Mentre la siccità minaccia l'amato giardino, Elizabeth von Arnim decide di intraprendere un viaggio in compagnia della cameriera e del cocchiere, in un'isola del Baltico, Rügen. Tutto procede per il meglio: Elizabeth fa il bagno in mare, visita la sperduta Vilm, si gode le bellezze della natura evitando i luoghi frequentati dai turisti. Ma all'improvviso spunta la cugina Charlotte, una trentenne laureata a Oxford, sposatasi giovanissima con un eminente filosofo molto più vecchio di lei, e ora accesa sostenitrice della causa femminile. La presenza di Charlotte e i caratteri diversi delle due cugine rischiano di turbare la vacanza solitaria di Elizabeth. Al settimo giorno, il colpo di scena: le due cugine si imbattono nel marito di Charlotte, il celebre quanto bizzarro professor Nieberlein, che alla passione intellettuale abbina quella per le donne...
Elizabeth a Rügen (Bollati Boringhieri) è il racconto esilarante, ironico e spesso irriverente di un viaggio animato da avventure impreviste, bagni gelidi, giovani avvenenti innamorati della cultura tedesca...
Un viaggio a cui il lettore ha la sensazione costante di stare prendendo parte, e che lo vede spesso intento a ridere del sarcasmo e dell'ironia che animano i pensieri e la conversazione di Elizabeth, che tra l'essere una donna "per bene" e una donna indipendente sceglie l'indipendenza a occhi chiusi, rigettando le convenzioni che la vorrebbero a casa, accanto al marito e alla prole, e che invece salta in carrozza in cerca di stimoli e avventure tutte sue.
Mary Annette Beauchamp (vero nome di Elizabeth von Arnim), sostiene fermamente che «camminare è il modo ideale di spostarsi, se si vuole cogliere la natura autentica delle cose», perchè «solo così si è veramente liberi».
Sembra di vederla, mentre sfida le strade sconnesse con le sue lunghe gonne e gli stivaletti stringati, bel lontana dalle sale da tè e dai salotti, luoghi in cui ripete più volte di annoiarsi terribilmente. Oggi sarebbe un'ereditiera che sceglie di viaggiare con lo zaino in spalla dormendo negli ostelli, preferendo a una borsa griffata un paio di scarponi.
Elizabeth a Rügen è la lettura perfetta per viaggiatori intrepidi, per chi cerca voci femminili anticonvenzionali, e per chi volesse, semplicemente, trascorrere ore in compagnia di un buon libro.
Questo lo è. Consigliatissimo.
Elizabeth a Rügen di Elizabeth von Arnim (Bollati Boringhieri) è in libreria, al prezzo di copertina di 8€ fino al 18 agosto 2019.
Gli altri titoli dell'autrice che partecipano alla promozione estiva di Bollati Boringhieri vi aspettano qui.
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martedì 6 agosto 2019
lunedì 14 gennaio 2019
"Una donna indipendente" di Elizabeth von Arnim
Jo March, il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, prendeva coscienza del fatto che molto probabilmente non si sarebbe mai sposata. Avrebbe accudito i genitori e gioito dell'affetto di sorelle, cognati e nipoti, ma nulla di più.
Un destino simile è quello che sembra essere destinata Rose-Marie Schmidt, venticinquenne di bella presenza che vive con la famiglia a Jena. Aiuta i genitori a gestire la casa, soprattutto da quando a causa delle ristrettezze economiche hanno iniziato ad ospitare studenti e viaggiatori, e certo non si aspetta di incontrare qualcuno come Roger Anstruther.
Un giovanotto inglese a modo, desideroso di imparare il tedesco grazie alle lezioni del padre di Rose-Marie, che prima di tornare in Inghilterra dove lo attende la difficile carriera diplomatica prende la ragazza tra le braccia e la bacia appassionatamente, chiedendole di sposarlo.
Ed è questo bacio, quest'unica parentesi di sorpresa ed eccitazione nella vita altrimenti monotona di Rose-Marie, a dare il via a uno scambio epistolare serrato (del quale, però, ci è dato leggere solo una parte: le missive di Roger sono assenti) attraverso cui seguire l'evolversi di questo sentimento acerbo e poco definito.
La ragazza crede davvero a una promessa di matrimonio sussurrata di corsa, prima di salire su una carrozza? Forse, o forse no: la storia di Rose-Marie non è semplicemente quella di una fanciulla in attesa di coronare il suo sogno d'amore.
