quest'anno.
Però la sfida, secondo me, rimane quella di riuscire a fare diversi regali con un budget contenuto, o perlomeno nel mio caso lo è: ogni anno devo fare diversi regali, e sempre con un budget tirato.
Infatti sono due anni che io, i regali di Natale, li inizio a comprare a Luglio con i saldi (soprattutto cose come gioielli/sciarpe/pochette da sera che non seguano più di tanto le tendenze stagionali, in modo che non si noti eheheh).
Ecco qui cosa ho trovato sul web e visto nei negozi:
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| Kevyn Aucoin "Making Faces" 15,43€ su Amazon.it In lingua inglese, ma con foto spettacolari Un must per le fanatiche di cosmesi! |
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| "Secret Santa" di LUSH COSMETICS Contiene "Magie delle spezie" e "Nonsimangia". 10,90€ da LUSH |
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| Specchietto con luci: ideale per le serate in discoteca ma anche da tenere in borsa tutti i giorni. Io ho ancora il mio dal Natale scorso, e lo uso sempre! 12,90€ da Sephora |
Io sono quasi alla fine, ormai.
Riuscirò a godermi Dicembre senza lo stress da negozi pieni/code alle casse/ansia da "cosa cavolo regalo a Tizio e Tizia?" e chi più ne ha più ne metta.
Spero vi sia utile, fanciulle!
Un bacio e a presto!
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