Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera li bros adi oggi è dedicata a "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman, edito Garzanti (rilegato a 17,90€):
Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.
Ho iniziato a leggere questo romanzo tre giorni dopo la sua uscita in lingua inglese, e per fortuna si avvicinava il fine settimana perchè mi sarebbe stato impossibile non mollare tutto e immergermi completamente nella lettura.
È difficile spiegare in cosa stia la sua magia, ma forse si può partire da qui: dalla semplicità.
Eleanor Oliphant è una donna semplice, almeno agli occhi di chiunque la incontri per strada o al lavoro: abiti banali, un lavoro privo di fantasia, il cruciverba in pausa pranzo, ad attenderla a casa solo una pianta da innaffiare e una cena non particolarmente entusiasmante.
A molti di noi - me per prima - una vita così starebbe stretta già dal giorno 4, ma Eleanor sa cosa voglia dire avere una vita travagliata,e nel suo bozzo di noia e routine in fondo ci si trova pure bene. Quasi da dire di essere felice.
Quasi, perchè nel profondo sa che la felicità, quella vera, è un'altra cosa.
La felicità ti fa volare, mentre Eleanor vive ben piantata a terra, mentre nel suo cuore e nella sua testa si agitano i fantasmi troppo a lungo sopiti di un passato doloroso, macchiato dalla paura e dalla perdita.
Non voglio svelarvi la storia di Eleanor ma quello che voglio dirvi è che Gail Honeyman ha scritto un romanzo davvero unico, con una protagonista indimenticabile.
L'autrice scozzese sicuramente non si aspettava che il suo sarebbe diventato l'esordio letterario più venduto di sempre in Inghilterra, o che la storia di Eleanor sarebbe stata pubblicata in 35 paesi nel mondo. Ma sono certa che, nel tratteggiarne il personaggio sulla carta, abbia sentito un brivido lungo la schiena, e capito di avere tra le mani una storia potente sulla guarigione e sulle nuove possibilità, sull'amore - perchè sì, nella vita di Eleanor irrompono l'amore e il desiderio, e danno un bel calcio nel sedere alla sua noiosa routine - e sull'importanza di dire che no, non si sta affatto bene.
Ma si vuole lavorarci su, e arrivare a stare non bene, benissimo.
Una prosa a tratti accattivante, a tratti struggente rende la lettura di "Eleanor Oliphant sta benissimo" un'esperienza coinvolgente, e non preoccupatevi se non sentirete i telefoni suonare o vi dimenticherete di cenare: è perfettamente normale.
Consigliatissimo!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
giovedì 17 maggio 2018
"Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman
Etichette:
devilishly stylish
,
eleanor oliphant sta benissimo
,
gail honeyman eleanor oliphant sta benissimo
,
garzanti
,
narrativa
,
Pagine e Parole
,
recensione eleanor oliphant sta benissimo
mercoledì 16 maggio 2018
"La regina del silenzio" di Paolo Rumiz
Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
È arrivato il momento: inauguro il mio #BancarellaThon, la maratona di lettura e recensione dei sei titoli vincitori del Premio Selezione Bancarella!
Tre li avevo già letti, tre li ho recuperati in corsa, e sono pronta a partire con... "La regina del silenzio" di Paolo Rumiz, edito La nave di Teseo (rilegato a 16€):
Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri – Antrax, Uter e Saraton – terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto. Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.
Paolo Rumiz regala ai suoi lettori una storia senza tempo sulla forza dell’arte e del coraggio, sull’importanza di credere nel proprio talento, contro ogni forma di violenza.
Bello, bello, bello: ho recuperato questa lettura dopo l'assegnazione del Premio Selezione Bancarella, e ne sono stata conquistata sin dalle prime righe.
Paolo Rumiz torna alla favola, e al racconto ad alta voce, e in parte torna anche bambino insieme ai lettori nel raccontare del glorioso Vadim, del bardo Tahir e della coraggiosa giovane Mila, che si imbarca come una novella Argonauta per trovare chi (e ciò che) l'aiuterà a salvare la sua gente da un nemico forte e violento.