Le lettere di Rome-Marie, infatti, guidano il lettore attraverso le tappe di quello che è un vero e proprio percorso di crescita personale e di consapevolezza di sè. Se sarà davvero possibile per lei diventare "una donna indipendente" lo si scoprirà solo leggendo le sue lettere fino alla fine, ma una cosa è certa: ogni pagina è brillante, ogni paragrafo una scoperta.
L'umorismo sottile e l'acuta ironia che hanno reso Elizabeth von Arnim una delle autrici più amate fanno capolino da ogni lettera, e rendono il romanzo godibile quanto una passeggiata nella campagna tedesca in primavera.
Una donna indipendente di Elizabeth von Arnim (Bollati Boringhieri) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.
Un destino simile è quello che sembra essere destinata Rose-Marie Schmidt, venticinquenne di bella presenza che vive con la famiglia a Jena. Aiuta i genitori a gestire la casa, soprattutto da quando a causa delle ristrettezze economiche hanno iniziato ad ospitare studenti e viaggiatori, e certo non si aspetta di incontrare qualcuno come Roger Anstruther.
Un giovanotto inglese a modo, desideroso di imparare il tedesco grazie alle lezioni del padre di Rose-Marie, che prima di tornare in Inghilterra dove lo attende la difficile carriera diplomatica prende la ragazza tra le braccia e la bacia appassionatamente, chiedendole di sposarlo.
Ed è questo bacio, quest'unica parentesi di sorpresa ed eccitazione nella vita altrimenti monotona di Rose-Marie, a dare il via a uno scambio epistolare serrato (del quale, però, ci è dato leggere solo una parte: le missive di Roger sono assenti) attraverso cui seguire l'evolversi di questo sentimento acerbo e poco definito.
La ragazza crede davvero a una promessa di matrimonio sussurrata di corsa, prima di salire su una carrozza? Forse, o forse no: la storia di Rose-Marie non è semplicemente quella di una fanciulla in attesa di coronare il suo sogno d'amore.
Le lettere di Rome-Marie, infatti, guidano il lettore attraverso le tappe di quello che è un vero e proprio percorso di crescita personale e di consapevolezza di sè. Se sarà davvero possibile per lei diventare "una donna indipendente" lo si scoprirà solo leggendo le sue lettere fino alla fine, ma una cosa è certa: ogni pagina è brillante, ogni paragrafo una scoperta.
L'umorismo sottile e l'acuta ironia che hanno reso Elizabeth von Arnim una delle autrici più amate fanno capolino da ogni lettera, e rendono il romanzo godibile quanto una passeggiata nella campagna tedesca in primavera.
Una donna indipendente di Elizabeth von Arnim (Bollati Boringhieri) è in libreria, al prezzo di copertina di 17€.
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venerdì 11 gennaio 2019
"L'esercizio del distacco" di Mary B. Tolusso
Le atmosfere e le emozioni suscitate da Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro sono dappertutto, nel breve romanzo di Mary B. Tolusso, e forse non è un caso.
Anche stavolta un triangolo d'amore e amcizia in cui sentimenti come affetto, desiderio, passione si fondono come solo durante la prima adolescenza può accadere, anche qui parole come "vita" e "morte" hanno un significato speciale.
L'esercizio del distacco (Bollati Boringhieri) è un piccolo gioiello di carta e inchiostro, che racchiude un intero universo di sentimenti e poesia nelle sue 165 pagine.
Impossibile non sentirsi immediatamente partecipi delle vite di Emma, David e della voce narrante femminile che accompagna i lettori verso la risoluzione di un mistero del quale a tratti sembra di intravedere la risoluzione, ma che si svela nella sua interezza solo a poche pagine dalla fine.
Il fascino dei collegi, soprattutto se isolati e misteriosi, sembra non mostrare segni di cedimento, e quello descritto da Mary B. Tolusso è intrigante al punto giusto. Un ambiente protetto, o forse solo tagliato fuori dal mondo "vero", in cui con la scusa dell'adolescenza non si prepara davvero nessuno alla vita adulta, parafrasando le parole di uno dei personaggi più riusciti del volume.
Ma perchè formare i ragazzi in modo così singolare? Perchè insistere sulla necessità di controllare le proprie passioni e i propri sentimenti, quando fuori c'è un intero universo di sensazioni da provare?
Ad insegnare qualcosa sulle passioni e le emozioni alla protagonista e voce fuori campo sarà Nicolas, ragazzo fuori dagli schemi, dal pensiero limpido e dal cuore coraggioso.
Grazie a lui, "vita" e "morte" avranno di nuovo il giusto significato.
E chissà, forse anche la domanda esistenziale che prima o poi tutti si pongono - perchè sono qui? - troverà una risposta.
É una grande storia d’amore e amicizia, malinconica come una poesia scritta di getto durante una giornata di pioggia, e allo stesso tempo è una profonda riflessione sulla vita e sul senso del nostro stare al mondo. Cosa rende la vita degna di essere vissuta? E quanto dovrebbe durare?
Cosa si è disposti a fare, per vivere più a lungo?
La risposta, o meglio, una delle risposte possibili, è quella che i protagonisti di L'esercizio del distacco trovano nel corso degli anni, tra amicizie diluite dal tempo, passioni che sembrano invece resistere a ogni intemperia dell'anima, e una sempre più forte presa di coscienza del fatto che forse non conta quanto si vive, ma come - e per chi -.
L'esercizio del distacco di Mary B. Tolusso (Bollati Boringhieri) è in libreria, al prezzo di copertina di 14€.
Anche stavolta un triangolo d'amore e amcizia in cui sentimenti come affetto, desiderio, passione si fondono come solo durante la prima adolescenza può accadere, anche qui parole come "vita" e "morte" hanno un significato speciale.
L'esercizio del distacco (Bollati Boringhieri) è un piccolo gioiello di carta e inchiostro, che racchiude un intero universo di sentimenti e poesia nelle sue 165 pagine.
Impossibile non sentirsi immediatamente partecipi delle vite di Emma, David e della voce narrante femminile che accompagna i lettori verso la risoluzione di un mistero del quale a tratti sembra di intravedere la risoluzione, ma che si svela nella sua interezza solo a poche pagine dalla fine.
Il fascino dei collegi, soprattutto se isolati e misteriosi, sembra non mostrare segni di cedimento, e quello descritto da Mary B. Tolusso è intrigante al punto giusto. Un ambiente protetto, o forse solo tagliato fuori dal mondo "vero", in cui con la scusa dell'adolescenza non si prepara davvero nessuno alla vita adulta, parafrasando le parole di uno dei personaggi più riusciti del volume.
Ma perchè formare i ragazzi in modo così singolare? Perchè insistere sulla necessità di controllare le proprie passioni e i propri sentimenti, quando fuori c'è un intero universo di sensazioni da provare?
Ad insegnare qualcosa sulle passioni e le emozioni alla protagonista e voce fuori campo sarà Nicolas, ragazzo fuori dagli schemi, dal pensiero limpido e dal cuore coraggioso.
Grazie a lui, "vita" e "morte" avranno di nuovo il giusto significato.
E chissà, forse anche la domanda esistenziale che prima o poi tutti si pongono - perchè sono qui? - troverà una risposta.
É una grande storia d’amore e amicizia, malinconica come una poesia scritta di getto durante una giornata di pioggia, e allo stesso tempo è una profonda riflessione sulla vita e sul senso del nostro stare al mondo. Cosa rende la vita degna di essere vissuta? E quanto dovrebbe durare?
Cosa si è disposti a fare, per vivere più a lungo?
La risposta, o meglio, una delle risposte possibili, è quella che i protagonisti di L'esercizio del distacco trovano nel corso degli anni, tra amicizie diluite dal tempo, passioni che sembrano invece resistere a ogni intemperia dell'anima, e una sempre più forte presa di coscienza del fatto che forse non conta quanto si vive, ma come - e per chi -.
L'esercizio del distacco di Mary B. Tolusso (Bollati Boringhieri) è in libreria, al prezzo di copertina di 14€.
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lunedì 2 novembre 2015
"Una principessa in fuga" di Elizabeth Von Arnim
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Una principessa in fuga" di Elizabeth von Arnim, edito da Bollati Boringhieri (brossurato a 9,50€):
La giovane principessa Priscilla è stanca della vita di corte, del protocollo, delle dame di compagnia e di tutti gli obblighi cui deve sottostare per il solo fatto di essere figlia del granduca di Lothen-Kunitiz. Così progetta la fuga da palazzo, una fuga inesorabilmente e frettolosamente anticipata non appena il granduca decide di dare Priscilla in moglie a un cugino...