Un fortissimo richiamo alle leggende e favole nordiche, che adoro sin dall'infanzia e che ho amato ritrovare in questo volumetto compatto che ben si presta a essere portato con sè in viaggio, e una protagonista alla cui storia è impossibile non affezionarsi da subito: cullata durante la gestazione dalle canzoni di Tahir, cresce con una fortissima sensibilità ai suoni e alla musica, e proprio nella musica trova la sua arma per combattere l'oppressore che ha ridotto il suo popolo al silenzio.
E in fondo, l'intero racconto è intriso di musica: quella delle onde che frangono sulla barca di Mila, quella del vento che sussurra tra le fronde per accompagnare il canto di Vadim morente, quella della tamburitza di Tahir e del violino di Mila.
Nella sua prima opera d'invenzione, Paolo Rumiz sceglie comunque di portarci in viaggio, un viaggio intriso di magia e di mistero, che sa di favola e dello stupore dell'infanzia di fronte all'inaspettato. Quella capacità di provare stupore che, forse, crescendo rischiamo di perdere, e che invece dovremmo saper mantenere viva dentro di noi.
Consigliatissimo: mi ha stupita, ed è sicuramente un libro che rileggerò e (soprattutto) racconterò ai miei figli quando sarà il momento.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
È arrivato il momento: inauguro il mio #BancarellaThon, la maratona di lettura e recensione dei sei titoli vincitori del Premio Selezione Bancarella!
Tre li avevo già letti, tre li ho recuperati in corsa, e sono pronta a partire con... "La regina del silenzio" di Paolo Rumiz, edito La nave di Teseo (rilegato a 16€):
Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri – Antrax, Uter e Saraton – terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto. Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.
Paolo Rumiz regala ai suoi lettori una storia senza tempo sulla forza dell’arte e del coraggio, sull’importanza di credere nel proprio talento, contro ogni forma di violenza.
Bello, bello, bello: ho recuperato questa lettura dopo l'assegnazione del Premio Selezione Bancarella, e ne sono stata conquistata sin dalle prime righe.
Paolo Rumiz torna alla favola, e al racconto ad alta voce, e in parte torna anche bambino insieme ai lettori nel raccontare del glorioso Vadim, del bardo Tahir e della coraggiosa giovane Mila, che si imbarca come una novella Argonauta per trovare chi (e ciò che) l'aiuterà a salvare la sua gente da un nemico forte e violento.
Un fortissimo richiamo alle leggende e favole nordiche, che adoro sin dall'infanzia e che ho amato ritrovare in questo volumetto compatto che ben si presta a essere portato con sè in viaggio, e una protagonista alla cui storia è impossibile non affezionarsi da subito: cullata durante la gestazione dalle canzoni di Tahir, cresce con una fortissima sensibilità ai suoni e alla musica, e proprio nella musica trova la sua arma per combattere l'oppressore che ha ridotto il suo popolo al silenzio.
E in fondo, l'intero racconto è intriso di musica: quella delle onde che frangono sulla barca di Mila, quella del vento che sussurra tra le fronde per accompagnare il canto di Vadim morente, quella della tamburitza di Tahir e del violino di Mila.
Nella sua prima opera d'invenzione, Paolo Rumiz sceglie comunque di portarci in viaggio, un viaggio intriso di magia e di mistero, che sa di favola e dello stupore dell'infanzia di fronte all'inaspettato. Quella capacità di provare stupore che, forse, crescendo rischiamo di perdere, e che invece dovremmo saper mantenere viva dentro di noi.
Consigliatissimo: mi ha stupita, ed è sicuramente un libro che rileggerò e (soprattutto) racconterò ai miei figli quando sarà il momento.
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3
Etichette:
devilishly stylish
,
la nave di teseo
,
narrativa
,
Pagine e Parole
,
paolo rumiz la regina del silenzio
,
premio bancarella 2018
,
recensione la regina del silenzio
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)