Elizabeth von Arnim, dama geniale e crudele delle lettere inglesi, mette qui a segno un altro dei suoi capolavori d’ironia.
La Settimana delle Principesse inizia così, con questo romanzo dal gusto retrò che Bollati Boringhieri ha portato in Italia nel 2013, e poi di nuovo quest'anno nella veste che vedete qui sopra.
Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1905 da Mary Annette Beauchamp, vero nome della von Arnim, ma è una lettura che ha senso fare anche nel 2015, e ora vediamo insieme perché.
Forse perché è un romanzo alla rovescia, in cui non si tratta di diventare principesse quanto di smettere di esserlo.
Priscilla infatti, principessa lo è già, ma ha un unico, grandissimo problema: la noia.
La noia provocata da una vita a corte priva di qualsiasi forma di stimolo intellettuale, dove le sue uniche fonti d'intrattenimento sono una contessa sempre malaticcia e un vecchio bibliotecario che le riempie la giovane testolina biondo fragola di idee ridicole sulla vita agreste e sulla nobiltà insita nella povertà.
Idee che in astratto funzionano, sia ben chiaro: il punto è che lei le prende alla lettera, e decide così di scappare di casa, ritirandosi nel bel mezzo della campagna inglese in quello che per lei rappresenta un locus amoenus. Compra un delizioso cottage bifamiliare a Symford e ci si rifugia insieme al bibliotecario Fritzing e alla povera Annalise, cameriera trascinata con sé dalla principessa e che, invece, a corte ci stava benissimo.
Il loro piano sembra perfetto: si spacciano per un vecchio professore in pensione con giovane nipote e domestica al seguito, e fino a qui tutto sembra poter procedere per il meglio.
Se non fosse che la nostra Priscilla è ingenua, ha una conoscenza del mondo vero pari a zero e diciamolo, a volte dà segno di grande stupidità.
La sua idea di cottage è "deliziosa residenza nel verde, circondata da rose e con il tetto di paglia", e in effetti quello che cattura la sua attenzione è esattamente così.
E poi mi casca sulla stanza da bagno: non solo vuole un bagno, ma ne vuole almeno due. In un momento e in un luogo dove ci si lavava sì e no la domenica e riempiendo un catino con qualche secchio d'acqua appena riscaldata sul camino.
Già questo semina lo sconcerto tra i compaesani, per non parlare del fatto che praticamente ogni uomo scapolo nel raggio di un paio di miglia sviluppa una colossale, stratosferica cotta per la principessa in fuga.
Al centro dei sogni amorosi più folli, vittima delle indiscrezioni delle pettegole di paese, odiata dalla cameriera (che, ripeto, non aveva nessuna intenzione di lasciare la ricca corte di Lothen-Kutiniz per finire a fare la sguattera in campagna e alla quale degli ideali di povertà e vita umile della principessa non importa un fico secco), e soprattutto sbeffeggiata dalla stessa voce narrante.
Sì, perché è questa la vera forza del romanzo: se la storia di Priscilla ha un epilogo almeno in parte prevedibile, la potenza di questo libro sta tutta nell'ironia e nel sarcasmo di Elizabeth von Arnim.
Nel suo modo sottile di deridere la propria protagonista e chi la circonda, nell'eleganza della sua prosa e nella ricchezza di descrizioni e dialoghi ben costruiti.
E' una storia moderna? Assolutamente no.
Ma è una storia capace di divertire dopo 110 anni, e questo non è da tutti.
Elizabeth von Arnim ci racconta la noia di chi ha tutto e il suo stupore di fronte al niente; ci racconta l'amore idealizzato e quello che non riesce a idealizzare l'oggetto della propria passione; ci racconta di una principessa che forse è meglio si limiti a sedere sul trono e farmi ammirare, e allo stesso tempo di una ragazza che ha il coraggio di abbandonare tutto ciò che conosce inseguendo una mera fantasia.
Consigliato a chi ama le storie dal sapore vintage ma non stantìo; a chi almeno una volta nella vita si è chiesto se fosse poi questa gran cosa, essere una principessa; a chi brama un lieto fine ma non uno perfetto perché la vita, di fatto, non lo è. Nemmeno quella di una principessa.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Una principessa in fuga" di Elizabeth von Arnim, edito da Bollati Boringhieri (brossurato a 9,50€):
La giovane principessa Priscilla è stanca della vita di corte, del protocollo, delle dame di compagnia e di tutti gli obblighi cui deve sottostare per il solo fatto di essere figlia del granduca di Lothen-Kunitiz. Così progetta la fuga da palazzo, una fuga inesorabilmente e frettolosamente anticipata non appena il granduca decide di dare Priscilla in moglie a un cugino...
Elizabeth von Arnim, dama geniale e crudele delle lettere inglesi, mette qui a segno un altro dei suoi capolavori d’ironia.
La Settimana delle Principesse inizia così, con questo romanzo dal gusto retrò che Bollati Boringhieri ha portato in Italia nel 2013, e poi di nuovo quest'anno nella veste che vedete qui sopra.
Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1905 da Mary Annette Beauchamp, vero nome della von Arnim, ma è una lettura che ha senso fare anche nel 2015, e ora vediamo insieme perché.
Forse perché è un romanzo alla rovescia, in cui non si tratta di diventare principesse quanto di smettere di esserlo.
Priscilla infatti, principessa lo è già, ma ha un unico, grandissimo problema: la noia.
La noia provocata da una vita a corte priva di qualsiasi forma di stimolo intellettuale, dove le sue uniche fonti d'intrattenimento sono una contessa sempre malaticcia e un vecchio bibliotecario che le riempie la giovane testolina biondo fragola di idee ridicole sulla vita agreste e sulla nobiltà insita nella povertà.
Idee che in astratto funzionano, sia ben chiaro: il punto è che lei le prende alla lettera, e decide così di scappare di casa, ritirandosi nel bel mezzo della campagna inglese in quello che per lei rappresenta un locus amoenus. Compra un delizioso cottage bifamiliare a Symford e ci si rifugia insieme al bibliotecario Fritzing e alla povera Annalise, cameriera trascinata con sé dalla principessa e che, invece, a corte ci stava benissimo.
Il loro piano sembra perfetto: si spacciano per un vecchio professore in pensione con giovane nipote e domestica al seguito, e fino a qui tutto sembra poter procedere per il meglio.
Se non fosse che la nostra Priscilla è ingenua, ha una conoscenza del mondo vero pari a zero e diciamolo, a volte dà segno di grande stupidità.
La sua idea di cottage è "deliziosa residenza nel verde, circondata da rose e con il tetto di paglia", e in effetti quello che cattura la sua attenzione è esattamente così.
E poi mi casca sulla stanza da bagno: non solo vuole un bagno, ma ne vuole almeno due. In un momento e in un luogo dove ci si lavava sì e no la domenica e riempiendo un catino con qualche secchio d'acqua appena riscaldata sul camino.
Già questo semina lo sconcerto tra i compaesani, per non parlare del fatto che praticamente ogni uomo scapolo nel raggio di un paio di miglia sviluppa una colossale, stratosferica cotta per la principessa in fuga.
Al centro dei sogni amorosi più folli, vittima delle indiscrezioni delle pettegole di paese, odiata dalla cameriera (che, ripeto, non aveva nessuna intenzione di lasciare la ricca corte di Lothen-Kutiniz per finire a fare la sguattera in campagna e alla quale degli ideali di povertà e vita umile della principessa non importa un fico secco), e soprattutto sbeffeggiata dalla stessa voce narrante.
Sì, perché è questa la vera forza del romanzo: se la storia di Priscilla ha un epilogo almeno in parte prevedibile, la potenza di questo libro sta tutta nell'ironia e nel sarcasmo di Elizabeth von Arnim.
Nel suo modo sottile di deridere la propria protagonista e chi la circonda, nell'eleganza della sua prosa e nella ricchezza di descrizioni e dialoghi ben costruiti.
E' una storia moderna? Assolutamente no.
Ma è una storia capace di divertire dopo 110 anni, e questo non è da tutti.
Elizabeth von Arnim ci racconta la noia di chi ha tutto e il suo stupore di fronte al niente; ci racconta l'amore idealizzato e quello che non riesce a idealizzare l'oggetto della propria passione; ci racconta di una principessa che forse è meglio si limiti a sedere sul trono e farmi ammirare, e allo stesso tempo di una ragazza che ha il coraggio di abbandonare tutto ciò che conosce inseguendo una mera fantasia.
Consigliato a chi ama le storie dal sapore vintage ma non stantìo; a chi almeno una volta nella vita si è chiesto se fosse poi questa gran cosa, essere una principessa; a chi brama un lieto fine ma non uno perfetto perché la vita, di fatto, non lo è. Nemmeno quella di una principessa.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
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